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Lettera a Nichi Vendola su esclusione Abbazia di Càlena dai finanziamenti di “Area Vasta”

All’attenzione del Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola
e p.c. alle assessore Silvia Godelli e Angela Barbanente

Oggetto: Esclusione restauro Abbazia di Santa Maria di Càlena (Peschici- Foggia) dal Primo stralcio di finanziamenti di “Area Vasta Capitanata 2020”.

Gentilissimo Presidente Vendola,
Le scrivo per porre alla sua attenzione le sorti neglette di un monumento medievale pugliese che sta giorno dopo giorno crollando, ucciso dall’indifferenza delle Istituzioni locali, regionali e nazionali. E’ l’abbazia di Santa Maria di Càlena, in agro di Peschici (FG)
“Salviamo Kàlena da un’agonia di pietra!” fu l’appello lanciato l’8 settembre 2002 nel primo Convegno organizzato a Peschici dal Centro Studi Giuseppe Martella. Fu l’avvio di una battaglia civile che non si è mai fermata. Neanche in Tribunale, dove fummo trascinati nostro malgrado, per aver difeso a spada tratta il diritto dell’abbazia di Càlena ad esistere.
Tante promesse istituzionali di risoluzione del caso: di concreto NULLA. Càlena ha continuato ad agonizzare. A morire lentamente. Nonostante migliaia di firme raccolte per sollecitare gli enti preposti ad intervenire per fermare il degrado, anche ricorrendo all’esproprio! Una petizione che anche Lei sottoscrisse…
Ora, se non si agirà nel più breve tempo possibile, la copertura lignea dell’abside crollerà; il campanile a vela, che ospita un prezioso bassorilievo di Madonna orante risalente al 1393, si sfalderà. La “chiesa antica” dell’XI secolo, segnalata da Emile Bertaux all’inizio del Novecento per una rarissima tipologia di cupole in asse, oggi divisa in due ambienti fatiscenti, continuerà a “ospitare” attrezzi agricoli e trattori, e l’umidità cancellerà definitivamente le tracce dei residui affreschi…
In una recente lettera aperta a tutte le Istituzioni, auspicavamo che l’avvio della “rinascita” di Càlena avvenisse all’inizio di questo nuovo anno, il 2009.
Con quali finanziamenti? Eterno dilemma cui vorremmo fosse data finalmente una risposta istituzionale. Affidabile. Non bugiarda … come i 350mila euro stanziati nel 2005 dal Ministero e mai spesi dal Comune di Peschici e i 500mila euro promessi nel 2007 da Rutelli e “azzerati” dalla Finanzaria di Berlusconi.
Non è più possibile continuare a lottare contro i mulini a vento, contro i muri di gomma. Per porre il monumento all’attenzione nazionale, per sensibilizzare l’opinione pubblica, abbiamo pubblicato libri, scritto innumerevoli articoli su stampa e web, avviato petizioni e raccolto firme, organizzato convegni, pubblici dibattiti. Siamo stanchi. E non abbiamo più parole… Vorremmo che fosse posta alla vicenda la parola FINE. Secondo noi, lo abbiamo ripetuto più volte, il restauro di Càlena “doveva passare”, con decisa assoluta priorità, dai fondi europei di “Area Vasta Capitanata 2020”.
Dopo anni di tentativi andati a vuoto, il 29 settembre 2008, su nostra sollecitazione, proprio per rendere possibile l’inserimento in questa progettualità regionale /europea, fu firmata una convenzione tra i “possessori” di Càlena e il Comune di Peschici. Qualcuno vide in quell’accordo la resurrezione, altri la débacle dell’abbazia. Ma non era più possibile assistere impotenti allo sgretolarsi delle sue pietre secolari. Gridavano mute. Reclamavano un aiuto.
Essendo la durata della convenzione con i “possessori” del monumento di soli quarant’anni, il restauro andava avviato immediatamente. Non era più possibile differire, aspettare oltre. Non era più possibile derogare e arroccarsi su sterili campanilismi indegni di quella "Città Gargano", oggi ritenuta da tutti noi “l’idea vincente” per il rilancio del Promontorio.
I sindaci, i rappresentanti istituzionali nei vari gradi (Provincia, Parco del Gargano) e tutti coloro che nella “cabina di regia” erano preposti alla decisiva scelta delle migliori idee progettuali da proporre alla regione Puglia per l’accesso ai finanziamenti europei, hanno ignorato questa priorità da noi posta con forza. Nemmeno un centesimo di euro è stato stanziato per Càlena nel primo stralcio di finanziamenti di Area vasta Capitanata 2020.
Purtroppo i fondi per la provincia di Foggia verranno quasi interamente destinati al progetto di treno-tram che dovrebbe attraversarla, con ricadute marginalissime per il territorio (sarebbe molto più semplice migliorare i collegamenti già esistenti) e con un impatto ambientale discutibile (pensi ai centri storici attraversati dai binari). Un’opera faraonica per la morfologia del nostro territorio, e completamente fuori contesto per le esigenze di Foggia Citta e per gli altri territori della provincia che dovrebbe collegare.
