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La Puglia va a Cannes con la Film Commission

Cinema Al seguito di «Ne te retourne pas», girato a Lecce
In vetrina la guida cineturistica di Laterza
di Nicola Signorile dal Corriere del Mezzogiorno

BARI — La Puglia si mette in mostra all’incredibile 62a edizio­ne del festival di Cannes, sicura­mente una delle annate migliori della rassegna francese. Protago­nista l’Apulia Film Commission che ieri sera ha indossato il suo abito di gala per la presentazio­ne di  Ne te retourne pas («Non ti voltare»), il film che la giova­ne regista francese Marina De Van ha girato tra Parigi, il Lus­semburgo e, per quattro settima­ne, a Lecce e nel Salento. Ed è proprio la Film Commission pu­gliese, insieme ai co-produttori italiani, francesi, belgi e lussem­burghesi, ad organizzare la festa dedicata alla pellicola (alla spiag­gia 3.14 sulla Croisette), con tan­to di cocktail rigorosamente pu­gliese offerto dall’assessorato re­gionale alle risorse Agroalimen­tari e realizzato dallo chef Dome­nico Maggi.

Un lieto fine forse insperato per Ne te retourne pas che, nel­l’ottobre del 2007, fu il primo progetto al quale contribuì, con circa 40mila euro, l’allora na­scente Film Commission. Il film racconta la storia di Jeanne, una scrittrice madre di due figli alle prese col suo primo romanzo, che all’improvviso si accorge di una serie di inquietanti muta­menti nella sua vita: spostamen­ti in casa, il suo corpo che si tra­sforma, ma nessuna delle perso­ne che le stanno intorno sembra dar peso alla cosa. Una fotogra­fia di una misteriosa donna ita­liana, scovata in casa di sua ma­dre, innescherà un viaggio in Ita­lia dove, ormai trasformata fisi­camente, (forse) scoprirà le ra­gioni della sua crisi di identità. Le donne protagoniste della pel­licola sono interpretate da due assolute icone del cinema con­temporaneo, soprattutto di quel­lo transalpino, la «nostra» Moni­ca Bellucci e la parigina Sophie Marceau, due delle donne più amate di Francia, anche grazie al­la loro straordinaria bellezza.

Le iniziative pugliesi a Cannes proseguiranno poi, domenica 17 maggio alle 12, all’Italia Pavi­lion (al numero 42 della Croiset­te) dove lo stesso presidente del­la Afc Oscar Iarussi presenterà agli addetti ai lavori internazio­nali la guida cineturistica Effet­to Puglia (nella sua versione in lingua inglese Apulia – A Film Tourism Guide), edita dalla casa editrice Laterza. Un vademecum alla scoperta delle innumerevoli località pugliesi scelte come lo­cation dai migliori cineasti del presente e del passato: Pasolini, i fratelli Taviani, Monicelli, Lina Wertmüller, e poi Placido, Ame­lio, Salvatores, Rubini, Moretti, sono solo alcuni dei registi che si sono lasciati ammaliare dalle bellezze offerte della regione. La guida è arricchita inoltre dai contributi «pugliofili» di perso­nalità della cultura e del cinema italiano, pugliesi e non come Renzo Arbore, Alessandro Baric­co, Gianrico Carofiglio, Roberto Cotroneo, Steve Della Casa e tan­ti altri.

La Puglia sarà presente al festi­val di Cannes, per l’intera durata della rassegna, quindi fino al 24 maggio, presso due stand: l’Ita­lia Pavillion al 42 della Croisette e nella sede dell’associazione Ita­lia Film Commission, al Villane Internazionale al Pantiero. Ai vi­sitatori verrà offerta in omaggio una copia della guida Effetto Pu­glia e una borsa realizzata dalle donne detenute nel carcere fem­minile di Lecce.

STL in Puglia: ci sono davvero!

