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Le Radio Libere di Carpino ai primi anni 70 del secolo scorso


Riscoppia la battaglia degli anni 70 fra Radio Onda Amica e Radio Onda Rossa
Il pretesto sempre lo stesso: la radio deve avere o meno uno scopo alto ed educativo oppure deve essere lo strumento delle canzonette?
Anche i personaggi sempre quegli stessi di una volta: Lino Savio, Giancarlo Pelusi, Pierluigi Pelusi, Tonino Darnese (Cucc’), Mario Massa, Rocco Manzo, Michele Russi, Gino Zurlo, Mario Caputo (stokkett’), giovanni di brina (scannapesc’), carmine facenna (cap’ral’), marcello russi (cap’ton’) e tanti altri.
Ricordo che in un torrido pomeriggio d’estate arrivano a Carpino degli “spezzapttural” che ci chiedono se conoscevamo qualcuno che cantava canzoni locali, noi li accompagnammo da z Ndrej e dopo ore di “parlamenti” vennero tutti alla Radio. Mi ricordo che a casa di Gino Zurlo si mangiava i “mulagnan chijn” i nostri ospiti ne approfittarono facendosi fuori una decina di pacch. solo dopo venimmo a sapere chi erano (Carlo d’Angiò- Roberto De Simone- Eugenio Bennato ecc.)
Da lì (anno 1974/75) iniziò l’elaborazione del Disco Garofane d’ammore.
Prima radio a Carpino?
RADIO SUPERNATIONAL, non avevamo ancora il mixer ma ci arrangiavamo con un microfono e un giradischi
L’eco delle radio libere quando per le strade di Carpino si sentiva ancora l’eco.

Vediamo di mettere un po’ d’ordine sul capitolo radio libere a Carpino di Pierluigi Pelusi
La prima radio in assoluto che abbia mai trasmesso a Carpino e’ stata: Radio Supernational….facciamo un po’ di cronologia: era nella primavera del 1976 che mio fratello Giancarlo insieme a tonino D’arnese (Cucc’) costruirono un trasmettitore in seguito alla legge 103/1975 che aveva aperto ma non ancora del tutto la possibilita di creare radio libere. Le prove di trasmissione si fecero dalla sede del gruppo dell’allora “comunita cristina” che allora si riuniva nei locali annessi alla chiesa madre (sopra le suore per intenderci); quelle prime prove tecniche di trasmissione erano solo a scopo di prova e forse c’era intenzione di creare una radio di tendenza cattolica ….ma poi non se ne fece nulla…(allora il riferimento era don Francesco Gramazio da poco ordinato sacerdote). Poi in seguito alla sentenza 202/1976 della Corte Costituzionale (28 luglio 1976) che apri’ definitivamente le porte alle radio libere…Non ricordo precisamente come ma Matteo Maccarone (M’zzon’) si fece prestare da mio fratello giancarlo il trasmettitore e prese in affitto un locale vicino alla chiesa madre dove chiedendo l’aiuto mio, di mario massa, di rocco manzo, di michele russi,e altri aprimmo la prima radio libera….cioe’ radio supernational……ricordo che iniziammo le trasmissioni gia il mese prima della sentenza della corte costituzionale ( che era nell’aria)…..a radio supernational trasmettavamo con il mio giradischi, un microfono.
A radio supernational si unì subito dopo la radio di gino zurlo, lino savio e altri….
qualche mese dopo, precisamente i primi di settembre del 76 io e altri amici non ci trovammo d’accordo con Matteo Maccarone sull’impronta da dare alla radio;
Mi spiego meglio: mentre matteo (noto esponente del Fronte Della Gioventù) voleva dare alla radio un’impronta vicino alla destra di allora, io, mario massa, gianfranco di viesti, michele russi, rocco romagnolo e angelo circolone volevamo una radio libera che avesse uno scopo esclusivamente ludico e così nacque un conflitto interno che si risolse con la nostra fuoriuscita da radio supernational….in pratica avvenne che io mi ripresi il mio giradischi e il trasmettitore di mio fratello e una settimana dopo costituimmo Radio Onda Amica….. e nel gruppo gia citato dei dissidenti si aggiunse mario caputo (stokkett’). Solo 4 o 5 mesi dopo ripresero le trasmissioni della radio di matteo maccarone che poi non credo duro piu’ di tanto….

Non è vero la prima radio libera a Carpino la fondo Gino di Tullio assieme ai suoi amici costrui’ un trasformatore fatto da lui grande come un pacchetto di sigarette. Gino era un mostro dell’elettronica. i fondatori eravamo Gino Di Tullio, Tonino DI Perna (tonin la sciucc ), Angelo Antonio Di Lella, Stefano Bramante (nino), Nicola Finizio e trasmettavamo dietro il tabacchino di Tanino, la casa era di ZIA NINNELLA. Venivano a trasmettere Giovanni scannapesc, Franchino raptedd e Pascualino il figlio del capoguardia allora di CARPINO. La Radio si chiamava RADIO ANTENNA SUPERSONIC. Quando abbiamo raccolto un po di risparmi abbiamo cambiato sede e ci spostammo a Pastrumel dove la domenica c’era anche chi veniva a ballare.

Discussione

2.307 pensieri su “Le Radio Libere di Carpino ai primi anni 70 del secolo scorso

  1. Avatar di Sconosciuto

    Allora dato l’orario rispondo a quella più semplice.
    Pierluigi su Sanremo siamo in presenza di una leggenda. Tutti i cantori ricordano Sanremo ma nessun dice cosa andarono a fare a Sanremo.
    Non vi fu nessuna selezione.
    Per quello che io so, i cantori ci andarono veramente a sanremo, ma a san remo citta. Ci andarono forse in occasione di un festival (ma non ne sono certo) e probabilmente furono accompagnati da Roberto Leydi.
    La loro fu un esibizione alla zampognara, ossia arrivarono a san remo e percorsero il centro storico di san remo suonando e cantando.
    Ho provato a cercare nella stampa dell’epoca, sui giornali usciti in quegli anni ma niente riporta a niente.
    Mi piacerebbe essere smentito. Magari.
    Il punto centrale della storia dei cantori però si svolge a Milano, al piccolo di Milano.
    Lo spettacolo “sentite buona genete” fa da spartiacque negli studi di etnomusicologia e nelle organizzazioni delle manifestazioni di musica tradizionale. Da allora niente fu come prima.
    Appena trovo il documento te lo riporto.

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    Pubblicato da festival | marzo 19, 2009, 1:21 PM
  2. Avatar di Sconosciuto

    La ricettività. Infatti sostengo che il problema non sono gli indigeni. Prima volevo dire che se si creà l’armonia siamo già ad un buon punto di partenza, se usciamo da una campagna elettorale dove ci siamo detti peste e corna anche la tolleranza si fa friggere.
    Quindi prima di tutto stabilire un clima di armonia se pensiamo che il festival sia un opportunità.
    Poi però occorre trovare le formule giuste per fare in modo che la manifestazione sia sostenibile dal paese e della comunità.
    La soluzione potrebbe anche essere di pensare di spostare gli eventi maggiori in altri posti?
    Oppure non li facciamo più gli eventi grandi e ci attestiamo su un target tranquillamente sostenibile?
    Voglio solo farvi pensare che Melpignano è anche più piccolo di Carpino ed ospita in una sola serata + di 100000 spettatori, certo con disagi molto forti, ma sono anni che si stanno attrezzando per ridurre gli impatti negativi di un evento di massa.

    Manifestazioni e tessuto sociale. I Carpinesi del dopo festival sono pochi? Non lo so. Certo qualcuno c’è e se penso che sono 50 anni che cantano e suonano solo pochissimi cantori sono portato a pensare che anche quei pochi possono essere tanti o comunque sufficienti a veicolare i simboli e i codici della nostra tradizione.
    Sono daccordo con te. Ma la società civile a Carpino è quella che è e quindi bisogna farne di necessità virtù.

