L’assessore regionale Dario Stefano in visita a Cagnano.
Sarò il sindaco Nicola Elia Tavaglione ad accogliere l’assessore regionale Dario Stefano, in visita a Cagnano Varano.
L’assessore Stefano incontrerà lunedì 25 gennaio, alle 11.30 nella sala consiliare del Comune di Cagnano Varano, i rappresentanti delle imprese e delle cooperative ittiche che svolgono la propria attività nella Laguna di Varano. Saranno presenti all’incontro anche i sindaci di Carpino e di Ischitella.
«Si tratta di un incontro atteso da tempo – afferma il sindaco Tavaglione – che consentirà di illustrare all’assessore regionale tutte le problematiche legate allo sviluppo della zona lagunare».
Continua Tavaglione: «L’Amministrazione comunale ha attivato una serie di progetti per la riqualificazione e lo sviluppo della laguna, ma occorre lo sforzo di tutti per raggiungere gli obiettivi prefissati. Non è più il tempo dei campanilismi o delle vedute parziali, ma è necessaria concertazione e comunione di intenti».
In quest’ottica il sindaco Tavaglione chiederà all’assessore Stefano di sostenere l’ingresso della Regione nel Consorzio ittico che si vuole realizzare per la tutela e il rilancio della laguna di Varano.
Il Consorzio ittico sarà composto dai comuni di Cagnano Varano, Ischitella, Carpino, dalla Regione, dalla Provincia, dal Parco del Gargano e dalle cooperative dei pescatori e potrebbe avere il compito di disciplinare le attività produttive della laguna, anche alla luce del recente regolamento regionale che ha riconosciuto la veracità della Tapes decussatus e della Tapes philipparum: due specie di vongole presenti sui fondali lagunari, la cui commercializzazione potrebbe garantire ampie opportunità di sviluppo economico per il territorio.
Il Consorzio potrebbe anche gestire l’apertura e la chiusura delle “griglie”, ovvero le “porte” di collegamento tra lago e mare, consentendo così una maggiore produzione di orate, spigole, cefali e anguille.
A riguardo, a breve saranno realizzati i lavori – appaltati dal Comune di Cagnano Varano, grazie al finanziamento di 900mila euro del Ministero dell’Ambiente, erogato attraverso il Parco Nazionale del Gargano – alle “griglie” di Foce Capoiale.
Cosa avvenne in quella notte del 4 novembre al motopeschereccio “Francesco Padre”, della flottiglia di Molfetta, mentre pescava nelle tranquille acque del mare Adriatico? Perché la barca affondò con tutto l’equipaggio e i corpi giacciono ancora in fondo al mare con tutto il carico di misteri e silenzi? Quella notte, nello stesso specchio d’acqua dell’Adriatico orientale, era in corso una operazione della NATO denominata “Sharp Guard”.
Perché su tutta questa vicenda vige un rigoroso segreto di Stato?
Sono questi gli interrogativi che si è posto il giornalista Gianni Lannes raccolti nel libro “NATO: colpito e affondato. La tragedia insabbiata del Francesco Padre”.
Il libro verrà presentato a Vico del Gargano, sabato 30 gennaio, alle ore 18.30 nella sala consiliare.
Michele Angelicchio
Fonte: Argoiani
Come ormai i lettori più affezionati sanno già, Argo Iani, il blog del Gargano, può vantare la collaborazione esclusiva del Grande Capo Estiqaatsi, leader indiscusso della tribu’ Cherokee Shalakke, medico, sciamano, filosofo e pensatore, figlio del Grande Capo Sequoyah. Approdato in Italia alla fine del 2005 per far conoscere la saggezza Cherokee, in breve tempo e’ diventato uno dei piu stimati opinionisti. Noi abbiamo approfittato della Sua presenza-vacanza nel nuovo porto turistico di Rodi Garganico, dove è ormeggiato il Suo splendido kajak a tre piani, per porgli alcune domande sulla questione eolico-off shore Ischitella e per chiedergli se esistono alternative eco-compatibili per la produzione di energia. Dalla sua saggezza viene fuori una sorpresa che potrebbe rivoluzionare il futuro del piccolo centro garganico, e non solo. Ecco l’intervista realizzata per Argo Iani dal Maggiore della Cavalleria Luigi Palumbo, disobbediente e co-autore del blog.
– Allora Grande Capo, bentornato. Come mai di nuovo da queste parti, nel Gargano? Vacanze?
– Estiqaatsi!!! Venuto a Rodi con mia famiglia di cherokeeni per pescare triglie.
– Ma non è periodo, Grande Capo! Qui si vedono solo balene negli ultimi tempi…
– Estiqaatsi!!! Io sentito storia di capodogli. Sentito anche che Comune di Ischitella allestito cimitero monumentale per fare soldi.
– Eh si, ultimamente ad Ischitella ogni occasione è buona per speculare e razzolare qualcosina per rimpinguare le casse… come l’eolico a mare, al largo di Foce Varano.
– Estiqaatsi!!! Loro fare veramente girare le pale! Come fare io a pescare? Andare a sbattere contro torri con mia canoa!
– Vero, ma lo sa che lo stanno presentando addirittura come progetto turistico, dopo averlo ben tenuto nascosto, quasi?
– Estiqaatsi!!! Estiqaatsi!!!Estiqaatsi!!!
– Ma ci dica, voi in Colorado come producete l’energia per i vostri accampamenti?
– Noi scoperto biogas, funziona! Estiqaatsi se funziona!!! Io suggerire stessa cosa a ischitellani.
– In che senso? Ci dia più dettagli.
