//
archives

gargano

Questo tag è associato a 1005 articoli.

Carpino 1929 “bianca sul gran piano verde” di Riccardo Bacchelli

Nella primavera del 1929, sulle pagine della “Stampa” vedono la luce alcuni interessanti articoli che Riccardo Bacchelli (foto del titolo; ndr) scrive dal Gargano, raccolti poi nel libro “Italia per terra e per mare” (1952). Il futuro autore del “Mulino del Po” è ospite a San Marco in Lamis dell’amico Giustiniano Serrilli che non vede dai tempi dell’Università a Bologna. Partendo dalla "rusticale e civile cittadina", va alla scoperta di quegli aspetti del Promontorio ancora oggi di forte valenza ambientale. Impressioni di viaggio che conservano “intatte vibrazioni di sentimento e forte caratura poetica”.

Nel reportage “Strade e paesi”, ripubblicato da Filippo Fiorentino nel volume “Nel Gargano dei grandi viaggiatori” (ed. Grenzi), percorre una bella strada che da Jacotenente, cuore della Foresta Umbra, porta a Vieste passando per Mattinata (foto 1, Baia delle Zagare): costruita per esigenze belliche dagli ingegneri della Regia Marina, ora i pochi automobilisti che vi transitano potrebbero sbizzarrirsi in corse spericolate, se i muli dei carbonai e i cavalli riottosi dei carrettieri, poco abituati al moderno traffico, non si parassero improvvisamente davanti in qualche tornante. “Nel qual caso – commenta – il severo e chiuso volto del montanaro garganico esprimerà, con disdegno d’ogni parola, tutte le maledizioni e i malauguri contro la polverosa e spetezzante civiltà meccanica”.

La strada, ricca di mandorleti, boschi di querce e lecci, “erma, solenne, accompagnata dalla vista del mare, si inoltra fra selve, selvette e prati”. Termina a Vieste, che appare adagiata “sopra il declino d’uno scoglio nel mare, bianca, moresca e marina, simile nell’indolenza a una bella creatura spossata voluttuosamente dal bagno, che si sia sdraiata sul letto dello scoglio per prendere il sole facendosi baciar i piedi dal mare”. Vieste “dal nome leggiero e gentile come un primo bacio socchiuso”, è illuminata da un sole vivo, da una luce già estiva. Due grandi golfi e “due spiagge fuggenti, lunate”, si aprono a levante e ponente. Nella Marina Piccola si tirano a secco le paranze; su uno scoglio vicino si erge il faro. Dietro, sonnecchia il Castello: i suoi cannoni non rimbombano più dagli spalti.
Il piroscafo bisettimanale delle Tremiti anima “la gentilezza deserta” delle onde primaverili. Sulle scogliere del golfo volano stormi di gabbiani. Alcune massaie versano in mare cestelli di immondizia, e i “rauchi volatori vi s’avventano, facendo godere la più bella giostra e schermaglia e ronda di voli che si possa desiderare”.

Trabucchi e torri puntellano la litoranea tra Vieste a Peschici: “Fremono al vento fresco le lunghe braccia, le gracili impalcature e i cordami delle gran reti a bilancia, che si sporgono sull’Adriatico pescoso dalle rupi nelle vicinanze d’ogni paese della riviera – commenta. – Dappertutto vi sono gabbiani, come, dappertutto, la storia racconta terremoti e rovine di saraceni, di pirati dalmati, di turchi bestiali in questi paesetti, ai quali oggi il mare dà tanta pace quanta già diede guerra nei tempi andati”. E continua: “La maggior dolcezza della costiera è da Pèschici a Rodi, che si guardano di lontano, candide sulle loro due rupi alte al capo della spiaggia piena d’amenità. Pèschici era un paese poverissimo, senz’acqua, affastellato sullo scoglio. La gente viveva in parte in caverne scavate dentro la roccia tenera. Veramente a Pèschici la miseria stringeva il cuore, e vi si conosceva la mancanza di molte cose di prima necessità. Ebbene, Pèschici ha nome d’essere il paese che dà le più belle ragazze (“quatrarë”; ndr) del Gargano. E devon esser belle assai, giudicando da quel che ho potuto scorgere passando. Ornate di collane e orecchini maiuscoli di vecchia filigrana, velate col fazzoletto o collo scialle, laboriose e riposate, salde donne sono le garganiche; contente dei loro uomini, contenti questi di loro: gran principio di ordine e di civiltà”.

Passato Pèschici, Bacchelli attraversa l’ultimo lembo della grande pineta (Marzini) che riveste quel tratto di costa, prima di lasciare il posto agli aranceti di Rodi Garganico. Inoltrandosi verso l’interno, prende la strada che conduce a Vico, “entratura alla regione dei grandi boschi interni”. Da Vico si reca a Ischitella, “aprica e ben murata”, dove un Francesco Emanuele Pinto, principe d’Ischitella, elevò ai primi del ’700 “un palazzo di castigata grazia mirabile” (foto 2). Approfitta poi di un lento tramonto “aureo ed argentino” per recarsi a Carpino, “bianca sul gran piano verde” e a Cagnano. Osserva il Monte d’Elio incupirsi contro il cielo crepuscolare, e la vasta, immota palude del lago di Varano trascolorare pian piano al tramonto. “Questo lago, e l’altro di Lesina – spiega – diffondono la malaria in questa parte del Gargano, fertile e pur bellissima. Nei prati e nei seminati, più cupi, nelle rocce e nei monti, nel color del mare e degli uliveti pallidi, c’è una gravità, una melanconia, che ben si sposa e si rivela con il tramonto”.