Articolo di [jeremiah] – Il blog ufficiale di Vico del Gargano

Quanti giorni sono trascorsi dal lontano 29 Marzo 2001, giorno memorabile in cui la Repubblica, finalmente riconosceva il ruolo strategico del turismo per lo sviluppo economico ed occupazionale del nostro paese nel contesto internazionale, per la crescita culturale e sociale della persona e della collettività tutta, al fine di favorire le relazioni tra popoli diversi?
2902, duemilanovecentodue giorni.
Tanto c’è voluto per partorire un regolamento che attuasse i principi ispiratori della norma. Ed ora, che tutto è pronto?
Che ne sarà delle noiose e sterili discussioni che ponevano l’accento più sulle eterogeneità che sulla reale e indifferibile necessità di organizzazione di una offerta aggregata ed integrata di beni culturali, ambientali, attrazioni turistiche e prodotti tipici?
In tutti questi anni le conclusioni sono state le più disparate e, aggiungerei, le più sconclusionate. Ognuno preoccupato più di crearsi un alibi per l’esistente vuoto normativo che ingegnarsi nel sostenere ed affrontare il gap competitivo che mammano allontanava il tacco, lo sperone, dal resto della gamba.
Ora non è piu tempo di scuse!
Il legislatore regionale sembra addirittura essersi spinto oltre la portata dei modelli organizzativi originariamente concepiti. Vengono recepiti armonicamente un carattere di interregionalità (STI),  un carattere di preminente indirizzo pubblico (STT), un carattere di spinta innovativa (STP) e un carattere di peculiare tipicità (STR). E, anche se le disposizioni dell’art. 18 in materia di accesso, attuazione e misura delle fonti di finanziamento appaiono un tantino distanti dalla specificità del regolamento, nel complesso si può veramente essere sicuri di affermare che non sono più giustificati alibi di sorta.
La maturanda strategia di sviluppo coerente e condivisa dell’STL diventà di fondamentale e cruciale importanza, unitamente allo sviluppo e al coordinamento delle capacità (esistenti) progettuali ed imprenditoriali. Per citare le parole di Ostillio: "occorre fare un proficuo gioco di squadra".
Mi spaventano invece le parole di Gelormini "fare sistema, in definitiva, sarà prima di tutto un approccio mentale" per la reale consistenza di quello spauracchio che in fondo mi sembra di percepire nelle sempre attente e avanguardiste parole di chi di STL ne sa qualcosa in più. L’approccio mentale sarà la parte più dura da inoculare nelle distratte menti degli operatori, dei politici e di tutte quelle forze strumentali di guida del complesso processo di marketing turistico che, speriamo, ci siano davvero.
La puglia non è la prima, ma non è neanche l’ultima della classe. Le prospettive ci sono, davvero!