– Estiqaatsi!!! Allora biogas essere prodotto da digestione. Ischitellani mangiare loro caucione con cipolle e alici e da fermentazione batterica in anaerobiosi di loro cacca, e da putrescenza di liquami, formarsi gas metano da utilizzare in centrale.
– Caspita che invenzione. Ma la resa giustifica gli sforzi?
– Esiqaatsi!!! Con circa 1.000.000 metri cubi di merda o 60.000 m3 ogni anno, potere estrarre quasi 5,5 milioni di metri cubi di biogas all’anno (oltre 600 m3 ogni ora). Basta cagare di continuo, magari aggiungendo in loro dieta famoso yoghurt della Marcuzzi.
– Ma è sensazionale! Perchè non invia una proposta al Comune di Ischitella?
– Estiqaatsi!!! Perchè no! Essere ottima idea. Insieme regolarizzare intestino, pale non girare e energia pulita.
– Pulita, insomma. E la puzza?
– Estiqaatsi!!! Beh Estiqaatsi non avere soluzione a tutto, saggio si, ma questo problema essere vostro!
– Ve bene Grande Capo, come al solito la sua saggezza ci apre infiniti mondi inesplorati. Speriamo che qualcuno segua il Suo consiglio, che sembra davvero interessante. Grazie e alla prossima.
– Estiqaatsi!!!
Intervista realizzata dal Maggiore Luigi Palumbo
"Gendelissima Donna Chilina Nobile, noi ti fammo conoscere che ci avite mantare mille e due cento ducati subito domani matina alle ore doteci, e se voi non le mantate questi Denare sarete ammassagrate tutta la masseria delle vacche, e tutto ciò che tinite per la campagnia e mantate anco la spesa per due cento uomini, quartro barile di vine, dieci pare di casecavalli quartre tomoli di pane tre rotoli di tabacco, una dozzina di carta,e cinque baccotti di sicarii, e mantatelo per la stessa persona che vi porta la llettera e fate lo riscotto di tutto ciò che mantate e non altro da dirvi e sono il sig. Maggiore della Cavalleria Luigi Palumbo" Luigi Palumbo alias il "Principe"
Per approfondimenti sul biogas:
http://it.wikipedia.org/wiki/Biogas
Fonte: Argoiani
Ci eravamo lasciati con la comunicazione della giornata a Vico del Gargano dedicata al Turismo dal titolo “Gargano R-Evolution”, oggi, a distanza di qualche giorno dall’evento, proviamo a raccontarne le sensazioni scaturite da questo incontro pubblico che ha visto la forte partecipazione sia degli operatori turistici (pervenuti da tutte le località del Gargano), sia dei politici sensibili al territorio, sia della parte sociale, rappresentata in larga parte dall’Associazionismo Garganico, che proprio in questo giorno maturava il primo anniversario di condivisione sui temi sensibili al territorio.
Perché abbiamo atteso qualche giorno per il nostro comunicato?
Nella consuetudine, ci stavamo apprestando a pubblicare il nostro articolo “a caldo”, ma le stesse linee guida dell’evento, cioè ascoltare gli altri, concedendo i fatidici 3 minuti a tutti, ci hanno suggerito di attendere e ascoltare ancora, cosa che in questi giorni, una discussione attraverso i media (web e stampa) ha confermato un interesse comune sul tema da noi proposto: IL TURISMO.
Come è andata?
Le impressioni e le sensazioni sembrano positive, l’auditorium era gremito e la partecipazione ad intervenire è stata costante, al ritmo dei 3 minuti. Gli interventi, moderati dal giovanissimo Emanuele Sanzone, 19 anni di Cagnano Varano, sono stati scorrevoli e resi accattivanti dal “Count Down” che scandiva il tempo concesso, alternando operatori turistici, politici e parte sociale in modo sistematico. Mentre l’apertura dell’incontro, oltre ai saluti di rito, ha visto protagonista la presentazione del “Comitato in Difesa del Mare”, ben rappresentato nelle parole del suo presidente Michele Eugenio Di Carlo.
Ma qual era per noi il senso di questi 3 minuti?
Non certamente di pensare che potevano bastare 3 minuti per dire cose così importanti, ma sono indubbiamente bastati per comprendere l’interesse che c’è intorno al nostro Gargano e al Turismo, sono bastati per dare un esempio di alta condivisione e apertura al tema Turismo anche in forma sociale, sono bastati per vedere forse per la prima volta politici, operatori e parte sociale, provare a dialogare alternandosi, ognuno con la sua idea, rigorosamente legata ai 3 minuti, cittadini, operatori turistici, politici… per tutti è stato lo stesso. Dai commenti letti c’è chi invece voleva trovare tutto il senso dell’incontro proprio nei 3 minuti espressi da ciascuno, ma non poteva essere così. La cosa che per noi aveva più senso era provare a mettere insieme più parti interessate attraverso un metodo chiaro, trasparente, libero, simbolicamente rappresentati da quei 3 minuti, una sorta di “prove tecniche di discussione”, null’altro che questo, per restare umili, perché così è nata la forza dell’associazionismo un anno fa, creando uno “spazio zero” dove tutti abbiamo parlato, dove il motivo dell’incontro era solo di conoscerci e vedere se c’erano sensibilità all’ascolto. Del resto quante volte abbiamo visto carrozzoni con tanto di linee guida, primi attori dietro i secondi, e via via, quante volte abbiamo urlato che nel Gargano non si riesce a coordinarsi, quindi niente di così speciale o originale, abbiamo solo riproposto lo stesso modello dello scorso anno, con metodi diversi e questa volta allargandoci al mondo degli operatori turistici e rappresentanti delle istituzioni.
