Foggia – Presentazione del progetto “Il Treno del Gargano”. Mercoledì 17 settembre, alle 11, nella Sala del Presidente di Palazzo Dogana, avrà luogo la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa ‘Il treno del Gargano – viaggio tra natura, cultura e tradizioni’. Un progetto culturale congiunta tra il Fai (Fondo per l’ambiente italiano) e la Provincia di Foggia in collaborazione con le Ferrovie del Gargano. All’incontro parteciperanno l’assessore provinciale al Turismo Nicola Vascello (in foto), il capo delegazione del Fai di Foggia Maria Luisa D’Ippolito, il sindaco di Peschici Mimmo Vecera, il sindaco di Rodi Garganico Carmine D’Anelli e il vice capo delegazione del Fai di Foggia e coordinatore del progetto Nico Palatella. (Il Grecale – Red/Fg05)
Dai racconti dei nostri nonni abbiamo appreso che, un tempo, il giorno dedicato alla Natività di Maria Santissima, l’otto settembre, veniva festeggiato a Peschici con una solenne processione della statua della Vergine, che muoveva dalla Chiesa Madre fino ad arrivare nella chiesa dell’abbazia di Kàlena (foto del titolo; ndr) accompagnata da numerosi fedeli, bambini festanti e dal parroco di Peschici. Oggi, però, le cose sono andate diversamente!
Dapprima voci di paese paventavano una totale assenza di autorità civili e religiose, poi la smentita, infine l’annuncio che la giornata di festa si sarebbe svolta come negli ultimi anni. E così, preceduto dalla Banda cittadina, uno sparuto corteo con alla testa sindaco e parroco , è giunto all’interno delle mura del recinto della “moderna” Abbazia di Kàlena (o di quello che ne rimane) per un momento di riflessione. E anche oggi si sono potuti ammirare i segni del tempo che inesorabilmente scavano la pietra e disseccano il legno, danneggiando sempre più irreparabilmente uno dei monumenti più belli della Montagna del Sole.
Attraversando l’arco che immette nel cortile , ci si trova davanti a un manto di folta edera che ricopre completamente la facciata interna dell’antico convento, trasformato in abitazione privata. Alte e rigogliose siepi sparse qua e là testimoniano l’assoluto stato di abbandono in cui versa l’intero plesso. Le travi in legno della copertura a capriate della chiesa più grande pendono pericolosamente dalla sommità del tetto, limitandone la fruizione completa della navata centrale. Nella stessa, poggiata sull’altare in pietra scolpita, è presente la statua lignea della Madonna col Bambino , restaurata qualche anno fa.
Rapiti dall’osservare tanta desolazione, quasi ci si dimentica che oggi è il giorno dedicato alla Madonna e che secoli fa i monaci benedettini trovarono il modo per fissarlo indelebilmente nel tempo. E ancora una volta, come accade da sempre nell’ora del vespro, un raggio di sole è penetrato dalla finestra orientata a sud ovest illuminando con precisione millimetrica la nicchia che custodiva la statua di Maria .
E così anche questo 8 settembre è passato. Uno sparuto gruppetto di persone ha potuto ammirare la grandezza dell’uomo e la sua incuria, e come avviene ogni anno, da anni, i fedeli si sono rivolti vicendevolmente le stesse domande, cui non hanno saputo dare risposta: “Per quanto tempo ancora questi luoghi dovranno restare nel silenzio dell’ignavia delle istituzioni? Quando queste mura potranno riascoltare le lodi e i canti di monaci e fedeli? E infine: ci sarà mai la possibilità di vedere recuperato questo patrimonio storico, vanto della comunità peschiciana e non solo?”
Lasciamo Kàlena, che rimane di nuovo lì, sola, abbandonata, ripiombata nel silenzio, nell’indifferenza, nell’oblio. Ci rimarrà ancora altri 364 giorni, quando il cancello si riaprirà per permettere, a chi lo vorrà, di visitarla. E il “rito” si ripeterà ancora, e poi ancora, e ancora, finché rimarrà pietra su pietra.
Le foto
Domenico Martino
L’estate volge al termine ed iniziano i primi rendiconti sull’andamento turistico pugliese 2008. Secondo i primi dati diffusi da autorevoli fonti la Puglia è risultata una delle mete più gettonate, ma anche quest’anno le stime prevedono la marcata stagionalità dei flussi turistici che continua a penalizzare l’economia dell’intera regione.
L’anno scorso tra giugno e settembre si è concentrato il 78 per cento circa delle presenze complessive e le proiezioni anche quest’anno sembrano andare verso la stessa direzione. In altri termini, aldilà del discreto incremento dei flussi turistici registrato tra giugno e agosto (si parla di un 6 per cento in più rispetto al 2007), l’incontro tra domanda e offerta sembra avvenire soprattutto nella calda estate.
