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Le migliori personalità del mondo imprenditoriale garganico in ambito economico e culturale del 2008

Onore al merito: anche il nostro “master in commander”, Piero Giannini, è tra gli “homini magni” prescelti dalla giuria. Conclusa la quarta edizione, svoltasi quest’anno a Vieste (dopo Ischitella, Rodi e Peschici)

“PREMIO SACCIA 2008”: I RICONOSCIMENTI
Il “Premio Saccia” si conferma eccezionale occasione di riunione dei migliori capitani “laboris et industriae” nonché guide alla modernità del nostro distretto produttivo e informativo. Sabato 13, nell’Auditorium dell’Istituto Fazzini di Vieste c’erano le migliori menti al servizio della collettività garganica, con le istituzioni rappresentate a ogni livello grazie alla presenza di tutti i sindaci del comprensorio, dell’assessore provinciale al Turismo, Nicola Vascello, dell’ex presidente della Provincia dauna, Carmine Stallone, del presidente Ente Parco del Gargano, Giandiego Gatta. All’appello anche esponenti delle autorità militari.
   Il riconoscimento che la giuria del premio assegna ogni anno alle migliori personalità del mondo imprenditoriale in ambito economico e culturale è, senza dubbio, un premio “ad personam”. E’ quindi con la più grande soddisfazione che noi, “amici” di Piero Giannini, abbiamo applaudito il momento del passaggio della targa e della pergamena dalle mani del sindaco di Peschici, Domenico Vecera, a quelle vigorose ed esperte della guida morale della nostra Associazione Culturale “Punto di Stella”. L’opera del direttore editoriale di “new Punto di Stella”, apprezzato autore di pregevoli scritti di storia locale, che spazia dal giornalismo alla saggistica, è stata la conferma che stiamo bene operando, anche come gruppo associativo.
   Altri premiati sono stati: Padre Leonardo Triggiani da Ischitella, umile  frate cappuccino missionario in Ciad in risposta alla “chiamata” soprattutto grazie al consiglio chiesto a Padre Pio il 1968, una settimana prima della morte del santo: “Parti tranquillo, io ti accompagno con la mia preghiera. Anch’io, da giovane, volevo partire in missione, ma la mia salute cagionevole non me l’ha consentito”. A seguire, si sono succeduti sul palco dell’Auditorium l’impegnato  direttore del vichese “Tuttogargano”, Gaetano Berthoud,  giovane plurititolato imprenditore informativo che da anni è attivissimo nella promozione creativa del territorio, àmbito in cui ha già conseguito importanti traguardi nella comunicazione globale, e i sani imprenditori che trainano l’economia del nostro distretto.
   Nell’ordine: Alfredo Ricucci, presidente del Consorzio agrumario di Rodi, vittorioso fautore  dell’acquisito marchio IGP per gli agrumi del Gargano; il capitano dell’impresa  Plasticart di Vieste, Berardino Sicuro, benefattore di tanti che soffrono; l’imprenditore agricolo di Carpino Nicola Mitrione, riconoscendone l’attività e la valorizzazione di tecniche di coltivazione rispettose del territorio;  l’operatore della distribuzione alimentare, nonché sostenitore di tante iniziative in campo sportivo e culturale, Agostino Triggiani, ischitellano; Francesco Marrucchelli (Cagnano Varano), assente per motivi di salute – premio ritirato da Carmine Stallone, suo grande amico ed estimatore – e la sua impresa di costruzioni.
   Nella lista dei premiati anche Arturo Santoro (Isole Tremiti), imprenditore all’approvvigionamento natanti, già campione sportivo di pesca subacquea, e – alla memoria – il compianto Rocco Draicchio, fondatore dello straordinario “Carpino Folk Festival”. Un riconoscimento speciale della associazione "Il Belvedere" è andato al maresciallo Nicola Sgherzi, di Vico del Gargano.
   Dopo un intermezzo musicale in cui si è esibito il “Grooveria Ensemble Percussion” con una presentatrice d’eccezione, la conduttrice Rai Rosanna Cancellieri, la serata è proseguita con la premiazione di dieci studenti degli Istituti scolastici del Gargano Nord che il 3 dicembre hanno svolto contestualmente un elaborato avente per tema “Turismo nel Gargano”, valutati e selezionati da un qualificato comitato sotto il coordinamento del prof. Lazzaro Rino Caputo, preside della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Tor Vergata in Roma. Consegnati a ciascuno di loro un personal computer, una pergamena e la possibilità di effettuare uno “stage estivo” in una struttura del “Gruppo Saccia”, sostenitore dell’iniziativa.
   Si è chiusa così la quarta edizione del premio, con una serata ben riuscita, organizzata e realizzata come sempre con grande professionalità dal periodico di Ischitella “Il Belvedere”. (Maria Mattea Maggiano)
 
Comunicato Uff. Stampa Associazione Culturale “Punto di Stella”

Il Natale com’era.. i nonni del Gargano raccontano

Gli studenti della III B IGEA dell’ITCG “Mauro del Giudice” di Rodi hanno intervistato i loro nonni sulle tradizioni natalizie del Gargano. Ecco le testimonianze raccolte ad Ischitella, Carpino, Rodi e Sannicandro Garganico

Le "cruedde" natalizie di Ischitella

LE FESTE NATALIZIE AD ISCHITELLA 

La presentazione del Natale com’e di tradizione iniziava l’8 dicembre il giorno dell’Immacolata Concezione. In questo giorno si preparava il presepe con la capanna; tutte le altre casette erano fatte di cartone e le statuine dei pastorelli venivano modellate a mano con l’argilla rossa. Il giorno di Santa Lucia si preparano le “statiole” che andavano dal 13 fino al 25 Dicembre e si diceva che questi giorni portavano tutti i mesi dell’anno. In questo giorno il 13 Dicembre veniva detta anche un detto: “ Sante Necòla a Natal diciannove, Santa Lucia a Natale tredicine”.
Quattro o cinque giorni prima di Natale si preparavano crustoli, i cavciungid e i struffl. La notte del 24 si andava in chiesa e tutta la gente portava con sè i capitoni, le pecorelle e le pentole. Le portavano tutte in dono a Gesù bambino. Il giorno di Natale si riunivano tutte le famiglie e dopo mangiato si cantava la venuta di Gesù bambino. 

Maria Consiglio Coco Piccolo (Ischitella)
Le feste natalizie erano molto attese dai nostri nonni perché era una festa per tutta la famiglia, in cui si mangiava abbondantemente, si indossavano vestiti nuovi o dei propri fratelli ed era un giorno di pieno divertimento.
Il Natale era la festa più bella e più calda, in cui si riuniva tutta la famiglia per festeggiare. L’8 dicembre, il giorno dell’Immacolata Concezione detta dagli antichi “a Cuncett”, si preparava nelle proprie case un piccolo Presepe e l’albero di Natale abbellito da arance, limoni, melograni e con delle caramelle. Nell’attesa del giorno di Natale, le donne di casa preparavano dolci fritti particolari di quel periodo: pettole, struffoli, crustoli con noccioline, mandorle con vincotto o miele, e calzoncelli ripieni di vincotto mandorle e ceci. La notte del 24 dicembre tuta la famiglia andava in Chiesa per ascoltare la Santa Messa portando qualcosa in mano: agnello, capretto, gallina, arance, limoni, frutta secca, anguille e altre cose…e le mettevano vicino al Presepe. Il giorno di Natale tutta la famiglia festeggiava, si pranzava a base di pese, bevendo il vino fatto da loro detto: “paesan” e cantavano canti natalizi:

LA NOTTE DI NATALE 
E la notte di Natale
J’è la festa principale 
E nu bue e n’asinelle
E San Giuseppe lu vecchiarelle
San Giuseppe teneve le fasce
la madonna le pigghie e lu n’ fasce
e le mette n cineline
ninne nanna Gesù Bambino.
 

MARIA LAVAVA
Maria lavava, Giuseppe spannev 
U figghie chiagnev, di latte non ho
Zitto mio figlio te deng la zizza te facc durmì
Dormi, dormi 
Fai la ninna nanna Gesù!

