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AVVISO PUBBLICO Reclutamento esperti per Piani Integrati d’Istituto Annualita’ 2007-2008

Si porta a conoscenza che la scuola San Giovanni Bosco, in relazione all’attuazione
dei Piani Integrati d’Istituto, Annualita’ 2007-2008, è destinataria di finanziamenti con il Fondo Sociale Europeo(F.S.E.) “Competenze per lo sviluppo” PON 2007-2013.
Inviata pertanto alla presentazione delle domande per ricoprire gli incarichi di cui sotto:

Obiettivo B Azione 1 – Migliorare le competenze del personale della scuola e dei docenti:
• 30 ore di formazione metodologico-didattica e disciplinare in lingua italiana.
Docenti esperti in lingua italiana con particolare e comprovata specializzazione universitaria ed esperienza di ricerca didattica-scientifica ed operativa documentata.
Periodo di svolgimento Febbraio –Aprile.
• 30 ore di formazione metodologico-didattica e disciplinare in matematica.
Docenti esperti in matematica con particolare e comprovata specializzazione universitaria ed esperienza didattica-scientifica ed operativa documentata.
Periodo di svolgimento Febbraio – Aprile.
• 30 ore di formazione metodologico-didattica e disciplinare sulle discipline tecnicoscientifiche.

Docenti esperti di discipline scientifiche con particolare e comprovata specializzazione universitaria ed esperienza didattica-scientifica ed operativa documentata.
Periodo di svolgimento Marzo – Maggio.
Obiettivo B Azione 4 – Migliorare le competenze del personale della scuola e dei docenti :
• 30 ore di formazione sulle metodologie per la didattica individualizzata e sulle strategie per il recupero del disagio.
Docenti esperti in materia di disagio , recupero, dispersione e strategie didattiche di individualizzazione con particolare e comprovata specializzazione universitaria ed esperienza documentata.
Periodo di svolgimento Marzo – Maggio.
Obiettivo F Azione 1 – Periodo di svolgimento Maggio – Luglio.
Promuovere il successo scolastico, le pari opportunita’ e l’inclusione sociale per le scuole del primo ciclo.
• Modulo 1 ( 60 ore) : “ La salute vien … mangiando”
Esperti di tecnologia alimentare : docenti esperti di particolare e comprovata specializzazione universitaria ed esperienza documentata nel campo dello studio delle tecniche alimentari.
• Modulo 2 ( 60 ore ) : “ La salute vien… danzando”
Esperti di musiche e danze popolari: docenti esperti e/o associazioni di particolare e comprovata esperienza nel campo della ricerca culturale e valorizzazione di musiche e danze popolari.

• Modulo 3 ( 60 ore ) : “ La salute vien… cliccando”
Esperti di tecnologia e didattica informatica: docenti esperti di particolare e comprovata specializzazione universitaria ed esperienza documentata nel campo dell’utilizzo della tecnologia informatica e della didattica.
• Modulo 4 ( 30 ore ) : “ Genitori “
Pedagogisti e/o psicologi con specifica esperienza in percorsi di formazione per adulti su temi collegati alla relazione educativa.
• Personale esperto di assistenza ai minori:
n. 2 esperti per 80 ore pro-capite. Esperienze pregresse nel settore pubblico o privato di intrattenimento – animazione di minori .
• Servizio mensa : 20 giorni per 45 unita’ . Pranzo completo con menu’ a scelta il giorno prima ( 1° piatto, secondo,contorno, frutta, bevande) c/o il punto di ristoro.
Aziende viciniori all’Istituto e con comprovata esperienza nei progetti PON.
Per ogni profilo professionale sono inoltre richieste buone capacita’ relazionali e didattiche.
Si fa presente che indicativamente l’attivazione dei corsi relativamente all’Obiettivo B Azioni 1 e 4 avverra’ a partire dal mese di febbraio p.v. con la prevedibile successione:
I formazione di lingua italiana
II formazione di matematica
III formazione di scienze
IV formazione sulla didattica individualizzata I corsi si completeranno entro il mese di maggio.
Le lezioni si svolgeranno in orario pomeridiano e in giorni da stabilirsi.

I corsi relativamente all’ Obiettivo F Azione 1 si svolgeranno nel periodo maggio-luglio 2008 in orario pomeridiano ( durante le attivita’ didattiche ) e in orario antimeridiano al termine delle lezioni. Il modulo 4 “Genitori” relativo all’ Obiettivo F si svolgera’ in orario pomeridiano ed in giorni da stabilirsi.
Gli esperti interessati a partecipare alla selezione dovranno far pervenire , entro e non oltre il 26/01/2008 per Obiettivo B Azione 1 e 4 ed entro il 15/02/2008 per Obiettivo F Azione 1 una istanza di partecipazione , corredata da apposito curriculum in formato europeo, a mezzo posta ovvero con consegna diretta all’Ufficio .
Non si terra’ conto delle istanze che dovessero pervenire oltre tale termine o fossero consegnate in ritardo, intendendosi questo Istituto esonerato da ogni responsabilita’ per eventuale ritardo o errore di recapito.
Per maggiori informazione scarica l’Integrazione Avviso

Il Dirigente Scolastico
(dott.ssa Enza Maria CALDARELLA)

La morte di Carnevale segnata dalle fiamme

Di Teresa Rauzino
A Peschici ogni quartiere preparava il suo fantoccio di Carnevale, si usava paglia, carta e abiti, i più malandati che ci fossero in circolazione. La mattina di martedì, ultimo giorno di Carnevale, tutti i fantocci, vestiti di tutto punto, con in braccio l’immancabile bottiglione di vino, venivano appesi ai crocevia, sostenuti da robuste corde. Dopo aver mangiato e bevuto, ci si mascherava e si girava in gruppo per il paese; non mancava chi si improvvisava attore e si esibiva in scenette umoristiche. Fra le drammatizzazioni, degna di nota era “l’Operazione”, un vero e proprio intervento chirurgico cui veniva sottoposto Carnevale. Si preparava un fantoccio nella cui pancia si metteva di tutto, scarpe vecchie, cipolle, corde, patate, ecc., lo si caricava su di un asino al cui seguito c’era un chirurgo, accompagnato da un corteo di gente mascherata da madre, moglie, figli e parenti di Carnevale. Il dottore tagliava la pancia del pupazzo e ne estraeva stracci, indumenti, verdure: solo alla fine estraeva il gigantesco maccherone che aveva provocato l’indigestione del Signor Carnevale. Durante l’operazione, la gente che si ammassava intorno cantava lo stornello Il piede del porco. L’Operazione veniva ripetuta in diverse strade del paese, accompagnata da urla, frastuono e risate degli astanti. All’imbrunire, l’asino con il suo carico e tutto il seguito si dirigevano verso il Castello, dove il fantoccio di Carnevale veniva gettato in mare dalla Rupe antistante. I Carnevali appesi nei vicoli, invece, venivano bruciati. Le alte fiamme illuminavano la notte, segnando l’avvento della Quaresima.

