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“Il Gargano nuovo” di giugno 2009 è on line

Potete scaricare il mensile cliccando su questo link:

http://files.splinder.com/45b329b2b28812ac8b70db372e6f8d9e.pdf

Buona Lettura!

Foto di Maria Teresa Rauzino
…………………….
L’intervento di Domenico Sergio Antonacci
in occasione del loro 6^ raduno dell’Associazionismo attivo del Gargano.

Ho 21 anni e sono di Carpino. Nel tempo libero, mi occupo di ricerca storica sul Gargano, per scoprirne i lati più nascosti e meno conosciuti, e sto imparando molte cose. Mi pongo tra gli obiettivi quello di risvegliare le coscienze della gente garganica, divulgando tutto quello che c’è di interessante dal punto di vista storico-naturalistico c’è su questo territorio. Faccio parte dell’Associazione Carpino folk festival da quasi un anno e dell’Archeo Speleo Club Argod di Sannicandro Garganico. Quello che non mi stancherò mai di dire è che il Gargano è uno scrigno di tesori sottovalutati, molti nascosti e molti sotto gli occhi di tutti. Fin quando non ci si addentra in quel mondo che è la ricerca, non si ha una idea precisa di questo patrimonio. Parlo delle tracce della presenza dell’uomo nella preistoria (Grotta Paglicci), nell’età romana (piana di Carpino o Torre Mileto), nel medioevo e così via.

Ma per questo inestimabile valore aggiunto la considerazione dei garganici è scarsa: il 99% di loro si disinteressa. Devo dire che io stesso, per diciannove anni, sono stato all’oscuro di tutto. Solo da poco, per fare un esempio, ho scoperto che a 500 metri da casa mia ci sono tracce di un villaggio eneolitico. Per farvi capire fino a che livello siamo, cito il caso di un dolmen abbattuto perché dava fastidio all’agricoltore proprietario del terreno, di grave e grotte usate come discarica nella zona di San Marco in Lamis e San Nicandro Garganico, di antiche chiese di campagna dimenticate, di smaltimento di morchia nei canali che si riversano nel lago di Varano. Un lungo elenco di azioni distruttive del nostro patrimonio culturale e ambientale. Facciamoci furbi, sfruttiamolo questo patrimonio, chiamiamo a raccolta l’orgoglio di garganici e abbandoniamo i campanilismi tra paesi… oltre i localismi c’è il progresso, il ritorno di immagine, il vantaggio economico di tutti, posti di lavoro per noi giovani che adesso andiamo via per farci una vita. Se così non sarà, sento che sto perdendo tempo qui stasera. Il turista deve sapere che il Gargano non è solo Isole Tremiti, baie e falesie ma è molto di più. Ci sono necropoli disseminate dappertutto (vedi Monte Civita a Ischitella, Monte Tabor a Vico, Bagno a Cagnano Varano, Monte Pucci a Peschici, …) grotte paragonabili a quelle di Castellana o Frasassi (Pian della Macina, Grotta dei Pilastri), abbazie (Kàlena, Montesacro). Perché, invece di investire per sfruttare queste e altre risorse, le lasciamo nell’abbandono? Il Parco nazionale del Gargano che progetti ha? Posso parlare a nome di tutti i cittadini del Gargano e dire che il Parco ci sembra un fantasma, invisibile, inavvertibile nel territorio? Regione, Provincia e Parco hanno tutto da guadagnare investendo sul Gargano, invece temporeggiano e perdono tempo. Non ci sono miracoli o sogni da realizzare, basta valorizzare le risorse già esistenti! Non bisogna costruire nulla da zero! Abbiamo già “la materia prima dell’industria del turismo”, a volontà.

Bisogna lavorare alla costruzione e alla condivisione di un ideale che ci unisca facendoci sentire tutti di uno stessa città, la “Città Gargano” voluta da Filippo Fiorentino. Un ruolo fondamentale lo avranno le nuove generazioni. Ma penso che le scuole garganiche fanno poco per far sentire i ragazzi parte della terra in cui vivono. E’ proprio questa la scintilla che si deve accendere. Ci sono esempi apprezzabili in merito, basti vedere le professoresse Leonarda Crisetti e Teresa Rauzino, che mi hanno sempre supportato da quando mi interesso del Gargano, alimentando la mia voglia di sapere con le loro pubblicazioni e rispondendo ad ogni mia richiesta quando mi sono rivolto a loro. Un altro punto che ho molto a cuore è quello del patrimonio immateriale. Il tempo rimasto per avviare concretamente un piano per la sua valorizzazione e la sua tutela è veramente poco, atteso che quello che di esso perdiamo giorno dopo giorno incomincia ad essere troppo e, a differenza del patrimonio materiale, non potrà più essere più recuperato. In Spagna è stata lanciata l’iniziativa “Adottiamo un vocabolo”. Qualcuno, quindi, si è preoccupato di verifi care se il dialetto sta perdendo pezzi. Una parola dopo l’altra, magari legate a usi, a tradizioni, a mestieri, rischiano l’oblio. Salvare o recuperare una parola, un termine, signifi ca recuperare anche quello che c’è dietro. Con i vocaboli stiamo perdendo pezzi della nostra identità. Per un serio progetto di tutela, è indispensabile “fare sistema” chiamando a raccolta tutti quanti si occupano a vario titolo di patrimonio immateriale. Così come andrebbe coinvolto l’intero mondo della scuola, che è una rete capillare sul territorio.

Per salvaguardare il patrimonio immateriale, è necessario prestare alla sua oralità una forma di materialità: archivi, inventari, musei o anche registrazioni audio o video. Un lavoro che richiede la massima cura, affi nché siano usati i metodi ed i materiali più adeguati. E’ fondamentale perciò dare una impostazione strategico-economica alle azioni di tutela e di salvaguardia, perché viviamo in una società consumistica nella quale la logica del guadagno e del vantaggio individuale ad ogni costo è devastante. Comunque non bisogna vedere solo le cose negative. Ci sono anche quelle positive. Parlo dei sentieri ciclabili guidati con delle tabelle di segnalazione corredate di mappa, che attraversano anche i luoghi più selvaggi e del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale. In pratica la Regione Puglia ha emanato un bando il cui obiettivo è quello di intercettare e valorizzare le “buone pratiche” del territorio. Sul sito della Regione, le buone e cattive pratiche del territorio è anche possibile segnalarle. Un mezzo straordinario. Peccato che sia usato da pochi, visto che la maggior parte delle segnalazioni dal Gargano sono inviate da 3 o 4 persone. E voglio ricordare anche il bando per il Ripristino dei muretti a secco, un segnale dell’interesse della Regione per la salvaguardia del paesaggio agrario. Volutamente evito di parlare di Area Vasta perché introdurrei un discorso, ahimè, doloroso per i garganici. Dico solo che sono dispiaciuto perché il nostro territorio sconta il menefreghismo dei politici che quando serve non sanno farsi valere. Forse è anche un po’ colpa nostra, del poco pressing che esercitiamo su di essi.

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