Il 94 enne Antonio Piccininno tra i protagonisti del festival di cultura pugliese
Sono stati i CANTORI di CARPINO a rappresentare il Gargano all’interno della manifestazione TORINO ATTARANTàTA – Primo festival di pizzica e cultura pugliese di Torino, svoltosi nel capoluogo piemontese dal 16 al 21 maggio.
Con la collaborazione dell'Associazione Culturale Carpino Folk Festival, il novantaquattrenne Antonio Piccininno, accompagnato dai giovani componenti del gruppo
dei Cantori, è salito sul palco a chiusura della intera manifestazione dopo il gruppo torinese La Paranza del Geco ed il trio pugliese Tradizionale Salentina Dop.
Come ogni serata, Zi' Ntonj col il suo rituale propiziatorio ha esordito con testuali parole "prima che cand vi spieg la canzon" …per catturare abilmente l'orecchio dell'ascoltatore e poi rapirne i sensi.
Con loro non ha voluto mancare l'Assessore regionale pugliese Elena Gentile volata letteralmente per essere sul palco con i Cantori e partecipare ai festeggiamenti dei pugliesi che vivono a Torino.
Alla fine è stata proprio una gran bella festa popolare. Il tempo è stato clemente e Zi' Ntonj, in gran forma, in un'ora di concerto ha saputo trasmettere alla gente che affollava Piazza Umbria tutta la sua energia, facendo ballare tutti al suono delle sue castagnole… insomma anche Turin si è lasciata attarantare!!!!
Il poeta dialettale pugliese Francesco Granatiero che vive a Torino ha voluto trasmetterci la sua emozione.
"Rivedere e ascoltare Piccininno: il garbato movimento delle mani con le nacchere, la dolcissima modulazione della voce, la gustosissima spiegazione in italiano locale, la sua aderente interpretazione parlata, le belle riprese del canto popolare carpinese, il bellissimo e sostenuto intercalare dei toni sempre melodiosi, è stato straordinario. Ieri ho apprezzato anche la bonta dei ritmi e dei suoni, la musica ruspante e, anche, la piacevole spinta innovativa. Tutto bello e in linea con la grande voglia di ballare che ha preso tutti, con una partecipazione davvero straordinaria. Ma il mio Piccininno, chissà se lo vedrò ancora, un maestro che non dimenticherò mai. Avrei voluto che niente disturbasse la sua voce, l'incanto della sua magica presenza, come è stato, per fortuna, con la ninnananna finale, quando gli strumenti hanno in parte ceduto alla dolce nenia".
Il Prossimo appuntamento con Antonio Piccininno è ad agosto alla quindicesima edizione del Carpino Folk Festival.
Testi e materiali per la comunicazione
Antonio Basile
Alessandro Sinigagliese
Ufficio Stampa
Associazione Culturale Carpino Folk Festival
Via Mazzini, 88
71010 Carpino (Fg)
Antonio Basile
info@carpinofolkfestival.com
Nel 2007, "Les Chanteurs de Carpino", nel 2010 "La vita, un lungo viaggio in treno" (Documentario 53’) al francese Thierry Gentet piaciono le storie italiane.
Una coproduzione Mira Productions, France 3 Corse / Via Stella Col sostegno di Région Midi-Pyrénées, Centre national du cinéma et de l’image animée, Apulia Film Commission
È il ritratto di Ferruccio Castronuovo, testimone dell'epoca d'oro del cinema italiano negli anni dal 1960 al 1980. Il suo percorso di cineasta gli permise di affiancare i più grandi cineasti italiani del suo tempo, in particolar modo Federico Fellini, con il quale collaborò per più di dodici anni. Ferruccio Castronuovo è la memoria vivente d'un tempo in cui il cinema mediterraneo, attorno all'Italia, imperava sulla settima arte.
L’itinerario, fuori dal comune, di Ferruccio Castronuovo meritava di diventare l’oggetto di un film documentario. A ciò si è dedicato il regista Thierry Gentet con « La vita, un lungo viaggio in treno », un affresco di 52 minuti, sensibile e improntato di poesia.
Ultimato a fine febbraio 2010, il documentario « La vita, un lungo viaggio in treno » è stato trasmesso il 23 marzo scorso su Via Stella/France 3 Corse, in anteprima del programma culturale Orizonti.
Il film, coprodotto da France 3 Corsica, sostenuto dalla Regione Midi-Pyrénées, il Centro nazionale del cinema e dell’immagine animata, nonché l’Apulia Film commission, sarà presentato a Bari, mercoledì 26 maggio, alle ore 18, nella sala cinema del Cineporto di Bari, in presenza del regista e di Ferruccio Castronuovo stesso.
ll primo incontro con Fellini…
Tutto cominciò con una telefonata. Era un venerdí pomeriggio.
Qualcuno mi chiamò per chiedermi: «se sei libero lunedí, vai a Cinecittà. Fellini ti vuole conoscere. Devi lavorare sul Casanova. »
Ho pensato ad uno scherzo: forse il tipo della chiamata sapeva quanto mi piaceva Fellini! Veramente, non ho dormito per tutto il fine settimana.
Il lunedí mattina mi recai a Cinecittà. Mi portarono vicino a Fellini.
Mi guardai attorno.
Fellini mi vide e mi disse: « stai attento, sono io che faccio il film, tu fai il resto! »
Era l’inizio del rapporto con Federico. Avevo una piccola équipe 16 mm. Lavoravo sempre.
