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Vincent Jim Longhi, un carpineseamericano tra Woody Guthrie e Arthur Miller

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Cisco Houston, Woody Guthrie and Jim Longhi singing to an interracial audience, possibly seamen in an NMU hall.

In Apulien, 7 – Jim Longhi
Pubblicato il 9 settembre 2012 di Anna Maria Curci
Trommeln in den Höhlenstädten trommeln ohne Unterlaß
weißes Brot und schwarze Lippen
Kinder in den Futterkrippen
will der Fliegenschwarm zum Fraß

Tamburi nelle città cave rullano senza sostare
pane bianco e labbra nere
nelle greppie bimbi a schiere
vuole di mosche il nugolo gustare

Ingeborg Bachmann, In Apulien
(traduzione di Anna Maria Curci)

Questa rubrica propone itinerari di lettura tra voci della terra di Puglia. Alcune di queste sono note, altre meno, altre ancora sono state troppo presto dimenticate.
La settima tappa si svolge tra Carpino e New York, dove Vincent Jim Longhi nacque  nel 1916 da genitori pugliesi della provincia di Foggia – il padre di Lucera e la madre di Carpino. Questo anno 2012 ha visto l’uscita di un volume curato da Mariantonietta Di Sabato e Cosma Siani (che ho avuto la fortuna di avere come collega per diversi anni): Jim Longhi. Un italoamericano tra Woody Guthrie e Arthur Miller (Lampyris, Castelluccio dei Sauri, 2012).
Scrive Cosma Siani: «L’amicizia con Miller, durata tutta la vita, è un motivo di forte interessa verso questo autore italo-americano. Fu Longhi a narrargli la storia di un suo cliente, che divenne base della tragedia milleriana Uno sguardo dal ponte (dove il narratore Alfieri pare adombri lo stesso Longhi); e fu lui a ispirare il soggetto di un film sui portuali, in base al quale Miller e Kazan scrissero una sceneggiatura, The Hook, rifiutata da Hollywood, ma in seguito ripresa dai soli Kazan e Schulberg, e divenuta il famoso Fronte del porto. […]. L’altro motivo forte di interesse è il legame profondo e duraturo che Longhi strinse con il cantante folk Woody Guthrie. Alla morte di Longhi, la figlia Nora pubblicò sul sito del padre (www.woodyguthrie.org ) un necrologio in cui lo definiva “uno degli amici più intimi di mio padre”. Con lui e con Cisco Houston, anch’egli cantante folk, Longhi si imbarcò volontario nella marina mercantile americana durante il secondo conflitto mondiale. Anni più tardi, descrisse questa esperienza nell’unico suo libro finora pubblicato, Woody, Cisco & Me. Seamen Three in The Merchant Marine (University of Illinois Press, Urbana & Chicago, 1997). Il volume è una memoria autobiografica […]. Longhi ha tempra di vero storyteller, di affabulatore senza favola ma tutto dettagli concreti, abile nel delineare sequenze di azioni». (Cosma Siani, Longhi tra Miller e Guthrie, nel capitolo Gli autori pugliesi all’estero del volume Letteratura del Novecento in Puglia, a cura di Ettore Catalano, Progedit 2009, 478-479).
Proprio da Woody, Cisco & Me è tratto il brano che segue, nella traduzione di Mariantonietta Di Sabato e di Cosma Siani, che ringrazio per aver messo a disposizione il testo:

