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La Photostory del Carpino Folk Festival 2008 – seconda parte

http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=59254

Il progetto del porto di Rodi Garganico

Oggi segnaliamo il sito della Marina di Rodi Garganico,dove possiamo vedere il plastico del porto ad oggi in fase di costruzione e scoprirne i dettagli tecnici ed i servizi che fornirà al suo completamento (tra i quali connettività internet wifi a banda larga).Inoltre il sito ci informa sulle tariffe degli affitti per le postazioni dei natanti.Un bel progetto,ma se ne sentiva veramente il bisogno?

Il suono della Puglia arriva in Germania

Es wird wieder gerockt und das nicht zu leise! Gehört wird der Sound amliebsten live bei Open Airs in so spannenden Locations wie z.B. den Steinbrüchen bei Lecce, Cave di Cursi und Cava di Duca, oder in Musikkneipen. Die zwei angesagtesten Festivals sind das Salento Summer Festival, bei dem Ska-, Reggae-, Rock- und Hardrockgruppen aus ganz Italien aufspielen (www.salentosummerfestival.it) und das Carpino Folk Festival (www.carpinofolkfestival.com, Foto).Neben DJ-Sound gibt’s imClub Zenzero in Bari auch Livekonzerte (Traversa Colletta 12, (www.zenzeroclub.it). Jeden Donnerstag heißt es im Jack’n Jill (Salteno Via Vittorio Veneto 40, Cutrofiano) Ohren auf, denn der Club bietet angesagten Bands aus Apulien eine Bühne, auf der sie sich beweisen können.

Qui trovi la pagina dedicata al suono della puglia

Quale destino per Kàlena?

L’abbazia di Santa Maria di Kàlena, in agro di Peschici (Fg) è lo specchio del disinteresse della proprietà nei confronti della tutela e della valorizzazione del patrimonio architettonico in suo “affido”. Ma è anche lo specchio di una colpevole dimenticanza della Soprintendenza ai beni culturali e architettonici della Puglia, Ente preposto alla tutela dell’ abbazia stessa. Infatti, nonostante dal 1997 l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale sia molto forte su Kàlena, l’Ente di tutela non ha mai imposto (effettivamente e non soltanto sulla carta) ai proprietari le opportune misure di “conservazione” previste dalla normativa sui beni culturali.

Eppure il Ministero ha invitato da tempo la Soprintendenza a muoversi in questo senso. Il 23 aprile 2003 il soprintendente Giammarco Jacobitti rispondeva con questa nota rassicurante al Ministero che lo sollecitava ad applicare la normativa della legge 490/99 per l’abbazia di Kàlena: “Questo Ufficio, con nota n. 23673 del 23.09.2003, invitava i proprietari a contattare il funzionario tecnico di zona (allora era l’arch. Nunzio Tomaiuoli; ndr) per concordare la data del sopralluogo e le modalità di presentazione degli atti progettuali. A seguito di sopralluogo congiunto, i proprietari si sono impegnati a predisporre atti progettuali volti alla realizzazione delle seguenti opere:

a) risanamento delle creste murarie della chiesa e del recinto del complesso e successiva protezione con massetto in cocciopesto di colore grigio;
b) consolidamento e restauro della copertura lignea della campata absidale;
c) impermeabilizzazione degli estradossi delle navate laterali;
d) ricomposizione e bloccaggio degli elementi lapidei dell’ambito sommatale della vela campanaria e posa in opera di massetto protettivo in cocciopesto di colore grigio;
e) rifacimento dei canali di gronda e dei discendenti pluviali (in rame) sul prospetto laterale (lato cortile) della chiesa e dell’edificio adibito ad abitazione dei proprietari;
f) interventi di stilatura dei giunti dei conci lapidei lungo le sconnessioni della tessitura muraria;
g) bonifica dei vani della primitiva chiesa.

A riguardo, il soprintendente Jacobitti faceva presente al Ministero che i proprietari di Kàlena erano prossimi a trasmettere al suo Ufficio il progetto delle misure conservative del bene, concludendo con questa secca nota: “Qualora i suddetti Proprietari disattenderanno agli impegni assunti, questo Ufficio procederà immediatamente ai sensi degli articoli 37 e 38 del citato decreto legislativo N° 490/’99”.

