articolo di Piero Giannini da puntodistella.it
Ma stavolta, probabilmente, non sa neanche lui lo spessore di quanto abbia scoperto nella sua recente visita alla peschiciana Abazia di Calena, condotta insieme al Gruppo Argod di San Nicandro Garganico. Lo sa benissimo invece il presidente del Gruppo speleologico sannicandrese, Giovanni Barrella, che ha indirizzato i ragazzi verso una scoperta interessantissima essendo da anni sulle tracce di una "certa" simbolistica. Comunque, tornando a Crono, braccio armato della mente presidenziale, padrone della macchina fotografica come pochi, soprattutto selezionatore sagace di ciò che intenda eternare, ha pubblicato su facebook – il network sociale che oggi va per la maggiore – 108 foto, la più parte delle quali raffigurante segni originali lasciati dai medievali scalpellini itineranti sulle pietre delle mura che erano chiamati a innalzare per dare corpo ai tanti luoghi di culto pronti a spuntare come funghi nel “tempo delle cattedrali” (siamo in epoca lontana da noi 6-700 anni).
Avendo imparato a conoscere il “fiuto” del nostro amico e adesso anche di altri personaggi come il presidente Barrella (un po’ meno, ma altrettanto valido, quello di chi l’ha accompagnato: Sara Di Bari, Vittorio Fusillo e Antonio Antonacci, oltre ovviamente ai componenti del Gruppo Argod), ci siamo piacevolmente lasciati attirare dal suo nuovo reportage fotografico, in cuor nostro sperando – non possiamo esimerci dal rivelarlo – di trovare fra le immagini la testimonianza di quanto ci sta assillando da vario tempo. E così, fra una lettera alfabetica e una sorta di firma, geroglifici e disegni di vario genere, frecce ghirigori e scarabocchi (anche), è saltato fuori, chiaro e netto, il “segno” che speravamo di trovare. Lo si può vedere nella foto del titolo: tre quadrati concentrici! (La differente colorazione gliel’abbiamo data noi per meglio risaltarlo.) Gli altri sono in calce all’articolo.
L’insieme apparirebbe come il divertissement di un artista del tempo se non rivestisse un significato che ha circoscritto gli studi dei ricercatori a due correnti di pensiero: la struttura geometrica – a volte raccordata da quattro segmenti perpendicolari, non presenti nella fattispecie, e da diagonali, talora anche da un foro centrale, nel qual caso sarebbe assimilabile a una meridiana, specie se si usi il cerchio al posto del quadrato, e alla quale con ogni probabilità ci si è ispirati nella invenzione del gioco del “filetto” presente sul retro di molte scacchiere; – la struttura, si scriveva, sarebbe il prodotto di un passatempo dell’artista, una sua estemporanea manifestazione ludica, ma potrebbe anche essere depositaria di un suggerimento simbolico.
Per la seconda soluzione propendono coloro i quali oppongono l’impossibilità di poter “giocare” in maniera verticale. Molto più semplice e giusto se il disegno si trovasse in orizzontale, non comunque sul soffitto di una grotta, come per il ritrovamento nella francese Larchens. Tra l’altro, in soccorso dell’uno o dell’altro sostenitore non viene neanche la possibilità di conoscerne l’epoca, in quanto la datazione è praticamente impossibile. L’incisione infatti potrebbe essere stata operata in contemporanea con l’edificazione del luogo in cui si trovi, ma anche successivamente o persino precedentemente, su pietre utilizzate in un secondo momento per una nuova costruzione, come si usava al tempo. Al di là di ogni possibile orientamento, tuttavia, il suo significato rimane ancora ambiguo, avvolto nel mistero della volontà di chi volle trasmetterlo ai posteri.
E non si può neanche affermare che sia lo scherzo di qualche burlone, poiché ne sono state trovate in molti luoghi, in genere chiese e abazie, ma anche in antiche strade di paese, in Italia (dal Piemonte al Veneto, dall’Emilia al Lazio al Molise, dall’Umbria alla Puglia – Vieste, San Nicandro, Monte, Lucera, le più vicine a noi – fino alle Isole) e poi in Europa, Croazia, Turchia, Giordania, Egitto. E ovunque: su rocce rupestri, parapetti di chiese, chiostri, piazze, davanzali di castelli e abitazioni, usci di case, lastre riadattate a panchine, grotte sotterranee di epoca sicuramente storica o medievale, come suggerisce il sito internet duepassinelmistero.com cui rimandiamo per approfondire il tutto.
