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Premio alla Carriera ai Cantori di Carpino dalla Citta’ di Loano

Dal 23 al 26 luglio, a Loano, si accenderanno i riflettori sulla terza edizione del Premio Nazionale Città di Loano per la musica tradizionale italiana nell’ambito del Festival Suoni della Tradizione, vetrina della migliore produzione discografica di musica tradizionale italiana.
Nato tre anni fa, il Premio Città di Loano promuove e valorizza la nuova interpretazione della musica popolare di radice italiana attraverso il coinvolgimento di artisti, etichette discografiche e operatori culturali.
Il riconoscimento annuale alla migliore produzione musicale dell’anno precedente anche quest’anno è stato decretato da una prestigiosa giuria composta da una sessantina di giornalisti musicali. La giuria ha votato nelle scorse settimane i migliori dischi dell’anno 2006.
Vincitore è risultato “Amore e Acciaio” di Lucilla Galeazzi
Il "Premio alla Carriera", è stato attribuito dalla direzione del premio ai Cantori di Carpino, depositari della più straordinaria ed affascinante tarantella che è possibile ascoltare nelle terre del sud Italia: la tarantella del Gargano. Una memoria millenaria, che grazie all’insegnamento di Antonio Piccininno – che parteciperà al festival per ritirare il premio – di Antonio Maccarone, dello scomparso Andrea Sacco e degli altri cantori, è diventata radice dell’oggi.
La Consegna del riconoscimento avverrà Martedì 24 luglio ore 21.30 – Spazio Culturale Orto Maccagli – Lungomare. Seguira concerto dei Cantori di Carpino.
Ufficio Stampa Associazione Culturale Carpino Folk Festival

Le date dei Concerti dei Cantori di Carpino del 2007

MARZO
17 marzo Foggia (Teatro del Fuoco – Premio "Andrea Sacco")

GIUGNO
1 giugno Bollate (MI)
3 giugno Carife (AV)
12 giugno Chieri (TO)
16 giugno Ischitella (FG)
27 giugno San Giovanni R. (FG)

LUGLIO
7 luglio Sora (FR)
21 luglio Foggia
24 luglio Loano
25 luglio Cascina monluè (MI)
26 luglio Aosta
27 luglio Benevento
28 luglio Serra Monacesca (PE)

Semplicemente Straordinari – Gli unici grandi maestri della tarantella del gargano.
Grazie alla loro memoria non si sono perse nel tempo quelle tradizioni che hanno reso Carpino il punto di riferimento della musica popolare italiana.
Tel.+39 0884/900360–Fax.+390884/992979
Mail:booking@carpinofolkfestival.com

Costruttori di chitarre battenti a Carpino
Rocco Cozzola – Figlio di francesco cozzola, costruttore di chitarre battenti,tammorre e nacchere di Carpino

Antonio Rignanese – Artigiano falegname, liutaio, ricercatore di suoni antichi e moderni, costruttore di chitarre classiche ed acustiche, mandolini e mandole, costruttore di chitarra battente di Carpino e calabrese

Giuseppe Draicchio – Costruttore di nacchere tammorre e chitarre battenti di Carpino

Per contatti e ordinativi contattare l’associazione : info@carpinofolkfestival.com

Il Carpino Folk Festival 2007 e l’Operazione -20% per un servizio di accoglienza turistica vantaggiosa sul Gargano

Dal 03 al 11 agosto pv si terrà nel comune di Carpino, l’edizione 2007 del Carpino Folk Festival, la rassegna di musica popolare e delle sue contaminazioni.

La manifestazione, organizzata dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival in collaborazione con la Regione Puglia, la Provincia di Foggia, il Parco Nazionale del Gargano, la Comunità Montana del Gargano e il Comune di Carpino prevede concerti, laboratori didattici, convegni e rassegne cinematografiche tematici, che cattureranno l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica nazionali ed internazionali.
L’evento unirà la tradizione musicale garganica con quella di artisti provenienti da diverse parti d’Italia e del mondo, dando vita ad una rassegna che si preannuncia come una delle più importanti al mondo dedicata a questo genere.
Tali contenuti sicuramente creano un appeal importante per un target di utenti riconducibile al turismo culturale a cui va affiancato un servizio di accoglienza turistica vantaggiosa.
L’Associazione Culturale Carpino Folk Festival in collaborazione con Apt di Foggia da vita all’"Operazione -20" e chiede agli operatori della ricettività della provincia di Foggia di sottoscrivere l’impegno ad applicare un 20% di sconto sulle tariffe praticate nel periodo dal 01 al 12 Agosto 2007.

