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Antonio Basile (Ufficiale)

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Padre Remigio de Cristofaro, etnomusicologo del Gargano… e non solo

Il Centro Studi di Tradizioni Popolari del Gargano e della Capitanata, nel 2005 conferì il Premio Tarantella Fest 2005 a padre Remigio de Cristofaro, autore della Raccolta 104, la più completa compilation di musica popolare del Gargano.
Frate francescano ottantottenne, originario di Ischitella (FG), padre Remigio vive stabilmente a Siena, presso il convento dell’Osservanza, da ben trentanove anni. Compositore fecondo di musica sacra (messe, cantate, laudi, salmi, ecc) ha pubblicato due volumi di canti popolari: "Siena. I Canti del Popolo", e “Ischitella. I canti del popolo”, con la prefazione del grande etnomusicologo Roberto Leydi, scomparso qualche anno fa. «Non l’ho mai conosciuto – ha affermato de Cristofaro – né lui ha conosciuto me. Mi ha cercato un po’ dovunque, non mi ha mai trovato, né io ho trovato lui. Avemmo però intensi contatti telefonici».
Padre Remigio riferisce le esperienze di ricerca sui canti popolari che decenni or sono lo videro impegnato in area toscana e garganica: «Il materiale reperito è stato pubblicato dall’editore Cantagalli di Siena: sono nati così i due volumi dei Canti del Popolo. Essi non contengono soltanto la trascrizione dei testi, ma anche gli spartiti musicali che permettono di interpretare correttamente il canto.
Per i canti di Siena, l’idea scaturì dalla necessità di fornire al coro della Basilica dell’Osservanza, da me fondato, materiale folclorico per serate accademiche, concertistiche, sia in loco sia fuori: «Siamo stati molte volte all’estero a cantare questi canti popolari, con adeguate “armonizzazioni”, alcune facili, altre più impegnate. Molte corali italiane, sapendo di questa mia pubblicazione, si sono date da fare per mettere insieme la tradizione dei loro canti popolari».
La passione di padre Remigio de Cristofaro per l’etnomusicologia è nata dalla frequenza dell’Istituto Pontificio di Musica Sacra in Roma e dalle serate trascorse con gli amici intorno al “glorioso” magnetofono Geloso utilizzato per le rilevazioni: « Al mio paese – racconta padre Remigio – la sera ci si adunava in casa mia e si faceva dell’allegria intorno al registratore, per poi risentire le voci (Siamo noi? – mi chiedevano. Sì siamo noi, siamo tutti noi – li rassicuravo). Davvero una bella cosa. C’era una donna dalle qualità veramente artistiche, Colomba Coccia, era un vulcano, cantava con una veemenza, un entusiasmo, che ti metteva l’entusiasmo addosso».
Nel 1966 padre Remigio ebbe l’incarico dal Centro Nazionale di Musica Popolare di Roma di effettuare la campagna di rilevazione nella sua terra d’origine. Il Centro Nazionale di Musica Popolare era allora animato dal maestro Giorgio Nataletti e da intellettuali del calibro di Ernesto De Martino, Alberto Maria Cirese, Tullio Seppilli, Antonio Uccello, Antonio Pasqualino, Diego Carpitella, oltre all’etnomusicologo americano Alan Lomax.
Per il Gargano c’erano già delle raccolte pregevoli: la 24 B effettuata nel 1954 da Diego Carpitella e da Alan Lomax, e la 43 raccolta nel 1958 dallo stesso Carpitella e da Ernesto de Martino. Tra questi nomi eccelsi – ricorda padre Remigio – si inserì il mio, grazie alla raccolta numero 104».
La raccolta, depositata dal 1966 negli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, è rimasta lì per tutti questi anni, nell’attesa che qualche studioso la valorizzasse. E’ toccato proprio a padre de Cristofaro iniziare l’opera. Incoraggiato dal successo dei canti popolari di Siena, qualche anno fa decise di estrapolare dalla raccolta garganica, la 104 appunto, i canti della sua Ischitella, per darli alle stampe nel 1997.