Fare sistema sarà prima di tutto un approccio mentale

PUGLIA, LA BOA DEI SISTEMI TURISTICI LOCALI – di Antonio V. Gelormini
Primo significativo giro di boa per l’ Assessore al Turismo a Industria Alberghiera, Massimo Ostillio. La Regione Puglia ha varato il Regolamento per la costituzione e il riconoscimento dei Sistemi Turistici Locali, nonché le norme generali per il loro finanziamento.
Dopo aver fatto registrare una serie di passaggi spesso in felice controtendenza, rispetto ai dati critici nazionali sull’andamento del turismo, non resta che l’ultimo scoglio all’orizzonte dei prossimi mesi. Quello dell’approvazione della Legge di riforma del turismo regionale. In particolare, la normativa sulla governance, ultimo e decisivo tratto di una regata niente affatto facile, affrontata tutta di bolina, contro un vento accidioso, insidioso e persistente. Un vento di solito sfuggente e carico di atavici lamenti, ma da qualche tempo domato e indirizzato verso vele più moderne, approcci più pro-attivi e sensibilità imprenditoriali più intraprendenti.
Con i Sistemi Turistici Locali anche la Puglia si dota di un nuovo strumento di organizzazione e di sviluppo per il turismo. E si appresta a un cambio di prospettiva, in cui territorio ed offerta diventano elementi integrati di una “visione d’insieme”, per avviare una programmazione di settore innovativa e più adeguata ai cambiamenti intervenuti, negli ultimi anni, nei modelli di consumo turistico e culturale. Testimonianza di una scelta attenta non solo a nuove destinazioni, ma anche a prodotti più ricchi di significati e di contenuti, nonché di autenticità e soprattutto di identità locali.
Sistemi Turistici Territoriali (forme associative tra soggetti pubblici istituzionali) e Sistemi Turistici di Prodotto (forme associative tra soggetti privati e pubblici) saranno i nuovi protagonisti di una Puglia che, nonostante tutto, cresce. Saranno utili a promuovere meglio le sue destinazioni turistiche e il suggestivo patrimonio materiale ed immateriale, rappresentato da quel caleidoscopio “meridiano” di eccellenze storiche, paesaggistiche, artistiche, enogastronomiche e tradizionali dell’intero territorio regionale. Oltre a qualificare e valorizzare alcuni segmenti specifici del mercato turistico pugliese, come quello balneare, termale, rurale, religioso o ambientale.
“Occorre fare un proficuo gioco di squadra”, ha sottolineato l’Assessore-skipper Massimo Ostillio, “nel lavoro che ci impegnerà fino al 2013, per rinforzare un sistema regionale capace di far leva sulla propria solidità. Perché da quella data non potremo più contare sulle risorse comunitarie”.
Buttare a mare, quindi, il “Mors tua, vita mea”. E fare sistema con decisione, per non subire il cambiamento ma imparare a provocarlo, a volerlo e a gestirlo. Quasi superfluo ricordarlo laddove monasteri e conventi dovrebbero aver lasciato tracce indelebili di una propensione naturale alla mutualità, consolidate dal sedimento dei secoli.
Sistema Turistico Locale del Gargano o del Subappennino, della Riviera dei Trulli o della Murgia sotterranea, della Costa Tarantina, del Barocco Salentino e magari della Taranta o del Ballo di S.Vito. Tutti funzionali, però, al rilancio e all’affermazione della destinazione Puglia. In un concerto di sinergie, tra costa ed entroterra, per aumentare la forza attrattiva dei nostri territori e sviluppare processi di fidelizzazione della clientela turistica.
Fare sistema, per non perdersi in guerre tra poveri sui natali del Nero di Troia (se risalenti a Diomede o alla cittadina pugliese nel foggiano), ma farne ad esempio Sistema Turistico di Prodotto, per essere blasone di Puglia, insieme agli altri autoctoni di Murgia (Negramaro) e Salento (Primitivo).
Fare sistema, in definitiva, sarà prima di tutto un approccio mentale. Una predisposizione che dovrebbe essere ormai matura nell’intimo quotidiano delle nostre comunità. Consapevoli della necessità di essere artefici protagonisti di un futuro condiviso, e non più comparse di una sceneggiatura scritta altrove.

Turismo, la Regione: “Nel 2009 dal +7% al +15% con offerte e servizio di qualità”

