SAN GIOVANNI ROTONDO. Proteggono il palazzo dalle Tenebre e vegliano colui che è lì sepolto. È un esercito composto da guerrieri armati di lance e spade, da fanti, alabardieri e da varie figure al servizio dei combattenti quali servitori, mandarini, musicisti, concubine.
Un esercito di 8000 statue in terracotta, realizzate con impressionante realismo a guardia del loro «Primo Augusto Sovrano» Qin che aveva una morbosa paura della morte. Fobia che lo indusse a costruire il mausoleo con l’Esercito di Terracotta pronto a difenderlo per l’eternità.
L’armata, ora, è visibile sul Gargano. Infatti, si sono aperti i battenti della mostra, dal titolo «Memorie di un impero – Esercito di Terracotta», a San Giovanni Rotondo, presso il Centro Accoglienza «Pozzo Cavo», visibile tutti i giorni, voluta dall’associazione culturale «Il genio di Leonardo» di Firenze, Modus management e Hotel Corona di San Giovanni Rotondo, con il patrocinio della BCC-Credito cooperativo, sotto gli auspici del Comune di San Giovanni Rotondo e con l’aiuto organizzativo dell’associazione «Eduso & Co.» e il periodico «Jano – Fatti,Uomini e Cose del Gargano».
Una mostra evento che parla del primo imperatore cinese, Qin, che non dormiva mai nella stessa stanza. L’immortalità costituiva una delle preoccupazioni principali dell’imperatore: si spostava continuamente nel suo palazzo reale composto da ben diecimila stanze per la paura che gli spiriti maligni potessero ucciderlo.
È stato Qin, l’imperatore, che ha contribuito all’unificazione della Cina. Fondando i confini del nuovo grande regno ordinò che tutte le mura difensive, che fino ad allora separavano i vari regni in conflitto, venissero ricostruite e collegate lungo tutto il territorio. Iniziativa questa che avrebbe dato origine alla Grande Muraglia Cinese.
Gli organizzatori, con l’esposizione di fedeli riproduzioni dell’Esercito di Terracotta (sono copie realizzate in Cina con gli stessi criteri per materiali, forme e dimensioni) dell’imperatore Qin Shi Huang hanno voluto dare il loro contributo per la conoscenza di popoli, così lontani, così vicini, sempre più interlocutori mondiali. Ma non solo si è voluto dare anche un tocco di originalità confrontando storicamente le due civiltà, garganico-daune e cinese nello stesso periodo interessato: 250 a.C..
Segreteria organizzativa: Francesca Cocomazzi (cell. 334/7594382)
e-mail: ass.eduso@gmail.com
OLIO: il Dop ‘Sio Gargano’ di Carpino miglior BIOLPUGLIA
ANDRIA, 24 APR – L’extravergine sardo ‘Becciu’ dell’azienda Masoni di Villacidro (Cagliari) e’ il miglior olio biologico del 2009: lo hanno eletto i giudici del Premio Biol, la kermesse internazionale riservata ai migliori oli bio, che da quattordici anni, tra Andria e Bari, assegna i piu’ importanti riconoscimenti mondiali del settore.
La Giuria internazionale degli assaggiatori ha scelto, per assegnare il premio Biol, tra 370 oli di 18 paesi. Secondo posto all’olio spagnolo ‘Rincon de la Subbetica’ prodotto a Cordoba, vincitore l’anno scorso; terzo, il siciliano ‘Primo’ dei Frantoi Cutrera di Chiaramonte, nel ragusano.
Sempre ottima la qualita’ degli oli pugliesi: quest’anno ad aggiudicarsi il BiolPuglia e’ stato il Dop ‘Sio Gargano’ di Carpino.