    Sulla comunità arcaica. Penso che questo non sia tutto un male. Certo che le sento anche io le espressioni sugli extracomunitari, ma non mi meraviglio perchè la nostra comunità è razzista anche con i suoi membri.
    Ad esempio sarebbe bello sapere quanti domenica e lunedi scorso erano con Giuseppe di Vittorio e quanti erano (con) il barone.
    Ma quanto caporalato c’è ancora da noi a Carpino? Quanti surprusi subiti? quanta arroganza patita? quanta violenza razzista?
    Chissa se un giorno potremmo affrontare le discussioni sui diritti e le libertà anche a Carpino, senza avere la trave negli occhi.

    I Francescani vennero tempo fa, chiusero le chiese e maledirono le case di Carpino tanto piene di delinquenti. Riporto quanto letto sui testi di un grande francescano del Gargano.

    Cavaliere (ma che cazzo di nome è questo, un comunista che si fa titolare cavaliere, mah!!!) mi hai fatto uscire fuori argomento e per l’ennesima volta parlare del nulla.
    Chissa se son asciut li sparii?

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    Pubblicato da festival | marzo 19, 2009, 5:21 PM
  3. Avatar di Sconosciuto

    La ricettività. Infatti sostengo che il problema non sono gli indigeni. Prima volevo dire che se si creà l’armonia siamo già ad un buon punto di partenza, se usciamo da una campagna elettorale dove ci siamo detti peste e corna anche la tolleranza si fa friggere.
    Quindi prima di tutto stabilire un clima di armonia se pensiamo che il festival sia un opportunità.
    Poi però occorre trovare le formule giuste per fare in modo che la manifestazione sia sostenibile dal paese e della comunità.
    La soluzione potrebbe anche essere di pensare di spostare gli eventi maggiori in altri posti?
    Oppure non li facciamo più gli eventi grandi e ci attestiamo su un target tranquillamente sostenibile?
    Voglio solo farvi pensare che Melpignano è anche più piccolo di Carpino ed ospita in una sola serata + di 100000 spettatori, certo con disagi molto forti, ma sono anni che si stanno attrezzando per ridurre gli impatti negativi di un evento di massa.

    Manifestazioni e tessuto sociale. I Carpinesi del dopo festival sono pochi? Non lo so. Certo qualcuno c’è e se penso che sono 50 anni che cantano e suonano solo pochissimi cantori sono portato a pensare che anche quei pochi possono essere tanti o comunque sufficienti a veicolare i simboli e i codici della nostra tradizione.
    Sono daccordo con te. Ma la società civile a Carpino è quella che è e quindi bisogna farne di necessità virtù.

    Sulla comunità arcaica. Penso che questo non sia tutto un male. Certo che le sento anche io le espressioni sugli extracomunitari, ma non mi meraviglio perchè la nostra comunità è razzista anche con i suoi membri.
    Ad esempio sarebbe bello sapere quanti domenica e lunedi scorso erano con Giuseppe di Vittorio e quanti erano (con) il barone.
    Ma quanto caporalato c’è ancora da noi a Carpino? Quanti surprusi subiti? quanta arroganza patita? quanta violenza razzista?
    Chissa se un giorno potremmo affrontare le discussioni sui diritti e le libertà anche a Carpino, senza avere la trave negli occhi.

    I Francescani vennero tempo fa, chiusero le chiese e maledirono le case di Carpino tanto piene di delinquenti. Riporto quanto letto sui testi di un grande francescano del Gargano.

    Cavaliere (ma che cazzo di nome è questo, un comunista che si fa titolare cavaliere, mah!!!) mi hai fatto uscire fuori argomento e per l’ennesima volta parlare del nulla.
    Chissa se son asciut li sparii?

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    Pubblicato da festival | marzo 19, 2009, 5:21 PM
  4. Avatar di Sconosciuto

    La ricettività. Infatti sostengo che il problema non sono gli indigeni. Prima volevo dire che se si creà l’armonia siamo già ad un buon punto di partenza, se usciamo da una campagna elettorale dove ci siamo detti peste e corna anche la tolleranza si fa friggere.
    Quindi prima di tutto stabilire un clima di armonia se pensiamo che il festival sia un opportunità.
    Poi però occorre trovare le formule giuste per fare in modo che la manifestazione sia sostenibile dal paese e della comunità.
    La soluzione potrebbe anche essere di pensare di spostare gli eventi maggiori in altri posti?
    Oppure non li facciamo più gli eventi grandi e ci attestiamo su un target tranquillamente sostenibile?
    Voglio solo farvi pensare che Melpignano è anche più piccolo di Carpino ed ospita in una sola serata + di 100000 spettatori, certo con disagi molto forti, ma sono anni che si stanno attrezzando per ridurre gli impatti negativi di un evento di massa.

    Manifestazioni e tessuto sociale. I Carpinesi del dopo festival sono pochi? Non lo so. Certo qualcuno c’è e se penso che sono 50 anni che cantano e suonano solo pochissimi cantori sono portato a pensare che anche quei pochi possono essere tanti o comunque sufficienti a veicolare i simboli e i codici della nostra tradizione.
    Sono daccordo con te. Ma la società civile a Carpino è quella che è e quindi bisogna farne di necessità virtù.

    Sulla comunità arcaica. Penso che questo non sia tutto un male. Certo che le sento anche io le espressioni sugli extracomunitari, ma non mi meraviglio perchè la nostra comunità è razzista anche con i suoi membri.
    Ad esempio sarebbe bello sapere quanti domenica e lunedi scorso erano con Giuseppe di Vittorio e quanti erano (con) il barone.
    Ma quanto caporalato c’è ancora da noi a Carpino? Quanti surprusi subiti? quanta arroganza patita? quanta violenza razzista?
    Chissa se un giorno potremmo affrontare le discussioni sui diritti e le libertà anche a Carpino, senza avere la trave negli occhi.

    I Francescani vennero tempo fa, chiusero le chiese e maledirono le case di Carpino tanto piene di delinquenti. Riporto quanto letto sui testi di un grande francescano del Gargano.

    Cavaliere (ma che cazzo di nome è questo, un comunista che si fa titolare cavaliere, mah!!!) mi hai fatto uscire fuori argomento e per l’ennesima volta parlare del nulla.
    Chissa se son asciut li sparii?

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    La ricettività. Infatti sostengo che il problema non sono gli indigeni. Prima volevo dire che se si creà l’armonia siamo già ad un buon punto di partenza, se usciamo da una campagna elettorale dove ci siamo detti peste e corna anche la tolleranza si fa friggere.
    Quindi prima di tutto stabilire un clima di armonia se pensiamo che il festival sia un opportunità.
    Poi però occorre trovare le formule giuste per fare in modo che la manifestazione sia sostenibile dal paese e della comunità.
    La soluzione potrebbe anche essere di pensare di spostare gli eventi maggiori in altri posti?
    Oppure non li facciamo più gli eventi grandi e ci attestiamo su un target tranquillamente sostenibile?
    Voglio solo farvi pensare che Melpignano è anche più piccolo di Carpino ed ospita in una sola serata + di 100000 spettatori, certo con disagi molto forti, ma sono anni che si stanno attrezzando per ridurre gli impatti negativi di un evento di massa.

    Manifestazioni e tessuto sociale. I Carpinesi del dopo festival sono pochi? Non lo so. Certo qualcuno c’è e se penso che sono 50 anni che cantano e suonano solo pochissimi cantori sono portato a pensare che anche quei pochi possono essere tanti o comunque sufficienti a veicolare i simboli e i codici della nostra tradizione.
    Sono daccordo con te. Ma la società civile a Carpino è quella che è e quindi bisogna farne di necessità virtù.

    Sulla comunità arcaica. Penso che questo non sia tutto un male. Certo che le sento anche io le espressioni sugli extracomunitari, ma non mi meraviglio perchè la nostra comunità è razzista anche con i suoi membri.
    Ad esempio sarebbe bello sapere quanti domenica e lunedi scorso erano con Giuseppe di Vittorio e quanti erano (con) il barone.
    Ma quanto caporalato c’è ancora da noi a Carpino? Quanti surprusi subiti? quanta arroganza patita? quanta violenza razzista?
    Chissa se un giorno potremmo affrontare le discussioni sui diritti e le libertà anche a Carpino, senza avere la trave negli occhi.

    I Francescani vennero tempo fa, chiusero le chiese e maledirono le case di Carpino tanto piene di delinquenti. Riporto quanto letto sui testi di un grande francescano del Gargano.