Alla fine della prima settimana, Fellini venne a vedere ciò che avevo girato.
Io l’avevo visto butare delle immagini. Non le piacevano.
Mi dissi: se succede una cosa simile per me, è tutto finito.
Invece, guardò le mie immagini e mi chiese: « dove stavi quando hai girato questo? »
Non aveva capito dove stavo, anche perché mi ero nascosto per riprendere. Il mio lavoro gli era piaciuto.
Alla fine si girò verso di me e mi disse: « Ferruccio, da questo momento in poi, sei il solo ammesso sul mio set».
Mario Ronghi alias Sonny Ray, un pugliese tra i divi di Hollywood
Un One-man show della Puglia sconosciuto
Comunicato Stampa Carpino Folk Festival | FOGGIA, li 17 Maggio 2010
Si prega la massima condivisione, pubblicazione e divulgazione
Fra il 1880 e il 1915 nove milioni circa di emigranti scelsero di attraversare l'Oceano verso le Americhe.
Molti di loro rientrarono poi in Italia: una quota considerevole (50/60%) nel periodo 1900-1914.
Circa il settanta per cento proveniva dal Meridione.
Le motivazioni che spinsero masse di milioni di Meridionali ad emigrare furono molteplici: prima la crisi agraria dal 1880 in poi, successivamente l'aggravarsi delle imposte nelle campagne meridionali dopo l'unificazione del paese, il declino dei vecchi mestieri artigiani, delle industrie domestiche, la crisi della piccola proprietà e delle aziende montane, delle manifatture rurali.
Tra coloro che emigrarono e poi fecero ritorno in Italia vi fu Ciccillo (Francesco) Ronghi di Carpino.
Figli di Ciccillo Ronghi furono Luigi Ronghi e Mario Ronghi. Gino, nato nel 1914, si sposo con Rosa D'addetta, si laureò in Legge, ma poiché non professava fece l'agricoltore a Carpino nei molti terreni di proprietà della moglie.
Più grande di Gino era Mario.
Nato negli Stati Uniti il 24 marzo 1908, Mario fece ritorno in Italia con il padre e a Carpino passò la sua giovinezza. Avviato all'arte di orefice e orologia non fece molta fortuna e cosi decise di far ritorno nelle Americhe. Amava ricordare che appena arrivato presso il porto dell'Ellis Island (l'Isola delle Lacrime delle persone che reimbarcate per l'Italia per non aver superato i durissimi controlli medici e amministrativi, nella disperazione si buttavano nelle acque gelide della baia andando quasi sempre incontro alla morte), lo venne a prendere un italo-americano di origine carpinese che quando lo vide gli chiese, prima ancora di "come stai?" o "com'è andato il viaggio?", "hai portato i caciocavalli?".
Mario Ronghi ritorna in Italia, e a Carpino, agli inizi degli anni 80 del secolo scorso dove muore ed è sepolto.
Prima di morire, però, lascia la traccia del suo passaggio.
Assolutamente stravagante e con atteggiamenti effemminati, su sollecitazione di un suo grande amico, Antonio Ermanno Santoro, organizza uno spettacolo per dare un suo ricordo ai carpinesi.
Non sono molte le notizie in proposito. Tuttavia molti parlano di un vero attore da avanspettacolo, particolarmente portato per le parti comiche alla "gastone" per intenderci. Cantava benissimo tant'è che nello spettacolo realizzato a Carpino interpretò (fra le altre cose) anche la parte di una sciantosa, truccato e vestito perfettamente (voci di popolo parlano di costumi presi a nolo a Napoli).
Niente di più. Mario Ronghi con la sua morte scompare il 16 Novembre 1984.
Ma la memoria gioca brutti scherzi (in questo caso, uno scherzo bellissimo).
E' il 03 Maggio 2010 e il social network Facebook ci fa un regalo. Pierluigi Pelusi con cui siamo in contatto per le note vicende dell'Auditorium della Musica Popolare del Gargano, parla a Domenico Sergio Antonacci della storia delle radio libere di Carpino e tra i personaggi dell'epoca (ultimi anni 70) menziona un certo Sonni Rey, un attore di avanspettacolo che sosteneva di aver vissuto negli Stati Uniti e di aver lavorato a Hollywood.
Domenico mi contatta per chiedere lumi in proposito. Non ne so nulla, anche se la memoria va subito ad un certo Mario che viveva sopra l'alimentare di mio padre in Piazza del Popolo. Me lo ricordo solo perché lo vedevo in giro con un maglione di cotone azzurro e in calzamaglie. Domenico mi conferma che si tratta di Mario Ronghi alias Sonni Rey.
Inserisco "Sonni Rey Carpino" in Google, ma non appare nulla che possa essere ricollegabile al nostro Mario Ronghi. Domenico e Pierluigi fanno lo stesso percorso. Raffino la ricerca e tutto ad un tratto nell'elenco di Google appare un Sonny Ray nei panni di The Artful Dodger nel film "Oliver Twist" del 1933.
Non faccio in tempo a dare la notizia a Domenico e a Pierluigi che ritorna a nascere il nostro Mario Ronghi, ossia "Sonny Ray". Nel giro di pochi minuti è un accavallarsi di notizie e di emozioni tra noi tre. La notte passa insonne.
Era da non crederci: un carpinese a Hollywood negli anni 30 nei cast dei film che contavano. Una vera è propria filmografia.