Durante il Carnevale, fino agli anni Settanta, a Peschici si usava rappresentare la ‘Zeza Zeza’

di Teresa Rauzino
Durante il Ventennio fascista, precisamente nel 1931, in   occasione della festa del Carnevale, venne inviata a tutti i Podestà della Capitanata, da parte della Regia Questura di Foggia, una circolare che ribadiva l’assoluto divieto ai cittadini di “comparire mascherati in luoghi pubblici”; si potevano usare maschere soltanto nei teatri e in altri luoghi strettamente privati.
Questa ordinanza, nel Gargano nord, non veniva rispettata. I Peschiciani, anche in tempi magri come quelli degli anni Trenta, festeggiavano il Carnevale con grande entusiasmo: gli uomini si travestivano da donna e le donne da uomo ed andavano girando per il paese, fermandosi in tutte le case dove c’erano allegre feste da ballo.
Sui fili, stesi da un alto all’altro degli stretti vicoli del borgo, venivano appesi numerosi pupazzi di paglia, i cosiddetti “Carnevali” che la notte del martedì grasso venivano bruciati o buttati in mare dalla Rupe del Recinto Baronale, nei pressi del Castello.
Durante il Carnevale, fino agli anni Settanta, nella cittadina garganica si usava rappresentare la “Zeza Zeza”, un “pezzo” di antico teatro popolare di origine settecentesca, importato da Napoli. La rivista napoletana delle tradizioni popolari, il «Giambattista Basile», riporta la definizione della Zeza napoletana come «cantata vernacola… sul gusto delle atellane che successero alle feste Bacchiche, alle Dionisiche e, quindi, ai fescennini e alle satire. Trae argomento dagli amori di un Don Nicola, studente calabrese, con Vincinzella, figlia di Zeza e Pulcinella».
I fescennini sono l’esempio più arcaico di teatro nella cultura latina, caratterizzati da versi mordaci, pungenti, espressioni spinte e a doppio senso che dovevano suscitare ilarità in chi li ascoltava.
Nella Zeza di Peschici i personaggi erano quattro: Zeza (la madre), il Padre, Vincenzella (la figlia) e Don Nicola (il giovane avvocato innamorato della ragazza). C’erano anche il Coro, formato da un folto gruppo di maschere, ed i suonatori.
Di sfondo, un elemento caratteristico della società feudale: lo jus primae noctis che i padroni esercitavano sulle ragazze del popolo, debitrici sempre di qualcosa (qui è l’affitto arretrato della casa) nei loro confronti, a causa dell’estrema povertà. Ma nella logica del mondo alla rovescia, di cui è espressione il Carnevale, le classi popolari, con l’unica ricchezza gratuita che posseggono, cioè la bellezza delle loro donne, vincono sull’altro mondo, attirandolo, sfruttandolo e traendone profitto. Il sogno popolare sembra finalmente realizzarsi in quei magici giorni.
Il personaggio del Padre, anticamente interpretato da Pulcinella, è un ruolo patriarcale caratteristico della tradizione meridionale: chiuso in una falsa mentalità puritana, ponendosi come retto difensore dell’ “onore” della figlia, la tiene segregata in casa, impedendole di “praticare” con chiunque. Emerge con chiarezza l’importanza della sua figura, chiamato da Vincenzella “Gnor padre”, ma anche il fatto che ad averla vinta su di lui è sempre Zeza, la moglie, che sa bene come blandirlo. Zeza è una popolana che cerca di sbarcare il lunario. Per questo, pressata dalla paura di essere sfrattata in quanto l’affitto è ancora da pagare, non esita a far entrare in camera di Vincenzella don Nicola, il padrone di casa. Il marito di Zeza, rientrato all’improvviso, trova Don Nicola nascosto sotto il letto della figlia. Accecato dall’ira, accusa la moglie di non aver vigilato sull’onore della ragazza. Zeza, a questo punto, si ribella: fa notare al marito che la pigione è arretrata di tre mesi, che Don Nicola è venuto a esigerla e che, se non fosse stato per la “generosità” di Vincenzella, lui sarebbe già in carcere.
Zeza, tutta presa dal suo ruolo matriarcale, rivendica per la figlia il diritto di praticare l’amore "liberamente" con cento innamorati e con tutti quelli che le garbano: con principi, marchesi e persino con gli abati che bazzicano spesso nei dintorni della casa.
La chiusa della farsa è a lieto fine. Il padre, convinto dalle argomentazioni di Zeza, acconsente alle nozze riparatrici. In fondo, imparentarsi con chi frequenta la Vicaria significa risolvere in modo indolore i pressanti problemi economici della famiglia. Resta il dubbio se sia stata tutta una messa in scena per costringere il giovane al matrimonio riparatore. L’ipotesi viene avvalorata considerando la resa del padre. Nella Zeza solofrana Pulcinella si arrende solo quando il giovane gli consegna un capace portafoglio. Nella Zeza di Peschici il motivo della resa del padre è diverso: non è solo la paura del fucile o del fucilone imbracciati dal giovane don Nicola che lo minaccia di scaricargli una schioppettata tra le gambe per togliergli la sua virilità (e qui il dubbio del complotto sembra sciogliersi) a costringerlo ad arrendersi.
Ma è Vincenzella che scioglie l’intreccio, interponendosi tra i due e inducendoli alla ragione, con argomentazioni forti: «Mio caro Don Nicola non ammazzare mio padre, non farmi ricordare per sempre questa giornata! Ti dico di lasciarlo andare, di lasciarlo stare. Lui, per forza, deve darmi a te!». La ragazza si rivolge con toni irati verso il genitore: «Che hai signor padre? Perché non vuoi farmi sposare? Dopo ti farò vedere io cosa ti combino!». Il padre, offeso dal suo parteggiare per chi sembra averla plagiata come un diavolo tentatore, arriva a minacciarla di morte insieme al suo amante.
L’amore, alla fine, vincerà e Don Nicola potrà sposare liberamente la sua Vincenzella. Il giovane invita tutti alla festa: «E adesso faccio un invito a tutti questi signori, perché a casa di Don Nicola si mangiano i maccheroni, anche quello lungo (cannaruto) oinè!».
A Peschici, il giorno del martedì grasso, il menu prevedeva i maccheroni fatti in casa, “tirati” dalle massaie con un ferro a sezione quadrangolare. Li si condiva con il sugo di carne per i ricchi e con il sugo di polpette e ventresca per poveri. Era usanza stendere un maccherone più lungo degli altri. Poiché si usava mettere in tavola un unico piatto, chi, per sorte, mangiava questo maccherone, veniva canzonato come cannaròute, cioè il “goloso” della famiglia.
Evidenti concordanze con la Zeza Zeza di Peschici si trovano nelle versioni di alcuni centri della pianura irpina come San Potito, in provincia di Salerno e Galluccio, in provincia di Caserta. I nomi dei personaggi sono gli stessi con qualche piccola variante. Don Nicola si chiama ’0 si’ Ronnicola (il signor don Nicola).
Questa antica farsa popolare è oggi rappresentata a Solofra, elaborata e fatta propria dal popolo irpino con il titolo di Canzone di Zeza. Durante il Carnevale viene presentata da vari gruppi che la cantano nelle vie della città, accompagnandosi con nacchere, triccheballacche e tamburelli. Segue l’immancabile tarantella cui partecipano tutti gli spettatori. La Zeza è interpretata solo da attori uomini poiché alle donne, come nell’antica commedia, l’esposizione al pubblico è vietata. C’è un capozeza-regista che guida la presentazione, dialoga con il pubblico e dà inizio alla sfrenata tarantella finale.

