Scrivo ora un pezzo che il mio amico Ninì Delli Santi, a seguito del Forum provinciale del Turismo che si tenne molto tempo fa a Vieste, mi aveva sollecitato per il suo libro sul turismo che non ha aspettato il mio ritardo ed è fortunatamente già a disposizione dei lettori, senza il mio intervento. Grazie all’appuntamento dedicato al turismo che si è tenuto a Vico del Gargano sabato scorso, ho l’occasione di riordinare le mie idee per affidarle ad uno scritto.
Se ci chiediamo come rilanciare il turismo nella provincia di Foggia, senza chiederci come rilanciare l’intera economia provinciale, a mio avviso perdiamo tempo. E se ci chiediamo come rilanciare l’economia del nostro territorio, senza rilanciare socialmente e culturalmente la comunità, ancora una volta perdiamo tempo.
Per fare, sul Gargano, un turismo che stia in campo, capace di presente e di futuro, capace di intercettare la parte migliore del nostro Paese e dei nostri “concittadini” europei, per ricostruire una economia non di retroguardia, occorre assicurare sei requisiti imprescindibili: 1. la qualità ambientale, 2. la qualità culturale del territorio, 3. la legalità, 4. un cambiamento della e nella attuale classe dirigente, 5. l’attrattività per i consumi interni della nostra provincia e non solo per l’utenza esterna, 6. la concentrazione della promozione solo in alcune realtà, evitando di sprecare denaro con interventi di comunicazione a pioggia.
In premessa voglio dire che chiunque ponga il problema del rilancio del turismo “unicamente” in termini di presenza/assenza di infrastrutture e servizi materiali fa un errore strategico, poiché ha dimenticato che i flussi dipendono principalmente dal “motivo del viaggio” e solo secondariamente dalla facilità o difficoltà di raggiungimento o di permanenza per la presenza di strade, autostrade, porti, aeroporti, a meno che non si parli di target specifici. Del resto l’età dell’oro del turismo garganico l’abbiamo vissuta quando le infrastrutture viarie e d’altro tipo erano scarse o inesistenti. Ora, indubitabilmente, stiamo vivendo un declino del turismo del Gargano, pur avendo più servizi e un’offerta più organizzata rispetto al passato. Perché accade questo? Perché il Gargano ha perso la sua verginità ambientale e culturale che rappresentava il suo attrattore più forte e il principale motivo del viaggio. Non voglio essere frainteso: le infrastrutture materiali sono importanti, (attenzione, voglio ricordare che accanto a sistemi di comunicazione e spostamento, servizi sanitari e igienici, spazi pubblici, infrastrutture sono anche auditorium, librerie, teatri, biblioteche, summer e winter schools, monumenti e musei aperti e funzionanti, banda larga…), ma ritengo che, la loro presenza/mancanza non rappresenti l’unico motivo del successo/insuccesso del turismo. I fattori che garantiscono il successo sono prevalentemente altri.
1. La qualità ambientale del territorio è pertanto il primo requisito per il rilancio del turismo sul Gargano. La qualità del paesaggio rurale e dei centri storici, del mare, delle coste; la lotta all’abusivismo edilizio ed alla “speculazione organizzata”; una moderna gestione dei rifiuti; il rilancio del Parco Nazionale del Gargano, che ha smarrito la sua mission di volano e attrattore di un turismo nuovo nel momento in cui non ha saputo trovare la strada per assolvere all’altro suo compito principale, quello di garantire la tutela dei valori ambientali e culturali del territorio. Tutto questo garantisce che una fetta importante dei potenziali turisti consideri il Gargano tra le mete possibili, meritevoli di un viaggio e di una spesa. In assenza di questi requisiti siamo destinati a uscire fuori non solo dai circuiti di business, ma anche dai circuiti mentali dei nostri connazionali e dei fratelli europei. Saremo semplicemente dimenticati.
