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Antonio Basile (Ufficiale)

Antonio Basile (Ufficiale) ha scritto 2098 articoli per Antonio Basile – OFFICIAL BLOG

Regionali: PDL. Sul Gargano s’ode uno squillo di Trombetta, ma c’è chi non lo vuole sentire!

Gianmario Zaccagnino, vicino alle posizioni di Giovanardi, consigliere regionale uscente e candidato di diritto quindi alle prossime elezioni nella Pdl a rappresentare una parte notevole del Gargano che va da San Nicandro e dintorni. Gianmario Zaccagnino dice: «Non sono d’accordo sul metodo seguito dagli amici dei Circoli Pdl del cosiddetto Gargano Nord che nel percorrere la strada del candidato unico della zona spaccano lo stesso Gargano in quanto all’appello mancano diversi paesi che hanno diritto di esprimersi: parlo di San Nicandro, ma anche Ischitella, San Marco in Lamis, Monte Sant’Angelo, e quindi si rischia di avere l’effetto opposto. Non so se Trombetta si candiderà, ma in questo momento auspico comunque che il Gargano abbia un suo rappresentante in seno al consiglio regionale per il peso che ha la regione nelle scelte generali del territorio. Dico no ad una guerra tra poveri per il bene del Gargano territorio da salvaguardare». Chiaro il discorso di Gianmario Zaccagnino che incalza: «Non si può fare una riunione dei circoli del Gargano Nord tenendo fuori pezzi importanti, paesi a peso specifico notevole del Gargano. Quindi, dialoghiamo»

GROTTA PAGLICCI: QUEL MUSEO CHE NON APRE, TRA ENORMI RITARDI E NULLITA’ TECNICHE E POLITICHE

QUELLO ARCHEOLOGICO E’ ORMAI UN’UTOPIA, QUELLO VIRTUALE E’ PER ORA SOLO UN SOGNO NEL CASSETTO DI POCHI, TRA MANCATI CONTROLLI E BLOCCHI COATTI. NEI GIORNI SCORSI LETTERA DEL COMUNE AL PARCO NAZIONALE DEL GARGANO…

di Angelo Del Vecchio

RIGNANO GARGANICO. Purtroppo siamo di nuovo in questi spazi a scrivere dello spreco (o sperpero che dir si voglia) di fondi pubblici che orbitano intorno al noto giacimento preistorico di Grotta Paglicci, sito che ha restituito in 40 anni di scavi oltre 45.000 reperti databili tra i 500.000 e gli 11.000 anni da oggi.

Tantissimi miliardi di vecchie lire e milioni di nuovi euro sono stati impiegati per arrivare a magrissimi risultati e ad una ovvia ed evidentissima imperizia degli Enti Pubblici finanziatori e beneficiari.
Molto più di miliardo di lire (finanziamento Pop della Comunità Europea), come ormai ampiamente risaputo, è stato speso per creare presso la sede dell’ex-Municipio di Rignano Garganico (Corso Giannone n. 10) un Museo Archeologico che doveva risolvere i problemi occupazionali e turistici del più piccolo comune della Montagna del Sole. I soldi sono stati spesi e fino all’ultimo centesimo, ma di quella moderna struttura museale di cui si narrava nei libri progettuali nessuno ha mai visto nulla, se non sterili e vuote vetrine e pannelli illustrativi ormai fuori dal tempo. Mentre oltre 20 guide turistiche, opportunamente formate, sono emigrate al nord o hanno cambiato completamente indirizzo lavorativo.
E non è tutto, dei reperti archeologici che dovevano essere esposti nelle vetrine nessuno ha visto nulla finora, mentre lo ripetiamo i fondi sono stati spesi e spesi in enorme quantità. Ma siamo in Italia, tutti sanno e nessuno parla, chi doveva controllare non controlla e anzi fa finta di nulla, scaricando le responsabilità su altri. Alla fine a pagare sono Rignano e i rignanesi, dove l’emigrazione giovanile ha raggiunto ormai vette di non ritorno. Nonostante questi sperperi, la Regione Puglia e la Comunità Europea hanno voluto dare nuovi stimoli e nuova fiducia agli Enti territoriali, che anziché rifarsi per le mancanze pregresse, non hanno trovato di meglio che provocare ulteriori brutture, ritardi e perché no sprechi.
Le responsabilità di ciò sono ampie e variegate, chiaramente non escludono "disimpegni" di direttori dei lavori, sindaci, amministratori pubblici di maggioranza e di opposizione, presidenti di Parco, Regione e Comunità Montana del Gargano, dirigenti della Soprintendenza Archeologica competente, Università degli Studi di Siena. Tutte figure che, con vari gradi di responsabilità, hanno avuto a che fare con questi lavori e che, al di là delle mere chiacchiere ascoltate e riascoltate in incontri formali ed informali, non hanno prodotto nulla di concreto.
Circa 1 milione e mezzo di euro (3 miliardi di vecchie lire), per esempio, dovevano portare alla creazione di un moderno Museo Virtuale (un Centro Accoglienza per i turisti) e alla creazione di spazi pubblici presso l’ex-asilo comunale, presso la Chiesa del Purgatorio e presso la sede del mai inaugurato Museo Archeologico. A che punto stanno questi lavori? Dal Parco da circa un paio di anni continuano a dire che l’inaugurazione è imminente, ma finora nulla si è visto, nulla si è notato se non opere murarie e installazioni di ascensori. Tutto ciò mentre si sente chiacchierare di ritardi coatti, di ditte non pagate, di lavori ultimati oltre le scadenze.
Nei giorni scorsi il sindaco Antonio Gisolfi ha chiesto lumi alla Riserva Nazionale, inviando una missiva all’attenzione del presidente Giandiego Gatta. Ad oggi nulla è trapelato. A Gatta e a Gisolfi e a tutti i soggetti pubblici o privati interessati a questi lavori oggi chiediamo più trasparenza e soprattutto un pubblico incontro per chiarire alla popolazione rignanese cosa si è fatto e cosa si farà, visto che, non lo dimenticassero i politici e politicanti di turno, i fondi spesi sono di tutti e tutti hanno il diritto di sapere.
Al primo cittadino e ai suoi maggiorenti chiediamo più grinta e più tenacia, sollecitandoli a pressare ancor più sul Parco e nel contempo intervenendo pubblicamente in questo o in altri spazi web. Aspettiamo pazientemente i loro commenti.