Tra altri riconoscimenti principali, il premio Biolblended (miglior olio imbottigliato e commercializzato con marchi non del produttore) e’ andato all’umbro ‘Bios’ di Monini (Spoleto), mentre il Biolpack (miglior accoppiata etichetta-packaging assegnato da una specifica giuria di esperti in comunicazione e consumo) all’extravergine cileno ‘San Pietro’. (ANSA)
Parte la macchina organizzativa del Carpino Folk Festival 2009
Il festival che entrato di prepotenza nell’agenda delle iniziative culturali nazionali di trasmissione del sapere
Giovedì, 23 aprile 2009
CARPINO – Adesso è ufficiale, la notizia è stata diramata dal Comitato Direttivo dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival.
Partita la macchina organizzativa messa in moto dall’Associazioni Culturale di Carpino: anche quest’anno, nella prima decade di agosto, torna puntuale il “Carpino Folk Festival”, il primo festival pugliese dedicato al recupero e alla valorizzazione della musica popolare italiana.
Dal 02 al 09 Agosto – per la 14a edizione – tutto il meglio della musica popolare italiana, anziani cantori, artisti e gruppi di riproposta, trasformeranno il Gargano e la Puglia nella Capitale della Musica Popolare e delle sue Contaminazioni.
I numeri dell’edizione 2008 testimoniano l’esplosione della rassegna pugliese: 9500 visitatori al giorno, con il picco di oltre 25.000 raggiunto con il concerto di Capossela per un totale di oltre 82.000 spettatori/attori.
35 tra giornalisti e fotografi accreditati, con presenze anche dalla Svizzera, dalla Germania, dalla Gran Bretagna e dalla Francia.
Servizi televisivi su Raiuno, Raitre, Telenorba, Teleblu. Per la stampa articoli sul Corriere della Sera, La Repubblica, la Gazzetta del Mezzogiorno, Il Manifesto, il Mattino e il Quotidiano di Puglia, il Quotidiano di Foggia e l’Attacco.
La line up del Carpino Folk Festival 2009 sarà ufficializzata quanto prima all’interno del 5FSS (Five Festival Sud System) – il Consorzio per la Promozione della Qualità Culturale del Territorio.
Ufficio Stampa: Antonio Basile – info@carpinofolkfestival.com
Associazione Culturale Carpino Folk Festival
via Mazzini, 88 71010 Carpino (FG)
Telefono &Fax : 0884 326145
www.carpinofolkfestival.com
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Quel dì Andrea e i compagni suoi avevano semplicemente cantato e sonato, come cantavano e sonavano a ogni serenata, a ogni sponsalìzio, a ogni festa paisana.
Solo che quel trenta dicembre del 1966 ci stava un registratore. E solo per questo fatto avvenette il miracolo. Quella che era stata per secoli una canzone poveredda, di poveriddi e per poveriddi diventò un monumento, una delle sette meraviglie del mondo che da sola giustificherebbe l’esistenza dell’Unesco, l’aria più celestiale, la ballata più ammagagnata, la poesì più misteriosa, le strofe più arabescate, il ritornello più strascicato, l’intonazione più affatturata che fantasì umana potesse immaginare e alla quale polmone, cannarile, lengua e bocca umana potessero dare fiato.
Beppe Lopez, La Scordanza – Editore: MARSILIO – Pubblicazione: 09/2008
Oggi alle 17,30 in località SS. Crocifisso di Varano si è svolta l’inaugurazione, cui a presenzieato il presidente Giandiego Gatta, della casa abbaziale restaurata dal Parco Nazionale del Gargano.
Il tutto rientra nell’ambito del Programma Operativo Regionale 2000-2006 P.I.S. Gargano n. 15 “Territorio – Cultura e Ambiente del Gargano” Misura 2.2 , Borghi Rurali.
L’Ente Parco Nazionale del Gargano nell’utilizzo dei fondi comunitari volti a finanziare il recupero di alcuni siti da rivitalizzare nell’ottica di un rilancio dell’intero territorio del Parco, ha inteso privilegiare quello in Località “Chiesa del Crocifisso”, Comune di Ischitella, una delle tante zone umide della laguna di Varano.