TU SCENDI DALLE STELLE
Tu scendi dalle stelle o Re del cielo 
E vieni in una grotta al freddo e al gelo 

Giulia Cataneo (Ischitella)

Il Natale dei miei nonni era molto più semplice di quelli dei nostri tempi. I miei nonni si accontentavano di tutto, pure il regalo più banale era il più bello per loro.
Dal 13 novembre al 24 dicembre si inizia a contare un mese per ogni giorno. Mi racconta mio nonno che erano questi i periodi in cui si facevano i dolci tipici (i crustl, cavciuncidd, i struffl, i chiacchir, ecc…). Solitamente si aspettava la notte di Natale per poterli consumare.
Il 24 si andava ad ascoltare la messa natalizia notturna, il capo famiglia accendeva il fuoco per arrostire la carne ed il pesce, soprattutto il capitone. La notte di Natale si cantavano i canti tipici mentre la notte di S. Silvestro si lanciavano gli oggetti vecchi dal balcone per scacciare via l’anno vecchio e dare il benvenuto a quello nuovo. 

FILASTROCCA 
Sant Lucii a tredcin 
che cont fin a dudc
Natal sta vucin.

CANZONI
Je a nott d Natal e a fest principal e nu buu
E l’asinel San Giusepp u vicchiarel San Giusepp ten fasch a madon u pigli e lu infash e lu mett indr u cnlin nin nan Gesù Bamin.

Maria lavav Giusepp spannev e u nin chianniev a zizz vulev, caro mio figlio t pigli e t deng la zizz e t port a cuca


Antonio Pizzarelli (Ischitella)
Le feste per lo più religiose venivano attese con gioia da tutti, per diversi motivi: c’era un’abbondanza di cibo, tornavano i parenti per vivere insieme le tradizioni. Ad esempio “si ingegniava” (indossavano il vestito nuovo e rimediato). 
Ecco un canto natalizio:

La Notte de Natale 
e na festa principale,
è nato nostro Signore 
inte una povera mangiatoia 
e nu bue e n’asinelle 
e Maria la Verginelle…

Proprio come dicono i primi versi di questa poesia popolare, Natale era la festa più bella e attesa dell’anno: la festa delle famiglie al completo riunite attorno al camino dove scoppiettava “u’cippone” (gran ceppo) che era già stato messo da parte, e che doveva bruciare per tutta la notte santa. Per la gioia dei bambini, dal giorno dell’Immacolata Concezione (8 Dicembre "A Cuncetta") si allestiva in ogni casa un piccolo presepe con i personaggi principali realizzati con la creta,o addirittura mollica di pane o cera. Non mancava l’albero di Natale che era un ramo ornato con arance e limoni. I grandi, e precisamente le donne, erano indaffarate a preparare dolcetti fritti particolari: struffoli, crustoli, cavicioncelli ripieni di crema a base di ceci, miele e cacao, pettole; questi dolci dovevano durare per tutto il periodo delle feste. La sera del 24 si consumava la cena a base d’anguille con senapi, spigole e anguille arrostite, baccalà fritto e tante altre cose, che la padrona di casa portava a tavola. Si mangiava con allegria gustando un bicchiere di vino novello e intonando canti natalizi:

E la notte di Natele 
Jè na festa principale,
e nu voue e n’asenelle
e San Giuseppe lu vecchierelle 
San Giuseppe teneve la fasce,
la Madonne lu pigghiè lu nfasce.
Lu mette in cineline: 
“ninna-nanna, Gesù Bambine!” 

Gesù bambin d’amore, io ti saluto,
perché dal cielo in terra, TU sei venuto! 
O mio caro Bambinello e tu sei un rondinello 
Sei racchiuso in un piccol seno 
E di tanto amor ripieno.
O Gesù mio, 
il latte io ti darò
e l’amor mio.

Maria lavava
Giuseppe spanneva
‘U figghije chiagneve 
a zizza vuleve
zitto mio figlio 
te nfasce e te pigghije
te denghe la zizza 
e te torne a cucà.

A mezzanotte tutti andavano a messa portando sulle spalle o tra le mani qualcosa: un agnellino, un capretto, una gallina, un piccione, arance, limoni e frutta secca, un listino di pesce, dolci…! Si cercava così di far rivivere lo scenario del vero Natale del Signore. Il giorno di Natale ci si riuniva di nuovo per consumare il pranzo.

Gemma d’Avolio (Ischitella)


FESTE NATALIZIE A CARPINO
Mio nonno mia ha raccontato che il Natale prima era molto povero, ma quel poco che loro avevano li rendeva molto felici. Prima chi aveva qualche soldo da parte aspettava il Natale per farsi una giacca nuova o un paio di scarpe nuove. Nei giorni precedenti la festa, la nonna e qualche parente o vicino di casa si riunivano per fare tanti fritti: “pettole”, “struffoli”, “scartellate”, e molti altri dolci. I nonni ammazzavano il maiale che avevano cresciuto nella stalla, con la carne preparavano le salsicce, il prosciutto, poi con il sangue del maiale preparavano una cosa buona per i bambini, il cosiddetto: “ lu sagnnat” che era come la nutella di oggi, che prima non c’era. La mattina di Natale, i nonni si alzavano verso le 3 le 4 di notte per andare al bosco per raccogliere la legna e ritornare a casa presto per andare alla messa di Natale. Dopo la messa, si rientrava a casa e tutti i parenti si riunivano per festeggiare il Natale. Si restava fino a tarda sera a ballare e mangiare.
Angelo Mitrione (Carpino)

I preparativi per il Natale iniziavano l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata Concezione. In questo giorno veniva preparato il presepe. Veniva creato con del cartone, l’erba veniva simulata con del muschio e i personaggi venivano fatti a mano. Due o tre giorni prima di Natale venivano preparati i dolci natalizi, come ad esempio “ crustoli, cavucncedd, pettole, ecc”. La notte della vigilia, tutta la gente del paese andava in chiesa a celebrare la nascita del bambinello, portando con sé i doni come un capretto, o il capitone (“ u capton”) e le pettole. La mattina di Natale, tutta la famiglia si riuniva a mangiare, tutti insieme, mangiando capitone ed altri cibi di quel tempo. Così, finito di mangiare, si riunivano attorno al camino a cantare e suonare con tamburelli e nacchere. La sera del 31 dicembre, tutta la famiglia si riuniva a tavola, bevendo vino paesano e mangiando vari tipi di carne. Arrivati alla mezzanotte, si affacciavano alla finestra e buttavano roba vecchia che faceva rumore, per scacciare l’anno vecchio, come ad esempio bicchieri e piatti. Il 6 gennaio tutte le mamme mettevano davanti al camino delle calze con dentro delle mele, arance e carbone, un antico detto era “Quando arriva l’epifania tutte le feste porta via”.
Michele Vicedomini (Carpino)