E’ presumibile che anche le modalità di presentazione, gli strumenti musicali d’accompagnamento e il ballo di chiusura fossero gli stessi anche a Peschici. La Zeza Zeza ormai da un trentennio non si rappresenta più, ma il testo della farsa, da noi ricostruito nel 1987 grazie alla testimonianza orale di Giulio D’Errico, potrebbe ritornare a essere cantato dagli amanti delle tradizioni. Inserito nel repertorio dei Suatt e dei gruppi di musica popolare del Gargano, potrebbe essere proposto come “borgo narrante” all’attenzione dei turisti che visitano il Promontorio.

Si ricercano esperti per corsi del Piano Operativo Nazionale per Rodi Garganico e Ischitella

L’Istituto Istruzione Superiore Rodi Garganico ricerca esperti per corsi PON: Lingua madre; Inglese; Matematica; Scienze; Informatica (Ecdl, Cad, Revit).
I corsi saranno attivati presso la sede di Rodi Garganico o di Ischitella.

I particolari del Bando PON sono nel PDF qui linkato. Puoi scaricarlo qui:

La scuola per lo sviluppo . Avviso pubblico per i PON 2007-2008

ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE “Michelangelo Manicone”
Via Papa Giovanni XXIII, 45 – 71018 VICO DEL GARGANO (FG)
tel.( 0884 ) 991143 – fax  967084 – Cod. Mecc.: FGIC84100A – Cod . Fisc.: 93032440716
AVVISO PUBBLICO

PROGRAMMAZIONE FONDI STRUTTURALI 2007/2013
PROGRAMMA OPERATIVO NAZIONALE “COMPETENZE PER LO SVILUPPO” FINANZIATO CON IL FSE
“AMBIENTI PER L’APPRENDIMENTO” FINANZIATO CON IL F. E. S. R. – ANNUALITA’ 2007 – 2008
Il Dirigente Scolastico informa che, nell’ambito del Programma Operativo Nazionale “competenze per lo sviluppo” e “Ambiente per l’apprendimento” sulla base  dell’avviso prot. n. A00DGAI 872 del 01/08/2007 Programmazione Fondi Strutturali 2007-2013, il Ministero della Pubblica Istruzione – Direzione Generale Affari Internazionali Ufficio V” – ha autorizzato, per l’anno scolastico corrente, il Piano Integrato di Istituto cofinanziato dal Fondo Sociale Europep (F. S.E.)  e dal Fondo Sociale Europeo per lo Sviluppo Regionale (F. E. S. R.).  Visto le norme stabilite  dalle linee guida  Programma Operativo Nazionale 2007-2013 obiettivo “Convergenza” “Competenze per lo sviluppo” 2007 IT 05 1 PO 007 FSE e visti gli art. 33 e 40 del D. Lgs. n. 44 del 1.02.2001
INDICE
la selezione per il reclutamento di esperti e tutor per i seguenti percorsi formativi
PIANO INTEGRATO ANNUALITA’ 2008
Obiettivo B  – Migliorare le competenze del personale della scuola e dei docenti. Formazione del personale della scuola. Azione B 4  – Didattica individualizzata  e recupero del disagio. Percorso di formazione.
Titolo dell’azione “METODOLOGIE TRASVERSALI” Codice del piano integrato B 4 – FSE 2007 – 684
30 ore di formazione metodologico – didattica sulle strategie per il recupero del disagio.

COMPETENZE RICHIESTE
Esperto, anche appartenente ad azienda del settore, con documentata attività nell’ambito didattico  delle azioni  PON e con comprovata esperienza sulle metodologie per la didattica  individualizzata e sulle strategie per il recupero del disagio.
 Tutor – riservato al solo personale dell’Istituzione scolastica –   con comprovata esperienza sulle  metodologie  per la didattica individualizzata e sulle strategie per il recupero del disagio.