2. La qualità culturale del territorio. Il Salento e altre zone della nostra Puglia, la Toscana, le Marche, il Lazio, l’Umbria, alcune aree della Sicilia, parte delle regioni del Nord, affidano il successo turistico alla presenza di qualità culturale nel territorio. Attenzione, non parliamo solo dei beni culturali, che abbiamo tutti, ma di attività e di servizi, accompagnati da un livello medio di cultura dei residenti, che si traduce nella giusta sensibilità degli operatori di intercettare, con una offerta colta, la parte del ceto medio più disposta a spendere per gustare il territorio, per incontrarlo, per crescere e per formarsi. Qualità culturale è anche quella dei residenti, che, se rozzi e ignoranti, rappresentano il primo dissuasore dei flussi turistici, se, invece, sono colti, intelligenti e sensibili ne rappresentano il principale attrattore. E la qualità culturale delle comunità accoglienti dipende da ottime politiche formative e culturali, e anche da un livello alto dei “consumi” culturali, che attualmente in Capitanata sono al fondo delle classifiche nazionali. Stessa cosa dicasi per gli eventi. Ormai sono numerosi studi e ricerche sull’impatto economico dei festival e sul Gargano esistono già delle realtà festivaliere consolidate che attualmente rappresentano un attrattore e un volano di attività economiche (e non mi riferisco solamente a quelle storiche, Carpino Folk Festival e FestambienteSud, aderenti al consorzio 5FSS di cui, indegnamente, sono il presidente pro tempore). I festival vanno potenziati e va potenziato un circuito degli eventi culturali e di spettacolo che può dare il suo importante contributo. Noi su questo stiamo lavorando, ma serve il pieno e appassionato appoggio delle amministrazioni locali e degli operatori.
3. Legalità. Stiamo sempre a parlare di marketing per rilanciare il buon nome del Gargano e decantare le sue bellezze e non ci accorgiamo che la criminalità locale opera un contro marketing micidiale. Quanti milioni di euro occorre spendere in comunicazione per cancellare nell’opinione pubblica nazionale e internazionale l’effetto nefasto della notizia di un omicidio di mafia? O della notizia che proprio il turismo sul Gargano è vittima di un racket organizzato e martellante? Che le istituzioni locali, invece che affrontare e risolvere il problema della legalità, tendono, invece, a sottovalutare, sottacere, negare? Ci siamo mai chiesti quale impatto abbia la criminalità sui clienti o potenziali tali del turismo del Gargano? E quale effetto sortisca l’idea che la politica e la cultura locale siano deboli e omertosi? E’ inutile scagliarsi contro il sistema dell’informazione o contro le associazioni che denunciano quanto accade sul territorio. Non c’è sopravvalutazione del fenomeno: semplicemente c’è il fenomeno criminale e un ridicolo tentativo di sottovalutazione. Estirpare l’illegalità e il crimine può contribuire a rilanciare l’immagine del Gargano. Anche il solo combattere, senza ambiguità e finzioni, riscatterebbe il nostro territorio. La nascita dell’associazione anti racket di Vieste, da questo punto di vista, rappresenta un importante segnale positivo proprio per i potenziali clienti del turismo garganico.
4. Il ricambio della classe dirigente. Sembra chiaro come, tranne alcune importanti eccezioni, con questa classe dirigente (che non è solo politica) non si vada lontani. Le sue responsabilità storiche possono essere riassunte in tre punti. 1. Non ha saputo trovare una strada per l’economia locale, confondendo economia e speculazione. L’economia è un processo sociale capace di produrre, e riprodurre nel tempo, ricchezza diffusa e competenze professionali e di cittadinanza, di generare relazioni positive per la comunità, di facilitare la sua apertura e non la sua chiusura. La speculazione, al contrario, produce ricchezze immediate, in un lasso di tempo limitato e concentrate nelle mani di poche persone, genera conflitti, disgrega la comunità, alimenta vizi e qualità negative uccidendo la democrazia e la cittadinanza. La politica può fare molto in campo economico: un sindaco in politica economica ha più potere del Ministro del Tesoro, per orientare le scelte e il destino di una comunità. La speculazione si è, invece, impadronita del Gargano. 2. La seconda responsabilità consiste nel non aver saputo aprire il Gargano alla Puglia, all’Italia e all’Europa. Il Gargano è isolato, politicamente, culturalmente, socialmente. Siamo i peggiori nella nostra regione che negli ultimi anni è invece cresciuta tutta. Diamo sempre la colpa a Foggia e a Bari che ci escludono. La verità e che la nostra classe dirigente è generalmente arretrata, debole, culturalmente e politicamente arroccata. La “sindrome di Calimero” non ci farà uscire dall’isolamento, ma continuerà ad affossarci. 3. La terza responsabilità della classe dirigente è quella di non aver compreso oppure, peggio, di aver compreso e colpevolmente ostacolato la nascita di una politica sovra comunale, all’altezza dell’idea della “Città Gargano”. Sprecando due grandi opportunità: la Comunità Montana, ridotta ad uno spettacolo indecente; il Parco nazionale del Gargano di cui abbiamo già detto.