Jim Longhi – A cena da mamma
(Da Woody, Cisco & Me, Cap. 4)
Il tragitto in metropolitana per raggiungere il Bronx fu più lungo del solito. Suonai il campanello prima di salire, per far sapere a mamma che eravamo arrivati, e velocemente salimmo le cinque rampe di scale. Ci accolse alla porta nella più principesca delle maniere, sfoggiando il suo sorriso più smielato.
“Ma’, scusaci il ritardo!”
“Signore”, – mi ignorò, rivolgendosi a Cisco. – “Ho sentito parlare tanto di lei. Lei è il buon amico che si prenderà cura del mio Enzo! Possa Dio conservarvi in buona salute fino a cent’anni!”
“Sono onorato di conoscerla”. Cisco si inchinò quasi.
“Hai dimenticato i pasticcini?” Volse il sorriso smielato verso di me.
“Dannazione! Mi dispiace, Ma’ ”.
“Con tutto questo cibo magnifico, a chi servono i dolci?” Cisco annusò l’aria.
“A te servono! Volevo festeggiare l’amico del mio caro figlio! Venite!” Ci fece strada, oltrepassandomi, verso il salotto, dove papà, Gabrielle e mio fratello Fred ci stavano aspettando.
“Cosa ha borbottato?” bisbigliò Cisco.
“Niente. Mi ha solo dato del cretino e mi ha augurato un attacchetto di colera”.
“Con quel sorriso angelico?”
“È una massa di contraddizioni, ti dico”.
“Messa?” Mamma si rivolse a Cisco speranzosa. “Tu vai a messa?”
Cisco esitò.
“Messa un cazzo!” Papà diede a Cisco una pesante pacca sulla spalla. “Un giovanotto forte, bello, intelligente, che diavolo se ne fa della messa? Qua la mano, caro Cisco!” E gli slogò quasi la spalla con una poderosa scrollata.
Mamma borbottò qualcosa e sparì nella cucina fumante di vapori.
“Tua madre è arrabbiata?” chiese Cisco.
“Ma no”. Fred tirò fuori da una confezione un po’ di ovatta. “Ha solo chiesto al Padreterno di sbudellare la pancia atea di mio padre”. Porse a Cisco due fiocchi d’ovatta. “Mettiteli nelle orecchie se vuoi sopravvivere a questo pranzo”.
“Stronzo!” Papà strappò l’ovatta delle mani di Fred fingendosi arrabbiato. “Perché mi devi sempre prendere in giro?”
Fred era alto quanto Cisco; ci tirò a sé e tutti e tre formammo un cerchio intorno a papà, che era alto solo un metro e settantacinque. Fred diede un bacio in cima alla testa pelata di papà. “Papà, se oggi non ti comporti bene, noi tre ti prendiamo e ti mettiamo a sedere lassù, sull’armadio”. Fred aveva già bevuto un paio di bicchieri di vino, ma questo non gli aveva né appannato il luccichio degli occhi né offuscato lo sguardo intelligente del suo viso aperto e cordiale.
Nonostante le tensioni teologiche, a pranzo tutto andò a gonfie vele. “Come sono contenta che sei venuto a trovarmi, Cisco”. Mamma gli versò un’altra tazzina di caffé. “Pregherò Dio che deve proteggere te e il mio ragazzo. Tu credi in Dio, no?”
Papà venne di nuovo in soccorso di Cisco. “Niente discussioni religiose in questa casa!” Sbatté una bottiglia di vino sul tavolo. “Mangiate! Bevete! Siate felici!”
“Mussolini!” Mamma puntò rabbiosa il dito verso papà. “È proprio un Mussolini!”
“Ehi, aspetta un po’ ”. Papà si strofinò la testa pelata. “Mussolini è pelato, basso e brutto. Io sono pelato, alto e bello!”
“È lo stesso – chi è dittatore è dittatore! Cisco, pensi che è bello? Tu e mio figlio andate a combattere i dittatori, e noi abbiamo il dittatore in casa?” Cisco farfugliò; stava saggiando cosa vuol dire essere intrappolato nel fuoco incrociato d’una guerra di religione.
“Cisco, non starla a sentire!” Papà sparò la sua scarica d’un fiato. “In questa casa c’è democrazia! La legge è uguale per tutti: non si fanno discussioni religiose!”
“Hitler”. Mamma puntò il dito verso papà. “È proprio un Hitler! Non posso tenere figure di Gesù in casa mia, non posso far battezzare i miei bambini…”
“Non ricordarmi quel giorno d’infamia!”, gridò papà. “Traditrici! Quinta colonna! Gesuite!” Cisco fissava mio padre.