Dunque in una regione come la Puglia, che potrebbe economicamente reggersi soprattutto sul turismo, tutto si riduce a soli tre mesi estivi nei quali vengono esaltati due fattori: mare e ambiente.
Recenti indagini hanno dimostrato che, nella graduatoria delle attrattive che determinano la scelta di trascorrere le vacanze in Puglia, il mare e l’ambiente si trovano rispettivamente al primo e al secondo posto per i turisti stranieri, in particolare tedeschi e svizzeri. In pratica le statistiche dicono che, ad esclusione dei francesi per i quali la cultura rappresenta la seconda motivazione al viaggio in Puglia (il 20 per cento circa degli intervistati dichiara divenire in Puglia per il suo patrimonio artistico), l’incidenza del fattore arte/cultura pugliese fa registrare ovunque valori piuttosto mediocri. Un segnale evidente di come oltre al mare e all’ambiente, il patrimonio artistico della Puglia è uno spazio estremamente vasto sul quale intervenire come elemen Evidentement l’immensa dotazione posseduta dalla Puglia non è opportunamente valorizzata con delle vere e proprie iniziative mirate a far conoscere la Puglia a tutti i bacini di turismo internazionale.
Un problema che doveva essere affrontato e superato da tempo, vista la presenza di luoghi d’importanza culturale mondiale riconosciuti dall’Unesco come Albero- bello e Castel del Monte, sino ad arrivare ai meravigliosi centri storici di molti paesi dislocati dal Gargano al Salento.
Dunque a questa immagine sfuocata si aggiunge una qualità di servizi non sempre in linea con ìl rapporto qualità/prezzo e la carenza delle infrastrutture da sempre l’anello debole del turismo pugliese: Non a caso molti imprenditori esteri e del Nord Italia parlano del Sud e della Puglia in particolare, ma sembrano essere pochi quelli che davvero investono. Questo perché costruire alberghi anche se molto belli, non basta: bisogna poterli raggiungere. Servono infrastrutture, strade con connessioni che siano all’altezza di questa regione.
Allora occorre decidere una volta per tutte se puntare su un turismo costante e di qualità oppure, come dicono i più pessimisti, su un turismo frammentato.
La Puglia non è una regione di passaggio come le altre, ma una regione in cui bisogna venire di proposito. E non può essere solo il prodotto balneare a fare la sua parte, ma anche la valorizzazione di peculiarità culturali ed artistiche di grandissimo rilievo che vanno fatte apprezzare per una maggiore e diffusa visibilità e d’incremento dei flussi turistici. Intanto molte regioni italiane si sono già attrezzate per intercettare i flussi turistici derivanti dai nuovi mercati: una grossa opportunità che arriva da molti Paesi dell’est Europa. Ed è così che, mentre la Puglia sembra essere alla ricerca delle soluzioni per cogliere queste opportunità, una parte dell’Italia ha concretizzato le occasioni con la creazione di un’offerta adeguata alle diverse tipologie di clientela: dal pellegrino che viene per motivi religiosi fino ai nuovi ricchi della Russia che considerano l’Italia meta prediletta perle loro vacanze. Un’altra opportunità si presenta oggi alle regioni italiane che organizzeranno adeguatamente la loro offerta al mercato del turismo cinese. Da una recente stima realizzata dall’OMT (Organizzazione Mondiale del Turismo) risulta che sono circa 150 milioni i ricchi cinesi di cui una buona parte, fortemente attratta dalla cultura italiana, potrebbe desiderare di visitare la nostra terra. Ma se questo dovesse avvenire solo per il mare sarebbe davvero riduttivo.

Con il Progetto Memoria l’Apulia Film Commission punta sull’entusiasmo e la creatività di giovani filmaker finanziando la produzione di cortometraggi, documentari o di fiction, selezionati tramite concorso, relativi a personaggi, eventi o luoghi particolarmente significativi della Puglia del ‘900 e che hanno contribuito a definirne identità e storia.
Le tracce in concorso sono state definite da un prestigioso Comitato Scientifico, composto da Vito Amoruso, Silvio Danese, Gianni Donno, Raffaele Gorgoni, Alessandro Laterza, Vito Antonio Leuzzi, Domenico Mennitti. I temi selezionati esaltano le sfumature di un’identità regionale complessa: la vita nei/dei porti (Arrivi e partenze), gli aspetti economici, sociali e culturali di una Puglia che produce (La via del Tabacco, L’acciaio e i Due Mari), gli scambi e le condivisioni di idee e merci (Orientarsi – La Fiera del Levante), il folclore e l’innovazione (Fuochi d’artificio), il volto della Puglia che cambia (Storie di frontiera, Brindisi non è un monumento), il “miracolo” di Padre Pio (Sulla montagna sacra), la musica che attraversa il tempo e lo spazio (Musica Popolare / World / Taranta), le storie e le imprese di uomini straordinari: dagli esordi alla politica dello statista (Aldo Moro è stato giovane) alle gesta atletiche della Freccia del Sud (Miti moderni – Pietro Mennea).
