Questa sera a Carpino, in occasione della terza serata del Carpino Folk Festival, il gruppo informale Gargano System presenterà il suo progetto (vincitore del bando di Principi Attivi) sui centri storici del Gargano; il programma completo della serata comprende:
una serata di cultura e di buona musica per scoprire il nostro territorio…vi aspettiamo!
Dopo le due anteprime a Lesina e San Marco in Lamis, l'apertura (martedì 3 agosto) delle serate del festival del Gargano nella sua sede storica a Carpino, in Piazza del Popolo, è affidata a Cesare dell'Anna e al suo giro di Banda. Camaleontico, spirito tzigano, uomo engagée, post-moderno (cosi dalla recensione di Marco Leopizzi). Fonde e confonde volutamente i generi e le tradizioni culturali più diverse (balkan, jazz, classica, banda, electro, dub, reggae… ), imbroglia con irriverenza e ironia gli stili 'alti' con quelli 'bassi' e gode a forzarli assieme, recupera e grida la dignità del folk e della musica per banda mentre le intreccia alla popolare – già nobilitata – al jazz, alla 'colta', alla etnica. Cesare Dell'Anna è un vulcano in perenne eruzione creativa, artista completo e produttore, uno di quei tipi a cui forse non presentereste vostra sorella, ma il demo che avete appena registrato certo glielo infilereste nella tasca del suo trench nero.
Cesare Dell'Anna è alla guida di una formazione composta da ben 35 fra musicisti cantanti e artisti di strada, ospita le voci di Enza Pagliara, Irene Lungo, Claudio "Cavallo" Giagnotti, Emanuele Licci ed il gruppo Opa Cupa.
GirodiBanda è il risultato di un lungo lavoro di ricerca che racconta il vissuto culturale e musicale della gente dei Balcani e del Salento. Ma sempre per non annoiarsi per il Carpino Folk Festival Cesare dell'Anna si è immerso nella musica popolare del Gargano e nel folk garganico e li proporrà nel suo modo personale senza schemi e in modo assolutamente eclettico.
Il fenomeno musicale bandistico sembra essere legato al ricordo e alla realtà delle vecchie generazioni e a pochi affezionati particolarmente motivati oltre a riscontrare, negli ultimi anni, l’attenzione di turisti curiosi ed attenti.
Eppure, la musica da banda si presenta come mezzo di aggregazione e fruibilità della musica “colta” più diretto e vivace fra tutti i fenomeni di diffusione della musica, sin da quando ancora nelle case non esistevano radio o televisioni.
La Cassa Armonica è il palco per eccellenza nel quale si esibiscono le bande Pugliesi. Particolare struttura circolare che permette allo spettatore di ascoltare il suono perfettamente da qualsiasi punto ci si trovi, permettendo un’amplificazione acustica unica.
IN VIAGGIO VERSO IL MONDO DIETRO IL SOLE
Piazza del Popolo, martedì 03 agosto, ore 21,30
GirodiBanda
"I Balcani, il Salento, il Gargano, le marce e i giri della Banda di Cesare Dell'Anna"
IN VIAGGIO VERSO IL MONDO DIETRO IL SOLE
per cui né alba né tramonto possono più indicare non solo la meta, ma neppure la direzione
Il primo grande festival dedicato al recupero e alla valorizzazione della musica popolare pugliese, di maggior qualità e tra i più apprezzati a livello nazionale, quest’anno vi propone un Viaggio, una sorta di Odissea dove non c’è un'Itaca che fa di ogni luogo una semplice tappa sulla via del ritorno, ma un Odissea come ripresa del viaggio, come tappa del successivo andare.
Carpino Folk Festival, è oramai un vero e proprio punto di riferimento nel mondo della musica popolare e dei festival musicali. Allo stesso tempo è unanimemente riconosciuto come il primo grande festival dedicato al recupero e alla valorizzazione della musica popolare pugliese di maggior qualità, e tra i più apprezzati a livello nazionale.
Dalla prima edizione nel 1996 molto è cambiato, ma non lo spirito e l’identità che, insieme alla qualità delle proposte artistiche, ne hanno fatto la fortuna.
