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L’appello per l’inadeguato sfruttamento dei nostri giacimenti culturali

L’appello per la cultura delle istituzioni culturali private e pubbliche

In qualità di rappresentanti di istituzioni culturali private e pubbliche del nostro paese vi rivolgiamo un appello perché, attraverso nuove regole di sostegno, il nostro settore possa tornare ad agire da vero contributore della ripresa della sviluppo della nostra Nazione. In questi giorni il cinema, lo spettacolo dal vivo, la lirica, la danza stanno attraversando momenti di apprensione in attesa delle decisioni del Governo sulla dimensione di tagli alla spesa. Ma non è solo questo che ci angoscia. L’assenza di una visione strategica dell’intreccio e della fertilità di un incontro tra cultura e turismo di un progetto che assegni il ruolo che merita alla cultura di cui è ricco il nostro paese, provoca un inadeguato sfruttamento dei nostri giacimenti culturali e dunque di una leva formidabile per il bilancio della nostra economia.

I turisti vengono in Italia per l’Arena di Verona e sono una manna per i ristoranti, gli alberghi, i trasporti; migliaia di giovani vanno a Mantova per il Festival della Letteratura, a Modena per la filosofia, a Spoleto per il Festival e in genere per decine di rassegne estive e l’economia di quelle aree è notevolmente influenzata in tutte le componenti di servizi e di consumi e nelle grandi città i teatri offrono occasioni di intrattenimento in grado di rendere più gradevoli i soggiorni anche di affari. Crediamo che la cultura e la creatività, ancora una volta, possono essere elementi fondamentali per ricostruire un disegno generale di sviluppo del Paese, sia per risollevare l’economia che per riaffermare e sviluppare i caratteri della nostra identità culturale.

Ci riferiamo a un universo identitario di circa 6000 aziende distribuite sul territorio nazionale e di 200.000 lavoratori (artisti, tecnici, maestranze altamente qualificate, impiegati etc) che va dalle imprese creative alle giovani associazioni e che deve e vuole fornire l’humus culturale per il rilancio complessivo del Paese, per permettere allo spettacolo italiano di cogliere la sfida e porsi a livello globale come soggetto attivo in grado di dialogare ed imporsi sui mercati internazionali, fornendo alle generazioni future un nuovo patrimonio da tutelare e valorizzare. Le imprese dello spettacolo dal vivo producono ricchezza, beni materiali ed immateriali. Producono qualità del tempo e della vita, producono prospettive di emancipazione dal torpore dei modelli televisivi, producono diritti e senso civico svolgendo le loro funzioni di interesse pubblico nel presidiare ed arricchire la vita delle nostre sfilacciate comunità. E nonostante la crisi ogni sera si aprono centinaia di sipari, si inaugurano decine di rassegne estive, ci si predispone alla condivisione. Se non è ottimismo questo…..

Ma diversamente da quanto previsto per altri settori della produzione nazionale e locale, altrettanto vitali per questo nostro paese, per la cultura e per lo spettacolo che ne è parte integrante, il Governo non ha proposto nessun tipo di sostegno, anzi, sono stati effettuati tagli di bilancio e del principale strumento strutturale di finanziamento pubblico che è il FUS. Tutte le società del nostro settore saranno costrette ad una riduzione rilevante dell’attività con conseguenti perdite di moltissimi posti di lavoro per artisti, maestranze e per tutti coloro che lavorano nell’indotto. L’attuale Governo in più occasioni ha dichiarato di volersi impegnare al massimo in questo difficile momento economico per salvaguardare innanzitutto il lavoro e l’occupazione. Ci chiediamo quindi come intende affrontare una nuova "categoria" di disoccupati del settore dello spettacolo dal vivo, che, a breve, si aggiungerà a quelle di altri importanti settori.

L’espressione delle autentiche vocazioni artistiche, professionali e tecniche di quanti oggi sono in grado – e vogliono – operare nel rispetto delle regole e nel riconoscimento delle proprie e altrui funzioni, pubbliche e private, è fondamentale per uscire dall’impoverimento ideale della nostra società e c’è bisogno di tempo per costruire, comunicare, precisare, definire, incontrare, ascoltare e condividere questo progetto di società con le Istituzioni per essere nuovamente insieme centro civico e culturale delle comunità che ci ospitano. Per fare questo è necessario che le “imprese creative etiche” piccole, medie e grandi, rafforzino i propri strumenti, anche innovativi per il nostro settore (finanziamenti, regolazione, deduzioni e detrazioni d’imposta, defiscalizzazione), complici del Governo che le rappresenta e non nemiche di chi con delega elettiva di rappresentanza dovrebbe garantire a tutta la popolazione non solo il diritto al lavoro ma la libera fruizione dei “beni primari” (che tutti gli esseri raziocinanti vorrebbero fruirne) considerati tali dalla nostra Costituzione (e la cultura è uno di questi), che sono l’essenza del consesso civile e che vanno trasmessi a chi viene dopo di noi.

Andrée Ruth Shammah, Marco Lucchesi, Vincenzo Monaci, Piero Maccarinelli
07 luglio 2009

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