“Finalmente cominciano a giungere a compimento tutti i nostri sforzi finora profusi per la tutela, la valorizzazione e la fruizione dei meravigliosi beni della nostra terra” è la soddisfazione di Gatta. Che poi rivela: “altre inaugurazioni seguiranno nelle diverse località del promontorio”. Il progetto del Parco del Gargano ha permesso di recuperare e valorizzare la Casa Abbaziale annessa alla Chiesa del Crocifisso di Varano. I lavori hanno riguardato il consolidamento e il restauro delle originarie strutture che versavano in un gravissimo stato di degrado. Con il recupero, ormai terminato, della Casa il Parco coglie un duplice obiettivo: il primo, installa un nuovo punto di informazione culturale sugli usi e costumi dei luoghi; e secondo, si ritrova una struttura da adibire anche a complesso per la vendita di articoli dell’artigianato e degustazione di prodotti gastronomici tipici locali, favorendo così una nuova forma di aggregazione del borgo rurale. Questo perché, si dicono convinti ancora dal Parco, il rilancio dell’informazione sugli usi e costumi dei luoghi, spesso passa attraverso il recupero delle più antiche tradizioni che rappresentano i pilastri della cultura di un popolo. E il SS. Crocifisso di Varano racchiude in sé l’insieme dei molteplici aspetti che caratterizzano e rendono unico il territorio del Parco Nazionale del Gargano, quale straordinario mosaico di situazioni ambientali, biologiche, storiche e mistiche concentrate in una ristretta estensione geografica.
L’Amore ai tempi del Folk
incontro-concerto
con
Teresa De Sio ed Enrico De Angelis
Voci, ricordi, note, emozioni. Un intenso viaggio – anche erotico – tra gli echi del Meridione, alla ricerca delle parole d’altrove, tra folk e musica popolare. Un concerto-rivelazione, unplugged. Un incontro sonoro tra la cantautrice Teresa De Sio e il giornalista Enrico De Angelis, lungo il doppio binario dell’innovazione costante e della conservazione delle radici.
Una produzione musicale, pensata e voluta dalla De Sio espressamente per “Linea d’Ombra-Festival Culture Giovani”, nata dall’esigenza di ricondurre alle origini tutte le sue esperienze artistiche degli ultimi quattro anni, intensi e avventurosi. Da “Craj (Domani)” – il film/spettacolo dedicato ai grandi vecchi della Puglia (Matteo Salvatore, i Cantori di Carpino e Uccio Aloisi) scritto assieme a Giovanni Lindo Ferretti – ai suoi più recenti lavori discografici – “A Sud A Sud” e “Sacco e Fuoco”.
Attraverso le parole e i dialetti del sud Italia, con particolare riferimento alla musica e alla biografia di Matteo Salvatore, la De Sio si è esibita voce e chitarra (martedì 14 aprile alle 21, alla Chiesa dell’Addolorata di Salerno), in un set acustico intimo, dal forte impatto emozionale e devozionale. Canzoni scritte nella pietra – “Lu Bene Mio” di Salvatore, “La Montanara” e “La Rodianella” dei Cantori di Carpino, “Quando Turnammo a Nascere” di Carlo D’Angiò – alternate a composizioni e letture sue sul tema dell’amore, nelle accezioni antiche e moderne.
Gli interventi di De Angelis – responsabile artistico del Club Tenco, nonché autore di numerose opere per la canzone d’autore – spingono la conversazione musicale e musicata verso traiettorie inattese. Quelle misteriose della tradizione e quelle fascinose del futuro.
Il giorno 16 Aprile si è tenuto, presso la sede dell’associazione Insieme per, un incontro sul tema “Il Distretto Culturale”, promosso dalle associazioni Lavori in Corso, Amici della Musica, GAM, Montegargano e Newsgargano, a cura del Dott. Gaetano Rinaldi. La relazione ha suscitato notevole interesse tra i presenti e potrebbe essere seguita da un convegno, sempre sullo stesso tema, coinvolgendo personalità di spicco in tale ambito.