Ma continuiamo con le perplessità di qualcuno che seppur gradendo molto la serata, ha lamentato “la mancanza di sintesi”. Ok, mi ripeto, non c’era nessuna linea guida prevista, nessuno che preventivamente voleva già lanciare “l’idea”, nessuno che attendeva al varco qualcuno, per mettersi già lì al timone indicando strade e percorsi. Questo perché forse non si è capita quale può essere la vera rivoluzione per il Gargano.
Provo a spiegare meglio. In questi giorni ho letto anche di analisi e fotografie del territorio ben delineate, puntuali, interessanti, ma poi, aldilà del fatto che abbiano creato interesse intorno al Turismo cosa altro resta? Cioè vogliamo ancora pensare che nel Gargano ciò che manca è qualcuno che sappia ben fotografare il territorio?
No, non la penso così poiché di persone che hanno fatto “ottime analisi” ne abbiamo avute già 40 anni fa. Vincenzo D’Onofrio chi lo conosce? Bene, questo signore ha scritto un piano territoriale turistico nel 1970 e se domani qualcuno mi dicesse di ripartire dai suoi scritti mi sentirei 20 anni avanti. Non dimentichiamo neanche Carlo Nobile che ci riprovò 8 anni fa a scrivere una nuova pagina con il sistema turistico del Gargano, prima di lui il dott. La Marca che diede un notevole slancio all’economia del turismo con i suoi mandati istituzionali a Vieste, mentre prima e dopo di lui, fino ai nostri giorni, è Ninì delli Santi che ha sempre dato notevoli spunti ed analisi territoriali, certamente la persona più preparata ad analisi turistiche-sociologiche. Molte volte Ninì è stato considerato un profeta, altre volte un sognatore, ma personalmente credo sia una persona preparata in materia che ha saputo indicare le direzioni future, sebbene mai troppo riconosciute dagli altri nei meriti.
Il punto è: in questa nuova fase occorrono davvero queste buone analisi, la preparazione, la conoscenza, le giuste strategie se poi nessuno o pochi le ascoltano, le seguono? A cosa serve la ricetta se non abbiamo gli ingredienti?
Ecco il senso dei nostri 3 minuti, cioè cercare i giusti ingredienti, apprezzarne semmai solo il sapore, cercar di comprendere quali possono aiutare per fare il piatto migliore, il più gustoso. Comprensibile che lasciarsi dopo aver tastato degli ingredienti non sarà il massimo della sintesi, ma a qualcuno forse è sfuggito che abbiamo registrato tutto, attraverso i questionari, l’audio e i video. Noi crediamo fortemente che sia questa la grande rivoluzione, non le analisi “perfette” ma LA CONDIVISIONE.
Cosa si vorrebbe fare quindi?
Nel tempo di qualche settimana chiamare tutte le persone che hanno partecipato, quindi operatori, istituzioni, associazioni, chiedendogli se vorranno partecipare al primo Tavolo di Consulta sul Turismo, non negando una sedia a chiunque vorrà essere presente.
Con quali accortezze?
Semplice, dove non esiste nessun primo attore o secondo, nessuno che penserà di sedersi considerandosi un guru piuttosto che un inesperto, nessuno che dovrà portare il suo peso, il suo io o ciò che rappresenta, nessuno con il suo peso politico, nessuno che non abbia innanzitutto un amore espresso verso questo territorio. Tutti invece a rappresentanza di se stessi, con le proprie competenze, con i propri ruoli. Un “luogo” dove non ci saranno sedie in prima fila ed in seconda, ma nel caso un tavolo più grande, con una sedia in più per chiunque desidererà sedersi e portare valore aggiunto. Un posto forse dove non abbiamo ancora provato a sederci tutti insieme e ragionare per il nostro turismo, per il nostro Gargano. Sarà il tempo, l’impegno di ciascuno, la volontà e le buone idee a dire chi saranno i primi attori ed i secondi, quindi solo per scelta dei secondi e continuare così con le “prove tecniche di condivisione”.
Concludo rispondendo a “quei pochi” che hanno voluto alludere ad una passerella politica. In un mio intervento di quella sera ad un certo punto ho detto: “Per il mio Gargano vorrei 100 Sindaci come D’Anelli, 100 Sindaci come Squeo, 100 Assessori come Vascello, 100 Onorevoli come Cera… ora qualcuno mi spiegasse cosa c’è di politico in questa affermazione, considerando la loro appartenenza a partiti opposti. C’è MOLTO DI GARGANICO INVECE. Non facciamo confusione.
Anzi, visto che siamo in tema, vorrei proprio sapere che fine hanno fatto tutti gli altri politici invitati, con una mia lettera a cuore aperto, a cui non si sono nemmeno preoccupati di rispondere, quando poi avrebbero avuto la stessa accoglienza di tutti gli altri.
Mettiamo pure la discussione sul politico, visto che a qualcuno piace, a chi dovremmo votare noi del Gargano? A chi è venuto e ci ha dato rispetto e considerazione o a chi se n’è fregato di un anno di associazionismo non trovando nemmeno il tempo per una telefonata o due righe?
Oltre all’Onorevole Angelo Cera, erano presenti i Sindaci Costantino Squeo (San Nicandro Garganico) e Carmine D’Anelli (Rodi Garganico), il Sindaco Luigi Damiani, Michele Pupillo, Matteo Cannerozzi De Grazia, Nicolino Scoscio (Vico del Gargano), l’Assessore Annamaria Agricola di Ischitella, l’Assessore Vincenzo De Nettis di Peschici, l’Assessore Provinciale Nicola Vascello, il Consigliere Raffele Vigilante, il Consigliere Regionale Giannicola De Leonardis.