5. L’economia turistica non può reggersi solo sui turisti extra regionali ed extra provinciali. Anzi, i cosiddetti consumi interni al territorio sono una fonte determinante di reddito e di guadagno, ma soprattutto sono la fonte primaria dei processi della cosiddetta destagionalizzazione (almeno all’inizio del suo processo). L’unica maniera, infatti, per far crescere la qualità e la quantità dell’economia turistica, da anni ce lo diciamo senza che molto sia accaduto, è destagionalizzare. Un turismo per tutto l’anno crea stabilità lavorativa e continuità aziendale, uniche garanzie di crescita e di professionalità. Il turista che viene da lontano tende a concentrare nei soliti periodi le vacanze sul Gargano e nei week end non pensa di venirci, poiché attualmente manca l’offerta. E’ chi vive vicino che, come una specie pioniera, può fare turismo durante l’anno, soprattutto nei week end favorendo la nascita dell’offerta stessa. A questo proposito, però, dobbiamo chiederci chi siano i potenziali clienti del turismo interno. Non tutte le fasce della popolazione sentono allo stesso modo il bisogno o hanno la possibilità di vivere più volte l’anno l’esperienza del week end sul Gargano, o di un’escursione giornaliera in grado di servirsi, però, dei servizi del turismo locale. Ad eccezione dei flussi di turismo religioso, per i quali va fatto un discorso a parte, è il ceto medio cosiddetto “riflessivo” che tiene alto questo genere di consumi interni. Lo stesso gruppo sociale che compra libri, giornali, va al cinema e al teatro, frequenta la ristorazione di medio-alta qualità, è sensibile agli eventi e si muove sul territorio con una certa facilità. Lo stesso che, spesso giovane, è, nella nostra provincia costretto ad emigrare, perché sono assenti o deboli le politiche che ne favoriscano la permanenza e la prosperità. E questa debolezza rappresenta un problema per tutte le regioni meridionali, con maggiore gravità nelle aree marginali. Lo ha intuito il governo regionale che, investendo significativamente sui giovani e sulla cultura, ha gettato le basi per un rafforzamento di questa fascia sociale in tutta la Puglia. E’ la debolezza di questa fascia di popolazione che finora ha contribuito a rendere difficile la nascita di un turismo “fuori stagione” sul Gargano. La Capitanata solo in parte ha intuito la grande opportunità fornita dalla Regione. A questa debolezza si aggiunge la debolezza della nostra città capoluogo. Foggia sta crescendo troppo lentamente ed è lontana dall’essere una città media come Bari, che tiene alti i flussi nel Salento, o grande come Roma che, con i suoi flussi, regge l’intero sistema turistico laziale, abruzzese, umbro e della Bassa Toscana. Meno problemi ci sono per il preappenninno meridionale (l’asse Orsara-Troia, per intenderci), più raggiungibile del Gargano, perché oltre che su Foggia può contare anche su parte della Campania e rivolgersi pertanto ad un territorio più ampio. Le uniche realtà garganiche che possono dirsi realmente destagionalizzate, oltre a San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo per via del turismo religioso, sono Mattinata che pesca su un bacino di prossimità sull’asse Manfredonia-Foggia, e più lentamente Lesina, che sta beneficiando della presenza dell’uscita autostradale. Il resto è tutto da costruire e si può fare solo mettendo su un sistema di attrattori fondato sulla cultura, lo spettacolo dal vivo, il turismo natura. E considerando un’area di prossimità che sicuramente coinvolga anche il Molise, la BAT, e la provincia di Benevento.