da Ondaradio.info
Ricordate la pubblicità del messicano che ad un gruppo di turisti in difficoltà chiedeva sornione “turisti fai da te?”. E a risposta affermativa rispondeva:
“Ahiahiahaiahai”.
Bene in Puglia non potrebbe mai capitare. La Regione Puglia ha pensato proprio ai turisti con un’offerta di qualità: “nel 2009 puntiamo a
superare il 7% di presenze arrivando al 15%”. Così l’assessore regionale Ostillio presentando, nella suggestiva cornice del Castello Svevo di Bari, il progetto ‘La Puglia si racconta: comunicazione e informazione turistico-culturale per il marketing della Regione”.
L’essenziale è che della Puglia si discuta e si parli. La nostra regione è sempre più appetibile e non solo da un punto di vista religioso (basti pensare a San Giovanni Rotondo). Abbiamo pensato ai visitatori agevolando la scoperta dei nostri monumenti attraverso 315 pannelli informativo-didattici, 94O cartelli per la segnaletica stradale, 700mila copie di depliants e 55Omila copie di mappe tematiche, prodotti editoriali realizzati in più lingue, per ogni provincia, contraddistinte ciascuna da un colore che riassume le peculiarità della regione, e in grado di orientare il turista su itinerari di carattere tematico. Sono 4 i soggetti dei depliants. Due, invece, i soggetti delle mappe: ‘Resorts e Agriturismo nei palazzi storici e nelle masserie secolari’ e “Monumenti e Feste’. Sarà sperimentato per la prima volta a Lecce il servizio di video-guida turistica: basterà digitare il 48255 per ammirare uno dei monumenti salentini ascoltandone anche la storia. Nel Tarantino, invece, è previsto un servizio di audioguida: nei pannelli informativo-didattici sarà sistemata anche una scheda che comunicherà qualsiasi tipo di notizia con un apparecchio che il turista noleggerà negli Apt o negli alberghi convenzionati.

La Comunicazione e l’Informazione Turistico-Culturale per il Marketing territoriale della Regione Puglia

Si terrà martedì 17 marzo presso il Castello Svevo di Bari, il convegno "La Puglia si racconta. La Comunicazione e l’Informazione Turistico-Culturale per il Marketing territoriale della Regione".
Durante l’incontro saranno illustrati al grande pubblico e a tutte le Istituzioni che concorrono all’amministrazione del territorio, i risultati del Progetto “Sistema di comunicazione ed informazione turistico-culturale per la promozione del territorio regionale” coordinato dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia, in collaborazione con l’Assessorato regionale al Turismo, e realizzato da MP Mirabilia.

Il Progetto, finanziato dal F.E.S.R. POR Puglia 2000-2006, Asse IV – Misura 4.16 “Interventi di potenziamento delle infrastrutture specifiche di supporto al settore turistico”, ha previsto la realizzazione di una rete informativa  costituita da più mezzi di  comunicazione, tra loro integrati in un unico sistema disponibile sul territorio per l’utenza, finalizzati al miglioramento della conoscenza e della fruizione del patrimonio storico-artistico e culturale della regione.

Questi i numeri del progetto: 315 pannelli informativo-didattici posti a corredo dei monumenti, un sistema di segnaletica stradale informativa-turistica costituito da 940 cartelli, 550.000 copie di mappe tematiche, 700.000 copie di depliants in più lingue, realizzati per ogni provincia ed in grado di orientare il turista su itinerari di carattere tematico.

Intervengono:
Ruggero Martines, Direttore Regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Puglia
Domenico Lomelo, Assessore regionale al Diritto allo Studio
Roberto Antonucci, Presidente della Commissione di Ammissione e Verifica della Posizione professionale Ferpi
Roberto Vicerè, Amministratore Unico MP Mirabilia
Massimo Ostillio, Assessore Regionale al Turismo
Castello Svevo di Bari – dalle ore 9,30 alle ore 13,30.

TURISMO: REGIONE PUGLIA, SERVE PATTO CON GOVERNO E IMPRESE (ANSA)

Serve «immediatamente» un ‘patto per il turismo’ tra Regioni, Governo e imprese, per rafforzare e sviluppare un settore che in Italia rappresenta quote rilevanti di Pil, ma è sempre più esposto alla crisi economica in atto e al rischio di un declino inesorabile. È la proposta dell’assessore al Turismo della Regione Puglia, Massimo Ostillio, rilanciata in un intervento che apparso sul quotidiano, ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’ – BARI, 8 MAR.