Mentre abbiamo ricevuto solidarietà da parte del Presidente del Parco che purtroppo ci comunicava la sua impossibilità per impegni precedentemente intrapresi. Giandiego ci ha chiamato 4 volte. Stessa cosa Nicola Rosiello Assessore di Vieste, fino all’ultimo ci ha contattato per provare a raggiungerci, ma anche lui impossibilitato. A questo si aggiungono i saluti dell’Assessore Lauriola di Monte Sant’Angelo, scusandosi per non poter raggiungere Vico per via di altri impegni, mentre non so se registrare la presenza del Consigliere Ruo, considerando che è rimasto all’entrata, a far un po’ di chiacchiere da bar.
Gli altri dov’erano? Cosa gli ha fatto credere che potevano snobbarci così dopo avergli dimostrato la massima attenzione? O forse è questa la gente che noi dovremmo votare? Dopo che è un anno che ci stiamo impegnando su tanti temi sociali e loro neanche rispondono? La prossima volta che li invitiamo, nella lettera metteremo anche un euro, così la telefonata gliela paghiamo noi.
Si racconta che tanti anni fa, al trabucco di Manaccora (Vieste), c’era un corvo che non se ne andava neppure venendo cacciato a sassate. I trabucchisti gli si affezionarono e cominciarono a trattarlo come uno di loro, dandogli pane, acqua dolce e, a fine giornata una porzione del pescato: u ciambuttill (anche lui lavorava). Ed infatti lo consideravano un trabucchista a tutti gli effetti: se ne stava tutto il giorno sull’antenna più alta della vedetta fermo a fissare il mare e non si spostava mai neanche quando pioveva; muoveva le ali solo quando avvistava sotto l’acqua la sagoma scura del banco di cefali. I pescatori avevano imparato che quello era il momento giusto per sollevare le reti. In paese si cominciò a parlare di questo strano corvo che, al contrario degli altri uccelli, invece di librarsi in volo restava lì fermo per tutto il giorno a scrutare il mare. Sicuramente era un corvo diverso da tutti gli altri! Un vecchio del paese si ricordò di una storia sentita quando era bambino. C’era una volta una ragazza bella come il sole di nome Manuela. La famiglia era poverissima e per questo il padre decise di darla in sposa ad un vecchio ricco. Manuela però amava perdutamente Domenico, un giovane trabucchista di Manaccora. Ai due giovani fu precluso vedersi e parlarsi. Il padre non perdeva mai di vista Manuela. Tra rimpianti e sofferenze arrivò per lei il giorno fissato per le nozze con l’uomo che non avrebbe mai amato. Domenico, alle prime luci dell’alba, andò al trabucco per non vedere e sentire, sof friva troppo, inutile aggiungere sofferenza a sofferenza! Manuela, da parte sua, subì come un automa il peso di quell’interminabile giornata: quando potè, mentre gli invitati festeggiavano ancora, scappò via e, rubato dalla stalla del marito un asino per fare più in fretta, corse a casa di Domenico. Non trovandolo, si diresse al trabucco, ma vi erano soltanto i suoi vestiti. Non ci mise molto ad immaginare quel-lo che poteva essere accaduto, e, senza pensarci due volte, si buttò anche lei in mare. Fino a quattro o cinque anni fa, chi andava al trabucco di Manaccora poteva ancora vedere un corvo. Ed il vecchio diceva a tutti: «Quell’uccello non può essere che Manuela. Trasformata in corvo, guarda fisso il mare per scorgere fra le onde il suo grande amore».
Il racconto è tratto da “Il trabucco tra storia e leggenda" ,di Angela Campanile
ISCHITELLA – E’ bastato il tam tam su facebook per richiamare gente da vari paesi del Gargano all’incontro sul tema dell’eolico off-shore del sindaco Pietro Colecchia e di altri rappresentanti dell’amministrazione comunale organizzato dal movimento politico “Ischitella prima di tutto”. Dopo lo stupore iniziale per la presenza degli ospiti nella sede del gruppo politico locale e qualche scaramuccia tra rappresentanti della maggioranza e dell’opposizione, si è sviluppato un vero e proprio dibattito sul progetto per il quale il comune di Ischitella ha espresso la propria disponibilità. Serrato il confronto tra il sindaco Colecchia, il vicesindaco Leonardo La Malva, il consigliere di opposizione Giuseppe D’Errico, cittadini comuni e i rappresentanti di associazioni garganiche intervenuti, fra i quali anche alcuni membri del Comitato per la tutela del mare garganico e di Io sono garganico. Preoccupazione comune degli “ospiti” (che ritengono non potersi circoscrivere la decisione al solo comune di Ischitella) l’impatto ambientale delle pale eoliche in mare, non solo per le attività economiche (turismo e pesca), ma anche per il danno alle rotte migratorie dell’avifauna locale. Ma il sindaco Colecchia, pur non negando la rilevanza dell’impatto ambientale, ha evidenziato la necessità, da amministratore, di una valutazione complessiva del progetto, anche in termini di vantaggi economici ed occupazionali, azzardando anche l’ipotesi di un’attrattiva turistico-didattica delle torri sormontate dagli aerogeneratori (grazie alla collocazione di un ascensore interno ad una delle torri). Trecentomila euro sarebbe, approssimativamente, l’introito delle royalties per l’amministrazione di Ischitella a fronte di 60/80 pale eoliche posizionate a circa 8 chilomentri dalla costa al largo di Foce Varano, in posizione intermedia tra la costa e le Isole Tremiti. Una ricaduta economica che, al di là delle obiezioni di natura paesaggistica ed ambientale, è stata ritenuta irrisoria dagli astanti se paragonata all’enorme profitto realizzato dalla società che gestirebbe il