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Antonio Basile (Ufficiale)

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Festa della RACCOLTA DELLE OLIVE

♻ UNA FESTA CHE SI TRAMANDA DI PADRE IN FIGLIO DA GENERAZIONI IMMEMORI
Passione, amore e una tradizione senza tempo, che si ripete ogni anno con lo stesso fermento.
Un momento nel quale unire la famiglia, per alcuni un vero e proprio rito ancestrale, a CARPINO pensano che la RACCOLTA DELLE OLIVE possa essere vissuta anche come un momento di festa: trascorrere insieme l’intera giornata nei terreni per l’ultima produzione dell’anno che la terra ci dona.

Pur se le stime produttive danno l’Italia come secondo produttore mondiale nel 2016/17, con la Puglia che si conferma essere la principale regione di produzione, di Olio di Oliva made in Italy quest’anno ce n’è poco. La produzione è ai minimo storici di sempre.
Uno dei borghi italiani che maggiormente si contraddistingue da anni per la produzione di olio è proprio Carpino sul Gargano che produce circa 25.000 quintali di olio di alta qualità ogni anno ed è dagli esperti del settore riconosciuta come la capitale dell’olio extravergine d’oliva.

♯Carpino e gli ulivi, un legame indissolubile che si rinnova e si fa festa nell’iniziativa prevista per sabato 5 novembre 2016.
Sarà una giornata dedicata all’ulivo, pianta tenace e forte, contorta e dalle forme fantasiose che si sviluppano sopra la roccia calcarea del promontorio.
L’iniziativa si svolgerà tra gli uliveti e sono previsti diversi momenti che spazieranno nel variegato mondo dell’ulivo e dell’olio, il suo frutto prezioso. “Lo spirito – spiega l’ideatore Luciano Castelluccia [Direttore Artistico del Carpino Folk Festival] – è quello di rinnovare il rapporto ancestrale tra l’uomo e l’ulivo, la pianta che viene dal mare, metafora della fratellanza dei popoli del Mediterraneo”.
Tra il fresco delle rocce e il respiro dei boschi il Gargano è sempre stato terra d’ulivi. “Basti pensare che proprio qui, nel villaggio neolitico di Coppa Nevigata, fu trovata la prima testimonianza di olivicoltura in Puglia risalente a circa 4000 anni fa”, afferma Domenico Sergio Antonacci [Organizzatore eventi, beni culturali, digital storytelling], coorganizzatore della giornata insieme a Sara Di Bari [Guida turistica, speleologa, turismo e territorio].
Dalla raccolta, al mattino presto e rigorosamente manuale, fino alla spremitura tra i profumi intensi del frantoio. Non mancheranno racconti e testimonianze di avventure di vita vissute tra i campi, arrampicati sulle scale e alla ricerca del vento compagno delle note degli antichi canti “alla disperata”. Il pasto frugale sarà quello tipico dei contadini che andavano a lavoro con il tascapane e la boccia dell’acqua.

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PROGRAMMA della Festa della RACCOLTA DELLE OLIVE – Carpino
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-Ore 7.00 Arrivo dei partecipanti, presentazione delle attività
-Ore 7.30 Camminata fra gli olivi nella campagna della piana di Carpino
-Ore 8.00 Inizio raccolta delle olive con le tecniche tradizionali
-Ore 11.30 “alla vutatë dë mezzëjurnë” pausa dal lavoro con pane e pomodoro e vulivë frittë
-Ore 12.00 ripresa della raccolta con racconti e canti a distesa interpretati da anziani Carpinesi.
-Ore 14.00 Fine della giornata lavorativa con carico delle olive e partenza verso il frantoio.
-Ore 14.30 Arrivo al frantoio inizio della molitura con visita guidata e spiegazione
-Ore 16.00 Capëcanalë “festa di fine raccolto” con assaggio dell’olio novello:
– Cavëdeddë (pane, olio novello, sale, arancia spremuta)
– Tapanë sottë la cenërë (patata intera cotto sotto la cenere, olio novello, sale)
– Vulivë frittë (olive, olio novello)
– Cëcorijë salë e ogghjë
-Ore 18.00 consegna dell’olio novello ai singoli partecipanti e conclusione della giornata.

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Informazioni su iscrizione e quota di partecipazione al 3931753151:
Modulo iscrizione: https://goo.gl/forms/tVTHvuTyDuTT09jL2
#Posti_LIMITATISSIMI
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Ideazione e direzione: Luciano Castelluccia
Organizzazione: Domenico Sergio Antonacci, Sara di Bari
Con il sostegno dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival

D’Angiò, l’ingegnere che ricostruì il folk

Nel 1976 riscoprimmo Carpino, nel Gargano, la capitale della musica del futuro con uno straordinario passato.
Io e Carlo abbandonammo il conservatorio ufficiale e ci iscrivemmo all’università popolare di Carpino, il nostro docente inconsapevole era Andrea Sacco.
E già. Sacco ha una personalità affascinante. Da lui e dai suoi seguaci apprendemmo le varianti della tarantella melodica e gentile.

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Al Carpino Folk Festival 2016 Peppe Voltarelli in concerto

a conclusione di un’articolata riflessione su “L’Italia cantata dal sud”
(Otello Profazio, Matteo Salvatore, Enzo Del Re e Antonio Infantino)

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La programmazione del festival della musica popolare del Gargano questa sera, 8 agosto 2016, prevede la partenza alle ore 20.03 da San Severo sui treni delle Ferrovie del Gargano con CANTAR VIAGGIANDO – “Una valigia di ricordi – Un viaggio slow a bordo dei vagoni delle Ferrovie del Gargano” con Ciro Iannacone che descriverà il suo Gargano attraverso le proprie canzoni ed alcuni canti della tradizione popolare in chiave personalizzata.

A seguire il primo dei concerti all’aperto del Carpino Folk Festival, Voltarelli canta Profazio, chiuderà un’articolata riflessione attorno a due differenti stagioni del folk revival italiano, contrassegnate allo stesso modo da una spiccata vocazione civile. Un incontro unico, e urgente come le eterne questioni del sud, che prenderà a pretesto alcuni volumi dedicati dalla Squilibri a quegli anni e a quegli autori per entrare nel vivo con gli interventi –in voce e in musica- di due dei protagonisti di allora e di studiosi, artisti e musicisti che a quel periodo guardano con grande interesse, rinvenendovi elementi di ispirazione per una proposta artistica che coltiva ancora l’ambizione di raccontare in musica il nostro presente e la realtà che ci circonda.

Con Otello Profazio (l’antesignano del folk revival in Italia, Premio Tenco 2016), Giovanni Rinaldi (curatore del volume con cd allegato di Matteo Salvatore e Riccardo Cucciolla, A sud. Il racconto del lungo silenzio), Timisoara Pinto (autrice del volume con due cd allegati Lavorare con lentezza. Enzo Del Re, il corpofonista), Antonio Infantino (il fondatore dei Tarantolati di Tricarico che con Enzo Del Re condivise l’inizio della carriera oltre che speranze e progetti), Domenico Ferraro (curatore e promotore di diversi volumi su Profazio, nonché autore del monumentale lavoro su Roberto Leydi, altro protagonista di quegli anni), Salvatore Villani (ricercatore e studioso che a Matteo Salvatore ha dedicato molte delle sue registrazioni sul campo), Andrea Satta e Angelo Pelini dei Têtes de Bois (tra i primi a interpretare il canto della fatica e della rivolta, da Léo Ferré a Matteo Salvatore, e a offrire una ribalta nazionale a Enzo Del Re negli ultimi anni della sua vita), Peppe Voltarelli (già Premio Tenco per il miglior album in dialetto che con il suo recentissimo omaggio a Otello Profazio ha rimesso al centro dell’agenda culturale il confronto con quell’irripetibile stagione di impegno meridionalistico) e Anna Corcione (l’artista che assieme alla sorella Rosaria ha realizzato le opere che corredano il cd-book di Voltarelli).