– Nel 1932 è nel cast di Jimmy's New Yacht.
– Nel 1933 è in Oliver Twist, film americano diretto da William J.Cowen. Si tratta dell'adattamento cinematografico (la prima versione sonora) del popolare romanzo di Charles Dickens. Sonny Ray è nei panni di Jack Dawkins, meglio conosciuto come Artful Dodger, il capobanda dei bambini criminali addestrati dal vecchio Fagin. Artful Dodger tradisce Oliver Twist facendolo catturare da Fagin, ma poi ne diventa il suo più caro amico cercando di fare di lui un borseggiatore. Il Dodger è appunto un borseggiatore, così chiamato per la sua abilità e astuzia.
In verità con Sonny Ray la critica è molto feroce: considerato troppo plateale e troppo vecchio nel ruolo di Artful Dodger.
– Sempre nel 1933 partecipa a The Perils of Pauline di Ray Taylor, un serial movie in cui veste i panni comici di Willie Dodge.
– Nel 1934 è nel cast di The Gay Divorcee diretto da Mark Sandrich: il grande musical con Fred Astaire, Ginger Rogers e Alice Brady – Premio Oscar per la migliore canzone originale, The continental, cantata da Ginger che balla in coppia con Fred Astaire. Del Film anche la canzone Night and Day (di Cole Porter) cantata da Fred, sulla spiaggia di notte mentre danza con la Ginger.
– Nel 1935 è nel cast di The Personal History, Adventures, Experience, & Observation of David Copperfield the Younger (normalmente abbreviato in David Copperfield), l'adattamento cinematografico dell'altro popolare romanzo di Charles Dickens diretto questa volta dal regista George Cukor.
Nominato al Festival del Film di Venezia, ottiene tre nomination ai premi Oscar per la migliore direzione, miglior film e migliore fotografia.
A questo punto finisce la sua carriera cinematografica.
I paesani intervistati da Domenico Sergio Antonacci pur non conoscendo la carriere holliwoodiana di Mario Ronghi, sostengono che, fino al suo rientro in Italia, Mario trovasse da vivere con piccoli spettacoli in teatro, ma soprattutto cantando e danzando nei nightclub di New York.
E' cosi, infatti spuntano gli articoli dei giornali dell'epoca: : il New York Times, il Baltimore News, il Buffalo News, il Philadelphia Enquirer.
Tutti parlano di una Star Internationale, un One-man show in viaggio tra Londra, Hollywood e Parigi.
Sonny Ray the showman of a million changes. Praticamente l'Arturo Brachetti del secolo scorso che in un batter d'occhio riusciva a cambiarsi d’abito, dalle scarpe alla parrucca, a diventare un altro.
In uno degli articoli si parla di una tournée in Italia ed infatti gli informatori concordano su una sua presunta carriera teatrale anche in Italia nelle riviste di avanspettacolo. In particolare a Napoli.
Il suo atteggiamento stravagante – racconta Pierluigi Pelusi – si prestava a valutazione da millantatore, lui ne era consapevole e poco ci diceva del suo passato, nonostante Antonio Ermanno Santoro ci ripeteva e assicurava, anche in sua presenza, che era stato veramente un artista holliwoodiano.
Al momento in cui scriviamo resta la convinzione che la memoria ci cela ancora molte altre sorprese sul pugliese che calcò le scene del centro dell'industria cinematografica americana per eccellenza.
Non appena arriveranno nuove notizie vi aggiorneremo. Adesso ci piace chiudere con le sue parole rivolte ai giovani per invitarli a "mettere su qualcosa di serio e di buono, perché la vita non è un patrimonio individuale, ma coralità e che la poesia, lo spettacolo e, in una parola, l'arte sono il momento e lo strumento per il trapasso dell'individuo alla comunità".
Testi e materiali a cura di: Domenico Sergio Antonacci, Pierluigi Pelusi, Antonio Basile.
Informatori: Carmine Mancini e Maria Vicedomini.
Ufficio Stampa Associazione Culturale
Carpino Folk Festival
Via Mazzini, 88
71010 Carpino (FG)
info@carpinofolkfestival.com
Saranno i CANTORI DI CARPINO a rappresentare il Gargano all’interno della manifestazione TORINO ATTARANTàTA – Primo festival di pizzica e cultura pugliese di Torino, in programma nel capoluogo piemontese dal 16 al 21 maggio prossimi.
Il novantaquattrenne Antonio Piccininno, accompagnato dai giovani componenti del gruppo dei Cantori, salirà sul palco venerdì 21 maggio a chiusura della intera manifestazione che vedrà ospiti anche il gruppo torinese La Paranza del Geco ed il trio pugliese Tradizionale Salentina Dop. Antonio Piccininno e i Cantori di Carpino, ultimi depositari della tradizione musicale garganica, saranno gli ospiti d'onore di una manifestazione che vuole celebrare le tradizioni musicali e la cultura pugliese.
I Cantori saranno anche protagonisti, subito prima del concerto, di un incontro-seminario di avvicinamento alla tradizione musicale e coreutica del Gargano.
Il festival, la cui direzione artistica è affidata a Simone Campa, è il risultato di una costante e proficua collaborazione tra la Compagnia Artistica LA PARANZA DEL GECO, l’Associazione TORREMAGGIORESE TRE TORRI di Torino, la federazione delle associazioni pugliesi di Torino CASA PUGLIA e, in questa occasione, L’ASSOCIAZIONE CULTURALE CARPINO FOLK FESTIVAL e la REGIONE PUGLIA.