parco off-shore. Argomento questo, che per il sindaco Colecchia, potrebbe rappresentare motivo di ulteriore contrattazione nella convenzione che dovrà ancora essere stipulata, prevedendo magari anche la riduzione del numero di torri in mare, per ridurre l’impatto ambientale. “Un parco eolico con 80 torri in mare da 4 megawatt l’una potrebbe illuminare l’intero Molise” l’appunto di Francesco De Rosa, di San Nicandro che ha evidenziato la sproporzione tra il vantaggio economico della società privata e quello della comunità ischitelliana. Dal consigliere comunale di Rodi Garganico, Michele Azzellino, ribadita invece, la netta contrarietà, “per qualsiasi somma”, al progetto sul quale il comune di Rodi, anch’esso contattato, ha già espresso nel febbraio 2009 il suo rifiuto con i voti della maggioranza consiliare (l’opposizione si astenne). Ma, a detta del sindaco Colecchia, che non ritiene comunque vincolanti le deliberazioni dei comuni a favore o contro (riconducendo la potestà decisionale unicamente al Ministero per l’ambiente) anche i comuni di Carpino e Cagnano Varano pare siano favorevoli all’eolico off-shore lungo la costa del Gargano nord. Ma la questione pare tutt’altro che risolta e l’incontro di Ischitella si è concluso con l’impegno di approfondirla in un confronto pubblico, organizzato dall’amministrazione comunale ed alcuni rappresentanti del movimento delle associazioni garganiche, con l’intervento di esperti del settore che possano fornire elementi tecnici specifici su cui fondare le valutazioni.
Anna Lucia Sticozzi
Gazzetta del mezzogiorno- Gazzetta di Capitanata 16-01-2010
Scrivo ora un pezzo che il mio amico Ninì Delli Santi, a seguito del Forum provinciale del Turismo che si tenne molto tempo fa a Vieste, mi aveva sollecitato per il suo libro sul turismo che non ha aspettato il mio ritardo ed è fortunatamente già a disposizione dei lettori, senza il mio intervento. Grazie all’appuntamento dedicato al turismo che si è tenuto a Vico del Gargano sabato scorso, ho l’occasione di riordinare le mie idee per affidarle ad uno scritto.

Se ci chiediamo come rilanciare il turismo nella provincia di Foggia, senza chiederci come rilanciare l’intera economia provinciale, a mio avviso perdiamo tempo. E se ci chiediamo come rilanciare l’economia del nostro territorio, senza rilanciare socialmente e culturalmente la comunità, ancora una volta perdiamo tempo.
Per fare, sul Gargano, un turismo che stia in campo, capace di presente e di futuro, capace di intercettare la parte migliore del nostro Paese e dei nostri "concittadini" europei, per ricostruire una economia non di retroguardia, occorre assicurare sei requisiti imprescindibili: 1. la qualità ambientale, 2. la qualità culturale del territorio, 3. la legalità, 4. un cambiamento della e nella attuale classe dirigente, 5. l’attrattività per i consumi interni della nostra provincia e non solo per l’utenza esterna, 6. la concentrazione della promozione solo in alcune realtà, evitando di sprecare denaro con interventi di comunicazione a pioggia.
In premessa voglio dire che chiunque ponga il problema del rilancio del turismo "unicamente" in termini di presenza/assenza di infrastrutture e servizi materiali fa un errore strategico, poiché ha dimenticato che i flussi dipendono principalmente dal "motivo del viaggio" e solo secondariamente dalla facilità o difficoltà di raggiungimento o di permanenza per la presenza di strade, autostrade, porti, aeroporti, a meno che non si parli di target specifici. Del resto l’età dell’oro del turismo garganico l’abbiamo vissuta quando le infrastrutture viarie e d’altro tipo erano scarse o inesistenti. Ora, indubitabilmente, stiamo vivendo un declino del turismo del Gargano, pur avendo più servizi e un’offerta più organizzata rispetto al passato.
Perché accade questo? Perché il Gargano ha perso la sua verginità ambientale e culturale che rappresentava il suo attrattore più forte e il principale motivo del viaggio. Non voglio essere frainteso: le infrastrutture materiali sono importanti, (attenzione, voglio ricordare che accanto a sistemi di comunicazione e spostamento, servizi sanitari e igienici, spazi pubblici, infrastrutture sono anche auditorium, librerie, teatri, biblioteche, summer e winter schools, monumenti e musei aperti e funzionanti, banda larga…), ma ritengo che, la loro presenza/mancanza non rappresenti l’unico motivo del successo/insuccesso del turismo. I fattori che garantiscono il successo sono prevalentemente altri.
1. La qualità ambientale del territorio è pertanto il primo requisito per il rilancio del turismo sul Gargano. La qualità del paesaggio rurale e dei centri storici, del mare, delle coste; la lotta all’abusivismo edilizio ed alla "speculazione organizzata"; una moderna gestione dei rifiuti; il rilancio del Parco Nazionale del Gargano, che ha smarrito la sua mission di volano e attrattore di un turismo nuovo nel momento in cui non ha saputo trovare la strada per assolvere all’altro suo compito principale, quello di garantire la tutela dei valori ambientali e culturali del territorio. Tutto questo garantisce che una fetta importante dei potenziali turisti consideri il Gargano tra le mete possibili, meritevoli di un viaggio e di una spesa. In assenza di questi requisiti siamo destinati a uscire fuori non solo dai circuiti di business, ma anche dai circuiti mentali dei nostri connazionali e dei fratelli europei. Saremo semplicemente dimenticati.