Obiettivo C – Migliorare i livelli di conoscenza e competenza dei giovani – Azione C1
Interventi per lo sviluppo delle competenze chiave (comunicazione nella madre lingua, comunicazione nelle lingue straniere, competenza matematica e competenza di base in scienza e tecnologia,competenza digitale, imparare ad apprendere, competenze sociali e civiche, spirito d’iniziativa e imprenditorialità, consapevolezza ed espressione culturale).
Titolo dell’azione “LET’S IMPROVE ENGLISH?” – Codice del piano integrato C1 – FSE 2007 – 774
50 ore di formazione:  integrazione delle attività di comprensione e produzione orale.

COMPETENZE RICHIESTE
Esperto, anche appartenente ad azienda del settore, con documentata attività nell’ambito didattico  delle azioni  PON, e con comprovata esperienza nell’insegnamento della lingua inglese, preferibilmente madre lingua..
Tutor – riservato al solo personale dell’Istituzione scolastica –   con comprovata esperienza  sull’insegnamento della lingua inglese.

Obiettivo C – Migliorare i livelli di conoscenza e competenza dei giovani – Azione C1
Interventi per lo sviluppo delle competenze chiave (comunicazione nella madre lingua, comunicazione nelle lingue straniere, competenza matematica e competenza di base in scienza e tecnologia,competenza digitale, imparare ad apprendere, competenze sociali e civiche, spirito d’iniziativa e imprenditorialità, consapevolezza ed espressione culturale).
Titolo dell’azione “A SCUOLA CON QUARK”  – Codice del piano integrato C1 – FSE 2007 – 774
30 ore di formazione : consapevolezza e sviluppo delle capacità di analisi, di sintesi, di astrazione e padronanza del calcolo.

COMPETENZE RICHIESTE
Esperto, anche appartenente ad azienda del settore, con documentata attività nell’ambito didattico delle azioni  PON, e con comprovata esperienza nell’insegnamento della matematica.
Tutor – riservato al solo personale dell’Istituzione scolastica –   con comprovata esperienza  sull’insegnamento della matematica.

Obiettivo F   – Promuovere il successo scolastico, le pari opportunità e l’inclusione sociale. – Azione F 1 – Interventi per promuovere il successo scolastico per le scuole del primo ciclo .
Percorso formativo su tematiche di carattere storico-ambientale – Titolo dell’azione “NOI E GLI ALTRI“  – Codice del piano integrato F 1 – FSE 2007 – 669

Modulo n°1 ( 60 ore ): “Teatro“

COMPETENZE RICHIESTE
Esperto, anche appartenente ad azienda del settore, con documentata attività nell’ambito didattico  delle azioni  PON e con comprovata esperienza sulle seguenti attività : regia, scenografia,  attività teatrali con ragazzi. (durata dell’intervento 30 ore)
Tutor – riservato al solo personale dell’istituzione scolastica- con comprovata esperienza sulle  seguenti attività: regia, scenografia, attività teatrali con ragazzi. (durata dell’intervento 60 ore)
Tutor – riservato al solo personale dell’istituzione scolastica- con comprovata esperienza sulle  seguenti attività: regia, scenografia, attività teatrali con ragazzi. (durata dell’intervento 30 ore)

Modulo n°2 ( 60 ore):  “Danze folkloristiche“

COMPETENZE RICHIESTE
Esperto, anche appartenente ad azienda del settore, con documentata attività nell’ambito didattico  delle azioni  PON e con comprovata esperienza sulle seguenti attività : danze folkloristiche,  coreografia, didattica della danza.
Tutor – riservato al solo personale dell’istituzione scolastica- con comprovata esperienza sulle seguenti attività: danze folkloristiche, coreografia, didattica della danza.  (durata dell’intervento 60 ore)
Tutor – riservato al solo personale dell’istituzione scolastica- con comprovata esperienza sulle  seguenti attività: usi, costumi, tradizioni del luogo. (durata dell’intervento 30 ore)

 
Modulo n° 3 ( 30 ore): ”Il passato racconta“

COMPETENZE RICHIESTE
Esperto, anche appartenente ad azienda del settore, con documentata attività nell’ambito didattico delle azioni  PON e con comprovata esperienza sulle seguenti attività: usi, costumi,  tradizione del luogo.
Tutor – riservato al solo personale dell’istituzione scolastica- con comprovata esperienza sulle  seguenti attività: usi, costumi, tradizioni del luogo. (durata dell’intervento 60 ore)
Tutor  – riservato al solo personale dell’Istituzione scolastica –  con comprovata esperienze  nei percorsi formativi delle seguenti attività : usi, costumi, tradizioni del luogo(durata 30 ore)

Modulo n° 4 per i Genitori ( 30 ore):  “ Genitori non si nasce “

COMPETENZE RICHIESTE
Esperto, anche appartenente ad azienda del settore, con documentata attività nell’ambito didattico delle azioni  PON, e con comprovata esperienza in problematiche comportamentali degli adolescenti, anche in relazione a una corretta educazione alle relazioni di vita civile, alla  prevenzione del disagio, di violenze e atteggiamenti asociali.
Tutor – riservato al solo personale dell’Istituzione scolastica –   con comprovata esperienza sulle  metodologie per la didattica individualizzata e sulle strategie per il recupero del disagio.  ( durata dell’intervento 60 ore).

