LA TRASMISSIONE DEL 19 MARZO 2010 "IO VOTO GARGANICO, E TU?" in onda sul web grazie ad un accordo editoriale tra Idm Tv, Il Corriere Del Sud, Garganopress.net, Ildiariomontanaro.it, Sanmarcoinlamis.eu, Sangiovannirotondonet.it, Jano, Radiocapitanata, Rignanonews.com, Bolognapugliese.com, Newsgargano.it, La Mia Città, Sannicandro.org e Ventonuovo.eu
Sponsor la Banca di Credito Cooperativo, cerimonia nella sede della banca alla presenza di sua Eccellenza l’Arcivescovo, Monsignor Michele Castoro.
La Banca di Credito Cooperativo di San Giovanni Rotondo, da sempre attenta alla storia del proprio territorio e all’arte che lo rende unico, ha deciso di finanziare il restauro della Tavola raffigurante la Madonna di Siponto e della statua lignea detta “Sipontina”, le due opere sono attualmente custodite ed esposte nella Cattedrale di Manfredonia .
Il progetto affidato ad una ditta specializzata sarà seguito direttamente dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, che ha già effettuato un primo sopralluogo per verificare lo stato attuale del quadro e della statua lignea per pronosticare l’intervento da effettuare.
Una cerimonia ufficiale, con la presenza del Vescovo Michele Castoro, si è svolta mercoledì 17 marzo presso la sede della banca. Il Presidente, il Consiglio di Amministrazione e il Direttore Generale hanno ufficializzato l’impegno della BCC a finanziare il delicato e importante intervento di restauro. Inoltre il Vescovo è stato nominato socio onorario dell’istituto di credito.
<< Ringrazio la banca per questo importante gesto – ha dichiarato il Vescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo nel corso della sua visita- credo che sia il miglior modo per presentarsi alla popolazione di Manfredonia, vista l’imminente apertura di una filiale BCC nella città, sarà un importante biglietto da visita. Quando ero vescovo di Oria avevo un buon rapporto con le vostre consorelle presenti su quel territorio e sono sicuro che ci sarà un ottimo rapporto anche con la BCC di San Giovanni Rotondo>>.
<< La BCC è una banca differente perché aiuta il territorio in cui opera- ha dichiarato nel corso della cerimonia Matteo Biancofiore Presidente della BCC- per noi è un gesto di affetto nei confronti della città di Manfredonia e un modo per contribuire a mantenere in buono stato l’immenso patrimonio artistico della provincia di Foggia. Ringrazio il Vescovo per la visita di oggi e per le parole che ha speso per il nostro Istituto>>.
L’icona di Santa Maria di Siponto è stata dipinta tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo,anche se una tradizione orale la fa risalire ad una delle tre copie di un’immagine venerata a Costantinopoli, ordinate da San Lorenzo Maiorano all’imperatore Zenone nel VI secolo. Prima di essere trasferita definitivamente nella Cattedrale di Manfredonia il 1973, era collocata nella attuale basilica di Santa Maria di Siponto. La venerata icona,è stata notevolmente danneggiata da un incendio nel 1872. Quanto possiamo attualmente ammirare, è frutto di pesanti ridipinture che ne hanno stravolto lo schema iconografico originale.
Altrettanto importante è la statua della Sipontina. La pregevole scultura raffigura una veneratissima immagine della Vergine in trono, detta la Sipontina o "Madonna dagli occhi sbarrati". La Vergine, che si presenta seduta in trono, indossa una tunica scura, tendente all'azzurro – violaceo, bordata in oro ai polsi ed è tutta avvolta dal manto di colore rosso. La statua, in cui si ravvisano reminiscenze di natura bizantina e influssi primo gotici dell’Ile de France, è stata ascritta dagli studiosi alla fine del XII ed è da sempre considerata la più antica attestazione tra le statue lignee della Vergine in terra Pugliese.
da sanmarcoinlamis.eu
Non pubblicheremo interventi di nessun candidato, salvo quelli che parlano dei nostri progetti.
![]() Foto di Teresa Rauzino |
Quando stanno morendo, i cavalli respirano,
Quando stanno morendo, le erbe si seccano,
Quando stanno morendo, i soli si bruciano,
Quando stanno morendo, gli uomini cantano delle canzoni.