Sul Varano, che durante la prima guerra mondiale fu un’importante base d’idrovolanti “e che potrebbe esser porto superbo” (foto 3), sono state aperte due foci “per renderlo salino, risanarlo e impedir la malaria”. I tentativi di bonifica sono una storia troppo lunga e ardua da raccontare, ma quando era palude d’acqua dolce, il Varano era pescoso, e i suoi gustosi capitoni erano “celebratissimi”. Ora anche i capitoni lo stanno abbandonando.

Teresa M. Rauzino
Corriere del Mezzogiorno
da puntodistella.it

«Approffittai d’un lento tramonto aureo ed argentino per scendere coll’automobile a Carpino, bianca sul gran piano verde»

Aperti termini bando per contributi a fondo perduto per l’ammodernamento del parco auto circolante

Sono aperti i termini del bando ‘per la concessione di contributi a fondo perduto per la lotta contro l’inquinamento atmosferico mediante ammodernamento del parco auto circolante e la diffusione di autovetture a bassa emissione’ promosso dall’assessorato alle Risorse Ambientali della Provincia di Foggia in attuazione del Programma Regionale per l’Ambiente.
Il programma prevede lo sviluppo di interventi per l’incentivazione dell’ammodernamento del parco degli autoveicoli circolanti sul territorio regionale con autoveicoli a più basso impatto ambientale. Un obiettivo che mira a contenere i consumi e le emissioni di gas dannosi grazie ad una migliore efficienza media dei veicoli classificati ‘Euro 2’ o inferiori con autoveicoli alimentati con combustibili a basso impatto ambientale come metano e GPL.
Il bando è articolato in otto interventi economici riferiti ad altrettante tipologie. Si parte da un contributo minimo di circa 400 euro per la conversione a GPL di auto ‘Euro 2’ o superiore circolante a benzina, fino ad un massimo di 1.900 Euro per l’acquisto di una nuova auto a metano. Tutti i dettagli sono elencati all’interno del bando, disponibile sul sito istituzionale http://www.provincia.foggia.it a partire da oggi 1 ottobre sino al 30 Aprile 2009. Per ulteriori chiarimenti è possibile contattare il Laboratorio di Educazione Ambientale della Provincia di Foggia.
Scarica il Bando

Santa Maria di Càlena dall’872 d.C. un patrimonio di memorie in gran parte sconosciuto ai più

I Martucci come i Malavoglia. Attaccati all'abbazia e agli affariGargano: Càlena ora passa per Area Vasta Capitanata 2020
articolo di Teresa Rauzino

La data del 29 settembre 2008 certo è da ricordare. Dopo anni di tentativi andati a vuoto, è stata firmata una convenzione tra i proprietariComune di Peschici. Qualcuno ha visto in questa giornata la resurrezione, altri la e il
débacle di Càlena. Chi ha vinto? Chi ha perso? Nel gioco del dare-avere non hanno vinto i Martucci: ha vinto soltanto Càlena. Non è quello che sognavamo per l’abbazia, ma per ora va bene così. Non era più possibile assistere impotenti allo sgretolarsi delle sue pietre secolari. Gridavano mute. Reclamavano un aiuto, non una vendetta. “Salviamo Kàlena da un’agonia di pietra!” fu l’appello lanciato l’8 settembre 2002 nel convegno organizzato a Peschici dal Centro Studi Martella. Fu l’avvio di una battaglia civile che non si è mai fermata. Si fermerà soltanto quando sarà posta la parola fine. Soltanto quando l’intera abbazia di Càlena resusciterà, non soltanto nei due templi, ma nella sua interezza. 

I Martucci, oltre alla convenzione sulla fruizione quarantennale delle due chiese e del piccolo “ hortus conclusus” dell’aranceto, si sono impegnati (a voce) a restaurare la zona badiale di loro pertinenza, finalizzando almeno un locale del pianterreno (l’antico frantoio) a una destinazione “culturale” (museo, auditorium, centro culturale, non si sa). Nel restauro di questi ed altri edifici “padronali” non devono scordarsi che tutta l’abbazia è vincolata come monumento nazionale. Noi vigileremo affinchè non sia commesso alcun abuso edilizio.

Con l’approvazione (auspicata) dell’idea progettuale redatta dal Comune di Peschici per inserire l’abbazia di Càlena in “Area   Vasta. Capitanata 2020”, si potrà realizzare il restauro integrale delle due chiese, affinchè questi due gioielli del Medioevo garganico, oggi ridotti in condizioni di estremo, inaccettabile degrado, ritornino a risplendere. Tutti coloro che nella “cabina di regia” sono preposti alla scelta delle migliori idee progettuali, da proporre alla regione Puglia per il finanziamento, devono sapere che Càlenachiesa di Peschici: è una delle più antiche non è soltanto una abbazie italiane, costruita secondo Pietro Giannone nell’872 d.C..

1306 anni di vita non sono uno scherzo per un monumento che ha sfidato indenne acqua, vento, sole, neve, fino al 1943, quando la copertura lignea della navata centrale della “ chiesa nuova” crollò non per un’incursione aerea, ma per vetustà. Diciamo meglio: per incuria nell’ordinaria manutenzione del tetto.

Un monumento importante, Santa Maria di Càlena, segnalato fin dal 1904 da Emile Bertaux, uno dei più importanti storici dell’arte del mondo, che nel monumentale volume “L’art dans l’Italie meridionale” le dedicò alcune pagine, inserendovi anche i prospetti e i disegni della seconda chiesa.