Gli esperti ed i tutor in possesso dei requisiti richiesti, dovranno presentare domanda con allegato curriculum in formato europeo, regolarmente sottoscritto, recante l’indicazione dell’obiettivo al quale si è interessati.  La mancata indicazione ( obiettivo ed azione) e la non sottoscrizione del C. V. sarà ritenuto motivo di esclusione. Le domande indirizzate al D. S. dovranno pervenire,  pena l’esclusione, entro e non oltre 15 giorni dalla data del presente bando, presso l’Ufficio Protocollo della scuola in busta chiusa con sopra la dicitura:
“Contiene domanda per la funzione di (tutor o esperto) per l’obiettivo (segnare l’obiettivo al quale si è interessati)_ previsto dal Piano Integrato d’Istituto annualità 2008” .
Il reclutamento avverrà a giudizio insindacabile del Gruppo Operativo di Progetto, in ottemperanza alle Linee Guida PON ed ai criteri stabiliti dal C.I. mediante comparazione dei ” curricula” e sulla base dei titoli, delle competenze e delle esperienze, che dovranno risultare adeguate ai contenuti e agli obiettivi formativi specifici dell’azione.
Gli interessati dipendenti della Pubblica Amministrazione, ove aggiudicatari della gara, dovranno presentare apposita autorizzazione; i dipendenti della P. A. dovranno essere autorizzati dal loro Dirigente e la stipula del contratto  sarà subordinata al rilascio della predetta  autorizzazione in forma scritta.
La graduatoria degli aspiranti sarà pubblicata all’albo della scuola entro i due giorni successivi al  termine di presentazione delle istanze.
La gara sarà espletata, anche in presenza di un solo curriculum per  ciascun modulo.
Tutte le attività si terranno nelle ore pomeridiane, secondo calendario  da concordare con i tutor.
Il compenso lordo sarà quello previsto dalle singole voci di spesa del progetto, il tutto comprensivo di   eventuali compiti aggiuntivi previsti dall’incarico.
La struttura pedagogico-organizzativa di ogni modulo, da inserire nel sistema “gestione e monitoraggio”, sarà definita dagli esperti con i tutor.

Ulteriori informazioni possono essere richieste  presso gli Uffici di segreteria dell’Istituto

Il presente bando viene, in pari data, inviato via e-mail a tutte le istituzioni scolastiche della provincia, all’albo del Comune,  all”Ufficio di Collocamento, all’Albo della Scuola .

Vico del Gargano, 1-02-08

Il Dirigente Scolastico prof. ssa Angelina Campanile

Le ricche tradizioni del Carnevale sul Gargano

ImageCarnevale, la festa più colorata, divertente e allegra dell’anno. Ai tempi dei nostri avi questa era una delle feste più sentite a Monte Sant’Angelo, ed era ricchissima di tradizioni…. E ora?
Scritto Valentina Scirpoli & Anna Maria Sacco


Come  narra Tancredi nel celebre libro Folclore Garganico, il carnevale era ricco di tradizioni popolari.

Uomini e donne, con maschere tipiche del posto: pacchiane (costume tradizionale delle contadine montanare), cafoni (costume tradizionale dei contadini montanari), ialantomene (satire dell’aristocrazia) e il Fracchaccone (un’originale interpretazione della maschera di Pulcinella),

Imagefesteggiavano con danze accompagnate dal suono dell’organetto e delle chitarre, con getti di confetti contenuti nelle federe dei cuscini, sfilando per i vicoli dell’attuale centro storico, “indossando” a mo’ di bracciale, al braccio sinistro, i puprete (dolce tipico paesano).

ImageVerso la mezzanotte (del giorno di carnevale), al suono delle campane, si interrompevano i festeggiamenti, e si procedeva col funerale di un pupo, curato in tutti suoi particolari da Tumese lu lampiunere, che simboleggiava il carnevale che stava per morire.Il pupo, era seguito dal suono di bidoni percossi, da sonagli, e da cassette vuote di petrolio legate a qualche cane che correva maledettamente. 

Ora, ci chiediamo: come mai tutte queste usanze divertenti e originali si sono perse?

In rete con i RIDDIMS di TERESA DE SIO la muntanara di Andrea Sacco

Fino al 7 febbraio cliccando qui troverete i 3 riddim messi a disposizione da Teresa per tutti coloro che vorranno tentare una grande avventura!
Per questo progetto Teresa ha tratto ispirazione, come d’altronde il titolo stesso rivela, da una “modalità” della musica giamaicana nella quale la stessa “base” creata da un determinato artista per un proprio pezzo, è poi riutilizzata da altri cantanti e compositori che a loro volta ricreano una nuova melodia e un nuovo testo e dunque una canzone completamente diversa.
L’ambizione è quella di introdurre questa usanza nella musica popolare italiana e, in particolare, nella musica folk-d’autore, che è l’ambito in cui Teresa si muove.
Fare circolare la propria musica, metterla a disposizione di altri musicisti e stimolare la loro immaginazione, un vero progetto di creatività e produttività interattiva.
Tutti i gruppi, musicisti e autori, potranno provarsi a comporre e interpretare la propria canzone usando uno dei riddim che troverete qui. C’è una versione di 5 mega solo per l’ascolto, mentre quella da 50 mega, in alta definizione, potrete scaricarla e utilizzarla come base su cui incidere altri strumenti e la voce. La ritmica ovviamente rimarrà quella.
Una volta registrato dovrete spedire il cd audio a questi indirizzi entro il 15 febbraio:
CORE srl c/o Stefano Bornigia Via Francesco Denza, 27 –  00197 Roma
MEI – Concorso RIDDIM – Via Della Valle 71, 48018 Faenza (Ra)
Si prega di non mandare più gli mp3 tramite e-mail ma di spedire solo il cd contente la registrazione.
tra tutti i partecipanti 3 cantautori o gruppi saranno selezionati e potranno accedere all’ultima selezione per partecipare al progetto discografico chiamato appunto RIDDIM A SUD prodotto dalla CORE, l’etichetta di Teresa De Sio, la cui uscita è prevista per il mese di maggio e che vedrà impegnati nella stessa impresa alcuni tra i più noti e significativi artisti della scena folk rock italiana.

Carpino, arriva il mensile ‘punto di stella’. Direttore editoriale è il giornalista Piero Giannini