L’adesione a tale offerta si ritiene auspicabile per attirare il maggior numero di visitatori e aumentare cosi i flussi turistici del nostro territorio.
Le strutture che si impegneranno a praticare lo sconto verranno segnalate sul sito http://www.carpinofolkfestival.com e potranno scaricare gratuitamente sui propri siti internet i loghi ufficiali della manifestazione, previa verifica dell’Ufficio Stampa dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival.

Per chi intenda offrire condizioni più vantaggiose del 20% proposto, sono possibili "Convenzioni Speciali" che prevedano una particolare visibilità da parte dell’Associazione.

Convenzione Speciale Camping Uria
Convenzione Speciale Gargano Lines ed EcoSPORT Ambientali

Carpino: Slow Food, i Cantori, la Tradizione e il Folk Festival

Buena Vista Puglian Club di Valter Giuliano

Per arrivare a Carpino bisogna infilarsi tra i gioielli del Gargano, nel cuore del Parco Nazionale, a metà strada tra la Foresta Umbra e il lago di Varano. Nella piana oggi regna sovrano l’oliveto, con il suo argento che vibra nella brezza di questa mattina tersa, bruciante di luce. Da poco è stata anche rilanciata la produzione delle fave, sostenuta dal Parco, che ne ha promosso il Consorzio di tutela. Una varietà locale, piccola e dolce, con una fossetta nella parte inferiore, Presidio Slow Food. Un tempo l’attività agricola era fondata sui cereali e soprattutto sul pascolo.
Il benessere era, quasi sempre, un miraggio; la realtà fatta spesso di miseria e solitudine. Poi è scoccato il tempo del riscatto, che passa anche attraverso la riscoperta della tradizione, delle radici culturali, dell’orgoglio di appartenere a un territorio.
A Carpino tutto questo comincia dal ristabilimento della verità. Appena arrivo in Piazza del Popolo, cuore della città, la prima cosa che mi spiegano è che è questa la piazza del film La legge di Jules Dassin, con Marcello Mastroianni, Gina Lollobrigida e Yves Montand. “Corsica 1958”, dicevano le didascalie della finzione cinematografica. Ma non era vero.
«Macché Corsica, era questa piazza qui».
Nella piazza convergono sei strade e noi arriviamo in giorno di mercato. La confusione regna sovrana, piena di suoni, aromi e colori. Non è difficile immaginare la piazza durante il Carpino Folk festival: dicono sia un muro vivente, un’immensa platea verticale. Per i dettagli continua a leggere.

Dal CFF e dalla NdT nasce il primo festival di pizzica e musiche pugliesi e del Sud Italia di Torino!

La Paranza del Geco sta preparando una sorpresa dedicata a tutti gli "attarantati" di Torino e provincia. Grazie alla collaborazione con l’associazione Torremaggiorese Tre Torri Torino ed al patrocinio della Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino, sta per nascere [TORINO ATTARANTàTA!], ovvero il primo festival di musiche e danze del Sud Italia organizzato nel capoluogo piemontese! Un nuovo appuntamento che si preannuncia unico ed imperdibile: il primo festival di pizzica e musiche pugliesi e del Sud Italia di Torino!
Alla prima edizione, può vantare un cartellone già ricco di gruppi provenienti dalle due aree musicali più interessanti della Puglia riconosciuta ormai a livello nazionale come patria della Pizzica del Salento (grazie a manifestazioni come “La Notte della Taranta” di Melpignano) e delle tarantelle del Gargano (grazie al Carpino Folk Festival e alla intensa attività concertistica dei Cantori di Carpino).
Presente inoltre alla serata La Paranza del Geco, direttrice consolidata ambasciatrice sotto le Alpi. Il programma sarà compresso in una sola serata pizzicata, nella quale, oltre alla Paranza, si esibiranno due gruppi provenienti dalla Puglia. VENERDÌ 18 MAGGIO 2007 Dalle Ore 20.45 alle 24.00 ARIA CORTE (diso – lecce) LA PARANZA DEL GECO (torino) In concerto! Michele Màngano e i Danzanova (castel sant’angelo – foggia) Alle ore 22.30 Fuochi d’artificio CHIUSURA ALLE ORE 24.00

