Stazione di San Severo, il mio viaggio nel mondo reale è quasi concluso ma quello vero ancora non inizia…scendo dall'Intercity e mi intrufolo in un trenino dipinto con i colori del Gargano, Peschici,falesie,mare…sembra di esser tornati nel passato, il treno parte, trema tutto..stiamo per decollare? Si, il "Monte Gargano" con la sua mole massiccia si avvicina, i binari iniziano a salire, il treno si inerpica, si sale..leggo da qualche parte "San Marco in Lamis, San Nicandro, San Giovanni Rotondo, Monte Sant'Angelo…"…tutti questi santi.. subito capisco che questa è una terra benedetta, toccata da Dio e dal suo Arcangelo Michele il cui ricordo giace nelle grotte, nella valli, nei boschi e nei monti che riportano il nome di Mikael…scorgo paesaggi carsici, il Gargano contiene ancora molti segreti..il paesaggio si apre,vedo uno specchio d'acqua, è il Varano, una pianura di ulivi che non finisce mai…Carpino.
Sono arrivato, sono qui per sentire le mie origini, per ascoltare..e forse, capirle..capire chi erano i miei avi, come era la loro vita, lo ascolto nelle parole di Matteo Scanzuso, Antonio Piccininno, Mike Maccarone.. nei loro canti è concentrata l'essenza del passato di una terra mai fortunata, una terra avara d'acqua e abbondante di sole. Per far si che questo ritorno al passato sia possibile "salgo" sul treno del Carpino Folk Festival, una manifestazione "glocale", partita 15 anni fa dalla mente di Rocco Draicchio e consegnata poi nelle mani di alcuni giovani carpinesi che con orgoglio e vivacità hanno fatto sentire la loro voce prima in Puglia, poi in Italia..ora cantano la tarantella del Gargano negli Stati Uniti..fate un pò voi. Il treno del Carpino Folk Festival non richiede biglietti, solo attenzione, ascolto, divertimento interessato…è cultura pura, è spirito giovanile sincero, è passione..quella vera. Compro con pochi euro un piatto di fave bagnate da abbondante olio d'oliva, mi dicono che tutto è rigorosamente "made in Carpino", questa terra fa miracoli, sono in Paradiso…ed io che non ci credevo quasi più! Inizia a battere il ritmo…sono in Piazza del Popolo..ma la festa non è qui..sento corde pizzicate, rimbombi di tamburelli…li seguo, arrivo nel centro storico..scorgo un gruppetto di persone in cerchio,ma cosa fanno? Mi avvicino, è una visita guidata nei vicoli e vicoletti del paese, mi regalano una bellissima mappa con i nomi dei quartieri in dialetto..e c'è ancora altro ma non ho tempo di leggere ora, "lu vuccul", la "lamj d P'lat", "la Fica ner", l'elenco non finisce mai, meno male che è un piccolo paese, qui ogni angolo trasuda di storia, dai normanni fino ad oggi..arriviamo all'epilogo della visita, il castello, la torre circolare…un castello occupato più o meno abusivamente da quello che mi dicono, Carpino è anche questo..siamo in Italia allora? Tra questi vicoletti avevo perso in senso dell'orientamento, la bussola era impazzita, credevo quasi di essere dall'altra parte dell'Adriatico tanto la differenza delle architetture è sottile…Torniamo dove si canta e si balla, accompagnamo il vecchio cantore 95enne con una "chitarra battente", un tamburello ed un paio di nacchere, canti d'amore che narrano la vita quotidiana di un tempo..gli occhi di Antonio Piccininno raccontano tanto, lucidi, raccontano quelle infinite camminate con le pecore dell'infanzia..il suono di quella "speciale chitarra" sembra esser quasi nato in quelle vie tanto è l'atmosfera armoniosa, ma al tempo stesso scatenata nei piedi nudi delle ragazze che li battono e ancora li battono a terra, che crea con le abitazioni storiche…non ci si stanca mai a Carpino, la notte è infinita, la voce e l'energia per ballare e cantare anche..il vino non manca mai, come succedeva nel rito per esorcizzare la tarantata lo si porta a cantori e suonatori, non deve mancare mai, così come il pane e quelle miracolose fave…quando si creano quei cerchi di suono,canto e danza la gente vi si accalca intorno..si fa come a gara di chi riesce a metter l'orecchio più vicino come per catturare qualcosa..ma cosa? C'è una qualche essenza che ancora non scopro sotto questo lampione dalla luce fioca al suono ritmato del tamburello…l'aria ti prende, ti coinvolge e poi ti sconvolge in quella danza sempre uguale ma sempre diversa, ogni passo ha un significato diverso, occhi che non si conoscono si incrociano, c'è intesa..la danza parla e le persone di conoscono senza aprir bocca…"Sogno o son desto?"..son desto, cosa volete? Questa è la terra dei santi, qui tutto può succedere…"Sant M'chel mij, statt bbon"..ci vediamo tra un anno a Carpino
scritto da Domenico S. Antonacci © 2010
la pubblicazione potrà eventualmente essere consentita previa richiesta (informale)
Prende finalmente corpo un “vecchio” progetto di “giovani” peschiciani: dare vita a un GRUPPO FOLK completo di tutto, ma proprio tutto!