E’ nato da poco (la sua registrazione risale allo scorso settembre), ma farà tanta strada. Parliamo di “punto di stella”, mensile garganico che da febbraio verrà distribuito anche a Carpino, come già accade nel resto del Gargano. E’ un mensile "che non fa il verso a nessuno, dà voce a tutti e non dimentica o sottovaluta i problemi della nostra società. Trova radici nel territorio garganico, da cui preleva la linfa migliore e non lancia messaggi di alcun genere. Solo informa, rende noto, comunica! Non si picca di essere culturale ma fa cultura (nel senso più lato del termine), non vuole essere demagogico eppure certe argomentazioni lo costringono, non è assolutamente qualunquista perché non riesce a ignorare l’aspetto politico del vivere associato. Ha un target che va dai 18 ai 70 anni (e oltre) e la sua fortuna sta nell’essere amato dai suoi lettori più di quanto forse meriti, e ricercato, atteso ad ogni uscita per il piacere di essere letto e criticato, di trovarvi stimoli e discuterli, di consigliarlo agli amici o gettarlo nel cassonetto della carta. Il suo atout più evidente? La mancanza di un prezzo. Il suo difetto peggiore? La presunzione di scavare nel cuore degli uomini". Direttore editoriale di “punto di stella” è il giornalista peschiciano Piero Giannini, collaboratore del quotidiano Puglia, garganico a tutti gli effetti ed autore, tra le altre sue opere, di “Homo Garganicus” (edizioni del Rosone), un libro che di Peschici, della Montagna del Sole e dei suoi variegati personaggi trae una descrizione che solo un innamorato vero del Gargano può dare. Caratteristiche essenziali che faranno di “punto di stella” un punto… di forza dell’editoria pugliese.
La versione digitale del mensile sarà consultabile dall’"angolo dell’edicola" del portale http://www.carpinofolkfestival.com dove è gia possibile trovare tutti gli arretrati.

SONO 60.000 I DAUNI SPARSI PER IL MONDO

Censiti negli Stati esteri quasi 60mila ex cittadini della provincia
da garganopress
Il foggiano al terzo posto per emigrazione all’estero. Gli emigrati dalla provincia mettono Foggia al terzo posto nella classifica della emigrazione dalla Puglia, quinta regione italiana per numero di emigrati. I dauni sono 59.936, sui 297.536 pugliesi nell’Anagrafe degli italiani residenti nei Paesi esteri.

In testa, col maggior numero di emigrati, la provincia Bari, con 97.158 iscritti alla associazione Aire, poi Lecce (87.199), Foggia appunto, Brindisi (29.887) e Taranto (23.356). È europea al 79 per cento la destinazione principale dei nostri emigrati, Germania soprattutto, Svizzera, Francia, Belgio. Nelle Americhe si conta il 18 per cento dei pugliesi, specie tra Argentina, Usa e Canada. Notevoli le presenze in Gran Bretagna, Brasile, Venezuela e Lussemburgo. Il continente australiano è undicesimo con 4.437 presenze, mentre il Sudafrica è il primo tra gli stati africani e asiatici con 1.437 presenze. Non si esaurisce tutto all’emigrazione europea e oltreoceano, naturalmente, ci sono le regioni italiane, meta dei viaggi della speranza 50 anni fa. Non si può dimenticare che il trasferimento di forza lavoro dal Mezzogiorno ha convertito in metropoli le città del Nord. Scene di ordinaria emigrazione dalla Puglia anni Sessanta verso le industrie settentrionali sono in un saggio che ricostruisce le trasformazioni degli spazi urbani in Italia, dal secondo dopoguerra. "Le città visibili" il Saggiatore, a cura di Robert Lumley e John Foot, 304 pag. 25 euro, analizza la metamorfosi dei centri industriali, spinti verso la dimensione di grandi metropoli moderne dai ripetuti flussi migratori, che hanno dato sviluppo ad un tessuto sociale variegato. Sotto indagine ambiti diversi, dalla immigrazione alla cultura giovanile fine anni Cinquanta, dalla architettura utopica del 1960 alla riconversione dei paesaggi da agricoli a postindustriali. Lumley e Foot insegnano storia e cultura italiana nello University College di Londra. Il volume raccoglie i saggi di numerosi ricercatori che orbitano in area accademica anglosassone. E tra le novità il Saggiatore, dedicate agli esempi di arredo urbano del tipico ambiente settentrionale, ecco un volume attento alla poesia dei giardini, veri paradisi verdi. Educativi, romanzeschi, perfino industriali: sono tra i tanti dei quali ha riguardo la storica dell’arte Annamaria Conforti Calcagni, "Bei sentieri, lente acque" 356 pag. 25 euro. È dedicato ai giardini che, in particolare nel Lombardo Veneto, tra fine 1700 e secondo 1800 abbellirono palazzi in città, ville e tenute borghesi, risultando la sintesi felice di tutte le arti e l’espressione di istanze filosofiche e ideologiche. Ha vinto il premio Grinzane Cavour giardini botanici.

ULIVI DI PUGLIA, AMBASCIATORI TRA I POPOLI

Nei giorni scorsi è avvenuta l’inaugurazione della

ulivi_ambasciatori_tra_popoliMOSTRA FOTOGRAFICA E PITTORICA

ULIVI DI PUGLIA, AMBASCIATORI TRA I POPOLI

 

ROMA 21-27 GENNAIO 2008

 SPAZIO ETOILE

 SCUDERIE RUSPOLI E RUCELLAI

La Puglia ospita oltre 50 milioni di alberi di ulivo, la metà dei quali secolari. Sono invece circa 4 milioni gli alberi che superano i tre secoli di vita. Alcuni di questi, in base a studi storici e a complesse tecniche scientifiche, sembrano databili a circa 2500-3000 anni di vita. Non vetusti alberi isolati, ma estese piantate, ancora oggi produttive, che rappresentano uno dei paesaggi rurali più antichi del Mediterraneo.
Riporto qui di seguito alcune riflessioni elaborate dalla dott.ssa Danielle Mazzonis Sottosegretario al MiBAC in occasione della mostra:

Non voglio rubare tempo agli interventi che seguiranno (Nichi Vendola, Sergio Rubini, Felice Laudadio), ma ci tengo a sottolineare il valore e il senso di questa mostra fotografica, perché contribuisce a sensibilizzare su un tema di grande importanza: la tutela del nostro patrimonio dell’ambiente e delle nostre piante secolari. Voglio limitarmi a sottolineare tre punti che qualificano gli ulivi come patrimonio culturale oltre che ambientale:

 

1) gli ulivi rappresentano un elemento imprescindibile delle nostre tradizioni enogastronomiche: la cucina mediterranea ha tra i suoi principali ingredienti e   tra i suoi sapori più intensi l’olio ricavato da queste antiche e preziosissime piante. Gli ulivi, i frantoi e gli strumenti utilizzati nella raccolta e spremitura delle olive e nella conservazione dell’olio, raccontano anche la storia del lavoro, gli usi e le tradizioni del nostro patrimonio demoetnoantropologico.