Velimir Chlebnikov
Manca una settimana al venerdì 17 marzo 2006, Michelina sua figlia mi telefona, mi prega di dirlo anche a Elia. Andrea sta male, e forse stavolta non ce la farà, dice. Scendiamo, Elia ed io, e incontriamo per l'ultima volta Z' 'Ndreijë da vivo. Non parla ormai, e come sempre negli ultimi anni suoniamo noi per lui, cantiamo, Andrea approva con mugugni, suoni, vocalizzi che vengono da lontano. Andando via quel sabato lo baciamo come si bacia un bebè con la pelle liscia liscia.
Era il 1971, avevo pelle liscia e 5 anni quando mio zio Girolamo tornò per un mese, a Manfredonia, a trovare la numerosa famiglia Noviello. Noi piccolini avevamo solo sentito parlare, quasi miticamente, di questo zio che viveva in Australia da prima che noi nascessimo.
Eh sì, effettivamente non c'era dubbio, zio era una leggenda vivente: tornò con un regalo per ciascuno di noi decine di nipotini, e mica regali qualunque: penne a 2 colori, fossili giganti di pietra, orsetti peluche chiamati koala, e altri peluche che lui chiamava canguri ma che noi, chiaramente, sapevamo che in natura non esistevano e zio ci prendeva in giro. A me poi portò un oggetto assurdo, sicuramente magico: un boomerang.
Con mia sorella passammo vari anni a lanciarlo, perchè zio diceva che, lanciandolo, il boomerang torna indietro. Un'altra assurdità, come i canguri. Lanciavamo, lanciavamo, indietro il boomerang non tornava mai, solo avanti.
E così da Manfredonia lanciavamo a Mattinata, di colpo a Roma, quindi Civitavecchia, Vicenza, fino in Friuli, seguivamo il lavoro di mio padre, e in Gargano tornavamo solo per i 4 mesi di estate: una banda di cugini – sole – sale – canalicchië – il magazzino di ferri vecchi del nonno – a pesca con la canna – il pallone per strada…
Poi un giorno il boomerang tornò indietro. Molti anni dopo, nell'ottobre 2008, quando il FOLKFESTIVAL di Carpino chiese a MALICANTI – il gruppo in cui suono – di riportare agli emigranti pugliesi d'Australia le vecchie canzoni che loro avevano lasciato in Puglia.
E' stato così che zio Girolamo mi ha sentito cantare i sonetti di Carpino accompagnato dalla chitarra battente. Ricordo la sua faccia sorpresa, quasi preoccupata: “e tu… che ci fai con i carpinesi??”.
Noi ci ridiamo sopra, ma a Melbourne il calendario garganico di zio Girolamo era fermo al 1956, quando lui con papà e nonno giravano i paesi del Gargano con un carretto pieno di stoffe, da vendere a chi si faceva la dote. E a Carpino bisognava stare attenti, dicevano loro.
Ci mettiamo seduti, gli racconto di Andrea Sacco, di che tipo era, deciso, tenace, che la mosca sotto il naso non gli era mai passata. Racconto di un uomo generoso, passionale, che faceva scherzi e battute, che sapeva di musica e di anima, temerario.
Zio ascolta attento, approva la mia amicizia, e dice: “Avrei proprio voluto conoscerlo, quando eravamo giovani e tutti e due, a sangue caldo… saremmo stati buoni compagni…!”
Compagni ci chiamava Michelina quando Elia ed io arrivavamo a casa, a via Caracciolo 34, o a Foce Varano. “Papà, sono arrivati i compagni tuoi…”. In effetti eravamo compagni: scherzavamo e ridevamo tutto il tempo, e poi cantavamo suonavamo. Noi eravamo giovani, Andrea lo era ancora di più. A volte succede, specialmente con gli uomini che hanno compiuto nella vita quello per cui erano nati: invecchiando, tornano bambini. In particolare con Elia, appena si vedevano cominciavano il duello di battute e prese in giro reciproche, in punta di spada, perfetti adolescenti.
Dopo una lunga pausa, legata alla morte della sua padrona Graziella, zì Andrea era tornato a suonare e cantare, cioè a fare quello che per lui era vitale. Andrea Sacco viveva di musica. Diceva spesso: “chi suona e canta non muore mai”.
Se per noi che siamo venuti dopo questa frase è una bellissima metafora, per Andrea era una frase letterale. Più Andrea suonava e cantava, e più si sentiva bene, si sentiva forte. Andrea aveva bisogno di cantare come altri hanno bisogno di fare una passeggiata all'aria aperta, o di fare da mangiare a figli e nipoti almeno la domenica.