CARPINO, li 16 maggio 2010
Testi e materiali per la comunicazione
Antonio Basile
Alessandro Sinigagliese
Ufficio Stampa
Associazione Culturale Carpino Folk Festival
Via Mazzini, 88
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Antonio Basile
info@carpinofolkfestival.com
Si stanno mettendo a punto gli ultimi dettagli anche per l’altra novità dell’offerta turistica sul Gargano, ovvero il servizio di collegamento tra Rodi e la località croata di Korkula. Il primo viaggio è fissato per il 26 giugno con la compagnia Termoli Jet che farà la spola dal porto turistico premiato con la bandiera blu due volte alla settimana: la domenica e il martedì. Il catamarano salperà da Termoli alle 6.30, alla volta di Rodi Garganico dove giungerà alle 8.00. Dal porto turistico con i biglietti acquistati a Rodi si partirà per Korcula dove si arriverà alle 11.30. Il rientro è previsto per le 21 sulla costa garganica. Il servizio è stato pensato con cadenza bisettimanale per soddisfare sia i turisti «mordi e fuggi» di entrambe le sponde dell’Adriatico. E poi per quanti vogliono trattenersi due giorni, partendo la domenica e rientrando il martedì o l’intera settimana. Il biglietto costerà 80 euro andata e ritorno. In questi giorni si sta attrezzando un container dove sistemare un ufficio della dogana. «Con il collegamento con la Croazia noi vogliamo fare in modo che chi è in Croazia quest’estate e semmai non conosce i nostri luoghi approfitti e si sposti anche per un giornata sulle nostre spiagge, pranzi nei nostri ristoranti acquisti i nostri prodotti», spiega il sindaco di Rodi, Carmine D’Anelli Una scommessa che dovrebbe giocare prima di tutto la Provincia con un info-point sull’isola di Korkula.
PRIMO FESTIVAL DI PIZZICA E CULTURA PUGLIESE DI TORINO
Venerdì 21 Maggio 2010 CONCERTO con La Paranza del Geco, Tradizionale Salentina dop e I cantori di Carpino
h. 21.00 Piazza Umbria – Torino – ingresso gratuito
Giunto con successo alla quarta edizione, il festival TORINO ATTARANTàTA! è nato dalla forte necessità di creare uno spazio specifico di salvaguardia e valorizzazione della tradizione popolare musicale della regione Puglia, riconosciuta a livello nazionale come patria della pizzica pizzica del Salento , delle tarantelle del Gargano, e della cultura popolare del Sud Italia in generale. Il festival, appositamente organizzato in coincidenza con la Festa di Maria Santissima della Fontana, protettrice di Torre Maggiore (FG), crea uno spazio per vivere queste tradizioni come forte momento di aggregazione sociale e di rivalutazione culturale tramite il contatto diretto del pubblico con le forme di espressione artistica popolare italiane, soprattutto legate alla musica e alla danza.
In piazza Umbria (aiuola Torremaggiore, Via Livorno angolo Corso Umbria), per l’occasione vestita a festa con luminarie e bancarelle di prodotti tipici, il pubblico si troverà proiettato nella gioiosa e calorosa atmosfera di Festa delle piazze del nostro Meridione, la stessa atmosfera genuina che si respira nelle feste patronali e nelle sagre paesane.
Il cartellone della quarta edizione del Festival, propone (venerdì 21 maggio, inizio ore 21.00) una serata di spettacolo con un animato concerto durante il quale si esibiranno musicisti e danzatori de LA PARANZA DEL GECO, la più importante Compagnia Artistica del Nord Italia attiva nella rappresentazione e nella salvaguardia delle tradizioni popolari musicali e coreutiche dell’Italia del Sud, il gruppo TRADIZIONALE SALENTINA DOP, trio nato all’interno della Salentorkestra, formazione che da anni si occupa del recupero e della riproposta del repertorio tradizionale delle province salentine (Lecce, Taranto e Brindisi), ed I CANTORI DI CARPINO, depositari dell’affascinante tarantella caratterizzata dalla sonorità della chitarra battente, tra i quali sarà presenza di rilievo il novantaquattrenne Antonio Piccininno, grande maestro della tarantella di Carpino ed uno dei più anziani portatori di questa tradizione.
In Occasione del Festival, a partire da Domenica 16 maggio, sarà possibile partecipare a workshop di avvicinamento alle tradizioni salentine di canto (Dario Muci), Organetto Diatonico (Massimiliano Morabito), Tamburello salentino (Giancarlo Paglialunga), Pizzica pizzica e Pizzica dell’alto Salento (Davide Ancora).
Il festival TORINO ATTARANTàTA! la cui direzione artistica è affidata a Simone Campa, è il risultato di una costante e proficua collaborazione tra la Compagnia Artistica LA PARANZA DEL GECO, l’Associazione TORREMAGGIORESE TRE TORRI di Torino, la federazione delle associazioni pugliesi di Torino CASA PUGLIA e, in questa occasione, L’Associazione Carpino folk Festival e la Regione Puglia che hanno reso possibile la presenza del gruppo I Cantori di Carpino.
Torino ancora una volta è protagonista della voglia di far crescere l’idea, il coinvolgimento e la passione dei giovani per le tradizioni nostrane. Il FESTIVAL TORINO ATTARANTàTA ne è la prova!