Iacobitti quantificava il preventivo di spesa dell’intervento da realizzarsi a Kàlena: il costo del restauro dell’intero complesso poteva attestarsi presumibilmente intorno a un milione e mezzo di euro; riguardo poi alla sua funzionalità, la spesa (non inferiore a 750mila euro) poteva variare a seconda della tipologia funzionale che si intendeva conferirgli (museo, struttura di accoglienza, o altro).

Il 19 maggio 2003 il Ministero per i beni e le Attività culturali, Direzione Generale per i beni Architettonici ed il Paesaggio (Serv. III, Prot. N. 17790) rispondeva così al Soprintendente di Bari:
«E’ pervenuta a questa D.G. la nota prot. 7384 del 23 aprile 2003 con la quale la S.V., secondo quanto richiesto, riferisce nel merito dell’effettivo interesse e stato di conservazione dell’immobile nonché sugli interventi di restauro, e relativi costi, necessari a restituire funzionalità al bene medesimo. Non potendo questo Ministero, allo stato attuale, sopperire direttamente alle necessità di restauro e rifunzionalizzazione dell’immobile si ritiene di poter pienamente condividere quanto concordato tra la S.V. ed i proprietari del complesso.

«A tale proposito si rammenta che, secondo quanto stabilito dall’art. 41 del D.Lgs 490/99 comma 1: “Lo Stato ha facoltà di concorrere nella spesa sostenuta dal proprietario del bene culturale per l’esecuzione degli interventi di restauro per un ammontare non superiore alla metà della stessa”. Sarà dunque facoltà della S.V., valutata la qualità del restauro effettuato dal proprietario, concedere allo stesso un contributo pari anche al 50 percento della spesa sostenuta». La nota ministeriale era firmata dal responsabile del procedimento, architetto Maria Maddalena Scoccianti, e dal Direttore generale, architetto Roberto Cecchi.

In questi anni la Soprintendenza di Bari si è completamente dimenticata di Kàlena… Ha completamente rimosso la sua dichiarazione d’intenti di procedere all’applicazione degli articoli 37 e 38 del citato decreto legislativo N° 490/’99. Gli interventi di recupero ormai inderogabili per la sopravvivenza del monumento non sono mai stati imposti alla proprietà che andava obbligata dal 2003, come da normativa, all’esecuzione delle opere necessarie alla reintegrazione del bene culturale. In caso di inottemperanza, il Ministero era tenuto direttamente, d’ufficio, ad attuarlo, notificando le spese all’obbligato. Non lo ha mai fatto perché la Sovrintendenza non ha mai dato seguito alla sua nota del 2003.

I principi richiamati nella nota Jacobitti al Ministero sono stati riconfermati dall’attuale normativa, vigente dal 2004: il codice Urbani sui “beni culturali e sul paesaggio” mette sempre in primo piano la conservazione dell’integrità dei beni sottoposti a tutela, la loro valorizzazione ed il rispetto dell’interesse pubblico generale. L’articolo 95 del Codice Urbani prevede l’estrema ratio: se c’è un importante interesse a migliorare le condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica di monumento, esso può essere espropriato direttamente dal Ministero per causa di pubblica utilità. Lo stesso provvedimento può essere adottato dalla Regione Puglia.

Perché la Soprintendenza in tutti questi anni non ha mai dato un reale seguito all’invito ministeriale di portare avanti la questione del restauro di Kàlena? Perché ha ignorato la legge vigente, impedendo al Ministero di procedere nelle misure del restauro coatto e dell’esproprio? Perché non ha proceduto con celerità al progetto che avrebbe permesso di utilizzare i 500mila euro stanziati dal ministro Rutelli e azzerati nell’attuale finanziaria perché l’opera non è stata ancora cantierizzata?

Crediamo sia giunta l’ora che la normativa dell’esproprio venga finalmente applicata anche per Kàlena, visto che la Legge è stata disattesa da anni e il Consiglio Comunale di Peschici ha deliberato di procedere all’esproprio per pubblica utilità sin dal lontano 2005. Deliberato mai attuato. Con l’aggravante della perdita di un vecchio finanziamento (del Ministero dell’Economia) di 350mila euro.

Chiediamo al ministro Bondi di adoperarsi per l’esproprio immediato dell’abbazia di Peschici.