Suonava molto anche da solo, o mentre Michelina stirava, e le visite a casa erano molto rare, prima che con Elia diventassimo un po' di casa. Paradossale, che una delle più ispirate voci del nostro Mezzogiorno abbia passato tutti i suoi ultimi anni a cantare senza ascoltatori.
Ogni tanto compariva qualcuno. Ai musicisti come Eugenio Bennato, Giovanna Marini, Rosapaeda non sfuggiva il genio musicale assoluto di Andrea, come a Sciarra non sfuggì il fatto che Andrea “bucasse” lo schermo come un attore carismatico e consumato.
A studiosi e appassionati colpiva lo spessore antropologico di Z' 'Ndreijë, e la sua straordinaria generosità umana. Tra questi Nicola Sansone, Michele Mangano, Giuseppe Gala e soprattutto Salvatore Villani con cui Andrea era molto amico.
Quanto a me, dormivo nello stesso letto di Z' 'Ndreijë, mangiavo lo stesso identico piatto che Michelina con gentilezza e pazienza infinita preparava per noi, e lasciavo quello che lui lasciava, nella speranza che questi accorgimenti improbabili mi aiutassero a imparare a cantare come lui.
Naturalmente non ci sono riuscito.
Anzi, nella mia ansia di imitare, ho preso tremende cantonate. Per esempio imitavo la mano destra di Andrea sulla battente ignorando per anni che una leggera rigidità della mano del maestro era dovuta a un precedente piccolo ictus. So che non ci crederete, ma ancora oggi suono con la mano come se avessi avuto anche io un ictus…!
A Carpino dopo la scomparsa di Rocco Draicchio è stato più difficile per i paesani, musicisti o meno, appassionarsi in maniera sistematica al genio creativo e sempre innovativo di Sacco. Forse è la legge umana del dare per scontato ciò che ti appartiene e che hai a portata di mano, e così solo pochi tra i carpinesi, tra cui certamente Luciano Castelluccia e Matteo Silvestri, hanno ascoltato le sempre diverse risposte che il canto di Z' 'Ndreijë dava alle medesime domande poste dalla battente del 1924: vistësanë, mundanarë, rurjanellë, carpënese…
Per la verità, i primi anni che venivo, diverse tra le persone più acculturate di Carpino trovavano bizzarro il mio interesse per Andrea, e parecchie volte ho dovuto ingoiare l’amaro di chi, con arroganza e stupidità, concludeva il discorso con una battuta su Andrea e più in generale sui cantatori di Carpino in riferimento al loro esser stati grezzi pastori ubriaconi malandrini molestatori delle notti di pace della sana comunità carpinese. E non vedeva l'altra parte. Insomma, la solita questione: nemo propheta in patria.
Grazie anche all'infaticabile lavoro del gruppo del Folk Festival (oltre Michele Ortore e Luciano gli amici Antonio Basile, Antonio Manzo, Alessandro Sinigagliese e poi Rocco, Mattia, Domenico), di Michele Simone, e di alcuni altri personaggi che conosco meno, piano piano le cose cominciarono a cambiare.
Un episodio rimane stagliato nella memoria di alcuni di noi: il novantesimo compleanno di zì Andrea.
Con Elia rimanemmo tutta la giornata a casa con lui. Ogni tanto veniva qualche amico e conoscente a fare gli auguri a Andrea, un pasticcino, un succo di frutta, fino a quando venne sera. Noi lo sapevamo, ma non potevamo dire niente.
Al balcone (proprio quello “che una volta era finestra”…) non ci voleva venire, insistemmo un po’, Andrea diceva “Eh, è passata tante volte la banda qui sotto!…”, come per dire “e che ci vengo a fare a vedere la banda??!”, poi si affacc
ia e vede che la banda è per lui, proprio per lui!, suona per Sacco Andrea, e allora si veste in fretta, usciamo in strada, a via Roma, e tutti i carpinesi gli fanno gli auguri, ci sono tutte le figlie, le nipoti, gli amici quelli vecchi e quelli giovani… A 90 anni è uno dei regali più belli che Andrea abbia mai ricevuto nella sua vita, il grazie di un paese, nei miei occhi z' 'Ndreijë che balla alla carpinese con Maria “la grande”…
E così, tra una festa di banda e una nuova edizione del festival, anche le istituzioni, che ancora 10 anni fa dormicchiavano sonni imbarazzanti, cominciarono a svegliarsi, e a ricordare. Dico questo senza polemica e perchè l'ho provato sulla mia pelle.