Il concorso è riservato a giovani registi nati o residenti in Puglia, di età compresa tra i 18 e i 35 anni; i progetti filmici devono essere presentati in collaborazione con un’impresa di produzione italiana, europea od extraeuropea. L’Apulia Film Commission finanzierà integralmente la produzione dei migliori progetti, valutati e selezionati da un’apposita Commissione giudicatrice.
I corti realizzati costituiranno il primo nucleo di un archivio audiovisuale della storia pugliese e saranno utilizzati per veicolare un’immagine della Puglia dinamica e attrattiva.
Il termine ultimo per presentare i progetti è il 15 ottobre 2008.
L’Associazione Culturale Carpino Folk Festival si rende disponibile a collavorare con chi dovesse decidere di realizzare cortometraggi, documentari o di fiction riguardanti la tradizione musicale popolare del Gargano
Per informazioni progettomemoria@apuliafilmcommission.it – www.apuliafilmcommission.it
Ufficio Stampa Associazione Culturale Carpino Folk Festival – Antonio Basile
Pellegrinaggi e processioni a S.ta Maria delle Grazie di Càlena. “Roc’lë” e noci, gelsi e scampagnate … l’8 settembre di tanti anni fa nel ricordo dell’indimenticato Maestro Pupillo
LE TRADIZIONI DI CALENA

La tradizione orale dei più anziani tramanda che, nei secoli trascorsi, dal 1600 circa ai primi anni del Novecento, nella pianura intorno a Càlena si svolgeva una fiera. Era un mercato di prodotti agricoli e zootecnici che alimentavano gli scambi tra l’Abbazia e la popolazione di Peschici ed il commercio con i paesi circonvicini. Si svolgeva il giorno otto mese di settembre, quando conclusi i lavori stagionali estivi, ci si preparava a quelli autunnali. La fiera, che si svolse anche quando il complesso abbadiale nel primo ventennio dell’800 finì in mani private, si esaurì poi per processo naturale, quando il commercio locale prese altre strade e l’economia del paese si impoverì, anche a causa dell’assenza dei monaci di Càlena. Le sue ultime tracce si ritrovavano, fino agli anni Cinquanta, nelle bancarelle che si mettevano intorno Càlena, nel giorno della festa della Madonna, appunto l’otto di settembre.
Era, questo, il giorno in cui ogni peschiciano scendeva a Càlena, molti già dal mattino, per partecipare alla Messa che si celebrava nella chiesa. Ci fu un tempo in cui si svolgeva una processione verso l’Abbazia. Ciò era ancora presente nei ricordi dei peschiciani più anziani, fino ad una cinquantina di anni fa. Ma a memoria delle generazioni di quest’ultimo cinquantennio, il pellegrinaggio era diventato un fatto personale o, al massimo, di famiglia. La signora Raffaela Lopane, classe millenovecento, (di centodue anni), nel novembre del 2002 raccontò quanto segue: “Ricordo la processione di Càlena, ma non le modalità del suo svolgimento. La processione s’è fatta fino alla metà degli anni venti. L’ultimo parroco che la guidò fu Don Attilio Ronchi”. La notizia è attendibile perché in quegli anni il parroco in Peschici era Don Attilio.
Il signor Lorenzo Lopane, lontano parente di Raffaela, classe millenovecentosedici, ricorda bene la processione. Aveva nove o dieci anni, intorno alla metà degli anni venti, quando la processione non si fece più. I suoi ricordi sono nitidi, grazie all’ottima forma fisica con cui porta i suoi anni. Il nostro testimone dice di ricordare che il rito si svolgeva in due fasi: prima si portava la statua della Madonna dall’abbazia di Càlena fino alla Chiesa Madre in Peschici, dove si svolgeva un ciclo di preghiere. Successivamente, otto giorni dopo, l’otto di settembre appunto, la statua della Madonna si riportava solennemente a Càlena per lo svolgimento della festa liturgica della Natività della Vergine. Quel giorno, oltre alla processione e alla messa solenne per il rientro, c’era anche la fiera.