6. Manca una compiuta strategia di promozione. A volte lo spreco di risorse è la cifra della nostra comunicazione pubblica. A mio avviso si deve concentrare la maggior parte dell’attenzione e dei finanziamenti per cercare di intercettare i flussi interni e di prossimità e le aree e gli assi metropolitani più vicini, quelli cioè, che hanno la possibilità, anche in mancanza di un aeroporto che funzioni come si deve, di frequentare il Gargano nei week end. L’offerta deve pertanto rivolgersi al ceto medio delle aree metropolitane di Bari, Napoli e Roma, e all’asse urbano abruzzese e marchigiano che corre sulla A14. E la comunicazione deve essere continua e presente principalmente in queste aree, che complessivamente sono abitate da più di dieci milioni di persone e sono raggiungibili in meno di tre ore. Tutto questo a condizione che sul Gargano ci sia la volontà di ricostruire un’economia turistica, abbandonando una visione meramente speculativa dell’economia. A volte è forte l’impressione che la stagionalità sia una condizione accettata volentieri da molti operatori e che in alcuni casi il turismo sia diventato l’alibi per portare acqua al mulino della speculazione edilizia. Aspettando di essere smentiti con i fatti, siamo disponibili a fare la nostra parte collaborando con le persone, le aziende e le istituzioni di buona volontà che credono nel trinomio ambiente-cultura-economia e che vogliano costruire un’intelligente strategia di attrazione dei flussi.
Una fetta significativa dei finanziamenti all’interno del progetto strategico di Capitanata 2020 è destinata al territorio garganico, e questo – spiega il commissario dell’ente parco, Giandiego Gatta – proprio al ruolo e allo spessore che l’area protetta riveste nell’ambito di tutta la Capitanata. Ben quindici i Comuni coinvolti nel progetto che beneficeranno dei finanziamenti, opere di notevole importanza che abbracciano una larga forbice di interventi di alta qualificazione. «Per cui – aggiunge Gatta – la recente approvazione da parte della giunta regionale del programma stralcio è manna dal cielo per l’intero territorio della Capitanata. Poter contare su una disponibilità di oltre 34 milioni di euro, di cui più di otto destinati ai comuni garganici, è un buon viatico per guardare al futuro con ottimismo». Nel dettaglio, gli interventi più significativi riguardano Rignano Garganico e Vieste. Per il primo Comune, le risorse per circa 400mila euro saranno finalizzate alla valorizzazione di Grotta Paglicci e delle sue preziose testimonianze che ne fanno un punto di riferimento, forse unico, per una “lettura” del nostro passato. Interventi che non riguarderanno soltanto l’insediamento paleolitico ma anche la realizzazione di un museo. Per Vieste sono oltre due milioni gli euro da destinare alla riqualificazione dell’area portuale. Un plafond di tre milioni di euro destinati alla rivitalizzazione di alcuni centri storici dei Comuni ricadenti nell’area protetta, già individuati dalla regione. Infine, poco meno di un milione di euro per energia alternativa degli edifici scolastici.
ondaradio.info
Anche il “Comitato per la a del mare del Gargano” (costituitosi a Vieste il 10 dicembre scorso e formato da cittadini di vari paesi del Gargano) dice “no” al progetto dell’eolico off-shore che dovrebbe sorgere al largo di Foce Varano (ma anche ad altri potenziali progetti similari lungo le coste del Gargano) motivando la propria posizione, assunta dopo un’attenta riflessione e l’acquisizione di atti e documentazione relativi al progetto. della Seva srl, avallato dal Comune di Ischitella. “I “costi” di tali progetti — chiarisce il comitato in una nota—(di cui questo potrebbe essere l’apripista e l’esempio da seguire per sindaci garganici, trasformando la nostra in una centrale elettrica), si dimostrano maggiori dei benefici prospettati, sul piano ambientale, paesaggistico, economico e sociale che rende indispensabile individuare alternative a tali fonti rinnovabili sul nostro territorio.” Non un “no” pregiudiziale, ed infatti il Comitato chiarisce di essere “fautore sensibile ad ogni iniziativa che preveda la realizzazione e produzione di energia basata su fonti rinnovabili e non inquinanti”, ma una presa di posizione motivata innanzitutto dalla considerazione che “il Gargano, e più precisamente la sua costa, ha come fonte principale di attività economica il “turismo” e che ogni questione relativa alla modifica del paesaggio e dell’ambiente di un territorio, soprattutto se ha rilevanza turistica, diventa automaticamente una questione che non può più solo riguardare un dato comune o i suoi abitanti, ma acquista