«Un accordo ampio e convinto tra sistema istituzionale e sistema imprenditoriale, potrebbe – secondo Ostillio – far superare le polemiche suscitate dal previsto commissariamento dell’Enit e dall’ipotesi di ricostituzione del Ministero del Turismo, per le quali le Regioni sono su posizioni ben distanti da quelle del Governo. Ma l’accordo servirebbe soprattutto ad evitare il tracollo del settore, focalizzando le questioni delle regole e delle risorse, riequilibrando cioè le competenze e la destinazione dei fondi pubblici che oggi finiscono in mille rivoli senza una vera finalizzazione e verifica dei risultati».
Qui il testo del comunicato ufficiale

Carpino, il rosolio, il portale della chiesa, il vespasiano e una troupe

Usi e costumi del Gargano degli anni ’50 del secolo scorso nella cronaca di un film, “La Legge” di Jule Dassin.
Nel giugno 1956, uno scrittore in piena crisi ideologica trascorreva le sue vacanze nel Gargano, cercando la solitudine e la pace; nel giugno 1957, un romanzo di ambiente italiano “La Loi” compariva nelle librerie parigine; nel giugno 1958, Jule Dassin dava il primo giro di manovella al film che era stato tratto dal film. Interpreti del film sono Gina Lollobrigida, Pierre Brasseur, Marcello Mastroianni, Melina Mercouri, Yves Montand e Paolo Stoppa. Il luogo principale in cui viene girato il il film è Piazza del Popolo di Carpino. Un paese a disposizione della troupe. Ecco la cronaca di quei giorni a cura di Luciano Perugia riportato da Cecilia Mangini in “La legge / di Jules Dassin – Dal soggetto al film” che a sua volta cosi descrive il suo arrivo a Carpino.

Estate 1958: a Carpino ho avuto il mio primo, vero incontro con il cinema nel suo farsi, ero lì per Jules Dassin che girava “La legge” ed io dovevo scrivere un libro per Cappelli editore, per la collana “Dal soggetto al film” diretta da Renzo Renzi. Dassin era la passione di tutti i miei coetanei per il realismo del suo “La città nuda” ma sopratutto per essere stato espulso come uno sputacchio dal cinema USA allora in fase di autolesionismo maccartista. Approdare a Carpino era una conquista: fino a Rodi Garganico ci si arrivava da Foggia con una ferrovia privata a scartamento ridotto, vagoni tarlati 1910, la locomotiva era a carbone. Poi ci si affidava a un’asmatica corriera, viaggiando insieme a polli, tacchini e mamme assediate da decine di bambini a piedi nudi. C’era un libro da scrivere, e va bene, ci tenevo perché a Renzi l’avevo proposto io, fotografare non era previsto dal contratto, figuriamoci chi poteva riuscire a trattenermi, lo facevo per me stessa, anche perché la Titanus che produceva il film mi inondava di fotografie di scena, ma io scattavo a testa mia, Dassin come eroe del cinema creativo, chiuso in una concentrazione solitaria, aperto alla comunicazione totale con Otello Martelli il direttore della fotografia, con Arturo Zavattini il suo assistente, con la masnada dei suoi attori Marcello Mastroianni, Melina Mercouri, Yves Montand, Paolo Stoppa, Pierre Brasseur, Gina Lollobrigida, e soprattutto con le comparse neorealisticamente arruolate sul campo e ipnotizzate come per sortilegio. Il momento grande che sempre ci si aspetta ma capita così di rado è stato al termine di una settimana di esterno notte, quando da Carpino tutti ci siamo precipitati a San Menaio dove era il nostro albergo, gli stanchi morti a letto, gli stanchi vivi Dassin e pochi altri di corsa siamo andati in riva al mare e poi dentro l’Adriatico che con buona pace di D’Annunzio non era “verde come i pascoli dei monti” ma per il sole radente dell’aurora di un azzurrino dolce e chiaro chiaro. Per fotografare, mi sono fermata con l’acqua fino a mezza gamba“.