« Rimane ancora sconosciuto – precisa Padre Remigio – perché ancora inedito, l’enorme repertorio della raccolta 104 relativo ai canti delle altre cittadine garganiche, vi assicuro che c’è materiale pregevole, specialmente quello di Monte Sant’Angelo: «Qui la musicologia popolare aveva assunto un aspetto colto, c’era il coro, contaminato da troppe infiltrazioni degli strumenti, ma trovai anche degli informatori “puri”: i vecchi dell’Asilo di mendicità. Conoscevano tanti canti nella forma originale, recuperati da Giovanni Tancredi, insigne studioso di Monte Sant’Angelo che, oltre a Folclore garganico, pubblicò I canti e balli garganici e i Canti, suoni e balli del Gargano negli «Atti del IV Congresso nazionale arti e tradizioni popolari dell’OND (Opera Nazionale Dopolavoro)».
L’editore Cantagalli di Siena ha pubblicato anche "Ischitella. Le leggende, le fiabe i personaggi", in cui padre Remigio de Cristofaro raccoglie le tradizioni popolari del suo paese d’origine. Un libro che gli è molto caro: «Le favole sono venute fuori in un momento di struggente nostalgia per i racconti dei nonni, degli avi e nel tentativo di trasmettere ai giovanissimi, se possibile, le radici su cui poggiare la loro formazione ». Un libro che è entrato subito nella stima dei lettori; “ bilingue” (dialetto e italiano) è corredato dai disegni dei bambini delle scuole elementari di Ischitella.
I libri di padre Remigio de Cristofaro seguono le indicazioni di altre pubblicazioni del genere, contengono note storiche del luogo e sui caratteri del canto popolare della tradizione. Sono suddivisi in sei capitoli: i canti delle mamme, i canti infantili, gli stornelli e i rispetti, i canti sociali, i canti religiosi e i lamenti funebri.
Padre Remigio ritiene di aver concluso il compito che si era prefisso per la raccolta dei canti di Ischitella: «Il mio lavoro è stato semplice, umile, ma ha richiesto impegno e tanto amore per la mia terra». Il testimone passa a quanti vorranno continuare un lavoro immane, ma stimolante: pubblicare i testi e le partiture dei canti degli altri dieci paesi del Gargano inseriti nella raccolta, corredati dai CD con le vive voci dei testimoni. Voci e suoni immortalati nella raccolta 104 dal mitico registratore “Geloso” di padre Remigio de Cristofaro, cui va la riconoscenza di tutti gli amanti della storia, delle tradizioni etnografiche e della musica popolare del Gargano.
LA RACCOLTA 104
La 104 è la più completa “raccolta” di musica popolare realizzata nel Novecento sul Gargano. L’ intera “impresa” durò dieci giorni: Padre Remigio de Cristofaro dal 26 settembre al 5 ottobre 1966 registrò le voci di numerosi “informatori” oggi quasi tutti scomparsi, portatori diretti di una tradizione di musica popolare che rischia di sparire nei meandri della dimenticanza o nella caoticità della riproposta. Rientrano nella "104" un centinaio di canti di undici paesi del Promontorio: Ischitella, San Giovanni Rotondo, Rignano Garganico, Sannicandro, Vico del Gargano, Rodi Garganico, Vieste, Peschici, Mattinata, Monte Sant’Angelo e Manfredonia. Nella raccolta vi sono anche i canti di due "vaccari anonimi", incontrati da padre Remigio in una radura della Foresta Umbra.
Le tre compilation citate da padre Remigio (la 24 b effettuata da Alan Lomax e Diego Carpitella nel 1954, la 43 effettuata da Ernesto De Martino e Diego Carpitella nel 1958, e la 104 effettata nel 1966 dallo stesso de Cristofaro) sono le uniche raccolte di musica popolare del Gargano conservate presso un ente pubblico.
«Dopo la raccolta 104 – ha affermato l’etnomusicologo Salvatore Villani ( presidente del Centro Studi sulle Tradizioni popolari del Gargano) – il Centro Nazionale di Musica popolare di Roma non ha più commissionato ricerche sul territorio garganico. Alla fine degli anni settanta c’è stato l’esperimento di una raccolta della Biblioteca Provinciale di Foggia effettuata da Giovanni Rinaldi e Paola Sobrero (autori de La memoria che resta Vissuto quotidiano, mito e storia dei braccianti del basso Tavoliere).
Ma i nastri di quelle registrazioni stranamente sono spariti. Quella che doveva essere la quarta raccolta di documenti sonori del Gargano depositata presso un ente pubblico oggi non c’è più …».