La cultura può e deve rappresentare per una città, per tanti versi in crisi di ruolo, un elemento fondamentale per la sua rinascita e per il suo sviluppo. Tanto più se, come nel caso di Monte Sant’Angelo, sono presenti gli elementi fondamentali per una buona riuscita: un centro cittadino ricco di un patrimonio storico, artistico ed architettonico di elevato valore; un contesto ambientale ad elevato pregio; ricche e complesse tradizioni antropiche.
L’utilizzazione e la valorizzazione di queste risorse possono avvenire in due modi: o con interventi improvvisati e scoordinati, oppure con interventi di carattere sistemico, effettuati sulla base di un intelligente progetto, in modo da favorire, tra l’altro, la creazione di una massa critica e, quindi, le economie di scala altrimenti non possibili. Si tratta di realizzare il cosiddetto DISTRETTO CULTURALE, che è l’omologo nel campo della utilizzazione delle risorse culturali dei tradizionali distretti economici, che hanno favorito l’industrializzazione e la competitività di ampie zone del nostro paese.
Alcune delle tappe fondamentali per giungere ad un autentico Distretto Culturale sono:
1) lo studio delle caratteristiche e delle potenzialità del territorio per arrivare alla fase di progettazione del Distretto;
2) la creazione di una filiera dei settori produttivi, in grado di favorire la tutela, la valorizzazione e la fruizione delle risorse culturali di Monte Sant’Angelo e del suo territorio: settori della formazione, del recupero urbano ed ambientale, dell’artigianato, dell’agroalimentare e dell’enogastronomia, della promozione e del marketing, dell’informazione, dell’informatica, dell’organizzazione di eventi, della creazione di strutture per la produzione di servizi culturali.
Si può proporre un esempio elementare per far comprendere le potenzialità presenti in questo progetto; si pensi alla tradizione delle nostre “ostie ripiene”, molto apprezzate tra i turisti, anche se spesso non sono rispettati i metodi di produzione e le caratteristiche originali di questo tipico prodotto montanaro. Nell’ambito del distretto culturale si procederebbe ad elaborare una disciplinare da rispettare nella produzione di questo pregiato alimento; si creerebbe un marchio di garanzia in modo che possa essere definita “ostia ripiena” solo quella prodotta nel nostro territorio, con le caratteristiche tipiche e irripetibili della zona. Nel frattempo il settore produttivo addetto alla produzione e al marketing, in grado di svolgere la sua attività con efficacia e senza problemi di sopravvivenza, consentirebbe una progressiva conquista di nuovi mercati, con effetti inimmaginabili sullo sviluppo della produzione delle ostie e quindi dell’occupazione;
3) tener presente che l’opzione del distretto culturale presuppone una scelta di campo, che si fondi essenzialmente sulla identità culturale del territorio, che è caratterizzata prioritariamente dall’attività di tutela delle risorse esistenti per arrivare poi alla fase della valorizzazione e della fruizione. La realizzazione del Distretto Culturale nella nostra città avrebbe favorito, con un buon margine di certezza, anche il riconoscimento del centro storico di Monte Sant’Angelo, oltre alla Basilica dell’Arcangelo, quale Patrimonio Mondiale dell’Umanità, così come è già accaduto per la Val di Noto;
4) un progetto di questo genere determinerebbe finalmente per Monte Sant’Angelo e il suo territorio uno sviluppo inimmaginabile del turismo di qualità, con reali effetti benefici sul livello dell’occupazione, specie giovanile;
5) la possibile attivazione di corsi professionalizzanti che coinvolgano le istituzioni scolastiche, organici e complementari a questa ipotesi di tutela e valorizzazione del territorio, in grado di creare figure professionali da impegnare nelle opportunità derivanti dal Distretto Culturale.