Spinti, convinti, sollecitati e stimolati dalla propria passione per la musica popolare, con l’incentivo, il sostegno e l’incoraggiamento di un vecchio marpione che li ha presi sotto la sua “protezione” (il nome? a suo tempo…), e il supporto organizzativo di una fra le più attive Associazioni Culturali del Gargano (quale? Ma “Punto di Stella”, ovviamente) che ne gestirà umori e intemperanze, passioni e ottiche, volontà e decisioni.
Naturalmente il progetto è ancora allo stadio embrionale, ha bisogno delle energie dei suoi componenti, opportunamente individuati e selezionati, che hanno – almeno lo “zoccolo duro” – già avuto un primo rendez vous e si sono indistintamente dichiarati aperti a qualsivoglia inserimento territoriale ed extraterritoriale, forti della convinzione che la musica folk non possa essere strettamente localistica o chiusa nei limitati confini di un paese o di una cittadina.
Da oggi in avanti, pertanto, il gruppo (musici, tamburellisti, danzatori, videocameramen…) accetterà qualunque richiesta di collaborazione gli giunga dalle più disparate latitudini. Una è già arrivata, e porta un nome altisonante: il “Carpino Folk Festival”, per nome del suo responsabile dell’Ufficio Stampa, Antonio Basile. “Sono contento del vostro intendimento – afferma – e spero che si possa collaborare”.
Per ora è tutto. Fateci gli auguri e… alla prossima!
Piero Giannini (addetto stampa)
Scene girate tra Lesina, Rodi, San Menaio e Peschici
Venerdi 27 agosto, all’Auditorium comunale di Vico del Gargano, ore 21, verrà proiettato in prima nazionale il film “La vita, un lungo viaggio in treno” di Thierry Gentet, prodotto dalla televisione francese “France 3 Corse Via Stella”, con la collaborazione della regione Midy Pyrénées e il contributo della Apulia Film Commission. L’edizione presentata è quella originale in francese con sottotitoli in italiano. Dopo l’anteprima italiana al Cineporto di Bari del 26 maggio di quest’anno, la messa in onda su France Télévision il marzo scorso e la presentazione alla Cinématèque di Tolosa in aprile, la prima nazionale a Vico del Gargano del film sulla vita di Ferruccio Castronuovo deve essere considerata un omaggio al suo paese natìo.
L’incontro tra Ferruccio Castronuovo e il regista francese Thierry Gentet è avvenuto durante la realizzazione di un film-documentario su “I cantori di Carpino” che Gentet ha girato il 2008. Da molti anni infatti il regista vichese, romano d’adozione, s’interessa di musica popolare collaborando anche con Diego Carpitella ed Ernesto De Martino. Molte delle registrazioni di tale genere musicale, diventate oggi preziosi documenti, furono da lui fatte a Vico, Carpino, Ischitella, Peschici, a cominciare dal 1960.