PS = Questo non vuole essere un attacco frontale alla Pubblica Amministrazione di Rignano Garganico o al Parco Nazionale del Gargano, smettiamola con queste chiacchiere, ma l’avvio di una lunga campagna di sensibilizzazione sulle cose che non vanno in paese. La gente è stanca di promesse, ora ha bisogno di fatti concreti e tangibili.

Terremoto all’alba paura nel Foggiano non ci sono feriti

ROMA – Una scossa sismica di magnitudo 3.2 si è verificata questa mattina alle 5.20 in provincia di Foggia. Dalle verifiche effettuate dalla Protezione civile non risultano danni a persone o cose. L’epicentro in mare a 65 chilometri dalla costa di fronte a Vico del Gargano.

GARGANO SINDACO DI ‍CARPINO E GIÀ DIRETTORE DEL GAL DEL GARGANO CORRERÀ PER LE REGIONALI

Gargano nord, candidato unico nel Pdl

  Oltre a Gian Mario Zaccagnino i sindaci intenderebbero confluire sul nome di Mario Trombetta

  FRANCO MASTROPAOLO

  V I C O. Un candidato unico per il il Pdl del Gargano nord. Oddio, fatta eccezione per l’uscente Gian Mario Zaccagnino, di San Nicandro Garganico consigliere regionale e riproposto naturalmente, si prospetta questa idea sul Gargano. Mario Trombetta, ex sindaco di ‍Carpino e direttore del Gal Gargano, dovrebbe essere il candidato da inserire nella lista del Pdl al consiglio regionale. Sul nome di Trombetta è stato unanime il consenso da parte dei rappresentati dei circoli del Pdl dei Comuni del Gargano nord: Gianluca Giornetti (Cagnano Varano), Rocco Manzo (‍Carpino), Raffaele Vigilante (Peschici), Carmine D’Anelli (Rodi Garganico), Oscar Lanzetta (Vico del Gargano), Raffaele Zaffarano (Vieste), riunitisi a Rodi Garganico.    Proposta di candidatura che il coordinamento regionale del partito delle libertà dovrà valutare attentamente perchè subordinata a riequilibrare quanto oggi viene valutato pesantemente penalizzante per le comunità del Gargano nord.    Infatti, la disponibilità a candidare Trombetta è subordinata alla richiesta di   rivedere la presenza di esponenti locali in seno agli organi provinciali.    In particolare, si chiede la nomina nella giunta provinciale di un assessore garganico che dovrebbe sostituire Nicola Vascello all’assessorato provinciale al turismo; altra condizione, la presidenza di un proprio rappresentante al vertice dell’ente parco nazionale del Gargano, che "sarà scelto in base a specifiche competenze".    Un aut aut? Ad una prima lettura sarebbe senz’altro configurabile se, però, non si tenesse conto che, da decenni, c’è uno squilibrio che fa del Gargano nord una sorta di cenerentola, e questo si ritiene che non debba più ripetersi per tutto ciò che il Gargano rappresenta per l’economia della Capitanata e della Puglia.    Continuare a dimenticare tutto questo significherebbe non guardare a questa parte del territorio come ad una risorsa della quale non si può fare a meno.Non solo, significherebbe ritenere che non ci siano amministratori e politici che sappiamo contribuire a far sì che il Gargano e la Capitanata possano creare tutte quelle opportunità per consolidare progetti di crescita che, indiscutibilmente, sono in atto e largamente apprezzate.