A confermare questa attitudine sono i nomi in cartellone per l’edizione che si svolgerà a Carpino dal 3 al 10 agosto: grandi protagonisti della scena della World Music come Youssou N’Dour e Al Di Meola e nomi che non hanno bisogno di presentazioni e che sono in grado di soddisfare i gusti musicali di qualsiasi appassionato: GirodiBanda, BandAdriatica, Cantatrici di Ischitella, Le voci dell’Arciconfraternita del S.S. Sacramento di Vico del Gargano, Alexina (Lesina), Cantori di Carpino (Carpino), Progetto Cala la Sera (San Giovanni Rotondo), Tarantula Garganica (Monte Sant’Angelo), E ZèZi Gruppo operaio, Mimmo Epifani, Alessandro Mannarino, Canzoniere Grecanico Salentino
Silvia Godelli
Assessore alla Cultura, al Turismo e al Mediterraneo della Regione Puglia
Il valore della terra, le storie antiche degli uomini e delle donne, le cantate solitarie e quelle collettive volte a rappresentare i temi universali della condizione umana. Questi i filoni portanti delle musiche popolari della Puglia, questo il senso del Carpino Folk Festival, il festival del Gargano.
Un luogo di carnale coinvolgimento, ma anche di sognante simbolicità: questa piccola penisola protrusa nell’Adriatico, frastagliata da una scogliera di fascino, ricoperta di boschi e zone umide, punteggiata da borghi antichissimi di civiltà contadina, nelle sere d’estate che dalla calura cedono alle brezze del mare si anima delle voci pregnanti e delle martellanti sonorità del festival.
Voci celebri e anziani cantori locali si alternano sugli strumenti della tradizione a evocare le storie e i desideri, la gioia e il dolore di un popolo della terra che riassume in sé alcuni tra i più importanti significati della Puglia, in dialogo con altre terre e altre musiche della nostra regione, ma poi guardando oltre di sé, alla musica world, ai tanti altri messaggi musicali dei popoli del mondo.
Tanti auguri al Carpino Folk Festival, al Gargano, ai musicisti emozionanti e commoventi che reinterpretano la nostra storia e guardano dal passato verso il futuro.
Tanti auguri a queste antiche e civilissime popolazioni, testimoni di Puglia e delle sue radici più profonde.
≡ ≡ ¤ ≡ ≡
Riccardo Noury
Portavoce di Amnesty International per l’Italia
Sono estremamente felice di iniziare, quest’anno, la collaborazione col Carpino Folk Festival. Felice perché è un’iniziativa di qualità e di valorizzazione della tradizione musicale di una terra straordinaria (così come sono straordinari gli attivisti e le attiviste di Amnesty International della Puglia!).
Il tema dell’edizione 2010 ha molto a che fare con l’azione che, ormai da 50 anni, svolge Amnesty International. Il "Viaggio verso il mondo dietro il sole" è, per noi, anche la scoperta e la denuncia di ciò che non si vede, non si racconta. Una zona oscura, certo, nella quale imperversano impuniti e indisturbati i governi che torturano, che arrestano, che uccidono chi compie un’azione oggi sempre più pericolosa: dissentire, mostrare la diversità delle idee, dell’origine, della fede, dell’identità e dell’orientamento sessuale.
Ma “dietro il sole” c’è anche tanto coraggio. Il coraggio delle persone che ovunque nel mondo sfidano la repressione, le intimidazioni, le telefonate anonime, le minacce esplicite di morte per denunciare le violazioni dei diritti umani. Il coraggio di chi difende la sua dignità come il vestito che mai potrà essere strappato. Il coraggio di chi sfida un aguzzino guardandolo dritto negli occhi. Sono quelle persone che consentono ad Amnesty International, alle sue attiviste e ai suoi attivisti, di portare avanti le sue campagne.
Sono certo che il Carpino Folk Festival ribadirà quello che la storia di Amnesty International ci ha raccontato sin qua: che la musica è un mezzo straordinario per parlare di libertà, giustizia e diritti umani.
Testi e materiali per la comunicazione
Antonio Basile, Domenico Sergio Antonacci, Sarà di Bari
Alessandro Sinigagliese
Ufficio Stampa Associazione Culturale
Carpino Folk Festival
Via Mazzini, 88
71010 Carpino (FG)
Il Comune di Carpino, insieme alla Provincia di Foggia e all’Ente Parco Nazionale del Gargano, con la collaborazione dell’agenzia Red Hot, lancia la prima edizione di un’importante iniziativa di promozione territoriale. Dal 29 luglio al 26 agosto, presso lo stesso Comune, avrà luogo il Mercatino dell’Olio di Carpino. Un carnet di appuntamenti che vedrà protagonista assoluto l’olio, eccellenza tra le produzioni carpinesi.
