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Conferenza di servizi, in mare ci sono anche ordigni dei conflitti bellici

Una conferenza di servizi per approfondire la conoscenza della situazione, lo storno di una quota di risorse destinato all’Osservatorio epidemiologico per un’indagine anche su questa zona (come per quella di Taranto in cui sono in corso accertamenti per verificare la presenza di diossina) e l’istituzione di un tavolo istituzionale per rimuovere i simboli del fenomeno degenerativo (la Eden V e la Panayiota), sono i primi impegni istituzionali sulla questione “navi a perdere” presi dall’assessore regionale alla trasparenza e cittadinanza attiva, Guglielmo Minervini.
Questi i primi risultati ottenuti dalle associazioni garganiche che si sono date appuntamento a San Nicandro per affrontare lo spinoso tema “Le navi affondate al largo del Gargano. Quali risposte istituzionali a tutela della salute pubblica?”.
Straordinaria la partecipazione, da tutti i paesi del Gargano e non solo (c’era anche un’associazione di sommozzatori di Corato), un momento definito “storico” per il forte segnale di unità e di condivisione, lanciato per la prima volta dalla gente del Gargano.
“Questo è il Gargano migliore – ha commentato il sindaco Squeo nel suo saluto iniziale – quello della passione della gente libera e dei giovani di questo territorio, l’altra faccia del Gargano e non è un caso che questa presenza così importante si registri il giorno dopo l’omicidio di Libergolis, in una terra in cui tutti insieme dobbiamo riappropriarci degli spazi pubblici”.
Una “lettura” condivisa anche da Minervini che ha individuato nella “voglia di verità” la cifra della partecipazione all’incontro “di una comunità che vuole rialzare la testa e guardare in faccia la propria realtà”.
Inquietanti le immagini delle navi incagliate da più di venti anni, i cui rottami sono ancora lì, a Lesina (Eden V) e a Pianosa (Panayiota) e le notizie riferite da Gianni Lannes (con citazioni di fatti, persone, atti ufficiali con ricostruzione di rotte, cambi di nomi, carichi ed armatori) su quelle autoaffondate insieme a container sospetti al largo del Gargano, per i quali richiede un monitoraggio scientifico dei fondali con mezzi e competenze di cui solo lo Stato può disporre.
“Un tema complesso e delicato – ha argomentato l’assessore regionale -, una matassa in cui si aggrovigliano una serie di fili, alcuni dei quali provengono da un passato molto remoto (il basso Adriatico è stato utilizzato come discarica di ordigni bellici della seconda guerra mondiale) ed altri molto più recenti (traffici illeciti internazionali, eventi bellici più recenti). Ma l’idea che qui si possano scaricare rifiuti – ha proseguito Minervini – è strettamente collegata a quella dell’illegalità che viene spesso associata al Mezzogiorno, considerato come “riserva di scarto” (lo dimostrano anche i casi Enichem ed Ilva). Occorre rovesciare questo destino. Quel tipo di traffico avviene quando si crea una frattura tra il territorio e la comunità e probabilmente anche le istituzioni stanno in questa cultura ed hanno preferito girare la testa dall’altra parte. Ne usciremo solo quando ci renderemo conto che la salvaguardia del territorio è l’unica strada per il futuro.”
Una sfida non da poco, considerando l’assenza dei tanti altri rappresentanti delle istituzioni che, nonostante fossero stati invitati e sollecitati non sono intervenuti, a cominciare da quelli più vicini, i sindaci dei comuni garganici, dei quali (oltre a Squeo che ha fatto gli onori di casa), era presente solo il primo cittadino di San Marco, Michelangelo Lombardi. Un’attenzione significativa, invece, è arrivata dall’Europa con un messaggio del Presidente del Parlamento Europeo e l’interrogazione dell’eurodeputato pugliese del Pdl Sergio Silvestris che ha formulato un’apposita interrogazione scritta alla Commissione Europea per sollecitarne l’interessamento e valutare l’opportunità di intraprendere iniziative efficaci per perseguire i responsabili e i complici degli eventuali affondamenti sospetti ed azioni dirette ad impedirne il ripetersi a salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini.

Anna Lucia Sticozzi
tratto da "La Gazzetta del Mezzogiorno" ed. "La Gazzetta di Capitanata" del 30-10-09

foto Mario Gioiosa
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