    Cavaliere (ma che cazzo di nome è questo, un comunista che si fa titolare cavaliere, mah!!!) mi hai fatto uscire fuori argomento e per l’ennesima volta parlare del nulla.
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    La ricettività. Infatti sostengo che il problema non sono gli indigeni. Prima volevo dire che se si creà l’armonia siamo già ad un buon punto di partenza, se usciamo da una campagna elettorale dove ci siamo detti peste e corna anche la tolleranza si fa friggere.
    Quindi prima di tutto stabilire un clima di armonia se pensiamo che il festival sia un opportunità.
    Poi però occorre trovare le formule giuste per fare in modo che la manifestazione sia sostenibile dal paese e della comunità.
    La soluzione potrebbe anche essere di pensare di spostare gli eventi maggiori in altri posti?
    Oppure non li facciamo più gli eventi grandi e ci attestiamo su un target tranquillamente sostenibile?
    Voglio solo farvi pensare che Melpignano è anche più piccolo di Carpino ed ospita in una sola serata + di 100000 spettatori, certo con disagi molto forti, ma sono anni che si stanno attrezzando per ridurre gli impatti negativi di un evento di massa.

    Manifestazioni e tessuto sociale. I Carpinesi del dopo festival sono pochi? Non lo so. Certo qualcuno c’è e se penso che sono 50 anni che cantano e suonano solo pochissimi cantori sono portato a pensare che anche quei pochi possono essere tanti o comunque sufficienti a veicolare i simboli e i codici della nostra tradizione.
    Sono daccordo con te. Ma la società civile a Carpino è quella che è e quindi bisogna farne di necessità virtù.

    Sulla comunità arcaica. Penso che questo non sia tutto un male. Certo che le sento anche io le espressioni sugli extracomunitari, ma non mi meraviglio perchè la nostra comunità è razzista anche con i suoi membri.
    Ad esempio sarebbe bello sapere quanti domenica e lunedi scorso erano con Giuseppe di Vittorio e quanti erano (con) il barone.
    Ma quanto caporalato c’è ancora da noi a Carpino? Quanti surprusi subiti? quanta arroganza patita? quanta violenza razzista?
    Chissa se un giorno potremmo affrontare le discussioni sui diritti e le libertà anche a Carpino, senza avere la trave negli occhi.

    I Francescani vennero tempo fa, chiusero le chiese e maledirono le case di Carpino tanto piene di delinquenti. Riporto quanto letto sui testi di un grande francescano del Gargano.

    Cavaliere (ma che cazzo di nome è questo, un comunista che si fa titolare cavaliere, mah!!!) mi hai fatto uscire fuori argomento e per l’ennesima volta parlare del nulla.
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    La ricettività. Infatti sostengo che il problema non sono gli indigeni. Prima volevo dire che se si creà l’armonia siamo già ad un buon punto di partenza, se usciamo da una campagna elettorale dove ci siamo detti peste e corna anche la tolleranza si fa friggere.
    Quindi prima di tutto stabilire un clima di armonia se pensiamo che il festival sia un opportunità.
    Poi però occorre trovare le formule giuste per fare in modo che la manifestazione sia sostenibile dal paese e della comunità.
    La soluzione potrebbe anche essere di pensare di spostare gli eventi maggiori in altri posti?
    Oppure non li facciamo più gli eventi grandi e ci attestiamo su un target tranquillamente sostenibile?
    Voglio solo farvi pensare che Melpignano è anche più piccolo di Carpino ed ospita in una sola serata + di 100000 spettatori, certo con disagi molto forti, ma sono anni che si stanno attrezzando per ridurre gli impatti negativi di un evento di massa.

    Manifestazioni e tessuto sociale. I Carpinesi del dopo festival sono pochi? Non lo so. Certo qualcuno c’è e se penso che sono 50 anni che cantano e suonano solo pochissimi cantori sono portato a pensare che anche quei pochi possono essere tanti o comunque sufficienti a veicolare i simboli e i codici della nostra tradizione.
    Sono daccordo con te. Ma la società civile a Carpino è quella che è e quindi bisogna farne di necessità virtù.

    Sulla comunità arcaica. Penso che questo non sia tutto un male. Certo che le sento anche io le espressioni sugli extracomunitari, ma non mi meraviglio perchè la nostra comunità è razzista anche con i suoi membri.
    Ad esempio sarebbe bello sapere quanti domenica e lunedi scorso erano con Giuseppe di Vittorio e quanti erano (con) il barone.
    Ma quanto caporalato c’è ancora da noi a Carpino? Quanti surprusi subiti? quanta arroganza patita? quanta violenza razzista?
    Chissa se un giorno potremmo affrontare le discussioni sui diritti e le libertà anche a Carpino, senza avere la trave negli occhi.

    I Francescani vennero tempo fa, chiusero le chiese e maledirono le case di Carpino tanto piene di delinquenti. Riporto quanto letto sui testi di un grande francescano del Gargano.

    Cavaliere (ma che cazzo di nome è questo, un comunista che si fa titolare cavaliere, mah!!!) mi hai fatto uscire fuori argomento e per l’ennesima volta parlare del nulla.
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    La ricettività. Infatti sostengo che il problema non sono gli indigeni. Prima volevo dire che se si creà l’armonia siamo già ad un buon punto di partenza, se usciamo da una campagna elettorale dove ci siamo detti peste e corna anche la tolleranza si fa friggere.
    Quindi prima di tutto stabilire un clima di armonia se pensiamo che il festival sia un opportunità.
    Poi però occorre trovare le formule giuste per fare in modo che la manifestazione sia sostenibile dal paese e della comunità.
    La soluzione potrebbe anche essere di pensare di spostare gli eventi maggiori in altri posti?
    Oppure non li facciamo più gli eventi grandi e ci attestiamo su un target tranquillamente sostenibile?
    Voglio solo farvi pensare che Melpignano è anche più piccolo di Carpino ed ospita in una sola serata + di 100000 spettatori, certo con disagi molto forti, ma sono anni che si stanno attrezzando per ridurre gli impatti negativi di un evento di massa.

    Manifestazioni e tessuto sociale. I Carpinesi del dopo festival sono pochi? Non lo so. Certo qualcuno c’è e se penso che sono 50 anni che cantano e suonano solo pochissimi cantori sono portato a pensare che anche quei pochi possono essere tanti o comunque sufficienti a veicolare i simboli e i codici della nostra tradizione.
    Sono daccordo con te. Ma la società civile a Carpino è quella che è e quindi bisogna farne di necessità virtù.

    Sulla comunità arcaica. Penso che questo non sia tutto un male. Certo che le sento anche io le espressioni sugli extracomunitari, ma non mi meraviglio perchè la nostra comunità è razzista anche con i suoi membri.
    Ad esempio sarebbe bello sapere quanti domenica e lunedi scorso erano con Giuseppe di Vittorio e quanti erano (con) il barone.
    Ma quanto caporalato c’è ancora da noi a Carpino? Quanti surprusi subiti? quanta arroganza patita? quanta violenza razzista?
    Chissa se un giorno potremmo affrontare le discussioni sui diritti e le libertà anche a Carpino, senza avere la trave negli occhi.

    I Francescani vennero tempo fa, chiusero le chiese e maledirono le case di Carpino tanto piene di delinquenti. Riporto quanto letto sui testi di un grande francescano del Gargano.

    Cavaliere (ma che cazzo di nome è questo, un comunista che si fa titolare cavaliere, mah!!!) mi hai fatto uscire fuori argomento e per l’ennesima volta parlare del nulla.
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    La ricettività. Infatti sostengo che il problema non sono gli indigeni. Prima volevo dire che se si creà l’armonia siamo già ad un buon punto di partenza, se usciamo da una campagna elettorale dove ci siamo detti peste e corna anche la tolleranza si fa friggere.
    Quindi prima di tutto stabilire un clima di armonia se pensiamo che il festival sia un opportunità.
    Poi però occorre trovare le formule giuste per fare in modo che la manifestazione sia sostenibile dal paese e della comunità.
    La soluzione potrebbe anche essere di pensare di spostare gli eventi maggiori in altri posti?
    Oppure non li facciamo più gli eventi grandi e ci attestiamo su un target tranquillamente sostenibile?
    Voglio solo farvi pensare che Melpignano è anche più piccolo di Carpino ed ospita in una sola serata + di 100000 spettatori, certo con disagi molto forti, ma sono anni che si stanno attrezzando per ridurre gli impatti negativi di un evento di massa.