2. La qualità culturale del territorio. Il Salento e altre zone della nostra Puglia, la Toscana, le Marche, il Lazio, l’Umbria, alcune aree della Sicilia, parte delle regioni del Nord, affidano il successo turistico alla presenza di qualità culturale nel territorio. Attenzione, non parliamo solo dei beni culturali, che abbiamo tutti, ma di attività e di servizi, accompagnati da un livello medio di cultura dei residenti, che si traduce nella giusta sensibilità degli operatori di intercettare, con una offerta colta, la parte del ceto medio più disposta a spendere per gustare il territorio, per incontrarlo, per crescere e per formarsi. Qualità culturale è anche quella dei residenti, che, se rozzi e ignoranti, rappresentano il primo dissuasore dei flussi turistici, se, invece, sono colti, intelligenti e sensibili ne rappresentano il principale attrattore. E la qualità culturale delle comunità accoglienti dipende da ottime politiche formative e culturali, e anche da un livello alto dei "consumi" culturali, che attualmente in Capitanata sono al fondo delle classifiche nazionali. Stessa cosa dicasi per gli eventi. Ormai sono numerosi studi e ricerche sull’impatto economico dei festival e sul Gargano esistono già delle realtà festivaliere consolidate che attualmente rappresentano un attrattore e un volano di attività economiche (e non mi riferisco solamente a quelle storiche, Carpino Folk Festival e FestambienteSud, aderenti al consorzio 5FSS di cui, indegnamente, sono il presidente pro tempore). I festival vanno potenziati e va potenziato un circuito degli eventi culturali e di spettacolo che può dare il suo importante contributo. Noi su questo stiamo lavorando, ma serve il pieno e appassionato appoggio delle amministrazioni locali e degli operatori.
3. Legalità. Stiamo sempre a parlare di marketing per rilanciare il buon nome del Gargano e decantare le sue bellezze e non ci accorgiamo che la criminalità locale opera un contro marketing micidiale. Quanti milioni di euro occorre spendere in comunicazione per cancellare nell’opinione pubblica nazionale e internazionale l’effetto nefasto della notizia di un omicidio di mafia? O della notizia che proprio il turismo sul Gargano è vittima di un racket organizzato e martellante? Che le istituzioni locali, invece che affrontare e risolvere il problema della legalità, tendono, invece, a sottovalutare, sottacere, negare? Ci siamo mai chiesti quale impatto abbia la criminalità sui clienti o potenziali tali del turismo del Gargano? E quale effetto sortisca l’idea che la politica e la cultura locale siano deboli e omertosi? E’ inutile scagliarsi contro il sistema dell’informazione o contro le associazioni che denunciano quanto accade sul territorio. Non c’è sopravvalutazione del fenomeno: semplicemente c’è il fenomeno criminale e un ridicolo tentativo di sottovalutazione. Estirpare l’illegalità e il crimine può contribuire a rilanciare l’immagine del Gargano. Anche il solo combattere, senza ambiguità e finzioni, riscatterebbe il nostro territorio. La nascita dell’associazione anti racket di Vieste, da questo punto di vista, rappresenta un importante segnale positivo proprio per i potenziali clienti del turismo garganico.
4. Il ricambio della classe dirigente. Sembra chiaro come, tranne alcune importanti eccezioni, con questa classe dirigente (che non è solo politica) non si vada lontani. Le sue responsabilità storiche possono essere riassunte in tre punti. 1. Non ha saputo trovare una strada per l’economia locale, confondendo economia e speculazione. L’economia è un processo sociale capace di produrre, e riprodurre nel tempo, ricchezza diffusa e competenze professionali e di cittadinanza, di generare relazioni positive per la comunità, di facilitare la sua apertura e non la sua chiusura. La speculazione, al contrario, produce ricchezze immediate, in un lasso di tempo limitato e concentrate nelle mani di poche persone, genera conflitti, disgrega la comunità, alimenta vizi e qualità negative uccidendo la democrazia e la cittadinanza. La politica può fare molto in campo economico: un sindaco in politica economica ha più potere del Ministro del Tesoro, per orientare le scelte e il destino di una comunità. La speculazione si è, invece, impadronita del Gargano. 2. La seconda responsabilità consiste nel non aver saputo aprire il Gargano alla Puglia, all’Italia e all’Europa. Il Gargano è isolato, politicamente, culturalmente, socialmente. Siamo i peggiori nella nostra regione che negli ultimi anni è invece cresciuta tutta. Diamo sempre la colpa a Foggia e a Bari che ci escludono. La verità e che la nostra classe dirigente è generalmente arretrata, debole, culturalmente e politicamente arroccata. La "sindrome di Calimero" non ci farà uscire dall’isolamento, ma continuerà ad affossarci. 3. La terza responsabilità della classe dirigente è quella di non aver compreso oppure, peggio, di aver compreso e colpevolmente ostacolato la nascita di una politica sovra comunale, all’altezza dell’idea della "Città Gargano". Sprecando due grandi opportunità: la Comunità Montana, ridotta ad uno spettacolo indecente; il Parco nazionale del Gargano di cui abbiamo già detto.