Verso il Mei 2007 con la Biodiversita’ musicale

Il MEI presenta il convegno nazionale

“VERSO LA SALVAGUARDIA E LO SVILUPPO DELLA BIODIVERSITA’ MUSICALE”

sabato 12 maggio ore 16.00

via Castel Raniero 6, Castel Raniero (RA)

con la partecipazione di produttori discografici, musicisti, giornalisti, esperti del settore

Ospiti: Slow Food Italia & Carpino Folk Festival

Il convegno, che ospiterà tra i relatori alcuni tra i maggiori esponenti dell’ambiente world, folk e popolare italiano, si svolgerà all’interno del programma del festival “La Musica nelle Aie”, manifestazione che ogni anno abbina alla musica delle tradizioni rinnovate l’enogastronomia dei prodotti tipici della terra.

La sede del workshop sarà presso la “Fattoria Didattica Quinzan”, in via Castel Raniero 6, a Castel Raniero in provincia di Ravenna.

Il convegno si pone come un primo importante passo per rafforzare e sviluppare la collaborazione tra ladiverse realtà nazionali e offre
un’occasione importante e preziosa di confronto sulle prospettive e le
problematiche di un ecosistema musicale sempre più soffocato dalla
standardizzazione del mercato.

L’incontro, che verrà aperto da Giordano Sangiorgi (AudioCoop / Mei) e Pietro Bandini (La Musica nelle Aie) e dal saluto del Comune di Faenza, Terre di Faenza e Carlo dal Monte (ACLI Castel Raniero e ANSPI Errano), prevede gli interventi di Toni Verona (Ala Bianca), Giampiero Bigazzi (Materiali Sonori), Andrea Del Favero (Folkest), Marco Bartolini (Musica Popolare, Talento Network), Enrico Deregibus (giornalista, ufficio
stampa Club Tenco), Claudio Chianura (Auditorium Edizioni), Riccarda
Casadei (Casadei Sonora), Annibale Bartolozzi (UPR / Laratro Folk
Festa), Marcello Corvino (Promo Music), Anna Galletti (Ed. Galletti Boston), Matteo Coppola Neri (Suoni e Armonie), Daniele Manini (Banda
Putiferio), Simone Cavina (Ca’ Vaina), Renzo Pognant e Beppe Greppi
(Felmay), Floreani Giovanni (Furclap Associazione), Teresa Mariano (Komart), Giancarlo Battilani (musicista), Daniele Bergesio (World Music Magazine), Franco Dell’Amore (Dell’Amore Management), dell’Associazione Pensatojo e tanti altri ancora.

Per il Carpino Folk Festival interverrà Antonio Basile (Ufficio Stampa)

Per Slow Food Italia invece interverrà Mauro Pizzato e sono previsti ulteriori interventi che si stanno definendo.

Per info: Valentina

valentina@audiocoop.it

Tel. 0546.24647 – 0546.26304

Ass. AudioCoop, Via Della Valle, 71 48018 Faenza RA

http://www.audiocoop.it http://www.musicanelleaie.org

“La diversità è la più grande forza creatrice del mondo”. Con questa frase spesso Slow Food cerca di spiegare quanto sia importante difendere la biodiversità naturale e le culture alimentari che le sono intimamente legate.

Ma da tempo è maturata la convinzione che tanto la biodiversità naturale e gli ecosistemi, quanto le persone che li abitano, sono così intimamente legati che il contesto di difesa e tutela della diversità si va ad allargare in maniera che potremmo definire olistica.