    Manifestazioni e tessuto sociale. I Carpinesi del dopo festival sono pochi? Non lo so. Certo qualcuno c’è e se penso che sono 50 anni che cantano e suonano solo pochissimi cantori sono portato a pensare che anche quei pochi possono essere tanti o comunque sufficienti a veicolare i simboli e i codici della nostra tradizione.
    Sono daccordo con te. Ma la società civile a Carpino è quella che è e quindi bisogna farne di necessità virtù.

    Sulla comunità arcaica. Penso che questo non sia tutto un male. Certo che le sento anche io le espressioni sugli extracomunitari, ma non mi meraviglio perchè la nostra comunità è razzista anche con i suoi membri.
    Ad esempio sarebbe bello sapere quanti domenica e lunedi scorso erano con Giuseppe di Vittorio e quanti erano (con) il barone.
    Ma quanto caporalato c’è ancora da noi a Carpino? Quanti surprusi subiti? quanta arroganza patita? quanta violenza razzista?
    Chissa se un giorno potremmo affrontare le discussioni sui diritti e le libertà anche a Carpino, senza avere la trave negli occhi.

    I Francescani vennero tempo fa, chiusero le chiese e maledirono le case di Carpino tanto piene di delinquenti. Riporto quanto letto sui testi di un grande francescano del Gargano.

    Cavaliere (ma che cazzo di nome è questo, un comunista che si fa titolare cavaliere, mah!!!) mi hai fatto uscire fuori argomento e per l’ennesima volta parlare del nulla.
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    La ricettività. Infatti sostengo che il problema non sono gli indigeni. Prima volevo dire che se si creà l’armonia siamo già ad un buon punto di partenza, se usciamo da una campagna elettorale dove ci siamo detti peste e corna anche la tolleranza si fa friggere.
    Quindi prima di tutto stabilire un clima di armonia se pensiamo che il festival sia un opportunità.
    Poi però occorre trovare le formule giuste per fare in modo che la manifestazione sia sostenibile dal paese e della comunità.
    La soluzione potrebbe anche essere di pensare di spostare gli eventi maggiori in altri posti?
    Oppure non li facciamo più gli eventi grandi e ci attestiamo su un target tranquillamente sostenibile?
    Voglio solo farvi pensare che Melpignano è anche più piccolo di Carpino ed ospita in una sola serata + di 100000 spettatori, certo con disagi molto forti, ma sono anni che si stanno attrezzando per ridurre gli impatti negativi di un evento di massa.

    Manifestazioni e tessuto sociale. I Carpinesi del dopo festival sono pochi? Non lo so. Certo qualcuno c’è e se penso che sono 50 anni che cantano e suonano solo pochissimi cantori sono portato a pensare che anche quei pochi possono essere tanti o comunque sufficienti a veicolare i simboli e i codici della nostra tradizione.
    Sono daccordo con te. Ma la società civile a Carpino è quella che è e quindi bisogna farne di necessità virtù.

    Sulla comunità arcaica. Penso che questo non sia tutto un male. Certo che le sento anche io le espressioni sugli extracomunitari, ma non mi meraviglio perchè la nostra comunità è razzista anche con i suoi membri.
    Ad esempio sarebbe bello sapere quanti domenica e lunedi scorso erano con Giuseppe di Vittorio e quanti erano (con) il barone.
    Ma quanto caporalato c’è ancora da noi a Carpino? Quanti surprusi subiti? quanta arroganza patita? quanta violenza razzista?
    Chissa se un giorno potremmo affrontare le discussioni sui diritti e le libertà anche a Carpino, senza avere la trave negli occhi.

    I Francescani vennero tempo fa, chiusero le chiese e maledirono le case di Carpino tanto piene di delinquenti. Riporto quanto letto sui testi di un grande francescano del Gargano.

    Cavaliere (ma che cazzo di nome è questo, un comunista che si fa titolare cavaliere, mah!!!) mi hai fatto uscire fuori argomento e per l’ennesima volta parlare del nulla.
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    La ricettività. Infatti sostengo che il problema non sono gli indigeni. Prima volevo dire che se si creà l’armonia siamo già ad un buon punto di partenza, se usciamo da una campagna elettorale dove ci siamo detti peste e corna anche la tolleranza si fa friggere.
    Quindi prima di tutto stabilire un clima di armonia se pensiamo che il festival sia un opportunità.
    Poi però occorre trovare le formule giuste per fare in modo che la manifestazione sia sostenibile dal paese e della comunità.
    La soluzione potrebbe anche essere di pensare di spostare gli eventi maggiori in altri posti?
    Oppure non li facciamo più gli eventi grandi e ci attestiamo su un target tranquillamente sostenibile?
    Voglio solo farvi pensare che Melpignano è anche più piccolo di Carpino ed ospita in una sola serata + di 100000 spettatori, certo con disagi molto forti, ma sono anni che si stanno attrezzando per ridurre gli impatti negativi di un evento di massa.

    Manifestazioni e tessuto sociale. I Carpinesi del dopo festival sono pochi? Non lo so. Certo qualcuno c’è e se penso che sono 50 anni che cantano e suonano solo pochissimi cantori sono portato a pensare che anche quei pochi possono essere tanti o comunque sufficienti a veicolare i simboli e i codici della nostra tradizione.
    Sono daccordo con te. Ma la società civile a Carpino è quella che è e quindi bisogna farne di necessità virtù.

    Sulla comunità arcaica. Penso che questo non sia tutto un male. Certo che le sento anche io le espressioni sugli extracomunitari, ma non mi meraviglio perchè la nostra comunità è razzista anche con i suoi membri.
    Ad esempio sarebbe bello sapere quanti domenica e lunedi scorso erano con Giuseppe di Vittorio e quanti erano (con) il barone.
    Ma quanto caporalato c’è ancora da noi a Carpino? Quanti surprusi subiti? quanta arroganza patita? quanta violenza razzista?
    Chissa se un giorno potremmo affrontare le discussioni sui diritti e le libertà anche a Carpino, senza avere la trave negli occhi.

    I Francescani vennero tempo fa, chiusero le chiese e maledirono le case di Carpino tanto piene di delinquenti. Riporto quanto letto sui testi di un grande francescano del Gargano.

    Cavaliere (ma che cazzo di nome è questo, un comunista che si fa titolare cavaliere, mah!!!) mi hai fatto uscire fuori argomento e per l’ennesima volta parlare del nulla.
    Chissa se son asciut li sparii?

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    Pubblicato da festival | marzo 19, 2009, 5:21 PM
  12. Avatar di Sconosciuto

    La ricettività. Infatti sostengo che il problema non sono gli indigeni. Prima volevo dire che se si creà l’armonia siamo già ad un buon punto di partenza, se usciamo da una campagna elettorale dove ci siamo detti peste e corna anche la tolleranza si fa friggere.
    Quindi prima di tutto stabilire un clima di armonia se pensiamo che il festival sia un opportunità.
    Poi però occorre trovare le formule giuste per fare in modo che la manifestazione sia sostenibile dal paese e della comunità.
    La soluzione potrebbe anche essere di pensare di spostare gli eventi maggiori in altri posti?
    Oppure non li facciamo più gli eventi grandi e ci attestiamo su un target tranquillamente sostenibile?
    Voglio solo farvi pensare che Melpignano è anche più piccolo di Carpino ed ospita in una sola serata + di 100000 spettatori, certo con disagi molto forti, ma sono anni che si stanno attrezzando per ridurre gli impatti negativi di un evento di massa.

    Manifestazioni e tessuto sociale. I Carpinesi del dopo festival sono pochi? Non lo so. Certo qualcuno c’è e se penso che sono 50 anni che cantano e suonano solo pochissimi cantori sono portato a pensare che anche quei pochi possono essere tanti o comunque sufficienti a veicolare i simboli e i codici della nostra tradizione.
    Sono daccordo con te. Ma la società civile a Carpino è quella che è e quindi bisogna farne di necessità virtù.