Il libro che ho scritto, “Andrea Sacco suona e canta”, l’ho preparato e scritto anche a casa di Z' 'Ndreijë, e con Michelina sceglievamo le foto. Ingenuamente, pensavo che questo libro sarebbe stato adottato dalle istituzioni come un loro patrimonio, perché Andrea era molto più patrimonio di Carpino, della Provincia di Foggia e della regione Puglia che non dello scrittore improvvisato Noviello o delle Edizioni Aramirè.
Sono stato molte volte a bussare, non aprirono mai. Scoprii che la serenata poteva funzionare con le donne, ma con le istituzioni era più difficile….In quegli anni ho pensato che in fondo si confermava una storia antica, in cui in genere le istituzioni sono capaci di parlare del proprio passato solo in termini decorativi, o monumentali, e del tutto incapaci invece, come direbbe Pasolini, di creare da esso nuova storia, e di riconoscere nelle culture orali la sorgente. Dare spazio a Andrea Sacco era troppo avanti per loro.
Sono passati degli anni e oggi siamo qui al Centro Culturale Andrea Sacco. Forse allora veramente è cambiato qualcosa?…
Chissà che effetto farebbe a Z' 'Ndreijë entrare qui, forse farebbe la stessa faccia di quando vide il libro, lo toccò qualche secondo, poi fece una smorfia di sorriso, e già guardava avanti, guardava oltre. O forse stavolta, cantando insieme ai Cantori, magari si commuoverebbe anche lui…
I Cantori di Carpino… Piccininno (applauso)… Maccarone…. Nicola Gentile fece un grande regalo alla comunità inventando i Cantori di Carpino. Fece un grande regalo anche a Z' 'Ndreijë, perchè quando Andrea doveva partire per qualche concerto ritrovava voglia di vivere, sprint, e tornava il protagonista che era stato decenni fa nelle vie di Carpino quando era giovane e aveva la capa fresca.
Coi Cantori Andrea sul palco non conosceva stanchezza, cantava e suonava per ore. A volte gli scappava un: “ah se fossi solo un poco più giovane…” Quello che colpiva, tra le tante cose, è che i sonetti anonimi e vecchi di secoli diventavano sempre più pezzi di vita di Andrea, e viceversa. Sonetti antichi di centinaia di anni raccontavano di quando ad Andrea era suonata la campana a morto, o quando aveva mandato via la giovine, o quando aveva imparato a suonare in pochi giorni prima di Pasqua per cantare alla sua fidanzata…
A volte per me non è stato facile capire se zì Andrea incarnava la tradizione o se la tradizione incarnava zì Andrea.
Altri racconti della sua vita non divennero mai sonetti, ma diventarono racconti mitici per chi voleva bene a zì Andrea: i furti incrociati di capre tra pastori, il cane anzi la cagnetta che andava a caccia da sola, il sequestro della chitarra battente da parte delle forze dell’ordine fascista, l’epopea africana poi greca e infine turca, il somaro ucciso e mangiato in guerra, o quando a Lecce dopo il concerto lo salutavano come un Papa…
Sacco diceva che i giovani del gruppo non sapevano cantare, che Elia e io non sapevamo cantare, nessuno sapeva cantare, e aveva ragione, e si faceva delle grandi risate.
Viveva il suo talento come un fatto naturale, di cui non si vantava. Raccontava di non ricordare una, dico una, volta che gli fosse andata via la voce. Raccontava di aver portato decine centinaia di serenate, raccontava dei 2 gruppi di carpinesi che aveva fondato e portato poi a San Remo, a Milano.
A Melbourne, alla fine di un concerto, la vecchia zia Rosa, ex abitante di via Roma a Carpino, volle parlare con noi, perchè anche lei aveva ricevuto una serenata da giovane con la battente… chi gliela aveva portata? Certo che si ricordava, abitava vicino a lei, si chiamava Sbarlagammë.
Eppure, tutte le volte che qualcuno andava a chiedergli un sonetto, un consiglio, a fargli ascoltare una cantata, lui era sempre lì, pronto, la porta di casa sempre aperta… “quando vuoi venire io sto qui”… Sempre aperta la porta anche perchè doveva essere pronto a fuggire via per andare a cantare. Fuggiva dalla super amorevole Michelina, che lui credeva sempre non lo mandasse a suonare, per via dell'età, ma Michelina meglio di tutti sapeva che ogni volta che Andrea andava a suonare tornava più giovane e forte, e come una mamma saggia gli preparava la borsa, e via in fuga coi compagni suoi, i Cantori, e qualche volta anche con me, Elia e Monica.