Il territorio, già conosciuto per la produzione della fava di Carpino, che gode del presidio Slow Food, e del Festival di musica popolare, il Carpino Folk Festival, completa così la propria offerta turistica. L’Olio di Carpino diventa dunque il terzo elemento di una triade di eccellenze, che fanno della città garganica un polo di attrazione gastronomica e culturale.
Qualità della vita, sviluppo sostenibile, dieta mediterranea, humus, bon vivre: sono gli assi attorno ai quali gravita la strategia di valorizzazione di questo territorio.
La capacità di coniugare tradizione e innovazione trova espressione all’interno di un’operazione di marketing territoriale, che muove verso la crescita e la valorizzazione del territorio.
Il mercatino sarà dunque l’occasione, non solo per acquistare il pregiato olio di Carpino presso gli stand presenti, ma anche per incontrare operatori ed esperti assaggiatori, che condurranno i curiosi in un percorso di conoscenza delle caratteristiche che rendono unico questo prodotto garganico.
Un dialogo ricco di contenuti, dunque, tra la comunità carpinese, che sente forte il bisogno di raccontarsi in modo nuovo, e i tanti turisti che affollano il Gargano alla continua ricerca di emozioni, suggestioni e luoghi autentici.
Gli appuntamenti in programma avranno luogo a Carpino:
· il 29 luglio, alle ore 20.00 presso piazza del Popolo,
· il 5, 7, 10 agosto, alle ore 20.00 presso piazzetta Municipio,
· il 12 agosto, alle ore 20.00 presso piazza del Popolo,
· il 17 agosto, alle ore 20.00 presso piazza del Popolo,
· il 19 agosto, alle ore 20.00 presso piazza del Popolo,
· il 24 agosto, alle ore 20.00 presso piazza del Popolo,
· il 26 agosto, alle ore 20.00 presso piazza del Popolo.
Per informazioni contattare i numeri:
0884 900711
338 9024989
Tra i progetti musicali più attenti alla tradizione vi è quello denominato: Progetto ‘Cala la Sera’. Non si tratta di un “gruppo” musicale, ma è l'espressione di un vero e proprio progetto di riscoperta delle tradizioni di trasmissione orale di San Giovanni Rotondo. Parliamo espressamente non solo di canti, suoni e balli ma la ricerca sconfina in tutta la tradizione che è trasmissione di esperienza e di conoscenza. Il progetto prende il nome da un evento estivo che dall’estate del 2004 coinvolge gli anziani di San Giovanni Rotondo, detentori della cultura del posto che con le loro caratteristiche voci, si esibiscono per le vie del paese con un repertorio di canti tramandati da generazioni. I canti (li strapulette) sono stati attinti solo ed esclusivamente dalle fonti trovate a San Giovanni Rotondo e rievocano tutti i sonetti, sotto forma di tarantelle e di canti alla stesa, che si eseguivano durante la “serenata” e durante le feste. Questi vengono accompagnati con strumenti tradizionali e dunque non subiscono contaminazioni di nessun genere, vengono suonati e cantati così come ci sono stati trasmessi. Tutti i brani vengono suonati con strumenti tradizionali del Gargano con l'aggiunta dell’organetto (“l’armonneca”) a due e otto bassi portato sul Gargano dai pastori della transumanza. La tarantella di San Giovanni con organetto è il risultato di una inevitabile unione tra i repertori abruzzesi e le tarantelle garganiche che si sono fuse nella (cosiddetta) tarantella “sangiuvannara”.
I Cantori di Carpino e il progetto Cala la Sera saranno i protagonisti della seconda anteprima del Carpino Folk Festival in quel di San Marco in Lamis.
La rassegna (un festival per il territorio) continua il 31 luglio con gli Alexina e il 1 agosto con Teo Ciavarella e la Musica dei 2 Mondi.

Il Carpino Folk Festival è cofinanziato dall'UE-PO PUGLIA FESR 2007-2013 ASSE IV AZIONE 4.3.2
Un festival speciale, in una location speciale, in una terra speciale.
Si chiama 'Discobus 2010' ed e' un servizio navetta di trasporto pubblico gratuito per coloro che vorranno recarsi al Carpino Folk Festival e nei locali da ballo notturni.
Torna con molte novità il servizio Discobus, il servizio navetta di trasporto pubblico finanziato dalla Regione Puglia che accompagna in sicurezza i giovani sulle rotte del divertimento notturno.