Rimuoveteci le navi dei veleni,appello del comitato del mare

Lettera aperta inviata a Provincia, Parco e a tutti i sindaci del promontorio. La Eden V e la Panayiota, tuttora arenate a Lesina e Pianosa. Con una lettera aperta inviata ai sindaci di tutti i comuni garganici, al presidente della provincia di Foggia e al presidente del Parco Nazionale del Gargano, il Comitato per la tutela del mare del Gargano, chiede a gran voce l’intervento delle istituzioni sulla questione navi dei veleni, “affinché venga istituito un tavolo di confronto sulla tematica con la Regione Puglia e vengano messe in atto, in maniera concertata e concordata, gli impegni presi, a nome della Regione, dall’Assessore Guglielmo Minervini” che riguardano principalmente: la rimozione delle navi Eden V e Panayiota, tuttora arenate a Lesina e a Pianosa; lo stanziamento di fondi ai fini di un’indagine epimediologica sullo stato di salute delle popolazioni locali e la convocazione di una conferenza di servizi della Regione Puglia con le istituzioni locali, al fine di affrontare e risolvere le delicate questioni riguardanti il mare del Gargano, compresa l’eventuale bonifica. Impegni, questi, presi dall’assessore regionale a margine del convegno “Le navi affondate al largo del Gargano. Quali risposte istituzionali a tutela della salute dei garganici?”, svoltosi a San Nicandro il 28 ottobre scorso al quale gli stessi rappresentanti delle istituzioni destinatari della lettera aperta (fatta eccezione per l’assessore regionale, il sindaco di San Nicandro Costantino Squeo e il sindaco di San Marco Michelangelo Lombardi) , seppur invitati, non hanno partecipato. Un silenzio assordante circonda da sempre queste tematiche che pur dovrebbero assumere un ruolo centrale e prioritario nell’agenda politica degli amministratori, soprattutto locali. Tematiche sicuramente scomode, di difficile soluzione, ma che proprio per questo motivo necessitano di sinergie tra gli enti territoriali, a difesa della legalità e della salute pubblica. Il convengo di ottobre aveva preso spunto da un’inchiesta giornalistica di Gianni Lannes su container e navi affondate al largo del Gargano delle quali proprio la Panayiota e la Eden V, arenatesi con modalità e circostanze sospette, rappresentano una testimonianza visibile a tutti, incarnando, anzi, con la loro desolante presenza da più di venti anni sulle spiagge di luoghi anche rilevanti dal punto di vista turistico, una sorta di “monumenti” all’indifferenza delle istituzioni. Ed infatti, proprio l’assenza e il silenzio delle istituzioni (sindaci dei vari comuni, presidenti di parco e provincia, ministero) ha preoccupato i numerosissimi cittadini di ogni paese garganico intervenuti in quella sede, spingendo i rappresentanti di alcune fra le associazioni organizzatrici del convegno a dar poi vita al comitato per la tutela del mare, proprio per assumere un ruolo di stimolo e propositivo sui temi della salvaguardia del territorio e dell’ambiente marino e costiero. “L’ assenza e il silenzio delle istituzioni invitate a dare risposte concrete riguardo a tematiche rilevanti e relative alla salute pubblica, alla tutela ambientale, alle possibilità di sviluppo sostenibile del territorio garganico, fatta eccezione per l’assessore regionale Guglielmo Minervini che ha accettato il confronto, del sindaco di San Marco in Lamis presente in sala e del sindaco di San Nicandro Garganico che ha ospitato l’incontro – prosegue la lettera del comitato alle istituzioni – ha suscitato il malcontento e la preoccupazione del folto pubblico presente e dei numerosissimi rappresentanti della cittadinanza attiva, della cultura, della società civile accorsi al convegno. Qualche giorno dopo l’incontro, l’inchiesta del giornalista RAI, Angelo Saso (trasmessa da Rainews 24) ha aggravato le preoccupazioni di un Gargano il cui futuro viene vissuto con ansia, incertezza e precarietà, a dimostrazione che gli aspetti critici di un territorio devono essere affrontati con tempestività e risolutezza dalle classi politiche e istituzionali, che necessariamente devono, su questioni di rilevanza pubblica, dimostrarsi all’altezza degli alti e nobili compiti ai quali sono preposte”.

Anna Lucia Sticozzi

La Gazzetta del Mezzogiorno" 13 febbraio 2010

Svastiche greche a Monte Sant’Angelo

Alcuni mesi fa, noi del Team Archeo – Speleologico ARGOD scoprimmo una nuova Triplice Cinta Sacra sulla facciata anteriore della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Monte Sant’Angelo. Per il gruppo si trattò della terza Triplice Cinta scoperta, dopo quella del Castello di Peschici e dell’Abbazia di CàlenaPoco tempo dopo, ad una ulteriore perlustrazione effettuata all’adiacente Tomba di Rotari, Battistero dedicato a San Giovanni, una nuova e sensazionale scoperta: due svastiche incise in un punto poco visibile nel cortile esterno della struttura, vicino alle basi delle quattro colonne di granito. Non svastiche qualsiasi [Fig.1], ma di una ben precisa cultura: Greca!