Kàlena non può aspettare oltre. Sta davvero crollando!

prof.ssa Teresa Maria Rauzino
presidente Centro Studi MARTELLA di Peschici

N:B: – Lo stesso testo, con qualche leggera variante, è stato inoltrato al presidente della regione Puglia Nichi Vendola

E’ arrivato il blog di “IO SONO GARGANICO…E TU?”

"Se vuoi dare fiducia ad un progetto che vuol credere innanzitutto alle persone del Gargano, di far valere la forza dell’unione e la propria appartenenza, allora continua a leggere. Il Gargano ha bisogno di tutti noi, oggi come non mai. Gli eventi negativi che hanno martoriato la nostra terra e la nostra immagine, esigono una risposta ferma e determinata. Gli atavici problemi garganici: dalla sanità ai trasporti, dal lavoro ai servizi sociali, dall’agricoltura al turismo, hanno bisogno di essere ricordati quotidianamente a chi ci governa. Essere o diventare pungolo positivo dipende da voi, da noi e da quanti vorranno spendere almeno un minuto della loro giornata per il prossimo. Il prossimo in questo caso siamo noi garganici. Solo la nostra consapevolezza unitamente alla vera laboriosità, potranno affermarsi ed essere determinanti. Se vuoi far sentite la tua voce, se vuoi una finestra sempre aperta sull’attualità, se vuoi.. […]"

Il link al blog è iosonogarganico.blogspot.com

IL MISTERO DEL MANOSCRITTO – Ricordo di Giuseppe Martella, storico peschiciano

 “Chi la vede diversamente da noi, vuol dire che ne sa più di noi!”
E’ con una certa emozione che riporto questa frase, un po’ perché diseppellisce ricordi sedimentati nel tempo, un tempo lontano più di vent’anni, e molto per l’indicativa motivazione che in questa semplice frase – priva di arroganza, modesta, quasi umile – è racchiusa la personalità di “don Peppe”. No, non un sacerdote, ma un uomo che racchiudeva in sé la CORRETTEZZA, l’OSTINAZIONE, la LUNGIMIRANZA dello studioso attento, l’ONESTA’ e la RIGOROSITA’ del ricercatore di razza, la BUONAFEDE di colui che non è mai certo e non si perita di propalare notizie senza prima averle verificate.

Mi faceva chiamare da mio cognato appena aveva sentore che ero in zona. Sapeva, d’altronde, che quello era il mio tempo: fine giugno – primi di luglio, quando trascorrevo le mie vacanze estive a Peschici. Il nostro rapporto era iniziato con la consegna, sempre al mio–suo tramite, delle genealogie (le chiamava “prosàpie”, con termine ottocentesco, disusato, facente parte del suo caratteristico lessico) le genealogie delle due famiglie di mia moglie, i Fasanella e i Lo Buono. Fui costretto … per mera educazione … dovevo pur ringraziarlo … a salire le quattro rampe, ripide e spezza-gambe della sua abitazione … abitazione in cui si era ritirato da poco.

Veniva da Napoli, dove si era preparato il lavoro e l’impiego del tempo della vecchiaia saccheggiando, da autentico “topo” famelico, la ricchissima Biblioteca Nazionale partenopea, nella quale aveva trovato di tutto. Le “prosapie” no, le prosapie le aveva estrapolate dalle documentazioni e dai verbali della Chiesa Madre di Peschici, Sant’Elia Profeta, purtroppo monchi, incompleti, risalenti al massimo al 6 –700, e dagli archivi comunali, purtroppo monchi, incompleti … anch’essi … per improvvisati trasferimenti, distratti e colpevoli traslochi di uffici, calamità naturali … terremoti … e colpevoli calamità … incendi … incuria … leggerezza … SUPERFICIALITA’!

Fui costretto …

L’anno dopo, il nostro abituale tramite mi consegnò un “libretto” (lo dico con affetto) cortesemente completo di dedica … vergata con la caratteristica scrittura coreografica e aulica delle persone erudite dei primi decenni del secolo scorso … dalla cui lettura cominciai a comprendere con quale tempra di uomo mi stessi confrontando e quale onore mi concedesse ricercando il contatto con me. Però compresi anche che qualcosa si stava muovendo nell’area culturale di questa cittadina in cui avevo lasciato il cuore … per essere poi abbandonato … e nella quale da nove anni ho messo radici.