Si andava a Càlena attraverso il tratturo che dal paese raggiungeva la "Scalorn" e, da lì, la Piana. Si marciava allegramente verso l’Abbazia per onorare la Madonna, per partecipare all’allegria generale che prendeva i fedeli attorno all’antico edificio, per bighellonare tra le bancarelle, mangiando noccioline o leccando uno dei rari gelati a cono di quei tempi: il gelato di "Masinuccio". I bambini più grandicelli no, non si accodavano ai gruppi familiari che scendevano a Càlena. Essi preferivano la strada più lunga, quella carrozzabile che va dal paese fino alla Grotta della Posta e prosegue poi sulla statale 89 per Vieste, raggiungendo Càlena dopo un paio di chilometri. Avevano con loro un singolare mezzo di trasporto: la “rocìla” (‘a roc’lë). Era un povero autarchico giocattolo, molto in uso in quei tempi in cui i giocattoli erano privilegio dei soli bambini ricchi; e non sempre. Era fatto di una mazza di scopa alla quale erano inchiodate nel basso due assicelle di legno, parallele e bucate ad una certa altezza. Nei buchi si faceva passare un perno, una normale asta di ferro rotonda che reggeva una ruota di legno. Questo era il veicolo dei ragazzini, che doveva essere portato, invece di portare. Era usato come giocattolo un po’ in tutto l’anno, ma era indispensabile per la festa di Càlena, e guai a non averlo!
Ricordo il pianto dei più piccoli, in quei giorni, pianto che costringeva i padri a pregare i falegnami di costruire una "rocila" ai loro figliuoli. Attaccato al manubrio fisso della rocila, molti portavano un grosso fazzoletto pieno di noci, prese dal "follone" (u’ fullaun) che era stato preparato molti giorni prima. I bambini più grandicelli, quelli più intraprendenti, invece della “rocila” si costruivano un veicolo più sofisticato e più logico per il servizio richiesto: "u trainell", un piccolo traino. Era un’asse più o meno grande con quattro ruote di legno, nei tempi più remoti; con quattro vecchi cuscinetti a sfera, nei tempi più vicini a noi. Su questo trabiccolo, l’asse montata su quattro ruote, si potevano sedere anche tre bambini. In discesa il trainello pigliava l’abbrivo e correva tra l’entusiasmo degli ingegnosi passeggeri. In pianura ed in salita, uno dei ragazzini spingeva, a turno, mentre gli altri viaggiavano comodamente seduti. Per tutti la meta era Càlena.
Una volta giunti a Càlena, i bambini ed i ragazzi si sparpagliavano tra le bancarelle per spendervi i loro soldini. Qualcuno, lestamente, riusciva a rubare qualche nocciolina. Molti davano l’assalto agli alberi di pero, piantati in filari lungo il tratturo, sui quali facevano bella mostra di sé le pere invernali. Erano dure come sassi, immangiabili; maturavano solamente nel pieno inverno. Ma i piccoli vandali non se ne curavano e, di solito, riuscivano a distruggere tutto il raccolto. Altri ancora si arrampicavano sul grande gelso moro che era di fronte all’antico portale abbaziale, alla ricerca di qualche rimasuglio dei grossi e succosi frutti rosso scuro che macchiavano la pelle e i vestiti. A settembre però frutti non ce n’erano più e i monellacci si sfogavano a rompere i rami. Per fortuna, il glorioso gelso riusciva vittorioso sempre, anno dopo anno, nella sua lotta con i monelli di Peschici. Si dovette arrendere, invece, all’asfalto della strada, costruita in tempi a noi vicini, ponendo fine al divertimento devastante dei ragazzini e ad una antica gloria.
I grandi, i nonni, i genitori, le ragazze e i giovani speranzosi di poter scambiare qualche parola con l’innamorata, si recavano in chiesa, dove celebrava messa don Domenico Biscotti, detto "u monaco di Ianna Maria", il monaco di Giovanna Maria, che era la madre. Don Domenico era stato nell’Ordine dei Frati Minori, i Cappuccini, dove era diventato sacerdote e aveva cominciato la sua missione religiosa. Poi volle secolarizzarsi e venne a fare il prete nel suo paese. Era notissimo per essere il prete della Chiesa di Sant’Antonio, per le giaculatorie che recitava al camposanto nel mese dei morti e per la celerità con cui celebrava messa, con grande soddisfazione dei chierichetti. Don Domenico era anche uomo di robusto appetito. Quando finiva di dir messa, immancabilmente si recava nel cortile, dove l’aspettava una mangiata di fichi d’India. Lì c’era Michelangelo Di Maria, il fattore dei Martucci, armato di coltello, che puliva i fichi d’india, (“i mmunnaav” come si dice da noi) e Don Domenico afferrava i grossi frutti e ne faceva un solo boccone. Tra noi giovani si diceva che Don Domenico era capace di mangiarsi un "panaro" di fichi d’india.
Per la Messa, la chiesa straripava di fedeli. In prima fila, c’erano i Martucci. Era l’occasione per fare la passerella e l’occasione per affermare il loro ruolo di padroni. I padroni che davano lavoro a tanta gente nelle loro campagne e che, soprattutto, “permettevano” ai contadini di passaggio e ai loro animali “l’abbeverata” al preziosissimo pozzo, che sorge al centro del cortile del complesso abbadiale. E’ un pozzo monumentale che risale al XVI secolo (su una colonna c’è scritta la data 1571), oggi non più usato dagli estranei perché il portone della masseria è sbarrato; ma allora era essenziale per l’economia contadina della zona.