 

Tra canti, parole e visioni si passeranno così in rassegna le piccole e grandi vicende che hanno segnato profondamente la canzone italiana che, con Otello Profazio e Matteo Salvatore, si apriva a temi del tutto inusuali in un panorama dominato da Paperi e papaveri e Grazie dei fiori. Sull’esangue tronco della tradizione canora nazionale, Otello immetteva la grande poesia civile di Ignazio Buttitta e il fatalismo e la rassegnazione di contadini ed emigrati traditi dalla storia, mentre Matteo Salvatore vi innestava la fatica e la miseria di popolazioni altrimenti condannate a un silenzio definitivo. I due cantori, legati anche da personali rapporti di amicizia e di lavoro, sono da intendersi come l’effettivo avvio di un folk revival che, contro ogni evidenza, ci si ostina a far iniziare un decennio dopo, quando la rivisitazione dei repertori popolari si sarebbe caricata di urgenze politiche e di entusiasmi ideologici: una nuova stagione del folk revival italiano della quale Enzo Del Re e Antonio Infantino sono forse le espressioni più emblematiche.

 

A sorprendere oggi, a distanza di decenni, è la sorprendente vitalità di molte delle istanze agitate in quegli anni al punto da costituire un motivo di ispirazione per molti dei protagonisti della scena musicale italiana: una perdurante attualità che sarà bene evidenziata dal concerto di Peppe Voltarelli, artista a dir poco eclettico –scrittore, attore e compositore per il cinema e il teatro-, considerato la voce più rappresentativa della cosiddetta ‘onda calabra’ assunta a vessillo di un meridionalismo al passo di tempi decisamente diversi da quelli di Nilla Pizzi e Cinico Angelini. Questo suo omaggio al “penultimo dei cantastorie”, in particolare, risponde all’urgenza di rivendicare con fierezza le proprie origini, senza lasciarsi tentare da fughe estetizzanti verso lidi lontani, per offrire al suo pubblico, senza inutili orpelli, alcune gemme del repertorio di Profazio e restituire così, a un paese senza memoria, pezzi significativi della sua storia culturale.

 

La tradizione dei cantastorie rivive infatti nella sua interpretazione, animando la rappresentazione dolente e stralunata di un meridione eternamente eguale a se stesso per cantare ancora, a passo di danza, le ferite sanguinolente della storia, il flagello della mafia, il dramma dell’emigrazione, la desolazione di periferie abbandonate senza mai cedere al lamento compassionevole o all’autocommiserazione pietosa. Un concerto carico di suggestioni che andranno a infittirsi con la proiezione sullo sfondo delle opere artistiche realizzate appositamente per lo spettacolo da Anna e Rosaria Corcione che, lavorando su materiali storici con strappi e stratificazioni, hanno reso a loro volta omaggio a un altro grande calabrese, Mimmo Rotella, dando vita a una riproposta dinamica e innovativa dei vecchi cartelloni da cantastorie.

 

A rendere in qualche modo unico il concerto di Carpino sarà la partecipazione straordinaria dello stesso Otello Profazio che affiancherà Voltarelli con la sua voce e la sua chitarra, quasi a suggellare sul palco il patto tra due generazioni di artisti accomunati da un viscerale amore per la propria terra ma ostinati a intendere il campanile del paese come veicolo di istanze universali per declinare in musica la consapevolezza e l’orgoglio di essere periferia che, in un panorama di tediosa uniformità, è un diritto da rivendicare e un valore da salvaguardare.

IL CARPINO FOLK FESTIVAL AL VIA SUL TRENO DELLE FERROVIE DEL GARGANO

In treno dopo una serata all’insegna del divertimento

CANTAR VIAGGIANDO in sicurezza aiuta il divertimento!

La ventunesima edizione del primo grande festival pugliese della musica popolare e delle sue contaminazioni si mette in viaggio sabato 6 agosto con tre suggestivi appuntamenti legati alla mobilità lenta in cui il treno delle Ferrovie del Gargano da mezzo di trasporto diventa palcoscenico grazie agli storytellers selezionati dal direttore artistico della manifestazione, Luciano Castelluccia.

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Si parte, quindi, con Cantar Viaggiando e il treno-tram delle Ferrovie del Gargano da S. Severo direzione Gargano con tre appuntamenti previsti dal 6 all’8 agosto. Si tratta di performance sperimentali realizzate appositamente per il Carpino Folk Festival. All’etnomusicologo SALVATORE VILLANI che col canto, chitarra battente, liuto, organetto toccherà declinare l’anima del Gargano attraverso il racconto dell’esperienza vissuta a contatto con cantori e suonatori tradizionali che hanno lasciato un segno indelebile nella sua formazione musicale e umana. Ma è anche il racconto di luoghi, fatti e personaggi che appartengono alla memoria collettiva e che si snodano in questo viaggio lungo la ferrovia, coniugando il passato e il presente. Un racconto dialogico, assieme all’amico Gino Annolfi, in cui la voce cantata, accompagnata da sonorità strumentali minime, diventa protagonista per la giusta attinenza ai diversi contesti esecutivi. Seguirà “MAMMA QUANTE STORIE! Favole in ambulatorio, in treno, e in piazza” ideato da Andrea Satta pediatra di base nella periferia di Roma e cantante dei Têtes de Bois, che da circa sette anni, una volta al mese, organizza ‘la giornata delle favole’, chiedendo alle mamme di tutte le nazionalità di raccontare la fiaba con cui si addormentavano da piccole. Satta per l’occasione sarà accompagnato dal musicista e compositore ANGELO PELINI e dalla curatrice e conduttrice Radio Rai, la lucana, TIMISOARA PINTO. Infine concluderà la tre giorni il cantautore e musicista CIRO IANNACONE che descriverà il suo Gargano attraverso le proprie canzoni ed alcuni canti della tradizione popolare in chiave personalizzata. Elementi di creatività nelle ferrovie locali per promuovere  un turismo attento alla lentezza, per favorire una migliore e più sicura mobilità collettiva e godere a pieno degli squarci di bellezza straordinaria di cui è pieno il Gargano.

 

CANTAR VIAGGIANDO, al sesto anno consecutivo, è tra la prime iniziative del genere nate in Italia – Luciano Castelluccia – quando vi pensammo non c’era niente di simile in giro: vi erano state esperienze artistiche sui treni storici che attraversano la Valle dei Templi in Sicilia e Time in jazz di Paolo Fresu a Berchidda in Sardegna (che scoprimmo due anni dopo).”

«Un momento di valorizzazione della cultura popolare – commenta il Dott. Vincenzo Germano, direttore generale delle Ferrovie del Gargano -, tema che sta molto a cuore alla nostra Azienda che è diventata partner del Carpino Folk Festival, e che dà una spinta notevole anche alla promozione del territorio in ambito turistico. Ecco perché ogni anno riproponiamo “Cantar viaggiando”. Un impegno che intendiamo ancora più ampliare con nuove idee».

 “I nostri ringraziamenti – continua il Presidente dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, Mario Pasquale di Viesti,  vanno al Direttore Generale delle Ferrovie del Gargano, Vincenzo Germano, che ha apprezzato e sostenuto il nostro impegno per assicurare ai tanti frequentatori del festival di poter raggiungere Carpino in modo sicuro ed economico contribuendo anche al rispetto per l’ambiente.”

“Cantar Viaggiando” è, infatti, un viaggio slow a bordo dei vagoni delle Ferrovie del Gargano. Un viaggio che dalla stazione di San Severo, tocca Apricena, San Nicandro Garganico e Cagnano Varano e poi dritti su fino ad arrivare agli spettacoli del Carpino Folk Festival dove lo sguardo spazia sul Lago di Varano e sulla lingua di terra che spacca l’azzurro in due, dividendo lo specchio lacustre da quello marino. Un viaggio in sicurezza per aiutare il divertimento! Stimolare l’utilizzo del treno delle Ferrovie del Gargano per permettere al pubblico di spostarsi comodamente all’interno del nostro territorio evitando l’uso della propria autovettura.

Il successo dell’iniziativa negli anni scorsi è andato ben oltre le aspettative ed ha soddisfatto sia color che sono saliti sul treno per raggiungere il Carpino Folk Festival sia i turisti ignari in arrivo sul Gargano a cui il tutto è sembrato una sorta di festa dell’accoglienza dal momento che, oltre alla musica e ai cunti, vengono offerte degustazioni gratuite di prodotti agroalimentari locali.