5. L’economia turistica non può reggersi solo sui turisti extra regionali ed extra provinciali. Anzi, i cosiddetti consumi interni al territorio sono una fonte determinante di reddito e di guadagno, ma soprattutto sono la fonte primaria dei processi della cosiddetta destagionalizzazione (almeno all’inizio del suo processo). L’unica maniera, infatti, per far crescere la qualità e la quantità dell’economia turistica, da anni ce lo diciamo senza che molto sia accaduto, è destagionalizzare. Un turismo per tutto l’anno crea stabilità lavorativa e continuità aziendale, uniche garanzie di crescita e di professionalità. Il turista che viene da lontano tende a concentrare nei soliti periodi le vacanze sul Gargano e nei week end non pensa di venirci, poiché attualmente manca l’offerta. E’ chi vive vicino che, come una specie pioniera, può fare turismo durante l’anno, soprattutto nei week end favorendo la nascita dell’offerta stessa. A questo proposito, però, dobbiamo chiederci chi siano i potenziali clienti del turismo interno. Non tutte le fasce della popolazione sentono allo stesso modo il bisogno o hanno la possibilità di vivere più volte l’anno l’esperienza del week end sul Gargano, o di un’escursione giornaliera in grado di servirsi, però, dei servizi del turismo locale. Ad eccezione dei flussi di turismo religioso, per i quali va fatto un discorso a parte, è il ceto medio cosiddetto "riflessivo" che tiene alto questo genere di consumi interni. Lo stesso gruppo sociale che compra libri, giornali, va al cinema e al teatro, frequenta la ristorazione di medio-alta qualità, è sensibile agli eventi e si muove sul territorio con una certa facilità. Lo stesso che, spesso giovane, è, nella nostra provincia costretto ad emigrare, perché sono assenti o deboli le politiche che ne favoriscano la permanenza e la prosperità. E questa debolezza rappresenta un problema per tutte le regioni meridionali, con maggiore gravità nelle aree marginali. Lo ha intuito il governo regionale che, investendo significativamente sui giovani e sulla cultura, ha gettato le basi per un rafforzamento di questa fascia sociale in tutta la Puglia. E’ la debolezza di questa fascia di popolazione che finora ha contribuito a rendere difficile la nascita di un turismo "fuori stagione" sul Gargano. La Capitanata solo in parte ha intuito la grande opportunità fornita dalla Regione. A questa debolezza si aggiunge la debolezza della nostra città capoluogo. Foggia sta crescendo troppo lentamente ed è lontana dall’essere una città media come Bari, che tiene alti i flussi nel Salento, o grande come Roma che, con i suoi flussi, regge l’intero sistema turistico laziale, abruzzese, umbro e della Bassa Toscana. Meno problemi ci sono per il preappenninno meridionale (l’asse Orsara-Troia, per intenderci), più raggiungibile del Gargano, perché oltre che su Foggia può contare anche su parte della Campania e rivolgersi pertanto ad un territorio più ampio. Le uniche realtà garganiche che possono dirsi realmente destagionalizzate, oltre a San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo per via del turismo religioso, sono Mattinata che pesca su un bacino di prossimità sull’asse Manfredonia-Foggia, e più lentamente Lesina, che sta beneficiando della presenza dell’uscita autostradale. Il resto è tutto da costruire e si può fare solo mettendo su un sistema di attrattori fondato sulla cultura, lo spettacolo dal vivo, il turismo natura. E considerando un’area di prossimità che sicuramente coinvolga anche il Molise, la BAT, e la provincia di Benevento.
6. Manca una compiuta strategia di promozione. A volte lo spreco di risorse è la cifra della nostra comunicazione pubblica. A mio avviso si deve concentrare la maggior parte dell’attenzione e dei finanziamenti per cercare di intercettare i flussi interni e di prossimità e le aree e gli assi metropolitani più vicini, quelli cioè, che hanno la possibilità, anche in mancanza di un aeroporto che funzioni come si deve, di frequentare il Gargano nei week end. L’offerta deve pertanto rivolgersi al ceto medio delle aree metropolitane di Bari, Napoli e Roma, e all’asse urbano abruzzese e marchigiano che corre sulla A14. E la comunicazione deve essere continua e presente principalmente in queste aree, che complessivamente sono abitate da più di dieci milioni di persone e sono raggiungibili in meno di tre ore. Tutto questo a condizione che sul Gargano ci sia la volontà di ricostruire un’economia turistica, abbandonando una visione meramente speculativa dell’economia. A volte è forte l’impressione che la stagionalità sia una condizione accettata volentieri da molti operatori e che in alcuni casi il turismo sia diventato l’alibi per portare acqua al mulino della speculazione edilizia. Aspettando di essere smentiti con i fatti, siamo disponibili a fare la nostra parte collaborando con le persone, le aziende e le istituzioni di buona volontà che credono nel trinomio ambiente-cultura-economia e che vogliano costruire un’intelligente strategia di attrazione dei flussi.
Franco Salcuni,responsabile di Legambiente Gargano
Un commentatore politico, uno dei più lucidi, nel ripercorrere le fasi più buie della storia patria, individua il 12 dicembre quale momento in cui il Paese ha perso la sua innocenza politica. Quella bomba di Piazza Fontana ha deflagrato un orizzonte di senso, disconnettendo un tessuto emozionale. Mi chiedevo cosa resta dopo Rosarno. Forse nulla. La dichiarazione caustica della Santanchè, forse. Cosa resta nella memoria di un Paese la caccia al “negro”, per dirla con le parole di un noto liberale quale Vittorio Feltri. Resta, a mio avviso, una ferita profonda. Forse le prove generali dell’Italia a venire, quella che ci è affianco, quella dei tronisti e delle vulve turbodiesel. Mi chiedo se il pensiero del mafioso calabrese diventa il vero pensiero debole, il “mediocrino” di fantozziana memoria, cosa resta del pensiero meridiano. E come pesa il nostro silenzio. Le nostre titubanze a non urlare quello che rende le nostre gole simili ad una ruota di scorta. Adriano Sofri ha scritto una poesia di rara bellezza. Potrebbe essere letta e recitata. Ovunque.