Castronuovo parla abbastanza bene il francese ed è stato quindi facile per Thierry Gentet, durante le riprese realizzate a Carpino, scoprire che il collega italiano aveva qualche cosa di importante da raccontare. Il 2009 sono iniziate così le riprese di “La vita, un lungo viaggio in treno”, curioso documentario misto a fiction, che racconta appunto la vita di Ferruccio Castronuovo, testimone di tutta un’epoca del cinema italiano. Emigrato a Roma dopo il 1940 (anno della sua nascita; ndr), Castronuovo è entrato nel mondo del grande cinema italiano prima come aiuto regista, poi come documentarista e infine come regista collaborando con alcuni dei più importanti autori italiani (De Santis, i fratelli Taviani, Nanni Loi, Zampa, Fellini…).
Con Federico Fellini ha lavorato più di dodici anni realizzando importanti documenti filmati sul lavoro del maestro riminese. Ancora ha lavorato con Sergio Leone più di due anni seguendo e raccontando la realizzazione del film “C’era una volta in America”. Notevole è anche la sua presenza in televisione dove, in qualità di regista e autore, ha curato programmi come “Tagli, ritagli e frattaglie” con Renzo Arbore e Luciano De Crescenzo, “Scene da un matrimonio” con Davide Mengacci. Attualmente realizza con funzioni di regista la diretta della S. Messa su Rete4.
“La vita, un lungo viaggio in treno” è stato girato in Francia (a Parigi, Tolosa e in Corsica), a Roma, negli studi di Cinecittà, ma soprattutto sul Gargano. Molte sequenze del film sono state realizzate sulla spiaggia di San Menaio, al trabucco “Montepucci” di Peschici e sulla spiaggia di Lesina. In Francia la popolarità del regista vichese è stata imprevedibile: su un giornale francese è stato definito “il più francese degli italiani” e perfino le poste francesi gli hanno dedicato un francobollo.
La Chiesa, sita nell’antico quartiere “La Terr”, situato a Sud-Ovest del paese, è ubicata nella parte più alta della collina dove sorge Carpino.
Riferimenti Internet
Riferimenti Facebook
Nessuna notizia su questo tempio è stato possibile rintracciare antecedentemente al Sinodo del 1678. Da tale documento si apprende che l’Arcivescovo Fr. Vincenzo Maria Orsini la consacrò il 22 Ottobre 1678 in onore di San Nicola di Mira, mettendovi le reliquie dei SS Martiri Dionisio e Lelio.
Non ci sono altre notizie fino al 1837 quando la nostra collegiata è richiamata nella relazione dell’Intendente Cav. Gaetano Lotti, letta all’apertura della sessione del Consiglio Provinciale di Capitanata: “…. Nella Capitale della Provincia fu aperto a’ fedeli il tempio di San Francesco Saverio; sono prossimi ad aprirsi quelli novellamente costruiti in Vieste, Lesina…. Carpino..”
Questo fa supporre che la nostra Chiesa Madre, verso la fine del ‘700 od inizio ‘800, sia stata distrutta o fortemente danneggiata, forse da eventi tellurici.
Dai registri comunali, deliberazioni del Consiglio e della Giunta, si sono ricavate le seguenti notizie: il Consiglio in data 13.05.1873 delibera di affidare ad un ingegnere la redazione di un progetto di massima per la restaurazione della Chiesa. La Giunta il 03.06.1876 delibera un sussidio per la prosecuzione dei lavori di restauro indispensabili, essendo stata la Chiesa Madre danneggiata da varie scosse di terremoto; il 14.04.1886 decide di concorrere alla spesa per la riedificazione del campanile abbattuto da un fulmine. Infine la stessa giunta in data 04.05.1895 delibera di pagare le spese per far rifondere la vecchia campana che pesava Kg 175 mentre la nuova è risultata di Kg 208.
La Chiesa di San Nicola di Mira è definita Madre in quanto rappresentava e tuttora rappresenta la più grande Chiesa del paese.
Ad essa si accede tramite due scalinate contrapposte site alla fine dell’attuale Corso Vittorio Emanuele II.
La facciata principale, decorata, presenta delle nicchie con delle statue in pietra, mentre sopra il portale vi è un finestrone, con vetri colorati, che immette luce direttamente sull’abside.
Agli spigoli della facciata vi sono due statue di pietra con al centro del timpano del tetto una croce in ferro battuto.
All’interno è costituita da un’unica navata, particolarmente maestosa, con lo sfondo sito sotto la cupola. La luminosità è assicurata dalla presenza di finestroni a vetro, situati ai lati della navata centrale.