Vale a dire che per difendere un alimento, un prodotto, bisogna preoccuparsi anche del contesto culturale in cui esso è inserito, pensando alla musica, all’oralità, all’architettura, al paesaggio, alla storia dei luoghi.

Il celebre antropologo Claude Levi-Strauss in uno dei suoi più recenti discorsi ha lanciato l’allarme: “Viviamo in un’epoca in cui si rende necessaria un’etnologia d’emergenza”.

Com’è successo per gli alimenti e per le colture agricole, anche le diverse culture umane nel mondo stanno subendo un pericoloso processo di omologazione. Pericoloso perché riduce la diversità tra i popoli, tra i territori, tra le culture, e ci fa mancare quella feconda forza creatrice che ci ha fatti evolvere, generando patrimoni strabilianti.

Il M.E.I, il Meeting delle Etichette Indipendenti, attua sul fronte della musica ciò che Slow Food attua in campo agro-alimentare e rurale: si batte contro l’omologazione musicale imposta da un mercato discografico sempre più centralizzato e tendente alla standardizzazione, supportando il prezioso lavoro delle etichette indipendenti, sinonimo di diversità, garanzia di salvaguardia delle musiche tradizionali e prezioso serbatoio creativo per i giovani musicisti.

Per evidenti motivi non poteva che nascere una collaborazione per un approfondimento tra M.E.I. e Slow Food, già iniziata con lo scambio di spazi espositivi tra Salone del Gusto e l’annuale meeting delle etichette indipendenti che si tiene a Faenza. Ora però gli obiettivi comuni spingono i due soggetti a rinforzare le loro operazioni congiunte e la volontà è quella di convocare esperti, operatori e musicisti che si occupano di musiche tradizionali in via d’estinzione per iniziareun’attività di promozione, catalogazione ed eventi. Sarà necessario coinvolgere le etichette e il mondo della musica tradizionale, che in Italia è ancora molto vivo ma spesso sottotraccia rispetto al palcoscenico più sfavillante di chi può collaborare con le major e, magari, scimmiottare il pop internazionale.

E’ un mondo fragile quello di chi si occupa di questi suoni,
esattamente come quello di certa musica alternativa e colta, che fa
dello scambio tra generi e della contaminazione tra passato e futuro il
suo verbo, riuscendo così a coniugare le esigenze dei giovani musicisti
con il patrimonio tradizionale che in questo modo resta vivo, in
continua evoluzione.

La costruzione del patrimonio culturale

Due appuntamenti per le discussioni critiche tra antropologia e altri territori

9 maggio 2007, ore 15: Mediare la mediazione. Il patrimonio e la scuola. Le Tesi di Clio’92 sull’educazione patrimoniale

Il tema è quello del mediare il patrimonio culturale nel contesto educativo, in quello interculturale, e nella problematica dell’accesso. Le tesi sull’educazione al patrimonio sono un punto di riferimento per discutere del patrimonio nella sua molteplicità (arte, paesaggio, ecc.) e della patrimonializzazione in una comunità più ampia (insegnanti, mediatori culturali). Un punto cruciale è quello del valore di formazione democratica, o di nuova “distinzione”, che il patrimonio può avere, e se si dia un conflitto “politico” tra modalità diverse dell’uso sociale del patrimonio. La scuola e la società civile in genere sono un punto nodale di osservazione sulle poetiche e le politiche del patrimonio.
Le tesi sono introdotte dai curatori del progetto Clio ’92, Adriana Bortolotti (conservatrice del Museo storico di Bergamo), Mario Calidoni (esperto in pedagogia del patrimonio culturale), Silvia Mascheroni (esperta in didattica museale), Ivo Mattozzi (Università di Bologna). Aprono la discussione Antonella Nuzzaci (Università della Val d’Aosta), Francesco Ronzon (Università di Verona), Vincenzo Cannada Bartoli (Università di Roma 1). Conclusioni didattiche di Mario Turci (Museo delle genti di Romagna, Museo Guatelli, Direttivo SIMBDEA).