La prima novità riguarda l’impostazione del servizio, giunto alla terza edizione. Quest’anno la Regione ha elaborato, in accordo con le sei Province, un protocollo di intesa per definire gli obiettivi e le caratteristiche.
“Così – spiega l’assessore regionale alla mobilità Minervini – non ci sarà solo erogazione di risorse ma una progettualità articolata e condivisa su tutto il territorio regionale per adattare il servizio ai luoghi e alla domanda di mobilità di giovani e meno giovani. Abbiamo chiesto alle Provincie di presentare dei progetti che inseriscano nel progetto forme di flessibilità che possano integrarsi su misura dei grandi eventi. Per cui ci saranno servizi pubblici gratuiti per i grandi eventi previsti in Puglia”.
Lo scopo finale del Discobus, finanziato con 360 mila euro, è quello di abbattere il traffico che si concentra soprattutto il sabato sera o in occasione di grandi eventi e incentivare l’uso del mezzo pubblico, sicuro e in questo caso completamente gratuito per gli utenti.
Il protocollo d’intesa è frutto di una attività di concertazione con gli assessorati provinciali, le società di trasporto pubblico e i rappresentanti dei gestori dei locali notturni, attraverso cui è stato possibile individuare soluzioni per accrescere l’efficacia del servizio.
Queste le altre novità: Unica campagna di comunicazione: “I love discobus” per il contenimento della spesa e l’omogeneità e riconoscibilità del messaggio. Quest’anno per evitare che il costo della comunicazione ricadesse sulle Province si è deciso di centralizzare la campagna pubblicitaria. “La campagna – continua Minervini – sarà coordinata in tutta la Regione per associarla a una sfida audace che accomuni l’uso dell’autobus a un’immagine positiva. Andare con il bus in discoteca non è da sfigati, che non possono prendere l’auto, ma anzi fornisce delle occasioni in più per chi lo usa. Per questo tutti i messaggi sono declinati in positivo: prendo il disco bus perché la benzina costa, perché la festa inizia prima e finisce più tardi, perché incontro gente”. Il servizio di trasporto del Discobus è stato configurato come servizio aggiuntivo al servizio minimo di competenza provinciale. Nelle scorse edizioni il servizio poteva essere affidato mediante una gara alle società interessate, questo richiedeva spesso un lungo tempo per mettere a gare il servizio. Apertura ai grandi eventi. È stato inserita la possibilità per le Provincie di inserire corse non solo per raggiungere locali notturni ma anche gli eventi culturali e musicali rilevanti in programma nell’estate.
Per il Carpino Folk Festival è previsto il collegamento notturno tra: 1)Vieste – Peschici – San Menaio – Rodi Garganico – Carpino – Cagnano Varano.
http://www.carpinofolkfestival.com
A Lesina falò e balli per la madre della Madonna – Grande festa questa sera nel piccolo centro lagunare
Tra sacro e profano, si balla e si danza fino a notte fonda dopo aver acceso i tradizionali falò
Anche quest'anno arriveranno centinaia di artisti attentamente selezionati per presentare al pubblico un programma di qualità ricco di serate speciali, eventi e momenti emozionanti.
La quindicesima edizione del Carpino Folk Festival verrà vissuta intensamente per dieci giornate.
Molte le novità per soddisfare ogni giorno gli interessi di un pubblico il più ambio possibile, ma senza forzare l’orizzonte culturale della manifestazione.
Una di queste novità è l'allargamanto del coinvolgimento al pubblico e agli appassionati, alla comunità del Gargano che vive un rapporto più stretto e quotidiano con la tradizione e in particolare i giovani del nostro territorio.
Per questa ragione la quindicesima edizione si allarga al territorio con due serate di anteprima svolte a Lesina e San Marco in Lamis.