Se la prima chiesa con le cupole in asse si inserisce nel solco della tradizione pugliese, la “chiesa nuova”, che si addossa all’edificio più antico e ne prosegue l’orientamento, è costruita secondo modelli architettonici di vasta circolazione europea ed extraeuropea. L’originale struttura si rifà infatti a modelli costruttivi giunti dalla Francia, precisamente dalla Borgogna, nei regni crociati e reimportati in Europa dalla Terra Santa da maestranze itineranti di scalpellini che percorrevano nei due sensi la “Via Francigena”, con tappe al Santuario dell’Arcangelo e al porto di Siponto. Sullo scorcio del XII secolo, queste tipologie architettoniche si diffusero, oltre che a Càlena, nelle abbazie di Monte Sacro, di Pulsano e in alcune città come Monte Sant’Angelo, Barletta, Molfetta, Lecce, Otranto dove transitavano pellegrini e crociati.

Nonostante la perdita dell’ abbazia di Monte Sacro, la più ricca delle sue dipendenze in agro di Mattinata, fra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo, Càlena possedeva consistenti beni immobili; controllava oltre ai pascoli, i diritti di pesca sul lago di Varano, mulini sui piccoli corsi d’acqua nella zona di Montenero, Rodi e Vico, ed alcune saline nei pressi di Canne; tutti elementi di fondamentale importanza nell’economia medievale. Avere possessi sulle rive del lago di Varano era un privilegio ambito e Càlena lo controllava tutto, con la postazione dei suoi monaci di san Nicola Imbuti, nella zona dell’ex Idroscalo. Le anguille copiose del Varano costituivano una risorsa per le mense monastiche che non conoscevano la carne. Questa fu una delle ragioni per cui anche alcuni monasteri lontani, come Montecassino e Cava, cercavano di procurarsi delle “pescherie” nei laghi costieri garganici. Alle soglie del 1400 Càlena, dopo secoli di effettiva indipendenza, non riuscì a sottrarsi all’ormai generalizzato istituto della “commenda”, poi fu annessa nuovamente all’abbazia di Tremiti (1445-1446). La comunità benedettina fu sostituita dai Canonici Regolari Lateranensi, da alcuni decenni insediati nell’arcipelago, che riorganizzarono le sue ancora consistenti proprietà fondiarie e ricostruirono le fabbriche conventuali che oggi sono ancora in piedi, finora protette, solo sulla carta, dalla normativa sui beni culturali.

Un monumento nazionale, Càlena, fin dal 1951. Un bene culturale di pregio inopinatamente dismesso. Per troppo tempo. Rimosso dalla memoria collettiva e MAI tutelato dall’organismo preposto: la Soprintendenza di Bari. Un  bene che appartiene non solo alla Capitanata, ma alla Puglia intera e che va restituito alla pubblica fruibilità anche dei turisti di tutto il mondo che ogni anno scelgono Peschici come luogo di vacanza non solo per il suo mare, per il suo sole e il suo paesaggio, ma anche per la sua storia e le sue tradizioni. 

Le testimonianza della presenza monastica nel territorio del Gargano Nord sono, oggi, un patrimonio di memorie in gran parte sconosciuto ai più. E’ necessario intervenire con urgenza, per evitarne la scomparsa. Come  l’abbazia di Càlena, versano oggi in uno stato di totale abbandono e decadenza tutte le antiche abbazie garganiche da essa dipendenti: solo un tempestivo intervento di ristrutturazione potrebbe salvarle da un irreversibile degrado. I nomi? Uno per tutti. La Santa Trinità di Monte Sacro. Il comune di Mattinata ha presentato ad “Area vasta” un progetto per il suo restauro. Auspichiamo che venga approvato, insieme a quello di Càlena, per un primo itinerario religioso-naturalistico che da Peschici va fino a  Mattinata, con tappe lungo le loro antiche pertinenze badiali sparse per tutto il Gargano.

F.F.S.S. fa 200.000 spettatori e si rilancia per il 2009

"E’ il momento che i Festival uniscano in modo più fitto questa rete di eventi sotto il brand del Five Festival sud System".
Con questo augurio l’assessore provinciale al Turismo ha chiuso l’incontro con i responsabili dei Festival che per tutto il periodo estivo hanno movimentato l’estate su tutto il territorio.
Dal Carpino Folk Festival ad Orsara in Musica, da Suoni in Cava al Festival d’Arte Apuliae, da Festambientesud al Teatro Civile Festival, ben 60 spettacoli ed un totale di oltre 100 eventi, per una presenza di oltre 200.000 (duecentomila) spettatori.
Un successo senza precedenti sostenuto da una campagna comunicativa che per il 2009 prevede una serie di novità soprattutto in ambito nazionale. I direttori dei Festival ieri sera hanno sottolineato l’importanza di realizzare eventi sempre più connessi al territorio sostenendo le produzioni per determinare una esclusività più mirata per i singoli cartelloni.
Per il prossimo anno si pensa ad un percorso di avvicinamento dove "f.f.s.s." riserverà delle sorprese interessanti a partire da un grande evento di spettacolo e cultura che si terrà a Foggia per aprire i cartelloni di appuntamenti. Ma sarà solo uno dei tanti fuori programma.
"Dobbiamo pensare anche a fare cultura con gli avvenimenti creando qualcosa di importante per il territorio", ha sottolineato Franco Salcuni Direttore di Festambientesud. Gli fa eco Luciano Castelluccio del Carpino Folk Festival che aggiunge: "tutti i festival insieme rappresentano un valore inestimabile che istituzioni pubbliche e privati devono tenere in seria considerazione. E’ necessario che ognuno svolga il proprio ruolo affinché si possa realizzare un riferimento certo per il territorio e per chi si vuole avvicinare per passione della musica o per turismo".
Il successo dei Festival è determinato da un radicamento forte con il territorio, per le loro origini culturali e popolari che continueranno ad avere una identità precisa anche sotto il brand di "f.f.s.s.". Nelle prossime settimane ci saranno altre novità importanti e non solo la presentazione ufficiale del nuovo logo ma anche una prospettiva che potrebbe far cambiare il modo di concepire il marketing territoriale.