É strano, ma le fatiche dell’organizzazione, a film finito, assumono, nella retrospettiva del ricordo, un tono clairiano, come se quell’entità composita e pittoresca che è la troupe si muovesse al ritmo accelerato di 16 fotogrammi al secondo. Gli esterni nel Gargano, per esempio. Arrivammo a Carpino per caso, Dassin ed io, durante il primo sopralluogo in Puglia: la piazza, movimentata e un po’ squallida, senza nessuna civetteria, era piaciuta a Dassin. Per lo più, la disponibilità delle case e la loro abitabilità da parte dei personaggi corrispondeva alle esigenze del copione, anche se alcuni ritocchi architettonici erano necessari. Tutto perfetto, tutto a posto. A questo punto, invece, la produzione si trova ad una specie di anno zero.
Complesso abitazione del giudice, del commissario, commissariato e prigioni : occorreva parlamentare con gli inquilini di tutto lo stabile, soprattutto con quelli del primo piano, che dovevano prestarci una camera e permettere che le bocche di lupo della prigione levassero ogni luce al resto dell’appartamento. Si trattava di due vecchie signorine, che da quindici anni non erano più uscite di casa. Non avevano mai visto un film, ed il loro drastico isolamento dal mondo era interrotto soltanto dalle visite del parroco. Come io sia riuscito a convincerle non so ancora. Ricordo il loro salotto buono, invaso da pizzi e fiori finti, consolle e abatjours, cuscini 1926 dipinti a Pierrot inespressivi, falsi arazzi con le vedute del Vesuvio, un rosolio densissimo e sciropposo, ed io, che continuavo a parlare, sicuro che le due figurette nero-vestite e silenti non comprendessero neppure una parole. Non dissero niente. Avevano capito? Potenza del cinema : avevano capito.
Mi mandarono il parocco: rifiutavano i compensi, ma volevano che il cinematografo – eravamo noi – si adoperasse “per il bene della chiesa”. In breve, che ne restaurassimo il portale. Oggi il portale della cattedrale di Carpino ha ritrovato l’eleganza delle sue decorazioni barocco minore, opera paziente degli operai della troupe. Si rimetteva a nuovo il portale, e si costruivano le bocche di lupo e l’ascensore per il primo carrello de La legge. Non potevo attraversare la piazza senza che le due vecchiette, ormai con la coscienza esultante, non mi mandassero a chiamare per offrirmi il rosolio. Occorrevano due caffe e un sigaro toscano per togliermene il gusto dolciastro dalla bocca: ma loro erano convinte di aver trovato un intenditore.
Arrivo uno degli architetti, Pasquale Romano. Ignaro, si recò subito dalle due anziane signorine. E queste, impacciate, lo ricevettero nell’unico cerimoniale che conoscevano : ossequiosi baciamani segni di croce e rosolio a volontà. Romano, allibito, fortunatamente tacque. Ma il peggio doveva ancora venire. Si doveva arredare il commissariato : – “questa è la stanza – gli dissero le due vecchiette – faccia tutto quello che vuole. Ma il letto dove è morta nostra madre, quello non si può ne toccare ne spostare”. Il letto in questione – una specie di Moby Dick dei letti matrimoniali dell’ottocento in ferro battuto – era piazzato esattamente davanti alla finestra, e nessuna angolazione avrebbe potuto evitarlo. Un letto dentro un commissariato ! Romano tacque anche di fronte a questa angelica imposizione. Il solido archivio che occupa buona parte del commissariato non induca gli spettatori a pensare ad una iper-attività criminosa delle genti del luogo : fu l’unica – e aggiungo anche, ottima soluzione per coprire il letto tabù, intoccabile come un apria indiano.
