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GARGANO: Il turismo, l’ambiente, la cultura e il ceto medio riflessivo

Scrivo ora un pezzo che il mio amico Ninì Delli Santi, a seguito del Forum provinciale del Turismo che si tenne molto tempo fa a Vieste, mi aveva sollecitato per il suo libro sul turismo che non ha aspettato il mio ritardo ed è fortunatamente già a disposizione dei lettori, senza il mio intervento. Grazie all’appuntamento dedicato al turismo che si è tenuto a Vico del Gargano sabato scorso, ho l’occasione di riordinare le mie idee per affidarle ad uno scritto.

Se ci chiediamo come rilanciare il turismo nella provincia di Foggia, senza chiederci come rilanciare l’intera economia provinciale, a mio avviso perdiamo tempo. E se ci chiediamo come rilanciare l’economia del nostro territorio, senza rilanciare socialmente e culturalmente la comunità, ancora una volta perdiamo tempo.

Per fare, sul Gargano, un turismo che stia in campo, capace di presente e di futuro, capace di intercettare la parte migliore del nostro Paese e dei nostri “concittadini” europei, per ricostruire una economia non di retroguardia, occorre assicurare sei requisiti imprescindibili: 1. la qualità ambientale, 2. la qualità culturale del territorio, 3. la legalità, 4. un cambiamento della e nella attuale classe dirigente, 5. l’attrattività per i consumi interni della nostra provincia e non solo per l’utenza esterna, 6. la concentrazione della promozione solo in alcune realtà, evitando di sprecare denaro con interventi di comunicazione a pioggia.

In premessa voglio dire che chiunque ponga il problema del rilancio del turismo “unicamente” in termini di presenza/assenza di infrastrutture e servizi materiali fa un errore strategico, poiché ha dimenticato che i flussi dipendono principalmente dal “motivo del viaggio” e solo secondariamente dalla facilità o difficoltà di raggiungimento o di permanenza per la presenza di strade, autostrade, porti, aeroporti, a meno che non si parli di target specifici. Del resto l’età dell’oro del turismo garganico l’abbiamo vissuta quando le infrastrutture viarie e d’altro tipo erano scarse o inesistenti. Ora, indubitabilmente, stiamo vivendo un declino del turismo del Gargano, pur avendo più servizi e un’offerta più organizzata rispetto al passato. Perché accade questo? Perché il Gargano ha perso la sua verginità ambientale e culturale che rappresentava il suo attrattore più forte e il principale motivo del viaggio. Non voglio essere frainteso: le infrastrutture materiali sono importanti, (attenzione, voglio ricordare che accanto a sistemi di comunicazione e spostamento, servizi sanitari e igienici, spazi pubblici, infrastrutture sono anche auditorium, librerie, teatri, biblioteche, summer e winter schools, monumenti e musei aperti e funzionanti, banda larga…), ma ritengo che, la loro presenza/mancanza non rappresenti l’unico motivo del successo/insuccesso del turismo. I fattori che garantiscono il successo sono prevalentemente altri.

1. La qualità ambientale del territorio è pertanto il primo requisito per il rilancio del turismo sul Gargano. La qualità del paesaggio rurale e dei centri storici, del mare, delle coste; la lotta all’abusivismo edilizio ed alla “speculazione organizzata”; una moderna gestione dei rifiuti; il rilancio del Parco Nazionale del Gargano, che ha smarrito la sua mission di volano e attrattore di un turismo nuovo nel momento in cui non ha saputo trovare la strada per assolvere all’altro suo compito principale, quello di garantire la tutela dei valori ambientali e culturali del territorio. Tutto questo garantisce che una fetta importante dei potenziali turisti consideri il Gargano tra le mete possibili, meritevoli di un viaggio e di una spesa. In assenza di questi requisiti siamo destinati a uscire fuori non solo dai circuiti di business, ma anche dai circuiti mentali dei nostri connazionali e dei fratelli europei. Saremo semplicemente dimenticati.