Carpinoparla, la piazza virtuale dei Carpinesi, su l’Attacco

Carpinoparla,la piazza virtuale dei Carpinesi  (creata da Domenico Antonacci,Crono) sbarcata da pochi giorni sul web,è su l’Attacco di oggi;il quotidiano foggiano mette in luce ,traendo spunto da una discussione nata sul forum a riguardo, la pessime condizioni  nelle quali versa oggi la piccola Chiesa,simbolo di una Carpino che fu.Intanto le autorità continuano a fare orecchie da mercante dinanzi ad una situazione ormai critica:l’edificio infatti rischia il crollo.Ancora per quanto tempo la Chiesa potrà testimoniare le lunghe giornate di lavoro dei nostri avi nella piana di Carpino?Sarebbe un segno di rispetto nei loro confronti restaurare la piccola chiesetta;inoltre potrebbe diventare anche un’attrattiva per i migliaia di turisti di passaggio da Carpino nella stagione estiva con tutte le conseguenze del caso.

Clicca sulla foto per leggere l’articolo

APPELLO PER SALVARE LA CHIESA DI SANT’ANNA

Vorrei richiamare l’attenzione su un monumento del mio paese. Carpino, si sa, fin dalle sue origini, è un borgo agricolo: per questo fu fatta costruire la chiesa di Sant’Anna. Nominata per la prima volta in un documento del 1736, è annoverata tra le chiese rurali. Fu costruita per consentire agli abitanti impegnati nella coltivazione dei campi di assistere alla messa. Era in origine affidata alla custodia di un eremita, per il quale era stata realizzata un’abitazione annessa alla chiesa, presto abbandonata, e che risultava già parzialmente distrutta agli inizi del Novecento. In seguito al primo crollo della copertura, l’edificio fu sottoposto a diversi interventi di restauro, che ne hanno, per fortuna, conservato l’aspetto originario. La semplice facciata in pietra bianca è ancora visibile; sulla parte alta del muro posteriore un arco campanario sorregge una campana. Sull’unico altare in stile barocco, con colonne decorate da tralci di vite a spirale, campeggiava un bel quadro di fattura settecentesca raffigurante la Madonna col bambino e S. Anna, purtroppo sottratto nel 1969. Tale evento, unito alla distanza dal centro abitato, ha contribuito al progressivo abbandono della chiesa, per cui essa, dopo un ulteriore crollo della copertura, appare allo stato di rudere.
Oggi questa chiesetta è ormai dimenticata, nessuno più ne parla; i ragazzi del paese non sanno neppure dove si trova. La Chiesa di Sant’Anna si presenta in una condizione di totale abbandono, se la si guarda, si nota come essa ha preso la forma di una vecchia “torre” di campagna, ormai dimenticata dal mondo.
Ora vi chiedo: perché questa chiesa, che ha contribuito a costruire la religiosità degli abitanti di Carpino, dev’essere dimenticata e abbandonata? Perché nessuno ha mai fatto niente per salvare questo nostro pezzo di storia?
Marcantonio Donatella

Voglio fare un ironico ma al tempo stesso serio appello a tutti i Carpinesi:non avete più scuse,del forum se ne è parlato su un giornale foggiano e voi nemmeno venite a visitarlo?
Clicca qui per dire la tua sulla Chiesa di Sant’Anna

Ringrazio di cuore Teresa  Maria Rauzino per la segnalazione e per avermi mandato la foto dell’articolo.

Tutti i contributi eleborati per Capitanata 2020 verranno presentanti il 1 ottobre a Palazzo Dogana

Terminata la fase di presentazione delle proposte progettuali per la Pianificazione Territoriale di Area Vasta
Mercoledi 1 ottobre, alle 10.00 nella Sala Consiliare di Palazzo Dogana, sarà presentato il lavoro svolto dalla Provincia di Foggia nella sua funzione di Ente coordinatore della pianificazione strategica di Area Vasta.
Durante la conferenza stampa saranno illustrati i contributi elaborati per tutti i piani strategici che interessano la Capitanata con particolare riferimento alle proposte finalizzate a mettere in stretta interconnessione i piani strategici ‘Capitanata 2020’; ‘Monti Dauni’ e ‘Bat’.

Intanto il Comune di Vico del Gargano ci fa sapere di aver presentato 22 schede progettuali grazie al lavoro congiunto degli Assessorati all’Urbanistica e dei Lavori Pubblici.

Da Peschici invece ci giunge notizia della firma della convenzione comune-proprieta per l’Abazia di Calena. Anche se solo il settore strettamente religioso è stato dato in concessione al Comune per 40 anni si è potuto cosi inserire il progetto di recupero, ristrutturazione e uso pubblico all’interno di Area Vasta, condizione sine qua non.