Il “libretto” era l’ “operina” (riporto anche tale termine con vero affetto) sui consolati ragusei citata da chi mi ha preceduto. Cui seguì altro lavoro, più consistente, pregnante più nel suo significato intrinseco che nella dovizia di riferimenti, il quale mi confermò la sensazione precedente. Entrambe le fatiche stavano per trasfigurarsi in autentiche pietre miliari della cultura peschiciana. La seconda ancora più della prima, anche se … come dire … affrettata, visibilmente informata alla impellente urgenza di fare presto, di non avere più molto tempo davanti a sé, e alla necessità incombente di comunicare a eventuali … possibili … usurpatori … “ATTENTI … Signori … ora basta … io ci sono … e questa è solo un’anticipazione … il resto, a completare il tutto, verrà … dopo … tra un po’ … forse presto … forse tardi … chi può dirlo … ma verrà!”

La seconda ancora più della prima, dicevo. Me lo suggerì il titolo: “Peschici illustrata – Nella storia e nelle leggende”. Capii che una piccola scossa tellurica stava riassestando e risistemando, finalmente, la zolla tettonica, il substrato di un paese di cui non si avevano ampie documentazioni storiche. Lo avevo accertato sulla mia pelle quando, anni prima, una decina, avevo deciso di proporre ai miei primi editori 60 bozzetti peschiciani (tanti quanti i miei giorni di ferie) che chiamai “Scapizzë – Note dal Sud”. Ero al 59.mo e mi mancava quello da imperniare sulla nascita del paese. Mi precipitai in Biblioteca comunale, al tempo era alla bell’e meglio … disorganizzata … in un locale sul retro del Municipio, e non vi trovai assolutamente nulla. NULLA!

Ecco perché il lavoro che Martella mi faceva recapitare mi illuminò: voleva significare che Peschici aveva una sua storia e adesso qualcuno la riesumava, la metteva in bella e la dava alle stampe. Peschici non era insomma un paese nato dal niente. Ne fui felice, per lui e per Peschici, e non mi sentii più … costretto … a salire i suoi ripidi e spezza-gambe gradini! Da allora affrontai lo sforzo con gioia e ogni volta con rinnovata attesa, e da lì partirono interi pomeriggi, almeno due o tre a stagione, a ogni mia venuta vacanziera, che durarono anni, in cui mi raccontava dei suoi lavori, delle sue ricerche, delle sue … scoperte … dei suoi contatti ricercati … col Montenegro, con intellettuali dell’altra sponda adriatica … con biblioteche russe.

Gli brillavano gli occhi quel giorno che mi mandò a chiamare – ero arrivato da poco in ferie e non avevo trovato ancora il tempo di andare a salutarlo. Gli brillavano gli occhi perché c’era … QUALCOSA … che doveva assolutamente dirmi: aveva trovato nel suo albero genealogico l’orma di un antenato autore di un DICTIONARIUM ILLYRICUM – LABORE di PADRE IACOBI MICALIA del 1649, e non vedeva l’ora di esibirmelo. Era riuscito a recuperarlo. Risalii quegli scalini ripidi e spezza-gambe e lo trovai sulla porta di casa. Entrai dietro di lui, poi nel suo studio. Andò alla parete tappezzata di volumi e con la noncuranza dell’uomo di lettere e di cultura che tratta i libri dandogli del tu estrasse il dizionario e me lo consegnò. Mi sembrò di aver ricevuto una reliquia e come tale lo trattai, a differenza sua.

In quel momento assimilai il concetto che da quell’uomo sarebbero scaturite altre mirabolanti sorprese. Toccai con mano la tenacia dello studioso instancabile che non si ferma davanti alla prima “impasse” e ostinatamente prosegue avendo fisso al di là di ogni ostacolo l’obiettivo intravisto. La costanza del “topo di biblioteca” che scava con metodo ignorando rassegnazione e stanchezza. La visione ecumenica di ogni aspetto della corda che fosse andato a toccare, per caso (molte volte), per fortuna (altre), per ispirazione (altre ancora). E la capacità rinascimentale di resuscitare carte che si pensavano morte e invece avevano ancora in sé linfa di vita.