Dopo aver definito in sintesi il significato di Distretto Culturale e le opportunità che ne derivano, occorre capire se il comprensorio di Monte Sant’Angelo è dotato di risorse che ne giustifichino la proposta di realizzazione, procedendo contestualmente all’individuazione del territorio del distretto da realizzare e dei suoi confini.
L’elemento fondamentale per l’individuazione dei confini del Distretto è sicuramente l’omogeneità del territorio. È indispensabile la presenza di aspetti dotati di una precisa caratterizzazione, in grado di fornire una immagine ben definita al territorio.
La realizzazione del Distretto Culturale presuppone prioritariamente un’indagine volta ad individuare con precisione tutte le risorse esistenti, da quelle già presenti e fruibili a quelle potenziali; ma l’aspetto qualificante è la realizzazione di un progetto che si ponga l’obiettivo di tutelare valorizzare e rendere fruibili queste risorse; è questo l’aspetto innovativo e per certi aspetti rivoluzionario. Nel Distretto Culturale si tende ad ottenere dei risultati economici di grande rilievo, proprio prevedendo un rispetto rigoroso degli elementi più preziosi del patrimonio storico, artistico, architettonico e naturalistico del territorio.
I prestigiosi risultati che si possono ottenere dalla realizzazione di un distretto culturale, dipendono fondamentalmente dalla correttezza delle procedure utilizzate, dalla loro efficacia ed economicità.
L’Associazione Lavori in Corso ritiene che questo sia uno dei percorsi da imboccare per approdare a diverse nuove opportunità economiche, capaci di fortificare l’economia del nostro paese, e considera fortemente valide le idee espresse dal Dott. Gaetano Rinaldi nella riunione del 16/04/2009, relativamente alla fattibilità del progetto a Monte Sant’Angelo e alle sue potenzialità per il territorio circostante; in particolare durante lo stesso incontro il Vice Presidente nazionale di Italia Nostra ha esposto dettagliatamente gli spunti necessari e le vie da percorrere, arricchiti di ipotesi concrete, perché il progetto possa spiccare il volo anche a Monte Sant’Angelo, con tutte le opportunità che ne derivano.
Il Distretto Culturale presuppone una forte interazione tra i soggetti portatori di interessi diffusi, le piccole e medie imprese interessate e la politica e richiede in primis un cambiamento radicale della mentalità, rendendo consapevoli tutti i soggetti della sua bontà e delle possibilità che ne scaturiscono; con questi propositi e secondo questi obiettivi ci associamo alla disponibilità mostrata dal Dott. Gaetano Rinaldi a lavorare in sinergia con la politica, che ci amministra, alla realizzazione della grande opportunità per Monte Sant’Angelo, rappresentata dal Distretto Culturale.
Ufficio Stampa Lavori in Corso.
La Procura di Foggia dopo aver acquisito documenti e testimonaianze relative alla situazione della diga di Occhito e in particolare alla presenza della cosiddetta "Alga Rossa" nell’invaso appulo molisano.
In un’ intervista rilasciata alla "Gazzetta di Capitanata" nei giorni scorsi, il Procuratore Vincenzo Russo non si sbilancia, ma comunque fa nascere più di qualche preoccupazione nei lettori: "Abbiamo vincoli di riservatezza stretti, ma continuiamo a tenere alta l’attenzione.Stiamo facendo degli accertamenti". "Potrebbero esserci sviluppi – continua Russo – nelle prossime settimane".
I depuratori secondo quanto trapela dalla procura potrebbero essere i veri colpevoli dell’insorgenza dell’alga. Si stanno raccogliendo elementi sulla funzionalità dei depuratori. Il depuratore di San Bartolomeo in Galdo tra i principali idiziati, oltre al fatto che non si capisce come siano potuti essere autorizzati gli scarichi.