Teresa Maria Rauzino

Il Gargano a “La prova del cuoco” – Rai 1 ( li fav d carpin! )

http://www.youtube.com/p/1DC2EACF62745367&hl=it_IT&fs=1
Potete disattivare la radio scorrendo in basso a sinistra altrimenti cliccate qui

Crisi Provincia/ Quelli che… salviamo il soldato Vascello

Il presidente Pepe temporeggia sull’UDC, Nicola vascello, assessore al Turismo rischia di saltare a breve. Sulla questione si sta mobilitando l’associazionismo garganico. Anche sul web.

Il Presidente della Provincia Antonio Pepe temporeggia sull’Udc, ma gli elettori, la società civile prendono parte viva nel dibattito. La politica si accapiglia tatticamente su cariche, poste in gioco e alleanze contese e i cittadini garganici alzano la voce per difendere il loro assessore Nicola Vascello. Salvare il suo assessorato è l’obiettivo fondante dell’azione dell’associazionismo della Montagna del Sole, in questi giorni. L’iniziativa atta a tutelare Vascello è diventata un gruppo online dal nome eloquente: Difendiamo Nicola Vascello dalla bassa politica. Il modello Nichi Vendola, insomma, fa scuola: cresce la voglia da parte della base, degli amministrati, anche in Capitanata, di incidere nelle decisioni partitiche, vissute come lontane e opportunistiche. Ecco le motivazioni della nascita del gruppo: “In questi giorni si parla molto di poltrone e rivendicazioni
politiche, facendo cadere in secondo piano che il Gargano, in questo momento strategico per il Turismo, si ritroverà nel vuoto, dimostrando una grande irresponsabilità verso la classe turistica. Dopo anni di completo disinteresse da parte della politica provinciale per il Gargano, da circa 20 mesi abbiamo un assessore che ha pian piano ridato attenzione ed interesse al nostro Gargano. Con questo gruppo si vorrebbe dire no a tutta la mal politica, dire si invece a chi dalla politica vorrebbe vedere sempre persone che si impegnano mettendo in primo piano il loro ruolo, cioè amministrare.
In questi giorni la Provincia sta per scrivere probabilmente la pagina peggiore della storia della politica di Capitanata. Che si chiami Vascello, Squeo o D’Anelli, impariamo a difendere i politici seri dal cialtrume irresponsabile che li circonda e che puntualmente penalizza il Gargano”. Sono numerosi gli attivisti che hanno voluto manifestare solidarietà a Vascello, il quale, come evidenziano, da oltre un mese non riesce a pianificare il suo operato a causa dell’incertezza amministrativa che lo ha colpito del dilemma Udc sì, Udc no. Accanto al sostegno di Gaetano Berthoud operatore culturale, nettamente pro Vascello, si sono espressi anche intellettuali legati al centro sinistra come la professoressa Teresa Rauzino, Michele Eugenio Di Carlo, responsabile del Comitato a difesa del mare, o giornalisti attivi e attenti alle tematiche del territorio come Anna Lucia Sticozzi della Gazzetta del Mezzogiorno, Piero Russo corrispondente di Repubblica. Antonio Basile del Carpino Folk rileva: “Non possiamo rinunciare alla testardaggine di Nicola Vascello. L’unico che riesce a mettere insieme le parti e tra i pochi che riesce ad avere una visione d’insieme” E un elettore democratico spiega: “Sono del PD e sfegatato vendoliana. Ma quel che è giusto è giusto! Si tratta di epurazione messa in atto dal PDL nei confronti dell’UDC. Non è giusto. Paolo Campo ha preso il 44% al primo turno, contro il 38% di Pepe e se non fosse stato per l’Udc col cavolo che vinceva. Vascello è uno buono! tutta la mia solidarietà”. L’affetto politico per Vascello è trasversale. Gioacchino Rosa Rosa lo sottolinea con nettezza ad uno scettico. “E’ nell’interesse della provincia avere assessori capaci attenti e volenterosi. E se leggi sotto troverai persone di sinistra che confermano la validità di Nicola Vascello. Per una volta possiamo dimenticarci dei partiti e concentrarci sui fatti concreti?”. Amante “non a parole” del nostro Gargano, così viene definito l’assessore udiccino, che fu nominato dallo stesso Pepe. La domanda di Franco Salcuni di Legambiente, che con Vascello ha condiviso il percorso del consorzio dei cinque festival della provincia di Foggia è indicativa del mood garganico nei confronti dell’assessore che meglio ha rappresentato, a dire degli interessati, la Montagna Sacra. “Caro Presidente Pepe, è davvero sicuro di poter fare a meno di una risorsa valida come Nicola Vascello? “ si chiede l’ambientalista, possibile candidato alla Regione per Sel, che aggiunge: “Probabilmente, nella logica delle alleanze,la politica finisce per dimenticare che l’alleanza più forte va fatta con i cittadini. E l’attivismo di Nicola ha reso questa amministrazione provinciale più vicina alla gente, soprattutto alla comunità del Gargano”.
Antonella Soccio
l’Attacco