Tutti ora, anche l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival date le rassicurazioni ricevute per l’inserimento dell’Auditorium della Musica Popolare del Gargano in Capitanata 2020 da parte del Parco Nazionale del Gargano, in attesa della scrematura dell’Ente Regione quando avverrà la selezione fra tutti i progetti presentati dalle località dell’intera Puglia.

e su altri forum? Ecco l’esempio di Fuoriporta e Garganonews – Forum dedicato a tutti i Garganici

E’ con grande onore che intervistiamo il Grande Capo Estiqaatsi, leader della tribu’ Cherokee Shalakke, medico, sciamano, filosofo e pensatore, figlio del Grande Capo Sequoyah, e noto opinionista di 610, la famosa trasmissione di radio due condotta da Lillo, Greg e Braga.

Allora, Grande Capo Estiqaatsi, innanzitutto grazie per l’intervista in esclusiva. Possiamo comunicare ai lettori del forum che Lei sarà l’opinionista ufficiale anche della nostra board?
"Estiqaatsi! Confermo!"
Bene, vogliamo subito commentare ed ascoltare la Sua preziosa opinione sulla vicenda del prossimo commissariamento della Comunità Montana del Gargano, con lo zampino di Minervini?
"Estiqaatsi! Minervini? Cosa essere minervini? Piccoli raudi? Noi usare minervini contro tribù avversaria Apache di Oklahoma."
Ma no, cosa ha capito! Minervini, l’assessore alla Cittadinanza Attiva e Trasparenza per la Regione Puglia!
"Estiqaatsi! Da noi minervini sparare grandi botti, da voi sparare grosse cazzate!"
Va beh, andiamo avanti. Avete voi in America le Comunità Montane?
"Estiqaatsi! Noi avere Comunità Montana Tahlequah, in Oklahoma! Lei occuparsi di finanziamenti per opere Cherokee!"
Ah, e come vengono distribuiti questi finanziamenti?
"Estiqaatsi! Noi usare metodo molto semplice:

Perchè Voi che metodo utilizzare?"
Mah, il nosto è un pò più complicato: diciamo x/10 dove x è l’ammontare del finanziamento e 10 sono i Comuni. E si finanziano solo sagre di cefali, triglie e pesce azzurro di varia specie.
"Estiqaatsi!"
Bene, ma di cosa si occupa la Comunità Montana Tahlequah, in Oklahoma?
"Estiqaatsi! Ultimamente finanziato progetto di comunicazione senza fili!"
Caspita, la WDCNET, anche da voi?
"Ma no, semplici segnali di fumo, con nuova ed innovativa carbonella di faggio. Almeno funzionano! Non come vostra connessione wireless con antenna su tetto del Comune."
Eh, beh, non possiamo dargli torto. Ma sa, da noi ci sono molti vincoli, il fuoco è pericoloso, c’è il Parco. Anche se, ultimamente, chi lo gestisce è impegnato in una diatriba sulle vongole.
"Estiqaatsi! Arrivata notizia da noi! Vostro nuovo Comissario vietato pesca abusiva vongole filippine. Io conoscere intera storia."
E ce la racconti allora Grande Capo.
"Estiqaatsi! Estiqaatsi se la racconto.
Esserci in passato vongole filippine presso vongole cagnanesi fare da colf. Solo che vongole cagnanesi non pagare contributi per pensione, e allora vongole filippine colonizzato intero lago di Varano. Ora tutti intenti a debellare vongole filippine, a fin di bene. Ma Gatta vietato tutto."
Mah, a noi risulta una storia diversa comunque…
"Estiqaatsi! Estiqaatsi adesso andare via.2
Oh ci scusi, non vorremo rubareLe del tempo prezioso. Dove va?
"Estiqaatsi andare a cena da Jeremiah, grande pensatore e grande sparatore di cazzate divertenti."
Bene, Le auguriamo buona cena, Grande Capo Estiqaatsi, leader della tribu’ Cherokee Shalakke, medico, sciamano, filosofo e pensatore, figlio del Grande Capo Sequoyah. Alla prossima intervista.
"Estiqaatsi!"

[jeremiah]

Ringraziamenti:
Piero Giannini per l’impalcatura ispiratrice
Gaetano Berthoud per non avermi mandato a quel paese
Il Direttore per permettermi di sfogarmi
E soprattutto tutti i miei amici del Forum che mi hanno rincuorato quando mi ero rotto le scatole, e, dulcis in fundo, il grande matcan!

LA LUNGIMIRANZA DI CARLO NOBILE

Ogni periodo storico, turisticamente parlando, ha la sua moda. Nella fase che stiamo vivendo la moda si chiama “STL = Sistema Turistico Locale”, un cavallo sul quale in molti stanno puntando. Ma un cavallo ha bisogno di un cavaliere e gli STL di casa nostra l’hanno trovato nell’assessore al Turismo della Provincia di Foggia, Nicola Vascello, che ha riscoperto se non proprio “scoperto” una legge assolutamente non nuova, anzi vecchia di addirittura sette anni: la legge n.135 del 29 marzo 2001.

Una legge quadro individuata anche da un pomposo titolo: “Riforma della legislazione nazionale del turismo”, che forse avrà titillato le antenne di cavalieri moderni, non ricordando che già cinque anni fa, cioè appena un biennio dopo la sua promulgazione, qualcuno aveva già imposto il trotto al cavallo che intendeva con ogni sua energia e determinazione dirigere verso la meta, una meta ben definita, precisa, chiara.