una rilevanza popolare.” Fra le motivazioni di contrarietà al progetto, in primis figurano le ripercussioni negative sul turismo, a fronte di una scelta che, comportando una modificazione dell’ambiente naturale e del paesaggio, non può essere riservata alla decisione di un solo comune, “auspicando – prosegue infatti la nota del comitato – che una qualsiasi politica energetica sul territorio, vada vista nella totalità del territorio garganico, coinvolgendo tutti gli enti in esso posti, smettendo la politica di coltivare il proprio orticello a scapito o disinteressandosi dell’altro. Non meno importante, per il comitato, oltre a quello paesaggistico e visivo anche “l’impatto più prettamente ambientale, e di disturbo, in riferimento ai fenomeni migratori (documentati e studiati) dell’avifauna”. L’installazione degli altissimi pali sormontati da aerogeneratori renderebbero difficile inoltre, per il Comitato “anche la fruibilità alla navigazione sia essa di pesca che da diporto (soprattutto crocieristica), che comporta non solo l’interdizione dello specchio d’acqua direttamente interessato, ma anche delle rotte navali che lo incrocerebbero”. Bocciato su tutta la linea, dunque il progetto del parco eolico marino che comporta, per giunta, un “esiguo ritorno economico, con un impatto sulla forza lavoro limitata alla realizzazione del progetto, ma non alla sua gestione” giudicato anche poco chiaro rispetto “nella sua realizzazione, gestione e negli impegni assunti dalle parti — sostiene il comitato per la tutela del mare garganico – visto la bozza di convenzione che sbilancia il potere dell’azienda realizzatrice e gestore del progetto a scapito dell’ente locale”. Un deciso "no" dunque, si alza dai garganici che si sono costituiti in comitato dal mese scorso, a seguito delle inquietanti vicende emerse a proposito delle navi e container affondate al largo del Gargano, ma con l’intento di mettere in campo una dimensione attiva della cittadinanza ed agire per la tutela e la difesa del mare e dell’ambiente marino e costiero in ogni situazione in cui si ravvisi una loro compromissione.
Anna Lucia Sticozzi
Joseph Tusiani
Domenica 31 gennaio alle 18,30 sarà inaugurato il LUC, il Laboratorio Urbano di Manfredonia realizzato dal recupero del dismesso mercato del pesce.
Tra tutte le definizioni contenute nel comunicato stampa del Comune quella che ci è piaciuta di più è questa: il LUC è una struttura innovativa, con ampie vetrate da dove guardare il mare ed il cielo e sognare di cambiare il mondo. 🙂
A cosa serve il nuovo Laboratorio di Bollenti Spiriti, ce lo spiega il Sindaco Paolo Camp "il LUC è un laboratorio artistico-culturale dove sperimentare e produrre fotografia, pittura, musica, teatro, cinema e costruire opportunità di impegno e di lavoro per i ragazzi della nostra città".
Alla cerimonia di inaugurazione saranno presenti l’assessore Guglielmo Minervini ed il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.
Guest star, il cantautore Roberto Vecchioni.
Il LUC sarà intitola al giovane eroe antimafia Peppino Impastato.
Leggo sui numero scorso de “Il Faro” un articolo sugli ultimi avvenimenti riguardanti i Trabucchi e l’Associazione che li rappresenta, di cui sono attualmente il Presidente. In nome e per conto del diritto di replica, devo intervenire e contestare in toto i contenuti di quell’articolo. Parla della conferenza di servizio avvenuta il giorno 8 di questo mese su iniziativa del comune di Vieste e organizzata in quella stessa sede, al fine di trovare una soluzione al problema ancora irrisolto delle autorizzazioni amministrative per i trabucchi del Gargano.
La conferenza si è conclusa con un proclama solenne del vice-sindaco Saverio Principe in cui ci viene raccontato che la soluzione è stata trovata e che finalmente ai trabucchi del Gargano è stata assicurata continuità di vita. E’ solo fumo negli occhi, amici lettori, è vero l’esatto contrario, è adesso che i nostri trabucchi avranno guai seri. E vi darò con queste mie note puntuale riscontro, al di là delle affermazioni trionfalistiche del vice-sindaco Principe, personaggio mai visto prima sui trabucchi e dintorni. Prima però analizziamo meglio questa pomposa conferenza di servizio dell’otto gennaio scorso. Intanto si è svolta a porte chiuse. Sotto ogni latitudine una conferenza di servizio si è sempre svolta a cielo aperto, con pubblico interessato e giornalisti ammessi. A Vieste invece no e questo già la dice lunga sulla trasparenza che si è voluto dare a questo importante atto amministrativo. Pochi invitati hanno aderito all’evento, ma è significativo vedere chi invece non è stato invitato.