Finita la messa, i fedeli sciamavano nel cortile e lungo i tratturi adiacenti all’Abbazia. I padroni si intrattenevano con amici e clienti, chiacchierando del più e del meno. Don Domenico si riposava, prendendo il fresco accanto all’uscio di casa del fattore. Michelangelo riponeva quel che restava dei fichi d’india, se rimaneva qualche cosa. Era un momento di pausa ed era l’occasione per i bambini di entrare in chiesa. Essi approfittavano della poca gente che c’era per prendersi un innocente divertimento. Armati di un sasso di media grandezza, andavano a battere sul piano delle piccole nicchie, poste accanto all’abside sul lato sinistro e nelle quali, in altri tempi, si conservavano probabilmente oggetti sacri per la celebrazione dei riti religiosi. Sotto il piano, c’è il vuoto ed il rimbombo che si udiva ad ogni battuta sembrava ai ragazzi il galoppo di numerosi cavalli. Per questo si diceva che a Càlena c’era la cavalleria, che per quel bambini doveva essere una cosa spaventosa; più d’uno di essi si prese delle belle paure, credendo di veder comparire, nelle ore più deserte, cavalieri e cavalli al galoppo per la contrada.
Il pellegrinaggio a Càlena continuava ancora nel pomeriggio, più composto e più calmo. Si trasformava in una passeggiata distensiva in quell’otto settembre quasi sempre bello e di tiepido sole. La gente bighellonava tra Chiesa, cortile e campagna, godendosi gli ultimi splendori dell’estate. Fu proprio a Càlena, durante la seconda guerra mondiale, in quel fatidico 8 settembre del 1943, che ci arrivò la notizia dell’armistizio. Un grido, come un sospiro di liberazione, si levò dalla folla: è finita! La guerra è finita! Presto torneranno tutti a casa. Invece iniziò una guerra ancora peggiore e ben più triste! Finiva piuttosto un’epoca e stava per finire anche la storia di Càlena, con le sue tradizioni, gli usi e le leggende che l’avevano accompagnata per secoli
In poco più di un decennio, la festa e la devozione alla Madonna dell’abbazia persero di interesse per la gente di Peschici, anche se, ancora oggi, molti Peschiciani si recano a Càlena l’otto settembre.
Qualcuno, per il resto dell’anno, vorrebbe visitare ancora la Chiesa ormai cadente, ma i proprietari non fanno più entrare. Qualche struttura potrebbe crollare sulla gente e sarebbero guai! Meglio tenerla chiusa e non correre rischi. Antichi luoghi destinati ad usi diversi da quelli per i quali erano stati costruiti. Una abbazia che diventa masseria, maltenuta dai proprietari e non tutelata dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici, ha visto pian piano mettere da parte, da parte del clero locale, anche le pratiche religiose. Sfrattata la Madonna, impedito l’accesso alla chiesa, il culto per la Madonna delle Grazie è diventato un vago ricordo nostalgico negli anziani e un sentito dire per i più giovani. Che peccato!
Nicola Pupillo
“Salviamo Kàlena. Un’agonia di pietra” (AA.VV – pp. 87-91), a cura di Liana Bertoldi Lenoci, 4° volume della collana “I luoghi della memoria” – Centro Studi Martella, Edizioni del Parco, Foggia 2003
Da Levante la prima biografia del musicista riscoperto tra i grandi
Mauro Giuliani: era pugliese il "Paganini della chitarra"
Mauro Giuliani, il musicista pugliese del primo ‘800 che andrebbe ricordato accanto a Beethoven. Nato nel 1781 e morto a Napoli nel 1829, violoncellista, specie dopo il trasferimento a Vienna rivoluzionò la tecnica e le esecuzioni per chitarra, allora trascurata dalla musica colta.
L’enciclopedia on line Wikipedia lo riconosce come "il più importante compositore per chitarra di tutto il classicismo e oltre". Gli editori Levante gli dedicano ora un testo del discendente Nicola Giuliani: "La sesta corda", 210 pag. 25 euro, una biografica narrata con metodo e passione, basata su ricerche pazienti. Ricostruisce a tutto tondo la figura di un genio della musica cui la sua terra non ha mai tributato onori. A differenza della Puglia, invece, molti paesi europei e Napoli riconobbero i meriti oggettivi di Giuliani. Alla sua morte i giornali del Regno delle due Sicilie ricordarono come la "chitarra si trasformasse nelle sue mani in un’arpa che addolciva i cuori degli uomini". Un ricco corredo iconografico di rare immagini e le partiture di alcune musiche completano la prima biografia assoluta del maestro secondo solo al più grande dei grandi della musica
Intervista al sindaco Luigi Damiani, ideatore dell’iniziativa che ha portato a Vico del Gargano le mostre “combinate” Vico-San Menaio del più famoso fumettista italiano. Lo abbiamo ascoltato per tracciare un bilancio dell’estate e discutere dei problemi irrisolti di questo paese del Promontorio.