Per avercelo ricordato, ringraziamo personalmente OndaRadio, l’emittente viestana il cui direttore ha conosciuto e apprezzato e affettuosamente stimato quel cavaliere: Carlo Nobile, altra pasta, altra stoffa, ex sindaco della ospitale cittadina garganica, ex assessore e purtroppo ex-tutto, visto che ci ha lasciato prematuramente, provocando un vuoto nella società garganica che difficilmente potrà essere colmato.

Basta rileggere le sue note per comprendere l’assunto e trovarvi una lungimiranza politica, nel senso vero e pregnante dell’attributo, accompagnata a un tempismo dote di pochi. Seguiamolo attentamente, non prima però di aver definito l’acronimo STL e il significato che la legge gli attribuisce: “Contesto turistico omogeneo o integrato, comprendente ambiti territoriali appartenenti anche a regioni diverse, caratterizzato dall’offerta integrata di beni culturali, ambientali e di attrazioni turistiche, compresi i prodotti tipici dell’agricoltura e dell’artigianato locale, o dalla presenza diffusa di imprese turistiche singole o associate”.

Così recita l’articolo 5 della 135/2001 e così lo commentava – non consentendoci di interromperlo e mai lo faremmo se potessimo – appena due anni dopo Carlo Nobile, primo presidente di uno dei primissimi STL sorti in Italia, il Sistema Turistico Gargano, presentato alla Borsa del turismo di Milano lo stesso anno, il 2003: “Il Gargano non è solo mare e pellegrinaggi, ma garantisce una serie di opportunità alternative per chi vuole trascorrere un soggiorno rilassante. Questo territorio, forse per la prima volta ha scelto di fare gruppo, ma allo stesso tempo punta su diversificazione e qualità dell’offerta. Già da quest’anno inizieremo con ‘Gargano di Primavera’, che altro non è se non l’offerta per un turismo a dimensione naturale, da vivere in tranquillità in strutture convenzionate e a prezzi privilegiati – in ossequio a un senso di ospitalità sempre genuino e ricco di attenzioni per l’ospite – incorniciata in un periodo di eventi culturali e religiosi. Sarà l’offerta rivolta a turisti italiani e stranieri che scelgono di trascorrere il loro soggiorno nel periodo aprile-maggio in alberghi, residence e campeggi appositamente convenzionati, dove godranno di prezzi molto vantaggiosi rispetto ai normali prezzi di listino praticati nel periodo”.

Quale il punto di partenza di Carlo Nobile: l’unione di quindici Comuni garganici, Vieste capocordata, da San Giovanni a San Marco, da Manfredonia e Mattinata a Peschici Rodi Vico, da Monte e Rignano a Carpino Ischitella Lesina, da Cagnano alle Isole Tremiti, che punta al fine precipuo della creazione e definizione di un rivoluzionario sistema di ospitalità fondato su qualificazione e diversificazione dell’offerta turistica spalmata nell’arco dell’intero anno e non circoscritta alle nicchie della stagionalità e della singola località. E unione fu. E anche gli uomini ci furono, assessori e consiglieri: Di Milo da Peschici, Placentino da San Giovanni Rotondo, Ruo da Carpino, Luigia Totaro da Mattinata, “quota rosa” che non riuscirà ad assumerne la presidenza per l’anno successivo, il 2004, pur essendo stata già indicata come successore di Nobile. Perché? Cosa accadde?

Gli analisti che hanno vissuto la brevissima storia del Sistema Turistico Gargano individuano le cause del fallimento in pochi ma pesanti parametri: l’aver fatto il passo più lungo della gamba, il non essere riusciti a coinvolgere appieno i privati, l’insolvenza di alcune municipalità che per effetto della solita immancabile crisi economica non pagavano la quota di affiliazione, ma soprattutto, secondo qualcuno, il “rigetto” dell’Ente Regione che vide nel nuovo organismo una minaccia all’integrità del territorio e ne rifiutò il riconoscimento. Fine inevitabile!

Oggi si continua a parlare di “destagionalizzare” e “destagionalizzazione”, e la soluzione ce l’aveva offerta su un vassoio d’argento cinque anni fa lo sfortunato protagonista della nostra Storia recente, un contemporaneo per tutte le stagioni, un uomo che non doveva morire perché sapeva vedere al di là dell’orizzonte.

Piero Giannini  da puntodistella.it

CALENA: LA STORIA RINGRAZIA… FORSE

Al termine del 3° incontro in una settimana (2° nelle ultime 24 ore), una schiarita sull’orizzonte dell’Abazia di Calena. Cielo sgombro di nubi – si spera – solo nel pomeriggio di lunedì

Terzo incontro in sei giorni – due nelle ultime 24 ore – tra gli eredi Martucci e il Comune di Peschici, per tentare di raggiungere il tanto atteso accordo sulla convenzione da stipulare per la concessione delle due chiese dell’abbazia di Calena (in blu nella pianta allegata). Presenti oggi, nella sala giunta del Comune di Peschici, Francesco Martucci e il cognato Paolo Cavalluzzo (due dei quattro proprietari) da un lato, e cinque membri della maggioranza di Governo con in testa il sindaco Vecera, il vice Afferrante, l’assessore alla Cultura Di Miscia, l’assessore all’Ambiente Vecera, e l’assessore al Turismo De Nittis.