A Lesina la serata è volta a ricordare un tragico evento storico che colpi il meridione d'Italia nel XVII secolo.
http://www.carpinofolkfestival.com/
Lunedì 26 luglio, Lesina – Centro Storico
“Il ballo di Sant’Anna”
Direzione progetto: Primiano D’Addetta – Associazione Alexina
Ore 19,00 Santa messa in onore di Sant’Anna protettrice delle partorienti
Ore 20,00 Processione e benedizione dei falò di Sant’Anna
Ore 21,00 Chiesa della S.S. Annunziata esibizione de"Le voci dell’Arciconfraternita del S.S. Sacramento di Vico del Gargano”
Ore 21,30 Partenza da P.zza Fontana Parata degli artisti di strada della compagnia de “la tribù dei sempre allegri” con: trampolieri, equilibristi, giocolieri e clown, fachirismo ed arte del fuoco
Ore 21,45 Centro storico “se77e fuochi per se77e spettacoli” con:
· Nanà – maquillage artistico
· Mr. Thomas – fachiro mangiafuoco
· Trampuglia – trampoliere acrobatico
· The Jack “lemon” Gambino show – seguipersone
· Ratataplan teatro Pass Pass – collezionista di attimi
Ore 22,00 Piazza Annunziata “storia di un uomo e della sua ombra – Mannaggia ‘a mort” spettacolo di teatro per ragazzi
Ore 22,30 Piazza Annunziata “Kukulà” il circo più piccolo del Mondo
Ore 23,00 Piazza Annunziata Concerto “Il Ballo di Sant’Anna”
· Alexina (Lesina)
· I Cantori di Carpino (Carpino)
· Progetto Cala la Sera (San Giovanni Rotondo)
· Tarantula Garganica (Monte Sant’Angelo)
Il 26 luglio, giorno di Sant’Anna protettrice delle partorienti, rievoca, a Lesina, un evento storico a cui viene associato il rituale dell'accensione dei fuochi nei diversi quartieri del paese. La storia dice che nei giorni precedenti e successivi al 26 luglio dell'anno 1627, si verificò un sciame sismico di eccezionale gravità del quale Lesina fu l'epicentro. Le conseguenze del sisma furono disastrose sia per gli uomini che per le cose. La memoria popolare racconto che il Lago di Lesina, a seguito di quella violenta scossa, ritrasse le sue acque per poi investire, nel riflusso, l'intera cittadina: uno tsunami insomma, che seminò morte e distruzione. La leggenda vuole che gli scampati, per ringraziare la provvidenza di averli graziati, accesero dei fuochi in onore di Sant'Anna.
Quei fuochi che tutt’ora si accendono, puntualmente nel giorno di Sant'Anna, nei vari quartieri del paese rappresentano, quindi, allo stesso tempo sia il segno del ringraziamento alla Santa per essere stati risparmiati sia degli enormi ceri accesi in memoria delle tante vittime che quell'evento produsse.
Di seguito la cronaca di quei giorni di Antonio Lucchino
«Per quattro giorni avanti del terremoto si vidde una quiete d'aria grandissima, che non spiravano venti, nemmeno una minima aura, ed i caldi erano eccessivi, e quasi insopportabili. Il sole tanto al nascere, quanto al tramontare, si vedea carico di vapori grossi, in maniera, che facilmente senza offensione vi si poteva fissare gli occhi; e il giorno del terremoto fu assai maggiore il caldo, la quiete e l'adombramento de' vapori attorno al sole.
Cominciarono ad udirsi, ma leggermente, i terremoti sin dall'anno precedente 1626, in ottobre, novembre e dicembre; in gennaio del 27, in febbraio, in marzo ed aprile: non s'udirono poi il maggio, e il giugno, sino a' trenta di luglio. E più di venti giorni prima fu una grandissima pioggia nella Puglia, e maggiore nelle nostre parti, che, ancorché fusse di mezza està, si vedevano le campagne piene di acque, che da lungi parevano laghi, e paludi, a cui poi seguirono caldi eccessivi.
A' ventisette di luglio, tre giorni precedenti, fu l'ecclissi della luna, che si oscurò tutta l'orbita, e dal principio dell'oscurazione sino alla fine vi passarono sei ore.
Si guastarono le acque de' pozzi e, con maraviglia e stupore di chi le gustava, davano odore sulfureo, e grave. E il giovedì, giorno precedente, si udirono molti lampi a guisa di tuoni occupati sotto alla terra.
Vi fu un altro segno veduto un quarto d' ora avanti da Monsignor Illustrissimo Venturi, Vescovo della città; il quale da una finestra del palagio dove abitava, che riguardava il Monte Sant'Angelo, vidde una piccola nube, la quale velocissimamente se ne andava verso il detto monte; del che si maravigliò non poco, considerando come quella nube era spinta in tal maniera senza che spirasse vento o aura alcuna.