“Non impressionarti”. Tranquillamente Fred gli versò dell’anisetta nel caffé. “Fa così ogni volta che si ricorda del nostro battesimo”.
“Doppiogiochista!”, urlò papà a mia madre.
“Dittatore!”, gli strillò lei.
“Mia cugina Louise”, spiegai velocemente a Cisco, “rapì Fred e me quando io avevo dodici anni e ci fece battezzare”.
“Questa donna!”, papà puntò un dito accusatore verso mia madre e poi lo agitò davanti agli occhi di Cisco. “Questa donna è stata la traditrice!”
“È uno sporco dittatore!” Adesso era lei che puntava il dito accusatore verso mio padre e poi lo agitava davanti agli occhi di Cisco.
Cisco prese le dita contrapposte: “Beh, Signora Longhi, alla fin fine i suoi figli sono stati battezzati”.
“Ma troppo tardi!” Ritirò il dito. “Alcune iniezioni fanno effetto solo a qualcuno. Il battesimo funziona per il mio Freddie. Lui è un buon cattolico, ma…” e puntò il dito verso di me, “per questo figlio di puttana non funziona!”
Dal ridere, Gabrielle quasi cadde dalla sedia.
“E tu che ridi, ebrea?” Mamma cercava di trattenere le sue stesse risate.
“Basta!” Papà si alzò. “Tutti in terrazza! Dai, Cisco, suona la chitarra! Su fratelli…” cominciò a cantare l’inno socialista italiano mentre faceva strada. Mamma, a contrasto, cantava una litania in latino mentre lo seguiva lungo le scale.
“Cosa sta salmodiando?”, mi chiese Cisco mentre ci univamo alla processione.
“Sta dicendo nel suo latino ‘A tutti i suoi fottuti antenati – i morti e gli stramorti’ ”.
Ci sedemmo sulla terrazza a parlare, cantare e pian piano riprenderci dal pantagruelico pranzo di mamma. Papà e mamma raccontarono fatti dell’Italia. Cisco ci raccontò della California e di sua madre e sua sorella. […] Parlammo di tutto tranne che della guerra, finché venne l’ora di andare.
Papà disse, “Restate finché sorge la luna”.
Restammo, ma cambiò lo stato d’animo. Cisco cantò delle canzoni malinconiche come un mesto trovatore d’altri tempi, e mamma cantò delle antiche ninnananne.
Fred mi tirò da parte. “Devi stare attento – d’accordo?” Aveva gli occhi lucidi.
“E non dimenticare di guardare su e giù quando attraversi l’oceano”. Fred faceva una battuta di famiglia: quando eravamo bambini, mia madre mi raccomandava di guardare su e giù prima di attraversare la strada. Io eseguivo gli ordini di mia madre alla lettera. Non attraversavo se prima non avevo guardato su e giù: su al cielo e giù al marciapiedi. Fred mi mise in mano dieci dollari. “Tieni, per il tuo viaggio inaugurale. Volevo comprare una bottiglia di champagne da romperti in testa, ma ho pensato che avresti preferito i soldi”. Tentai di restituirglieli. “Prendili”, disse. “Noi riformati dell’esercito faremo fortuna con questa guerra”. Mi abbracciò forte, e io sentii la sua guancia umida sulla mia.
Papà mi salutò come un maresciallo che comanda l’esercitazione: “Forza e coraggio! Scrivi ogni settimana! Sii uomo!” Solo quando ci abbracciammo, la sua voce si incrinò. “Ricordati che ti vogliamo bene”.
L’addio di mia madre fu sorprendentemente freddo – le tre raffiche di dialetto napoletano che mi indirizzava sempre quando dovevo lasciare casa per più di un giorno. Erano come raffiche di mitragliatrice che mi trapassavano la schiena, e io facevo sempre la sceneggiata di incespicare come ferito a morte. Ma questa volta lo fece quando andai ad abbracciarla. Prima raffica: “Mit-tit-tu-ca-pott!” (Mettiti il cappotto!). Mi colpì alle viscere, e mi piegai in due. Seconda raffica: “Mas-ti-ca-bone!” (Mastica bene il cibo!). Incespicai verso di lei. Terza raffica: “Stat-ta-kort!” (Stai sempre attento). Le caddi in braccio. Nel baciarci mi fece scivolare in mano una medaglia. “Portala per me”, mi bisbigliò all’orecchio. “San Michele ti proteggerà”.
Gabrielle e io ci salutammo da soli fino a prima mattina, quando lei andò all’Empire State Building e io tornai all’arsenale galleggiante che mi aspettava a Red Hook.