La cupola, che si erge al di sopra dell’altare maggiore, si presenta completamente affrescata al contrario delle altre parti della chiesa, dove diversi interventi di restauro hanno irrimediabilmente rovinato gli affreschi esistenti. Ai quattro angoli della cupola sono rappresentati, su supporto di tela, i quattro evangelisti (San Matteo, San Marco, San Luca e San Giovanni).
Il tetto della Chiesa Madre è sorretto da un doppio sistema di capriate lignee, attualmente in forte stato di degrado.
La capriata più grande è del tipo “composta” e serve a sorreggere la copertura esterna (tavelloni, guaina, coppi e tegole).
La capriata più piccola, invece, anch’essa di tipo “composto” serve a sorreggere la controvolta affrescata sita all’interno della Chiesa. Essa è costituita da un sistema di cannucce intrecciate con il gesso.
Il campanile, invece, sorge addossato sull’angolo sinistro della Chiesa, sporgendo dal perimetro della stessa. Esso si sviluppa su tre livelli, nell’ultimo dei quali ci sono le celle campanarie e la vecchia cupola di copertura.
Attualmente l’antica cupola di copertura si presenta completamente inglobata all’interno della porzione di campanile ricostruita.
Il 27 agosto con la partecipazione dei poeti friulani Di Monte e Ornella, del calabrese Panetta e dell’abruzzese D’Arcangelo
Nella piazza principale di Ischitella (corso Cesare Battisti) venerdì 27 agosto 2010 alle ore 21 si terrà il reading di poesia Altre Lingue con la partecipazione dei poeti in lingua friulana Nelvia Di Monte e Silvio Ornella, in calabrese Alfredo Panetta e in abruzzese Mario D’Arcangelo.
I testi poetici saranno intervallati da brani musicali eseguiti dal duo Gargan Jazz.
La lettura poetica nei dialetti d’Italia sarà la seconda iniziativa di Gargano Letteratura 2010: un contenitore culturale in cui confluiscono le proposte autonome dei comuni di Ischitella e Vico del Gargano all’insegna della poesia, delle lingue locali d’Italia, del romanzo breve e della solidarietà.
La serata del 26 agosto è stata dedicata ai poeti amatoriali che si sono confrontati nella MaratonaPoesia.
Ecco in sintesi gli altri eventi della rassegna letteraria
Ischitella: SABATO 28 AGOSTO 2010 – ore 21 Cerimonia di assegnazione del VII Premio nazionale di poesia in dialetto “Città di Ischitella-Pietro Giannone” 2010 a Nelvia Di Monte, vincitrice della VII edizione del Premio nazionale di poesia in dialetto “Ischitella-Pietro Giannone” 2010, a Silvio Ornella, secondo classificato, a Alfredo Panetta, terzo classificato.
Vico del Gargano: DOMENICA 29 AGOSTO 2010 – Assegnazione premi Fratres-Vico del Gargano 2010 (poesia) e XII Premio per romanzo breve “Città di Vico del Gargano” nel Complesso monumentale di San Pietro (viale San Pietro):
ore 20,30 Cerimonia di assegnazione del Premio “Fratres-Vico del Gargano” per poesia sulla “donazione” alla vincitrice Maria Francesca Giovelli di Caorso (Piacenza)
ore 21,30 Premiazione Concorso “Città di Vico del Gargano” XII edizione 2010 per romanzo breve a Massimo Ubertone (Rovigo) Con il romanzo breve “Natale in famiglia”. Saranno premiati anche il 2° classificato Vanes Ferlini di Imola (BO); Giorgio Galli di Roma; il 4° classificato Carlo Bonlamperti di Marina di Minturno (LT) e il 5° classificato Maria Lanciotti di Velletri (RM).
Alla cerimonia presenzieranno i componenti della Giuria: Domenico Cofano, presidente, Achille Serrao, Rino Caputo, Giuseppe Massara, Michele Afferrante, Grazia D’Altilia, Vincenzo Luciani.