2. La qualità culturale del territorio. Il Salento e altre zone della nostra Puglia, la Toscana, le Marche, il Lazio, l’Umbria, alcune aree della Sicilia, parte delle regioni del Nord, affidano il successo turistico alla presenza di qualità culturale nel territorio. Attenzione, non parliamo solo dei beni culturali, che abbiamo tutti, ma di attività e di servizi, accompagnati da un livello medio di cultura dei residenti, che si traduce nella giusta sensibilità degli operatori di intercettare, con una offerta colta, la parte del ceto medio più disposta a spendere per gustare il territorio, per incontrarlo, per crescere e per formarsi. Qualità culturale è anche quella dei residenti, che, se rozzi e ignoranti, rappresentano il primo dissuasore dei flussi turistici, se, invece, sono colti, intelligenti e sensibili ne rappresentano il principale attrattore. E la qualità culturale delle comunità accoglienti dipende da ottime politiche formative e culturali, e anche da un livello alto dei “consumi” culturali, che attualmente in Capitanata sono al fondo delle classifiche nazionali. Stessa cosa dicasi per gli eventi. Ormai sono numerosi studi e ricerche sull’impatto economico dei festival e sul Gargano esistono già delle realtà festivaliere consolidate che attualmente rappresentano un attrattore e un volano di attività economiche (e non mi riferisco solamente a quelle storiche, Carpino Folk Festival e FestambienteSud, aderenti al consorzio 5FSS di cui, indegnamente, sono il presidente pro tempore). I festival vanno potenziati e va potenziato un circuito degli eventi culturali e di spettacolo che può dare il suo importante contributo. Noi su questo stiamo lavorando, ma serve il pieno e appassionato appoggio delle amministrazioni locali e degli operatori.

3. Legalità. Stiamo sempre a parlare di marketing per rilanciare il buon nome del Gargano e decantare le sue bellezze e non ci accorgiamo che la criminalità locale opera un contro marketing micidiale. Quanti milioni di euro occorre spendere in comunicazione per cancellare nell’opinione pubblica nazionale e internazionale l’effetto nefasto della notizia di un omicidio di mafia? O della notizia che proprio il turismo sul Gargano è vittima di un racket organizzato e martellante? Che le istituzioni locali, invece che affrontare e risolvere il problema della legalità, tendono, invece, a sottovalutare, sottacere, negare? Ci siamo mai chiesti quale impatto abbia la criminalità sui clienti o potenziali tali del turismo del Gargano? E quale effetto sortisca l’idea che la politica e la cultura locale siano deboli e omertosi? E’ inutile scagliarsi contro il sistema dell’informazione o contro le associazioni che denunciano quanto accade sul territorio. Non c’è sopravvalutazione del fenomeno: semplicemente c’è il fenomeno criminale e un ridicolo tentativo di sottovalutazione. Estirpare l’illegalità e il crimine può contribuire a rilanciare l’immagine del Gargano. Anche il solo combattere, senza ambiguità e finzioni, riscatterebbe il nostro territorio. La nascita dell’associazione anti racket di Vieste, da questo punto di vista, rappresenta un importante segnale positivo proprio per i potenziali clienti del turismo garganico.

4. Il ricambio della classe dirigente. Sembra chiaro come, tranne alcune importanti eccezioni, con questa classe dirigente (che non è solo politica) non si vada lontani. Le sue responsabilità storiche possono essere riassunte in tre punti. 1. Non ha saputo trovare una strada per l’economia locale, confondendo economia e speculazione. L’economia è un processo sociale capace di produrre, e riprodurre nel tempo, ricchezza diffusa e competenze professionali e di cittadinanza, di generare relazioni positive per la comunità, di facilitare la sua apertura e non la sua chiusura. La speculazione, al contrario, produce ricchezze immediate, in un lasso di tempo limitato e concentrate nelle mani di poche persone, genera conflitti, disgrega la comunità, alimenta vizi e qualità negative uccidendo la democrazia e la cittadinanza. La politica può fare molto in campo economico: un sindaco in politica economica ha più potere del Ministro del Tesoro, per orientare le scelte e il destino di una comunità. La speculazione si è, invece, impadronita del Gargano. 2. La seconda responsabilità consiste nel non aver saputo aprire il Gargano alla Puglia, all’Italia e all’Europa. Il Gargano è isolato, politicamente, culturalmente, socialmente. Siamo i peggiori nella nostra regione che negli ultimi anni è invece cresciuta tutta. Diamo sempre la colpa a Foggia e a Bari che ci escludono. La verità e che la nostra classe dirigente è generalmente arretrata, debole, culturalmente e politicamente arroccata. La “sindrome di Calimero” non ci farà uscire dall’isolamento, ma continuerà ad affossarci. 3. La terza responsabilità della classe dirigente è quella di non aver compreso oppure, peggio, di aver compreso e colpevolmente ostacolato la nascita di una politica sovra comunale, all’altezza dell’idea della “Città Gargano”. Sprecando due grandi opportunità: la Comunità Montana, ridotta ad uno spettacolo indecente; il Parco nazionale del Gargano di cui abbiamo già detto.