A' trenta di luglio dell'anno 1627, il venerdì, che, come si disse, con maggior forza che ne' giorni precedenti il sole faceva sentire il suo calore, (…) giunta l'ora fatale, sedici del giorno, si udì muggir la terra non a guisa d'un toro, ma di grandissimo tuono, che non si saprebbe dare altra comparazione, poichè offuscava la mente e l'udito ; ed appresso subito sì vidde ondeggiare la terra a guisa che sogliono l'onde nel maggior agitamento del mare, in maniera che io ed i miei compagni fummo battuti da quell'impeto di faccia a terra, e, senza mancar niente il muggito, nell'alzarci si sollevò ondeggiando di nuovo la terra, e di nuovo caddimo; ma assai più la terza volta, che ondeggiò con maggiore rabbia che a me parse cadere da sopra un colle. Diede poi una scossa si grande e terribile verso ostro, che rovinò in un subito tutta la Città; e noi avanti a' nostri occhi viddimo, e udimmo, la ruina della Chiesa delle Grazie. Seguitò poi lentamente il tremore, ed alzati, che fummo, si vidde ingombrata, e coverta di una densissima caligine di polvere la Città; e così si vidde sopra Torremaggiore, S. Paolo, Serra Capriola, Apricena e Lesina; con che quelle terre diedero segno ancora di loro ruina.
Tutti, restati sbigottiti e pieni di timore, andammo con sollecito piede verso la Città per soccorrere i nostri parenti e cittadini, se si poteva; e durò tanto il tremore che giunsimo nella città, lontana da quel luogo quasi uno stadio, ed allora quel ventice
llo fresco rinforzò, e quella polvere s'alzò in aria, la quale riverberando i raggi del sole, pareva di lontano, che fusse involta di fiamma di fuoco, e si potevano chiaramente vedere le ruine della misera città abbattuta e fracassata; e in un subito si rappresentò a' languidi occhi caso di molta pietà e compassione; poichè oltre le alte e lamentevoli grida, che s'udivano per tutto dei salvi, che piangevano la comune e privata disgrazia, si vedevano uscir fuori della città le meste genti impolverate in maniera che non vi si poteva in modo alcuno scorgere effigie umana, e sembrava ognuno un ammasso di polvere; il che si aggiungeva maggior pietà e compassione vedendosi scaturire dalle ferite di quei miseri fonti anzi rivi di sangue, che scorrendo di sopra quella polvere, parevano tanti ruscelli, che corressero per arenose campagne. Si vedevano altri portar fuori corpi morti, altri semivivi, ed altri storpiati, che non potevano camminare; e li buttavano per la campagna con tanti lamenti e pianti, che occupavano le menti, e poteva dirsi aver cuor d'aspro macigno chi non accompagnava loro con lamenti e pianti.
Quei che non avevano patito cosa alcuna si davano attorno agli orti a far capanne con sprovieri di tela e lenzuoli, che si potevano con tanta necessità ritrovare. Noi intanto entrammo nella città, dove s'udivano maggiori i pianti e le strida, piangendo chi il padre, chi la madre, altri i figli, i fratelli e le sorelle, chi gli amici ; e in tanta confusione di cose quel che dava più terrore era che la miseria dell'uno affliggeva maggiormente l'altro in maniera che vano sembrava ogni soccorso ed ajuto».
Giornata indimenticabile per la rappresentanza dell’Arciconfraternita del SS. Sacramento di Vico del Gargano che mercoledì 21 luglio, nell’ambito della conferenza stampa di presentazione della XV edizione del Carpino Folk Festival, al Teatro Petruzzelli di Bari, ha vissuto e fatto vivere ai presenti momenti emozionanti nel proporre alcuni dei “Canti della Passione” di Vico del Gargano. L’arciprete don Matteo di Conzo, con la sua apprezzata presenza, ha avuto modo di ringraziare e salutare affettuosamente tutti i presenti.
Piacevolmente sorpresi e interessati, fra le autorità presenti, l’assessore regionale Silvia Godelli e il sindaco di Bari Michele Emiliano. Ad autorità e giornalisti, a cura dell’Arciconfraternita, è stata consegnata una cartellina di informazioni sui riti della “Settimana Santa a Vico del Gargano”, che come si ricorderà è parte integrante del progetto regionale “Settimana Santa in Puglia”. Grande merito all’Associazione del Carpino Folk Festival, che da anni è impegnata a recuperare, conservare e promuovere tutte le forme di Canti tipici e tradizionali del Gargano contribuendo a far conoscere e apprezzare sempre più il nostro “magico” Gargano.