(traduzione di Mariantonietta Di Sabato e Cosma Siani)

_______________________________________________________

«Vincent Jim Longhi nacque a New York nel 1916 da genitori pugliesi della provincia di Foggia – il padre di Lucera e la madre di Carpino – emigrati nove anni prima negli Stati Uniti, dove si conobbero e si sposarono. Jim si laureò in legge alla Columbia University, dopodiché ebbe un percorso di vita e di lavoro quanto mai imprevedibile, e perfino bizzarro: fu avvocato, sindacalista e politico, ma anche pugile, commerciante di calze da donna, soldato nella marina mercantile americana, cantante, e poi divenne anche scrittore e drammaturgo. Durante la seconda guerra mondiale si arruolò nella Marina Mercantile quasi costretto dai suoi amici Cisco Houston e Woody Guthrie, con i quali cantava e suonava la chitarra per intrattenere le truppe sulla nave a cui erano stati destinati. Longhi riporterà l’esperienza della guerra e dell’amicizia con i due cantanti folk molti anni dopo, nel 1997, nel suo unico romanzo, un’autobiografia intitolata Woody, Cisco & Me. Seamen Three in The Merchant Marine. È un racconto di coraggio e stenti, di sacrifici e di noia, di vita e di morte, in cui Longhi rivive, alternando ricordi allegri e infelici, il periodo passato in mare durante la guerra. Secondo la rivista americana “Publisher’s Weekly” il vero significato di questo romanzo di memorie sta nel fervente patriottismo della seconda guerra mondiale. Sia come sia, quest’opera valse a Longhi, nel 1998, il premio “The Independent Publisher Award” come miglior autobiografia. Finita la guerra Longhi riprese la sua attività di avvocato e divenne portavoce dei portuali di Brooklyn che, come lui stesso mi ha detto nel corso di una delle nostre conversazioni telefoniche, “erano trattati come bestie e la mafia controllava tutto”. […] Dopo molti tentativi falliti di una organizzazione sindacale dei portuali, nel 1946 Longhi si candidò al Congresso, mancando l’elezione per poche migliaia di voti. Nel 1948 ci riprovò, ma, come racconta Miller nella sua autobiografia, la sua eloquenza non sarebbe bastata per scalzare il suo avversario Rooney; era necessario “qualcosa di tanto grandioso da essere irrefutabile”. Longhi ebbe un’idea: si sarebbe recato in Sicilia e in Calabria a visitare le famiglie dei portuali di Brooklyn portando di persona i loro saluti in America, così da poter ottenere in cambio il voto, Miller lo accompagnò». (da: Mariantonietta Di Sabato, Un autore italoamericano: Jim Longhi, in “Frontiere”, Anno VI, numero 13, giugno 2006, pp. 4-9; il brano riportato è alle pagine 6-7).  Jim Longhi è morto a New York il 23 novembre 2006.

Nella canzone Seamen Three, Woody Guthrie racconta l’esperienza narrata da Jim Longhi nella sua opera:

Seamen Three
Words and Music by Woody Guthrie

Copertina de libro “Woody, Cisco & Me”

We were seamen three,
Cisco, Jimmy and me;
Shipped out to beat the fascists
Across the land and sea.

We were seamen three,
Cisco, Jimmy and me;
We outsung all o’ you Nazis
Across our lands and seas.

We were seamen three,
Cisco, Jimmy and me;
We talked up for the NMU
Across our lands and seas.

We were seamen three,
Cisco, Jimmy and me;
Outsung all o’ you finks and ginks
Across our lands and seas.