Biografia di Franco Lys Dimauro, anno 2010
bravonline.it

Dopo aver “accusato” il fratello Edoardo di essere un “rinnegato” (buon per lui che non immaginava ancora a quali scempi il fratello si sarebbe dedicato in dischi come Ok Italia o Kaiwanna e che il giudizio tutto sommato “gentile” si riferisse alle prime, peraltro dignitosissime prove di Edo, ancora vincolate a un concetto tutto sommato popolare anche se suonato col piglio da folksinger post-Dylaniano, intriso di blues e folk americano quindi lontano dalle nostre radici tradizionali, NdLYS) e aver lanciato il progetto della Nuova Compagnia di Canto Popolare come uno dei più affidabili gruppi di lavoro e studio delle musiche di estrazione popolare (pizzica, taranta, tarantella, fronne, ecc. ecc.) Eugenio Bennato avrebbe dato il via ai MusicaNova, ensamble aperto che, con nomi e comparsate diverse come d’ altronde rientrava nei piani programmatici, continua il suo lavoro all’ interno del progetto Taranta Power. Ovviamente i tempi dell’ ostracismo verso tutto ciò che era contaminazione di cui allora Eugenio era alfiere assieme ai suoi colleghi De Simone o D’Angiò sono un ricordo lontano e la Taranta Power di oggi non fa che affiancarsi, sempre con grande classe, al carrozzone della musica tradizionale “rivisitata” e potenziata, modernizzata da un differente, dinamico, malleabile approccio allo studio di registrazione. E’ grazie alla milanese Lucky Planets se oggi la discografia dei MusicaNova torna nuovamente fruibile a una generazione che probabilmente allora non era ancora nata ma che adesso, trainata dal carrozzone “alternativo” che rivaluta la tradizione popolare collegandola a un discorso più globale di rispetto e riscoperta delle radici, si trova a rimasticare canzoni che sono dei veri e propri inni al riscatto popolare come Brigante se more o Vulesse addeventare nu brigante rivalutate nel corso degli anni da una miriade di gruppi dal respiro popolare (dai Ventu Novu ai Mercanti di Liquore) nonché da una serpentina di buskers che da Trieste a Ragusa affolla e colora le strade con le sue treccine variopinte e spesso mal lavate e i pantaloni verdi militari, teatrino itinerante di piccoli eroi del vivere libero, sparate a zero sulla folla quasi come manifesti di militanza ideologica.
Il pezzo forte della collana è ovviamente il disco delle musiche commissionate al gruppo di Bennato da Anton Giulio Majano per lo sceneggiato (allora si chiamavano così le fiction televisive) L’ eredità della Priora.
E’ la vicenda romanzata del brigantaggio del Sud Italia visto dagli occhi fieri e militanti dei Briganti, una storia di riscatto politico e morale contro i padroni che hanno infestato (e infestano tuttora, sotto altri nomi ma sempre con il principio dello sfruttamento, o delle risorse o della forza lavoro o di qualsiasi altra schifezza si possa strappare al Sud) il Regno delle Due Sicilie, dai Normanni fino ai Savoja ovvero gli avi degli Agnelli che hanno sfruttato e poi defenestrato i lavoratori di Termini Imerese, oltre ai “deportati” alla Mirafiori piemontese).
Il disco, Brigante se more, contiene i pezzi più popolari dell’ ensemble, ormai assurti a brani di pubblico dominio, seppure non lo siano nei fatti.
Musicalmente si pesca a piene mani dalla tradizione musicale del Sud, rielaborata in chiave strettamente acustica ma con un impatto devastante per forza evocativa e scelta dei suoni. Garofano d’ ammore, che segna di fatto la nascita di MusicaNova è soprattutto un lavoro di ricerca vocale, naturalmente applicata alla musica tradizionale meridionale. I pezzi sono infatti interamente ripescati dal repertorio popolare storico (come le celebri Montanara o la Pizzica Tarantata che tra l’ altro rivive perpetuamente nelle esecuzioni “soliste” della De Sio, coinvolta nell’ incisione del disco assieme a gente come Tony Esposito e Robert Fix) e riproposti con gioiosa partecipazione emotiva. Festa Festa, altro albo famoso del collettivo che si avvale a quell’ epoca (siamo ai primi anni Ottanta) delle tammorre del grande Alfio Antico nonché della produzione di Shel Shapiro (a mio avviso fin troppo lambiccata per un gruppo che faceva comunque leva sull’ impatto naturale, quasi sciamanico della propria musica acustica e comunque a risentire adesso, decisamente datato e innaturale) contiene altri piccoli classici del repertorio di Bennato e D’ Angiò come la già nota Canzone per Iuzella, Vento del Sud, L’ acqua e la rosa. Le tematiche rimangono quelle care al gruppo partenopeo e che sono poi quelle condivise dal popolo del Sud di cui MusicaNova si fa voce: l’ amore, l’ emigrazione, la miseria, il riscatto morale dei più deboli, la ricerca disperata ma romantica della fortuna. A parte quell’ eccesso di iperproduzione di cui vi dicevo, pezzi come Ex Voto o A La Festa si stagliano nel cielo come due dei momenti più alti della musica popolare nazionale di quegli anni. A voi invece non resta che mettervi sotto quel cielo e aspettare che meteoriti come queste vi piovano addosso.