E le sorprese scaturirono, come acqua sorgiva che trovi alfine la strada per offrirsi all’assetato. Dopo la mia disponibilità a pubblicargli sul giornale dove avevo preso a lavorare full time, e i miei “ritocchi” stilistici al suo ovvio, perché connaturato periodare ottocentesco, richiesti e permessi, in modo da proporre al lettore un prodotto più fluido e alla sua portata, le sorprese … “LA” sorpresa arrivò. Non dopo … occorre puntualizzarlo per comprendere meglio quanto avvenne più tardi … altre sorprese da lui subite e di cui aveva cominciato a rammaricarsi puntualmente ogni volta che ci s’incontrava. Inutile approfondire. Sarebbe poco ossequioso nei suoi riguardi. Mi sembrerebbe di violarne la privacy.

La sorpresa arrivò insieme con il suo apprezzamento per il lavoro di rifinitura che operavo sui pezzi giornalistici che mi mandava e io, responsabile – fra le tante – della pagina della cultura del quotidiano in cui ero segretario di redazione, pubblicavo. Arrivò nel mio solito periodo feriale. E fu straordinaria. Senza mezzi termini, mi allungò un faldone, saranno stati 4-500 fogli dattiloscritti, 500 pagine di cui mi chiedeva la revisione stilistica. Ho ancora davanti agli occhi sia il gesto sia il prodotto della sua testarda voglia di darlo alla luce.

Sul frontespizio lessi: “Memorie storiche della città di Peschici”. Lui disse: “Solo tu puoi farlo”.

Mi schermii, non tanto per falsa modestia – falsa perché chi mi conosce sa quanto sia abissale la mia presunzione intellettuale – quanto per il lavoro e l’impegno che mi stavano cadendo come una tegola fra capo e collo. Lavoro che avrebbe previsto un tempo di cui all’epoca non disponevo, data la pesantezza della mia giornata al giornale. Fu la giustificazione con cui rifiutai il non indifferente Capì, o fece finta di capire, ma ci rimase male. “Troverò qualcun altro” mormorò. “Ma deve essere come dico io!”

Ci rimase male … ma non si astenne dall’accennare, solo accennare, ai contenuti dell’ultima, titanica, fatica. Una storia del paese che non iniziava, come sempre si è fatto e tuttora si fa, da un nome … il nome di Sueripolo … e da un numero … 970 (anno della presunta nascita del paese), ma da molto più indietro. Partendo da una frase in latino volgare riportata da un documento che don Peppe si è sempre ostinato a chiamare “Memoriali di Calena” (forse il famoso Regesto di Mainardi del 1592 ??? Solo gli attuali e veri ricercatori potranno venirci in aiuto), partendo da quella frase in cui legge di una “Pesclizo destructa”, era risalito, attraverso ricerche durate anni … la cui fonte solo lui sapeva individuare e di cui mi aveva reso inconsapevole partecipe chiedendomi di recuperare nella fornitissima biblioteca della facoltà barese di Lettere Antiche e far tradurre un enciclopedico documento latino di un certo … no, non lo nominerò e non ho nessuna intenzione di rivelarlo, salvo a chi dimostrerà di essere veramente interessato all’opera di Giuseppe Martella e a esaltarne la paternità … era risalito, spiegavo, a un precedente ancorché limitato agglomerato urbano la cui epoca andava inquadrata in un momento storico di cui … di cui non volle dirmi nulla. Fu la sua “revanche” al mio rifiuto. “Se decidessi di lavorarci sopra, lo verresti a sapere … anche perché, senza saperlo, la chiave me l’hai offerta tu” sussurrò.

Dopo, e solo dopo … oggi, e solo oggi … ricollego alla rivelazione racchiusa nelle sue “Memorie” la sua antica richiesta di sondare le profondità dell’Ateneo barese e la faticosissima traduzione sulla quale, per amicizia nei miei riguardi, lavorò varie settimane la responsabile della biblioteca di facoltà. Se fossi stato meno rispettoso del lavoro altrui, meno serio, lasciatemelo dire, e meno … onesto, avrei finto di sobbarcarmi il faticoso impegno, mi sarei fotocopiato le 500 pagine e gli avrei restituito il lavoro scusandomi per non averci potuto mettere mano.