Una volta, mi ricordo, stavamo andando a casa mia a Roma. In macchina Andrea mi racconta una storia, lunga, intricata, avvincente, di un dottore e la Fortuna. Mi dice che è una storia vera perchè, una volta, l'ha letta su un libro, in Comune, e i libri riportano cose vere, “sennò uno perchè dovrebbe scriverle?”. Entriamo a casa mia, due grandi librerie piene di libri, Andrea li guarda, parliamo, ceniamo, ce ne andiamo a dormire, e solo allora mi chiede: “Ma tu li hai letti tutti?”
Andrea sapeva leggere e scrivere, ma era tutto dentro quella cultura e quella partizione sociale che chiameremmo “cultura orale”, la cultura dei contadini e dei pastori, che le classi egemoni hanno sempre trattato con sprezzo, e al massimo a volte con la pietà che si concede agli inferiori. Il posto che fu dato con benevolenza ad Andrea al Comune fu una manna dal cielo, per la carissima famiglia Sacco (Damiano, Maria, Michelina, Carmine, e…l'americana!). Era il posto più umile, passacarte.
Da quando l'Italia è un paese democratico, e non sequestra più per 6 mesi le chitarre battenti dei suonatori tradizionali, sono passati dal Comune di Carpino decine e decine di sindaci assessori funzionari. Di qualcuno particolarmente capace è rimasto famoso il nome tra i carpinesi, la maggior parte invece sono scomparsi nella memoria collettiva, come ognuno di noi è destinato a fare.
Questi amministratori di oggi, che sentitamente chiunque vuole bene a Sacco e alla musica e al Sud ringrazia, in fondo stanno facendo uno scherzo alla Storia, e lasciano a futura memoria il nome di Andrea Sacco, pastore di capre, contadino a cavallo, e impiegato del Comune con l'ultimo impiego. In realtà fulgido musicista capace di lasciare nella memoria collettiva di oggi e di quelli che verranno suoni che resteranno per sempre, e che diranno a tutti perchè Carpino ha un suo posto nella Storia della bellezza umana.
Io li ringrazio sentitamente, e per concludere racconto a loro e a tutti voi un'ultima storia:
siamo nel 2106, un 17 di marzo, quasi tra 100 anni, ed ecco entrare un bambino con un papà. Abiti irriconoscibili, siamo nel futuro!, ma parlano dialetto carpinese. Il bimbo che già a 3 anni sa perfettamente leggere, chiede curioso: “papà, ma chi era questo Andrea Sacco?”
Può darsi che il papà non lo saprà più, e in questo caso tutta Carpino avrà perso la battaglia che è stata cominciata dal Folk Festival, dalla Pro Loco, e oggi dalla Amministrazione, senza avergli poi dato il seguito
che è necessario dare da oggi, tutti quanti e non solo qualcuno.
Può darsi invece che il papà risponda: “era quello che portava le serenate, che la mosca sotto il naso non se la faceva passare, che parlava sempre dritto in faccia, e che non è mai morto, perchè chi suona e canta non muore mai….”
In questo caso non avrà vinto Sacco ma avrà vinto la tenacia di Carpino, la bellezza della Puglia, la dignità del Meridione, e Sacco sarà finalmente Propheta in patria!
Enrico Noviello – Carpino, 17 Marzo 2010
Per l'occasione il Comune di Carpino alle ore 18,00 inaugura l'apertura al pubblico del Palazzo Baronale a lui intestato: Centro Culturale "Andrea Sacco".
Certi “anniversari”, diventano un motivo che toccano le corde non di un qualsiasi strumento musicale, ma quelle molto più complesse della nostra anima.
Per la comunità carpinese la ricorrenza della morte di Andrea Sacco è un punto di ripartenza che ci rinnova e ci rigenera.
Il suo riscatto è il nostro riscatto. La sua celebrazione è il nostro modo di aprirci al mondo.
Per tutto ciò e molto altro siamo veramente felici della scelta del Comune di Carpino di dedicare alla memoria di Andrea Sacco il nuovo centro di animazione culturale situato presso il Palazzo Baronale.