Non solo, ma anche per seguirne l’invito e segnalare ai curatori che lo richiedono il ritrovamento di Calena. Potrebbe costituire un ulteriore prova rientrante nell’ipotesi simbolistica. Cioè una sorta di cartello indicatore per viandanti e pellegrini a suggerire che il posto era ospitale e sicuro. E tutti sappiamo quale valenza abbia avuto l’Abazia peschiciana nei vari transiti dai santuari garganici di chi andava in Terrasanta. Questa soddisfazione, però, la lasciamo a Crono, al presidente Barrella e agli amici di Argod. Facciano loro il primo passo, loro che hanno scoperto questo “segno” forse legato all’esoterismo o molto più semplicemente ai… Templari!
Vai Domenico il Gargano è tuo, sarà la tua generazione a vivere una nuova stagione per queste terre.
E l´Abbazia di Kàlena? A chiunque giunga a Peschici da Vieste, percorrendo la strada interna, Kàlena appare maestosa, padrona del cielo e della terra, compiutamente adagiata nella sua solitudine, così come l´hanno voluta i suoi ispirati e audaci costruttori, così come i secoli passati l´hanno pietosamente conservata, così come artisti di pregio l´hanno rappresentata, così come fotografi di fama l´hanno immortalata.
Rilevanti il paesaggio agreste e il contesto paesaggistico da cui Kàlena emana i suoi bagliori ricchi di cultura e di storia millenaria, quanto la stessa autorevole e simbolica costruzione, quanto la magia che la avvolge nel mistero dei tempi andati, quanto le emozioni che il luogo della memoria suggerisce a chi sa leggere nelle sottili trame di un misticismo indelebile.
Più in là, verso la spiaggia, laddove l´insostituibile ma distrutto sistema delle dune, in perenne e precario equilibrio tra acque, venti e sabbie, doveva pur rappresentare un´altra delle autentiche meraviglie della natura garganica, solo caos, cementificazione disordinata, speculazione edilizia, devastazione di un territorio offeso, oltraggiato, a marcare un raccapricciante comune denominatore nel nostro Gargano meraviglioso, non più "sperduto", semplicemente perso.
Ma come salvare l´Abbazia se non si rispettano il paesaggio, l´ambiente, la peculiarità e l´identità del luogo? E per salvare Kàlena non è stato ancora posto un vincolo paesaggistico anche nelle sue adiacenze? Se così è l´Abbazia di Kàlena si appresta a seguire il triste destino che incombe sui tanti luoghi della memoria.
Un destino legato, qui come altrove, a comunità umane svuotate dalle antiche ambizioni culturali che, spesso e più volte nella storia, hanno consegnato alla nostra penisola la fama universale di centro di cultura e di arte. Cultura e arte che qui, nel nostro Gargano, hanno origini antiche e tradizioni consolidate, che anche l´uomo protostorico seppe esprimere e rappresentare, degnamente, sempre con rispetto, comunque con amore.
E se in una notte di stelle e di tramontana, vi dovesse capitare di sostare davanti all´Abbazia, chiudete gli occhi, e ascoltate il canto del mare e del vento sussurrare quiete e pace all´anima. E oltre la selvaggia febbre edilizia dell´uomo, tutto proteso verso un´assurda modernità dal sapore aspro e amaro di un´identità perduta, sentirete quasi un canto gregoriano provenire dall´Adriatico "aperto" al sole che nasce. Dove da sempre moltitudini di esuli preganti giungevano alla "Terra promessa", accolti e rifocillati verso una "nuova rinascita".
E Kàlena fu edificata lì, solitaria, a testimoniare la cultura dell´accoglienza dei discendenti garganici di Noé, quasi a tramandare nella notte dei tempi le voci greche, diomedee, omeriche, alla fonte delle nostre origini. E nessuno, nemmeno l´edificazione della piana di Càlena, il colonnato alla "Mancina"di Vieste, la lottizzazione della Necropoli di S. Nicola, l´aggressione alla spiaggia di "Chiancamasitto", le tante sopraelevazioni nei nostri centri storici, i tanti paesaggi perduti, a passo fermo e socchiuse le palpebre, potrà impedirci di sentire quella nenia antica salire dalle onde.