Giovani energie in Comune: finanziati 348 Comuni, coinvolti un milione di under 35
I comuni di Carpino, Rodi Garganico, Peschici, Poggio Imperiale e Serracapriola in partenariato con l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival finanziati per 100.000,00 €uro.
Ancora riconoscimenti esterni per il Carpino Folk Festival, nemo propheta in patria.
Oltre 700 domande presentate, 348 Comuni che beneficeranno di un finanziamento, per una popolazione coinvolta di 3.894.774 abitanti, di cui quasi un milione di under 35. Questo un primo bilancio delle amministrazioni che hanno partecipato al bando ‘Giovani Energie in Comune’ promosso dall’Anci e dal Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri e rivolto ad iniziative progettuali riguardanti le politiche giovanili. Il bando, che si articolava in tre progetti, Valorizzazione delle specificità territoriali, Interventi a favore della produzione musicale giovanile indipendente, e Valorizzazione della street art e del writing urbano, andrà a sostenere iniziative che si svolgeranno in 16 Regioni Italiane, con una media di 8 Comuni coinvolti per Regione. Nello specifico le Regioni che annoverano il maggior numero di Comuni beneficiari sono la Sicilia, il Lazio, il Molise, la Puglia e la Basilicata. Il Comune più piccolo che potrà usufruire di un finanziamento vanta soltanto 166 abitanti, mentre quello più grande conta una popolazione di 204. 870 abitanti.
In data 11 marzo 2010 è stato sottoscritto un importante accordo di partenariato costituito dai comuni di Carpino, Rodi Garganico, Peschici, Poggio Imperiale e Serracapriola con l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, finalizzato alla presentazione di un progetto per il coinvolgimento dei giovani nella valorizzazione delle specificità territoriali, denominato “L'autenticità e le tipicità immateriali del Gargano”.
Il progetto ideato dall'Associazione Culturale Carpino Folk Festival è stato subito sposato dall'Assessore alla Cultura del Comune di Carpino, Rocco Ruo, che lo ha sottoposto alla giunta comunale per la necessaria autorizzazione alla presentazione, in qualità di comune capofila, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
L'obiettivo è di migliorare i progetti artistici di importanti manifestazioni che si svolgono nel territorio del Gargano che formano una rete di appuntamenti durante tutto l’anno capace di dare valore ai giovani talenti artistici e di attrarre nuovi flussi turistici fondati sulla qualità culturale del territorio.
Il progetto “L'autenticità e le tipicità immateriali del Gargano” intende coinvolgere in una programmazione articolata e concertata, oltre i Comuni partner, la Regione Puglia, la Provincia di Foggia, il Parco Nazionale del Gargano, la Camera di Commercio e l’Apt di Foggia e gli operatori economici del territorio.
L'Associazione Culturale Carpino Folk Festival, nel ringraziare tutte le amministrazioni coinvolte per la disponibilità e la sensibilità dimostrata e tutte le associazioni e gli enti che fin da subito ci hanno fatto pervenire la loro adesione, si augura quanto prima di allargare il partenariato anche ai Comuni che per requisiti dimensionali non è stato possibile coinvolgere in questa circostanza.
A seguito dell’attività svolta dalle Commissioni Tecniche di valutazione di merito dei progetti ammessi, ai sensi dell’art. 7 dei Bandi “Giovani Energie in Comune” ecco il link della graduatoria per i piccoli Comuni.