 

Appuntamento, quindi, al 6/7/8 agosto prossimo a S.Severo col treno del Gargano in partenza alle ore 20.03. Il menù curato da Alessandro Iacubino (F&B coach) prevede “Legami, legumi e tradizioni…” – Viaggio alla scoperta dei primi piatti dell’orto garganico; “Pecorino amore mio” – Degustazione di formaggi locali; Selezione di vini in assaggio proposti da “Daunia Enoica”: Cantina Ariano, Cantina Antonio Pisante e Antica Cantina San Severo.

 

In occasione del Carpino Folk Festival 2016, negli orari notturni i treni delle Ferrovie del Gargano saranno integrati con autobus speciali che faranno da spola da Carpino alla Stazione di Carpino per consentire il deflusso di quanti si recheranno nel centro garganico per assistere agli spettacoli in programma il 9 e 10 Agosto.

Al CARPINO FOLK FESTIVAL 2016 MARCO BEASLEY in concerto

Lo spirito libero del nostro Sud alla kermesse garganica

Un appuntamento tra sacro e profano, musica colta e musica popolare

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L’edizione 2016 del Carpino Folk Festival si aprirà con il concerto di MARCO BEASLEY che proporrà dal vivo –e per la prima volta in Puglia- il suo lunghissimo viaggio musicale sulle coste dei mari del Sud alla scoperta di luoghi meravigliosi e gente straordinaria spesso senza nome ma dalle mille parole e dai mille canti.

Il tenore e musicologo italiano BEASLEY con la sua notevole presenza scenica e col suo modo di cantare caratterizzato da una vasta gamma di timbri differenti sarà protagonista il 7 Agosto nella chiesa di S. Cirillo di Alessandria. Specialista nel repertorio vocale del Rinascimento e del Barocco e nella letteratura musicale del XV e XVI secolo, è anche un profondo conoscitore della musica popolare dell’Italia meridionale.

Nel cuore della civiltà mediterranea, da quelle terre lambite dal mare che furono ricche e sapienti quando Roma era ancora un villaggio di pastori, ci arriva la voce potente ed incorrotta della Tradizione. Musica e mistero del suono primordiale.

Mar Ligure, Mar Tirreno, Mar Ionio, Mare Adriatico: nomi geografici che appartengono ad un mare che sta al centro fra tante terre, il Mediterraneo, ma che ne ha al suo centro una, quasi fosse un’isola, lunga, sottile, ancora bellissima: l’Italia. Da Ventimiglia a Trieste, un lunghissimo viaggio sulle coste di questo mare dai tanti nomi fa scoprire luoghi meravigliosi e gente straordinaria. E verso Sud, dove la penisola italiana si spinge più profondamente in questo mare, l’aria della storia è ancora molto presente, ancora si raccontano leggende millenarie in questi anni di globalizzazione, molta ritualità sopravvive.

Una storia antica, come antichi sono i versi dei poeti che ci accompagnano in questo nuovo cammino. Poeti molto spesso senza nome ma dalle mille parole, dai mille canti. E in questi canti ci sono storie di bambini e di amori vissuti, il dolore di una perdita e la felicità di un’amicizia ritrovata. Sud è tutto questo e molto di più. E ancora, verso sud ci accompagnano strumenti viandanti da sempre, i suoni del liuto di Fabio e della chitarra di Stefano con la loro antica arte mascherata di semplicità. A loro, in viaggio, si affiancano il colascione di Leonardo e i tamburi di Vito, strumenti principe della tradizione napoletana. E incontreremo Laura dal nome pertrarchesco, che a passo di danza ci condurrà per i sentieri di questo Sud.
Sul palco, quindi Beasley, sarà accompagnato da Stefano Rocco, Fabio Accurso, Leonardo Massa, Vito De Lorenzi con la partecipazione della danzatrice Laura Boccadamo.

Alla ricerca di un canto che appartiene a mille voci, il repertorio che verrà proposto non segue una strada prefissata ma l’ordine dei brani musicali varierà da momento a momento, seguendo il dialogo che si instaura col pubblico.

 

Di seguito solo un elenco indicativo di alcuni dei brani in programma:

Tradizione Pugliese                                      Tarantella del Gargano

Tradizione Pugliese / G. De Vittorio              Sona a battenti

Adriano Willaert (1490-1562)                        Vecchie letrose

Giovane da Nola (1520 – 1592)                     Cingari simo, donne!

Joan Ambrosio Dalza        (XV sec?)            Piva

Tradizione Pugliese                                      Tu bella…

Marco Beasley (1957)                                  Ballo de li Sante

Vito De Lorenzi                                            Sona e risona

Testo di Francesco Spinello (XV sec.)          Como senza la vita poi campare

Tradizione Pugliese                                      Alla Carpinese

Tradizione Pugliese                                      Fronni d’alia

Anonimo                                                      Eufrosina

Tradizione Pugliese                                      Tarantella del Passariello

Tradizione Napoletana                                  Il Mattacino

Fabio Accurso & Stefano Rocco                             Compendium Tarantulae

Severino Corneti (XVI sec.)                         Fararirorella

Presentata la XXI edizione della storica kermesse garganica. Un programma essenziale, al tempo stesso ricco di qualità

Un CARPINO FOLK FESTIVAL per tutti i gusti

Ospiti Cristiano De Andrè e il Capitan Capitone Daniele Sepe e la sua ciurma, ma anche tanta tradizione

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La caratteristica principale del Carpino Folk Festival, che si terrà dal 6 al 10 agosto nel piccolo centro garganico, è l’essenziale: valorizzare la tradizione musicale italiana mescolandola in un programma che strizza l’occhio alla musica colta ma anche al folk revival italiano, alla musica d’autore e quella internazionale. Non mancano i laboratori di canto, chitarra battente e tamburello, e continua la sezione dei concerti e cunti sui treni delle Ferrovie del Gargano. Ma l’evento più importante è sempre lo stesso da 21 anni: il concerto finale con i Cantori di Carpino “armati” di chitarre battenti e francesi, tamburelli e nacchere e guidati dal centenario Antonio Piccininno.

La 21esima edizione del carpino Folk Festival, organizzata dall’omonima associazione culturale e sostenuta dalla Regione Puglia con fondi europei, dal Parco Nazionale del Gargano, dal Comune di Carpino e dagli enti come la Camera di Commercio di Foggia e le sponsorizzazioni private, è stata presentata sulla pagina facebook ufficiale del festival non prima di aver spiegato le difficoltà che gli operatori culturali stanno attraversando a causa del sentenza del Tar del Lazio che ha bloccato gli stanziamenti del 2016 allo spettacolo del vivo. Non che il Carpino Folk Festival fosse tra i beneficiari, ma è chiaro che se i grandi contenitori culturali non sono finanziati dal Fondo (nazionale) Unico dello Spettacolo allora con le medesime risorse gli enti regionali e locali debbono far fronte alle necessità sia dei grandi che dei piccoli attrattori culturali.

Il tema di questa edizione resta ancora legato alla madre terra, ma quest’anno sente il bisogno di distaccarsene “COLTIVARE LA MUSICA È NUTRIRE L’ANIMA“: non si può vivere di sole sostanze materiali, ma l’anima umana per non soffocare ha bisogno di estraniarsi. La musica è parte integrante della nostra vita e costituisce il miglior antidoto omeopatico al caos e alla noia della quotidianità o alle amarezze che il destino ci riserva.

Si parte, quindi, con Cantar Viaggiano e il treno delle Ferrovie del Gargano da S. Severo direzione Gargano con tre appuntamenti previsti dal 6 all’8 agosto. Il primo con l’etnomusicologo SALVATORE VILLANI che declinerà a suo modo l’anima del Gargano (a proposito l’hashtag della XXI edizione è #ANIMACFF); seguirà una doppia rappresentanza del gruppo dei Têtes de Bois, ANDREA SATTA E ANGELO PELINI accompagnati dalla curatrice e conduttrice Radio Rai, la lucana, TIMISOARA PINTO; infine il cantautore e musicista locale CIRO IANNACONE. Elementi di creatività nelle ferrovie locali per promuovere un turismo attento alla lentezza, per favorire una migliore e più sicura mobilità collettiva e godere a pieno degli squarci di bellezza straordinaria di cui è pieno il Gargano.