Voce del passato, sempre presente, mossa a pietà e supplicante, affinché si liberi oltre il mare, ancora una volta, libero e forte, il nostro "grido di dolore". A richiamare la memoria, a ripensare la storia, a seguitare le tradizioni
MICHELE EUGENIO DI CARLO
Chi organizza escursioni turistiche nel Gargano ha detto "si". Il matrimonio si può preparare e gli invitati saranno i graditi ospiti che sceglieranno le nostre mete per trascorrere le vacanze estive nel Gargano. E non solo estive.
Una sorprendente unità di intenti mostrata nella sede dell’Associazione "Io Sono Garganico", che ha organizzato oggi 1 giugno 2009, una riunione preliminare, per far nascere una sinergia importante tra le numerose realtà operative sul territorio Intervenute nella sede vichese. Unico scopo prefisso: aumentare l’offerta dei servizi di escursione, guida, educazione e conoscenza delle nostre bellezze naturalistiche, storiche ed architettoniche, con professionalità e competenza, spesso valore aggiunto poco apprezzato.
Se l’appuntamento è nato dal desiderio di mettere in contatto tutti coloro che si occupano di promuovere il territorio garganico con i loro servizi, le loro professionalità, la loro passione, il risultato ottenuto è a dir poco entusiasmante.
Tante le idee proposte e tanta la voglia di fare. Un verbo sempre meno coniugato. A giorni il prossimo incontro, con idee e proposte tradotte in operatività, con il primo intento di fare "un cartello" unico che raggrupperà tutti gli attori protagonisti delle escursioni guidate nel Gargano, seguite da contatti e tutte le informazioni, successivamente da divulgare nelle molte strutture turistiche del Gargano e nei centri informazioni.
Primi passi verso un ordine di idee e di intenti da concretizzare a breve e a medio termine.
Erano presenti Argod da San Nicandro Garganico, Gargano Tour Inside da Vico del Gargano, Giros da Mattinata, Casa Natura Gargano da Monte Sant’Angelo, Giacche Verdi Gargano da Calenella, Vivere il Lago da Cagnano Varano, I Sapori del Gargano da Vieste, Centro Equestre Porta Ruggiano da Manfredonia, Centro Studi Paglicci (rappresentato da Argod), inoltre non hanno potuto partecipare per impegni imprevisti: Ecogargano da Monte Sant’Angelo, Cooperativa Mediterranea da Cagnano Varano, Sinergie ed Explora Gargano da Vieste, ma hanno manifestato pieno interesse per l’iniziativa. Sarà per il prossimo incontro.
Il Gargano scippato dei Fondi Europei per lo Sviluppo di Area Vasta
Articolo a cura di Antonio Basile
Il 27/05/2009 la Giunta della Regione Puglia ha approvato la delibera che dispone 340 milioni di euro e stabilisce le procedure per il Programma Stralcio di Interventi di Area vasta.
Al Piano strategico di area vasta “Capitanata 2020 – Innovare e Connettere” è stata attribuita una quota di 38,7 milioni di euro. Una dotazione inferiore solo ai 53,2 del Piano Metropoli Terra di Bari 2015. Al Piano dei Monti Dauni, 23,3 milioni di euro.
La ripartizione è avvenuta attribuendo 20 milioni di euro a ciascuna delle dieci aree vaste pugliesi e ripartendo 140 milioni della dotazione variabile in funzione della popolazione e della superficie territoriale.
Quindi al territorio della provincia di Foggia sono stati assegnati complessivamente 62 milioni di euro per finanziare i progetti inseriti nel Primo Accordo Stralcio che le due cabine di regia (di Capitanata 2020 e dei Monti Dauni) hanno proposto alla Regione Puglia.
Sul portale di Capitanata2020 la delibera e tutti i dati :
http://www.capitanata2020.eu/index.php?option=com_content&task=view&id=455&Itemid=31
La Cabina di Regia è uno dei tre organi del Piano strategico "Capitanata 2020", con sede presso il Comune di Foggia.
È composta dal sindaco di Foggia, Comune capofila, che la presiede, dai sindaci di San Severo, Manfredonia, Cerignola, dal presidente dell’Amministrazione Provinciale, dal presidente dell’Ente Parco nazionale del Gargano e dal presidente della Comunità Montana del Gargano (ora pro nobis).