DOMANDA – Il Comune di Vico continuerà a tenere vivo non solo il ricordo, ma anche gli studi su Andrea Pazienza?
RISPOSTA – Per l’estate prossima, ma questa è ancora solo un’idea, vorremmo proporre altre vite “imPazienti”. Mentre, per quanto riguarda Andrea, vorremmo organizzare nella Torre di Guardia, alla fine del Lungomare di San Menalo a lui intitolato, una mostra permanente dei suoi lavori.
D. – A proposito del Lungomare di San Menaio “Andrea Pazienza”, come ora si chiama, le segnaliamo uno scempio che sembra uscito da un cartone animato: dalla spiaggia, prima di arrivare ai cosiddetti “Cento Scalini”, si vede una grande muraglia che sostiene un parcheggio, forse abusivo, coperta e malamente nascosta da un folto rampicante di edera di plastica. Lei ne è al corrente? Ciò non le sembra stridente con l’aver intitolato a Pazienza quel Lungomare, che per noi è anche una dichiarazione d’impegno a vigilare su un paesaggio già tanto compromesso e cercare di recuperarlo?
R. – Naturalmente ne sono al corrente: si tratta di un abuso, già segnalato agli organi competenti, che dipende dalla procedura DIA (Dichiarazione di Inizio Attività), presentata al Comune per piccoli interventi edilizi che poi, a volte, si trasformano in abusi di questo genere.
D. – Non sarebbe forse il caso di vigilare con maggiore attenzione a evitare che vengano portati a termine scempi, più difficili poi da abbattere?
R. – Purtroppo abbiamo anche un problema di organico insufficiente, anche se, non lo nascondo, è necessaria una maggiore preparazione degli operatori.
D. – Non crede che il Gargano stenti a decollare rispetto al Salento anche per la scarsa tutela delle sue coste e del suo territorio?
R. – A parte il fatto che anche il Salento ha i suoi scempi, bisogna considerare la storia dello sviluppo turistico del Gargano, partito una quarantina di anni fa in modo spontaneo da parte di persone che, piano piano, si sono trasformate in operatori turistici, senza averne una preparazione. Le strutture di accoglienza negli anni Settanta erano povere, soprattutto campeggi, prima rivolti ai giovani, quelli per intenderci che leggevano i fumetti di Pazienza, e poi via via frequentati da famiglie che non si potevano permettere vacanze più costose. E’ rimasto un luogo per un’utenza media, che ora si sta riqualificando. Inoltre nelle terre di Bari, Brindisi e Lecce, c’è tradizionalmente una classe imprenditoriale più attiva che ha saputo sfruttare alcune idee importanti, come il Festival della Taranta, ed è stata aiutata per cinque anni da un governatore, Fitto, originario del Salento.
D. – Quali sono i margini di intervento, su che cosa ritiene si debba puntare?
R. – Credo che la riqualificazione del Gargano è più facile che parta dall’interno del territorio piuttosto che dalle sue coste, per esempio con la riqualificazione del patrimonio forestale.
D. – Facendo attenzione che non lo incendino, come ahimé troppo spesso è avvenuto.
R. – Ovviamente. Nella Foresta Umbra ci sono strutture, come vecchie caserme, che potrebbero essere il punto di partenza per un’ospitalità diffusa e qualificata.
D. – A proposito, che ne è del famoso progetto di albergo diffuso di Gae Aulenti?
R. – E’ un’idea certamente bella della passata Amministrazione, che però è rimasta un’idea, perché noi non abbiamo trovato nessun progetto e il Comune di Vico possiede solo due casette nel Centro Storico, un po’ poco per avviare un albergo diffuso.
D. – Uno dei problemi che i turisti lamentano è la difficoltà di trovare parcheggio durante il mese di agosto, come risolverlo? E poi, non si potrebbe organizzare una navetta di collegamento tra Vico e Calenella, anche per alleggerire il traffico?
R. – Per i parcheggi abbiamo individuato alcune aree del paese, a ridosso del Centro Storico, ma sono di proprietà privata. Per cui, escludendo l’esproprio, ricorreremo allo strumento della perequazione, vale a dire: i proprietari cedono al Comune i terreni in cambio del diritto di edificare in altre zone, ma questo comporta tempi lunghi, perché bisogna che venga approvato il Piano Regolatore. Per quanto riguarda la navetta per Calenella, bisognerebbe che qualche privato ci pensi.