Il caso dell’anziano trovato morto adesso passa nelle mani dei Ris

CARPINO MENTRE LA MOGLIE ANTONIA RUSSO, INDIZIATA RESTA IN CARCERE
  Dovranno sciogliere il mistero di una sciarpa insanguinata    

  FRANCO MASTROPAOLO
  C A R P I N O. Sulla morte di Michele Bramante, il 68enne deceduto una settimana fa nella sua abitazione, in vicolo "Vesuvio" a ‍Carpino, tutta la documentazione raccolta nel corso delle indagini dai carabinieri della compagnia di Vico del Gargano, è sul tavolo del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lucera, Caterina Lazzaro.Rimane in carcere la moglie, Antonia Russo, nei confronti della quale, sin dal primo momento, il magistrato ha ritenuto che ci fossero elementi sufficienti per emettere un provvedimento restrittivo, confermato anche dopo due giorni, e, quindi, il suo trasferimento nella sezione femminile della casa circondariale del capoluogo.La fase "calda" delle indagini può, dunque, ritenersi giunta al capolinea, spetta ora al magistrato trarre le conclusioni.Non ci sarebbero elementi oggettivi per sostenere l’accusa di omicidio volontario, piuttosto sarebbe più verosimile che si possa parlare di omicidio preterinzionale.E’ possibile, dunque, che la morte di Bramante sia stata causata da un intervento maldestro da parte della moglie.Michele Bramante era stato sottoposto ad intervento chirurgico alla gola per una neoplasia, e questo un paio di mesi fa.Sembra che la ferita gli procurasse un certo fastidio, in particolare del prurito, e spesso avrebbe chiesto l’intervento della moglie.E’ipotizzabile che anche la notte tra sabato e domenica di fine gennaio, Bramante abbia chiesto alla moglie di grattargli la parte della gola dove avvertiva il prurito. Antonia Russo si sarebbe servita di qualche oggetto metallico (una forbice oppure i ferri per la lavorazione della lana) che potrebbe esserle sfuggito di mano provocando l’apertura della ferita e, quindi, la fuoriuscita del sangue.La signora avrebbe ripetutamente tentato di tamponare la ferita con una sciarpa, ma senza riuscirci; la sciarpa e la camicia da mnotte che la donna indossava sono state trovate dai carabinieri sporche di sangue, mentre sugli oggetti non sarebbero state rilevate tracce ematiche; comunque, sono stati richiesti esami più approfonditi ai Ris dei carabinieri.Per il medico legale il decesso sarebbe stato causato da una "azione violenta meccanica". I magistrati sono, comunque convinti che sappia più di quanto dice, e questo in quanto la donna sarebbe caduta ripetutamente in contraddizione.Innanzitutto non è spiegabile il perchè non abbia chiesto aiuto, nonostante l’abbondante fuoriuscita di sangue; ancora, che avrebbe detto di non essersi mossa da casa, mentre i carabinieri avrebbero raccolto elementi che dimostrerebbero tutto il contrario. Ancora più inspiegabile l’aver detto ai figli, che risiedono in Germania per motivi di salute, di non riferire a nessuno della morte del padre.