La Cabina di Regia il 23 aprile 2009 approva l’elenco dei progetti di Capitanata 2020 da sottoporre alla Regione Puglia per un totale finanziamento richiesti di 50 milioni di euro.
Per il Gargano l’elenco prevede solo briciole. (vedi portale Capitanata2020.eu di su
http://www.capitanata2020.eu/index.php?option=com_docman&task=doc_download&gid=217&&Itemid=96).
Se i tecnici di Capitanata2020 che hanno lavorato al piano fornissero i dati della ricaduta dei progetti in elenco sul territorio, si scoprirebbe che per il Gargano l’Accordo Stralcio proposto alla regione attribuisce una quota che si aggira sui 5 milioni di euro. Un dato questo che adesso dovrà essere aggiornato per tenere conto della riparametrazione operata dai 50 a 38,7 milioni di euro approvati (non ci meraviglieremo se la ‘nostra’ Cabina di Regia facesse ricadere pesantemente il taglio ancora sulla quota del Gargano).
Al momento, quindi, i Fondi Europei per gli interventi di Area Vasta per colpe, se di colpe possiamo parlare, della nostra classe politica di centro, di sinistra e di destra non miglioreranno di certo la qualità della vita della popolazione dei 18 comuni del Gargano.
I 13.647 apricenesi, gli 8.617 cagnanesi, i 4.704 carpinesi, i 4.562 ischitellani, i 367 tremitesi, 6.286 lesinesi, i 57.704 manfredoniani e sipontini, i 6.333 mattinatesi, i 13.917 montanari, i 4.339 peschiciani, i 2.309 rignanesi, i 3.778 rodiani, i 26.106 sangiovannari, i 15.739 sammarchesi, i 18.074 sannicandresi, i 4.356 serrani, gli 8.107 vicaioli e i 13.430 viestani neanche si accorgeranno dell’arrivo dei Fondi Europei destinati allo Sviluppo (fonte www.comuni-italiani.it).
I 212.375 abitanti su 640.752 dell’intera provincia di Foggia che in queste ore stanno ricevendo nelle proprie abitazioni gli inviti al voto da parte dei nostri rappresentanti politici, non sono neanche a conoscenza di questa realtà.
Ma la cosa che più colpisce è il silenzio assordante di tutta la politica del Gargano in piena campagna elettorale per le Europee.
Tutti d’accordo? Nessuna nota stonata?
Per quale motivo non avete preteso una ripartizione analoga a quella adottata dalla giunta regionale, ossia un attribuzione fissa per ciascuna area della provincia di Foggia e una dotazione variabile in funzione della popolazione e della superficie territoriale, ossia il 33% dei finanziamenti pari a 20,5 milioni di euro?
Cari politici del Gargano, non credendo alla scusante della vostra presunta incapacità e pochezza politica, vi chiediamo di portarci a conoscenza dei termini di questo accordo.
Scrivete a magazinedelgargano@gmail.com
Nota di Michele Eugenio Di Carlo 2° PREMIO INTERNAZIONALE TORRE DI BELLOLUOGO.
Cerimonia di premiazione nella Torre di Belloluogo a Lecce.
La Presidente dell’Associazione Ideale Osservatorio Torre di Belloluogo Prof.ssa Carla De Nunzio legge la motivazione del premio a Teresa Maria Rauzino:
“Per la sua attività letteraria e di ricerca delle tradizioni popolari della Puglia settentrionale, e quale Presidente del Centro Studi “Giuseppe Martella” di Peschici (Fg)”.
Si prosegue con la lettura della lettera inviata dalla Prof.ssa Teresa Maria Rauzino: “Con i soci del Centro Studi "Giuseppe Martella" di Peschici (FG), che ho l’onore di presiedere dal 1977, perseguo un sogno, che spero diventi presto realtà: veder rinascere, e restituita alla pubblica fruibilità, Santa Maria di Càlena, un’antica abbazia che ha segnato la storia del Gargano, segnando la civilizzazione della sua gente all’insegna del motto benedettino "Ora et labora". "Questo impegno per la tutela e valorizzazione del Patrimonio artistico pugliese, continuamente minacciato da tentativi di cementificazione delle aree territoriali circostanti, accomuna nello stesso percorso di lotta civile la mia Associazione all’Osservatorio Ideale "Torre di Belloluogo". Un ideale ponte che collega il Salento al Gargano. A ricevere il Premio, che mi è stato attribuito, vorrei per questo delegare BENIAMINO PIEMONTESE, coordinatore dell’Osservatorio Ideale "Torre di Belloluogo". Un intellettuale originario della mia Terra che vive nella vostra Terra. Una Terra, il Salento che lo ha accolto con amore, contribuendo a fortificare il suo DNA culturale e artistico. Augurando la piena riuscita della manifestazione, La saluto cordialmente, insieme a tutti coloro che domani saranno con Lei. Teresa Maria Rauzino
Il Premio è consegnato nelle mani del delegato, Sig. Beniamino Piemontese, dalla Presidente dell’Associazione Ideale Osservatorio Torre di Belloluogo Prof.ssa Carla De Nunzio.