D. – Abbiamo sentito dire che a Calenella (nella foto, la baia; ndr), nella zona al di qua della Statale, scendendo da Vico, è prevista la costruzione di un insediamento. E’ vero? Non prelude a un’intensa cementificazione della piana, come avvenuto a Peschici?
R. – Lo escludo perché non è stato ancora redatto il Piano Regolatore e io personalmente sono contrario a un’ipotesi di urbanizzazione massiccia E’ previsto, invece, l’ampliamento di un agriturismo, già esistente, che ha ottenuto il permesso di costruire da due Conferenze di Servizio che noi abbiamo ratificato, ravvisandone l’utilità e la non invasività. D’altra parte governare e ben amministrare significa mantenere un equilibrio tra salvaguardia ambientale e necessità di ampliare l’offerta turistica.
D. – Infine, per sintetizzare il bilancio delle iniziative di questa estate: che cosa rimane della kermesse di Pazienza che tanto successo ha ottenuto?
R. – Rimane la lezione che è necessario lavorare sul prodotto Gargano insieme alla sua promozione. Il prodotto Gargano deve essere composto da alcuni ingredienti quali la naturalità, le strutture, le infrastrutture e la cultura. Testimoniamo che se l’iniziativa culturale è stata soddisfacente e la naturalità è un dato di fatto, resta molto da fare sul piano di strutture e infrastrutture. Per queste cose occorre lavorare con “imPazienza”.
K. Ricci / E.Gargiulo dall’Attacco del 6 settembre (puntodistella.it)
Pubblicato l’elenco dei comuni da cui sono pervenute le candidature (1574) al bando Principi Attivi.
Dobbiamo essere orgogliosi. Anche a Carpino abbiamo dei Bollenti Spiriti con dei sani principi attivi.
Adesso facciamo affidamento sulla sua approvazione.
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N. progetti per comune (127.24 kB)]
Cara Gazzetta quando finirai di stupirmi?! Sono le 09,15 del 5 settembre ed ho appena ricevuto una telefonata da un operatore turistico che mi informava di un nuovo articolo o meglio di una lettera aperta alla Gazzetta pubblicata nelle pagine di Capitanata, dal titolo "Ma non siamo tutti truffatori", una lettera che, a leggere l’articolo, sarebbe stata mandata da Albano Rita proprietaria di una struttura turistica di Rodi Garganico. Da come l’hanno presentata sembra un unico grido d’allarme, la rivendicazione che c’è qualcuno che non ha accettato il "Trattamento" ricevuto Domenica 31 agosto, dove il Gargano è finito in prima pagina.
Cara Gazzetta ora spiegaci delle cose, ad esempio perchè non hai scritto che di quelle email ne sono arrivate a decine nella vostra redazione, arrivate da operatori turistici di tutto il Gargano, da Vieste a Rodi, da Peschici a Ischitella, invece la fai passare come un urlo nel deserto di un unico operatore?
Cara Gazzetta potevi anche far finta di niente e come da me consigliato "riflettere", invece ora spiegaci come mai, se proprio avevi voglia di affrontare la cosa non hai risposto a noi associazione "Io Sono Garganico" che come sai siamo i primi responsabili di quelle rivendicazioni? Perchè non hai pubblicato fino in fondo la lettera che come già detto hai ricevuto da moltissimi operatori, dove appunto si continuava dicendo "Mi auguro che oltre al restiling grafico e di formato nasca anche una nuova linea editoriale, decisamente più attenta e responsabile nel trattare le problematiche, i numeri del turismo e la stessa promozione del Gargano, Se il mio appello non sarà raccolto mi riprometto che non comprerò più il vostro giornale e non lo metterò più a disposizione dei miei ospiti", cara Gazzetta why not?
Cara Gazzetta di Capitanata evidentemente sei convinta che abbiamo ancora voglia di raccattare briciole per il nostro territorio, evidentemente pensi che tanto puoi fare e continuare a fare ciò che vuoi con le informazioni, omettendo ciò che non gradisci ma sei riuscita anche questa volta a contestualizzare un titolo ""Ma non siamo tutti truffatori", riferito agli operatori ma espresso a modo tuo, vergogna!
Vergogna cara Gazzettina, perchè se tu fai un titolo a nome di un unico operatore ""Ma non siamo tutti truffatori", implicitamente le strutture che hai nominato nell’articolo dell’altro giorno vuol dire che sono dei Truffatori. Vergogna.
Vergogna perchè meriteresti una bella denuncia (e non è detto che da qualche operatore non ti arrivi) per come ti senti padrone di emettere sentenze e giudizi, sebbene non hai ancora collaboratori esperti del turismo del Gargano.