Ma ci sono dietro imprenditori e politici di riferimento di vaglia… Certi finanziamenti si muovono solo quando e dove alimentano business colossali destinati ad essere spartiti dai soliti pochi noti, purtroppo!!!
Ci chiediamo perchè abbiano inserito, nell’elenco delle opere da realizzare con Area Vasta, interventi urgenti e urgentissimi, che dovrebbero essere garantiti “a prescindere” ai cittadini foggiani… Perchè, ad esempio, la difesa della costa o la rete anticendio devono essere finanziate sul Gargano da Capitanata2020, mentre nel resto d’Italia sono a carico della fiscalità generale? Perchè queste opere non sono state tenute fuori dal parco progetti? Perché non si è trovato il modo di farsele finanziare dallo Stato?
Anche la rete Wi-Max non crediamo possa configurarsi come un intervento strategico per i cittadini foggiani. Ormai anche nella nostra provincia la rete si è diffusa e il gap con il resto del paese si sta colmando anche senza questo intervento. Francamente, pensiamo che questa opera sia la classica pezza a colore che costa poco e che serve solo a coprire gli interventi “strategici mirati”.
Siamo sconcertati perché ci aspettavamo un cambio di mentalità in chi era preposto alla scelta finale, e speravamo in un aiuto della Regione Puglia per dare a Càlena un binario prioritario, come era stato promesso a Menuccia Fontana, presidente di Italia Nostra Gargano, che spesso in questi anni ha sollecitato, per salvare l’abbazia, un intervento regionale “autonomo” dalla politica locale garganica.
Vorremmo ribadire che “il luogo del cuore” segnalato dal FAI come monumento da salvare, e che speravamo rinascesse con i fondi di Area Vasta Capitanata 2020, non è soltanto un monumento di Peschici: è una delle più antiche abbazie europee (872 d.C). Un bene che appartiene non solo al Gargano, ma alla Puglia intera e va assolutamente restituito alla pubblica fruibilità dei residenti e dei turisti italiani e stranieri che ogni anno scelgono Peschici per il mare e il suo paesaggio, ma anche per le sue tradizioni e la sua storia. Testimoniate finora da un portone eternamente sbarrato, nonostante a lato vi sia il totem del Parco del Gargano che segnala l’abbazia di Santa Maria di Càlena nel circuito religioso dell’area protetta.
Un bene collettivo non fruibile. Un bene culturale di pregio inopinatamente dismesso. Per troppo tempo rimosso dalla memoria collettiva. MAI tutelato dall’organismo preposto: la Soprintendenza di Bari.
Un monumento importante, l’abbazia di Santa Maria di Càlena, visitata da Emile Bertaux, uno dei più importanti storici dell’arte del mondo, che nel volume “L’art dans l’Italie meridionale” (1904) le dedicò alcune pagine, inserendovi anche i prospetti e i disegni della “chiesa nuova”, costruita secondo modelli architettonici esportati dalla Borgogna nei regni crociati, e riportati dalla Terra Santa in Europa da maestranze itineranti di scalpellini che percorrevano la “Via Francigena”.
Càlena possedeva consistenti beni immobili nell’intero Gargano; controllava oltre ai pascoli, i diritti di pesca sul lago di Varano, mulini sui piccoli corsi d’acqua nella zona di Rodi e Vico del Gargano, e alcune saline nei pressi di Canne; tutti elementi di fondamentale importanza nell’economia medievale. Le testimonianze di questa presenza monastica nel territorio del Gargano Nord sono oggi un patrimonio di memorie sconosciuto ai più, su cui è necessario intervenire con urgenza, per evitarne la scomparsa.
Come l’abbazia di Càlena, tutte le antiche abbazie garganiche da essa dipendenti versano oggi in uno stato di totale abbandono e decadenza: solo un tempestivo intervento potrebbe salvarle da un irreversibile degrado. I nomi? Santa Trinità di Monte Sacro a Mattinata, San Nicola Imbuti sul Lago di Varano, l’abbazia di Montenero in agro di Vico, san Pietro in Cuppis in agro di Ischitella. Si potrebbe creare un inedito itinerario storico-religioso-naturali

stico dal suggestivo titolo: “Andar per abbazie”. Da Peschici giungerebbe fino a Mattinata, con tappe lungo le antiche abbazie sparse per tutto il Gargano. L’itinerario potrebbe chiudersi con una mini-crociera a Tremiti, dove sorge l’abbazia madre di Càlena: Santa Maria a Mare.
E’ questa la nostra idea di Città Gargano: la Cultura e la Storia dei luoghi che si riattualizzano, nel terzo millennio, come volàno di rinascita dell’intero territorio. Partendo (perchè no?) dal restauro di Càlena e delle abbazie a essa collegate che fin dal lontano Medioevo incivilirono le popolazioni del Promontorio all’insegna del motto: "Ora et labora!".
Confidiamo in Lei, Presidente Vendola, e nella sua sensibilità, affinchè il nostro sogno di veder restaurata e restituita alla pubblica fruibilità l’abbazia più antica del nostro territorio si realizzi al più presto.

Con osservanza.
Peschici 3 giugno 2009

prof.ssa Teresa Maria Rauzino
(presidente Centro Studi “Giuseppe Martella” di Peschici)

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