Si è svolta giovedì 29 aprile (non il 26 come programmato), la prima riunione del Tavolo tecnico sul Piano integrato plurifondo presso l’Area per la Promozione del Territorio, dei Saperi e dei Talenti della Regione Puglia.
La riunione ha avuto come oggetto la presentazione da parte del Direttore d’Area, dott. Francesco Palumbo, del report di avanzamento messo a disposizione del tavolo, al fine di illustrarne i contenuti per la successiva condivisione degli stessi.
In particolare, ripercorrendo gli obiettivi dello strumento del piano Integrato Plurifondo (PIP) si sono descritte le principali caratteristiche del processo di Concertazione del Piano e la sua articolazione nelle diverse fasi attuative dell’iter procedurale a seguito di quanto già avviato nella fase negoziale iniziale e ad oggi svolto (condivisione delle strategie alla base; condivisione delle valutazioni sui “temi emergenti”; avvio dell’iter di approfondimento dei progetti cantierabili) articolate in diverse fasi:
a) individuazione di idee forza, assi e azioni di sviluppo futuro che possano rendere più concentrata, integrata ed efficace la strategia di valorizzazione ambientale, culturale e turistica del territorio dell’Area Vasta;
b) condivisione dei macrocriteri per la selezione delle operazioni che comporranno il PIP al fine di garantire alti livelli di concentrazione, selettività ed Efficacia dei singoli interventi e della strategia complessiva;
c) individuazione e condivisione di principi e regole per definire le priorità e gli elementi di “gerarchizzazione delle operazioni” fattibili nell’ambito di ciascuna Area Vasta. In particolare, la “gerarchizzazione delle operazioni” dovrebbe avvenire mediante l’attribuzione di punteggi alle singole operazioni fattibili per consentire di individuare – nell’ambito delle diverse Aree Vaste – un ordine prioritario di finanziabilità dei progetti dei PIP, fermo restando la successiva verifica di ammissibilità e Valutazione di merito mediante l’applicazione dei criteri di selezione specifici di ciascuno strumento di programmazione (POR FESR, POIN, FAS, ecc.);
d) verifica di ammissibilità e valutazione di merito delle singole operazioni attraverso l’applicazione dei criteri di selezione definiti a livello di programma operativo.
Non pubblicheremo interventi di nessun candidato, salvo quelli che parlano dei nostri progetti.
![]() Foto di Teresa Rauzino |
Quando stanno morendo, i cavalli respirano,
Quando stanno morendo, le erbe si seccano,
Quando stanno morendo, i soli si bruciano,
Quando stanno morendo, gli uomini cantano delle canzoni.
Velimir Chlebnikov
Manca una settimana al venerdì 17 marzo 2006, Michelina sua figlia mi telefona, mi prega di dirlo anche a Elia. Andrea sta male, e forse stavolta non ce la farà, dice. Scendiamo, Elia ed io, e incontriamo per l'ultima volta Z' 'Ndreijë da vivo. Non parla ormai, e come sempre negli ultimi anni suoniamo noi per lui, cantiamo, Andrea approva con mugugni, suoni, vocalizzi che vengono da lontano. Andando via quel sabato lo baciamo come si bacia un bebè con la pelle liscia liscia.
Era il 1971, avevo pelle liscia e 5 anni quando mio zio Girolamo tornò per un mese, a Manfredonia, a trovare la numerosa famiglia Noviello. Noi piccolini avevamo solo sentito parlare, quasi miticamente, di questo zio che viveva in Australia da prima che noi nascessimo.
Eh sì, effettivamente non c'era dubbio, zio era una leggenda vivente: tornò con un regalo per ciascuno di noi decine di nipotini, e mica regali qualunque: penne a 2 colori, fossili giganti di pietra, orsetti peluche chiamati koala, e altri peluche che lui chiamava canguri ma che noi, chiaramente, sapevamo che in natura non esistevano e zio ci prendeva in giro. A me poi portò un oggetto assurdo, sicuramente magico: un boomerang.
Con mia sorella passammo vari anni a lanciarlo, perchè zio diceva che, lanciandolo, il boomerang torna indietro. Un'altra assurdità, come i canguri. Lanciavamo, lanciavamo, indietro il boomerang non tornava mai, solo avanti.
E così da Manfredonia lanciavamo a Mattinata, di colpo a Roma, quindi Civitavecchia, Vicenza, fino in Friuli, seguivamo il lavoro di mio padre, e in Gargano tornavamo solo per i 4 mesi di estate: una banda di cugini – sole – sale – canalicchië – il magazzino di ferri vecchi del nonno – a pesca con la canna – il pallone per strada…
Poi un giorno il boomerang tornò indietro. Molti anni dopo, nell'ottobre 2008, quando il FOLKFESTIVAL di Carpino chiese a MALICANTI – il gruppo in cui suono – di riportare agli emigranti pugliesi d'Australia le vecchie canzoni che loro avevano lasciato in Puglia.
E' stato così che zio Girolamo mi ha sentito cantare i sonetti di Carpino accompagnato dalla chitarra battente. Ricordo la sua faccia sorpresa, quasi preoccupata: “e tu… che ci fai con i carpinesi??”.
Noi ci ridiamo sopra, ma a Melbourne il calendario garganico di zio Girolamo era fermo al 1956, quando lui con papà e nonno giravano i paesi del Gargano con un carretto pieno di stoffe, da vendere a chi si faceva la dote. E a Carpino bisognava stare attenti, dicevano loro.