Cara Gazzetta di Capitanata, ci ripromettiamo di scivere una lettera al direttore De Tomaso per chiedergli un incontro, dove ci auguriamo che il direttore abbia tempo e pazienza di riceverci per un appello pacato e riflessivo.
Il nostro dissenso non è verso la Gazzetta ma nello specifico verso alcuni giornalisti che poi secondo me non meritano questo titolo, e chissà che pian piano la Capitanata possa tirar fuori un prodotto migliore, chissà che finisca una volta per sempre questa non linea editoriale dove basta che ritrovano una macchina bruciata 3 mesi fa per farne come al solito l’ennesima e inutile copertina di cronaca, dove a parte questo non si capisce quale sia la notizia.
articolo di Gaetano Berthoud
Se giugno è stato impagabile, settembre in Puglia si preannuncia particolarmente allettante. L’Assessore regionale al Turismo e Industria alberghiera, Massimo Ostillio, è raggiante, ma lo sono ancora di più gli operatori del settore. Il loro silenzio è molto più loquace di tanti proclami. In questi tempi, di solito, le lamentele scrosciavano. Le prenotazioni, invece per dopo agosto, fioccano come manna, gli indici di presenze s’impennano e le previsioni sono più rosee di un’aurora mediterranea.
Obiettivi e impegni, mirati sulla destagionalizzazione turistica della regione, cominciano a veder delinearsi i contorni di un risultato piuttosto apprezzabile. E se il buongiorno si vede dal mattino, l’impressione è che finalmente la svolta si stia per concretizzare. Non resta che lavorare duro, per consolidare il trend e strutturare un’offerta turistica, che non solo attragga meglio, ma riesca a trattenere viaggiatori, pellegrini, bagnanti, escursionisti e visitatori ancora più a lungo.
Le Cassandre, ferme sui loro pulpiti e abituate a lamentare gli eventi piuttosto che a determinarli, avevano dato spinta alle paure, diventando megafoni di previsioni catastrofiche, per improbabili modelli statistici di osservatorii, più o meno blasonati, come TelefonoBlu o Trademark. Nel frattempo, girando per le spiagge, chiedendo ai ristoratori di provincia, sondando gli umori dell’entroterra e tastando il polso agli albergatori in genere, si notava e si registrava un movimento insolito, per il mese di giugno e un’aspettativa alquanto ottimista per il prolungamento di stagione settembrina. L’esatto contrario del vuoto pneumatico degli anni scorsi, quando gli agenti di viaggio parlavano di stagione a gonfie vele (forse tradendo un’attenzione più outgoing che incoming).
La crisi, certamente, traccia un segno determinante sull’evoluzione del fenomeno. Meno viaggi all’estero, soggiorni più corti e recupero delle mete italiane e delle soluzioni di alloggio più a buon mercato. Ma soprattutto migliore organizzazione degli stessi italiani, quando e per quanto possibile, a programmare i periodi di ferie meno a ridosso del picco d’agosto. E ad assumere abitudini sempre più europee, come il frazionamento dei periodi di vacanza durante tutto l’anno: più volte e meno lunghi.
Anche per questo, risultano favoriti quegli operatori che meglio riescono ad adattare la proposta turistica, rendendone più flessibile il combinato di servizi, qualità e tariffe. Mantenendo adeguato il tasso di qualità del prodotto standard, intuendo che in periodi di crisi la leva tariffaria non può essere tirata troppo (o affatto), e investendo sull’allargamento, la diversificazione e la fidelizzazione della propria clientela.
In particolare, coltivando anche l’umiltà di imparare a vendersi meglio. Perché dal primo rapporto dell’Osservatorio nazionale della Presidenza del Consiglio dei ministri risulta che l’Italia, nel mondo della domanda turistica, è un prodotto molto desiderato, ma poco venduto. E in quella fiera ed orgogliosa consapevolezza, da "pelide Achille", della forza del nostro stivale, la Puglia ne rappresenta il tacco, il tallone. La parte, in realtà e al momento, più vulnerabile nell’immaginario collettivo internazionale.
Antonio V. Gelormini
Ecco la festa che tutti i garganici doc aspettavano… ritorna la festa della Foresta Umbra, la festa della natura, delle tradizioni.. del folk.. del Gargano.. ricordiamo la prima edizione del Festival intitolato “Umbra Forest Folk”.. non poteva di certo mancare il folk.. che per questa occasione di sposta in foresta.. invitiamo quindi i membri di "Io sono Garganico" e tutti coloro che volessero venire, il 7 settembre, presso il piccolo laghetto… ad allietare la giornata prodotti tipici garganici.. con stand e grigliate.. allora: 7 settembre 2008.. ore 14.00.. laghetto UMBRA.. vi aspettiamo TUTTI… ps. IO sono GARGANICO e TU?