Fig. 1 Una delle due svastiche greche scoperte nel cortile della Tomba di Rotari.

Ebbene sì, due svastiche di indiscussa tipologia greca [Fig.2] incise in un sito ricco di simbologie rare. 

Fig. 2 Una delle due svastiche greche scoperte nel cortile della Tomba di Rotari.


Lo studio dei simboli percorre strade tortuose e complicate. Strade che spesso sembrano non condividere nulla, ma che inaspettatamente s’intersecano per svelare indizi sconcertanti, da cui poi si dipartono altre strade che alimentano la complessità della ricerca. Il mondo accademico affronta la simbologia con distacco e scetticismo, poiché affetta da troppe variabili, carente di documentazione, viziata da soggettive e variegate interpretazioni, ma soprattutto perché non univocamente identificabile. In pratica, ad oggi, non è stata ancora fondata una giusta metodologia scientifica per lo studio dei simboli.E’ anche vero, però, che la forza di un simbolo sta nel fatto di rivelare non una verità, bensì un concetto, che tanto più si sveste di segretezza tanto più alto è il grado di conoscenza e consapevolezza dello studioso che tenta di decrittarlo. Una conoscenza semplice e diretta, nella sua forma, che riesce a resistere allo scorrere dei secoli molto più di qualsiasi documento scritto, monumento o reperto archeologico, ma che se studiato, contestualizzato e soprattutto capito, riesce a dare una quantità considerevole di informazioni.

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Tornano a girare le pale a Ischitella

Pochi giorni fa per “festeggiare” la promozione dell’esame "museologia, tecniche del restauro e della conservazione", ho deciso di portare in visita i miei compagni di corso in alcuni paesi del Gargano per mostrar loro le bellezze e gli scempi (vedi cattivi esempi di restauro e conservazione) dei nostri antichi centri storici. L’itinerario che avevo previsto, partiva da Vieste passando per Peschici, Vico e Rodi e Ischitella. La giornata, che a dir il vero non prometteva nulla di buono dal punto di vista meteorologico, si è svolta tra un paese e l’altro fino all’arrivo ad Ischitella nel primo pomeriggio; qui, iniziamo la nostra perlustrazione dal maestoso palazzo Pinto e continuiamo il nostro tragitto tra una foto e l’altra quando ad un certo punto rimango (anzi rimaniamo) a bocca aperta.
Contro qualsiasi regola del P.U.G. , del restauro e della conservazione dei centri storici, una bellissima ed antica struttura ad archi è stata letteralmente dilaniata (con i pericoli che ne conseguono, lavori del genere su fabbricati così antichi potrebbero provocarne il crollo) per crearne tre porte coperte in parte con un vistoso e stridente muro di cemento armato e blocchi in cemento. Il tutto, si scopre successivamente, è stato autorizzato dal Comune di Ischitella.
Questo comune non finisce di stupirci! Ho seguito con un certo interesse la costante e continua discussione sul progetto OFF-Shore deliberato “silenziosamente” dal Comune di Ischitella, e sui tanti risvolti poco chiari, ma anche le "balle mediatiche" che farebbero vergognare l’ultimo dei garganici, come la pala eolica con l’ascensore per portare i turisti. Idea prospettata non "dall’ultimo dei garganici" ma dal primo cittadino di questa località, ribattezzata anche "la bomboniera del Gargano".
Si ma della bomboniera mi sa che se continuiamo così ne resterà ben poco. Sembra manchi "la cultura della conservazione", il senso di appartenenza al territorio e agli aspetti storico-culturali che conserva.
E i miei amici arrivati dall’Aquila? Forse gli sarà sembrato (nel piccolo) di tornare al fatidico 6 aprile 2009. Ma questa volta a sfregiare la storia, l’arte di quelle antiche arcate nel cuore esterno del centro storico, non è colpa delle calamità naturali, ma di quell’essere che spesso a torto si professa intelligente: L’UOMO. Quell’uomo è rappresentato dalla mal politica che permette interventi che gli restituisce la fama di essere i primi speculatori della nostra terra.
Con i miei amici aquilani provavamo ad immaginare cosa stesse pensando in "quel" momento chi ha autorizzato questa oscenità. Tutto questo mentre provavo un’infinita vergogna per la mia terra agli occhi dei miei amici. Loro vengono da un’altra cultura, mi raccontavano che in piccoli centri dell’aquilano sono per prima le persone che "conservano", che non permettono, che si oppongono, ma che la stessa politica mai immaginerebbe di fare cose del genere poichè dimostrerebbe una certa pochezza. Stiamo parlando di centri tra le montagne, non di una zona turistica chiamata "Gargano". La cosa che più di ogni altra mi ha fatto male è stata l’affermazione di Eleonora: “Domenico ora abbiamo capito perché vuoi andar via da questo posto!”
La mia non vuol essere una denuncia politica ma sociale, il mio messaggio non vuol toccare la sensibilità di chi non l’ha, come di questi politici, il mio semmai vuol essere un grido verso questa società del gargano che permette tutto questo, non si interessa, non rileva queste “brutte firme indelibili” sulla nostra storia. Non possiamo vivere da ignoranti destinati a rimanerlo pensando che nessuno potrà cambiare questo stato di cose.
Forse siamo noi garganici per primi che dobbiamo dire no a chiunque dimostri scelleratezza, presunzione politica o disinteresse sebbene è stato chiamato dagli elettori ad amministrare. Forse c’è da scrivere una nuova cultura, forse è inutile provare a dialogare con chi non ha orecchie per sentire e cuore per il Gargano.
Continuando il nostro giro verso l’esterno, siamo passati da un altro punto che simboleggia la storia di questa “ex” Bomboniera, definito come “La Porta del Rivellino”. Anche lì hanno avuto idee grandiose. In pratica è stata ricoperta la volta ad arcata di questa antica “Porta” come se fosse il supermercato “Sidis”. E’ stata trattata con del normale intonaco, coprendo tutta la volta delle antiche pietre che la caratterizzavano. Quasi come un colpo di coda, hanno lasciato qualche buchetto per far intravedere come era bella prima. Poi hanno messo un neon tipo officina meccanica e fili elettrici appesi come nei migliori scantinati. Roberto mi faceva notare che saranno stati costretti a farlo per via delle pietre che di tanto in tanto cedevano. Ma chiaramente il percorso per salvaguardare sia la sicurezza che “quelle pietre” non era certamente spalmando sopra del gesso.
Impariamo a coltivare “L’arte dell’ascolto” e dell’identità, perché è l’unica cosa che potrebbe salvarci da questo stato di cose a dir poco imbarazzante. Sempre che non decidiate di non invitare mai i vostri amici a vedere come è bella la nostra terra e come siamo incapaci noi di abbandonarla o peggio distruggerla.
Dove è finita l’attenzione per i beni culturali tanto decantata in occasione dell’inaugurazione dei reperti rinvenuti a Monte Civita?