    Sulla comunità arcaica. Penso che questo non sia tutto un male. Certo che le sento anche io le espressioni sugli extracomunitari, ma non mi meraviglio perchè la nostra comunità è razzista anche con i suoi membri.
    Ad esempio sarebbe bello sapere quanti domenica e lunedi scorso erano con Giuseppe di Vittorio e quanti erano (con) il barone.
    Ma quanto caporalato c’è ancora da noi a Carpino? Quanti surprusi subiti? quanta arroganza patita? quanta violenza razzista?
    Chissa se un giorno potremmo affrontare le discussioni sui diritti e le libertà anche a Carpino, senza avere la trave negli occhi.

    I Francescani vennero tempo fa, chiusero le chiese e maledirono le case di Carpino tanto piene di delinquenti. Riporto quanto letto sui testi di un grande francescano del Gargano.

    Cavaliere (ma che cazzo di nome è questo, un comunista che si fa titolare cavaliere, mah!!!) mi hai fatto uscire fuori argomento e per l’ennesima volta parlare del nulla.
    Chissa se son asciut li sparii?

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    Pubblicato da festival | marzo 19, 2009, 5:21 PM
  13. Avatar di Sconosciuto

    La ricettività. Infatti sostengo che il problema non sono gli indigeni. Prima volevo dire che se si creà l’armonia siamo già ad un buon punto di partenza, se usciamo da una campagna elettorale dove ci siamo detti peste e corna anche la tolleranza si fa friggere.
    Quindi prima di tutto stabilire un clima di armonia se pensiamo che il festival sia un opportunità.
    Poi però occorre trovare le formule giuste per fare in modo che la manifestazione sia sostenibile dal paese e della comunità.
    La soluzione potrebbe anche essere di pensare di spostare gli eventi maggiori in altri posti?
    Oppure non li facciamo più gli eventi grandi e ci attestiamo su un target tranquillamente sostenibile?
    Voglio solo farvi pensare che Melpignano è anche più piccolo di Carpino ed ospita in una sola serata + di 100000 spettatori, certo con disagi molto forti, ma sono anni che si stanno attrezzando per ridurre gli impatti negativi di un evento di massa.

    Manifestazioni e tessuto sociale. I Carpinesi del dopo festival sono pochi? Non lo so. Certo qualcuno c’è e se penso che sono 50 anni che cantano e suonano solo pochissimi cantori sono portato a pensare che anche quei pochi possono essere tanti o comunque sufficienti a veicolare i simboli e i codici della nostra tradizione.
    Sono daccordo con te. Ma la società civile a Carpino è quella che è e quindi bisogna farne di necessità virtù.

    Sulla comunità arcaica. Penso che questo non sia tutto un male. Certo che le sento anche io le espressioni sugli extracomunitari, ma non mi meraviglio perchè la nostra comunità è razzista anche con i suoi membri.
    Ad esempio sarebbe bello sapere quanti domenica e lunedi scorso erano con Giuseppe di Vittorio e quanti erano (con) il barone.
    Ma quanto caporalato c’è ancora da noi a Carpino? Quanti surprusi subiti? quanta arroganza patita? quanta violenza razzista?
    Chissa se un giorno potremmo affrontare le discussioni sui diritti e le libertà anche a Carpino, senza avere la trave negli occhi.

    I Francescani vennero tempo fa, chiusero le chiese e maledirono le case di Carpino tanto piene di delinquenti. Riporto quanto letto sui testi di un grande francescano del Gargano.

    Cavaliere (ma che cazzo di nome è questo, un comunista che si fa titolare cavaliere, mah!!!) mi hai fatto uscire fuori argomento e per l’ennesima volta parlare del nulla.
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  14. Avatar di Sconosciuto

    La ricettività. Infatti sostengo che il problema non sono gli indigeni. Prima volevo dire che se si creà l’armonia siamo già ad un buon punto di partenza, se usciamo da una campagna elettorale dove ci siamo detti peste e corna anche la tolleranza si fa friggere.
    Quindi prima di tutto stabilire un clima di armonia se pensiamo che il festival sia un opportunità.
    Poi però occorre trovare le formule giuste per fare in modo che la manifestazione sia sostenibile dal paese e della comunità.
    La soluzione potrebbe anche essere di pensare di spostare gli eventi maggiori in altri posti?
    Oppure non li facciamo più gli eventi grandi e ci attestiamo su un target tranquillamente sostenibile?
    Voglio solo farvi pensare che Melpignano è anche più piccolo di Carpino ed ospita in una sola serata + di 100000 spettatori, certo con disagi molto forti, ma sono anni che si stanno attrezzando per ridurre gli impatti negativi di un evento di massa.

    Manifestazioni e tessuto sociale. I Carpinesi del dopo festival sono pochi? Non lo so. Certo qualcuno c’è e se penso che sono 50 anni che cantano e suonano solo pochissimi cantori sono portato a pensare che anche quei pochi possono essere tanti o comunque sufficienti a veicolare i simboli e i codici della nostra tradizione.
    Sono daccordo con te. Ma la società civile a Carpino è quella che è e quindi bisogna farne di necessità virtù.

    Sulla comunità arcaica. Penso che questo non sia tutto un male. Certo che le sento anche io le espressioni sugli extracomunitari, ma non mi meraviglio perchè la nostra comunità è razzista anche con i suoi membri.
    Ad esempio sarebbe bello sapere quanti domenica e lunedi scorso erano con Giuseppe di Vittorio e quanti erano (con) il barone.
    Ma quanto caporalato c’è ancora da noi a Carpino? Quanti surprusi subiti? quanta arroganza patita? quanta violenza razzista?
    Chissa se un giorno potremmo affrontare le discussioni sui diritti e le libertà anche a Carpino, senza avere la trave negli occhi.

    I Francescani vennero tempo fa, chiusero le chiese e maledirono le case di Carpino tanto piene di delinquenti. Riporto quanto letto sui testi di un grande francescano del Gargano.

    Cavaliere (ma che cazzo di nome è questo, un comunista che si fa titolare cavaliere, mah!!!) mi hai fatto uscire fuori argomento e per l’ennesima volta parlare del nulla.
    Chissa se son asciut li sparii?

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    Pubblicato da festival | marzo 19, 2009, 5:21 PM
  15. Avatar di Sconosciuto

    ma perche’ cavaliere…….solo perche’ te ne vai a cavallo in maremma o hanno dato un titolo della repubblica anche a te???

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    Pubblicato da pierluigipelusi | marzo 19, 2009, 5:41 PM
  16. Avatar di Sconosciuto

    oh…cavaliere….mi sono ricordato di quando avevamo il trio jazz: io (basso), tu (batteria) e peppino de bergolis detto”patrizio”(sax).
    ah…..jazz d’avanguardia e forse eravamo anche oltre…..cmq è stato un bene che abbiamo smesso……..soprattutto per il vicinato……..

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    Pubblicato da pierluigipelusi | marzo 19, 2009, 5:48 PM
  17. Avatar di Sconosciuto

    oh…cavaliere….mi sono ricordato di quando avevamo il trio jazz: io (basso), tu (batteria) e peppino de bergolis detto”patrizio”(sax).
    ah…..jazz d’avanguardia e forse eravamo anche oltre…..cmq è stato un bene che abbiamo smesso……..soprattutto per il vicinato……..

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    Pubblicato da pierluigipelusi | marzo 19, 2009, 5:48 PM
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    oh…cavaliere….mi sono ricordato di quando avevamo il trio jazz: io (basso), tu (batteria) e peppino de bergolis detto”patrizio”(sax).
    ah…..jazz d’avanguardia e forse eravamo anche oltre…..cmq è stato un bene che abbiamo smesso……..soprattutto per il vicinato……..

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    oh…cavaliere….mi sono ricordato di quando avevamo il trio jazz: io (basso), tu (batteria) e peppino de bergolis detto”patrizio”(sax).
    ah…..jazz d’avanguardia e forse eravamo anche oltre…..cmq è stato un bene che abbiamo smesso……..soprattutto per il vicinato……..

