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Cantami quantu voi, ca t arrispunnu d amuri, gilusia, spartenza e sdegnu

MATILDE POLITI non ha ancora un contratto discografico, ed è un’autentica bestemmia. È in circolazione da qualche mese solo una registrazione live autoprodotta (da un concerto a Palermo del 13 dicembre 2003) dal titolo “Cantami quantu voi, ca t’arrispunnu d’amuri, gilusia, spartenza e sdegnu” con dieci brani, tutti tradizionali. Palermitana, ha solo 30 anni, è ricercatrice e ‘cantatrice’, laureata alla Sapienza di Roma in Antropologia Culturale; incarna, cosa rara, la competenza dello studioso (che fa ricerca sul campo, raccoglie e studia materiali) e la sensibilità dell’interprete straordinaria. I pochi che ne scrivono la paragonano in genere a Rosa Balistreri…

“Interprete straordinaria” non suoni come un’iperbole: abbiamo avuto la fortuna, davvero casuale, di ascoltarla in concerto lo scorso luglio, nella Pieve di S. Clemente di Pelago (Firenze), dove ci trovavamo per partecipare a “On the road festival”, una delle più importanti rassegne di artisti di strada. Matilde Politi si accompagnava soltanto con la FISARMONICA.
Beh, si trattò di un’assoluta folgorazione, erano anni che non ci capitava di ascoltare una voce tanto potente, espressiva, commovente, capace di melismi dalle mani sporche e la terra in bocca, come uno sputo in faccia, una carezza e un cazzotto insieme. Una voce libera, dalla grana spessa, ruvida, versatile, che mette soggezione…
Luca Ferrari

Discussione

Un pensiero su “Cantami quantu voi, ca t arrispunnu d amuri, gilusia, spartenza e sdegnu

  1. Su “La Repubblica” di oggi TOM WAITS, intervistato da Giuseppe Videtti, tra molte cose intelligenti ne afferma una semplice semplice: “Ogni cosa ha il suo prezzo. Sin dall’inizio sapevo che non volevo arrivare a 24 anni e odiare la musica, sapevo che c’erano meccanismi che non mi piacevano e un certo tipo di pop che non avrei mai voluto fare. La mia longevità ha a che fare con una sorta di integrità che, ovviamente, ha richiesto sacrifici economici. Sa come va la storia, no? La tua foto sui giornali diventa sempre più piccola, le recensioni dei tuoi dischi sempre più brevi. Ma è ok, non ho mai pensato di diventare come i Beatles e i Rolling Stones” (“Povera musica, uccisa dall’iPod” in “La Repubblica” del 10 novembre 2006).

    Matilde Politi canta musica FOLK ed è destinata a una lunga vita di sacrifici, probabilmente all’ombra delle scene che fanno tendenza. Poche foto sui giornali, recensioni brevi, appunto.
    Sono quelli come Massimo Cotto, assidui paladini dell’omologazione culturale al servizio dell’establishment, che ammazzano la diversità, l’ARTE, il genio (più coraggio piccoli e grandi editori! più fantasia! più sensibilità! più intelligenza!)

    (10 novembre 2006)

    I brani del CD:

    1. “Bedda ca si’ ‘na rosa” (trad.)
    2. “Marzapaneddu” (trad.)
    3. “Anna” (trad.)
    4. “Palummedda – Gaddu di jnnaru” (trad.)
    5. “Spartenza” (trad.)
    6. “A mirudda” (trad.)
    7. “O vui chi un cori avistivu” (trad.)
    8. “Mi votu e mi rivotu” (trad.)
    9. “Lu suli è già spuntatu” (trad.)
    10. “Com’aiu a ffari” (trad.)

    Matilde Politi: chitarra acustica e voce

    Pubblicato da festival | novembre 15, 2006, 7:37 pm

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