Le feste erano molto importanti soprattutto perché c’era abbondanza di cibo e si riunivano i parenti per passare insieme le feste.
La notte del 24 dicembre si celebrava la messa per la nascita di Gesù bambino. Nelle case veniva fatto il presepe, all’inizio e alla fine del presepe c’era un filo dove veniva steso il corredo a Gesù bambino. Nel presepe i personaggi principali erano fatti di creta o di mollica di pane. L’albero di Natale veniva ornato con arance e limoni. La notte di Natale si riunivano insieme a tutti i parenti per festeggiare la nascita di Cristo. Ognuno portava sulle spalle qualcosa: una gallina, arance, limoni agnelli. Poi il mattino seguente si riunivano per consumare il pranzo: c’erano l’anguilla arrostita, il baccalà e i dolci fritti come pettole, struffoli e cartellate, tutto ciò veniva accompagnato con il vino paesano. 
A Capodanno, tutti i parenti mangiavano come tradizione per mangiare insieme, loro arrostivano carne, pesce e facevano come usanza u rot d patan e mangiano i fritti che dovevano durare per tutto il periodo natalizio. Allo scoccare della mezzanotte si davano gli auguri di rito. Per scacciare l’anno vecchio e inaugurare quello nuovo si buttavano i piatti e bicchieri vecchi.
Si usciva di casa e cantando si andava a casa dei vicini, se per caso dormivano venivano invitati ad alzarsi. Dopo aver sentito gli auguri cantati, aprivano la porta e la padrona di casa offriva tutto ciò che aveva in casa e si restava in compagnia fino a notte fonda, cantando e giocando o a tombola o a carte.
La notte del 5 gennaio veniva vissuta dai bambini con molta attesa perché appendevano la calza al caminetto, aspettando l’arrivo della Befana. La Befana era una signora anziana d’aspetto, avente dei vestiti vecchi. I bambini la attendevano perché erano stati buoni per tutto l’anno. La befana puniva i bimbi cattivi con cenere e carbone invece dei dolci. La mattina del 6 gennaio, i bambini svuotavano le calze e contavano i regali portati dalla Befana. 
Giulio di Lella (Carpino)
A quell’epoca, il Natale era un momento di gioia perché si riuniva tutta la famiglia. L’8 dicembre (giorno della Concetta) si preparava il presepe, le casette erano fatte di legno e le grotte con carta marrone. La neve era creata con dei batuffoli d’ovatta. La sera della Concetta era acceso un gran falò e intorno ad esso si mangiava e si cantava. Il 24 dicembre, vigila di Natale, si preparavano i dolci tipici (pettole, scartellate, struffoli, cavincioncelli) che dovevano durare per tutto il periodo delle feste. La sera si riunivano per consumare la cena e verso le 22. 30 si andava in chiesa ad attendere la nascita di Gesù Bambino. Quando si andava a messa si portava con sé dei piccoli doni per il nascituro. Il giorno 25 dicembre (Natale) si riuniva tutta la famiglia e si faceva un gran cenone, i piccoli che andavano a scuola, mettevano sotto il piatto del padre una piccola lettera in cui auguravano un Buon Natale e un Buon anno. La sera si riunivano davanti ad un caminetto, si raccontavano delle storie e si giocava a tombola o a carte. Il 26 dicembre, giorno di santo Stefano, le madri portavano i propri neonati a visitare il Bambino Gesù. Una leggenda di Ischitella racconta che una donna senza figli prese un cuscino e lo travestì da bambino e il Bambinello lo trasformò in un vero bambino. La sera del 31 Dicembre ci si riuniva tutti insieme in casa, amici e parenti. Si consumava una grande cena. In onore dell’anno nuovo, si ammazzava l’anguilla più grande che si poteva trovare, si arrostiva sulla brace, si beveva del vino novello. Arrivata la mezzanotte, si usciva sul balcone e si buttavano piatti e bicchieri vecchi (si diceva che si scacciava l’anno vecchio e s’ inaugurava l’anno nuovo). Il primo giorno dell’anno si usciva con la famiglia e si augurava a tutti un buon anno nuovo. La sera del 5 Gennaio (vigilia della Befana) tutti i bambini mettevano una piccola calza agurandosi che la Befana passasse di lì e che non lasciasse del carbone. Al mattino del 6 Gennaio, i bambini andavano vicino al camino per guardare cosa aveva portato loro la Befana. A quell’epoca, nella calza si mettevano arance, mele e caramelle alla liquirizia e qualche volta anche dei giocattoli, ma soprattutto c’era del carbone… 
Rosalba Basile (Carpino)
Ai tempi di mia nonna circa negli anni trenta, il Natale si festeggiava cosi: la vigilia di Natale si riunivano tutti in casa della nonna o in casa della mamma, per fare i fritti. Per i bambini di allora era un giorno fantastico, non tanto perché si riunivano tutti in casa, ma per quell’ atmosfera che solo il Natale sapeva dare.
Poi la notte di Natale si faceva il cenone con tutti i parenti riuniti, e si ballava e cantava con chitarra, castagnole e tamburi a ritmo di tarantella fino alla mattina del giorno seguente.
Il giorno di Natale, poi si mangiava tutti insieme.
Giuseppe Gerratana (Carpino)
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IL NATALE A RODI GARGANICO

Il Natale a Rodi Garganico, come penso per tutti i paesi garganici, era un appuntamento importante della vita cui ci si preparava con fervore e spirito religioso. Quotidianamente si cantavano i giorni mancanti e fin dai primi di dicembre nelle case s’affrettavano a preparare le riserve alimentari: salsicce, pancette, vincotto, taralli, e poi ci si deliziava con rosoli e limoncini. Si preparava l’albero di Natale che veniva preso nelle pinete e veniva abbellito con caramelle, biscotti fatti a mano, cioccolatini, e con fili di cotone tra i rami. Il presepe veniva allestito con montagne di carta, prati di muschio, case di cartone o legno, laghetti con pezzi di vetro e di specchio, sentieri di farina e con pastori di creta. Veniva poi legato un filo a partire dall’inizio del presepe e per finire appunto alla fine di esso, dove veniva steso il corredo di Gesù Bambino ricamato a mano. Nelle serate fredde ci si riuniva intorno al fuoco del camino e si giocava a tombola, al gioco dell’oca e al sette e mezzo e tra un gioco e un altro si cantavano delle ninne nanne e nenie. La sera di Natale ci si riuniva intorno al tavolo e si mangiava baccalà fritto e anguille arrostite.

Per dolce c’erano crustoli, crespelle, struffoli, cartellate e ostie ripiene di mandorle abbrustolite e miele. Contribuiva a rendere più gioiosa l’attesa del Natale, il suono delle zampogne dei pastori abruzzesi. Le funzioni religiose venivano svolte nella chiesa di San Pietro, dove veniva celebrata la novena. La notte di Natale invece la messa si teneva alla Madonna della Libera dove veniva e viene tuttora preparato il presepe. Si cantavano le melodie “Tu Scendi dalle Stelle” e “Astro del ciel”.
Lucia Delle Fave (Rodi Garganico)


IL NATALE A SAN NICANDRO GARGANICO 

Il Natale per i Cristiani è sempre stata la festa più importante dell’anno. Infatti, per l’occasione, si preparavano feste molto belle ed organizzate. Gli invitati erano, di solito, i componenti di tutta la famiglia, che per quel giorno, si ritrovavano tutti insieme a festeggiare. La festa incominciava l’8 dicembre, quando si preparava l’albero e il presepe. Ma, aspettando il Natale, c’era una canzoncina che contava i giorni, partendo dal 25 di novembre: Santa Caterina a Natale la trentina / Santo Nicola a Natale il diciannove / Santa Concetta a Natale la diciassette / Santa Lucia a Natale la dodicina.
Ad allestire l’albero, partecipava di solito tutta la famiglia. Gli alberi erano tutti sintetici, visto che gli abeti non si trovavano facilmente. Erano adornati con palline di vetro colorate e decorate, con fili dorati e argentati.
Per il presepe, si raccoglieva qualche giorno prima il muschio, per renderlo più vero. I miei nonni, avendo molto spazio in casa, realizzavano un presepe enorme, con fiumi e laghetti. Inoltre, allo scoccare della mezzanotte, il giorno di Natale si ritrovano tutti davanti al presepe dove, tirando delle cordicine, facevano scendere Gesù Bambino nella grotta. Tra l’altro, per rendere più realistica la scena, mia nonna cuciva corredini minuscoli che predisponeva nelle casette, come panni messi ad asciugare.
Il giorno della Vigilia di Natale si incominciava a mangiare alle sette, quando suonavano le campane della Chiesa. I piatti tipici erano gli spaghetti con le alici, il baccalà fritto e le anguille con la verdura. I più piccoli mettevano sotto il piatto del primo del papà una letterina con una poesia, preparata a scuola. Così, tra il primo e il secondo, recitavano la poesia e alla fine ricevevano come regalo un’offerta.
Invece, per il giorno di Natale, si uccideva un maiale con cui facevano la salsiccia, per gustarla a pranzo.
Nel periodo natalizio era rarissimo trovare un panettone. Ma le mamme preparavano i crustl e i caucuncidd, molto apprezzati dalle famiglie. 
Come diceva il detto “L’Epifania tutte le feste porta via”. In questa giornata, era usanza disfare l’albero e il presepe. Tra l’altro, si organizzava un’estrazione. Infatti, si preparavano dei dolci, che venivano poi impacchettati e numerati. Ma, oltre ai numeri dei pacchi, c’erano anche altri numeri, che corrispondevano a pegni o battute.
Molte tradizioni, tra quelle elencate sopra, sono tuttora ancora vive. 
Nazario Saccia (
Sannicandro Garganico)

RICERCA SUL CAMPO COORDINATA DALLA PROF.SSA TERESA MARIA RAUZINO (LABORATORIO STORICO ISTITUTO DI ISTRUZIONE SUPERIORE "MAURO DEL GIUDICE" DI RODI GARGANICO -FG). 