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    oh…cavaliere….mi sono ricordato di quando avevamo il trio jazz: io (basso), tu (batteria) e peppino de bergolis detto”patrizio”(sax).
    ah…..jazz d’avanguardia e forse eravamo anche oltre…..cmq è stato un bene che abbiamo smesso……..soprattutto per il vicinato……..

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    ah…..jazz d’avanguardia e forse eravamo anche oltre…..cmq è stato un bene che abbiamo smesso……..soprattutto per il vicinato……..

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    ah…..jazz d’avanguardia e forse eravamo anche oltre…..cmq è stato un bene che abbiamo smesso……..soprattutto per il vicinato……..

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    oh…cavaliere….mi sono ricordato di quando avevamo il trio jazz: io (basso), tu (batteria) e peppino de bergolis detto”patrizio”(sax).
    ah…..jazz d’avanguardia e forse eravamo anche oltre…..cmq è stato un bene che abbiamo smesso……..soprattutto per il vicinato……..

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    oh…cavaliere….mi sono ricordato di quando avevamo il trio jazz: io (basso), tu (batteria) e peppino de bergolis detto”patrizio”(sax).
    ah…..jazz d’avanguardia e forse eravamo anche oltre…..cmq è stato un bene che abbiamo smesso……..soprattutto per il vicinato……..

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    oh…cavaliere….mi sono ricordato di quando avevamo il trio jazz: io (basso), tu (batteria) e peppino de bergolis detto”patrizio”(sax).
    ah…..jazz d’avanguardia e forse eravamo anche oltre…..cmq è stato un bene che abbiamo smesso……..soprattutto per il vicinato……..

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    oh…cavaliere….mi sono ricordato di quando avevamo il trio jazz: io (basso), tu (batteria) e peppino de bergolis detto”patrizio”(sax).
    ah…..jazz d’avanguardia e forse eravamo anche oltre…..cmq è stato un bene che abbiamo smesso……..soprattutto per il vicinato……..

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    oh…cavaliere….mi sono ricordato di quando avevamo il trio jazz: io (basso), tu (batteria) e peppino de bergolis detto”patrizio”(sax).
    ah…..jazz d’avanguardia e forse eravamo anche oltre…..cmq è stato un bene che abbiamo smesso……..soprattutto per il vicinato……..

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    oh…cavaliere….mi sono ricordato di quando avevamo il trio jazz: io (basso), tu (batteria) e peppino de bergolis detto”patrizio”(sax).
    ah…..jazz d’avanguardia e forse eravamo anche oltre…..cmq è stato un bene che abbiamo smesso……..soprattutto per il vicinato……..

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    Pubblicato da pierluigipelusi | marzo 19, 2009, 5:48 PM
  29. Avatar di Sconosciuto

    Alcune precisazioni per Antonio:
    Iniziamo dai francescani intendevo dire che non abbiamo gli spazi che i conventi Francescani hanno, tu ti riferisci a Melpignano ma dove si svolge l’evento finale? davanti ad un convento.
    Non puoi non essere d’accordo che il periodo di cui questio reca disagio uso un eufemismo alla popolazione residente se poi ci aggiungi anche coloro che tornano per le vacanze hai un quadro della situazione, ovvio la colpa non è di chi viene o di chi ci abita ma mi chiedo quando ci sarà una seria progettazione di accoglienza? e mi riferisco ai posteggi, ai luoghi dove ospitare, dove fare eventi, ma la sera della sagra avete idea di quello che succede? Nel dopo festival sono pochissimi i ragazzi che vivono a Carpino come sono pochissimi coloro che partecipano ai momenti di cultura.
    Ancora, non ho dubbi in proposito se non si pensa ad un progetto serio delocalizzare è l’unica soluzione.
    Se siamo in presenza di un evento che coinvolge moltissime persone bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che la piazza non è in grado di assorbire un mole di persone superiore a 200/300. Durante il concerto di Capossela il paese era diviso in due, non si passava, per non parlare del passaggio dell’ambulanza, degli stands, della strumentazione ecc.
    Concludendo 1° step empatia paese – manifestazione 2° strutture idonee luoghi atti a poter supportare l’evento, 3° ricettività,4° progetto a lungo termine sull’evoluzione dell’evento e sul suo impatto nel tessuto socio – economico del paese e per ora credo basti.

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    Pubblicato da LinoSavio | marzo 20, 2009, 8:37 am
  30. Avatar di Sconosciuto

    Alcune precisazioni per Antonio:
    Iniziamo dai francescani intendevo dire che non abbiamo gli spazi che i conventi Francescani hanno, tu ti riferisci a Melpignano ma dove si svolge l’evento finale? davanti ad un convento.
    Non puoi non essere d’accordo che il periodo di cui questio reca disagio uso un eufemismo alla popolazione residente se poi ci aggiungi anche coloro che tornano per le vacanze hai un quadro della situazione, ovvio la colpa non è di chi viene o di chi ci abita ma mi chiedo quando ci sarà una seria progettazione di accoglienza? e mi riferisco ai posteggi, ai luoghi dove ospitare, dove fare eventi, ma la sera della sagra avete idea di quello che succede? Nel dopo festival sono pochissimi i ragazzi che vivono a Carpino come sono pochissimi coloro che partecipano ai momenti di cultura.
    Ancora, non ho dubbi in proposito se non si pensa ad un progetto serio delocalizzare è l’unica soluzione.
    Se siamo in presenza di un evento che coinvolge moltissime persone bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che la piazza non è in grado di assorbire un mole di persone superiore a 200/300. Durante il concerto di Capossela il paese era diviso in due, non si passava, per non parlare del passaggio dell’ambulanza, degli stands, della strumentazione ecc.
    Concludendo 1° step empatia paese – manifestazione 2° strutture idonee luoghi atti a poter supportare l’evento, 3° ricettività,4° progetto a lungo termine sull’evoluzione dell’evento e sul suo impatto nel tessuto socio – economico del paese e per ora credo basti.

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    Pubblicato da LinoSavio | marzo 20, 2009, 8:37 am
  31. Avatar di Sconosciuto

    Alcune precisazioni per Antonio:
    Iniziamo dai francescani intendevo dire che non abbiamo gli spazi che i conventi Francescani hanno, tu ti riferisci a Melpignano ma dove si svolge l’evento finale? davanti ad un convento.
    Non puoi non essere d’accordo che il periodo di cui questio reca disagio uso un eufemismo alla popolazione residente se poi ci aggiungi anche coloro che tornano per le vacanze hai un quadro della situazione, ovvio la colpa non è di chi viene o di chi ci abita ma mi chiedo quando ci sarà una seria progettazione di accoglienza? e mi riferisco ai posteggi, ai luoghi dove ospitare, dove fare eventi, ma la sera della sagra avete idea di quello che succede? Nel dopo festival sono pochissimi i ragazzi che vivono a Carpino come sono pochissimi coloro che partecipano ai momenti di cultura.
    Ancora, non ho dubbi in proposito se non si pensa ad un progetto serio delocalizzare è l’unica soluzione.
    Se siamo in presenza di un evento che coinvolge moltissime persone bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che la piazza non è in grado di assorbire un mole di persone superiore a 200/300. Durante il concerto di Capossela il paese era diviso in due, non si passava, per non parlare del passaggio dell’ambulanza, degli stands, della strumentazione ecc.
    Concludendo 1° step empatia paese – manifestazione 2° strutture idonee luoghi atti a poter supportare l’evento, 3° ricettività,4° progetto a lungo termine sull’evoluzione dell’evento e sul suo impatto nel tessuto socio – economico del paese e per ora credo basti.