Domenico Sergio Antonacci

fonte:l’Attacco

«Assassina la moglie? Ma se curava il marito malato giorno e notte…»

CARPINO IL GIALLO DELL’ANZIANO MORTO: RESTA IN CARCERE LA MOGLIE ANTONIA RUSSO
  La testomianza dell’assistente sociale: «Soffriva di disturbi psichici»

  FRANCO MASTROPAOLO

 
C A R P I N O. Resta in carcere, a distanza di dieci giorni dalla morte di Michele Bramante, la moglie, la 57enne Antonia Russo, nei confronti della quale il magistrato per le indagini preliminari del tribunale di Lucera, Caterina Lazzaro, ha emesso un provvedimento restrittivo ritenendo di aver raccolto elementi sufficienti per sostenere l’accusa di omicidio.Che del decesso del 68enne Bramante, avvenuto la notte tra il 30 e il 31 gennaio, nella sua abitazione in vicolo "Vesuvio", a ‍Carpino, responsabile possa essere stata la moglie, però viene del tutto escluso dai familiari e dalla stessa assistente sociale che, da quattro anni, la seguiva. La signora Russo soffre di disturbi mentali, tant’è che viene seguita dai servizi sociali del Comune di ‍Carpino, patologia che – a loro parere – non può, però, essere assolutamente collegabile alla morte del marito.
   Michele Bramante era un malato terminale, qualche mese fa era stato sottoposto ad intervento chirurgico per una neoplasia alla gola. Il 20 gennaio era stato necessario accompagnarlo presso Casa sollievo della Sofferenza per la medicazione della ferita da cui continuava a uscire sangue.    I medici avevano già programmato il suo ricovero, che sarebbe dovuto esserci in questi giorni.Una coppia che, dopo il trasferimento dei figli, un maschio e una donna, in Germania per motivi di lavoro, viveva in una sorta di simbiosi, anche perchè la signora Russo, oltre a problemi mentali, aveva difficoltà di deambulazione.    Certamente, le condizioni del marito avevano ancor più rafforzato tale rapporto, tant’è – ricorda una delle assistenti sociali – che a causa di un abbassamento della voce che, da qualche giorno, aveva colpito il marito, la signora gli preparava latte caldo con il miele. La stessa assistente sociale domenica pomeriggio aveva chiesto l’intervento del 118, dopo essere stata informata dalla figlia della signora, che le telefonava dalla Germania, del decesso del genitore.    Certamente saranno i risultati degli esami istologici su parti di tessuto prelevate dalla gola dell’uomo a meglio chiarire la causa del decesso, ma per i familiari e la stessa assistente sociale il fatto che a di
  stanza di dieci giorni Antonia Russo resti ancora in carcere, non è comprensibile.    Quanto poi al fatto che la donna sia caduta in numerose contraddizioni è possibile se pensiamo – spiega l’assistente sociale – alla sua patologia. Infatti, sono stata io stessa a chiederle il perchè non avesse telefonato a nessuno; si è giustificata dicendo che non conosceva il mio numero di cellulare.    Altro elemento, il fatto che la casa fosse stata attentamente ripulita, addirittura lavate le pareti, spiegabile – ci dice l’assistente sociale – in quanto, il suo, era quasi maniacale il fatto della pulizia della casa.    Quanto poi ai ferri per la lavorazione   della lana che sono stati trovati in casa e sui quali, ad un primo esame, non sono state rilevate tracce ematiche, la signora non li usava proprio, preferendo l’uncinetto.    Antonia Russo, che continua a chiedere di andare dai figli, in Germania – per l’assistente sociale è più che giustificabile in quanto che con la morte del marito è venuta meno quella sicurezza che le dava il forte legame con il coniuge.    Tutto questo – ricorda – l’ho spiegato agli inquirenti già domenica pomeriggio e fino al giorno successivo quando Antonia Russo è stata associata alla casa circondariale del capoluogo, a seguito del provvedimento del magistrato.