I DOLCI E PIATTI NATALIZI

Uno dei " tredici pasti" della vigilia di Natale

un momento della preparazione dei " I crust " o cartellate
Un momento della preparazione dei " I crust " o cartellate

Un momento della preparazione dei " I crust " o cartellate

I dolci natalizi del Gargano: " I crust " o cartellate
Le pettole

ALLA MEMORIA di Rocco Draicchio il Premio Saccia

Di seguito i nomi dei prescelti al “Premio Antonio Saccia – Il Gargano che lavora 2008”, la cui cerimonia di assegnazione si terrà oggi sabato 13 nell’auditorium viestano “L.Fazzini”:

A = SEZIONE CULTURA-PROFESSIONI-SOCIAL

E – padre Leonardo Triggiani (missionario), San Giovanni Rotondo – prof. Piero Giannini (giornalista), Peschici

B = SEZIONE IMPRESE E/O IMPRENDITORI – sig. Nicola Mitrione (servizi all’agricoltura-Agricola 2000), Carpino – sig. Agostino Triggiani (distribuzione alimentare-Cedisur), Ischitella – sig. Francesco Marrucchelli (impresa di costruzioni), Cagnano V. – sig. Gaetano Berthoud (editore “Tuttogargano”), Vico del G. – avv. Alfredo Ricucci (azienda agricola), Rodi G. – sig. Berardino Sicuro (forniture alberghiere-Plasticart), Vieste – sig. Arturo Santoro (imprenditore turistico), Isole Tremiti.

C = ALLA MEMORIA – Rocco Draicchio (fondatore del “Carpino Folk Festival”), Carpino.

D = PREMIO SPECIALE "IL BELVEDERE" – mar.llo Nicola Sgherzi, Vico del G.

Dieci borse di studio verrano assegnate, inoltre, ad altrettanti giovani maturandi degli istituti superiori che il 3 dicembre hanno svolto contestualmente un elaborato avente per tema “Turismo nel Gargano”. Un qualificato comitato di valutazione, coordinato dal prof. Lazzaro Rino Caputo, preside della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di tor Vergata in Roma, ne ha selezionato gli elaborati più meritevoli.

La manifestazione è patrocinata dalla Provincia di Foggia, dall’ente Parco, dalla Comunità Montana, dalla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Foggia e dal Comune di Vieste.

“Lu Bandito” è vivo

Domani alle ore 11,00 nella Sala Giunta dell’Amministrazione Provinciale di Foggia verrà presentato il Premio “Matteo Salvatore”, che si terrà sabato 13 dicembre al “Teatro del Fuoco” con inizio alle ore 21,00. Interverranno l’Assessore provinciale alla Cultura Billa Consiglio, l’Assessore provinciale al Turismo Nicola Vascello, Angelo Cavallo direttore artistico ed organizzatore del Premio, Enrico de angelis direttore artistico del “Premio Tenco”, Enzo Avitabile ed i Favonio. Saranno protagonisti della manifestazione di sabato Niccolò Fabi, Enzo Avitabile, i Tetes de Bois, i Folkabbestia, Umberto Sangiovanni e Dauniaorchestra, Chiara Armiento e Leo Mansueto ed i Favonio, scelti dal comitato organizzatore a rappresentare i gruppi locali che hanno inviato la loro cover del compianto autore dauno. La sigla della serata verrà eseguita dal vivo dai foggiani “Tavola 28”. Il “Teatro del Fuoco” ha visto premiati, nell’arco delle tre edizioni passate, artisti nazionali ed internazionali tra i quali Eugenio Bennato, Enzo Del Re, Giorgio Conte, Otello Profazio, Davide Van De Sfroos, Afel Boucoum, John Sinclair, Teresa De Sio e Fausto Mesolella degli Avion Travel. Con la quarta edizione la kermesse alza il tiro grazie all’impegno della Provincia di Foggia che investe, più che in un patrocinio, in una vera e propria cooproduzione. Un “segnale positivo di affezione ai valori culturali delle nostre radici” come tiene a sottolineare il direttore artistico Angelo Cavallo che “consente di concretizzare l’ obiettivo che ci ponemmo sin dalla nascita di questa istituzione” ovvero la divulgazione dell’immenso patrimonio musicale che ha lasciato Matteo Salvatore. Sarà infatti una edizione ‘speciale’ quella concordata tra la direzione artistica e Mario De Vivo, delegato agli Spettacoli ed Eventi dell’Ente, che prevede la pubblicazione di un disco per RAI TRADE, marchio patrocinante di evidente spessore culturale, con il coinvolgimento di artisti selezionati dal panorama musicale nazionale. La registrazione del disco avrà luogo nella serata del 13 dicembre con pubblico in sala. Saranno reinterpretati i brani tratti dal “IL lamento dei mendicanti” album storico di Matteo Salvatore ed. Ala Bianca facente parte della collana I Dischi del sole del 1966. Ma non sarà l’unica novità della kermesse. Il gruppo foggiano dei “Favonio” darà vita ad un inedito: “L’uomo del tavoliere”. Come annunciato nella precedente edizione 2007 “è una ballata testimonial della nostra provincia” come aggiunge Angelo Cavallo, “scritta da Matteo in età avanzata. Nel testo è racchiusa tutta la nostra identità degli uomini di pianura e spero che gli abitanti del nord pugliese possano rispecchiarsi in quelle parole.” Patrocinano l’evento oltre la Provincia di Foggia e Rai Trade, la Regione Puglia “Assessorato al mediterraneo”, l’ APT ed il Club Tenco Sanremo. Il biglietto d’ingresso sarà di 10,00 euro, prevendite c/o il botteghino del Teatro del Fuoco.
Intervista del 12/12/2008 a Vinicio Capossela su Repubblica di Bari
…. Il legame di Capossela alla cultura contadina si sente spesso nelle sue storie e nei suoi suoni. In Ovunque proteggi i riferimenti erano pressoché integralmente basati sui paganesimi della cultura rurale. Poco tempo fa è morto Matteo Salvatore cui hai reso omaggio al festival di Carpino la scorsa estate. Cosa vi lega?
«Sono stupito dal fatto che sia forse più conosciuto all´estero e non qua e che non ci sia un archivio musicale in suo onore. Penso che dovrebbe essere una priorità e probabilmente mi investirò personalmente a tal proposito. Matteo Salvatore aveva intanto il pregio unico di saper scrivere. Sapeva parlare di amore senza privazione di retorica. Era inoltre estremamente piccante e divertente, come nel testo sul Pescivendolo. Ma soprattutto, era assolutamente pragmatico e senza indulgenza quando parlava della miseria contadina. Proprio come i veri contadini. Non è gente che si perde in fronzoli. Ma affrontava tutto con ironia per raccontare il dolore, come nella ballata della gatta traditrice che mangia la salsiccia proprio mentre la vedova piange la morte del suo uomo. Era il nostro Robert Johnson, ma il problema è che la nostra musica folk è stata folklorizzata, mentre le cose che vengono dalla terra sono cose sacrali».
Questa estate hai suonato alla Notte della Taranta. Come hai trovato lo stato di salute della musica tradizionale in Salento?
«Sono rimasto sorpreso dalla qualità delle voci femminili. E´ pieno di giovani innamorati della tradizione ma che hanno voglia di non fermarsi li. C´è una etichetta a Otranto che mi sembra stia facendo un lavoro molto bello».
Tante cose ti legano sin dall´inizio della tua carriera al Salento. Molti ti hanno visto almeno una volta suonare in modo molto informale all´On the road al Capo di Leuca, che ora purtroppo non c´è più.
«Io l´ho detto ad Antonio De Marco, mio grande amico, che per risollevare le sorti dell´On the road potremmo aprire una pizzeria con il Mighty Wurlitzer, che può avere la doppia funzione dell´organetto e dello sfornapizza. Si, il mio sogno è di aprire un Pizza House laggiù al capo».

