Con il concerto di Teresa De Sio si è conclusa la quattordicesima edizione del Carpino folk festival; la cantante napoletana che, era stata costretta lo scorso anno a interrompere il suo spettacolo a causa del tempo, si è rifatta quest’anno facendo ballare attraverso le sue note un pubblico giunto in questo piccolo paese del Gargano da tutta la Puglia e non solo.
Dopo il concerto mi concede una breve intervista, ci incontriamo in una casa proprio dietro il palco, è lì, seduta sul balconcino che ascolta i cantori di Carpino quando ci presentiamo, come sottofondo musicale una tarantella.
Grande concerto stasera, sempre tante emozioni a Carpino…
"Carpino fa parte del mio DNA musicale perché la musica di Carpino insieme con le pizzica salentina è stata una grande scoperta, ho imparato ad amarla, visto che già mi occupavo di musica della mia terra che è Napoli, poi l’idea di dedicare il concerto a Antonio Maccarone che è scomparso da poco…"
Come è avvenuto il primo contatto con questo piccolo paesino del gargano?
"Parecchi anni fa ho iniziato con Musicanova con il gruppo di Eugenio Bennato e attraverso il lavoro con loro ho scoperto, ho conosciuto questa musica, dato che già loro suonavano queste tarantelle; poi dopo molti anni sono venuta di persona a Carpino e ho conosciuto i cantori per il film "Craj".
Con i cantori di Carpino c’è stata una intensa collaborazione per il documentario musicale "Craj" insieme a Giovanni Lindo Ferretti, Uccio Aloisi e come non ricordare il grande Matteo Salvatore, quella è stata una grandissima avventura, una cosa straordinaria che si è tramutata in un film, per me è stata una immersione molto forte, molto importante, molto lunga, nella musica di questa parte dell’Italia."
Cosa ha dato lei a Carpino e cosa Carpino ha dato a lei?
"Non so se ho dato qualcosa a Carpino…Io, invece, ho ricevuto molto, perché la scoperta della musica popolare e dunque anche della musica di Carpino è stato il motore che mi ha fatto scegliere di intraprendere seriamente la strada della musica; in anni in cui pensavo che in Italia si potesse fare o solo musica leggera tipo "Sanremese" oppure imitazione di musica d’oltreoceano,americana… A me non interessava, per questo la scoperta della musica popolare è stata la chiave di volta che mi ha fatto capire che si può fare una musica nostra, che ci appartiene e che ha a che fare con le nostre radici, anche se io non sono un’interprete pura, loro, i cantori lo sono.
Io però faccio quello che secondo me è lecito fare con la musica popolare, prendo l’insegnamento, prendo il suono, la forza della musica popolare e cerco di mixarla con la mia creatività, perché sono un’autrice, la mixo con il mio suono, con il rock…oggi posso dire che la mia musica è folk-rock."
E come direbbe lei buona musica a tutti!
Scritto da Marilina Totaro (ildiariomontanaro.it)
Clicca qui per l’intervista video di corrieredelgargano a Teresa De Sio
La cavità è un relitto di un ben più esteso sistema sotterraneo a cui presumibilmente apparteneva anche la vicina Grotta Paglicci. L’accesso naturale, costituito da un pozzo profondo 8 metri,è reso inagibile da una frana.
A 50 metri di distanza. verso est, esiste un altro ingresso che permette di accedere, tramite un pozzetto ed un angusto cunicolo, in un modesto ambiente di crollo scavato in buona parte nel conglomerato. Un ulteriore salto di scarsa profondità ed uno scivolo in accentuata pendenza, immettono in una superba caverna lunga circa 70 metri e scavata interamente nell’interstrato.
Quest’ambiente è caratterizzato dalla presenza di numerosi gruppi stalagmitici la cui suggestiva bellezza ha suggerito il nome della grotta. Non mancano inoltre grosse stalattiti, drappi, meduse e concrezioni eccentriche che conferiscono all’insieme una coreografia originalissima ed irripetibile.Purtroppo anche questa cavità a causa del suo facile accesso èstata ed è tutt’ora oggetto di continui atti di vandalismo. Innumerevoli scritte sulle pareti, concrezioni asportate o irrimediabilmente deturpate e persino profonde buche scavate alla ricerca di un fantomatico quanto improbabile tesoro, testimoniano lo stato di degrado in cui versa la grotta e l’impellente necessità di regolarne l’accesso tramite un robusto cancello.
Da Guida alla speleologia del Gargano di Carlo Fusilli e Paolo Giuliani.