 

2) gli ulivi non sono importanti solo per i frutti e i prodotti che da loro si ricavano ma anche perché costituiscono, con la loro storia plurisecolare, una stratificazione eccezionale del tempo: non meno di uno scavo archeologico condotto secondo i principi rigorosi della stratigrafia scientifica, gli ulivi raccontano le trasformazioni del clima, del territorio e della salute delle piante.

 

3) gli ulivi sono infine anche belli in sé, con quel contrasto tra la pelle rugosa e attorcigliata dei tronchi e l’affusolata e aerodinamica forma delle piccole foglie argentate: sono come il simbolo del faticoso rapporto tra l’antico e il moderno, del dialogo tra un vecchio e un fanciullo. Sono tra le sculture più belle prodotte dalla natura, sono un lavoro di finissimo artigianato spontaneo che attraverso tempi lunghissimi ha plasmato infinite “variazioni sul tema”.

 

Voglio infine concludere con un augurio: che questa mostra sugli ulivi, pianta che da sempre simboleggia la pace, sia anche di buon auspicio per una risoluzione dei conflitti internazionali e delle tensioni che segnano molti dei rapporti tra i paesi e i popoli del pianeta.

Quando la cipolla fece piangere il padrone

di Leonarda Crisetti
Recensione all’opera di Francesco Bocale

“Carissima Dina,
dopo due anni di attesa, finalmente è uscita la mia raccolta di racconti cagnanesi, che presenta una minima parte di ‘paràule’, fatti, personaggi e luoghi della nostra tradizione”.