Si farà la tangenziale di Carpino

Il Consiglio provinciale approva all’unanimità l’adozione del Piano Territoriale di Coordinamento

Il Consiglio provinciale ha approvato all’unanimità l’adozione del Piano Territoriale di Coordinamento, il più importante documento di programmazione territoriale che individua e disciplina le potenzialità e le criticità del territorio sotto il profilo paesaggistico, ambientale, culturale, della mobilità e dei trasporti. Il Piano Territoriale si configura come uno strumento che – nato da un monitoraggio delle caratteristiche geomorfologiche del territorio, e passato attraverso una lunga e proficua fase di confronto con gli enti locali, le associazioni, i rappresentanti del terzo settore e degli ordini professionali, i cittadini – disegna una cornice definita all’interno della quale incardinare le politiche di sviluppo futuro. La Provincia di Foggia è adesso la seconda provincia della Puglia – dopo Lecce – ad adottare il Ptcp ponendosi, come ha sottolineato l’assessore provinciale alla Programmazione Leonardo Di Gioia, “all’avanguardia sul terreno della programmazione”. “Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale – spiega l’assessore – si caratterizza non soltanto per la sua valenza di natura tecnica, ma anche per una funzione politica: quella di mettere l’Amministrazione provinciale nella condizione di svolgere fino in fondo le sue prerogative di Ente sovracomunale di coordinamento. La vittoria politica raggiunta oggi dall’intera assise provinciale sta dunque nell’aver delineato la cornice della programmazione dei prossimi anni evidenziando, attraverso il rapporto tra potenzialità e criticità del territorio, gli assi sui quali incardinare le politiche di sviluppo e di crescita, costituendo le precondizioni per introitare i fondi comunitari 2007-2013”. Il Ptcp va considerato un documento attuale ed in costante evoluzione, che non si limita a fotografare la condizione territoriale, ma ne recepisce i più recenti cambiamenti. “La Provincia di Foggia – aggiunge Di Gioia – diventa così il fulcro delle dinamiche di crescita del territorio, rivendicando con forza il ruolo di coordinamento per ciò che riguarda la Pianificazione Strategica di Area Vasta”. Il Piano Territoriale si sviluppa a partire dalle tre aree di stretta competenza provinciale: la tutela delle risorse territoriali, la corretta localizzazioni degli elementi del sistema insediativo, le scelte d’uso del territorio. Il quadro conoscitivo emerso dal documento di programmazione evidenzia quali risorse fondamentali della Capitanata i suoi ecosistemi di particolare pregio, il ‘fronte mare’ privo di occupazione edilizia, la ricchezza dei suoi centri storici, la rete dei suoi beni culturali (risorse del sistema paesaggistico, ambientale e culturale); la dotazione delle aree produttive e le infrastrutture del sistema dei trasporti (risorse del sistema insediativi). Accanto alle potenzialità, tuttavia, emergono anche evidenti criticità che diventano da subito le priorità da affrontare: la propensione del territorio al dissesto, l’elevata vulnerabilità delle risorse idriche, la condizione delle aree storicamente sondate e di quelle potenzialmente inondabili, il processo di erosione delle coste. Nel sistema insediativo il Ptcp rileva le difficoltà delle aree produttive per mancanza di intermodalità, della rete infrastrutturale dei trasporti legata agli ambiti, ai nodi, alle tratte, la scarsa dotazione di servizi di base, il crescente fenomeno dello spopolamento specie delle aree interne. “Quello che il Consiglio provinciale ha adottato oggi – prosegue l’assessore provinciale – è il frutto della dinamicità della nuova Amministrazione provinciale che, sia pure muovendosi in una continuità amministrativa, ha saputo innovare e rimodulare gli indirizzi del Ptcp, uniformandoli alla propria idea di sviluppo della Capitanata”. Un lavoro per il quale il presidente della Provincia Antonio Pepe ha espresso un sincero ringraziamento all’architetto Stefano Biscotti, all’Ufficio di Piano tutto e alle Commissioni consiliari Lavori Pubblici e Programmazione che hanno operato con impegno e passione all’arricchimento dei contenuti del documento che è insieme uno strumento di coordinamento politico-istituzionale e punto di riferimento per il territorio”. Con l’adozione del Ptcp da parte del Consiglio provinciale e la successiva pubblicazione, si aprono i 60 giorni nei quali i portatori di interesse e di Comuni potranno formulare le proprie osservazioni. L’assessore provinciale Di Gioia ha anche annunciato la convocazione di una conferenza di coprogrammazione con le Amministrazioni comunali della Capitanata. Un arco di tempo al termine del quale il documento tornerà in Consiglio per la discussione delle osservazioni recepite e l’approvazione che trasferirà il Piano alla Regione Puglia il Piano per il varo definitivo. Sono stati undici gli emendamenti presentati dai Consiglieri provinciali al documento, intesi come contributo aggiuntivo e non come interventi tesi a modificarne l’impianto complessivo. Al dibattito sul Ptcp sono intervenuti i Consiglieri provinciali Paolo Campo (PD), Gaetano Cusenza (PD), Nicandro Marinacci (Udc), Paolo Agostinacchio (La Destra), Giuseppe Moscarella (PdL), Rocco Ruo (La Capitanata prima di tutto), Antonio Angelillis (PD), Domenico Farina (PdL), Carmine D’Anelli (Lista per Pepe presidente), Bernardo Lodispoto (Partito Socialista), Paolo Mongiello (PdL), Antonio Potenza (PdL), Emilio Gaeta (PdL). Il Consiglio provinciale ha poi approvato all’unanimità due Ordini del Giorno, rispettivamente dedicati alla nuova disciplina regionale sulla gestione e sulla promozione degli Enti Fieristici Regionali e alla proroga dello stato di emergenza per i Comuni colpiti dal sisma del 2002. L’Odg inerente il futuro dell’Ente Fiera di Foggia, di cui il Ddl regionale prevede la trasformazione in fondazione con l’affidamento dell’organizzazione degli eventi fieristici a privati, è stato presentato dal presidente del gruppo consiliare del Popolo della Libertà Paolo Mongiello e successivamente emendato in aula. Con l’Odg il Consiglio provinciale chiede al Governo regionale ed alla Giunta “di soprassedere all’approvazione del Disegno di Legge Regionale e di aprire un confronto sul territorio, al fine di pervenire ad una soluzione condivisa”. Con il secondo Ordine del Giorno, presentato dal presidente del gruppo Consiliare dell’Udc Nicandro Marinacci ed emendato nel suo dispositivo dall’Aula, l’assemblea di Palazzo Dogana chiede al Governo di prorogare di due anni lo stato di emergenza per i Comuni compiti dal sisma del 2002 e di prevedere lo stanziamento nella Legge Finanziaria, attualmente in fase di elaborazione e discussione, di 100 milioni di euro per il 2009 e di 80 milioni di euro per il 2010 e per il 2011 per gli interventi di ricostruzione. Il Consiglio provinciale invita inoltre i parlamentari della Capitanata a trasformare i contenuti dell’Ordine del Giorno in un emendamento alla Legge Finanziaria.

Il Consigliere Provinciale Rocco RUO esprime vivo apprezzamento per il brillante risultato conseguito dall’Amministrazione Provinciale guidata da Antonio Pepe e sottolinea che l’emendamento n.8 da lui presentato quale unico frimatario ed approvato dal Consiglio Provinciale, consentirà la realizzazione di una importante opera nel territorio di Carpino. Si tratta, infatti, della “Realizzazione della tangenziale di Carpino”.