Il programma del Carpino Folk Festival 2010 prevede un’anteprima il 26 luglio a Lesina nell’ambito dei festeggiamenti in onore di Sant’Anna. In questa data, ricca di appuntamenti, alle 20,30, le voci dell’Arciconfraternita del SS. Sacramento, al completo, nella chiesa della SS. Annunziata, intoneranno “I Canti della Passione” tra cui in particolare, il “Miserere” e “Evviva la Croce”.
A C R O S T I C O I T U S
Ruggisce l’onda ferendo la pietra…
Opera savia distratta dall’ansia…
Mistero maschio di scogli calciti…
Ancora sbuffano i carghi-tavuti…
Nuda nel bosco ammicca la “bella”…
Occhi smeraldo oltrepassano i muti…
Canta col vento la tua arpa eolia
Orma segnata da prefiche strida.
Ninna nel petto la costa giuliana
Verde risponde la tela capziosa
Ebbra di scheletri a imputridire.
Raschia nell’aura l’impronta terrena
Sosta riposa rilancia l’effetto
Anime incerte incupite dal mondo
Nuotano vaghe in memorie lontane:
Orbite scaltre di sante e puttane!
PESCHICI – Sono trascorsi 52 anni e il ricordo non si è cancellato. A sentire il nome di Romano Conversano non c‘è anima di Peschici che non vibri. Anche qualcuna appartenente all’ultima generazione, educata al rispetto dell’uomo e dell’artista da genitori e nonni. E’ il 1958 quando l’istriano di Rovigno – chissà come, chissà perché – si spiaggia su questo lembo marino di terra garganica e decide di acquistarne il Castello (o di quanto ne rimane) che presto diventa passaggio obbligato di artisti e intellettuali, italiani e stranieri, dando il via a quel fenomeno che diventerà turismo di massa fra meno di dieci anni. Un viatico che non si è esaurito nel tempo.
Alta sulla rupe a strapiombo (84 metri), l’ex fortezza eretta a contrastare gli assalti dei nuovi Fenici – saraceni e turcheschi, – esposta a due diverse direzioni di vento, gli offre il destro – dando seguito a una formidabile intuizione – di sentirne il fiato inserendo un bastone nella fessura di due pietre della parete esterna, sotto una finestra, dal quale lascia penzolare corde di chitarra che si trasformano nella sua “arpa eolia” e al soffio del gelido e violento grecale producono sibili pronti a diventare suoni rabbrividenti ma ben presto in grado di trasformarsi in armonie e composizioni ultraterrene.
Dopo qualche estate passata nella rimodernata magione, non volle più mettervi piede. Fatti suoi! Dovettero superarsi tantissimi anni prima che una voce a lui sconosciuta ma fornita di valido passaporto (un’altra voce, quella della donna sposata da chi scrive e di Conversano giovanissima modella nel periodo peschiciano, nonché amica della figlia Margherita) non lo convincesse a tornare con la “scusa” di una Personale nelle segrete ristrutturate del non più suo Castello.
E’ il 2002. Ed è in quella occasione che avemmo netta la sensazione di accompagnarci a un uomo indimenticato. A decine gli indigeni, nei cui cuori aveva lasciato un solco indelebile, che riconoscendolo – e come poterlo ignorare – lo fermavano, gli tendevano le braccia, lo arpionavano come piovre tentacolari in amplessi furibondi, lo baciavano, lo stringevano al petto, se lo allontanavano un istante per meglio godersi il volto di brigante “trampigno” e tornavano a stringerselo al petto. Anziani, donne e uomini indifferentemente, 40-50enni, 30enni, e giovani figli di costoro che ne avevano ascoltato in casa imprese e intraprese.
Un mito, per la gente, con alcune delle cui vite aveva intrecciato la sua senza badare a vacui formalismi e distinzioni di censo intellettuale. Una memoria incancellata per molti coi quali aveva intrapreso “frame” di cammini paralleli e divergenti mai interrotti, mai spezzati, neanche dal tempo, nemmeno dalla lontananza di chilometri. Una meteora mai frantumata e consumata dall’attrito di atmosfere diverse e contrastanti. Una figura stagliata nel vissuto di un popolo non ricco di beni materiali ma provvisto di una umanità sconfinata, modesto e umile. E lui, che di modesto e umile poteva avere ben poco, non per dna ma perché illuminato da fama e successo, diventava come loro, come lo era stato decenni prima. Un gigante dal cuore buono della cui magnanimità alcuni avevano beneficiato e mai approfittato.