Comunicato Stampa Associazione Culturale Carpino Folk Festival
Associazione Culturale Carpino Folk Festival
Questa sera a Carpino, in occasione della terza serata del Carpino Folk Festival, il gruppo informale Gargano System presenterà il suo progetto (vincitore del bando di Principi Attivi) sui centri storici del Gargano; il programma completo della serata comprende:
una serata di cultura e di buona musica per scoprire il nostro territorio…vi aspettiamo!
Dopo le due anteprime a Lesina e San Marco in Lamis, l'apertura (martedì 3 agosto) delle serate del festival del Gargano nella sua sede storica a Carpino, in Piazza del Popolo, è affidata a Cesare dell'Anna e al suo giro di Banda. Camaleontico, spirito tzigano, uomo engagée, post-moderno (cosi dalla recensione di Marco Leopizzi). Fonde e confonde volutamente i generi e le tradizioni culturali più diverse (balkan, jazz, classica, banda, electro, dub, reggae… ), imbroglia con irriverenza e ironia gli stili 'alti' con quelli 'bassi' e gode a forzarli assieme, recupera e grida la dignità del folk e della musica per banda mentre le intreccia alla popolare – già nobilitata – al jazz, alla 'colta', alla etnica. Cesare Dell'Anna è un vulcano in perenne eruzione creativa, artista completo e produttore, uno di quei tipi a cui forse non presentereste vostra sorella, ma il demo che avete appena registrato certo glielo infilereste nella tasca del suo trench nero.
Cesare Dell'Anna è alla guida di una formazione composta da ben 35 fra musicisti cantanti e artisti di strada, ospita le voci di Enza Pagliara, Irene Lungo, Claudio "Cavallo" Giagnotti, Emanuele Licci ed il gruppo Opa Cupa.
GirodiBanda è il risultato di un lungo lavoro di ricerca che racconta il vissuto culturale e musicale della gente dei Balcani e del Salento. Ma sempre per non annoiarsi per il Carpino Folk Festival Cesare dell'Anna si è immerso nella musica popolare del Gargano e nel folk garganico e li proporrà nel suo modo personale senza schemi e in modo assolutamente eclettico.
Il fenomeno musicale bandistico sembra essere legato al ricordo e alla realtà delle vecchie generazioni e a pochi affezionati particolarmente motivati oltre a riscontrare, negli ultimi anni, l’attenzione di turisti curiosi ed attenti.
Eppure, la musica da banda si presenta come mezzo di aggregazione e fruibilità della musica “colta” più diretto e vivace fra tutti i fenomeni di diffusione della musica, sin da quando ancora nelle case non esistevano radio o televisioni.
La Cassa Armonica è il palco per eccellenza nel quale si esibiscono le bande Pugliesi. Particolare struttura circolare che permette allo spettatore di ascoltare il suono perfettamente da qualsiasi punto ci si trovi, permettendo un’amplificazione acustica unica.
IN VIAGGIO VERSO IL MONDO DIETRO IL SOLE
Piazza del Popolo, martedì 03 agosto, ore 21,30
GirodiBanda
"I Balcani, il Salento, il Gargano, le marce e i giri della Banda di Cesare Dell'Anna"
IN VIAGGIO VERSO IL MONDO DIETRO IL SOLE
per cui né alba né tramonto possono più indicare non solo la meta, ma neppure la direzione
Il primo grande festival dedicato al recupero e alla valorizzazione della musica popolare pugliese, di maggior qualità e tra i più apprezzati a livello nazionale, quest’anno vi propone un Viaggio, una sorta di Odissea dove non c’è un'Itaca che fa di ogni luogo una semplice tappa sulla via del ritorno, ma un Odissea come ripresa del viaggio, come tappa del successivo andare.
Carpino Folk Festival, è oramai un vero e proprio punto di riferimento nel mondo della musica popolare e dei festival musicali. Allo stesso tempo è unanimemente riconosciuto come il primo grande festival dedicato al recupero e alla valorizzazione della musica popolare pugliese di maggior qualità, e tra i più apprezzati a livello nazionale.
Dalla prima edizione nel 1996 molto è cambiato, ma non lo spirito e l’identità che, insieme alla qualità delle proposte artistiche, ne hanno fatto la fortuna.