L’emendamento proposto dal Consigliere Provinciale Rocco RUO ha come oggetto la realizzazione di una bretella di collegamento tra due strade provinciali, la Sp 51 e la Sp 50bis per la deviazione del traffico pesante dal centro urbano del Comune di Carpino. La nuova arteria sarà destinata altresì a soddisfare le esigenze di connessione dell’area artigianale con la strada a scorrimento veloce del Gargano. Infine, cosa più importante, la strada in progetto permetterà di collegare più agevolmente il Gargano con il Comune di san Giovanni Rotondo, sede del principale ospedale a servizio delle comunità garganiche, nonché meta di notevoli flussi di turismo religioso.

L’Auditorium del Musica Popolare ha bisogno di te !!!

Continua la campagna dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival per un Auditorium/Infrastruttura centro culturale del Gargano
Sono passate due settimane dall’invio della nostra Lettera aperta al Presidente della Regione Puglia per la Cultura in Capitanata2020 e dall’avvio della nostra campagna di sottoscrizione per valutare se la richiesta di un Auditorium fosse avvertita solo da noi promotori oppure se, come pensavamo, il territorio ne sentisse veramente l’esigenza.

Artisti, giornalisti, scrittori, registi, politici, albergatori, associazioni culturali, simpatizzanti del festival ma anche tanta altra gente comune, per lo più giovanissimi, che contattati con i normali strumenti di E-democracy hanno risposto positivamente e molti di loro hanno sentito il bisogno di dire qualcosa di diverso rispetto al testo proposto.
A tutti un ringraziamento.

Nel frattempo sono stati pubblicati sul web i materiali integrali della pianificazione strategica di Area Vasta “Capitanata 2020”.

Per promuovere il patrimonio e le eccellenze artistiche e culturali del territorio garganico, l’Auditorium del Musica Popolare ha bisogno di te.

Al momento nella pianificazione strategica è classificato sotto l’obiettivo di indirizzo "Città e Solidarietà" al III Livello, in una scala di priorità che va da I al IV, come "Struttura di accoglienza a supporto delle manifestazioni folcloristiche ‘Folk Festival’" con soggetti coinvolti: Comune di Carpino, Provincia di Foggia, Parco Nazionale del Gargano. Importo stimato 3.150.000,00 Euro.

Nel 2001, l’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura) ha ampliato il concetto di sviluppo sostenibile indicando che «la diversità culturale è necessaria per l’umanità quanto la biodiversità per la natura […] la diversità culturale è una delle radici dello sviluppo inteso non solo come crescita economica, ma anche come un mezzo per condurre una esistenza più soddisfacente sul piano intellettuale, emozionale, morale e spirituale». (Art 1 e 3, Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale, UNESCO, 2001).
In questa visione, la diversità culturale diventa il quarto pilastro dello sviluppo sostenibile, accanto al tradizionale equilibrio delle tre E costituito da  Ecologia, Equità, Economia.

Se credi che la tutela delle risorse culturali e della diversità culturale debba caratterizzare ogni politica volta all’innalzamento della qualità della vita; se credi che la cultura in genere rappresenta, molto spesso, un fattore chiave di sviluppo, soprattutto per un territorio come il nostro ricco di testimonianze storiche e con un’economia fortemente condizionata dal turismo e dal settore primario; se credi, inoltre, che l’identificazione di una comunità con il territorio, anche attraverso il recupero delle radici storiche e delle sue testimonianze, sia un obiettivo prioritario; se credi che la scomparsa di attività legate alle tradizioni locali determini conseguentemente anche l’impoverimento del sistema delle conoscenze locale; se credi che la valorizzazione della vocazione turistica del territorio passa anche attraverso una più attenta tutela del patrimonio culturale materiale e immateriale allora mandaci un messaggio che faremo recapitare al Presidente della Regione Puglia.

Nei prossimi giorni stileremo un dossier da far pervenire al Presidente per informarlo sull’evolversi della nostra campagna di sottoscrizione.

Per tale ragione ci rivolgiamo a tutte le persone fisiche e giuridiche, le associazioni culturali e di categoria, agli operatori del settore e di quelli affini, ai consorzi, ai partiti politici, alle istituzione e alle organizzazioni in genere che non hanno ancora sottoscritto il nostro appello, ma anche a coloro che lo hanno fatto, per chiedere di formalizzare il proprio consenso, se condiviso, attraverso un breve messaggio rivolto al Presidente della Regione Puglia.

Ti chiediamo in altre parole di scrivere di tuo pugno un messaggio per il Presidente della Regione Puglia affinché prenda in seria considerazione la possibilità di dotare il Gargano di un Auditorium/Infrastruttura in grado di incentivare attività ed eventi culturali di richiamo di scala nazionale e internazionale per rilanciare anche nel nostro territorio uno sviluppo sostenibile.

Tutti coloro che accoglieranno il nostro invito possono far pervenire il proprio testo cliccando qui oppure inviandolo a info@carpinofolkfestival.com

Per ovvie ragioni vi preghiamo di far girare questo nostro invito di modo da raggiungere il più alto numero di organizzazioni del territorio che consapevoli delle proprie potenzialità di attrazione possano in maniera pro-attiva dare più forza al nostro appello.

Ufficio Stampa Associazione Culturale Carpino Folk Festival
Antonio Basile

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Oramai non ci indigna più nulla, ma noi vorremmo continuare ad informare che : è stata distrutta la costa di Chiancamasidd, il mare dei montanari.
Leggete l’articolo de ildiariomontanaro.it

Sul web i materiali integrali della pianificazione strategica di Area Vasta Capitanata 2020

Sul sito “www.capitanata2020.eu”, sono pubblicati integralmente il Metaplan integrato del Piano strategico di area vasta e il Piano Urbano della Mobilità “Capitanata 2020 – Innovare e Conettere”.
Sotto il titolo «Un Piano di sistema fino al 2020 per migliorare la qualità della vita di mezzo milione di cittadini» la visione della grande città metropolitana, di 4.773,68 chilometri quadrati di superficie, che intende migliorare in dieci anni la qualità della vita di mezzo milione di donne e uomini da Foggia ai Comuni di Apricena, Cagnano Varano, Carapelle, Carpino, Cerignola, Chieuti, Foggia, Ischitella, Isole Tremiti, Lesina, Manfredonia, Mattinata, Monte Sant’Angelo, Ordona, Orta Nova, Peschici, Poggio Imperiale, Rignano Garganico, Rodi Garganico, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, San Paolo di Civitate, San Nicandro Garganico, San Severo, Serracapriola, Stornara, Stornarella, Torremaggiore, Vico del Gargano, Vieste e Zapponeta.

Ecco i progetti del Comune di Carpino classificati in base agli obiettivi di indirizzo ed ad una scala di priorità che va dal I al IV Livello. Nelle schede di dettaglio, raggiungibili cliccando sui link, tutti gli altri progetti.
RETI E MOBILITÀ
III Livello
Realizzazione di una circonvallazione di collegamento tra la strada provinciale SP50 e con la strada provinciale SP51BIS

GOVERNANCE E PROCESSI

PRODUZIONE E SERVIZI

AMBIENTE E SPAZIO RURALE
I e II Livello
Attrezzamento e messa in funzione del "campo pozzi" realizzato dal Consorzio di Bonifica Montana del Gargano per usi irrigui
III Livello
Lavori di mitigazione dello stato di rischio idrogeologico del territorio di carpino e del Lago di Varano

CITTÀ E SOLIDARIETÀ
II Livello
Carpino Folk Festival – il festival della musica popolare e delle sue contaminazioni
III Livello
Struttura di accoglienza a supporto delle manifestazioni folcloristiche "Folk Festival"
Soggetti coinvolti: Provincia FG, Parco Naz Gargano, Comune di Carpino

L’ultimo colpo di coda del tragico fuoco del luglio 2007

PESCHICI – Chi è… Che cos’è… Cosa vuole… Dove… Quando… Perchè? Sono questi gli interrogativi cui si darà risposta durante la presentazione ufficiale dell’Associazione Culturale “PUNTO DI STELLA” – nata il 29 agosto scorso – che si terrà il 20 dicembre alle 19 nella Sala Consiliare del Comune di Peschici. 

