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I riti della Settimana Santa a Carpino tra Fede vera e devozionalismo religioso nella tradizione

Domenico Sergio Antonacci

Foto di Domenico Sergio Antonacci

Tra vera Fede e devozionalismo che, a volte, sfiora in un inevitabile fanatismo, ancora presente, purtroppo, specialmente nella religione cattolica (come  accade in queste circostanze in molti luoghi del mondo, ed in Italia, quella del Sud soprattutto), i tradizionali riti della Settimana Santa a Carpino iniziano (come ovunque) dalla Domenica delle Palme, dove si fa memoria dell’ingresso solenne e trionfale del Cristo a Gerusalemme. Dopo la benedizione delle palme e dei rami di ulivo, sul sagrato della chiesa di San Cirillo, in Piazza del Popolo, da parte del Parroco,  una processione osannante si snoda verso la chiesa Madre di San Nicola. Le stesse due chiese, tra il Giovedì pomeriggio (dopo la Santa Messa in “Caena Domini”) e il Venerdì Santo mattina sono mete dei fedeli ai cosiddetti ed impropriamente definiti “sepolcri” (non solo a Carpino ovviamente) approntati nelle stesse chiese. Nella notte tra il Giovedì ed il Venerdì Santo si possono udire, per le vie principali del paese (specialmente lungo la zona storica), a ricordo degli eventi della passione dall’ultima cena all’orto degli ulivi, al tradimento di Giuda e all’arresto del Cristo, al rinnegamento di Pietro,  i passi della cosiddetta “Turba” preceduta dalla Croce, quella che porta sopra i simboli della crocifissione, e una  fiaccolata. Turba che rappresenta, in un certo senso,  la folla che accompagnava rumorosamente Gesù tra i soldati davanti ai palazzi di Caifa,  Erode e Pilato. Il Venerdì Santo, nel tardo pomeriggio, si tiene la tradizionale processione con il suggestivo e commovente incontro, in Piazza del Popolo, tra il Cristo morto e la madre Maria Addolorata (che vuole essere – in fondo – la rievocazione di una delle quindici stazioni della “Via Crucis” ed il naturale proseguimento degli avvenimenti vissuti nella notte precedente). Questa sentita processione veramente di popolo, parte dalla Chiesa Madre di San Nicola e si snoda per due vie diverse ed opposte: da una, Corso Vittorio Emanuele, viene portato a spalla da ragazze del luogo, la statua del Cristo morto preceduta da una croce di legno nero (in grandezza naturale e abbastanza pesante, secolare)letteralmente  trascinata sulle spalle da due-tre devoti incappucciati, che si danno il cambio lungo il percorso processionale (essi rappresentano il Cireneo); mentre la zona storica a ridosso della Chiesa, quella della Torre Normanna o del Calvario (per restare in tema), viene percorsa dall’altra processione dove sono portate le statue della Madonna Addolorata  accompagnata da San Giovanni l’Apostolo ed Evangelista e da Maria Maddalena. I due percorsi confluiscono, in modo naturale,  in Piazza del Popolo dove, appunto, avviene l’incontro delle figure dei Santi personaggi del Calvario. Lungo quet’ultimo percorso,  della zona storica, anziani e giovani accompagnano il cammimo processionale con lo straziante e tradizionale canto popolare (molto antico e di autore carpinese ignoto) “Giuvdija Sant” in cui, in pratica, viene rievocata quasi tutta la passione di Cristo, dall’arresto all’incontro con la Madonna e San Giovanni, alla Crocifissione. La stessa tradizione racconta che questo canto, affinchè venisse intonato e cantato nel modo più giusto, opportuno ed efficace, i cantori prima di avviarsi alla processione libavano vino per essere volutamente…un pò brilli…Ed oggi si può affermare che senza di questo Canto popolare, la stessa Processione del Venerdì Santo a Carpino, paradossalmente, non avrebbe luogo. Mentre, la processione che scende lungo Corso Vittorio Emanuele viene accompagnata dai tradizionali canti e preghiere quaresimali della Chiesa.  In Piazza del Popolo la manifestazione si conclude con l’omelia del Parroco, o di un sacerdote o religioso cosiddetto “Predicatore”(invitato dal Parroco e che giunge, in genere, da fuori anche della stesa Diocesi), che parla ai fedeli e al popolo dal sagrato della Chiesa di San Cirillo che domina tutta l’intera piazza sempre, ogni anno,  gremitissima.
Da ricordare che nello stesso Corso Vittorio Emanuele esiste, da oltre cento anni, una piccolissima cappellina (dove tre persone riescono appena ad entrarvi e rimanervi in piedi)denominata come la strada a cui è addossata “La Madonnella”. Sul piccolo altare di detta cappellina è posta una Icona della Madonna Addolorata. Questo luogo viene aperto, dai privati e devoti proprietari, per tradizione, nella sola Settimana Santa, ma anche quando è chiuso e l’Icona può essere scorta dalla grata sulla porticina, molte persone, da sempre e non solo nella quaresima e nella settimana santa, passandovi davanti si segnano con il segno della Croce.
La processione del Venerdì Santo, infine, fa rientro verso la Chiesa Madre dove tutti i fedeli e partecipanti, anche se molto stanchi,  vanno a prendersi “la pace” (quella pace che ci si è iniziato a scambiare con i rami degli ulivi la Domenica delle Palme) davanti alle statue della processione appena conclusa e dove il Parroco benedice il Popolo con quella Croce con su i simboli della crocifissione del Cristo, che all’alba del terzo giorno “… Risorgerà, come aveva Annunciato…”(Mc.9,31-32).

Mimmo Delle Fave

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