5. L’economia turistica non può reggersi solo sui turisti extra regionali ed extra provinciali. Anzi, i cosiddetti consumi interni al territorio sono una fonte determinante di reddito e di guadagno, ma soprattutto sono la fonte primaria dei processi della cosiddetta destagionalizzazione (almeno all’inizio del suo processo). L’unica maniera, infatti, per far crescere la qualità e la quantità dell’economia turistica, da anni ce lo diciamo senza che molto sia accaduto, è destagionalizzare. Un turismo per tutto l’anno crea stabilità lavorativa e continuità aziendale, uniche garanzie di crescita e di professionalità. Il turista che viene da lontano tende a concentrare nei soliti periodi le vacanze sul Gargano e nei week end non pensa di venirci, poiché attualmente manca l’offerta. E’ chi vive vicino che, come una specie pioniera, può fare turismo durante l’anno, soprattutto nei week end favorendo la nascita dell’offerta stessa. A questo proposito, però, dobbiamo chiederci chi siano i potenziali clienti del turismo interno. Non tutte le fasce della popolazione sentono allo stesso modo il bisogno o hanno la possibilità di vivere più volte l’anno l’esperienza del week end sul Gargano, o di un’escursione giornaliera in grado di servirsi, però, dei servizi del turismo locale. Ad eccezione dei flussi di turismo religioso, per i quali va fatto un discorso a parte, è il ceto medio cosiddetto “riflessivo” che tiene alto questo genere di consumi interni. Lo stesso gruppo sociale che compra libri, giornali, va al cinema e al teatro, frequenta la ristorazione di medio-alta qualità, è sensibile agli eventi e si muove sul territorio con una certa facilità. Lo stesso che, spesso giovane, è, nella nostra provincia costretto ad emigrare, perché sono assenti o deboli le politiche che ne favoriscano la permanenza e la prosperità. E questa debolezza rappresenta un problema per tutte le regioni meridionali, con maggiore gravità nelle aree marginali. Lo ha intuito il governo regionale che, investendo significativamente sui giovani e sulla cultura, ha gettato le basi per un rafforzamento di questa fascia sociale in tutta la Puglia. E’ la debolezza di questa fascia di popolazione che finora ha contribuito a rendere difficile la nascita di un turismo “fuori stagione” sul Gargano. La Capitanata solo in parte ha intuito la grande opportunità fornita dalla Regione. A questa debolezza si aggiunge la debolezza della nostra città capoluogo. Foggia sta crescendo troppo lentamente ed è lontana dall’essere una città media come Bari, che tiene alti i flussi nel Salento, o grande come Roma che, con i suoi flussi, regge l’intero sistema turistico laziale, abruzzese, umbro e della Bassa Toscana. Meno problemi ci sono per il preappenninno meridionale (l’asse Orsara-Troia, per intenderci), più raggiungibile del Gargano, perché oltre che su Foggia può contare anche su parte della Campania e rivolgersi pertanto ad un territorio più ampio. Le uniche realtà garganiche che possono dirsi realmente destagionalizzate, oltre a San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo per via del turismo religioso, sono Mattinata che pesca su un bacino di prossimità sull’asse Manfredonia-Foggia, e più lentamente Lesina, che sta beneficiando della presenza dell’uscita autostradale. Il resto è tutto da costruire e si può fare solo mettendo su un sistema di attrattori fondato sulla cultura, lo spettacolo dal vivo, il turismo natura. E considerando un’area di prossimità che sicuramente coinvolga anche il Molise, la BAT, e la provincia di Benevento.

6. Manca una compiuta strategia di promozione. A volte lo spreco di risorse è la cifra della nostra comunicazione pubblica. A mio avviso si deve concentrare la maggior parte dell’attenzione e dei finanziamenti per cercare di intercettare i flussi interni e di prossimità e le aree e gli assi metropolitani più vicini, quelli cioè, che hanno la possibilità, anche in mancanza di un aeroporto che funzioni come si deve, di frequentare il Gargano nei week end. L’offerta deve pertanto rivolgersi al ceto medio delle aree metropolitane di Bari, Napoli e Roma, e all’asse urbano abruzzese e marchigiano che corre sulla A14. E la comunicazione deve essere continua e presente principalmente in queste aree, che complessivamente sono abitate da più di dieci milioni di persone e sono raggiungibili in meno di tre ore. Tutto questo a condizione che sul Gargano ci sia la volontà di ricostruire un’economia turistica, abbandonando una visione meramente speculativa dell’economia. A volte è forte l’impressione che la stagionalità sia una condizione accettata volentieri da molti operatori e che in alcuni casi il turismo sia diventato l’alibi per portare acqua al mulino della speculazione edilizia. Aspettando di essere smentiti con i fatti, siamo disponibili a fare la nostra parte collaborando con le persone, le aziende e le istituzioni di buona volontà che credono nel trinomio ambiente-cultura-economia e che vogliano costruire un’intelligente strategia di attrazione dei flussi.

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