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    Alcune precisazioni per Antonio:
    Iniziamo dai francescani intendevo dire che non abbiamo gli spazi che i conventi Francescani hanno, tu ti riferisci a Melpignano ma dove si svolge l’evento finale? davanti ad un convento.
    Non puoi non essere d’accordo che il periodo di cui questio reca disagio uso un eufemismo alla popolazione residente se poi ci aggiungi anche coloro che tornano per le vacanze hai un quadro della situazione, ovvio la colpa non è di chi viene o di chi ci abita ma mi chiedo quando ci sarà una seria progettazione di accoglienza? e mi riferisco ai posteggi, ai luoghi dove ospitare, dove fare eventi, ma la sera della sagra avete idea di quello che succede? Nel dopo festival sono pochissimi i ragazzi che vivono a Carpino come sono pochissimi coloro che partecipano ai momenti di cultura.
    Ancora, non ho dubbi in proposito se non si pensa ad un progetto serio delocalizzare è l’unica soluzione.
    Se siamo in presenza di un evento che coinvolge moltissime persone bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che la piazza non è in grado di assorbire un mole di persone superiore a 200/300. Durante il concerto di Capossela il paese era diviso in due, non si passava, per non parlare del passaggio dell’ambulanza, degli stands, della strumentazione ecc.
    Concludendo 1° step empatia paese – manifestazione 2° strutture idonee luoghi atti a poter supportare l’evento, 3° ricettività,4° progetto a lungo termine sull’evoluzione dell’evento e sul suo impatto nel tessuto socio – economico del paese e per ora credo basti.

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    Iniziamo dai francescani intendevo dire che non abbiamo gli spazi che i conventi Francescani hanno, tu ti riferisci a Melpignano ma dove si svolge l’evento finale? davanti ad un convento.
    Non puoi non essere d’accordo che il periodo di cui questio reca disagio uso un eufemismo alla popolazione residente se poi ci aggiungi anche coloro che tornano per le vacanze hai un quadro della situazione, ovvio la colpa non è di chi viene o di chi ci abita ma mi chiedo quando ci sarà una seria progettazione di accoglienza? e mi riferisco ai posteggi, ai luoghi dove ospitare, dove fare eventi, ma la sera della sagra avete idea di quello che succede? Nel dopo festival sono pochissimi i ragazzi che vivono a Carpino come sono pochissimi coloro che partecipano ai momenti di cultura.
    Ancora, non ho dubbi in proposito se non si pensa ad un progetto serio delocalizzare è l’unica soluzione.
    Se siamo in presenza di un evento che coinvolge moltissime persone bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che la piazza non è in grado di assorbire un mole di persone superiore a 200/300. Durante il concerto di Capossela il paese era diviso in due, non si passava, per non parlare del passaggio dell’ambulanza, degli stands, della strumentazione ecc.
    Concludendo 1° step empatia paese – manifestazione 2° strutture idonee luoghi atti a poter supportare l’evento, 3° ricettività,4° progetto a lungo termine sull’evoluzione dell’evento e sul suo impatto nel tessuto socio – economico del paese e per ora credo basti.

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    Non puoi non essere d’accordo che il periodo di cui questio reca disagio uso un eufemismo alla popolazione residente se poi ci aggiungi anche coloro che tornano per le vacanze hai un quadro della situazione, ovvio la colpa non è di chi viene o di chi ci abita ma mi chiedo quando ci sarà una seria progettazione di accoglienza? e mi riferisco ai posteggi, ai luoghi dove ospitare, dove fare eventi, ma la sera della sagra avete idea di quello che succede? Nel dopo festival sono pochissimi i ragazzi che vivono a Carpino come sono pochissimi coloro che partecipano ai momenti di cultura.
    Ancora, non ho dubbi in proposito se non si pensa ad un progetto serio delocalizzare è l’unica soluzione.
    Se siamo in presenza di un evento che coinvolge moltissime persone bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che la piazza non è in grado di assorbire un mole di persone superiore a 200/300. Durante il concerto di Capossela il paese era diviso in due, non si passava, per non parlare del passaggio dell’ambulanza, degli stands, della strumentazione ecc.
    Concludendo 1° step empatia paese – manifestazione 2° strutture idonee luoghi atti a poter supportare l’evento, 3° ricettività,4° progetto a lungo termine sull’evoluzione dell’evento e sul suo impatto nel tessuto socio – economico del paese e per ora credo basti.

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    Non puoi non essere d’accordo che il periodo di cui questio reca disagio uso un eufemismo alla popolazione residente se poi ci aggiungi anche coloro che tornano per le vacanze hai un quadro della situazione, ovvio la colpa non è di chi viene o di chi ci abita ma mi chiedo quando ci sarà una seria progettazione di accoglienza? e mi riferisco ai posteggi, ai luoghi dove ospitare, dove fare eventi, ma la sera della sagra avete idea di quello che succede? Nel dopo festival sono pochissimi i ragazzi che vivono a Carpino come sono pochissimi coloro che partecipano ai momenti di cultura.
    Ancora, non ho dubbi in proposito se non si pensa ad un progetto serio delocalizzare è l’unica soluzione.
    Se siamo in presenza di un evento che coinvolge moltissime persone bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che la piazza non è in grado di assorbire un mole di persone superiore a 200/300. Durante il concerto di Capossela il paese era diviso in due, non si passava, per non parlare del passaggio dell’ambulanza, degli stands, della strumentazione ecc.
    Concludendo 1° step empatia paese – manifestazione 2° strutture idonee luoghi atti a poter supportare l’evento, 3° ricettività,4° progetto a lungo termine sull’evoluzione dell’evento e sul suo impatto nel tessuto socio – economico del paese e per ora credo basti.

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    Iniziamo dai francescani intendevo dire che non abbiamo gli spazi che i conventi Francescani hanno, tu ti riferisci a Melpignano ma dove si svolge l’evento finale? davanti ad un convento.
    Non puoi non essere d’accordo che il periodo di cui questio reca disagio uso un eufemismo alla popolazione residente se poi ci aggiungi anche coloro che tornano per le vacanze hai un quadro della situazione, ovvio la colpa non è di chi viene o di chi ci abita ma mi chiedo quando ci sarà una seria progettazione di accoglienza? e mi riferisco ai posteggi, ai luoghi dove ospitare, dove fare eventi, ma la sera della sagra avete idea di quello che succede? Nel dopo festival sono pochissimi i ragazzi che vivono a Carpino come sono pochissimi coloro che partecipano ai momenti di cultura.
    Ancora, non ho dubbi in proposito se non si pensa ad un progetto serio delocalizzare è l’unica soluzione.
    Se siamo in presenza di un evento che coinvolge moltissime persone bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che la piazza non è in grado di assorbire un mole di persone superiore a 200/300. Durante il concerto di Capossela il paese era diviso in due, non si passava, per non parlare del passaggio dell’ambulanza, degli stands, della strumentazione ecc.
    Concludendo 1° step empatia paese – manifestazione 2° strutture idonee luoghi atti a poter supportare l’evento, 3° ricettività,4° progetto a lungo termine sull’evoluzione dell’evento e sul suo impatto nel tessuto socio – economico del paese e per ora credo basti.

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    Non puoi non essere d’accordo che il periodo di cui questio reca disagio uso un eufemismo alla popolazione residente se poi ci aggiungi anche coloro che tornano per le vacanze hai un quadro della situazione, ovvio la colpa non è di chi viene o di chi ci abita ma mi chiedo quando ci sarà una seria progettazione di accoglienza? e mi riferisco ai posteggi, ai luoghi dove ospitare, dove fare eventi, ma la sera della sagra avete idea di quello che succede? Nel dopo festival sono pochissimi i ragazzi che vivono a Carpino come sono pochissimi coloro che partecipano ai momenti di cultura.
    Ancora, non ho dubbi in proposito se non si pensa ad un progetto serio delocalizzare è l’unica soluzione.
    Se siamo in presenza di un evento che coinvolge moltissime persone bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che la piazza non è in grado di assorbire un mole di persone superiore a 200/300. Durante il concerto di Capossela il paese era diviso in due, non si passava, per non parlare del passaggio dell’ambulanza, degli stands, della strumentazione ecc.
    Concludendo 1° step empatia paese – manifestazione 2° strutture idonee luoghi atti a poter supportare l’evento, 3° ricettività,4° progetto a lungo termine sull’evoluzione dell’evento e sul suo impatto nel tessuto socio – economico del paese e per ora credo basti.