I concerti iniziano il 7 Agosto con un appuntamento tra sacro e profano, musica colta e musica popolare previsto nella chiesa patronale di Carpino resa famosa proprio dalle fotografie scattate dalle migliaia di appassionati che ogni anno si recano al festival, la chiesa di S. Cirillo di Alessandria. Protagonista il tenore e musicologo italiano MARCO BEASLEY specialista nel repertorio vocale del Rinascimento e del Barocco e nella letteratura musicale del XV e XVI secolo, ma anche profondo conoscitore della musica popolare dell’Italia meridionale che col suo modo di cantare caratterizzato da grande vitalità e sensibilità, da una vasta gamma di timbri differenti e una notevole presenza scenica. ci offrirà un lunghissimo viaggio musicale sulle coste dei mari del Sud alla scoperta di luoghi meravigliosi e gente straordinaria spesso senza nome ma dalle mille parole, dai mille canti.

L’8 agosto si cambia genere. Dalla musica colta che interpreta i versi dei poeti popolari si passa ai cantastorie che l’Italia l’hanno cantata dal sud: Otello Profazio, Matteo Salvatore, Enzo Del Re e Antonio Infantino. Canti, parole e visioni di studiosi, scrittori, giornalisti e artisti (Andrea Satta, Angelo Pelini, Timisoara Pinto, Giovanni Rinaldi, Mimmo Ferraro, Maurizio Agamennone, Salvatore Villani e Anna Corcione) passeranno così in rassegna la stagione del folk revival italiano, della quale i 4 suddetti sono le espressioni più significative e motivo di ispirazione per molti dei protagonisti della scena musicale italiana attuale: una perdurante attualità che sarà bene evidenziata dal concerto di PEPPE VOLTARELLI dedicato a OTELLO PROFAZIO che per decenni ha raccontato l’anima dolente e stralunata di un meridione eternamente uguale a se stesso, Qui si campa d’aria.

Il 9 e il 10 agosto il programma continua in piazza del Popolo con ANTONIO INFANTINO, (Daniele Sepe e la sua numerosa ciurma in) CAPITAN CAPITONE E I FRATELLI DELLA COSTA, Yaite Ramos, la musicista cubana meglio nota come LA DAME BLANCHE, il concerto di CRISTIANO DE ANDRÉ CANTA DE ANDRÉ, il progetto calabrese di RE NILIU e la chiusura dei CANTORI DI CARPINO.

L’ingresso è gratuito come sempre e le informazioni sono su

www.carpinofolkfestival.com

con aggiornamenti quotidiani sulla pagina facebook/carpinofolkfestivalufficiale

 

Mario Pasquale Di Viesti,

Presidente dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival

I contenitori culturali come i festival sono un veicolo importante di promozione dell’immagine della nostra terra. Attraverso la cultura, la musica, la danza è possibile far vivere le città e la loro economia. Il Carpino Folk Festival si realizza con l’impegno di molti, il mio ringraziamento va al Parco Nazionale del Gargano, alla Camera di Commercio di Foggia e al Comune di Carpino che affiancano la Regione Puglia, agli sponsor (come le Ferrovie del Gargano) e alle imprese locali (ad es.  Foodaunia) che ci permettono di mantenere alta la qualità artistica. Ringrazio tutti i volontari che si impegnano gratuitamente e il pubblico che in tutti questi anni ci ha premiato con la fedeltà.

Viviamo in una regione ricca di storia e di cultura che negli ultimi decenni si è caratterizzata anche con i suoi festival che a loro volta hanno saputo raccontare al mondo la bellezza di una terra “naturalmente” musicale. Deve essere fatto ogni sforzo per sostenere queste cartoline. Occorre metterli in condizione di sapere per tempo il sostegno pubblico e consentirgli di programmare e di realizzare produzioni artistiche proprie e quindi di raccogliere più efficacemente risorse private.

L’avvio del nuovo sessennio di programmazione, invece, sembra dirci che l’Europa ha smarrito il valore unificante della diversità culturale e sembra aver messo in dubbio l’uso dei fondi europei per promuovere e tutelare il patrimonio immateriale che va dalla musica allo spettacolo, dall’arte al cinema. In questo clima di incertezza degli stanziamenti, sento, pertanto, il bisogno di esprimere un plauso particolare all’Assessore Regionale, Raffaele Piemontese, che, ci ha incoraggiati ed invitati a continuare ad essere presidio di cultura permanente e di realizzare coraggiosamente la XXI edizione del festival del Gargano, tra i più rappresentativi e identitari contenitori culturali della Puglia.

Quest’anno l’edizione l’abbiamo qualificata “essenziale”. Essenziale perché, per non smentire la qualità della nostra proposta artistica, abbiamo deciso di rinnovarci e di riproporre solo le iniziative essenziali, quelle che ci hanno reso un eccellenza nazionale. Crediamo di esserci riusciti.

Buon XXInesimo Carpino Folk Festival a tutt*.

#WeAreinPuglia

I CANTORI DI CARPINO E L’ORCHESTRA LA NOTTE DELLA TARANTA VENERDÌ 13 MAGGIO ALLA FESTA DEL SOCCORSO DI SAN SEVERO

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Foto di Nazario Cruciano

Riti, pratiche comunitarie, processioni, luminarie, fiere, concerti, spettacoli pirotecnici: sono le Feste Patronali che si svolgono in Puglia per dimostrare la devozione e l’affetto al proprio santo.
Una gara a sorprendere che si svolge tra rioni e paesi durante tutto l’anno.
In onore della Vergine Bruna “MARIA SS. DEL SOCCORSO” é la Festa Patronale della Città di San Severo che si celebra durante il “triduo” composto dalla terza domenica di maggio, dal sabato precedente e dal lunedì seguente. Quest’anno dal 14 al 16 maggio.
I festeggiamenti in realtà si estendono ben oltre il triduo, occupando le due settimane a cavallo della terza domenica e sono caratterizzati dalle fragorose batterie pirotecniche, dette anche fuochi, incendiate negli oltre venti rioni al passaggio dei sacri cortei (un idea di cosa accade www.youtube.com/watch?v=By5P3YVeKDU&feature=related).
In occasione dei festeggiamenti venerdì 13 il concerto dei I CANTORI DI CARPINO stile ,storia e musica ” ALLA CARPINESE “ e dell’Orchestra Popolare La Notte della Taranta – pagina ufficiale voluto dall’Amministrazione Comunale di San Severo.
La serata, curata dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, ideazione e direzione artistica Luciano Castelluccia, avrà inizio alle ore 21.30 in Piazza Carmine con lo spettacolo “Tricche e ttracche” del cantore 2.0 Salvatore Luca Tota che mette in musica i modi di fare, i proverbi e le tradizioni sanseveresi comprese quelle legate alla Festa del Soccorso.

 

Continua, cosi, l’impegno del Carpino Folk Festival nel mettere insieme il buon mangiare e il buon vivere, il turismo e le tradizioni musicali agropastorali della ‪#‎Puglia‬ (Tavoliere, Gargano, Salento), in questo caso in un contesto molto appropriato, infatti, pur svolgendosi in una grande città, rurali restano molti rituali di questa lunga festa dedicata alla Vergine bruna che porta nella mano destra alcune spighe di grano, un ramo d’ulivo e un grappolo d’uva e che, considerata la protettrice dei campi, viene invocata ogni volta che siccità e tempeste minacciano le coltivazioni dei sanseveresi.

TRANSUMANZA: SUI TRATTURI DEL GARGANO RITORNA L’ECO DEL BRIOOO! IPTAAAA!!

La mandria di podoliche come scelta alternativa di vita a contatto con gli animali e la natura

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Foto Di Domenico Sergio Antonacci

Il prossimo 24 aprile la Famiglia Facenna, pastori garganici, riporteranno la loro mandria di vacche podoliche dalla piana alla montagna. Uno degli ultimi esempi di un rito destinato a scomparire oppure un rituale che riemerge dal passato come alternativa alla frenetica e continua evoluzione del mondo moderno?
Non ci è dato sapere. ANTONIO FACENNA, però, ci credeva e rappresentava con dignità la figura del nuovo allevatore: immenso amore per gli animali, grande passione per le tradizioni più antiche e la voglia di comunicare lo stile di vita podolico attraverso i social network. Il direttore artistico, Luciano Castelluccia, se ne innamora subito e da qui l’idea della cena-spettacolo LA TRANSGARGANICA e la prima FESTA della TRANSUMANZA DEL GARGANO. Ma proprio quell’amore per gli animali e le piogge torrenziali del settembre 2014 si portano via Antonio.
Resta l’idea di rivivere la storia e le attività tradizionali del mondo rurale che diventa il progetto dell’Ass.Cult. Carpino Folk Festival della RETE DELLE ANTICHE MASSERIE GARGANICHE: evocare le tradizioni e i fattori culturali del recente passato e promuovere e valorizzare uno sviluppo territoriale centrato sulle caratteristiche endogene ambientali, culturali, paesaggistiche e artigianali tipiche del Gargano. La MASSERIA FACENNA con la FESTA della TRANSUMANZA DEL GARGANO diventa, pertanto, la tappa obbligata dei futuri percorsi di fruizione del territorio.