Carpino/ Mimmo Manzo dice “basta” alle inadempienze che da 5 anni causano le alluvioni

Domenico Manzo segretario del Partito Democratico di Carpino passa dalle parole ai fatti.

A Carpino è da oltre cinque anni che si convive con il pericolo alluvione e l’Amm. Comunale dice sempre "provvederemo". Ora basta denuncerò alla Comando dei Carabinieri di Carpino le varie inadempienze prima che accade qualcosa che poi tutti fanno finta di non conoscere e di non sapere.

Immediata la risposta di Rocco Ruo

L’amico Mimmo Manzo sa bene che il comune di carpino è stato beneficiato di un finanziamento di circa 1 ml e mezzo di euro e di un altro finanziamento di circa 300.000,00 euro. Stiamo per indire le gare d’appalto. Tengo a precisare che i su richiamati finanziamenti sono stati erogati garzie alla solerzia e alla tempestività di intervento dell’amministrazione comunale di Carpino che ha presentato dei progetti credibili, finanziabili e finanziati. Per concludere, ma non per polemica sterile e fine a se stessa. Mi piacerebbe conoscere un solo progetto per la messa in sicurezza del suolo che l’amministrazione comunale di Carpino ha avuto finanziato quando l’amico mimmo manzo era un importante e pesante assessore comunale.

Domenico Manzo

Caro Rocco Ruo ti invito ad andare sul posto e a verificare, visto che sei un amministratore, le condizioni di sicurezza che ci sono su quel ponte, lo so bene che ci sono dei finanziamenti, ma so anche che un’amministrazione può attraverso i propri dipendenti garantire almeno l’ordinaria amministrazione facendo ad esempio predisporre qualche parapetto e tutte le opere per evitare l’immediato pericolo.

Bando Regionale Fino a 14.000 euro di contributo per le assunzioni a tempo indeterminato

L’Assessorato al Lavoro ha licenziato la determina che comporta il varo di un bando per 12 milioni di euro destinati ai lavoratori come conseguenza delle scelte operate dalla Giunta con la delibera Welfare to Work dello scorso dicembre.
Il bando si pone due obiettivi:

1. contribuire alle assunzioni a tempo indeterminato da parte delle imprese di lavoratori svantaggiati come ad esempio i cassa integrati o i disoccupati da oltre 24 mesi grazie a un finanziamento straordinario della Regione di 12.000 euro a nuovo assunto, contributo che potrà arrivare a 14.000 e per chi avrà un’età superiore ai 45 anni nell’ottica di favorire la ricollocazione di lavoratori vittime dei processi di ristrutturazione aziendali;
2. contribuire alla riqualificazione degli stessi lavoratori attraverso un contributo regionale da 1500 a 4500 euro come dote formativa finalizzata all’adattamento delle competenze degli assunti.

Le domande delle imprese, a partire dalla pubblicazione sul BURP, dovranno pervenire agli Uffici del Servizio Politiche del Lavoro delle rispettive Province entro il 15 ottobre. Saranno infatti le Province, nell’ambito del decentramento dei poteri che la Regione ha loro attribuito, a valutare le domande e la valutazione procederà mese per mese in modo da dare risposte concrete alle richieste pervenute ogni 30 giorni. La graduatoria finale mensile sarà infine approvata dalla Regione con la verifica delle disponibilità finanziarie.