E’ naturale che ci si chieda come mai siano stati autorizzati scarichi dei depuratori di città come Campobasso in un bacino che fornisce acqua per l’alimentazione umana di 700mila foggiani. Oggi a bari dovrebbe esserci un tavolo tecnico convocato dall’Arpa ed allargato anche alle Autorità di Bacino, all’Acquedotto Pugliese e al Cnr.
dal giornale on-line www.capitanata.it
AD AVVALORARE TALE TESI LE RECENTI TEORIE SULL’EVOLUZIONE DELL’UOMO – MA LE RICERCHE NEL SITO PREISTORICO SONO ANCORA INTERROTTE
di Angelo Del Vecchio
RIGNANO GARGANICO (FG). L’Homo Sapiens di Grotta Paglicci potrebbe avere origini africane e non essere autoctono. A supportare questa tesi le recenti teorie sull’evoluzione della razza europea moderna, sostenuta oramai da quasi tutti i ricercatori italiani e stranieri.
Secondo gli scienziati, circa 200.000 anni fa nasceva in una zona ristretta dell’Africa un uomo differente, dall’intelligenza superiore e da una praticità stilistica e di adattamento fuori dal comune. Si tratta del Sapiens, che nel giro di circa 160.000 anni ha rimpiazzato in tutto il mondo l’ormai obsoleto Homo neanderthalensis.
E’ accaduto anche in Italia, dove la nuova specie si è stabilita principalmente in 7 aree: Grotta Paglicci a Rignano Garganico; Grotta delle Veneri a Parabita e giacimento di Samari a Gallipoli, i due siti leccesi; Caverna delle Arene Candide a Finale Ligure e Grotta dei Balzi Rossi a Ventimiglia (Liguria); Grotta del Romito a Papasidero (Calabria); e Grotta Ticchiara e Sant’Angelo Muxaro ad Agrigento (Sicilia). Questa affascinante teoria parla di 7 mamme progenitrici, che dall’Africa si sono spostate in Europa e diffuse nel globo terrestre. Dall’analisi del Dna mitocondriale, che si trova nel cosiddetto Mitocondrio cellulare (vera e propria centrale energetica degli organismi viventi), si è scoperto che l’attuale razza europea non è più antica di 45.000 anni.
A tale conclusione sono giunti qualche tempo fa i ricercatori del Centro romano di Antropologia molecolare per lo studio del Dna antico, guidato da Olga Rickards, scienziata di fama internazionale. La Rickards ha messo in piedi, assieme al suo team di esperti, una sorta di macchina del tempo, che analizza il Dna più arcaico. E’ grazie a questo Centro (ma anche a quelli di Pisa e Firenze) che si è potuto stabilire con certezza che non c’è alcun legame tra l’Homo di Neanderthal, che visse anche a Paglicci, e l’Homo Sapiens, di cui sono stati rinvenuti due scheletri umani interi nella grotta rignanese (un giovinetto di 11-12 anni, vissuto 23-24.000 anni fa, e una ragazza di 18-21 anni, deceduta 24-25.000). In più, la donna che abitava l’antro di Paglicci è stata certamente la madre evolutiva di tanti Homo Sapiens, che hanno poi colonizzato il Meridione, il Centro e il Settentrione italico. Parlare, però, di una razza nata in loco non è, secondo questa ultima teoria, una dichiarazione esatta.
Infatti, anche la specie vissuta in grotta, a sei-sette chilometri da Rignano Garganico, ha origini Africane. Probabilmente il Neanderthal di Paglicci è stato da essa sostituita, forse a causa della legge principale che disciplina da sempre natura: il più forte vince sul più debole. E oggi è il Dna mitocondriale a dimostrarla con scientificità assoluta. Ma se la scienza fa grossi passi in avanti, non tutto va bene a livello locale. Infatti, come emerso in un recente incontro presso il Museo di Grotta Paglicci a Rignano Garganico tra la Pubblica Amministrazione (maggioranza e opposizione) e i soci del sodalizio culturale, le ricerche sono bloccate da diversi anni e non si capisce bene quando potranno riprendere. Ad occuparsi degli scavi, come noto, è l’Università degli Studi di Siena sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologica della Puglia. Il possibile crollo di una parte della parete esterna della grotta e la necessità di mettere in sicurezza l’intero giacimento, che ad oggi è ancora di proprietà della famiglia Bramante di San Giovanni Rotondo, impediscono di fatto ogni azione di studio diretto.