Contestualmente alla cerimonia di presentazione si darà vita al secondo evento dell’Associazione stessa, col quale si vuole una volta per tutte ergere un “muro” tra i dolorosi fatti accaduti in occasione del tragico fuoco del luglio di due estati fa e lo sguardo ormai rivolto al prossimo futuro.

I racconti e il vissuto di gente comune, o forse di gente veramente "speciale", daranno così corso all’ “ULTIMO COLPO DI CODA” – titolo scelto per l’iniziativa – durante il quale si consegneranno, ai personaggi che loro malgrado si sono messi in evidenza in quella tragica circostanza consegnandosi alla memoria di chi trassero in salvo, alcuni riconoscimenti fra i quali una preziosa tela concessa dalla nota artista (pittrice-scultrice) Lidia Croce, autrice della statua bronzea che fa bella mostra di sé entrando in Peschici.

Michelina Iacovangelo – responsabile Ufficio Stampa Associazione Culturale “PUNTO DI STELLA”

Puglia dal cielo, il mondo in una Regione

Regione Puglia – Città di Manfredonia – Upping agenzia di Ingresso gratuito
Tesori di Puglia
Mostra del Cinema Documentario sui Paesaggi dell’Uomo e della Natura

Luca De Napoli
PUGLIA DAL CIELO
IL MONDO IN UNA REGIONE
Manfredonia – Palazzo dei Celestini
13- 20 Dicembre 2008

Tesori di Puglia ospita Luca De Napoli. 40 opere uniche della Puglia fotografata dall’alto, in cui colore e luce disegnano una realtà magica e svelano il gusto impressionista del grande fotografo.
L’incontro con l’autore, il 13 Dicembre al Palazzo dei Celestini, inaugura la mostra fotografica che potrà essere visitata fino al 20 Dicembre.
Le 40 opere uniche della Puglia fotografata dall’alto sono il frutto di un progetto nato nel 2002, con l’obiettivo di consegnare al futuro una testimonianza della regione nella quale si concentrano modelli ambientali, storici, architettonici e antropologici così diversi che non per caso diciamo «le Puglie».
La lunga fase preparatoria, la messa a punto, con carteggi e foto da terra, dei piani di volo necessari per le realizzazioni dall’alto, lo studio delle migliori condizioni metereologiche, delle luci e delle ombre per evidenziare le architetture, le trasparenze del mare e le coste, i colori della natura nelle diverse stagioni e le abitudini degli abitanti dei luoghi, hanno condotto a risultati eccezionali. Dove colore e luce disegnano una realtà magica svelando il gusto impressionista del grande fotografo.
L’opera è stata realizzata con la collaborazione della III Regione Aerea e dello Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, che hanno permesso l’utilizzo degli elicotteri HH3F dell’84° SAR di Brindisi e l’NH500 della Squadriglia Collegamenti del 32° Stormo di Amendola. Inoltre è stato utilizzato l’Agusta A 109 e l’Eurocopter BK 117 della Compagnia aerea Alidaunia di Foggia.

Luca De Napoli
Nato a Bari il 16 gennaio del 1947 è titolare e amministratore delegato del Gruppo di Comunicazione GH2. Ha iniziato la sua attività di comunicatore nel 1969, avviando un processo di qualificazione delle aziende pugliesi nella direzione della comunicazione pubblicitaria. Con attività di docenza e di formazione ha educato generazioni di operatori pubblicitari, contribuendo così alla realizzazione di professionalità emergenti da collocare nel mondo del lavoro. È Tecnico Pubblicitario Professionista della TTP dal 1975 e fa parte, dal 1985, della Unicom, Unione Nazionale delle Imprese di Comunicazione. Specialista di comunicazione pubblicitaria, di tecniche di stampa, di grafica editoriale e graphic design ha ottenuto numerosi riconoscimenti per la comunicazione, nazionali e internazionali quali il «Promotion Global Award», l’«AD Spot Award», la «Freccia d’Argento» per il direct, il «Premio Galli» per la comunicazione pubblica e numerosi premi «Agorà» per l’advertising. Ricopre incarichi di consulenza per Enti e grandi aziende private. Nel campo della fotografia svolge attività di ricercatore e operatore dal 1967, esperienza che ha applicato nel ruolo di comunicatore pubblicitario.
Segreteria:

Tesori di Puglia
Mostra del Cinema Documentario
c/o Upping snc
Via San Francesco, 57
71043 Manfredonia (FG)
Telefono: 0884.588505
http://www.tesoridipugliafest.it

5 Dicembre Puglia Night Parade a Foggia

Les FarfadaisL’appuntamento nel capoluogo dauno è per venerdì 5 dicembre quando il fantasmagorico spettacolo della compagnia francese di circo visuale Les Farfadais monopolizzerà l’attenzione da piazza Cavour a piazza XX Settembre. Dal pomeriggio ludobus e clown animeranno le piazze e fino all’alba si avvicenderanno spettacoli cabaret (Giobbe Covatta), incontri letterari (Davide Riondino, Paolo Sassanelli, Ippolito Chiariello), proiezioni e concerti (Raphael Gualazzi Trio). Piazza Cavour ospiterà il grande concerto in prima assoluta di Ambrogio Sparagna e l’Orchestra Popolare Italiana e Piero Pelù. Ancora cinema e musica dal vivo in piazza Duomo a cura di Davide Treggiari e per finire grande festa con colazione all’alba all’Oda Teatro con il dj Robert Passera.

Scarica il programma completo

Vieni a giocare in Puglia
Isola pedonale dalle 17.00 alle 20.30
Progetto Città
Vieni a giocare in Puglia
Ludobus, animazione e creatività
L’intervento vedrà l’attivazione di quattro differenti programmi-gioco proposti attraverso l’utilizzo di quattro strutture di Ludobus: il Circo dei Ragazzi offre un laboratorio di clownerie e animazione teatrale…
 
Altrimenti arriva l’uomo nero
Ex chiesa di San Giovanni di Dio, via Arpi ore 18.00 e ore 20.00
Compagnia Burambò
…Altrimenti arriva l’uomo nero!!!
Spettacolo per ragazzi
Questa storia racconta di Bill, un bimbo vivace e fantasioso che nella sua cameretta ne combina di tutti i colori…
 
Ippolito Chiarello
Piazza mercato, ore 19.00
Ippolito Chiarello: quanto mi dai se ti sparo?
Storie di ordinaria follia metropolitana. O necropolitana.
di Terwal Naspento
Incontro letterario
Una mitragliata di storie brevi in forma di proiettili letterari. Nel titolo di ogni short story è contenuta la piccola verità che seguirà; la sintesi della scena assurdamente reale che verrà letta…
 
Davide Riondino
Auditorium dell’Università – Facoltà di Economia, ore 20.00
Davide Riondino: dedicato ad Ernesto Ragazzoni
Incontro letterario
Ernesto Ragazzoni è probabilmente il più significativo poeta umoristico italiano, anche se pochi lo conoscono. Una bella riedizione della sua opera è apparsa recentemente per Einaudi, curata da Vassalli…
 
Facciata del Teatro Giordano, ore 21.00
Cinema Viaggiante
Proiezione/installazione
 
Puglia Night Parade
da piazza Cavour ore 21.30
Les Fardadais
Percorso: piazza Cavour, corso Cairoli, palazzo della Provincia, piazza XX Settembre
Grande parata spettacolare
Creata nel 1998 dai fratelli Haffner, la compagnia francese di circo visuale Les Farfadais mette in scena con grande raffinatezza il mondo del nouveau cirque…

Ambrogio Sparagna
Piazza Cavour, ore 23.00
Alla Bua
Ambrogio Sparagna
Special guest Piero Pelù
La luna in cielo e voi dormite
Serenate, balli e canti d’amore pugliesi
Uno spettacolo di Ambrogio Sparagna con l’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica di Roma
Progetto Originale per Puglia Night Parade – Prima esecuzione assoluta
Concerto
 
Piazza Duomo, ore 23.00
Cinema&Musica
Live a cura di David Treggiari
Cinema & sound
Cinema e sound si mescolano nella notte: le immagini a scorrimento di “Film” (1965) di Alan Schneider, soggetto e sceneggiatura di Samuel Beckett, interpretato da Buster Keaton e “Un cane Andaluso” (1929) di Luis Buňuel, scritto e interpretato da Salvador Dalì, saranno accompagnate da campionatore e tastiere di David Treggiari e da un trio di sassofoni e percussione.
 