Il bando contiene il rischiamo esplicito al regolamento applicativo della Legge 28/06 di contrasto al lavoro irregolare, regolamento che prevede la revoca parziale o totale del finanziamento in caso di violazione del Contratto Nazionale di Lavoro da parte dell’impresa beneficiaria.
“La Regione – ha dichiarato l’Assessore Losappio- intende tutelare il lavoro anche e soprattutto con le sue politiche e i suoi finanziamenti; per questo stiamo rendendo operativa la legge di contrasto al lavoro irregolare che l’Europa ha considerato fra le buone pratiche da premiare e seguire e lo facciamo mentre finanziamo nuova occupazione in questa terribile crisi perché intendiamo respingere il ricatto del lavoro nero come male minore quando le imprese chiudono o licenziano. Per noi il lavoro è solo lavoro, senza aggettivi tranne uno: buono”.

Nei prossimi giorni l’Assessorato completerà le politiche di welfare to work con l’emanazione di altri due bandi, uno per l’autoimpiego dei lavoratori che si mettono in proprio e l’altro con i corsi di formazione professionale che prevedono l’integrazione del reddito dei cassaintegrati e dei disoccupati.

20.000 beghe sotto i mari

«Come le balene, anche le navi affondate si fanno uscire dalla pancia versi bassi come muggiti, rantoli cavernosi come un sospiro a bocca aperta, gemiti e mormorii lunghi, che viaggiano dentro l’acqua e arrivano lontano, senza che niente li fermi […] esiste un canto delle navi perdute?» (Carlo Lucarelli, Navi a perdere)
Negli abissi più profondi e oscuri ma mai troppo distanti dall’uomo, fauna e flora marine imparano in fretta a convivere con sinistre e fluorescenti presenze, diventate inesorabilmente parte integrante dell’habitat sommerso. Gli esemplari della nuova specie hanno forma e consistenza molteplici ma alcuni elementi distintivi comuni: non nascono in mare, sono altamente tossici e radioattivi e, per loro natura, fortemente indesiderati. Sono trasportati in alto mare dalle grandi navi dei veleni che a volte li accompagnano inabissandosi solidalmente. E le vicende alle loro spalle sono oscure come i fondali in cui giacciono! Storie di mafia, di politiche segrete, di accordi clandestini, di misteriosi omicidi e di sporchi interessi economici.. La nave Velenia è comandata da una piovra spavalda che ingrassa all’ombra di omertosi “non vedo”, “non sento” e “non parlo” e sta cercando un nuovo angolo di mare in cui scaricare i suoi trasporti eccezionali. E se ciò porterà all’ennesimo sconquasso, poco importa, purché l’unica salvaguardia sia quella del denaro… Deni Bianco

Votate il carro! Cliccando qui e scorrendo la pagina  verso il basso vedrete sulla destra il form per la votazione.

Omicidio Carpino, svelato il mistero sul delitto.

Vogliate perdonarmi se quanto scriverò su questa morte offenderà talune sensibilità. Sento di doverlo fare.
Prima di tutto porgo le mie condoglianze alla famiglia.

Pare, come dice l’articolo di cui sotto, che abbiano risolto il caso. Le indagini portano inequivocabilmente alla moglie.
Nicola Mitrione qualche giorno fa scrisse che chiunque guardasse nei suoi occhi capiva il disagio che stava attraversando e che in fondo quello che è accaduto è anche colpa nostra.
Condivido in pieno questa visione. Sono anch’io convinto che questo delitto unisce in negativo l’intera comunità carpinese.
Vedete gli investigatori hanno trovato le probabili armi dell’omicidio e le urla della donna avvalorano la tesi accusatoria. Per tutti è stata la moglie.
Se ci fate caso una delle principali cause della morte di molti anziani è una caduta. Ma siamo proprio sicuri che sia cosi? Siamo proprio sicuri che la caduta abbia chiamato la morte?
Io penso proprio di no, penso che sia la morte a causare la caduta e a portarsi i nostri affetti.
Anche nel giallo di Carpino le cose sono andate cosi. Il tumore, l’arma, la donna sono la caduta di cui si è avvalsa la morte per portarsi via Michele Bramante.
Ma Michele non era anziano. Chi ha convocato la morte?