Non è stato invitato il comune di Peschici, sul cui territorio insistono sei dei trabucchi del Gargano. Poteva il comune di Vieste arrogarsi il diritto di decidere per Peschici su provvedimenti da cui discende la vita stessa dei trabucchi? Non è stata invitata la Provincia di cui facciamo parte, e che tante volte ha aiutato i nostri trabucchi. Non è stato invitato infine l’Associazione “Trabucchi del Gargano”. Quest’ultimo mancato invito, che doveva essere invece doveroso e obbligato, costituisce un vero e proprio arbitrio messo in atto dal comune di Vieste contro di noi, insieme all’evidente e manifesto atto di ostilità che sottintende. La ragione giuridica di quello che dico è ben precisa. La nostra Associazione, alla nascita, stipulò con i titolari di trabucchi un atto di Convenzione, altrimenti detto Comodato, in cui i titolari stessi conservavano e curavano la proprietà dei loro trabucchi, ma la gestione amministrativa era affidata con atto legalmente costituito all’Associazione. Tutto quanto qui premesso, chiunque capirebbe che la patetica parodia di una conferenza di servizio messa in scena dal comune di Vieste altra finalità non aveva se non quella di “espropriare” la nostra Associazione di una facoltà o prerogativa solamente sua. E lo hanno fatto eliminando anche testimoni scomodi, come poteva essere il comune di Peschici e la nostra Provincia, pur di giungere ad un risultato evidentemente preconfezionato.
E quanto di legale ci sia in tutto questo lo vedremo nelle sedi opportune.
Ma veniamo al cuore della vicenda, le autorizzazioni amministrative, chiamate anche concessioni demaniali.
Quando il comune di Vieste afferma, per bocca del vice-sindaco citato prima che l’Associazione “Trabucchi dei Gargano” ha fallito nella sua missione per le concessioni demaniali, dice un falso conclamato.
Per il periodo 2004-2008 tutti i nostri trabucchi hanno avuto, grazie: a noi, regolare e legittima autorizzazione amministrativa. Facevano eccezione solo i trabucchi di Molinella e la Chianca, per i quali ci fu negata per fatti peculiari legati a quel territorio specifico.
Si arriva quindi al 2009, quando entrano in gioco in questo settore gli interessi e le competenze del comune di Vieste, quando prima tutto era affidato alla Capitaneria di Porto di Manfredonia. E’ qui il colpo di scena. Le norme, i diritti, i parametri demaniali acquisiti con le prime concessioni, ci dicono che non valgono più. In pratica, per chi non l’avesse ben capito, i due Enti preposti, comune di Vieste e Capitaneria di Porto, ci negano ora quello che loro stessi ci concessero allora.
E’ questo e non altro che non ci ha consentito di giungere al traguardo delle concessioni demaniali. Qui è stato violato anche un principio del nostro ordinamento giuridico quando dice che i diritti legalmente acquisiti non si toccano più.
E’ una storia intrigante, ancora tutta da leggere, e che nasconde probabilmente anche conflitti di interpretazione sulle norme specifiche, conflitti tra gli stessi Enti deputati al rilascio delle concessioni. Ed allora hanno trovato l’unica soluzione possibile, trovare un capro espiatorio, l’Ass. “I Trabucchi del Gargano” per l’appunto, privandola con un atto di forza della gestione amministrativa dei trabucchi e trasferendo questa gestione al comune di Vieste.
E adesso, amici di Vieste e di Peschici, prepariamoci tutti insieme al meglio del peggio, o se preferite, al peggio del meglio. I trabucchi del Gargano, svincolati dalla tutela rigida e severa del nostro statuto, si aprono al libero mercato delle concessioni demaniali, direttamente gestito dal comune di Vieste.
Si sa bene cosa è un’amministrazione comunale, amici, amici degli amici, clientelismo, interessi privatistici ed elettorali. A chi si vorrà negare mai una concessione per costruirsi un trabucco privato? Assisteremo fatalmente alla proliferazione di questi, alla degenerazione del sistema, laddove i trabucchi storici, nella massa indistinta ed anonima di quelli di nuova generazione, perderanno ogni identità e valore. La splendida architettura del trabucco classico, concepita dal genio dei nostri antenati, verrà completamente stravolta e si perderà nel mucchio selvaggio di una squallida mercificazione. Un altro tema mi interessa sviluppare. Il comune di Vieste, pur di cancellarci dalla storia dei trabucchi che la nostra Associazione stava scrivendo con eccellenti risultati, ha usato anche l’arma del terrorismo psicologico. In ogni proclama del nostro Comune veniva detto che avrebbero salvato i trabucchi dalla demolizione, pericolo che la nostra Associazione aveva creato. Allora vediamo meglio questo furore legalitario che i nostri amministratori proclamano.