A ciò va aggiunta la mancata apertura del Museo vero e proprio in paese e la possibilità che il costruendo Museo Virtuale di Grotta Paglicci (da realizzare con fondi Pis Europei per l’ammontare di circa 3 miliardi di vecchie lire) sia affidato dal Parco Nazionale del Gargano, per via dei soliti "dimorfismi burocratici", a ditte o associazioni esterne al territorio, dopo ben 15 anni di intensa e incessante attività del Centro Studi Paglicci, che vanta al suo interno attivisti e professionisti nel campo dell’archeologia arcaica, della peletnologia, della peleontologia, della geologia, del turismo e dell’impresa. In un recente incontro tra il Centro Studi e il presidente della riserva naturale, avv. Giandiego Gatta, quest’ultimo si è detto disponibile a permettere un "continuum" gestionale e a garantire un ritorno economico-occupazionale sul posto.
Se son rose fioriranno…
Ulteriori informazioni su: http://www.paglicci.net
Fonte Garganopress.net
Le recenti iniziative della magistratura foggiana confermano quanto sostenuto da tempo da WWF, Centro Studi Naturalistici ed Arco Consumatori circa l’opacità della gestione dell’invaso di Occhito, principale risorsa per l’acqua potabile in Capitanata. Ne è ulteriore conferma la scoperta fatta dalle associazioni che la cosiddetta alga rossa potrebbe non essere purtroppo l’unica emergenza sanitaria che affligge la diga’, scrive il WWF Foggia.
I pugliesi devono sapere infatti che da tempo imprecisato la Regione Puglia sta usufruendo di una deroga ai valori massimi ammissibili dei trialometani nell’acqua per il consumo umano.
I trialometani sono una famiglia di composti che si formano quando l’acqua viene trattata con prodotti a base di cloro per la potabilizzazione e possono avere effetti cancerogeni e tossici su fegato e reni, gli stessi organi bersaglio delle ormai famigerate microcistine prodotte dall’alga rossa.
Leggendo l’autorizzazione ministeriale si scopre che il provvedimento di deroga avrebbe dovuto riportare tra l’altro i motivi di deroga, il parametro interessato, i risultati del precedente controllo pertinente ed il valore massimo ammissibile per la deroga, l’area geografica, la quantità di acqua fornita ogni giorno, la popolazione interessata e gli eventuali effetti sulle industrie alimentari interessate, un opportuno programma di controllo che preveda, se necessario, una maggiore frequenza dei controlli, una sintesi del piano relativo alla necessaria azione correttiva, compreso un calendario dei lavori, una stima dei costi, la relativa copertura finanziaria e le disposizioni per il riesame.
Purtroppo nulla di tutto questo è desumibile dal provvedimento di deroga adottato dalla Regione Puglia la quale si è limitata a disporre che l’Acquedotto Pugliese provvedesse affinchè la popolazione interessata fosse tempestivamente ed adeguatamente informata della deroga applicata e delle relative condizioni che la disciplinano, nonchè provvedesse a formare raccomandazioni a gruppi specifici di popolazione per i quali la deroga possa costituire un rischio particolare.