Padre Remigio de Cristofaro, etnomusicologo del Gargano… e non solo

Il Centro Studi di Tradizioni Popolari del Gargano e della Capitanata, nel 2005 conferì il Premio Tarantella Fest 2005 a padre Remigio de Cristofaro, autore della Raccolta 104, la più completa compilation di musica popolare del Gargano.
Frate francescano ottantottenne, originario di Ischitella (FG), padre Remigio vive stabilmente a Siena, presso il convento dell’Osservanza, da ben trentanove anni. Compositore fecondo di musica sacra (messe, cantate, laudi, salmi, ecc) ha pubblicato due volumi di canti popolari: "Siena. I Canti del Popolo", e “Ischitella. I canti del popolo”, con la prefazione del grande etnomusicologo Roberto Leydi, scomparso qualche anno fa. «Non l’ho mai conosciuto – ha affermato de Cristofaro – né lui ha conosciuto me. Mi ha cercato un po’ dovunque, non mi ha mai trovato, né io ho trovato lui. Avemmo però intensi contatti telefonici».
Padre Remigio riferisce le esperienze di ricerca sui canti popolari che decenni or sono lo videro impegnato in area toscana e garganica: «Il materiale reperito è stato pubblicato dall’editore Cantagalli di Siena: sono nati così i due volumi dei Canti del Popolo. Essi non contengono soltanto la trascrizione dei testi, ma anche gli spartiti musicali che permettono di interpretare correttamente il canto.
Per i canti di Siena, l’idea scaturì dalla necessità di fornire al coro della Basilica dell’Osservanza, da me fondato, materiale folclorico per serate accademiche, concertistiche, sia in loco sia fuori: «Siamo stati molte volte all’estero a cantare questi canti popolari, con adeguate “armonizzazioni”, alcune facili, altre più impegnate. Molte corali italiane, sapendo di questa mia pubblicazione, si sono date da fare per mettere insieme la tradizione dei loro canti popolari».
La passione di padre Remigio de Cristofaro per l’etnomusicologia è nata dalla frequenza dell’Istituto Pontificio di Musica Sacra in Roma e dalle serate trascorse con gli amici intorno al “glorioso” magnetofono Geloso utilizzato per le rilevazioni: « Al mio paese – racconta padre Remigio – la sera ci si adunava in casa mia e si faceva dell’allegria intorno al registratore, per poi risentire le voci (Siamo noi? – mi chiedevano. Sì siamo noi, siamo tutti noi – li rassicuravo). Davvero una bella cosa. C’era una donna dalle qualità veramente artistiche, Colomba Coccia, era un vulcano, cantava con una veemenza, un entusiasmo, che ti metteva l’entusiasmo addosso».
Nel 1966 padre Remigio ebbe l’incarico dal Centro Nazionale di Musica Popolare di Roma di effettuare la campagna di rilevazione nella sua terra d’origine. Il Centro Nazionale di Musica Popolare era allora animato dal maestro Giorgio Nataletti e da intellettuali del calibro di Ernesto De Martino, Alberto Maria Cirese, Tullio Seppilli, Antonio Uccello, Antonio Pasqualino, Diego Carpitella, oltre all’etnomusicologo americano Alan Lomax.
Per il Gargano c’erano già delle raccolte pregevoli: la 24 B effettuata nel 1954 da Diego Carpitella e da Alan Lomax, e la 43 raccolta nel 1958 dallo stesso Carpitella e da Ernesto de Martino. Tra questi nomi eccelsi – ricorda padre Remigio – si inserì il mio, grazie alla raccolta numero 104».
La raccolta, depositata dal 1966 negli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, è rimasta lì per tutti questi anni, nell’attesa che qualche studioso la valorizzasse. E’ toccato proprio a padre de Cristofaro iniziare l’opera. Incoraggiato dal successo dei canti popolari di Siena, qualche anno fa decise di estrapolare dalla raccolta garganica, la 104 appunto, i canti della sua Ischitella, per darli alle stampe nel 1997.