In zona Tufara e le Punte, vicenda ben conosciuta dal nostro comune, furono eretti due trabucchi o pseudo tali dichiarati dagli Enti di controllo abusivi. Ne seguì l’avviso di reato, il sequestro, i sigilli, l’ordinanza di demolizione. Tutto perfetto, se non fosse che, trascorso un anno da allora, quelle opere abusive sequestrate, sigillate e quant’altro ancora, vengono regolarmente frequentate e usate. Perché, diciamola tutta, c’è un unico filo conduttore tra questa vicenda di abusivismo e i risultati della conferenza di servizio voluta dal comune di Vieste.
Permettetemi in ultimo e in forma del tutto personale, di dire una cosa all’autore dell’articolo apparso su “Il Faro” la settimana scorsa al quale questo mio fa da replica. Parla ad un certo punto di ricorso all’autorità giudiziaria, ma anche di irregolarità di tipo contabile nella mia gestione. Mentre non ho ricevuto alcuna notizia o notificazione di carattere giudiziario, la seconda parte, le irregolarità contabili, mi ha ferito profondamente. In pratica mi si dà del ladro. Allora mentre posso perdonare a questo signore le castronerie che racconta nel suo articolo, questa ultima cosa no. Allora esigo che porti alla redazione di questo giornale una prova, una sola, delle mie ruberie. E giacchè sono sicuro che non lo farà perché io non ho’ rubato, gli dirò da subito quali sono i tratti caratteristici della sua personalità. Userò la seconda persona singolare a titolo rafforzativo: sei solo un mentecatto, senza dignità né onore.
Vincenzo Spalatro
Presidente f.f.
Associazione “Trabucchi del Gargano”
Fonte:argoiani
I militari della Brigata della Guardia di Finanza di Rodi Garganico, all’esito di specifici controlli, hanno rinvenuto, su un’area di interesse archeologico, nr.108 reperti risalenti al IV – VI secolo a.c. di epoca dauna. I reperti erano gia’ pronti per essere trafugati da parte di malintenzionati nello specifico, tra i resti figurano:
nr. 18 pezzi di vasellame interi e ricostruibili;• nr. 07 fibule e oggetti ornamentali/monili in bronzo;
• nr. 05 punte di lance/coltelli;
• nr. 78 pezzi di frammenti di vasellame vario.
I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso di una Conferenza Stampa che si terra’ alle ore 12,00 odierne presso la sede del comando Brigata della Guardia di Finanza di Rodi Garganico – via C. Colombo, 2.
Cagnano Varano. “Sulla questione eolico off-shore delibererà la prossima amministrazione”. Nicola Tavaglione sindaco di Cagnano risponde così ai nostri microfoni sulla domanda sulla posizione del Comune riguardo al progetto eolico off-shore che prevede l’installazione di pale eoliche al largo dell’Isola Varano. Il progetto proposto dall’Amministrazione di Ischitella sta trovando come ostacolo nella realizzazione il categorico no del Comune di Rodi che non ha nessuna intenzione di piantare venti pale eoliche a mare. Si è subito pensato a Cagnano come possibile partner per completare il progetto. “Noi non abbiamo ancora preso visione del progetto” afferma Tavaglione al termine dell’incontro sulla Laguna di Varano“ma soprattutto la scelta è così importante che noi amministratori a scadenza di mandato non possiamo prenderla”. Eppure alcune indiscrezioni nelle ultime ore parlavano di un contatto tra lo stesso sindaco cagnanese e il suo equivalente ischitellano Pietro Colecchia. Sta di fatto che se è vero che sarà la prossima amministrazione a decidere a riguardo c’è l’alto rischio che il Comune di Cagnano si trovi impreparato alla prossima conferenza di servizi alla Capitaneria di Porto di Manfredonia prevista per il 15 aprile (le elezioni sono il 28 marzo, il 4 aprile è Pasqua) e quindi se il Comune di Cagnano mancherà all’appello, l’assenza verrà valutata come parere favorevole,