Il timore è infatti che, agli effetti nocivi delle microcistine si sommino quelli dei trialometani, determinando un’esposizione cumulativa a fattori di rischio che potrebbero essere particolarmente insidiosi per talune categorie come i bambini, le donne in gravidanza e i dializzati.I documenti citati sono scaricabili dal sito: http://arcopuglia.blogspot.com/search/label/Acqua
Tommi Guerrieri
Teleradioerre.it
"Preso atto che il vile, allo stato ignoto, dopo la rottura di tutti i vetri avvenuta un paio di anni fa e il tentativo di incendio dell’anno scorso, ha tagliato le quattro gomme della Hyundai Getz e che il gesto ha finalità intimidatorie che appaiono evidenti, il sottoscritto esprime la piena solidarietà al direttore di garganopress che esercita la propria professione nella nostra difficile realtà territoriale.
L’episodio dovrebbe indurre la comunità garganica a riflettere e a reagire anche in considerazione del fatto che recentemente il nostro territorio assiste attonito alla recrudescenza di fenomeni malavitosi che si susseguono con una cadenza preoccupante.
Al mancato rispetto delle regole si può rispondere con la cultura della legalità.
Forza Angelo è giusto non fermarsi e non piegarsi.
Antonio Basile
LETTERA DEL DIRETTORE AI LETTORI DI GARGANOPRESS.NET
di Angelo Del Vecchio
"Di fronte ai balordi mai chinare la testa". Per l’ennesima volta la mia povera Hyundai Getz è stata vittima di un vile attentato. Dopo la rottura di tutti i vetri avvenuta un paio di anni fa e il tentativo di incendio dell’anno scorso, l’altro pomeriggio, in pieno centro a Rignano Garganico, la mia povera macchinuccia ha subito inerme il taglio delle quattro gomme.
L’accaduto si è registrato tra le 17.30 e le 19.15 in Largo Palazzo a qualche metro dalla Chiesa del Carmine, da un negozio di abbigliamento e da due bar molto frequentati. Nessuno, forse anche per le cattive condizioni del tempo (sic!), ha visto nulla o ha udito qualcosa.
Avevo parcheggiato l’auto in quella zona per recarmi presso la vicina sede del Nuovo Circolo "Giulio Ricci", di cui chi scrive è presidente, per una serie di incontri di natura professionale e culturale.
Intorno alle ore 19.15 sono uscito dal Circolo in compagnia di un vigile urbano per recarmi a casa della mia ragazza. Arrivato di fronte all’auto ho scoperto il fattaccio e avvertito immediatamente i carabinieri, che sono intervenuti con tempestiva celerità avviando subito le prime indagini del caso.
Oggi stesso mi recherò presso la locale Caserma dell’Arma per presentare denuncia formale contro ignoti, così come fatto nei precedenti episodi.
Fin qui la cronaca, ma resta il rammarico per lo stato di decadenza sociale e morale in cui è sprofondata negli ultimi anni la piccola Rignano che, ai tentativi di riscatto vede contrapporsi continui attentanti alla civiltà e al quieto vivere.
Non ho la più pallida idea di chi possa essere stato e soprattutto di chi ha avuto il coraggio o l’imprudenza di prendersela con la mia Getz in pieno giorno e soprattutto non capisco le ragioni di tale vile gesto.
Non posso che ricondurre il tutto ad invidie o ad incomprensioni che nascono dal mio ruolo sociale, imprenditoriale e culturale, che mi costringe spesso a difendermi da attacchi ingiustificati ed evitabili nati per lo più in aree cerebrali di falliti e mentecatti del luogo, che al sereno confronto preferiscono la calunnia e atti poco democratici e contro legge.
Spero solo che quanto accaduto a me, e nei giorni scorsi ad altri cittadini rignanesi, funga da monito per le Istituzioni e per la classe politica locale, ormai troppo lontani dai problemi reali della popolazione. A loro l’invito a litigare meno e a pensare che forse qualcosa sta realmente cambiando nella cara pacifica Rignano.
Un grazie sincero alle migliaia di persone, amici e colleghi che da ieri sera mi stanno tempestando di sms, chiamate, e-mail e messaggi di solidarietà su FaceBook.
Per un po’ di giorni me ne starò a riposo a riflettere, ma vi assicuro che non mollo!