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Foto Di Domenico Sergio Antonacci

Si parte, quindi, alle prime luci dell’alba di domenica 24 aprile e si va su. Alle 6 del mattino alle porte di Carpino è previsto il raduno di quanti desiderano accompagnare gli animali lungo tutto il percorso. Per gli altri sarà possibile in qualsiasi momento aggregarsi al cammino. Dopo caffè e cornetto, varie istruzioni saranno fornite ai partecipanti per il successo della giornata. Alle 6.30 ci si trasferirà con la navetta al punto di partenza. Dal paesino basta un quarto d’ora. Alle 7, la mandria composta da capre, pecore, vacche podoliche, cavalli, cani e pastori si incamminerà dal podere della famiglia Facenna in località TARTARETA (Agro Ischitella). È un tragitto impegnativo, che però si fa con molta tranquillità, a passo di animale. Da Ischitella si costeggia Poggio Pastromele di Carpino percorrendo le vie naturali dei tratturi. Lungo il percorso le emozioni non mancano. Si entra per un breve tratto nel paese dove gli anziani si commuovono nel sentire lo scampanio delle vacche che attraversano il loro borgo, un suono che ridesta in loro ricordi incancellabili. Quindi, lungo la piana, attraversando i terreni in cui stanno crescendo le famose fave di Carpino, tutti su fino a contrada MINIZZO presso la Masseria didattica dedicata ad Antonio Facenna. Con la vista panoramica del lago di Varano, del mare Adriatico e delle incantevoli isole Tremiti partirà la lunga programmazione della festa che prevede la mungitura della capra garganica per la colazione podolica, quindi la preparazione comunitaria del pranzo sociale. Nel pomeriggio la lavorazione del caciocavallo podolico a cura di Giacomo Facenna e l’intreccio dei cesti tipici “Panarë e Panareddë”. Contemporaneamente i vecchi giochi d’una volta, la musica e le ballate dei suonatori e cantatori della tradizione del Molise (Giuseppe Spedino Moffa), di San Giovanni Rotondo (Cantatori e Suonatori) e di Carpino (Cantori). Alle 18 l’escursione per raggiungere il pascolo delle nere capre garganiche e la raccolta delle erbe spontanee selvatiche. In serata la festa si conclude risiedendosi a tavola per la cena podolica e la transumanzaroots dei più rinomati dj selecta reggae, dub e hip-hop della Puglia: Zaio, Mimmo Superbass, MC Papa Buju.
La FESTA della TRANSUMANZA DEL GARGANO – 24 aprile 2016, prodotta dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, ideazione e direzione artistica Luciano Castelluccia, in collaborazione con la Masseria Facenna – Carpino ha visto la partecipazione di Slow Food Gargano Nord e delle aziende agricole facenti parte dell’Associazione “Fave DiCarpino” (Francesco Cannarozzi, Michele Cannarozzi, Domenico Pio Di Mauro e Mario Di Nunzio). La FESTA inoltre è stata scelta come caso di studio dall’Università del Salento ed ha ricevuto il patrocinio e il supporto logistico del COMUNE DI CARPINO, dell’Università degli Studi di Foggia e della Fondazione Apulia Film Commission. La quota podolica di partecipazione è di 28 euro.

Al momento si registrano il doppio dei partecipanti dell’ultima edizione con provenienze da tutt’Italia, Belgio e Francia. Per informazioni consultare i siti www.carpinofolkfestival.com e www.facebook.com/CarpinoFolkFestivalUfficiale e contattare le guide Sara Di Bari +39 327.2940882 e Domenico Antonacci Tel: +39 393.1753151.

Qui il video dell’ultima edizione: https://www.youtube.com/watch?v=QI7UFg-VqXY

Evento FB: https://www.facebook.com/events/246160005729822

Hashtag: #transumanzaroots

A seguire il MENÙ EMOZIONALE della FESTA con gli odori, i profumi e i sapori d’una volta.
COLAZIONE PODOLICA‬
– Latte di Capra Garganica con Puparati
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PRANZO PODOLICO‬
– Saporito antipasto con Pecorino primo sale e Fave tenere di Carpino
– Fave e Zucca alla Carpinese
– Zuppa di Fave di Carpino con cicorie selvatiche e patate
– Passata di Cicerchie su pane tostato
– Recchietelle alla Carpinese con pomodoro fresco, basilico e cacioricotta di Capra Garganica
– Ziffë e zaffë di Vitello Podolico con cipolla, patate, carote e sedano
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CENA PODOLICA “MINIMALISTA”‬
– Carne arrëstutë a base di maiale nostrano e vitello podolico
– Caciocavallo Podolico
– Cacioricotta
– Mozzarella

Pane, Acqua e Vino quanto basta

L’ANTIMIRACOLO di Elio Piccon

Il film è girato in un paese del Gargano, vicino alla laguna di Lesina e documenta la vita della popolazione di questo paese, a soli 350 km da Roma, nella loro mondo di vita quotidiana. Nel film si snodano due storie, quella di Zaruccio e quella di Nicandro, entrambi pescatori d’anguille, ma che nel film avranno destini diversi. Inoltre vengono documentata la Scuola del pianto, e la festa di San Primiano.

Mio padre scrive nei suoi appunti quando nel 1963 andò da Cristaldi e gli disse: “Voglio girare nel Gargano”. Non aveva una sceneggiatura e nemmeno un soggetto. Cristaldi gli rispose: “Qui ci sono i soldi. Torna quando hai finito.”
Prima di girare il film, in questo paese dell’italia a soli 350 Km da Roma, papà ha vissuto tre mesi con la popolazione del Gargano, conducendo la stessa vita quotidiana di quella gente perchè: “Solo così avrei compreso quel regime di esistenza contraddittorio nel quale, il vecchio e il nuovo, ciò che muore e ciò che nasce caratterizzano l’oggi della società meridionale. Mi interessava lo scontro tra tradizione e innovazione… uno scontro complesso ma era questa contraddittorietà ciò che volevo filmare consapevole che “riprendere” usando un’angolazione, un obiettivo….. è sempre dare un’interpretazione della realtà.”
In questo paese del Gargano, esemplificativo di tanti altri, era possibile documentare la precarietà dei beni elementari della vita, l’incertezza delle prospettive concernenti il futuro, la pressione esercitata sugli individui dalla forze naturali e sociali non controllabili, la carenza di assistenza sociale. Inoltre era possibile documentare quel folklore religioso del Sud per cercare di capire, di dare un senso, per far comprendere agli italiani i significati impliciti che esso conteneva.
“Mi trovavo di fronte a della gente che aveva conservato una vita arcaica. La presenza di antichi comportamenti rituali rischiava di far vedere al pubblico questa terra, del nostro paese, come una terra fuori dalla storia, ancora legata a pure “superstizioni” pagane, divertenti e pittoresche nelle loro manifestazioni…”.
L’ obiettivo di mio padre era un altro riportare questo “mondo” nella nostra storia culturale perché “Le immagini corrono ma noi che viviamo nel “miracolo” economico non possiamo rimanere estranei rispetto a questa terra… non ho voluto fare un film-inchiesta o un film di propaganda; ho soltanto voluto imprimere sulla pellicola, naturalmente con immagini calibrate e formalmente selezionate, uno stato di fatto, una realtà qual è. Il film è indubbiamente crudele, spietatamente vero, crudelmente reale e scomodo per un certo tipo di borghesia.”
Le riprese sono durate un anno nel quale papà con la macchina da presa sotto il braccio e senza una “troupe” gira 20 mila metri di pellicola. Determinante era la scelta di impiegare attori non professionisti e di conservare i dialoghi originali.
Per realizzare questo progetto utilizzò come attori i pescatori del lago di Lesina e obiettivi a lungo fuoco per non generare “timore” o “controllo” dovuti alla vicinanza della macchina da presa.
Durissimo è stato il lavoro di montaggio e di sincronizzazione del parlato al momento della ripresa.