Ci mettiamo seduti, gli racconto di Andrea Sacco, di che tipo era, deciso, tenace, che la mosca sotto il naso non gli era mai passata. Racconto di un uomo generoso, passionale, che faceva scherzi e battute, che sapeva di musica e di anima, temerario.
Zio ascolta attento, approva la mia amicizia, e dice: “Avrei proprio voluto conoscerlo, quando eravamo giovani e tutti e due, a sangue caldo… saremmo stati buoni compagni…!”
Compagni ci chiamava Michelina quando Elia ed io arrivavamo a casa, a via Caracciolo 34, o a Foce Varano. “Papà, sono arrivati i compagni tuoi…”. In effetti eravamo compagni: scherzavamo e ridevamo tutto il tempo, e poi cantavamo suonavamo. Noi eravamo giovani, Andrea lo era ancora di più. A volte succede, specialmente con gli uomini che hanno compiuto nella vita quello per cui erano nati: invecchiando, tornano bambini. In particolare con Elia, appena si vedevano cominciavano il duello di battute e prese in giro reciproche, in punta di spada, perfetti adolescenti.
Dopo una lunga pausa, legata alla morte della sua padrona Graziella, zì Andrea era tornato a suonare e cantare, cioè a fare quello che per lui era vitale. Andrea Sacco viveva di musica. Diceva spesso: “chi suona e canta non muore mai”.
Se per noi che siamo venuti dopo questa frase è una bellissima metafora, per Andrea era una frase letterale. Più Andrea suonava e cantava, e più si sentiva bene, si sentiva forte. Andrea aveva bisogno di cantare come altri hanno bisogno di fare una passeggiata all'aria aperta, o di fare da mangiare a figli e nipoti almeno la domenica.
Suonava molto anche da solo, o mentre Michelina stirava, e le visite a casa erano molto rare, prima che con Elia diventassimo un po' di casa. Paradossale, che una delle più ispirate voci del nostro Mezzogiorno abbia passato tutti i suoi ultimi anni a cantare senza ascoltatori.
Ogni tanto compariva qualcuno. Ai musicisti come Eugenio Bennato, Giovanna Marini, Rosapaeda non sfuggiva il genio musicale assoluto di Andrea, come a Sciarra non sfuggì il fatto che Andrea “bucasse” lo schermo come un attore carismatico e consumato.
A studiosi e appassionati colpiva lo spessore antropologico di Z' 'Ndreijë, e la sua straordinaria generosità umana. Tra questi Nicola Sansone, Michele Mangano, Giuseppe Gala e soprattutto Salvatore Villani con cui Andrea era molto amico.
Quanto a me, dormivo nello stesso letto di Z' 'Ndreijë, mangiavo lo stesso identico piatto che Michelina con gentilezza e pazienza infinita preparava per noi, e lasciavo quello che lui lasciava, nella speranza che questi accorgimenti improbabili mi aiutassero a imparare a cantare come lui.
Naturalmente non ci sono riuscito.
Anzi, nella mia ansia di imitare, ho preso tremende cantonate. Per esempio imitavo la mano destra di Andrea sulla battente ignorando per anni che una leggera rigidità della mano del maestro era dovuta a un precedente piccolo ictus. So che non ci crederete, ma ancora oggi suono con la mano come se avessi avuto anche io un ictus…!
A Carpino dopo la scomparsa di Rocco Draicchio è stato più difficile per i paesani, musicisti o meno, appassionarsi in maniera sistematica al genio creativo e sempre innovativo di Sacco. Forse è la legge umana del dare per scontato ciò che ti appartiene e che hai a portata di mano, e così solo pochi tra i carpinesi, tra cui certamente Luciano Castelluccia e Matteo Silvestri, hanno ascoltato le sempre diverse risposte che il canto di Z' 'Ndreijë dava alle medesime domande poste dalla battente del 1924: vistësanë, mundanarë, rurjanellë, carpënese…
Per la verità, i primi anni che venivo, diverse tra le persone più acculturate di Carpino trovavano bizzarro il mio interesse per Andrea, e parecchie volte ho dovuto ingoiare l’amaro di chi, con arroganza e stupidità, concludeva il discorso con una battuta su Andrea e più in generale sui cantatori di Carpino in riferimento al loro esser stati grezzi pastori ubriaconi malandrini molestatori delle notti di pace della sana comunità carpinese. E non vedeva l'altra parte. Insomma, la solita questione: nemo propheta in patria.
Grazie anche all'infaticabile lavoro del gruppo del Folk Festival (oltre Michele Ortore e Luciano gli amici Antonio Basile, Antonio Manzo, Alessandro Sinigagliese e poi Rocco, Mattia, Domenico), di Michele Simone, e di alcuni altri personaggi che conosco meno, piano piano le cose cominciarono a cambiare.
Un episodio rimane stagliato nella memoria di alcuni di noi: il novantesimo compleanno di zì Andrea.
Con Elia rimanemmo tutta la giornata a casa con lui. Ogni tanto veniva qualche amico e conoscente a fare gli auguri a Andrea, un pasticcino, un succo di frutta, fino a quando venne sera. Noi lo sapevamo, ma non potevamo dire niente.