Con le parole dell’autore mi piace aprire questo spazio e offrire al lettore alcuni elementi di conoscenza e qualche spunto di riflessione sulla persona e sull’opera di Francesco Bocale, nonché sul/i contesto/i di vita, senza i quali non sarebbe possibile spiegare/comprendere/intendere/ conferire senso alla sua ricerca.
Francesco Bocale, che si è dato anche il nome di Apulo (perché pugliese) Cannesi (perché nasce in una delle più antiche e significative vie di Cagnano Varano (FG), nell’anno 1954, oggi vive a Turate, provincia di Como, dove problemi di salute stanno mettendo a dura prova il suo coraggio e la sua voglia di vivere.
Negli anni Novanta, dopo aver offerto un interessante contributo alla raccolta di poesie dell’associazione culturale “L’Alternativa”, dà alla stampa “Infanzia, giorno beato”, un’opera in prosa in cui canta nostalgico l’amore per il suo tetto natio. Nel 2001 pubblica “Misura dei miei passi”, poesie autobiografiche, incentrato sulla donna e sul desiderio di dar pace alle pulsioni della vita, nel 2005 “Quando il silenzio si fa poesia”, rime che vedono l’autore impegnato nella ricerca di quel senso che è possibile rinvenire solo in Dio, una raccolta agevolata dal ‘dolce sostare’ nel silenzio della contemplazione dei monasteri benedettini della Brianza e, soprattutto, dalla capacità di porsi nella posizione di ascolto, di veicolare il silenzio attraverso versi ben curati.
L’ultima pubblicazione di Francesco Bocale, quella su cui incentrerò la mia analisi e riflessione, datata 2007, porta il titolo “Quando la cipolla fece piangere il padrone”, ed è edita dalla Tip. Zaffaroni Mozzate (Co).
L’incipit della raccolta è costituito da “una paràula corta corta”, tratta dalla memoria cagnanese. Paràula, una parola che l’autore traduce con fiaba, ma che – a ben guardare – di questa tipologia testuale non contiene diversi elementi. La fiaba – come ciascuno sa – è un racconto destinato soprattutto ai fanciulli, costituito di narrazioni meravigliose e fantastiche, in cui intervengono personaggi con poteri fuori dal comune. Paraula e fiaba condividono, però, la caratteristica di entrare immediatamente in-situazione, accendendo l’interesse di chi ascolta.
“Stocca maccarune e ména mmocca”
costituisce, infatti, il seguito e, al contempo, il finale del nostro brevissimo racconto, che produce come effetto immediato la risata.
Il succitato, come gli altri testi presenti nella raccolta di Francesco Bocale, mi offrono ulteriori spunti di riflessione, inducendomi a pensare che probabilmente meglio sarebbe parlare di aneddoti, fatti particolari, curiosi, poco noti della storia/cultura cagnanese, che – a ben guardare travalicano i confini del paese-, di motti, detti brevi, arguti a volte anche pungenti riconducibili a persone o esperienze umane, che intendono trasmettere qualche insegnamento (morale che se da un lato accomuna la paràula alla favola, dall’altro si distingue avendo come protagonisti gli animali), di racconti, vale a dire della narrazione di qualcosa realmente accaduta o immaginaria.
Sicuramente la raccolta contiene tutte queste tipologie narrative o, come dice l’autore, ‘paràule’, fatti, personaggi e luoghi della nostra tradizione”.
E veniamo al secondo spunto di riflessione, quello che mi conduce al contesto, alla tradizione, ai valori, a quella cornice in grado di dare senso e di orientare in qualche mondo i bambine e le bambine, i giovani e le giovani, le mamme e i papà, i nonni e le nonne, facendoli acquisire una precisa identità.
Un’identità personale che è esito di molteplici interazioni, spesso il riflesso di quella sociale o come afferma Calvino: “una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni”.
Identità personale frutto di una produzione culturale, dunque, esito di una rete di relazioni, di un continuo fluire. Identità che si costruisce nella partecipazione alle attività di una comunità, alle sue conoscenze, attraverso i discorsi e le storie veicolate dalla tradizione.
I racconti raccolti da Bocale sono, sotto questo profilo, il racconto della realizzazione del Sé dei nostri nonni, un Sé costruito nel contesto, attraverso le relazioni sociali, a partire dalla “cerchia delle persone che ognuno di noi ama o su cui può contare”.
Quando il bambino chiedeva al nonno, alla nonna, alla zia o alla mamma: -M’à dice ‘na paràula? , lo invitava, dunque, a favoleggiare e, al contempo, cominciava ad entrare nella pelle della sua comunità, rivestendosi degli abiti della propria cultura.
I testi raccolti da Bocale, da lui abilmente ricostruiti, sotto qualche aspetto re-inventati, per incuriosire i fanciulli, sono, tuttavia, diretti anche agli adulti, che, scherzando sui motti e sui modi di dire rimasti proverbiali, hanno modo di riflettere tuttora sui costumi consegnati dalla tradizione, per valutare e assumere decisioni future.
Il popolo cagnanese, e in genere della civiltà contadina, non può non essere riconoscente all’Autore per aver consegnato alla memoria scritta tutto quanto era destinato ad essere perduto.
Francesco consegna alla memoria dei giovani lo scenario di un mondo che quasi non è più, costituito da diversi punti di debolezza: lo sfruttamento connesso alla stratificazione e alle disuguaglianze, come si evince dalla lettura de “La cipolla del padrone”, i rapporti conflittuali braciali-padrone che sembrano regalare a questi ultimi il sogno di un futuro migliore (Lu Tapparone), la soggezione degli umili, “ … i mietitori mangiavano a testa bassa”, anche quando, a fine lavoro, erano invitati a condividere la mensa del padrone (Le uova di donna Antonietta).
Rapporti asimmetrici presenti anche all’interno della famiglia, tra marito e moglie, fratelli e sorelle, assegnando ai maschi il ruolo del comando e alle femmine quello di eseguire, senza replicare.
Asimmetria prodotta da un’educazione di genere volta a mettere in luce l’uomo e ad oscurare la donna, facendola apparire poco intelligente (Lu guadagne di Maria Frignitte), ignorante, come si può inferire dai testi “Lu principe cancellare” e “Vardenucce”, una donna costretta a vivere reclusa nel suo “regno” costituito sovente dal monolocale della sua abitazione, come risulta dalla lettura de Lu zurre, a prendere marito per necessità.
La memoria ci consegna una società che conferisce poco spazio anche ai minori. Un’infanzia senza diritti: bambini costretti a subire la violenza dei padri, gettati precocemente nel mondo del lavoro, a farsi la guerra perché spinti dai morsi della fame (Mio padre è morto in fretta).
La raccolta di Francesco consegna ai giovani un mondo contrassegnato dall’analfabetismo e dall’ignoranza (Cara mamma, ji stanghe a paPise), nonché dalla corruzione: “la sarda” di Donna Filomena.
In quel mondo fatto di precarietà, i poveri dovevano pur sopravvivere, ed eccoli, furtivi, a fare incetta dei fichi di Mastro Diego, un calzolaio buono, che quando giungeva al suo frutteto non riusciva a riempire nu panare di fichi, dal momento se li erano già colti (Lu ciucce de Mast’Addéca).
Racconti che aprono a volte con una connotazione spaziale, altre temporale, altre ancora con l’aggiunta di una caratteristica valoriale, volta a sottolineare la voglia di miracolo della povera gente, come accade in “L’asino che ride”: “Quando c’era più religione e gli uomini vivevano nel santo timore di Dio, in cima al campanile della Chiesa madre … .”
Aneddoti che stigmatizzano alcuni comportamenti, ad esempio la consuetudine preminentemente maschile di affogare nel vino le amarezze dello sfruttamento nel lavoro e magari della scarsa integrazione sociale, dato che la cultura, la politica e l’economia erano una questione da “galantuomini”, (Ce lu frèchene lu vine a Ccagnane! )
Anche la Chiesa faceva la sua parte, continuando a chiedere antichi privilegi (Ma quiddu jè grane de chiane!), pretendendo il dono dei poveri, così sottolineando la subordinazione di questi ai preti, ostentando una comunicazione incoerente, giacché bisogna fare come il prete dice e non vedere quello che fa, come risulta da “Li palummiccchie de li prèvete”, quando in tempo di Quaresima invitando il popolo al digiuno: “Con il volto acceso dall’ira, il sacerdote grido:- Quello che ho detto vale per il popolo non per me! E ora preparami i colombi!”.
In una società in cui non era contemplato il diritto di parola, pena la perdita del posto di lavoro, il compito della protesta era assegnato agli animali. È, dunque, “Lu ciucce de Martien”, che, “rivestito ancora di sella, prese a correre verso l’uscita del podere, diretto al paese”, inveì contro il suo padrone che “si accingeva a fissargli l’aratro”. È evidente, nel testo, l’analogia somaro-bracciale, soprattutto nel momento della negoziazione. Michele, il padrone, fece, infatti, finalmente un patto con l’asino: ogni mattina, prima di legarlo all’aratro, “gli avrebbe dato una sacchetta di paglia e orzo”.
Non mancano le imprecazioni contro la politica fiscale dello Stato (Eh, governo ladro!), i rapporti a volte litigiosi tra i vicini (Gli occhiali di Peppina), il tentativo di esorcizzare la paura della morte, sdrammatizzando (Chi mangerà il maiale?).
Raccolta che, in definitiva, traccia la storia della vita materiale e culturale del Mezzogiorno, dei mestieri, dei cibi, dell’abbigliamento, dei modi e luoghi dell’abitare. Racconti coloriti con le espressioni tipiche del luogo, analogie e personificazioni (“… il tascapane emanava un forte odore di pane e cipolla”, “la fame correva sui denti e per la gola come una morsa e sapeva piegare ogni tentennamento del naso e del palato.”
Raccolta, a mio avviso, interessante anche perché si presta ad una lettura dei cambiamenti, passando da costumi legati più tipicamente alla civiltà contadina a comportanti nuovi, segnati dall’ingresso nell’industrializzazione. Si pensi a “Gli americani e i fichidindia”, dove i cittadini d’oltre oceano sono dipinti con una coloritura etnocentrica, dato che ogni cultura vissuta è un po’ narcisistica, oppure a “Lu guadagne di Maria Frignitte”, che indugia in una donna che non ha saputo cogliere un’occasione per arricchirsi; vicende legate al secondo conflitto mondiale, sino a giungere agli anni del boom economico, annunciati a Cagnano dall’arrivo del circo ( Lu ciucce de Pagnotta).
Francesco consegna alla memoria dei giovani lo scenario di un mondo contrassegnato da diverse ombre, come ho accennato, uno quadro che dovrebbe far riflettere e spingere le nuove generazioni ad apprezzare i segni del progresso e a difendere i diritti conquistati dai padri, pena l’involuzione.

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