16 maggio, ore 15.00: Patrimonializzare l’immateriale. A partire dal ritorno della taranta.

Il tema è quello dei “beni immateriali” nella loro immagine meno documentaristica, che avvicina molto al concetto di “identità”, un concetto decostruito dagli antropologi, ma tenacemente praticato da vari soggetti sociali. Il mondo “talentino” si è in anni recenti animato per movimenti, centri, diffusione di storie e musiche, grandi meeting giovanili, in una mescolanza complessa che ha spesso creato problemi agli antropologi per la libertà d’uso di tradizioni inventate e nuovi canoni, per la mescolanza tra attività commerciali e memoria storica, tra culture new age e saperi locali, tra teorie del pensiero meridiano e globalizzazione. Discuterne e identificare i nodi centrali di comprensione è un passo importante per l’uso dell’antropologia nella cultura di massa contemporanea. Introduce Giovanni Pizza  (Università di Perugia)-testi di riferimento in preparazione. Discutono Paolo Apolito (Università di Salerno), Clara  Gallini (Università di Roma 1), Eugenio Imbriani (Università di Lecce), Sergio Torsello (giornalista, Istituto Diego Carpitella).
Conclusioni didattiche Pietro Clemente (Università di Firenze, presidente SIMBDEA).

La cd-trilogy della mafia pubblicata in Germania e censurata in Italia

CANZONI D’ONORE, SANGUE E OMERTÀ
Le feste religiose in Calabria sono un’occasione importante per ascoltare la musica.
Molti suonatori vi si recano, portando con loro gli strumenti musicali tradizionali. Durante le feste si suona e si balla, si ascolta suonare e si guarda ballare. La musica poi si puó anche comprare. Una presenza presenza costante alle feste é infatti quella del venditore ambulante di musicassette, che offre la sua merce su una bancarella. In contenitori di legno sono esposte le copie dei piú recenti successi della musica pop e raccolte degli anni ’60 e ’70.
In tutte le bancarelle c’é inoltre un settore dedicato alla musica tradizionale calabrese.
All’interno di questo settore, guardando bene, si trovano anche le canzoni della ’ndrangheta.
La vendita di prodotti dedicati alla ’ndrangheta ha suscitato recentemente dibattiti e polemiche in Italia e altrove. Il fenomeno é stato valutato inquietante per l’aperta rivendicazione dei „valori mafiosi“ che alcune canzoni contengono, ma anche poco interessante in quanto le canzoni non sarebbero, per alcuni, che una semplice parodia del comportamento „malandrino“.
Le cose sono un po’ piú complesse…continua nei commenti.
Goffredo Plastino (Professore di musicologia dell’Universitá di New Castle)
Per informazione www.malavita.com

La Repubblica, Martedí 22 Novembre 2005
CD con canti di mafia
Il caso
"Infama Vinditta", "Vendetta d’Onuri", "Ammazzaru lu Generali": sono i titoli di alcune canzoni ispirate alla ’ndrangheta, che fanno parte del CD "Le Canzoni dell’Onorata Societá" pubblicizzato sul sito internet http://www.malavita.com. La vicepresidente dell’Antimafia Angela Napoli ha annunciato un’interrogazione a Pisanu perché valuti la possibilitá di ritirare il CD "perché se non interveniamo é ovvio poi che alcuni giovani diano giudizi positivi sulla criminalitá organizzata".

Canti, poeti, pupi e tarante. Incontri con i Testimoni della Cultura Popolare, V. Giuliano, 2007 Squilibri Editore

