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E. Bennato nell’epicentro di un certo tipo di musica popolare

bennatoSe musicalmente la sua è una storia da attrazione fatale, umanamente è una vi­cenda da indistruttibile fee­ling fatto di suoni ed empatie, emozioni forti e cultura che da queste parti ha radici solide. Eugenio Bennato e il Gar­gano, amore a prima vista, e se è vero che lui da queste parti ha trovato una casa sfit­ta, è anche vero che non ha esitato ad occu­parla. Questa sera Eu­genio Bennato sarà a Rodi per ricevere un ri­conoscimento come amba­sciatore della musica garga­nica nel mondo nell’ambito della nona edi­zione del Pre­mio Saccia dedicato a tutte quelle figure che meglio hanno saputo inter­pretare il Gargano nelle sue positività e il cantautore non esita a dire che «Credo che questo premio me lo sono pro­prio meritato … ». Stasera sarà ospite d’eccezione insieme a tanti altri garganici doc primi fra tutti i gruppi di volon­tariato che si sono distinti e salirà con una certa emozione sul palcoscenico dell’audito­rium di Rodi nel’ambito della rassegna voluta da un lungimirante imprenditore, quel­lo che s’inventò Baia Santa Barbara e cavalcata da un periodico «Il Bervedere», voce narrante di nostri luoghi. Ma cos’è il Gargano per Eugenio Bennato? Il cantau­tore partenopeo non esita ad ammettere che «questa terra per me è un punto – di ri­ferimento, lo scelsi fin da quando ero ragazzo. Una spe­cie di attrazione fatale. Sa erano gli anni delle voca­zioni, io seguivo un filo este­tico e proprio rincorrendo musicalmente quella che per me era una sorta mi soffermai su questi luoghi su questa gente che – lo dico senza piag­geria – sotto il profilo della intensità tecnico-espressiva non ha eguali, non ho trovato da nessun’altra parte del mon­do». E racconta come arrivò a Carpino, epicentro di un certo tipo di musica popolare. «Ero un maniaco di certa musi­calità e l’ascolto un giorno di un brano di un grande mu­sicista come Alan Lomax mi colpì in maniera particolare; bene, quel brano conteneva uno spezzone di tarantella garganica. Decisi di seguire questo filone così ispirato». L’analisi dello stile, la pas­sione per i luoghi la voca­zione: un mix che ha portato poi Bennato a fare del Gar­gano la sua seconda casa. «Ho analizzato quello stile, mi son dato da fare. In quella musica c’è tutto il senso mediterraneo di cultura e tradizioni soprav­vissute al cataclisma delle in­novazioni. Quella musica era pregna di sensazioni, funzio­nali alle più classiche sere­nate. E dà allora nei miei concerti mandiamo sempre in onda una musica dei Cantori di Carpino. Se pensa che due mesi fa a Buenos Aires in un concerto l’abbiamo ripropo­sta … Il pubblico ha accolto la voce di Andrea Sacco dei Can­tori. E se c’è un percorso ancora da compiere, questi maestri si confermano rife­rimento di una musicalità an­cora attuale contempora­nea». Gargano mon amour. Eugenio Bennato saluta il pre­mio Saccia.
Sabato, 07 Dicembre 2013 GazzettadelMezzogiorno
Pur essendo stato scritto con i piedi quest’articolo rappresenta una testimonianza importante per Carpino.

Nota stonata post premio. In una intervista rilasciata ad una radio locale Eugenio viene invitato a dire due parole sul festival di Carpino e quindi attacca sornione dicendo che la differenza con la Taranta, leggi Notte della Taranta, sta tutta nell’organizzazione.
Mentre è inutile stare a spiegare al cronista che costringe a confrontare due realtà così distanti tra loro. Non è inutile ricordare all’artista che di occasioni in cui ha potuto gestire almeno gli stessi soldi del festival di Carpino ne ha avute tante su tutto il territorio nazionale, ma l’eco della sua organizzazione non si è ancora fatto sentire, anche quando la sua opera si è manifestata vicino a noi a Lesina. Tuttavia per magnificare l’organizzazione degli altri mi piace riportargli le parole utilizzate in una delle sue stesse invettive canore:
Quanta gente, quanta gente alla festa della taranta addo primma nun ce steva niente mo ce stanno tutte quante Quanta gente quanta culure quanta musica e musicante grandartiste e professure manca sulo la taranta.
Quanta gente mieza via e il maestro sul piedistallo che se sbatte e fa ammuina però attuorno nisciuno abballa E lorchestra che sta sunanno è norchestra che nun va a tiempo alla festa della taranta la taranta nun se sente.

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