Michele Bramante era un piccolo uomo che parlava con un filo di voce per non distrurbare. Lo ricordo al Bar di mio padre a chiedermi verso le ore 20 della calura estiva una Birra. Non era come gli altri clienti. Michele Bramante non voleva dare fastidio a nessuno. Mi guardava negli occhi, Nicola quanto hai ragione, e quando gli sguardi si incrociavano alzava la mano con le sue mille lire e chiedeva la sua birra. Gliela prendevo, gli portavo anche il bicchiere, ma lui lo rifiutava, metteva il dito nella canna della bottiglia e la faceva scoccare. Poi mi guardava come un bimbo, mi sorrideva e sempre con quell’atteggiamento di chi non vuole fare danni, alzava il gomito è si beveva quella birra.
Spero che nella sua vita Michele Bramante abbia avuto molte altre gioie, ma l’impressione che avevo era che in quel momento lui si gustava il suo momento di gloria, il suo riscatto sociale.
Di Michele Bramante ricordo che non mi accorgevo quando arrivava e non mi accorgevo quando non c’era più. Ma se mi capitava di guardarlo negli occhi capivo subito che aveva bisogno di essere ascoltato.
Non lo feci. Se qualcuno gli rivolgeva la parola spesso era la persona sbagliata.
Era un uomo solo che soffriva in silenzio.
Sono certo che se ci fossimo fermati un attimo ad ascoltarlo Michele Bramante starebbe ancora con noi.
Ciao Michele Bramante piccolo uomo umile di Carpino.

Signor Sindaco, per Michele Bramante, le chiedo la cortesia di far verificare quanti casi di morte ci sono a Carpino a causa dei tumori. In particolare di verificare se il numero è nella media locale e nazionale. Se ci sono delle anomalie. Se i carpinesi possono stare tranquilli oppure se occorre prendere dei provvedimenti per la pubblica sicurezza. La ringrazio.

A distanza di cinque giorni si è finalmente composto il puzzle di indagini in merito all’uccisione di Michele Bramante, il pensionato di Carpino sgozzato all’interno della sua abitazione. I carabinieri avevano fermato la moglie dell’uomo, Antonia Russo, fermo poi convolidato dal Gip del tribunale di Lucera. Intorno a lei, infatti, si sono mosse le indagini. Domenica scorsa, giorno del delitto, i primi ad intervenire sul posto, dopo la telefonata dei figli della coppia che risiedono in Germania sono stati i sanitari del 118. Nella tarda serata, però, è stato richiesto l’intervento di un medico legale che ha constatato il decesso da ‘azione meccanica’ e non come si era sospettato in un primo momento da emorragia dovuta all’esplosione di una vena all’altezza della gola, dove l’uomo due mesi prima subì un intervento per un tumore. La scena del crimine è apparsa sin da subito poco chiara; la stanza, così come le pareti, erano state completamente ripulite da eventuali tracce di sangue. Poi, a seguito di una perquisizione, i carabinieri hanno recuperato la camicia da notte della donna, macchiata di sangue ed una sciarpa in lana completamente intrisa, probabilmente utilizzata dalla Russo, sostengono gli inquirenti, per tamponare la ferita alla gola del pensionato. Inoltre, immediatamente dopo il delitto i militari hanno anche sequestrato in casa dei due coniugi un paio di forbici e dei ferri utilizzati per lavorare la lana. Secondo gli stessi, queste potrebbero essere le probabili armi dell’omicidio. Inoltre la donna ha dichiarato versioni contrastanti in merito alla ricostruzione dell’accaduto, che non hanno affatto convinto gli investigatori che, pertanto, ne hanno disposto il fermo. Inoltre la pensionata chiedeva di continuo di poter raggiungere i figli in Germania. Particolare che, dicono i carabinieri, avvalorerebbe la tesi accusatoria nei suoi confronti.
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Delitto di Carpino, gli stava grattando la ferita alla gola: le sono sfuggite le forbici
Già in stato di fermo la moglie. In lavatrice i vestiti sporchi di sangue.