Non lo feci e, dovete credermi, è il cruccio che ancora mi rode lo stomaco. Avrei salvato qualcosa della cui esistenza sono certo. Primo: perché l’ho avuto fra le mani e ne discussi con lui, anche se molto superficialmente per sua scelta e volontà. Secondo: perché la revisione fu richiesta da Martella a don Giuseppe Clemente, e anche lui se lo ritrovò fra le mani e anche lui, per impegni, restituì senza averci messo mano. Un cruccio che s’irraggia al di fuori della mia persona perché continua a tenere Peschici ancora nell’ignoranza del suo autentico passato. E il passato, lo sappiamo bene tutti, è l’humus nel quale si affondano le radici del presente, matrice delle esperienze future.

Un cruccio che si alimentò in maniera impressionante poco tempo dopo, pochissimo tempo dopo, alla notizia della scomparsa del “Grande Vecchio”. Ho tentato in varie maniere di venirne a capo, redigendo persino una “provocazione alla famiglia” in conclusione del saggio scritto per i fratelli Afferrante l’anno successivo alla inaugurazione delle segrete del Castello da loro restaurate, qualcuno ne ricorderà il titolo: “Il Castello sulla Rupe”. Nella circostanza parlai di un armadio che andava aperto. Qualcuno, tempo dopo, mi assicurò che si era dato corso alla richiesta apertura … e … non s’era trovato nulla!

Oggi vengo a conoscenza che … invece … qualcosa è stato trovato … ce l’ho qui … ma soltanto a vederlo, a tenerlo in mano, a soppesarlo, ho capito che non era quanto speravo. Ecco perché sono intimamente convinto che abbiamo perso uno fra i documenti più preziosi legati alla storia di Peschici! E allora l’appello non può che essere il seguente: cercate ancora … cercate … cercate … cercate!

Sono trascorsi anni e io ancora mi mordo le dita. Cosa c’era in quelle memorie, ricostruite con la pazienza del più certosino fra i certosini, di tanto prezioso da consigliare l’autore a scegliersi con tanta accortezza i comprimari (prima io, poi don Giuseppe)?
E POI: su quale mistero, su quale “segreto” aveva messo le mani?
RIUSCIREMO A SAPERLO … UN GIORNO?

Piero Giannini (puntodistella.it)

Carpino, il Motoclub Bikers organizza la Giornata della Donazione

La giornata prevede anche un momenti di relax, con appuntamenti inseriti nel programma dell’Estate Carpinese

Carpino – Come ogni anno in estate, il Ministero della Salute denuncia una carenza di donazioni di sangue e di conseguenza quasi tutte le strutture ospedaliere vanno in emergenza e si vedono costretti a sospendere, a scopo cautelativo, gli interventi programmati per garantire il sangue necessario alle urgenze. Al fine di sensibilizzare tutti i donatori di sangue e soprattutto chi non lo è ancora, il Motoclub Bikers Carpino organizza, in collaborazione con la Fratres di Carpino la Giornata Della Donazione in programma il 12 agosto a partire dalle 17. La giornata, oltre al nobile atto di solidarietà, prevede anche un momento di relax, difatti nel programma dell’Estate Carpinese in questa data è prevista la Sagra dell’Olio di oliva e delle Fave: la Pro Loco di Carpino sarà lieta di ospitare i donatori nel stand per degustare i prodotti tipici in compagnia di alcuni gruppi musicali che si esibiranno durante la serata con canti e balli tradizionali della terra Garganica. (Il Grecale – Red/Fg05)

AAA…attori cercasi per film in Capitanata

Martedi’ e mercoledi’ si svolgeranno nel Teatro del Fuoco a Foggia i provini per la scelta dei protagonisti del film "Fumo negli occhI" che sarà girato in Capitanata. Si cercano per i ruoli principali un giovane, di età tra i 25 e i 35 anni, una ragazza mora e sensuale e un altro giovane tra i i 25 e i 35 anni di età, una signora sessantenne e un uomo di circa 50 anni.
FOGGIA – Martedi’ 29 e mercoledi’ 30 luglio si svolgeranno nel Teatro del Fuoco a Foggia i provini per la scelta dei protagonisti del film ‘Fumo negli occhì che sarà girato in Capitanata.
Il film, diretto da Michele De Virgilio e Nicola Scorza, racconta la storia di Giuseppe, un giovane disoccupato, neodiplomato massaggiatore, che decide di mettere in pratica le sue capacità terapeutiche, ma si trova di fronte al classico ‘scherzo del destinò. Prodotto dalla Luna Rossa Cinematografica la pellicola sarà girata in Capitanata a partire dal prossimo autunno.
Sia gli attori sia le maestranze impegnati nel film saranno reclutati nella zona. Si cercano per i ruoli principali un giovane, il protagonista Giuseppe, di età tra i 25 e i 35 anni, una ragazza mora e sensuale e un altro giovane tra i i 25 e i 35 anni di età, una signora sessantenne e un uomo di circa 50 anni per il ruolo di sindaco, un “uomo grintoso e di polso, disposto a tutto pur di salvare il proprio paese”.