La storia di due pescatori
Nel film vengono raccontate due storie: quella di Nicandro e quella di Zaruccio. Entrambi fanno parte della comunità di pescatori del lago di Lesina, ma vogliono progettare le loro vite in maniera diversa. Vivono in condizioni di assoluta miseria economica ed esistenziale, tuttavia vogliono impadronirsi del loro destino per non restare immobili di fronte al divenire della storia che li consumerebbe in un semplice stato di indigenza senza orizzonte di progettualità. Essi vogliono che le loro giornate senza luce, vissute in tane immonde che sembrano stalle o grotte, diventino case. Essi vogliono che il loro sforzo, per emanciparsi, dal fondo delle loro spelonche, giunga a noi protagonisti del cosiddetto “miracolo” economico.
Così Nicandro, in questi anni del boom economico e delle grandi migrazioni dal Sud verso il Nord, compie una scelta coraggiosa.
I soldi che ha guadagnato lavorando all’estero li utilizza per costruirsi una barca e restare nella sua “patria culturale”: quella dei pescatori del lago di Lesina. Nicandro si immerge, come gli altri pescatori, nella laguna e strappa l’erba che rende impossibile pescare le anguille. Con un lavoro estenuante apre la sua “carrara”; ma sotto la sferza del sole e della fatica drammaticamente annega nella laguna.
Ancora una volta la natura potente, devastante mette in scacco il progetto di Nicandro di trasformare con il suo lavoro, seppur per un breve periodo, la laguna informale in cultura.

Zaruccio è in bilico fra la trasmissione di una memoria culturale, quella di essere un pescatore, e la volontà di un progetto innovativo che cambi la sua situazione esistenziale. Egli vuole dunque sfuggire la schiavitù della laguna e tentare di realizzare un campo coltivabile per diventare agricoltore.
Con l’aiuto della moglie affondando nell’acqua, giorno dopo giorno , porta con la barca secchi di terra in mezzo alla laguna. A mano a mano il suo pezzo di terra emerge dall’acqua. Ma a stagione avanzata l’opera è quasi impossibile e un temporale violentissimo distrugge in pochi attimi il suo piccolo campo. Mesi di duro lavoro vengono spazzati via in pochi minuti. E l’acqua della laguna torna padrona del suo destino.

Il destino dei protagonisti dell’Antimiracolo è un destino drammatico che testimonia la provvisorietà e la caducità dell’esistere in determinate situazioni storiche e culturali.
Questi uomini tentano disperatamente di trasformare la natura informale per creare un “mondo” domestico, utilizzabile. Ma la loro volontà di esser-ci in un mondo viene meno di fronte alla natura. La natura ha dunque il sopravvento e mette in scacco l’uomo nella sua volontà di emergere e progredire oltre la naturalità.
L’urlo di Zaruccio, il suo dibattersi nell’acqua della palude, così come il lamento funebre della moglie di Nicandro raccontano il flettersi radicale di quello che De Martino definisce ethos del trascendimento:
L’ ethos del trascendimento è valore precategoriale e non già nel senso della pura e semplice vita, ma nel senso della vita colta nell’atto di aprirsi ai valori categoriali, cioè alle forme di coerenza culturale. Questo ethos del trascendimento, questo doveroso andar oltre secondo valori categoriali è il valore dei valori, la condizione del loro dispiegarsi: un andar oltre primordiale che non può essere mai oltrepassato perché ogni oltrepassare secondo valori categoriali si compie in esso e per esso. L’ethos del trascendimento può tuttavia passare fondando il rischio estremo di tutti i valori che risultano in tal modo colpiti alla radice: è questo il chiudersi del ventaglio della vita culturale, il non poterci essere in nessun mondo culturale possibile” (Ernesto de Martino “La Fine del Mondo. Contributo all’analisi delle apocalissi culturali” a cura di C.Gallini, Einaudi, 1977, pag.675)

La “Scuola del Pianto”
Il film presenta un documento di grande importanza etno-antropologica: la “Scuola del Pianto”. Purtroppo le riprese della “Scuola del Pianto” sono state ampiamente tagliate dalla censura e nel film rimane poco di questo raro documento etno-antropologico. Ora l’intervento del cristianesimo ha sì riplasmato la concezione della morte e dell’al di là ma non ha sradicato in questa terra del nostro meridione, l’antico rituale del lamento funebre.
Qui seguiremo la rigorosa analisi teorica, del lamento funebre, compiuta da Ernesto de Martino in “Morte e Pianto rituale: dal lamento funebre antico al pianto di Maria” (1958). Inutile ricordare lo spessore di questo grande studioso italiano che ha dedicato gran parte della sua vita a comprendere alcuni orizzonti mitico-rituali del nostro meridione d’Italia che, senza il suo contributo, sarebbero rimasti dei puri fenomeni di superstizione popolare. Inoltre per lo studioso italiano si trattava di guardare al folklore religioso del Sud per cercare di capire perchè il cattolicesimo sembra parlare un linguaggio non sufficientemente allineato con i veri bisogni di quelle comunità. Del resto qualunque persistenza insita nel folklore popolare e vista da noi come arcaizzante (o “superstizione”) se c’è e persiste, vuol dire che agisce, funziona. Si tratta dunque di spiegare e capire in che senso funziona e dunque perchè persiste. De Martino in “Morte e pianto rituale” si domanda proprio questo: perché il lamento funebre persiste in alcune zone del Sud d’Italia?

Accenni sulla teoria del sacro di Ernesto de Martino di Natalia Piccon
In tutta la sua produzione teoretica, Ernesto de Martino, ha sempre sostenuto che il compito della storiografia religiosa consiste nel ricostruire il senso culturale di una determinata esperienza religiosa.
Infatti secondo l’autore la storia delle religioni ha per oggetto specifico l’analisi del sacro. Il sacro è inteso come quell’insieme di miti e di riti che si esprimono per mezzo di un linguaggio simbolico. La speculazione demartiniana sul sacro è estremamente complessa, frutto di lunghi anni di ricerca e di studio. Pertanto in questa sede non possiamo affrontarla interamente ma solo darne alcuni accenni. I saggi “Fenomenologia religiosa e storicismo assoluto” (1953-54) e “Storicismo e irrazionalismo nella storia delle religioni” (1957) sono determinanti per il nostro percorso. Inoltre il concetto di presenza e la dialettica cisri-riscatto sono indispensabili per capire l’interpretazione demartiniana dei fenomeni mitico-religiosi.
Il concetto di presenza ricalca il dasein di Martin Heidegger (“Essere e Tempo”, Longanesi, 1927).

L’ “uomo demartiniano” come presenza o esser-ci è un uomo in situazione, un soggetto storico-psicologico.
In quanto essere-nel-mondo, l’uomo è quell’ente che si trova procedente da un certo passato. In particolare possiamo dire che il sistema psichico dell’uomo si struttura sulla memoria di sé come soggetto di atti passati e sul senso di appartenenza ad un determinato mondo culturale e storico. In questa prospettiva, il sentimento dell’unità dell’io e della presenza di sé a se stessi, come bene primario affinché l’uomo possa effettivamente vivere in un mondo, necessita di una dimensione sincronica e di una dimensione diacronica.
Questo significa che ogni individuo ha bisogno di essere in un territorio geografico, domestico, nel quale si ritrova. Dall’altro sono necessari determinati significati simbolici, facenti capo al sistema della cultura alla quale l’individuo appartiene, per mezzo dei quali il mondo acquista un senso e un valore. Tuttavia la struttura della soggettività è estremamente precaria, vulnerabile. Il suo mantenersi come presenza al mondo dipenderà infatti, dalla sua capacità di controllare, rispondere e riconferire un nuovo significato alle continue modificazioni della realtà.
Il nesso dialettico crisi-riscatto consente di sottrarre il sacro ad un piano metafisico per ricondurlo al piano umano della storia: il sacro è un prodotto culturale che in determinati momenti consente di superare la crisi e reimboccare la strada dell’esser-ci.
La dinamica crisi-crollo della presenza e reintegrazione si struttura sulla distinzione posta da De Martino tra destorificazione religiosa o istituzionale e destorificazione irrelativa:
“Tutto il movimento della ripresa religiosa è dominato da una tecnica fondamentale che può essere concettualmente formulata come tecnica di destorificazione istituzionale dai rischi di alienazione attuali o possibili….tale tecnica protegge dalla destorificazione irrelativa, senza orizzonte di cultura, che ha luogo nella alienazione radicale o perdita della presenza.” (“Storicismo e irrazionalismo nella storia delle religioni” in Studi e Materiali di Storia delle religioni, 1957, pag.94).