We were seamen three,
Cisco, Jimmy and me;
Worked to haul that TNT
Across our lands and seas.

We were seamen three,
Cisco, Jimmy and me;
If you ever saw one you’d see all three
Across our lands and seas.

We were seamen three,
Cisco, Jimmy and me;
Torpedoed twice and robbed with dice
Across our lands and seas.

We were seamen three,
Cisco, Jimmy and me;
Not many pretty lasses did we miss
Across our lands and seas.

We were seamen three,
Cisco, Jimmy and me;
Ocean’s still a-ringin’ with songs we sung
Across our lands and seas.

We were seamen three,
Cisco, Jimmy and me;
We fight and sing for the Willy McGhees
Across our lands and seas.

We were seamen three,
Cisco, Jimmy and me;
Keep a-fightin’ and a-singin’ till the world gets free
Across my lands and seas.

We were seamen three,
Cisco, Jimmy and me;
Gonna keep workin’ and a-fightin’ for peace
Across my lands and seas.
—————————————
Zitani Rosa, nata il primo maggio del 1887 a Carpino, all’eta di 19 anni parte da Napoli ed arriva a Newyork con la Montevideo l’11 Apr 1907 insieme a suo fratello Michelantonio e sua sorella Raffaela. Ad accoglierli all’Ellis island è un altro loro fratello Francesco Zitani.
Destinazione Hoboken un comune situato sulla riva occidentale del fiume Hudson di fronte a Manhattan. Ma qualcosa non deve essere andata bene perchè Rosa Zitani il 12 novembre del 1907 sbarca nuovamente all’Ellis island con sua sorella Maria questa volta ad accoglierli c’è loro padre Giuseppe Longhi.
Il 29 ottobre del 1914 si sposa con Giuseppe Longhi nato a Lucera il 12 ottobre del 1884 e vanno a vivere nel Bronx al 710 E. 187th St.
Dai due, il 16 aprile del 1916, nasce Vincent e, il 10 agosto 1918, Alfred.
Rosa Zitani diventa cittadina americana il 13 gennaio del 1928 con certificato numero 2698540 ed è classificata come casalinga.

http://www.ciscohouston.com/books/longhi.shtml
http://www.ciscohouston.com/books/longhi_2.shtml
http://www.ciscohouston.com/books/longhi_3.shtml
http://www.woodyguthrie.org/norasnews/nn20061122.htm
http://www.poetidelparco.it/9_366_Vincent-Jim-Longhi-tra-Carpino-e-New-York-a-Gargano-Letteratura.html
http://www.legacy.com/guestbooks/nytimes/guestbook.aspx?n=vincent-longhi&pid=20031127&view=1

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Discussione

2 pensieri su “Vincent Jim Longhi, un carpineseamericano tra Woody Guthrie e Arthur Miller

  1. What’s up, yup this piece of writing is in fact good and I have learned lot of things
    from it concerning blogging. thanks.

    Pubblicato da Cristine | dicembre 29, 2013, 2:09 pm
  2. ti prego perdonami – il mio italiano non è così buono . Io sono un parente di Jim Longhi , è un cugino di mia nonna , Louise . Ero un bambino a Brooklyn , anche. Mia nonna Louise è in questo articolo dal libro , “Woody , Cisco , e me. ” La mia bisnonna Raffaela ( Zitani ) è stato sorelle con la madre di Jim . Sono così contento di leggere molto di più sulla mia famiglia , e che mio cugino Jim era , ma purtroppo non riesco a trovare il nuovo libro su questa pagina in vendita qui in America . Mio padre Alfred ricorda Jim . Mi dispiace che le generazioni procedono , noi cugini perdono il contatto . Vorrei conoscere la famiglia meglio e rimanere in contatto e conoscere meglio la nostra famiglia a Carpino e Lucera . Si prega , tutti i miei migliori auguri a parenti , vicini e lontani . Con affetto dalla cugina Elisabetta , nipote di Louise .

    Pubblicato da Elizabeth (Altamura) Melville | marzo 18, 2016, 3:01 am

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