« Rimane ancora sconosciuto – precisa Padre Remigio – perché ancora inedito, l’enorme repertorio della raccolta 104 relativo ai canti delle altre cittadine garganiche, vi assicuro che c’è materiale pregevole, specialmente quello di Monte Sant’Angelo: «Qui la musicologia popolare aveva assunto un aspetto colto, c’era il coro, contaminato da troppe infiltrazioni degli strumenti, ma trovai anche degli informatori “puri”: i vecchi dell’Asilo di mendicità. Conoscevano tanti canti nella forma originale, recuperati da Giovanni Tancredi, insigne studioso di Monte Sant’Angelo che, oltre a Folclore garganico, pubblicò I canti e balli garganici e i Canti, suoni e balli del Gargano negli «Atti del IV Congresso nazionale arti e tradizioni popolari dell’OND (Opera Nazionale Dopolavoro)».
L’editore Cantagalli di Siena ha pubblicato anche "Ischitella. Le leggende, le fiabe i personaggi", in cui padre Remigio de Cristofaro raccoglie le tradizioni popolari del suo paese d’origine. Un libro che gli è molto caro: «Le favole sono venute fuori in un momento di struggente nostalgia per i racconti dei nonni, degli avi e nel tentativo di trasmettere ai giovanissimi, se possibile, le radici su cui poggiare la loro formazione ». Un libro che è entrato subito nella stima dei lettori; “ bilingue” (dialetto e italiano) è corredato dai disegni dei bambini delle scuole elementari di Ischitella.
I libri di padre Remigio de Cristofaro seguono le indicazioni di altre pubblicazioni del genere, contengono note storiche del luogo e sui caratteri del canto popolare della tradizione. Sono suddivisi in sei capitoli: i canti delle mamme, i canti infantili, gli stornelli e i rispetti, i canti sociali, i canti religiosi e i lamenti funebri.
Padre Remigio ritiene di aver concluso il compito che si era prefisso per la raccolta dei canti di Ischitella: «Il mio lavoro è stato semplice, umile, ma ha richiesto impegno e tanto amore per la mia terra». Il testimone passa a quanti vorranno continuare un lavoro immane, ma stimolante: pubblicare i testi e le partiture dei canti degli altri dieci paesi del Gargano inseriti nella raccolta, corredati dai CD con le vive voci dei testimoni. Voci e suoni immortalati nella raccolta 104 dal mitico registratore “Geloso” di padre Remigio de Cristofaro, cui va la riconoscenza di tutti gli amanti della storia, delle tradizioni etnografiche e della musica popolare del Gargano.
LA RACCOLTA 104
La 104 è la più completa “raccolta” di musica popolare realizzata nel Novecento sul Gargano. L’ intera “impresa” durò dieci giorni: Padre Remigio de Cristofaro dal 26 settembre al 5 ottobre 1966 registrò le voci di numerosi “informatori” oggi quasi tutti scomparsi, portatori diretti di una tradizione di musica popolare che rischia di sparire nei meandri della dimenticanza o nella caoticità della riproposta. Rientrano nella "104" un centinaio di canti di undici paesi del Promontorio: Ischitella, San Giovanni Rotondo, Rignano Garganico, Sannicandro, Vico del Gargano, Rodi Garganico, Vieste, Peschici, Mattinata, Monte Sant’Angelo e Manfredonia. Nella raccolta vi sono anche i canti di due "vaccari anonimi", incontrati da padre Remigio in una radura della Foresta Umbra.
Le tre compilation citate da padre Remigio (la 24 b effettuata da Alan Lomax e Diego Carpitella nel 1954, la 43 effettuata da Ernesto De Martino e Diego Carpitella nel 1958, e la 104 effettata nel 1966 dallo stesso de Cristofaro) sono le uniche raccolte di musica popolare del Gargano conservate presso un ente pubblico.
«Dopo la raccolta 104 – ha affermato l’etnomusicologo Salvatore Villani ( presidente del Centro Studi sulle Tradizioni popolari del Gargano) – il Centro Nazionale di Musica popolare di Roma non ha più commissionato ricerche sul territorio garganico. Alla fine degli anni settanta c’è stato l’esperimento di una raccolta della Biblioteca Provinciale di Foggia effettuata da Giovanni Rinaldi e Paola Sobrero (autori de La memoria che resta Vissuto quotidiano, mito e storia dei braccianti del basso Tavoliere).
Ma i nastri di quelle registrazioni stranamente sono spariti. Quella che doveva essere la quarta raccolta di documenti sonori del Gargano depositata presso un ente pubblico oggi non c’è più …».