Torre di Belloluogo – Lecce, 30 maggio 2009
Ritengo questo premio un grande onore per Tersa Maria Rauzino e una grande soddisfazione e gratificazione per la cultura del Gargano e della Capitanata, di cui Teresa si conferma decisa protagonista, anche nel segno di un ideale ponte culturale tra Salento e Gargano.
-Denominazione del trabucco
Montepucci. Veniva chiamato: “La punta d’oro”.
-Collocazione, località della costa su cui è ubicato
Promontorio del Gargano, trabucco Montepucci, Peschici, Foggia, Puglia.
-Toponomastica dei luoghi e cartografia territorio
Cartografia di riferimento: Carta I.G.M. 1:25.000 – Foglio 157 IV SO – Vico del Gargano e Foglio 157 IV NO – Peschici. Carta I.G.M. 1:50.000 – Foglio 384 Vico del Gargano.
– Collegamento del trabucco con le torri costiere, i monumenti o gli ipogei del territorio
Il trabucco, posto dopo la lunga spiaggia di Calenella, apre la sequenza dei trabucchi del Gargano. E’ affiancato dalla Torre di Monte Pucci, a poca distanza sono ubicati un ipogeo paleocristiano; l’abbazia di Kàlena (in agro di Peschici); la Torre del Ponte e il Castello medievale (nel centro storico di Peschici).
-Epoca di costruzione
La comparsa dei trabucchi sul Gargano risale alla fine dell’Ottocento, inizio Novecento. Questo trabucco è documentato dalla seconda metà del Novecento.
-Materiali utilizzati per la sua costruzione
Il trabucco è costituito da pali di legno, fili di ferro, corde, argani, reti e carrucole.
-Tipologia
Il trabucco è la più complessa macchina da pesca, realizzato in legno e costituito da un palo centrale proteso sull’acqua, sul quale si pone a cavalcioni la vedetta che, con lo sguardo sorveglia il passaggio dei banchi di pesce nella rete, segnalandone l’entrata con un grido convenzionale (Vira!).
-Stato di conservazione
Il trabucco di Montepucci è il migliore trabucco del Gargano, per la capacità di pesca e per la costante manutenzione, cui i proprietari lo hanno sempre sottoposto.
-Dimensioni
E’ il trabucco più grande della zona. Gode di una licenza governativa di 530 mq complessivi, di cui 55 sulla costa e per l’impalcatura e 475 per lo specchio d’acqua circostante.
-Destinazione attuale
E’ utilizzato come luogo di pesca e come ristorante.
– La storia del trabucco e dei suoi attuali possessori
Il trabucco di Montepucci è il primo costruito in questa zona; il primo titolare fu Michele Lagroia, che lo lasciò in eredità alla figlia maggiore, che sposò un Fasanella. Da allora è stato tramandato in eredità: gli attuali possessori sono Matteo Fasanella e i suoi fratelli. Qualche anno fa, dopo un maremoto, esso fu spazzato via, ma è stato rimesso in piedi dal titolare e dai suoi collaboratori.
INTERVISTA AL TRABUCCHISTA MATTEO FASANELLA
Il signor Fasanella è titolare di due trabucchi di Peschici, quello storico di Montepucci, che appartiene alla sua famiglia da circa sette generazioni, ed un altro ricostruito affianco per non far perdere questa importante testimonianza di cultura materiale presente solo sul Gargano e sulla costa abruzzese-molisana. «Noi Fasanella – ha affermato – siamo costruttori di trabucchi e trabucchisti e questo antico mestiere viene tramandato di generazione in generazione. Alla morte di mio padre ci siamo tutti quanti messi a lavorare sodo: non abbiamo abbandonato il nostro trabucco, che abbiamo riconvertito in un piccolo ristorante. Abbiamo ricostruito, vicino, un altro nostro trabucco dismesso da tempo».