Dalle mani trepidanti di Aurora Russi rivive con suggestiva espressività Andrea Sacco
"Andrea Sacco – dice Aurora Russi -, padre della tarantella del gargano, forma di canto popolare con ballo; voce etnica e tagliente, ha reso Carpino punto di riferimento della musica folk italiana accordando nuove e vecchie generazioni.
Dall'iniziale lucentezza della sua chitarra battente quando fondò il gruppo dei Cantori di Carpino, alla decadenza fisica di una vecchiaia che non intaccò la sua memoria, è stato e sarà sempre protagonista e richiamo del mondo della musica.
Le sue parole "chi sone e cante non more maje" attestano che l'arte resiste al tempo e con essa storie, racconti e tradizioni possono così sottrarsi alla lunghissima agonia dell'abbandono e della dimenticanza.
Melodie e serenate risuonano a ritmo di una danza antica seguendo sinuose curve, mentre sembra di sentire la voce intonata delle corde che esalarono la prima nota."
L’artista esperta di anatomia artistica, modella corpi a tutto tondo e bassorilievi che raccontano nel paesaggio nostrano il lavoro dei nostri contadini attaccati alla vita, affrontando fatiche, dolori, con quella forza che nasce dal cuore garganico pronto a superare avversità per amore, dei figli, della famiglia.
Gennaro Martella
COMUNICATO STAMPA
Il progetto ideato dall'Associazione Culturale Carpino Folk Festival è stato subito sposato dall'Assessore alla Cultura del Comune di Carpino, Rocco Ruo, che lo ha sottoposto alla giunta comunale per la necessaria autorizzazione alla presentazione, in qualità di comune capofila, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
L'obiettivo è di migliorare i progetti artistici di importanti manifestazioni che si svolgono nel territorio del Gargano che formano una rete di appuntamenti durante tutto l’anno capace di dare valore ai giovani talenti artistici e di attrarre nuovi flussi turistici fondati sulla qualità culturale del territorio.
Il progetto “L'autenticità e le tipicità immateriali del Gargano” intende coinvolgere in una programmazione articolata e concertata, oltre i Comuni partner, la Regione Puglia, la Provincia di Foggia, il Parco Nazionale del Gargano, la Camera di Commercio e l’Apt di Foggia e gli operatori economici del territorio.
L'Associazione Culturale Carpino Folk Festival, nel ringraziare tutte le amministrazioni coinvolte per la disponibilità e la sensibilità dimostrata e tutte le associazioni e gli enti che fin da subito ci hanno fatto pervenire la loro adesione, si augura quanto prima di allargare il partenariato anche ai Comuni che per requisiti dimensionali non è stato possibile coinvolgere in questa circostanza.
Associazione Culturale Carpino Folk Festival
E’ tornato!
Da scaricare e gustare subito !!!
Le cose belle non possono morire. Non devono. E non lo diciamo noi che lo ideiamo, programmiamo, impaginiamo e licenziamo. Lo dicono tutti coloro che non vedendolo nelle edicole o in distribuzione negli esercizi commerciali di Peschici, Vieste, Rodi Garganico, Vico del Gargano, Carpino, Cagnano Varano e San Giovanni Rotondo, ci hanno tempestato di telefonate, chiedendoci di pubblicarlo… almeno on line. Per la verità, nostro intendimento era riavere fra le mani il “cartaceo”, col suo tipico profumo di tipografia, lo scrocchio caratteristico delle pagine sfogliate (parente alla lontana del fruscio che si ascolta sul web), il rituale inserimento nel faldone sempre più pesante della collezione e il suo essere a portata di mano ogni momento, senza dover accendere il pc, sbarcare sulla Rete, navigare alla sua ricerca, vederselo lì, freddo e asettico sullo schermo senz’anima del monitor.
Per lungo tempo abbiamo accarezzato l’aura di questa speranza. Nessuno più di noi – provenendo da redazioni vissute lungo tempo, con annesse rotative immerse nell’odore degli inchiostri – può comprendere e apprezzare (quasi amare) il foglio di carta che da bianco si tinge di nere lettere le quali, come folletti dispettosi ma asserviti a volontà e maestrìa del proto, danzano per creare pensieri e tradurre in frasi i pensieri stessi. Eppure abbiamo dovuto cedere alla legge del mercato enormemente influenzata – in questo periodo storico – dalla strisciante quanto velenosa spirale della crisi globale, tanto più strisciante e tanto più velenosa quanto più micro sono le “imprese”. Eh sì, non ce l’abbiamo fatta a sostenere i costi e non abbiamo trovato nessuno che ci allungasse una mano. Tutti coloro che avevano esaltato il nostro “gioiellino”, che ne avevano predicato la sopravvivenza perché non poteva “morire” un giornale del luogo, che ne avevano auspicato nuovi traguardi e ben più stimabili successi, sono… spariti! I primi a non chiedere come mai non si vedesse più in circolazione il… “giornalino”. I pochi rimasti (ma veramente pochi) non potevano da soli affrontarne i costi tecnici e sopportare una spesa mensile non indifferente.