Il lamento funebre di Natalia Piccon
Ad un primo sguardo il lamento funebre, come esperienza religiosa in atto, può apparire un rituale assolutamente irrazionale.
Ma l’obiettivo di De Martino è quello di distinguere tra esperienza religiosa in atto (concretamente vissuta) e esperienza religiosa rigenerata dalla ragione storica. Si tratta dunque, anche per il pianto rituale, di individuare e riportare alla luce, la sua interna razionalità, la sua funzione culturale, la sua rigorosa necessità storica.
Il rituale della lamentazione ha una funzione precisa: esso si innesta nella crisi psicologica di fronte alla morte di un proprio caro e la sblocca mediante un pianto ritualizzato. Il cordoglio può sfociare in una pericolosa crisi che investe l’io nella sua integrità psichica. Ma la cultura mette a disposizione un istituto per oltrepassare l’evento luttuoso.
Ora il lamento funebre è un pianto “artificiale”. Ciò significa soltanto che il lamento si svolge secondo regole stabili sia nei moduli verbali, sia nella mimica e sia nella melodia. L’alternativa ermeneutica artificio-sincerità non ha senso. Ciò che appare come pianto senza anima, convenzionale, automatico è in realtà destorificazione intenzionale del momento critico della morte, o quanto meno attenuazione della sua storicità.
In sostanza possiamo dire che il lamento funebre è un “discorso” che permette il passaggio da un pianto senza orizzonte a un pianto ritualizzato, ossia ad un discorso protetto e “destorificato” mediante il quale è possibile dar sfogo al proprio dolore in modo controllato.
Come documenta il regista questo antico prodotto culturale, ormai ridotto a “relitto”, è ancora, per questa gente, l’unico strumento che rende possibile il passaggio dalla morte naturale ad una “seconda morte” accettabile: quella culturale. Infatti il lamento “artificiale” è spesso tendenzialmente “epico”.
Inteso nella sua specifica qualità e funzione storicamente e culturalmente determinate il pianto rituale dimostra dunque tutta la sua efficacia: sblocca la singolarizzazione del dolore e il pericolo di una crisi psicologica senza orizzonte e ridischiude un discorso nel quale “il planctus irrelativo è riplasmato in ritornelli emotivi periodici che danno un orizzonte protetto nel qual dar sfogo al proprio dolore” (Ernesto de Martino “Morte e Pianto Rituale: dal lamento funebre antico al pianto di Maria”, Bollati Boringhieri, 1983, pag.110).

La Festa di San Primiano

La festa in onore di San Primiano Martire, patrono di Lesina, si svolge ogni anno dal 14 al 16 maggio ed il paese garganico si veste a festa per questo straordinario evento. Il 14 maggio, la processione della statua dell’Assunta parte dalla Cattedrale e ad essa seguono i festeggiamenti pirotecnici e musicali; il 15 maggio si svolge una seconda processione che percorre tutte le vie cittadine, con la statua di San Primiano, accompagnata dai fedeli.
Anche per la festa di San Primiano il Cristianesimo sembra non corrispondere in pieno ai bisogni della comunità per cui si assiste ad un sincretismo pagano-cattolico. Non possiamo, in questa sede, entrare nel merito del complesso fenomeno dell’incontro-scontro, trasmissione-innovazione tra due diversi orizzonti religiosi.
In primo luogo la festa abolisce il tempo profano e fa entrare la collettività in un tempo “fuori dalla storia”: il tempo sacro. Durante il tempo della festa si può far esplodere, secondo moduli controllati, l’angoscia per la precarietà dei beni elementari della vita, per l’incertezza del futuro, per l’indomabile divenire della natura. Così nel corso della festa si assiste ad un ribaltamento dei normali comportamenti quotidiani: comportamenti che rispettano la cultura ufficiale rappresentata dalla chiesa cristiana.
Caratteristico del periodo festivo è il tabu del lavoro e la comparsa di elementi chiaramente pagani. Divertimenti orgiastici, gare a base di cibo, danze, …, tutti comportamenti che non sono certo rispettosi della licenziosità propria della chiesa cattolica; la povertà di cibo propria della quotidianeità viene “annullata” con una gara dove si assiste ad una vera orgia di cibo: un enorme piatto di spaghetti deve essere mangiato velocissimamente per mostrare a tutti il piatto completamente pulito e vincere la gara. Fiumi di birra scorrono nelle locande dei pescatori. E ancora chi, con la faccia coperta di farina come un fantasma, cerca di raccogliere con l’uso della sola bocca le cinquecento lire nascoste in una ciotola colma di farina.
E in un paese dove le donne vestono perennemente di nero “rinchiuse” in una condizione di castità e subalternità, gli uomini durante la festa potranno vedere altre donne… donne venute dalla città, donne “odalische” che baciano serpenti con evidenti riferimenti sessuali. Ma l’elemento centrale della festa consiste in una raccolta di soldi che avviene in un modo particolare: per entrare in “contatto” con il “sacro” la comunità attacca dei soldi di carta sulla statua del santo utilizzando degli spilli. E una volta raccolti i soldi (che sono ben di più delle tasse!), la tradizione vuole che le donne reclamino a gran voce i “sacri” spilli che, entrati in contatto con il sacro, sono diventati “reliquie”.
Chi può si paga un giro sulla giostra dove una voce dice: “…sempre più veloci col progresso!”.

Ritorna la FESTA della TRANSUMANZA DEL GARGANO

Il ritorno della bella stagione segna l’arrivo di un tempo nuovo e il rinnovarsi della secolare TRANSUMANZA del Gargano
24 aprile 2016 raduno ore 6.00
[Masseria Facenna – Contrada Minizzo|Carpino]
Food ● Art ● Move ● Entertainment

12513651_10154715658160968_6633407475213882500_oLa Festa della Transumanza del Gargano che si svolgerà il prossimo 24 aprile 2016 a Carpino è l’occasione per rivivere la storia e le attività tradizionali del mondo rurale, favorendo la ricerca di un rapporto antico tra uomini, animali e ambiente.

Una via di scambio di sapori e saperi antichi e universali tra campagna e città al ritmo lento degli animali.

Qui il video dell’ultima edizione: https://www.youtube.com/watch?v=QI7UFg-VqXY

Il CARPINO FOLK FESTIVAL nasce nel 1996 con l’intento di valorizzare la tradizione musicale agropastorale di Carpino e del Gargano. Nel solco di questa tradizione si inserisce l’organizzazione della TRANSUMANZA DEL GARGANO presso la MASSERIA FACENNA. Lo scopo è quello di evocare le tradizioni e i fattori culturali del recente passato e di promuovere e valorizzare uno sviluppo territoriale centrato sulle caratteristiche endogene ambientali, culturali, paesaggistiche e artigianali tipiche del Gargano.

Natura, Movimento, Enogastronomia, Eventi per suscitare lo stupore e la voglia di partire per soggiorni brevi nel Gargano come esploratori al centro di un’esperienza inusuale rispetto all’immagine tradizionale della Puglia.

Trasformare la visita del Gargano da un semplice momento di svago in un’esperienza da vivere unica, autentica e non massificata, in cui la transumanza è il pretesto per conoscere non solo luoghi nascosti e fuori dai circuiti tradizionali, ma anche per apprendere la cultura e le tradizioni delle comunità del Parco Nazionale del Gargano, godere della salubrità dell’aria e scoprire l’incredibile tasso di biodiversità del più grande polmone verde della Puglia che altro non è che una sorta di ecomuseo diffuso e vivente da vivere tutto l’anno.