La sinossi
In un piccolo paese del Gargano, un trentenne disoccupato e ipersensibile, neodiplomato massaggiatore, decide di mettere in pratica le sue capacità terapeutiche, ma un evento inatteso e inspiegabile scompiglia le carte con l’ironia di un destino beffardo. Mentre i compaesani già gridano al miracolo facendo accorrere sul luogo le prime orde di pellegrini, l’ingenuo giovane diventa il rifugio di anime inquiete a caccia di certezze: è la carta vincente da giocare con gli invidiati cugini di S. Giovanni Rotondo, patria putativa di Padre Pio. Il tutto condito da siccità atavica.

Carpino. Sagra della Carne e del Caciocavallo podolico

Presentazione 2008 – Tutti gli Eventi sono ad Ingresso Libero

Carpino Folk Festival ‘08

Una valanga di artisti sta per scendere nuovamente sul Gargano questa estate per l’annuale festival della musica popolare e delle sue contaminazioni.

Presentazione per la Stampa

Giunto alla sua 13a edizione, la nove giorni di festa si annuncia ricca di esibizioni dal vivo originali e piene di energia per esortare nuovamente ad esplorare la ricchezza e la diversità musicale tradizionale e neo-tradizionale.  

Una popolare e contemporanea avventura artistica

Fondato nel 1996 da Rocco Draicchio, il Carpino Folk Festival è oggi uno dei più importanti eventi della musica popolare d’Europa.

Ogni anno nel mese di Agosto, Carpino diventa una città-teatro che accoglie decine di migliaia di amanti di musica tradizionale di tutte le età. Il suo leggendario spazio è "Piazza del Popolo", il cuore degli spettacoli all’aperto. Gli spettatori, spesso in vacanza e lontani da casa, trascorrono diversi giorni a Carpino per vedere gratuitamente alcuni dei concerti in calendario; la maggior parte di loro partecipa alla performance dei propri idoli e balla con loro creando una originale alleanza. Carpino Folk Festival è soprattutto uno stato d’animo, una festa popolare dove gli spettatori/attori per una settimana frequentano gli stessi eventi, discutono e condividono le loro esperienze di vita e di cultura.

Il Carpino Folk Festival 2008 vuole essere sobrio e prezioso di espressioni musicali, sedentarie o vagabonde, a volte tumultuose, vuole anche essere libero di sperimentare e di rimanere fedele.

 

Nato per omaggiare i Cantori del Gargano col fine di valorizzarne i suoni tramandati di generazione in generazione, le tecniche musicali sviluppate con attenzione e i ricordi vivi e sottili, spesso complessi, a volte epidermici… per preservare e trasmettere la conoscenza, rituale e tradizionale, incorporata nella memoria di quest’angolo di Puglia, il Carpino Folk Festival è aperto alle influenze e alle innovazioni musicali ma non alle formule prefabbricate o alle semplificazioni abusive troppo ansiose di world music.

Il festival della musica popolare e delle sue contaminazione, promosso dall’Assessorato al Mediterraneo di concerto con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dall’Assessorato al Turismo della Regione Puglia, dalla Provincia di Foggia, dal Comune di Carpino, dalla Comunità Montana del Gargano, dal Parco Nazionale del Gargano in collaborazione con l’Azienda di Promozione Turistica di Foggia e il GalGargano, è prodotto ed organizzato dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival.

Sponsor Ufficiale 2008 : Birra Peroni S.p.A

Da quest’anno il Carpino Folk Festival ha scelto di entrare in F.F.S.S. il brand nato da un’idea dell’Azienda di Promozione Turistica di Foggia con la partecipazione della Regione Puglia e della Provincia di Foggia, per rafforzare, non solo la comunicazione ma, soprattutto le relazioni con le altre manifestazioni del territorio affinchè durante tutto l’anno si sviluppino azioni  che favoriscano la ricerca e la creazione artistica oltre che la risoluzione di problemi tecnici comuni.