Sembra sia stato definitivamente chiarito il giallo della morte di Michele Bramante, 77 anni, trovato privo di vita nel letto della sua abitazione. La moglie Antonia Russo di 56 anni avrebbe cercato di alleviare il prurito al collo di suo marito provocato da una grave infezione forse utilizzando delle forbici o un altro oggetto metallico appuntito. Quello che poteva sembrare un gesto d’aiuto si è rivelato invece fatale per l’uomo.

L’accusa della donna potrebbe essere dunque di omicidio preterintenzionale o colposo. I carabinieri hanno recuperato nella lavatrice dell’abitazione una camicia da notte della donna macchiata di sangue e una sciarpa che Antonia Russo potrebbe aver utilizzato per tamponare l’emorragia di suo marito.

Una circostanza alquanto singolare ma giudicata credibile dagli inquirenti. Una vicenda che ha impegnato le forze dell’ordine nel chiarire un quadro della situazione che all’inizio sembrava banale. L’uomo venne trovato lunedì dagli agenti in una pozza di sangue. Accanto a lui la moglie in stato di shock.

Sembrava fin dall’inizio che fosse stato ferito alla gola con un punteruolo. Bramante, due mesi fa si era sottoposto a un delicato intervento chirurgico alla gola per un tumore. All’inizio gli inquirenti ipotizzavano che la ferita potesse essersi infettata. L’allarme lo diedero i figli del 67enne che abitano in Germania.

L’uomo viveva proprio con la moglie, una donna di 56 anni. Dopo il primo intervento degli operatori del 118, che hanno constatato la morte sua morte, è intervenuto il medico legale che sospettava come il decesso fosse sopraggiunto con un colpo alla carotide inferto con un punteruolo. In base agli ultimi sviluppi sembra proprio che sia stato il colpo di forbici inferto dalla donna.

Emergenza a Cagnano Varano

Salve, sono la proprietaria di una casa nella zona vecchia di Cagnano Varano e in questo momento mi vergogno di ESSERE CAGNANESE in quanto dal mese di agosto lotto con tutte le istituzioni locali per far rispettare il mio diritto di proprietà dato che casa mia è occupata abusivamente da un donna con 2 bambini piccoli e il suo convivente; ma non è questo il problema principale, la casa nel mese di agosto è stata dichiarata pericolante ed è stato dato lo sgombro parziale dell’intera palazzina e nel mese di settembre il sindaco ha firmato lo sgombro totale e imposto l’esecuzione dei lavori.
La cosa non può essere eseguita in quanto ancora ad oggi l’intera palazzina è abitata e poi dopo i fatti accaduti in Sicilia vivo con l’angoscia di ricevere una telefonata di qualche vicino che mi dice che la casa è crollata e sotto le macerie sono morti i bambini.
Ancora oggi ho parlato con il sindaco ma senza risultati, ho detto di nuovo che la casa è pericolante e che gli abitanti vivono in uno stato di degrado assoluto;sono stati disattivati da me la luce elettrica e l’acqua,la casa è quasi tutta senza mobili;vivono con una rete ed un materasso, una cucina e poco più cosa (che nel 2010 non dovrebbe essere permesso a dei genitori che vivono di stenti in quanto nessuno dei due lavora, se così si può definire far vivere una bambina di 4 anni ed una di 1 anno e mezzo…=
AIUTATEMI A FAR CONOSCERE QUESTA SITUAZIONE GRAVE IN QUANTO 2 BAMBINI VIVONO IN PERICOLO PER COLPA DI GENITORI IGNORANTI E NELL’INDIFFERENZA DELL’ISTITUZIONI.
Maria

Fonte:http://cagnanovarano.org/forum

We can…

Gargano….Faggeta di Monte Spigno

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