Matteo Fasanella di trabucchi se ne intende veramente, è lui che ha scritto il primo libro sul tema, spiegando l’importanza di questo strumento di pesca per lo sviluppo del nostro territorio, ma anche per recuperare le tradizioni e la storia del Gargano: «Grazie ai trabucchi – ha affermato – la pesca, che nei tempi passati riguardava solo l’ottimo pesce azzurro, ebbe una diversificazione. Con i trabucchi abbiamo avuto un salto di qualità, portando sulle tavole dei garganici pesci di entità superiore. Oggi, questi strumenti quasi in disuso, ma non dimenticati, stanno rinascendo. Per gestirli è necessaria una manutenzione accurata, ma anche sforzi economici notevoli. Essendo strutture non più redditizie, c’è stato bisogno dell’intervento di enti pubblici per la loro salvaguardia».
– Com’è strutturato un trabucco?
"Ogni cosa è studiata con cura. I vecchi pescatori, dopo aver esplorato per bene i posti adatti alla pesca, e soprattutto dopo aver studiato il passaggio dei pesci, pensarono bene di mettere su una piccola costruzione di legno di pino, e pali di quercia, ricavate da costruzioni abbattute, utilizzando anche sacchi o corde. Il tutto per mettere in piedi quattro piloni, tre dei quali dovevano restare rialzati di circa un metro e mezzo dall’acqua ed uno invece completamente immerso. I piloni dovevano sorreggere una rete che veniva immersa nel fondo. Al centro della rete veniva posta un’esca vera o posticcia e sulla parte alta del trabucco rimaneva un pescatore a sorvegliare. Non appena intravedeva il passaggio del pesce, faceva un segno ai suoi compagni che tiravano su il quarto pilone che rialzava la rete. Naturalmente con questa pesca non veniva meno il principio fondamentale, e cioè l’attesa, questa poteva durare cinque minuti o cinque ore, nulla accelera il corso della natura. Un tempo i trabucchi di Vieste aspettavano notizie dal trabucco di Montepucci. Però quando la situazione si rovesciava, aspettavamo noi notizie dall’altra parte.
Con il passare del tempo, il trabucco ha visto cambiare i suoi materiali, dal sacco alle reti, dalle corde al nylon, ma l’evoluzione di questi antichi strumenti non è andata oltre, tutte le operazioni di pesca vengono ancora effettuate manualmente.
– Ci sono giornate in cui è vietato pescare?
Ricordo che il giorno di san Matteo mio padre diceva sempre: “Non andate a pescare: è punto di stella”. Qualche anno fa, durante le riprese della trasmissione "Linea verde", era un giorno di festa, il mare era brutto, non era proprio il caso di pescare. Mi hanno chiesto di farlo solo per un minuto, come dimostrazione. I miei fratelli non volevano, io ho ceduto, ci tenevo… Mio fratello era su un’antenna. Si è spezzata a causa di un’ondata. Poteva succedere una tragedia. I pali li abbiamo poi aggiustati noi. Abbiamo smontato i pezzi e, in un paio di giorni, abbiamo rimontato il trabucco.
– Quanti trabucchi funzionano sul Gargano?
In tutto saranno una quindicina. Cinque a Peschici: i due nostri, quelli di san Nicola e della baia di Manaccora. Anche a Vieste, in qualche modo, li hanno tenuti in piedi o li stanno ricostruendo.
– Qual è il suo programma per questa estate? Fare pesca dimostrativa?
Anche, perché no?
Sant’Elia al trabucco di Montepucci (dal racconto di Matteo Fasanella)
L’estate era finita. Era un giorno di settembre, e cominciava a sentirsi nell’aria il fresco avvicinarsi dell’autunno. I pescatori del trabucco di Monte Pucci pescavano dall’alba al tramonto. La pesca, quel giorno era stata nulla: erano le quattro del pomeriggio e non avevano ancora preso un pesce. Ad un tratto arrivò un frate con la barba lunga ed un bastone fra le mani, col quale si aiutava a scendere. «Salve!» – disse tutto gentile. «Salute!» risposero i pescatori che fra loro dicevano: «Ci mancava anche il monaco adesso, non basta la scalogna di oggi». «Preso niente?» chiese il frate; «Neanche una carogna!» rispose il pescatore più anziano. Il frate si guardò intorno, guardò il mare fissandolo come se volesse parlargli, poi tutto d’un tratto disse: «Non preoccupatevi, vedrete che prenderete tanto di quel pesce da non sapere più dove metterlo». Sorridendo salutò i pescatori e pian piano si avviò. «Andiamo via! tiriamo su la rete e andiamo a casa» disse uno dei pescatori, «Ci voleva pure il prete a portarci scalogna».