Il tracollo si è trasformato in disfatta quando l’agenzia pubblicitaria alla quale ci eravamo affidati è venuta meno. In quel momento, non ci siamo seduti a braccia conserte in attesa della manna, ci siamo dati da fare, ma il risultato non è stato quello sperato. Non affibbiamo colpe a nessuno. Neanche a chi ha fatto “avanzata francese e ritirata spagnola”, neanche a chi ha svilito il personale entusiasmo trasformandolo in sgradevole apatia. Abbiamo infatti continuato a lavorare sul sito, abbandonando al momento l’idea di portarlo nelle case del popolo garganico – se non tutto, di certo una fetta consistente – non solamente come freddo prodotto telematico, che di autentico “giornale” sa molto poco. Poi, le insistenze, le richieste, le vere e proprie istanze, le tangibili testimonianze di chi continuava a sentenziare “il cartaceo non può morire” (… senza mettere mano ai cordoni della borsa), ci hanno lasciato convincere, sospinti – sciapo ancorché autorevole conforto – dall’anticipazione del New York Times: “Dal 2012, solo on-line!”
A questo punto è sorta la più spinosa delle difficoltà. Non si poteva, cioè, creare un prodotto-web utilizzando le notizie che già sul web erano apparse. Sarebbe stata una presa in giro professionalmente inaccettabile. Con pazienza e un pizzico di mestiere siamo riusciti alla fine a confezionare un mensile – nell’occasione un bimensile – che almeno per il novanta percento riporta eventi nuovi di zecca, inediti ma degni di essere diffusi, scelti fra gli accadimenti occorsi sul nostro territorio, tenendo fede al pay off della testata: “mensile d’informazione del gargano”. Il restante dieci percento lo abbiamo destinato a notizie che era un peccato giornalistico abbandonare nei meandri degli archivi informatici, di importanza tale da rivestire una funzione ripropositiva quasi indispensabile.
Adesso, il nuovo numero di “new Punto di Stella” (gennaio-febbraio 2010, anno III) è quì, sulla homepage del sito che da figlio del cartaceo ne è diventato la matrice. Lo si può leggere, sfogliare, perfino scaricare e stampare… Ecco, questo chiediamo ai nostri utenti: stampatelo, e datelo ai vostri genitori, ai vostri nonni, a tutti coloro che non hanno abituale accesso a un computer, a tutti gli amici che lo attendevano all’uscita delle chiese o negli esercizi commerciali di cui erano clienti. Forse li farete felici. E grazie per tutto l’affetto che in questi “quattro più due” lunghi mesi ci avete riservato.
Vogliamo chiudere con un invito di “buona lettura” suggerendovi quanto messo in evidenza sulla copertina del primo numero dell’anno in corso, ovvero le notizie più appetibili e accattivanti:
– chi ha “assassinato” i capodogli di Foce Varano
– studio di Lidia Croce per il porto di Vieste
– mostra di un artista-uomo-politico: Carlo Nobile
– le lettere… “anonime” mai pubblicate sul sito
– la spada di Damocle sul Rione “Cambomilla”
… e tanto altro ancora (favoriti dalla totale assenza di spazi pubblicitari…).
il direttore editoriale
La google car si trova oggi a Carpino per scattare le fotografie per Google Street View, il servizio che permette di vedere le strade di tutto il mondo dal vostro pc. Per altri paesi del Gargano il servizio è già disponibile da qualche mese, per Carpino dovremmo attendere ancora alcune settimane (forse alcuni mesi).