Il Carpino folk festival si chiude oggi con un omaggio ad Antonio Maccarone, il cantore scomparso esattamente un mese fa. Sarà il suo gruppo di amici cantori insieme a Teresa de Sio e a Giovanni Mauriello a trasformare il concerto finale del Carpino Folk Festival in un tributo al cantore più ribelle che da sempre suonava la chitarra francese e fra i tre stili tipici di Carpino preferiva indubbiamente la muntanara, la tarantella in tonalità minore. La serata prevede da prima lo spettacolo di Giovanni Mauriello «Da Parthenope a Medina» e a seguire «Sacco e Fuoco» di Teresa de Sio. Poi tutti insieme sul palco di piazza del Popolo a chiudere il festival come da tradizione con i Cantori di Carpino in formazione ampliata e con uno spettacolo tutto speciale preparato ad hoc per il pubblico del Carpino Folk Festival ed in onore di Antonio Maccarone.
Nel corso della serata verranno premiati i vincitori del concorso fotografico «Premio Rocco Draicchio».
Gazzetta di Foggia — 08 agosto 2009 pagina 16
Il festival della musica popolare e delle sue contaminazione nella serata conclusiva della 14.ma edizione e a un mese esatto dalla sua scomparsa rende omaggio ad Antonio Maccarone. Sarà il suo gruppo di amici cantori insieme a Teresa de Sio e Giovanni Mauriello a trasformare il concerto finale del Carpino Folk Festival in un tributo al cantore più ribelle che da sempre suonava la chitarra francese e fra i tre stili tipici di Carpino preferiva indubbiamente la muntanara, la tarantella in tonalità minore.
La storia pubblica dei Cantori di Carpino comincia negli anni Cinquanta. Nel 1954, per la precisione, quando un giovane ricercatore americano, Alan Lomax accompagnato da Diego Carpitella, parte dalla Sicilia per un viaggio alla scoperta dell’Italia sonora. Dal luglio 1954 al gennaio 1955 raccolgono circa 8mila documenti. Si fermano anche a Carpino, il 23 e 24 agosto, ponendo il primo mattone per la salvaguardia della tarantella del Gargano e dei Cantori di Carpino. Successivamente grazie allo stesso Carpitella, ma soprattutto a Roberto Leydi, i Cantori parteciperanno, al Teatro Lirico di Milano, nel marzo 1967, allo spettacolo "Sentite Buona Gente".
Da allora, da Carpino sono passati in tanti, artisti e ricercatori. Giovanna Marini, Francesco Nasuti, Carlo d’Angiò, Robert Fix, Pino Gala, Enrico Noviello, Salvatore Villani, Ettore de Carolis, Eugenio Bennato e Carlo d’Angiò. Roberto De Simone, con la Nuova compagnia di canto popolare, sarà il primo a riproporre, nel 1972, le tarantelle carpinesi proprio grazie alla collaborazione con Teresa De Sio e Giovanni Mauriello.
La serata di chiusura dell’8 agosto prevede dapprima lo spettacolo di Giovanni Mauriello, “Da Parthenope a Medina”, e a seguire “Sacco e Fuoco” di Teresa de Sio. Poi tutti insieme sul palco di Piazza del Popolo a chiudere il festival come da tradizione coi Cantori di Carpino in formazione ampliata e uno spettacolo tutto speciale preparato ad hoc per il pubblico del Carpino Folk Festival in onore di Antonio Maccarone.
Nel corso della serata, trasmessa in diretta da Telenorba in tutta la Puglia, la Basilicata, il Molise e parte di Calabria e Campania, verranno premiati i vincitori del Concorso Fotografico – Premio Rocco Draicchio edizione 2008.
Gazzetta del Mezzogiorno — 07 agosto 2009 pagina 16 sezione: Foggia
Il festival della musica popolare e delle sue contaminazione rende omaggio oggi a Fabrizio de Andrè. «Quello a Fabrizio de Andrè – spiegano gli organizzatori – sarà l’omaggio più grande mai organizzato nel Sud Italia, mai eseguito su un palco e in una piazza, mai tanto maestoso in termini numerici».
In tutto una sessantina di elementi, saliranno sul palco di piazza del Popolo, tra gli artisti del team di David Riondino, la banda del conservatorio «Umberto Giordano» di Rodi Garganico e il coro polifonico «Stefano Manduzio» di San Nicandro Garganico.
L’impegno e la complessità delle prove orchestrali che da due mesi si stanno svolgendo presso il conservatorio di Rodi Garganico ne fanno sicuramente la più imponente produzione artistica del Carpino Folk Festival.
Dopo il tributo a De André gli omaggi di Rita Botto alla Sicilia e alla più grande cantante folk Rosa Balistreri, ma non mancheranno brani di autori più contemporanei, come quelli di Franco Battiato. Da giorni si parla sempre più insistentemente di un omaggio speciale anche al nostro più grande artista pugliese Domenico Modugno. Accompagnerà Rita Botto uno dei più grandi interpreti jazz della scena italiana, il foggiano Teo Ciavarella che per la seconda sera consecutiva sale sul palco del Carpino Folk Festival. In chiusura il tributo speciale di «Rosapaeda» a Miriam Makeba, la voce dell’Africa scomparsa la scorsa estate, e a Roberto Murolo, delicato e attento interprete della grande tradizione musicale partenopea. Domani gran finale con, tra gli altri, Teresa De Sio.
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