A confermare questa attitudine sono i nomi in cartellone per l’edizione che si svolgerà a Carpino dal 3 al 10 agosto: grandi protagonisti della scena della World Music come Youssou N’Dour e Al Di Meola e nomi che non hanno bisogno di presentazioni e che sono in grado di soddisfare i gusti musicali di qualsiasi appassionato: GirodiBanda, BandAdriatica, Cantatrici di Ischitella, Le voci dell’Arciconfraternita del S.S. Sacramento di Vico del Gargano, Alexina (Lesina), Cantori di Carpino (Carpino), Progetto Cala la Sera (San Giovanni Rotondo), Tarantula Garganica (Monte Sant’Angelo), E ZèZi Gruppo operaio, Mimmo Epifani, Alessandro Mannarino, Canzoniere Grecanico Salentino
Silvia Godelli
Assessore alla Cultura, al Turismo e al Mediterraneo della Regione Puglia
Il valore della terra, le storie antiche degli uomini e delle donne, le cantate solitarie e quelle collettive volte a rappresentare i temi universali della condizione umana. Questi i filoni portanti delle musiche popolari della Puglia, questo il senso del Carpino Folk Festival, il festival del Gargano.
Un luogo di carnale coinvolgimento, ma anche di sognante simbolicità: questa piccola penisola protrusa nell’Adriatico, frastagliata da una scogliera di fascino, ricoperta di boschi e zone umide, punteggiata da borghi antichissimi di civiltà contadina, nelle sere d’estate che dalla calura cedono alle brezze del mare si anima delle voci pregnanti e delle martellanti sonorità del festival.
Voci celebri e anziani cantori locali si alternano sugli strumenti della tradizione a evocare le storie e i desideri, la gioia e il dolore di un popolo della terra che riassume in sé alcuni tra i più importanti significati della Puglia, in dialogo con altre terre e altre musiche della nostra regione, ma poi guardando oltre di sé, alla musica world, ai tanti altri messaggi musicali dei popoli del mondo.
Tanti auguri al Carpino Folk Festival, al Gargano, ai musicisti emozionanti e commoventi che reinterpretano la nostra storia e guardano dal passato verso il futuro.
Tanti auguri a queste antiche e civilissime popolazioni, testimoni di Puglia e delle sue radici più profonde.
≡ ≡ ¤ ≡ ≡
Riccardo Noury
Portavoce di Amnesty International per l’Italia
Sono estremamente felice di iniziare, quest’anno, la collaborazione col Carpino Folk Festival. Felice perché è un’iniziativa di qualità e di valorizzazione della tradizione musicale di una terra straordinaria (così come sono straordinari gli attivisti e le attiviste di Amnesty International della Puglia!).
Il tema dell’edizione 2010 ha molto a che fare con l’azione che, ormai da 50 anni, svolge Amnesty International. Il "Viaggio verso il mondo dietro il sole" è, per noi, anche la scoperta e la denuncia di ciò che non si vede, non si racconta. Una zona oscura, certo, nella quale imperversano impuniti e indisturbati i governi che torturano, che arrestano, che uccidono chi compie un’azione oggi sempre più pericolosa: dissentire, mostrare la diversità delle idee, dell’origine, della fede, dell’identità e dell’orientamento sessuale.
Ma “dietro il sole” c’è anche tanto coraggio. Il coraggio delle persone che ovunque nel mondo sfidano la repressione, le intimidazioni, le telefonate anonime, le minacce esplicite di morte per denunciare le violazioni dei diritti umani. Il coraggio di chi difende la sua dignità come il vestito che mai potrà essere strappato. Il coraggio di chi sfida un aguzzino guardandolo dritto negli occhi. Sono quelle persone che consentono ad Amnesty International, alle sue attiviste e ai suoi attivisti, di portare avanti le sue campagne.
Sono certo che il Carpino Folk Festival ribadirà quello che la storia di Amnesty International ci ha raccontato sin qua: che la musica è un mezzo straordinario per parlare di libertà, giustizia e diritti umani.
Testi e materiali per la comunicazione
Antonio Basile, Domenico Sergio Antonacci, Sarà di Bari
Alessandro Sinigagliese
Ufficio Stampa Associazione Culturale
Carpino Folk Festival
Via Mazzini, 88
71010 Carpino (FG)