Le politiche culturali della Regione Puglia si iscrivono nel contesto delle dimensioni strategiche dello sviluppo territoriale: è indispensabile perciò riproporre strumenti di programmazione poliennale delle attività attraverso i Programmi triennali dello Spettacolo e delle Attività Culturali, e integrare risorse straordinarie di diversa derivazione (principalmente il FAS appena sarà assegnato alla Puglia, e il FESR attraverso il Programma Poliennale di Attuazione 2011-2013) con le risorse ordinarie del bilancio autonomo della Regione, per costruire azioni intese a perseguire i seguenti obiettivi:
Coniugare sviluppo culturale e attrattività territoriale: in tal senso saranno orientate le attività volte a valorizzare le tradizioni culturali dei territori e la fruizione dei più importanti beni culturali e delle risorse naturalistiche del territorio. Gli interventi più significativi saranno rappresentati:
* dalle iniziative di sostegno alle produzioni cinematografiche nazionali e internazionali e al cineturismo, esercitate attraverso la Fondazione Apulia Film Commission e con l’offerta di servizi dei Cineporti di Bari e di Lecce;
* dalle importanti mostre e attività imperniate attorno ai grandi artisti pugliesi o attivi in Puglia, da De Nittis a De Napoli a Pino Pascali, consolidando e mettendo a sistema la collaborazione con i Comuni sede di Musei e con le Sovrintendenze ai Beni Culturali e alimentando i rapporti con i grandi Musei Italiani e Europei;
* dallo sviluppo del circuito dell’arte contemporanea nei Castelli e nei Borghi storici della Puglia, riproponendo le straordinarie esperienze condotte attraverso il progetto Intramoenia Extra Art e l’APQ Puglia Circuito del Contemporaneo;
* dalle attività teatrali realizzate in luoghi storici, monumentali, naturalistici (Festival Castel dei Mondi a Castel del Monte, Festambiente nel Gargano);
* dai Festival Culturali organizzati nelle più significative turistiche, in primo luogo I Dialoghi di Trani, straordinaria occasione di confronto culturale e letterario tra Paesi del Mediterraneo;
* dalla valorizzazione del patrimonio delle tradizioni immateriali e popolari della Puglia, dalla Notte della Taranta al Carpino Folk Festival al Carnevale di Putignano, in rapporto con le politiche dell’Unesco e attraverso la Cooperazione culturale con i Paesi dei Balcani e con la Grecia.
Non pubblicheremo interventi di nessun candidato, salvo quelli che parlano dei nostri progetti
Un testo imponente, di 450 pagine, in formato 24×30, di una qualità grafica che solitamente si utilizza per i libri d'arte i cui contenuti, a detta di molti, non hanno nulla da invidiare alle grandi produzioni in campo artistico o culturale. Il Comitato per la promozione del patrimonio immateriale ha investito molto in questo progetto e Barbara Terenzi ci ha lavorato per più di un anno. Più di 300 persone hanno collaborato, sono state raccolte migliaia di foto e documenti, percorsi più di 20.000 chilometri, partecipato a decine e decine di feste, e tutto è avvenuto a titolo assolutamente gratuito.
Non è e non voleva essere uno studio scientifico, ma un tentativo per stimolare il territorio a produrre cultura ed a guardare con occhi diversi al suo patrimonio culturale per far emergere, dagli archivi di stato, documenti fotografici di enorme valore culturale ed antropologico, che nessuno aveva mai visto prima. Materiale raccolto nelle nostre comunità negli ultimi 100 anni che oggi torna ai luoghi di origine.
Adesso è il momento di raccogliere i frutti di questo immane lavoro: restituire alle comunità ciò che gli appartiene, far comprendere alle persone che le feste, il patrimonio culturale immateriale, non è un patrimonio minore, ma è il luogo dove per millenni si sono formati valori e saperi e dove valori e saperi dovrebbero continuare a formarsi.
La nostra speranza è che da questo studio scaturiscano – dalla società civile – tanti altri studi di approfondimento su un fenomeno di enorme complessità come quello delle feste.
Speriamo anche che questo lavoro possa limitare il devastante fenomeno della trasformazione delle feste in sagre e che possa aprire un dibattito sul tema della valorizzazione sostenibile e responsabile di queste risorse culturali, che sempre più spesso vengono utilizzate a scopi turistici e di promozione del territorio senza tenere in conto i rischi derivanti da politiche irrispettose di questo delicato patrimonio.
(Estratto da presentazione di Giuseppe Torre)
Elenco delle feste riguardanti la Puglia presenti nell'opera:
Dati sulla pubblicazione:
Feste e Riti d'Italia – Primo volume – Il Sud
Collana sul patrimonio immateriale italiano
Istituto centrale per la demoetnoantropologia
Ministero dei beni culturali
Comitato per la promozione del patrimonio immateriale (ICHNet)
De Luca Editore,Sito