Il periodo – quasi un mese, l’inizio di quella estate del 2002 – passato con chi racconta divenne così quasi un testamento spirituale. Dall’anima sua lievitarono memorie e ricordi, persone e lotte, avventure e peripezie, donne e amori. La “fuga” dall’Istria, la militanza partigiana, l’iniziativa culturale roveretana, le unioni, i figli, e l’intero coacervo di sensibilità artistica, autogestione ed elaborazione del successo che non aveva mancato di affacciarsi – e non poteva essere altrimenti – sul suo viaggio esistenziale. Le prime sconfitte, le prime soddisfazioni, le prime cadute, le favolose vendite delle sue opere, le quotazioni che toccavano picchi meritati… le delusioni e le illusioni. La sua vita! Tutto riportato in una serie di acrostici che la sua verve, la sua “joie de vivre”, ci stimolarono e sollecitarono.
Uomo degno di essere chiamato tale, artista degno di essere chiamato tale, sono tante le case peschiciane che gelosamente custodiscono una sua opera, donata, mai venduta, contropartita di un piccolo favore: un lavoretto di muratura, un piatto di pancotto, un assaggio di olio garganico, l’amore di una verdura locale, il frutto di un orto, una zuppa di pesce di trabucco… Il “trabucco”! Il suo soggetto preferito, minuziosamente “descritto” da un pennello magico, miniatura di uno spaccato di cultura marinara in cui ha profuso la linfa che l’ha sempre agitato e continua – ci scommettiamo – ad animarlo ancora oggi, ancora adesso che non è più fra noi.
E accanto al trabucco, temporalmente prima del trabucco, la fortunata vena creativa della sua “Puglia antica”. Opere “nebulose”, dove nulla è chiaro e distinto eppure tutto è chiaro e distinto. Nuvole di case addossate le une alle altre con sfumature pastello di colori che solo lui sapeva comporre sulla tavolozza. L’omaggio a una landa di cui si era innamorato e nella quale aveva lasciato alcune pileorize di qualche radice, altrimenti non sarebbe tornato quel 2002, dopo oltre quarant’anni di assenza. E “Ritorno a Itaca” fu appunto il titolo che demmo alla sua mostra, allestita e curata per lui e con lui.
Un “ritorno” di cui non riuscimmo mai a captare l’eventuale sofferenza o nostalgica malinconia, ma ritenendole esistenti e presenti, se non persistenti, tentammo di alleviare con una serie di accorgimenti che gradualmente partorirono una forma di affetto dimensionata dalla nuovissima conoscenza, dall’ignoranza l’uno dell’altro, i cui veli avevano cominciato a squarciarsi. Fino a sorprenderlo con la cerimonia istituzionale della “cittadinanza onoraria”. Mai sala comunale fu stracolma e ridondante di amorosi sensi. Nelle pieghe dell’aria che si respirò in quell’occasione – nuova per una Peschici diventata sonnolenta e apatica a cospetto delle emozioni – filtrarono sensazioni capaci di attanagliare le viscere.
Dall’insorgere di aneddoti mai persi nella sua memoria scaturì lo spaccato di un paese che ormai viveva solamente dentro di lui, non vissuto da tanti e violentato dalle moderne vicende caotiche in cui alcuni sono naufragati. E nelle menti di ognuno si formarono fotogrammi di un tempo abbandonato al tempo, scene medievali di rara bellezza, parole e motti stracciati dalle ore attuali, abitudini e modi di affrontare la vita ineffabili, resurrezione di storie sfilacciate dall’euro, dall’odierna crapula. Il nuovo “cittadino onorario” – primo nelle vicende cittadine – incantò la platea e per non smenti
rsi concluse la “sua festa” con un… “vaffa”, legato al saluto di una piccola “saracena” lanciato nel momento della sua partenza dal paese. Un “vaffa” che non era insulto, ma atto d’amore dichiarato da una bambinetta scalza e stracciata che vedeva allontanarsi il suo idolo. Un pagano e arabeggiante addio di chi lo aveva adorato da lontano, senza mai avvicinarlo, se non nel momento di vederlo con le valigie in mano.
Con lo stesso significato e sentimento, vorremmo rilanciargli oggi quel “vaffa”… ma il cuore è stracolmo di pena e dolore!
Piero Giannini