La MASSERIA FACENNA per riprendere ad avviare le maglie di un discorso interrotto bruscamente dall’alluvione del settembre 2014 e tessere la RETE DELLE ANTICHE MASSERIE GARGANICHE come tappe di percorsi di fruizione del territorio.

La festa della TRANSUMANZA DEL GARGANO, ideata da Luciano Castelluccia, è, quindi, parte di un più ampio programma dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival per contribuire allo sviluppo endogeno del sistema territoriale garganico, in considerazione delle importanti ricadute economiche, sociali e turistiche che esso può produrre.

Il 24 aprile 2016, nell’anfiteatro naturale costituito da Capoiale, San Nicola di Varano, Cagnano Varano, Ischitella, Vico del Gargano fino a Rodi Garganico, mandrie di vacche podoliche, pecore, capre garganiche e pastori animeranno e invaderanno le strade pedecollinari che lambiscono Poggio Pastromele di Carpino e che si sono cristallizzate nel corso dei secoli nelle vie transumanti dal piano alla montagna secondo caratteristiche e organizzazione simili al fenomeno della grande transumanza che dagli Abruzzi portava greggi e mandrie verso il Tavoliere e il Gargano percorrendo le vie naturali dei tratturi.

Nel passato sulla montagna del sole la zona più adatta alle pecore era quella di San Giovanni Rotondo, il paese dei pastori, dove la pastorizia, in genere, era totalizzante rispetto agli altri paesi del Gargano. Di pecore se ne trovavano anche a San Marco, ad Apricena, a Rignano, a Sannicandro, a Carpino, a Cagnano, ecc. Moltissimi erano gli allevamenti di capre sul Gargano. Assai diffusi lo erano nei paesi confinanti con la Foresta Umbra, cioè vicino Monte Sant’Angelo, Mattinata, Vieste, Vico, ma ce n’erano molti anche a Sannicandro, a San Marco in Lamis e in genere su tutto il territorio garganico, dove la capra nera era forse l’animale più diffuso.

Nelle Puglie ed in particolare su tutto il promontorio era particolarmente diffusa la Vacca podolica. La Podolica del Gargano è una razza allevata allo stato brado e che quindi offre carni sapide, sane, ricche di sali minerali dal suo latte vengono prodotti ricotte e formaggi dai sapori unici, come il caciocavallo podolico.

PROGRAMMA

Ore 6:00 RITROVO presso ampio parcheggio Bar Caffè – Distributore Carburante Varano Petroli – posto all’entrata di Carpino (subito dopo l’uscita della SS 693 – strada a scorrimento veloce del Gargano)

Ore 6:30 TRASFERIMENTO con navetta in Località TARTARETA (Agro Ischitella)

Ore 7:00 PARTENZA della TRANSUMANZA, percorso 8km a piedi su un sentiero sterrato, ma agevole (Si consiglia abbigliamento pratico e comodo possibilmente dai colori non vivaci ed idoneo alla stagione, scarpe da trekking, cappellino, acqua, snack)

Ore 9:30 ARRIVO Località MINIZZO Azienda Zootecnica FACENNA

La vista panoramica del lago di Varano, del mare Adriatico e delle incantevoli isole Tremiti vi regaleranno emozioni uniche.

Ore 10:00 Mungitura della Capra Garganica e Colazione Podolica

Ore 11:30 Preparazione comunitaria del pranzo sociale

Ore 12:00 PRANZO PODOLICO SOCIALE

Ore 15:00 Laboratori Didattici

– Lavorazione del Caciocavallo Podolico a cura di Giacomo Facenna

– Intrecci dei cesti tipici “Panarë e Panareddë” a cura di Pio Gravina e Luisa Martino

Ore 16:00 Musica e Balli con Suonatori e Cantatori

– Giuseppe Spedino Moffa di Riccia (Campobasso)

– I Cantatori e Suonatori di San Giovanni Rotondo

– I Cantori di Carpino

Ore 17:00 Escursione – Pascolo della capra Garganica e raccolta delle erbe spontanee selvatiche.

Ore 18.00 Giochi Tradizionali: Mazzë a Curtë e Savëza n’goddë

Ore 19:30 CENA PODOLICA SOCIALE

Ore 20:30 TRANSUMANZAROOTS

– Zaio (San Giovanni Rotondo)

– Mimmo Superbass (Bari)

– MC Papa Buju (Altamura)

QUOTA PODOLICA DI PARTECIPAZIONE

€. 28,00 adulti >16 anni – €. 20,00 ragazzi 12/15 anni – €. 15,00 bambini 4/11 anni – Gratis infant < 3 anni – Qui tutte le informazioni.

StationToStation – Le magie non nascono dal nulla, altroché!

Quando si pensò a VIAGGIAR CANTANDO non c’era niente di simile in giro per l’Italia e se c’era non ne eravamo a conoscenza. C’eranofdg state esperienze artistiche sui treni storici che attraversano la Valle dei Templi in Sicilia e Time in jazz di Paolo Fresu a Berchidda in Sardegna (che scoprimmo due anni dopo). Forse perchè il Gargano è notoriamente un isola, decidemmo quindi di caratterizzare il Carpino Folk Festival in termini di mobilità lenta e quindi di ecosostenibilità con piccoli eventi di riproposta della musica tradizionale (e che volete? Uno fa quello che sa fare) sulle Ferrovie del Gargano che dovevano avere uno scopo promozionale per il festival e di accoglienza con la somministrazione delle produzioni tipiche locali e allo stesso tempo valorizzare la rete ferroviaria per lo sviluppo, la promozione turistica e la partecipazione sociale del territorio.

Tutto gratisse, si intende.
Il progetto come sempre nacque complesso con tappe, fermate, visite guidate, spettacoli nelle stazioni e microeventi sui binari. In origine doveva essere il modo di tenere insieme il festival a Carpino e le anteprime nei paesi del Gargano, ma poi di necessità bisogna fare virtù e quindi quello che si intendeva fare tutto insieme è stato fatto a pezzi in più edizioni acquistando una propria autonomia dal resto del festival della musica popolare.
Avrà un futuro? Non credo. Campanilismo esasperato e competenza territoriale nosense non aiutano ed anche le Ferrovie del Gargano preferiscono di più messaggi mediocri e banali.

– NELLO BISCOTTI – “Al Monte Gargano, tra mitologie, letteratura e scienze naturali” con l’ ACCOMPAGNAMENTO di NICOLA GIULIANO e LUCA D’APOLITO
– GIANFRANCO PIEMONTESE “Il Gargano nelle impressioni di una viaggiatrice statunitense degli anni Venti: Katharine Hooker” con ACCOMPAGNAMENTO DELL’ARPA DI GIULIANA DE DONNO, HARPS TO HARPS
– PATRIZIA RESTA ” Dalla natura alle culture. Nascere e rinascere nel tempo, nello spazio e nei luoghi” con ACCOMPAGNAMENTO DEL QUINTANA ENSEMBLE CON ARPA BAROCCA E VOCE, ARCILIUTI, UD E PERCUSSIONI
– GIANNI LANNES “Gargano: la madre terra daunia” con ACCOMPAGNAMENTO DI REDI HASA E MARIA MAZZOTTA CON PROGETTO “URA”
– NICOLA GIULIANO “La magna mater e la Daunia” con ACCOMPAGNAMENTO DI ELENA RUZZA E MATTEO CANTAMESSA CON PROGETTO “DAMATIRA DUB”
– LUCA MORINO – “MorinoMigrante”
– NÁPOLES Y SICILIA – “Cocina y música itinerante”
– GIOVANNI RINALDI – “Un cantastorie sul treno”
– NOMAD set – AFF IN CFF
– DONPASTA- Emigrante con dispensa occupata da passata di pomodoro fatta in casa e vinile
– LE MUIERES GARGANICHE- “Stornelli e tarantelle”
– SALVATORE LUCA TOTA – “Trik e trak e stoffa da vendere
– NAZARIO VASCIARELLI – “Terra, pane e liberta’ ” La cantata di Michele Sciarra
– TARANTULA GARGANICA
– I TRENI DELLA FELICITA’ di Giovanni Rinaldi
– PUGLIA BITE – “L’ideale unione della Puglia attraverso le musiche dei suoi estremi”
– PROGETTO CALA LA SERA – La luna aggira il mondo e voi dormite!

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