   Apre i lavori l’intervento di Francesco Martucci, il quale confermando quanto già emerso nell’incontro di ieri, ha ribadito la volontà della famiglia di addivenire a un accordo che tuteli il bene e garantisca la proprietà. Dalle sue parole si evince la volontà concreta di tutti gli eredi di far sì che il monumento non si deteriori ulteriormente, palesando la volontà unanime di permettere al Comune di Peschici di poter attivarsi per l’ottenimento dei fondi europei dell’Obiettivo Uno, previsti nel programma di “Area Vasta – Capitanata 2020”.
   A tal proposito, tornando sulle richieste avanzate già nell’incontro di ieri che prevedevano la concessione dell’immobile adibito a frantoio (in giallo, parte bassa della piantina), il sindaco ribadisce la necessità di poter ampliare il progetto di restauro all’intera abazia e area antistante (non accettato dalla proprietà). “Firmiamo oggi la convenzione per le due chiese e studiamo la soluzione per estenderla a tutto il comprensorio così da avere un’area d’intervento più vasta e aumentare la fruibilità del bene”, consiglia l’assessore Di Miscia, intervenuto a sostegno delle tesi del sindaco e mediando con le posizioni su cui si è arroccata la famiglia proprietaria.

   Al termine dell’ampia e approfondita discussione si è giunti a un accordo di massima che prevede la modifica di alcuni punti della bozza di convenzione esaminata nell’incontro di ieri:

• durata della concessione al Comune di Peschici di non meno di sessant’anni dalla firma (riteniamo, per tantissimi motivi, che 99 anni possa essere un tempo, come dire, equo; ndr);

• la possibilità di accesso al giardino attiguo alle chiese, previo permesso della proprietà (in giallo, parte alta della piantina);

• apertura del portale di accesso alla chiesa con doppia cupola in asse, oggi seminascosto e interrato da detriti alluvionali.

   Previa visione e accordo di tutti gli eredi Martucci, e salvo ripensamenti dell’ultima ora, la convenzione verrà sottoscritta nel primo pomeriggio di lunedì 29, a pochissime ore dalla seduta di Consiglio Comunale già indetta per la ratifica, senza la quale il progetto non può andare avanti, e ricordando che la scadenza della presentazione è fissata al giorno 30, cioè… il giorno dopo!

Domenico Martino (www.puntodistella.it)

Il lupo sul Gargano c’è. Ora bisogna proteggerlo

Il lupo sul Gargano c’è e  la sua presenza è stata ufficialmente accertata nel 2006 grazie al ritrovamento di una carcassa nei boschi di Carpino. E’ quanto è emerso da un convegno tenutosi oggi presso l’ex caserma della Guardia Forestale di Coppa Giglio nel bosco Quarto a Monte Sant’Angelo e promosso dall’Ente Parco Nazionale del Gargano. Come possa essersi reintrodotto sul nostro promontorio e come  la sua presenza possa essere  così testimoniata dalle aggressioni subite dalle greggi è stato oggetto di studio da parte di Ricercatori dell’Università della Sapienza di Roma e dal Prof Boitani Direttore del Dipartimento di Biologia Animale della stessa Università romana.
La risposta  potrebbe essere  data dalle caratteristiche etologiche di questo carnivoro. Il lupo infatti vive in forma stabile sul territorio abituale dove vive in branchi, ma quando i nuovi nati diventano adulti, necessariamente debbono allontanarsi dal luogo sia per “metter su” una nuova famiglia e sia per poter più facilmente sfamarsi. E’ proprio in questo periodo della vita che il lupo si disperde, affrontando centinaia di chilometri, per trovare un luogo che sia consono alle proprie attività di cacciatore e adatto alla “nuova famiglia”. Questo costringe il lupo a vagare per stagioni intere e per luoghi vari fino a quando non trova il luogo adatto. Questo è anche il motivo che giustifica ritrovamenti di lupi in luoghi assolutamente fuori della norma come è stato il ritrovamento di un esemplare ferito sulle strade nei pressi di Parma. La sua cura ed il successivo rilascio dopo l’applicazione di un collare ha però permesso di capire quali siano gli spostamenti dei lupi. Lo stesso animale, rilasciato sull’Appennino Emiliano, prima di allontanarsi definitivamente verso le montagne della Francia è stato rintracciato  addirittura vicino al porto di Genova.
Questa abitudine spiega dunque come il lupo possa essersi introdotto sul Gargano “semplicemente”dopo aver attraversato il Tavoliere delle Puglie, provenendo dal Subappennino Dauno o dal Molise o dall’Abruzzo. Ma  alcuni dei presenti al convegno, tra cui Veterinari, Forestali, operatori del mondo ecologico e allevatori, hanno addirittura formulato il dubbio se il lupo, già presente nell’area Garganica fino agli inizi del secolo passato, si sia veramente estinto o se, dopo essersi ridotto notevolmente come  numero sia uscito alla ribalta recentemente perchè più protetto dalle Leggi attuali e dalla istituzione del  Parco  Nazionale del Gargano.
Per conoscere la presenza numerica e le zone di eventuale dimora, agli inizi del 2008,  sono state eseguite ricerche attraverso ritrovamenti e prelevamenti di feci simili a quelle dei lupi ( tra cui anche nella zona limitrofa a Tomarosso del Comune di Vieste, in seguito all’episodio avvenuto ai danni di un allevatore  alla fine del 2006) e che sono ancora nei laboratori per le specifiche analisi e le conferme; sono state poste inoltre dei richiami acustici di ululati e sistemate fotocamere  che però non hanno dato i risultati sperati.
Attualmente, in base alle ricerche effettuate, si può dedurre che sul Gargano  non esiste una presenza stabile del lupo con territori ben definiti ma non si esclude la presenza di individui solitari in varie zone ma anche le denunciate presenze potrebbero essere imputate ad ibridi di lupo, più che a vero lupo. Le nostre zone, soprattutto quelle interne e situate nel cuore del Parco sono però  ad alta idoneità per l’habitat del lupo.
Tutti hanno ammesso che se il lupo davvero è presente, in forma gregaria o sporadica, deve essere protetto. Ma è altrettanto necessario proteggere le greggi  dai danni che questi animali possono provocare. E’ dunque necessario ricercare una forma rapida di indennizzo, sia che si tratti di vera aggressione da lupi sia che si tratti di aggressione di cani randagi le cui lesioni sembrano essere perfettamente uguali e difficilmente riconoscibili se non attraverso anche il ritrovamento di urina, feci e peli di lupo. L’Ente Parco si è fatto carico di studiare con attenzione il fenomeno per correre ai  dovuti ripari. Ma i Comuni, ai quali è fatto carico elargire gli indennizzi qualora si tratti di aggressione da parte di cani randagi, che sono molto più probabili, debbono fare la loro parte: solo in questo modo si potrà davvero proteggere il vero re della foresta- Le altre sono solo parole che potrebbero portare nuovamente ad una sua estinzione qualora i successivi studi confermeranno definitivamente che il lupo continua ad esistere fra i nostri secolari alberi.
Bartolo Baldi