Al balcone (proprio quello “che una volta era finestra”…) non ci voleva venire, insistemmo un po’, Andrea diceva “Eh, è passata tante volte la banda qui sotto!…”, come per dire “e che ci vengo a fare a vedere la banda??!”, poi si affacc
ia e vede che la banda è per lui, proprio per lui!, suona per Sacco Andrea, e allora si veste in fretta, usciamo in strada, a via Roma, e tutti i carpinesi gli fanno gli auguri, ci sono tutte le figlie, le nipoti, gli amici quelli vecchi e quelli giovani… A 90 anni è uno dei regali più belli che Andrea abbia mai ricevuto nella sua vita, il grazie di un paese, nei miei occhi z' 'Ndreijë che balla alla carpinese con Maria “la grande”…
E così, tra una festa di banda e una nuova edizione del festival, anche le istituzioni, che ancora 10 anni fa dormicchiavano sonni imbarazzanti, cominciarono a svegliarsi, e a ricordare. Dico questo senza polemica e perchè l'ho provato sulla mia pelle.
Il libro che ho scritto, “Andrea Sacco suona e canta”, l’ho preparato e scritto anche a casa di Z' 'Ndreijë, e con Michelina sceglievamo le foto. Ingenuamente, pensavo che questo libro sarebbe stato adottato dalle istituzioni come un loro patrimonio, perché Andrea era molto più patrimonio di Carpino, della Provincia di Foggia e della regione Puglia che non dello scrittore improvvisato Noviello o delle Edizioni Aramirè.
Sono stato molte volte a bussare, non aprirono mai. Scoprii che la serenata poteva funzionare con le donne, ma con le istituzioni era più difficile….In quegli anni ho pensato che in fondo si confermava una storia antica, in cui in genere le istituzioni sono capaci di parlare del proprio passato solo in termini decorativi, o monumentali, e del tutto incapaci invece, come direbbe Pasolini, di creare da esso nuova storia, e di riconoscere nelle culture orali la sorgente. Dare spazio a Andrea Sacco era troppo avanti per loro.
Sono passati degli anni e oggi siamo qui al Centro Culturale Andrea Sacco. Forse allora veramente è cambiato qualcosa?…
Chissà che effetto farebbe a Z' 'Ndreijë entrare qui, forse farebbe la stessa faccia di quando vide il libro, lo toccò qualche secondo, poi fece una smorfia di sorriso, e già guardava avanti, guardava oltre. O forse stavolta, cantando insieme ai Cantori, magari si commuoverebbe anche lui…
I Cantori di Carpino… Piccininno (applauso)… Maccarone…. Nicola Gentile fece un grande regalo alla comunità inventando i Cantori di Carpino. Fece un grande regalo anche a Z' 'Ndreijë, perchè quando Andrea doveva partire per qualche concerto ritrovava voglia di vivere, sprint, e tornava il protagonista che era stato decenni fa nelle vie di Carpino quando era giovane e aveva la capa fresca.
Coi Cantori Andrea sul palco non conosceva stanchezza, cantava e suonava per ore. A volte gli scappava un: “ah se fossi solo un poco più giovane…” Quello che colpiva, tra le tante cose, è che i sonetti anonimi e vecchi di secoli diventavano sempre più pezzi di vita di Andrea, e viceversa. Sonetti antichi di centinaia di anni raccontavano di quando ad Andrea era suonata la campana a morto, o quando aveva mandato via la giovine, o quando aveva imparato a suonare in pochi giorni prima di Pasqua per cantare alla sua fidanzata…
A volte per me non è stato facile capire se zì Andrea incarnava la tradizione o se la tradizione incarnava zì Andrea.
Altri racconti della sua vita non divennero mai sonetti, ma diventarono racconti mitici per chi voleva bene a zì Andrea: i furti incrociati di capre tra pastori, il cane anzi la cagnetta che andava a caccia da sola, il sequestro della chitarra battente da parte delle forze dell’ordine fascista, l’epopea africana poi greca e infine turca, il somaro ucciso e mangiato in guerra, o quando a Lecce dopo il concerto lo salutavano come un Papa…
Sacco diceva che i giovani del gruppo non sapevano cantare, che Elia e io non sapevamo cantare, nessuno sapeva cantare, e aveva ragione, e si faceva delle grandi risate.
Viveva il suo talento come un fatto naturale, di cui non si vantava. Raccontava di non ricordare una, dico una, volta che gli fosse andata via la voce. Raccontava di aver portato decine centinaia di serenate, raccontava dei 2 gruppi di carpinesi che aveva fondato e portato poi a San Remo, a Milano.
A Melbourne, alla fine di un concerto, la vecchia zia Rosa, ex abitante di via Roma a Carpino, volle parlare con noi, perchè anche lei aveva ricevuto una serenata da giovane con la battente… chi gliela aveva portata? Certo che si ricordava, abitava vicino a lei, si chiamava Sbarlagammë.
Eppure, tutte le volte che qualcuno andava a chiedergli un sonetto, un consiglio, a fargli ascoltare una cantata, lui era sempre lì, pronto, la porta di casa sempre aperta… “quando vuoi venire io sto qui”… Sempre aperta la porta anche perchè doveva essere pronto a fuggire via per andare a cantare. Fuggiva dalla super amorevole Michelina, che lui credeva sempre non lo mandasse a suonare, per via dell'età, ma Michelina meglio di tutti sapeva che ogni volta che Andrea andava a suonare tornava più giovane e forte, e come una mamma saggia gli preparava la borsa, e via in fuga coi compagni suoi, i Cantori, e qualche volta anche con me, Elia e Monica.