Da queste parti – ma non solo a queste latitudini – l’urbanistica è stata per tanto tempo la parente poverissima dell’edilizia. Non si spiega diversamente la persistenza di realtà – come quella sannicandrese – in cui ancora si gira con un programma di fabbricazione datato 1973. Speculazione su speculazione; soldi, affari, cemento. A latere, ma non troppo, il mito dell’abusivo creativo. Un territorio devastato, saccheggiato da un politica miope, infame, carogna. L’aver portato a compimento il percorso che ha condotto all’approvazione in consiglio comunale del documento programmatico preliminare al piano urbanistico generale rappresenta un momento importante per questa compagine amministrativa e per la nostra città. I contenuti del DPP li potete estrarre sul sito istituzionale dell’Ente. Solo alcune brevi considerazioni. La prima: il DPP incarna l’idea di regola. La seconda: la rigenerazione urbana rappresenterà il business plan dell’imprenditoria a venire, ma anche il momento in cui ripensare la città e i suoi spazi, ma anche il suo tempo. E’ un momento importante per la nostra città anche perché quelle direttrici sono state condivise, partecipate. L’approvazione all’unanimità in consiglio comunale del DPP – con le modifiche significative apportate – rappresenta non solo l’attenzione delle minoranze consigliari alle tematiche centrali per il territorio, ma la base su cui imbastire – da oggi – un nuovo percorso.
Ho fatto un salto a Vico, partecipando all’incontro dell’Associazionismo Attivo. Non dico niente di nuovo se ribadisco come il contesto sia per me assolutamente famigliare, bello, accogliente, vitale. Vitale, appunto. Qualcosa di vivo, ma anche passioni e prospettive per le quali vale la pena spendersi, dare qualcosa di sé. Nell’apprendere dell’ennesimo omicidio di Monte Sant’Angelo ho pensato a Domenico Principe, alla sua intelligenza, al suo coraggio, al suo pub; subito dopo mi è “apparso” Gegè Mangano, con le sue diavolerie, col suo riccio sulfureo, la sua passione. Anche quando lo stillicidio di morte e di violenza riempie pagine e pagine, la forza dispiegata e messa sul territorio rende quello che è accaduto “residuale”. C’è la mafia, certo. Ma c’è anche Domenico e Gegè; ci sono i giovani belli e vitali di questa terra che da magica e sterile diventerà vitale, feconda e prospera. La salmodia del male – la si mette in scena, molte volte in assoluta buona fede, a margine di omicidi efferati e di stampo mafioso – è funzionale sia con l’idea della terra invalicabile che con quella dell’eroe. Ribadisco. L’idea della terra invalicabile, la montagna sacra, l’identità ostentata è la figliastra – la più racchia e con l’alito al topo – della cultura mafiosa. E’ la razza protetta che ostenta la propria differenza, escludendo il contesto dalla normalità, dalla circolarità della vita e delle idee. La terra invalicabile genera l’eroe. Il mito che sbarra la strada al dragone e, quasi sempre, diventa martire della giustizia. Un filmaccio da tre soldi, roba da telecagnazzo. Anche a Vico si è tentato di scrivere una sceneggiatura diversa. Pur essendo assolutamente sobrio non vedo all’orizzonte nuvole basse. Il futuro è di quei ragazzi che già oggi chiedono alla politica ed alle istituzioni spazio vitale. Non per sé, ma per noi, per tutti.
Costantino Squeo
Domani 14 Gennai
o alle ore 19.00 in un locale sito nella Piazza De Vera D’Aragona (piazza del paese) il comune d’Ischitella affronterà la questione riguardante l’energia eolica, tema che dovrebbe essere a cuore di tutti i cittadini del comune di Ischitella e non solo.
In merito riteniamo opportuno ricordare quanto è accaduto il 19 agosto del 2009, quando il consiglio comunale di Ischitella si riunisce e delibera la disponibilità al progetto di impiantare oltre 80 pale eoliche nel mare al largo di Foce Varano, a 6 chilometri dalla spiaggia.
Si può ancora essere spettatori di tutto questo?
L’associazione Io Sono Garganico insieme alle altre associazioni hanno deciso di esserci domani ad Ischitella a manifestare il proprio dissenso e a capire le ragioni di tutto ciò chiedendo all’amministrazione comunale i tanti perché.
L’occasione dovrebbe sensibilizzare le coscienze, in quanto si parla della difesa del nostro territorio e non possiamo restare a guardare qualsiasi cosa succeda. E’ il momento di reagire e di manifestare le nostre idee che in quanto Garganici, credo, siano condivise, tutti amiamo il nostro territorio e questa delibera non riguarda solo il comune di Ischitella ma il Gargano che è di tutti.
Questo per non ritrovarci tra 3 o 4 mesi a dover organizzare un evento "Contro l’OFF SHORE di ischitella", mentre riteniamo importante manifestare ora, prima che vengano avviate ulteriori procedure di realizzazione.
PERTANTO DOMANI 14 GENNAIO ALLE ORE 19 TUTTI AD ISCHITELLA A MANIFESTARE IL PROPRIO DISSENSO A QUESTA INIZIATIVA.
Gaetano Berthoud