Paolo Panaro
salone Palazzo della Dogana ore 23.00
Paolo Panaro: racconti, bestie e altri animali
liberamente tratto da Bestie del Novecento di Aldo Palazzeschi
scritto e interpretato da Paolo Panaro
Incontro letterario
Lo spettacolo nasce dal desiderio di portare in scena alcune pagine poco conosciute di uno dei più grandi scrittori italiani del novecentesco: Aldo Palazzeschi. Tre racconti riscritti e interpretati dall’attore-narratore Paolo Panaro…
 
Paolo Sassanelli
palazzo di Città ore 24.00
Paolo Sassanelli: dieci racconti di Andrei Longo
Incontro letterario
"Vanessa che «quando si mette le calze nere e la gonna corta di pelle pare proprio ‘na femmina»; il tredicenne che di fronte alla sofferenza della madre è capace di un gesto terribile…
 
Giobbe Covatta
Teatro del fuoco ore 1.00
Giobbe Covatta
in SEVEN
Cabaret
Dopo il fortunato "Melanina e Varechina", il grande comico napoletano ritorna con la sua spietata comicità "sociale" con lo spettacolo "SEVEN-7". Sette come sono sette i vizi capitali…

Accesso con prenotazione gratuita
ritira il tuo biglietto presso i punti vendita Booking Show
Info: 899 030 822
 
Robert Passera
Oda teatro ore 1.30
Dj Robert Passera
Dj set
Accesso con prenotazione gratuita
ritira il tuo biglietto presso i punti vendita Booking Show
Info: 899 030 822
 
Raphael Gualazzi
Moody jazz ore 04.30
Raphael Gualazzi trio
Concerto & breakfast
Il 23enne crooner Raphael Gualazzi trova col suo trio un trait d’union nel modo assai singolare di mescolare blues, jazz, fusion, soul e, soprattutto, ragtime…

Fronte del no contro l’asse tra etica idee e risorse

Da http://carpinoparla.forumfree.net Savio dixit
di Giuseppe De Tomaso
Che l’Italia del Nord non meriti di salire in cattedra per distribuire le pagelle al resto della nazione è fuor di dubbio. L’Unità d’Italia si è rivelato un grande affare soprattutto per quell’area geografica che il «federalista» Umberto Bossi avrebbe ribattezzato col nome di Padania. La spesa pubblica del primo mezzo secolo di unità nazionale ha privilegiato soprattutto il Settentrione, come hanno incessantemente denunciato i padri del pensiero meridionalistico, da Giustino Fortunato (1848-1932) a Guido Dorso (1892-1947). Che, dopo l’avvento della Repubblica, il Mezzogiorno sia stato tacitato con l’Intervento straordinario mentre l’Intervento ordinario, assai più consistente, abbia preso la strada delle nebbie del Po, è riconosciuto anche dai pensatori nordici più imparziali. Ma le attenuanti qui accennate non bastano ad assolvere il Sud dall’accusa di non aver saputo badare a se stesso, restando prigioniero di una sorta di complesso di Peter Pan che quando passa dalla psicanalisi all’economia non può che produrre disastri su disastri.
C’è poco da discutere. Il presidente Napolitano ha mille ragioni da vendere. Tra l’altro, essendo egli un intellettuale meridionale, non può essere sospettato di «leghismo strisciante» o di «intelligenza col nemico», come si sarebbe detto una volta. Chiamando il Sud ad un’autocritica e ad un’autoriflessione sull’amministrazione della cosa pubblica, Napolitano intende mettere con le spalle al muro le classi dirigenti: politiche, burocratiche, imprenditoriali e culturali. Traduzione: prima di protestare contro il federalismo spinto o le insofferenze da parte dell’Italia ricca, il Mezzogiorno deve guardarsi allo specchio e farsi un’esame di coscienza. Se anziché incamminarsi sulla via dello sviluppo oggi, complice la recessione mondiale, pare avviato sulla via del sottosviluppo, la colpa non va certo addossata a Camillo Benso conte di Cavour (1810-1861) o agli austriaci, alle multinazionali o al più modesto Borghezio. La colpa principale, infatti, va addebitata alle classi dirigenti del Sud.
E’ colpa loro se, nel Mezzogiorno, le idee e i soldi si incontrano raramente, e quando ciò accade, l’evento sa di miracoloso, tanto che sùbito scatta il fuoco di sbarramento contro il capitano coraggioso che ha osato sfidare la routine e l’assistenzialismo. Antonio Genovesi (1713-1769), economista campano dell’altro ieri, aveva capito tutto: «Il problema del Mezzogiorno d’Italia è uno. Ad ogni iniziativa o problema da risolvere si risponde “Non si può”». E’ cambiato poco o punto da quei tempi. E’ ancora il nonsipuotismo il virus che frena la crescita del Sud, condannandolo alla statura e al chiasso dei nani di Biancaneve.
Eppure nel Dna dei meridionali albergano certi spiriti capitalistici che avrebbero eccitato persino Joseph A. Schumpeter (1883-1950), massimo cantore, dopo il Karl Marx (1818-1883) del Manifesto dei lavoratori, delle virtù «rivoluzionarie» della borghesia imprenditoriale. Se nel Mezzogiorno non sono molti i Natuzzi o i Ciccolella che sono diventati leader mondiali nei rispettivi settori (divani e fiori), nel Nord non si contano i big dell’industria e della finanza, con sangue meridionale. Due nomi su tutti, al top della classifica: Roberto Colaninno (Piaggio) e Leonardo Del Vecchio (Luxottica). Segno che il Sud non difetta di quei fuoriclasse in grado di portare una regione o una città a lottare per lo scudetto della produttività e redditività.
Ma è il Contesto a remare contro. Contesto è quella pubblica amministrazione nei cui uffici regna la regola del tre (uno lavora, uno lavora pochino, uno non lavora affatto). E’ quella burocrazia, in cui la cultura della procedura surclassa la cultura del risultato, e in cui l’imperativo formalistico delle «carte a posto» ignora tutte le esigenze di sviluppo. E’ quella magistratura, le cui indagini a volte sembrano ignorare il Fattore Tempo, fattore che per le imprese è più prezioso di un finanziamento milionario a fondo perduto: anni e anni con i cantieri fermi per poi magari riconoscere che la legge era stata rispettata. E’ quella classe politica che concepisce il mondo dell’iniziativa privata non come uno «Stato di imprenditori», ma come «imprenditoria di Stato», vale a dire un pool di fortunati plutocrati prescelti, in modo simil-putiniano, solo per meriti di obbedienza e fedeltà. E’ quella classe imprenditoriale che antepone la cultura dell’anticamera alla cultura della fabbrica, che preferisce i «salotti» alle «idee», che vuole produrre non per soddisfare la platea dei consumatori, ma per assecondare le direttive dei cacicchi locali. E’ quella schiera di uomini di cultura che lisciano il pelo ai vizi del Mezzogiorno e delle sue élites ricorrendo al solito cliché del benaltrismo (ben altri sono i problemi). Per non parlare poi degli sprechi e di quella «crisi morale» che, nelle parole del Presidente, è all’origine di tutti gli altri mali.
Intendiamoci. Il Nord non è tutto rose e fiori, anche perché ciò che da noi si chiama clientela colà è denominato lobbismo. I cosiddetti Poteri Forti, industriali e corporativi, stanno tutti lì, e sono bravissimi nell’intercettare gli aiuti di Roma. Ma Napolitano ha centrato il punto, sferzando i decisori meridionali: il Sud non può urlare contro le strategie dello Stato centrale che spesso, aggiungiamo noi, tengono conto soprattutto delle richieste del Nord, se non si mette in condizione di camminare da solo. Ormai è diventato grande
da la Gazzetta del Mezzogiorno.

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