Una volta, mi ricordo, stavamo andando a casa mia a Roma. In macchina Andrea mi racconta una storia, lunga, intricata, avvincente, di un dottore e la Fortuna. Mi dice che è una storia vera perchè, una volta, l'ha letta su un libro, in Comune, e i libri riportano cose vere, “sennò uno perchè dovrebbe scriverle?”. Entriamo a casa mia, due grandi librerie piene di libri, Andrea li guarda, parliamo, ceniamo, ce ne andiamo a dormire, e solo allora mi chiede: “Ma tu li hai letti tutti?”
Andrea sapeva leggere e scrivere, ma era tutto dentro quella cultura e quella partizione sociale che chiameremmo “cultura orale”, la cultura dei contadini e dei pastori, che le classi egemoni hanno sempre trattato con sprezzo, e al massimo a volte con la pietà che si concede agli inferiori. Il posto che fu dato con benevolenza ad Andrea al Comune fu una manna dal cielo, per la carissima famiglia Sacco (Damiano, Maria, Michelina, Carmine, e…l'americana!). Era il posto più umile, passacarte.
Da quando l'Italia è un paese democratico, e non sequestra più per 6 mesi le chitarre battenti dei suonatori tradizionali, sono passati dal Comune di Carpino decine e decine di sindaci assessori funzionari. Di qualcuno particolarmente capace è rimasto famoso il nome tra i carpinesi, la maggior parte invece sono scomparsi nella memoria collettiva, come ognuno di noi è destinato a fare.
Questi amministratori di oggi, che sentitamente chiunque vuole bene a Sacco e alla musica e al Sud ringrazia, in fondo stanno facendo uno scherzo alla Storia, e lasciano a futura memoria il nome di Andrea Sacco, pastore di capre, contadino a cavallo, e impiegato del Comune con l'ultimo impiego. In realtà fulgido musicista capace di lasciare nella memoria collettiva di oggi e di quelli che verranno suoni che resteranno per sempre, e che diranno a tutti perchè Carpino ha un suo posto nella Storia della bellezza umana.
Io li ringrazio sentitamente, e per concludere racconto a loro e a tutti voi un'ultima storia:
siamo nel 2106, un 17 di marzo, quasi tra 100 anni, ed ecco entrare un bambino con un papà. Abiti irriconoscibili, siamo nel futuro!, ma parlano dialetto carpinese. Il bimbo che già a 3 anni sa perfettamente leggere, chiede curioso: “papà, ma chi era questo Andrea Sacco?”
Può darsi che il papà non lo saprà più, e in questo caso tutta Carpino avrà perso la battaglia che è stata cominciata dal Folk Festival, dalla Pro Loco, e oggi dalla Amministrazione, senza avergli poi dato il seguito
che è necessario dare da oggi, tutti quanti e non solo qualcuno.
Può darsi invece che il papà risponda: “era quello che portava le serenate, che la mosca sotto il naso non se la faceva passare, che parlava sempre dritto in faccia, e che non è mai morto, perchè chi suona e canta non muore mai….”
In questo caso non avrà vinto Sacco ma avrà vinto la tenacia di Carpino, la bellezza della Puglia, la dignità del Meridione, e Sacco sarà finalmente Propheta in patria!
Enrico Noviello – Carpino, 17 Marzo 2010
Per l'occasione il Comune di Carpino alle ore 18,00 inaugura l'apertura al pubblico del Palazzo Baronale a lui intestato: Centro Culturale "Andrea Sacco".
Certi “anniversari”, diventano un motivo che toccano le corde non di un qualsiasi strumento musicale, ma quelle molto più complesse della nostra anima.
Per la comunità carpinese la ricorrenza della morte di Andrea Sacco è un punto di ripartenza che ci rinnova e ci rigenera.
Il suo riscatto è il nostro riscatto. La sua celebrazione è il nostro modo di aprirci al mondo.
Per tutto ciò e molto altro siamo veramente felici della scelta del Comune di Carpino di dedicare alla memoria di Andrea Sacco il nuovo centro di animazione culturale situato presso il Palazzo Baronale.
Dalle mani trepidanti di Aurora Russi rivive con suggestiva espressività Andrea Sacco
"Andrea Sacco – dice Aurora Russi -, padre della tarantella del gargano, forma di canto popolare con ballo; voce etnica e tagliente, ha reso Carpino punto di riferimento della musica folk italiana accordando nuove e vecchie generazioni.
Dall'iniziale lucentezza della sua chitarra battente quando fondò il gruppo dei Cantori di Carpino, alla decadenza fisica di una vecchiaia che non intaccò la sua memoria, è stato e sarà sempre protagonista e richiamo del mondo della musica.
Le sue parole "chi sone e cante non more maje" attestano che l'arte resiste al tempo e con essa storie, racconti e tradizioni possono così sottrarsi alla lunghissima agonia dell'abbandono e della dimenticanza.
Melodie e serenate risuonano a ritmo di una danza antica seguendo sinuose curve, mentre sembra di sentire la voce intonata delle corde che esalarono la prima nota."
L’artista esperta di anatomia artistica, modella corpi a tutto tondo e bassorilievi che raccontano nel paesaggio nostrano il lavoro dei nostri contadini attaccati alla vita, affrontando fatiche, dolori, con quella forza che nasce dal cuore garganico pronto a superare avversità per amore, dei figli, della famiglia.
Gennaro Martella