Il Promontorio del Gargano, pur essendo una delle prime terre emerse in tutta Italia, fino a poco tempo fa era costituito da un inaccessibile e misterioso gruppo di montagne circondate da zone paludose e inabitabili.

Arroccato nel suo isolamento viveva una sua vita stenta e piena di lotte continue con la sua terra arida e brulla che favorì localismi che ancora oggi rallentano ilunlentaronolismi che impedirono sano e fisiologico sviluppo economico.

Questo aspetto selvaggio e primitivo e la mancanza di facili vie di comunicazione tennero lontano i viaggiatori e resero i commerci umani e culturali molto radi e casuali, ma allo stesso tempo permisero ai suoi abitanti di coltivare le proprie tradizioni e i propri miti come fonti esclusive della propria maturazione civile e culturale.

 

Il Gargano, la terra sperduta che fino a poco tempo fa pochi sentivano nominare, la terra delle selve, dei giardini, degli aranceti e dei limoni, la terra della chitarra battente e della tarantella d’amore e di disprezzo, la terra schiva, refrattaria a confidenze, che spesso nasconde il meglio di sè sotto coltri di pudore primitivo, col Carpino Folk Festival si vuole aprire al mondo e svelare le sue bellezze segrete e i suoi preziosi tesori, pur sapendo che solo pochi occhi e pochi cuori ne potranno godere, quelli che hanno la giusta predisposizione. Gli altri, per quanto impieghino tutti i mezzi a loro disposizione, fotografie, telecamere, ipod, interviste o altro, per quanto prolunghino il loro soggiorno o lo ripetano come un rito magico, difficilmente riusciranno a scoprire l’anima e il cuore di questo promontorio.

Vi aspettiamo, artisti e spettatori questa estate al Carpino Folk Festival, di modo che si perpetui la testimonianza di Antonio Piccininno e Antonio Maccarone e continui la vitalità del canto di Andrea Sacco.

Berlusconi rinvia la sua visita a Peschici,ci sarà Bertolaso

Peschici – Ieri, a mezzogiorno, al sindaco di Peschici, Domenico Vecera, la telefonata della segreteria del Presidente del Consiglio, per dire che Silvio Berlusconi non potrà essere a Peschici, come in primo momento aveva annunciato, per sopraggiunti impegni istituzionali.
Il Presidente si è scusato, assicurando, però, che, comunque, non mancherà l’occasione per tener fede alla promessa fatta all’ìndomani del 24 luglio dello scorso anno. Dunque, niente Berlusconi, ma ci sarà certamente il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e responsabile della protezione civile, Guido Bertolaso. Confermato il programma della giornata, che prevede la riunione della giunta dell’amministr azione provinciale, alle 17,30, nell’aula consiliare del municipio di Peschici; alle 19,30, santa messa che si celebrerà nella piazzetta antistante la chiesa di sant’Antonio; al termine, la cerimonia di consegna delle targhe ricordo a quanti si adoperarono in occasione delle operazioni di soccorso ai turisti, i quali devono la loro salvezza all’intervento della marineria locale e delle forze dell’ordine. Tra i premiati, lo stesso Guido Bertolaso, vigili del fuoco, carabinieri, ma anche semplici cittadini. Al termine della cerimonia, l’attesissimo concerto di Renzo Arbore e dell’orchestra italiana, che si terrà al locale campo sportivo. Un grande show di canzoni napoletane, ma anche i grandi successi televisivi e quelle sonorità che lo stesso showman definisce “le canzoni della memoria”. ”Non è un caso che Renzo Arbore sia a Peschici nel giorno dell’anniversario degli incendi sul Gargano – ha detto Vincenzo De Nittis, consigliere comunale con delega allo spettacolo – e non è un caso che in concerto ci sia proprio lo showman foggiano. I suoi spettacoli sono un inno alla vita – ha concluso De Nittis – e sono in sintonia col messaggio che Peschici vuol dare: quello di una cittadina che ha dimenticato la tragedia e che vuole vivere, così come ha fatto dalle prime ore dopo gli incendi”. Insieme al rinvio della visita a data da destinarsi montava anche la delusione per un appuntamento mancato al quale Peschici si stava già preparando.

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