Teresa Maria Rauzino

Il Gargano a “La prova del cuoco” – Rai 1 ( li fav d carpin! )

http://www.youtube.com/p/1DC2EACF62745367&hl=it_IT&fs=1
Potete disattivare la radio scorrendo in basso a sinistra altrimenti cliccate qui

Crisi Provincia/ Quelli che… salviamo il soldato Vascello

Il presidente Pepe temporeggia sull’UDC, Nicola vascello, assessore al Turismo rischia di saltare a breve. Sulla questione si sta mobilitando l’associazionismo garganico. Anche sul web.

Il Presidente della Provincia Antonio Pepe temporeggia sull’Udc, ma gli elettori, la società civile prendono parte viva nel dibattito. La politica si accapiglia tatticamente su cariche, poste in gioco e alleanze contese e i cittadini garganici alzano la voce per difendere il loro assessore Nicola Vascello. Salvare il suo assessorato è l’obiettivo fondante dell’azione dell’associazionismo della Montagna del Sole, in questi giorni. L’iniziativa atta a tutelare Vascello è diventata un gruppo online dal nome eloquente: Difendiamo Nicola Vascello dalla bassa politica. Il modello Nichi Vendola, insomma, fa scuola: cresce la voglia da parte della base, degli amministrati, anche in Capitanata, di incidere nelle decisioni partitiche, vissute come lontane e opportunistiche. Ecco le motivazioni della nascita del gruppo: “In questi giorni si parla molto di poltrone e rivendicazioni
politiche, facendo cadere in secondo piano che il Gargano, in questo momento strategico per il Turismo, si ritroverà nel vuoto, dimostrando una grande irresponsabilità verso la classe turistica. Dopo anni di completo disinteresse da parte della politica provinciale per il Gargano, da circa 20 mesi abbiamo un assessore che ha pian piano ridato attenzione ed interesse al nostro Gargano. Con questo gruppo si vorrebbe dire no a tutta la mal politica, dire si invece a chi dalla politica vorrebbe vedere sempre persone che si impegnano mettendo in primo piano il loro ruolo, cioè amministrare.
In questi giorni la Provincia sta per scrivere probabilmente la pagina peggiore della storia della politica di Capitanata. Che si chiami Vascello, Squeo o D’Anelli, impariamo a difendere i politici seri dal cialtrume irresponsabile che li circonda e che puntualmente penalizza il Gargano”. Sono numerosi gli attivisti che hanno voluto manifestare solidarietà a Vascello, il quale, come evidenziano, da oltre un mese non riesce a pianificare il suo operato a causa dell’incertezza amministrativa che lo ha colpito del dilemma Udc sì, Udc no. Accanto al sostegno di Gaetano Berthoud operatore culturale, nettamente pro Vascello, si sono espressi anche intellettuali legati al centro sinistra come la professoressa Teresa Rauzino, Michele Eugenio Di Carlo, responsabile del Comitato a difesa del mare, o giornalisti attivi e attenti alle tematiche del territorio come Anna Lucia Sticozzi della Gazzetta del Mezzogiorno, Piero Russo corrispondente di Repubblica. Antonio Basile del Carpino Folk rileva: “Non possiamo rinunciare alla testardaggine di Nicola Vascello. L’unico che riesce a mettere insieme le parti e tra i pochi che riesce ad avere una visione d’insieme” E un elettore democratico spiega: “Sono del PD e sfegatato vendoliana. Ma quel che è giusto è giusto! Si tratta di epurazione messa in atto dal PDL nei confronti dell’UDC. Non è giusto. Paolo Campo ha preso il 44% al primo turno, contro il 38% di Pepe e se non fosse stato per l’Udc col cavolo che vinceva. Vascello è uno buono! tutta la mia solidarietà”. L’affetto politico per Vascello è trasversale. Gioacchino Rosa Rosa lo sottolinea con nettezza ad uno scettico. “E’ nell’interesse della provincia avere assessori capaci attenti e volenterosi. E se leggi sotto troverai persone di sinistra che confermano la validità di Nicola Vascello. Per una volta possiamo dimenticarci dei partiti e concentrarci sui fatti concreti?”. Amante “non a parole” del nostro Gargano, così viene definito l’assessore udiccino, che fu nominato dallo stesso Pepe. La domanda di Franco Salcuni di Legambiente, che con Vascello ha condiviso il percorso del consorzio dei cinque festival della provincia di Foggia è indicativa del mood garganico nei confronti dell’assessore che meglio ha rappresentato, a dire degli interessati, la Montagna Sacra. “Caro Presidente Pepe, è davvero sicuro di poter fare a meno di una risorsa valida come Nicola Vascello? “ si chiede l’ambientalista, possibile candidato alla Regione per Sel, che aggiunge: “Probabilmente, nella logica delle alleanze,la politica finisce per dimenticare che l’alleanza più forte va fatta con i cittadini. E l’attivismo di Nicola ha reso questa amministrazione provinciale più vicina alla gente, soprattutto alla comunità del Gargano”.
Antonella Soccio
l’Attacco

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