Uno dei pescatori s’avviò verso la casetta per prendere un po’ di pane; ad un certo punto chiamò gli altri, aveva un santino in mano; «Matteo, Antonio, guardate! Non vi sembra la fotografia del frate che è venuto qui adesso?». Tutti meravigliati guardarono l’immaginetta di Sant’Elia: era lui, era identico, non c’era dubbio. In quel frattempo, mentre cercavano di individuare, con gli occhi sul sentiero, il frate che s’allontanava, la vedetta con un grido concitato urlò: «Veir, forza! C’è la rete piena di pesci!» così uniti dallo stesso spirito cominciarono a girare gli argani. La rete venne su colma di pesci. Scesero tutti sul palchetto «Dio mio, quanti pesci» gridò un pescatore!
Un attimo: tutti ebbero la stessa idea, si voltarono a guardare se ci fosse ancora il monaco.
«Eccolo là!» gridò Matteo. Ma il frate, con un gesto del braccio, salutò tutti e sparì nel nulla .
TERESA MARIA RAUZINO
Un interessante incontro si terrà lunedì 1 giugno alle ore 16.30, nella sede dell’Associazione Io Sono Garganico, dove si riuniranno tutte le agenzie, le cooperative, le associazioni che organizzano escursioni turistiche nel Gargano, attività di supporto al Turismo ed escursioni di vario tipo: dai percorsi in bici al trekking, dalle passeggiate in gruppo agli itinerari gastronomici, dalle escursioni marittime alle visite culturali guidate.
L’appuntamento nasce dal desiderio di mettere in contatto tutti coloro che si occupano di promuovere il territorio garganico, con l’obiettivo di creare un “cartello”, che sarà distribuito in tutte le strutture turistiche del Gargano, nel quale verranno riportate varie informazioni sul tipo di attività e i contatti di tutte le organizzazioni che si prestano a questi servizi per il turista.
Questo incontro potrà essere un’occasione per riunire le organizzazioni garganiche che operano in questo settore e coordinare attività comuni per il turismo.
Quale miglior modo per conoscersi e collaborare insieme per promuovere il nostro territorio?! L’invito è rivolto a coloro che organizzano escursioni nel Gargano: vi aspettiamo numerosi.
Associazione Io Sono Garganico
Per info: 0884 993048 | info@garganonews.it
La legalità è un valore indispensabile, dal quale non è possibile prescindere per poter puntare ad un significativo progetto di sviluppo del territorio. Il Gargano è purtroppo martoriato, specie di recente, da episodi gravissimi di malavita organizzata, come i recenti omicidi – ben 6 negli ultimi nove mesi – in particolare quelli avvenuti nel territorio di Manfredonia-Monte Sant’Angelo-Mattinata. A questi si aggiunge una probabile “lupara bianca”.
L’associazionismo garganico non può più tollerare questa escalation di episodi negativi che stanno danneggiando oramai in modo indelebile l’immagine del nostro amato territorio. La faida garganica sta tornando alla ribalta con una naturalezza unica che crea in noi ansia e preoccupazione. La società civile deve reagire di fronte a questi episodi intollerabili.
Noi vogliamo un altro Gargano, ed oggi ci sentiamo a disagio. Questi personaggi, che stanno causando morte e paura, sembrano piuttosto a proprio agio nel nostro territorio. Bene, noi non lo siamo! Chiediamo alle istituzioni di intervenire tempestivamente per arginare questi episodi di malavita organizzata che riportano le nostre menti agli anni della grande paura per la faida Garganica.
Chiediamo alle istituzioni politiche e giuridiche di intervenire per garantire ai cittadini sicurezza e tranquillità. Il nostro territorio ha bisogno innanzitutto di questo per poter puntare ad una concreta possibilità di sviluppo.