Quindici anni di segregazione sono molti, anche se dedicati ad un intensa fabbricazione di rosolio. Non passarono de mesi, e le due anziane signorine persero l’abitudine al silenzio e all’isolamento : operai sempre per casa, rumore, confusione, due finestre tappate per mesi, tutto questo giovò loro in maniera inaspettata. Una sera – ma già erano iniziate le riprese – le incontrai in piazza, tutte allegre e alle prese con due coni di gelati.
La gente ha una strana idea del cinema e del suo miracolismo economico. Oltre tutto la storia del portale fece colpo, e si diffuse ai quattro venti. Un giorno mi si pararono davanti tra assessori di un comune che non nominerò. Il termometro segnava i 40° gradi all’ombra, ma i tre erano correttamente vestiti di scurissimi e pesantissimi panni di circostanza. Motivo della visita : il bilancio del loro comune era in deficit, quindi eravamo invitati a risanarlo. Tanto per noi, a sentir loro, cinque milioni erano una bazzecola. Se ne andarono via offesi. Fenomeno di ingenuità, non lo nego.
Ma il caso si ripetè quasi identico per la faccenda del vespasiano.
Chi ha pratica dei piccoli centri di provincia, sa cosa conti l’orgogliosa esibizione di un semaforo. Inutile, puramente decorativo, il semaforo sta ad indicare una specie di maggiorità cittadina. Nel Gargano, come ebbi a scoprire, i semafori erano sostituiti in questa funzione simbolica dai vespasiani. E Carpino non ne aveva neppure uno. Da anni gli abitanti si rodevano il fegato, pensando a quelli di Rodi, o di Sannicandro o di San Severo. Lo spirito di campanile suggerì loro una grande trovata. Vennero da noi, seri, computi, cerimoniosi. Avevano preparato tutto : preventivi, disegni, progetti : per un impianto a quattro post – il loro ideale -, a tre, e, alla peggio, anche a due. Noi dovevamo sovvenzionare l’iniziativa; loro in cambio avrebbero aggiunto una enorme lapide, a grandezza di monumento, con gli imperituri grazie della popolazione a Dassin, a Brasseur, a Mastroianni, a Montand, a Stoppa ed a mi. I nomi femminili erano stati esclusi per un comprensivo delicatissimo senso del pudore.
Ho accennato a questi episodi tra i tanti, perché mi sembra rivelino il clima che circonda il nostro lavoro : un clima mitico, che non facilitava certo le cose. E le difficoltà erano molte, ma accresciute e sensibilizzate da mille ostacoli, piccoli e grandi.
Era come se non girassimo a 400 km da Roma ma a 4000 km, urtando di continuo contro la mentalità chiusa e diffidente, ed usi e costumi di mezzo secolo prima. Per la sequenza del ballo, ci rivolgemmo alle ragazze che, immobili, restavano per ore ad osservare con sconfinata ammirazione Gina Lollobrigida. Eravamo sicuri di chiamarle a nozze. Rifiutarono : si sarebbero compromesse a ballare in pubblico con sconosciuti. Una di loro, la più vivace, ci offrì il destro per aggirare il problema : “vengo se il ballerino è mio fratello”. Fratelli, cugini, zii e perfino genitori funsero quella sera da cavalieri. Per la stessa sequenza, ci rivolgemmo ai notabili del luogo. Ci risposero con un no collettivo. Non si sarebbero mescolati con la plebe. Più tardi, attraverso messi di fiducia, ci mandarono ad avvertire che avrebbero acconsentito ma ad un patto : paga doppia, e che la cosa fosse risaputa. Insomma, volevano mantenere le distanze : e come far capire a certa gente che i generici sono generici, e le comparse sono comparse, ai fini della ricompensa? Ne andava del loro onore. Alla fine, partendo da Carpino, andai a salutare le due vecchie signorine, e mi rassegnai all’ultimo rosolio. Mi parve che se lo meritassero, perché, in fondo avevano rivelato uno spirito di collaborazione esemplare.

Associazione Culturale
Carpino Folk Festival
Ufficio Stampa: antonio basile

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