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    Pubblicato da LinoSavio | marzo 20, 2009, 8:37 am
  38. Avatar di Sconosciuto

    Alcune precisazioni per Antonio:
    Iniziamo dai francescani intendevo dire che non abbiamo gli spazi che i conventi Francescani hanno, tu ti riferisci a Melpignano ma dove si svolge l’evento finale? davanti ad un convento.
    Non puoi non essere d’accordo che il periodo di cui questio reca disagio uso un eufemismo alla popolazione residente se poi ci aggiungi anche coloro che tornano per le vacanze hai un quadro della situazione, ovvio la colpa non è di chi viene o di chi ci abita ma mi chiedo quando ci sarà una seria progettazione di accoglienza? e mi riferisco ai posteggi, ai luoghi dove ospitare, dove fare eventi, ma la sera della sagra avete idea di quello che succede? Nel dopo festival sono pochissimi i ragazzi che vivono a Carpino come sono pochissimi coloro che partecipano ai momenti di cultura.
    Ancora, non ho dubbi in proposito se non si pensa ad un progetto serio delocalizzare è l’unica soluzione.
    Se siamo in presenza di un evento che coinvolge moltissime persone bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che la piazza non è in grado di assorbire un mole di persone superiore a 200/300. Durante il concerto di Capossela il paese era diviso in due, non si passava, per non parlare del passaggio dell’ambulanza, degli stands, della strumentazione ecc.
    Concludendo 1° step empatia paese – manifestazione 2° strutture idonee luoghi atti a poter supportare l’evento, 3° ricettività,4° progetto a lungo termine sull’evoluzione dell’evento e sul suo impatto nel tessuto socio – economico del paese e per ora credo basti.

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    Pubblicato da LinoSavio | marzo 20, 2009, 8:37 am
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    Alcune precisazioni per Antonio:
    Iniziamo dai francescani intendevo dire che non abbiamo gli spazi che i conventi Francescani hanno, tu ti riferisci a Melpignano ma dove si svolge l’evento finale? davanti ad un convento.
    Non puoi non essere d’accordo che il periodo di cui questio reca disagio uso un eufemismo alla popolazione residente se poi ci aggiungi anche coloro che tornano per le vacanze hai un quadro della situazione, ovvio la colpa non è di chi viene o di chi ci abita ma mi chiedo quando ci sarà una seria progettazione di accoglienza? e mi riferisco ai posteggi, ai luoghi dove ospitare, dove fare eventi, ma la sera della sagra avete idea di quello che succede? Nel dopo festival sono pochissimi i ragazzi che vivono a Carpino come sono pochissimi coloro che partecipano ai momenti di cultura.
    Ancora, non ho dubbi in proposito se non si pensa ad un progetto serio delocalizzare è l’unica soluzione.
    Se siamo in presenza di un evento che coinvolge moltissime persone bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che la piazza non è in grado di assorbire un mole di persone superiore a 200/300. Durante il concerto di Capossela il paese era diviso in due, non si passava, per non parlare del passaggio dell’ambulanza, degli stands, della strumentazione ecc.
    Concludendo 1° step empatia paese – manifestazione 2° strutture idonee luoghi atti a poter supportare l’evento, 3° ricettività,4° progetto a lungo termine sull’evoluzione dell’evento e sul suo impatto nel tessuto socio – economico del paese e per ora credo basti.

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    Iniziamo dai francescani intendevo dire che non abbiamo gli spazi che i conventi Francescani hanno, tu ti riferisci a Melpignano ma dove si svolge l’evento finale? davanti ad un convento.
    Non puoi non essere d’accordo che il periodo di cui questio reca disagio uso un eufemismo alla popolazione residente se poi ci aggiungi anche coloro che tornano per le vacanze hai un quadro della situazione, ovvio la colpa non è di chi viene o di chi ci abita ma mi chiedo quando ci sarà una seria progettazione di accoglienza? e mi riferisco ai posteggi, ai luoghi dove ospitare, dove fare eventi, ma la sera della sagra avete idea di quello che succede? Nel dopo festival sono pochissimi i ragazzi che vivono a Carpino come sono pochissimi coloro che partecipano ai momenti di cultura.
    Ancora, non ho dubbi in proposito se non si pensa ad un progetto serio delocalizzare è l’unica soluzione.
    Se siamo in presenza di un evento che coinvolge moltissime persone bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che la piazza non è in grado di assorbire un mole di persone superiore a 200/300. Durante il concerto di Capossela il paese era diviso in due, non si passava, per non parlare del passaggio dell’ambulanza, degli stands, della strumentazione ecc.
    Concludendo 1° step empatia paese – manifestazione 2° strutture idonee luoghi atti a poter supportare l’evento, 3° ricettività,4° progetto a lungo termine sull’evoluzione dell’evento e sul suo impatto nel tessuto socio – economico del paese e per ora credo basti.

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    Iniziamo dai francescani intendevo dire che non abbiamo gli spazi che i conventi Francescani hanno, tu ti riferisci a Melpignano ma dove si svolge l’evento finale? davanti ad un convento.
    Non puoi non essere d’accordo che il periodo di cui questio reca disagio uso un eufemismo alla popolazione residente se poi ci aggiungi anche coloro che tornano per le vacanze hai un quadro della situazione, ovvio la colpa non è di chi viene o di chi ci abita ma mi chiedo quando ci sarà una seria progettazione di accoglienza? e mi riferisco ai posteggi, ai luoghi dove ospitare, dove fare eventi, ma la sera della sagra avete idea di quello che succede? Nel dopo festival sono pochissimi i ragazzi che vivono a Carpino come sono pochissimi coloro che partecipano ai momenti di cultura.
    Ancora, non ho dubbi in proposito se non si pensa ad un progetto serio delocalizzare è l’unica soluzione.
    Se siamo in presenza di un evento che coinvolge moltissime persone bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che la piazza non è in grado di assorbire un mole di persone superiore a 200/300. Durante il concerto di Capossela il paese era diviso in due, non si passava, per non parlare del passaggio dell’ambulanza, degli stands, della strumentazione ecc.
    Concludendo 1° step empatia paese – manifestazione 2° strutture idonee luoghi atti a poter supportare l’evento, 3° ricettività,4° progetto a lungo termine sull’evoluzione dell’evento e sul suo impatto nel tessuto socio – economico del paese e per ora credo basti.

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    era Acid Jazz!!! con influenze….( del grande Parker ?) – poi il bassista era il massimo, ma il meglio si dava nelle jam di Blues ti ricordi? eri impareggibile negli accordi.
    Ovviamente il vicinato è andato in processione (scalzi) quando hanno saputo che avevamo terminato l’esperienza.

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    era Acid Jazz!!! con influenze….( del grande Parker ?) – poi il bassista era il massimo, ma il meglio si dava nelle jam di Blues ti ricordi? eri impareggibile negli accordi.
    Ovviamente il vicinato è andato in processione (scalzi) quando hanno saputo che avevamo terminato l’esperienza.

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    era Acid Jazz!!! con influenze….( del grande Parker ?) – poi il bassista era il massimo, ma il meglio si dava nelle jam di Blues ti ricordi? eri impareggibile negli accordi.
    Ovviamente il vicinato è andato in processione (scalzi) quando hanno saputo che avevamo terminato l’esperienza.

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    era Acid Jazz!!! con influenze….( del grande Parker ?) – poi il bassista era il massimo, ma il meglio si dava nelle jam di Blues ti ricordi? eri impareggibile negli accordi.
    Ovviamente il vicinato è andato in processione (scalzi) quando hanno saputo che avevamo terminato l’esperienza.

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    era Acid Jazz!!! con influenze….( del grande Parker ?) – poi il bassista era il massimo, ma il meglio si dava nelle jam di Blues ti ricordi? eri impareggibile negli accordi.
    Ovviamente il vicinato è andato in processione (scalzi) quando hanno saputo che avevamo terminato l’esperienza.

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    Ovviamente il vicinato è andato in processione (scalzi) quando hanno saputo che avevamo terminato l’esperienza.

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    Ovviamente il vicinato è andato in processione (scalzi) quando hanno saputo che avevamo terminato l’esperienza.

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    Ovviamente il vicinato è andato in processione (scalzi) quando hanno saputo che avevamo terminato l’esperienza.

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    Ovviamente il vicinato è andato in processione (scalzi) quando hanno saputo che avevamo terminato l’esperienza.

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