Il movimento “Associazionismo Attivo del Gargano”
LE ASSOCIAZIONI:
ARGOD, Io sono Garganico, Legambiente FestambienteSud, Arci Nuova Gestione, Venti da Sud, Green Tourism Gargano,Carpino Folk Festival, Obiettivo Gargano, Arci SMiL, Cittadina Macchia Libera, Rimboschiamo Peschici, Provo Cult, Circolo Culturale Giulio Ricci, Centro Studi Paglicci, Cala la Sera, Archeo-Speleo Club Rignano, ANAPIE, Motoclub “Lo sperone d’Italia”, Legambiente Ischitella, ENOCIBUS, Superamento Handicap, Legambiente circolo Iride ed altre.
TRE FESTE ENO-GASTRONOMICHE, 9 TAPPE, 9 CONCERTI DAL VIVO
RIGNANO GARGANICO. Arriva l’estate e a Rignano Garganico, il più piccolo comune del Parco Nazionale del Gargano, si lavora per attirare i turisti diretti alla tomba di San Pio da Pietrelcina e alle località di mare, ma anche gli amanti della preistoria, della storia, della cucina tipica e dell’ambiente. L’ultima trovata è "A cena con il brigante Jalarde" (al secolo Gabriele Galardi da San Paolo di Civitate), una serie di tre feste eno-gastronomiche suddivise in 9 tappe e in 9 momenti musicali dal vivo.
L’idea è del Nuovo Circolo Culturale "Giulio Ricci", una delle più importanti e conosciute associazioni culturali del Promontorio di San Michele. Il brigante Galardi, come noto, amava rifugiarsi con la sua banda a Grotta Paglicci, conosciutissimo giacimento paleolitico, dove pare avesse seppellito un ingente tesoro, talmente consistente da acquistare con esso ben sette castelli. Gli ori di "Jalarde" non sono stati mai rinvenuti, nonostante la caparbietà di un cercatore di tesori, tale Leonardo Esposito da San Nicandro Garganico, che ha messo a soqquadro l’intero sito preistorico portando indirettamente alla luce reperti archeologici di inestimabile valore. I rinvenimenti di Paglicci, circa 45.000, sono databili tra i 500.000 e gli 11.000 anni da oggi (http://www.paglicci.net) e sono oggi studiati dai ricercato dell’Università degli Studi di Siena.
L’idea dell’associazione rignanese è quella di far conoscere e riproporre le pietanze tipiche dei briganti di Grotta Paglicci, partendo da "Lu panecutte" (il pancotto), passando per "Lajne e ciammariche" (pasta fatta in casa con sugo di lumache) e concludendo con "Lu pesce fijute" (zuppa con pane e aromi naturali al sapore di pesce). Tutto ciò contornato dall’ottimo caciocavallo podolico del posto, dalle verdure dei campi, dalle bufaline della piana, dall’olio di Paglicci, dal pane tipico, dal buon vino della prima fascia pedegarganica e dai volumi di autori locali.
Ecco il programma completo e le date delle tre feste:
20 e 21 giugno 2009
11 e 12 luglio 2009
LU PANECUTTE DE NONONNE
Pancotto alle 16 erbe dei campi
Ore 21.00 – Corso Giannone n.7
4 e 5 luglio 2009
25 e 26 luglio 2009
LAJNE E CIAMMARICHE
Pasta fatta in casa con sugo di lumache
Ore 21.00 – Corso Giannone n.7
2 agosto 2009
LU PESCE FIJUTE
Zuppa con erbe locali al profumo di pesce
Ore 21.00 – Corso Giannone n.7
Durante i vari eventi possibilità di visitare il Museo di Grotta Paglicci e della preistoria del Gargano.
Per informazioni e prenotazioni:
Cell. 349/4009003 – 340/9696989
http://www.ilrifugiodelbrigante.com
info@ilrifugiodelbrigante.com

Foggia – Rubare l’acqua è una delle pratiche più diffuse in agricoltura e attività… collaterali, accade purtroppo da tempo in numerose aree della Capitanata, sul Gargano hanno addirittura scoperto un’intera rete di tubazioni completamente illegale. I tecnici dell’Acquedotto pugliese hanno smantellato negli ultimi mesi sul promontorio 32 chilometri di reti abusive: ieri l’annuncio ufficiale dell’Aqp a conclusione della prima attività di individuazione degli illeciti, smantellamento delle condotte abusive e, speriamo ora, di controlli più ferrei.