CALENA: SLITTA LA SOLUZIONE

Normal
0
14

MicrosoftInternetExplorer4

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:”Times New Roman”;}

Rinviate a domani definizione e conseguente firma della Convenzione Comune-proprietà.

Alla riunione di oggi uno solo dei 4 eredi ha espresso gli ultimi “desiderata” della famiglia Martucci. Alla ricerca un punto d’incontro

 

PESCHICI – Si è concluso da poco l’atteso incontro con la famiglia Martucci, proprietaria della millenaria Abazia di Calena nella piana di Peschici, destinato, secondo le intenzioni scaturite dal precedente rendez-vous di lunedì scorso, a convergere verso una convenzione col Comune di Peschici sulla concessione parziale dei beni dell’antico cenobio benedettino. Un “confronto di soluzioni”, potremmo definirlo (mentre tutti si attendevano una soluzione definitiva), che ha visto da una parte le tesi di Francesco Martucci, intervenuto in nome e per conto degli eredi, e dall’altra le ragioni dell’Amministrazione guidata da Mimmo Vecera, coadiuvato dagli assessori Leonardo Di Miscia, Memo Afferrante e Michelino Vecera, accomunate ai “desiderata” della parte clericale, nelle persone dell’Arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, mons. Domenico D’Ambrosio, e dei due parroci locali.

   “La proposta che vi porto – ha esordito l’erede Martucci – rispecchia la mia idea e le idee dei miei parenti…” Non gli è stato dato il tempo di continuare, perché subito è scattata la reazione dell’assessore alla Cultura, Di Miscia: “Noi veramente pensavamo che il tempo delle discussioni fosse finito e stamattina dovessimo incontrarci per la firma di una convenzione!”

   In buona sostanza, s’è capito subito che non si sarebbe assistito alla nascita di uno storico atto, in quanto il Martucci ha replicato dichiarando quali aree la famiglia avrebbe inserito nel documento: solo e semplicemente le due chiese affiancate. Escludendo quindi gli adiacenti spazi, posti da l’uno e l’altro lato rispetto alle chiese, e cioè: un frantoio abbandonato, ultima destinazione della terza navata della chiesa piccola andata in rovina, e un giardino retrostante all’abside del tempio più grande.

   Ciascuna delle parti presenti ha avanzato le personali motivazioni sulla necessità di inserire nella convenzione anche tali aree (disponibilità di un settore destinato a incontri e convegni, completamento architettonico del bene con la presenza dell’area verde, maggiori facilità o probabilità di accesso ai fondi europei dell’Obiettivo Uno, ultima occasione per l’Italia, con un progetto più ampio e “sostanzioso”…), fin quando il Comune ha ceduto per quanto riguarda la zona-frantoio, ma non ha inteso addivenire alla soluzione proposta dalla proprietà che esclude la zona destinata già a verde. L’erede non si è spostato dalla sua precedente dichiarazione, concedendo solo un “informerò i miei” che ha fatto praticamente slittare la definizione della vicenda a domani, sabato 27.

   Visti i tempi ristretti (la presentazione del progetto che rientra nel programma di “Area Vasta – Capitanata 2020” scade il 30 di questo mese) non si poteva rinviare più di tanto la soluzione in quanto già lunedì 29 il Consiglio Comunale riunito in seduta straordinaria deve ratificare la convenzione. Altro tempo prezioso perso, dunque, in quanto la proprietà dovrà anche riportare nella riunione di domani la decisione riguardo alla scadenza della convenzione stessa: 19 anni, 99 anni o a tempo indeterminato. Scartate la prima e l’ultima per ovvi motivi legati alla eventualità di una richiesta di mutuo da parte dell’Amministrazione, la prima, e a indicazioni procedurali fissate dal codice civile, la seconda, ci si è accordati (ferma restando l’approvazione della famiglia!) sulla seconda: 99 anni.

   Dopo altre precisazioni riguardanti manutenzione del bene restaurato e ristrutturato, pagamento di bollette e così via, si è giunti alla lettura della bozza di convenzione che verrebbe siglata, se nulla osta, domani quando si spera che gli eredi Martucci si presenteranno tutti e quattro, o solo alcuni ma con delega degli assenti, per apporre il sigillo a una storia che sta diventando infinita (se già non lo sia).

da Puntodistella.it Domenico Martino

Archivi