Un appassionante viaggio in Italia, dal Piemonte alla Sicilia, alla ricerca di quanti hanno saputo salvare la tradizione, reinterpretarla e innovarla, mantenendo viva l’eredità dei padri. Da Amerigo Vigliermo e il Coro Bajolese del Canavese a Turi Grasso e l’Opera dei Pupi di Acireale, da Uccio Aloisi, il patriarca della pizzica salentina, al Gruppo Spontaneo di Magliano Alfieri, dai poeti-pastori dell’Alto Lazio ai Cantori di Carpino, un susseguirsi di dialoghi che costituiscono allo stesso tempo un racconto a più voci della straordinaria ricchezza di espressioni musicali e culturali che attraversano la provincia italiana.  Promosso dal Comitato Festival delle Province, i "Testimoni della Cultura Popolare" è il premio che ogni anno viene conferito a uomini, gruppi ed esperienze che, come fragili ma tenaci "biblioteche viventi", sono impegnati nella valorizzazione di antichi saperi, forti di un rapporto profondo con i territori e le comunità di appartenenza e votati a tramandare alle generazioni successive il lascito del loro impegno. Con scritti di Gian Luigi Bravo e Carlo Petrini, presidente di Slow Food, i testi con traduzione dei brani musicali contenuti nell’allegato cd e un consistente apparato fotografico, la rappresentazione dinamica di un eccezionale mosaico di sonorità e culture, tra pizziche e stornelli, canti in ottava rima e cori polifonici.
Valter Giuliano Giornalista e storico dell’ambiente, tra i promotori del movimento ecomuseale in Italia, è Presidente del Comitato per il Festival delle Province nel cui ambito sono stati istituiti il "Premio per i Testimoni della Tradizione e Cultura Popolare" e le "Cattedre ambulanti della Tradizione e Cultura Popolare".
Ricordiamo che l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival è stata indicata dalla Provincia di Foggia quale sua rappresentante nel Comitato per il Festival delle Province.

Carpino. Salgono a 4 le liste dei candidati sindaci

Alle battute finali la corsa al candidato a Carpino. Saranno ben quattro le liste che il 27 e 28 maggio si presentaranno all’esame dell’elettorato. Santino Basanisi, Gaetano De Perna, Rocco Manzo, Giuseppe Simone. Quelli che ancora non si conoscono sono i nomi dei candidati alla carica di consigliere comunale, e ciò sta a confermare un certa difficoltà da parte dei partiti a trovare i nomi giusti per la propria lista.
Sembra ormai del tutto tramontata la possibilità che Michele Tabacco possa far parte della lista di Giuseppe Simone, la difficoltà sarebbe sorta a causa dei veti che ci sarebbero stati nei suoi confronti da parte di altri esponenti della stessa lista.
Comunque, per Tabacco si preannuncia una possibile candidatura nella coalizione che sostiene Rocco Manzo, vice sindaco uscente.
E sempre a proposito di questa lista, non viene data per certa la candidatura a consigliere dell’attuale primo cittadino, Nicola Maria Trombetta.
Difficile da capire se si tratta soltanto di una sua rinuncia oppure di voci messe volutamente in giro allo scopo di non dare, fino al momento della presentazione delle liste (da venerdì 27 alle 12 di sabato 28 aprile), agli avversari punti di riferimento precisi.
Giuseppe Simone (Udc) ha chiuso la sua lista con Ds, La Margherita e Società civile, e i nomi che circolano sono quelli di Rocco Di Brina, Michele Pizzarelli, Pasquale Sacco, Leonardo Gentile.
La lista “Rinascita”, con Santino Basanisi a candidato sindaco e la componente di Rifondazione comunista, è la più “abbottonata ”. I nomi dei sedici candidati saranno top secret fino all’ultimo minuto utile, in poche parole si conosceranno soltanto a mezzogiorno di sabato prossimo.
L’ultima, in ordine di tempo, ad annunciare la partecipazione alle amministrative, la lista che fa capo a Gaetano De Perna (Udeur) che, in queste ore, sta mettendo a punto la lista con i sedici candidati e predisponendo gli altri adempimenti collegati. Comunque, ancora pochi giorni, se non proprio ore, e il quadro sarà ben delineato. Fr.Mastropaolo – GdM

I canti della Passione un patrimonio del Gargano

Intervista a Giovanna Marini.
La folksinger e ricercatrice romana parla di musica e devozione popolare
da il Corriere del Mezzogiorno del 6 aprile 2007

La musica popolare religiosa è tutt’altro che estinta. Giovanna Marini, ricercatrice, docente e interprete del folk italiano, neè sicura. "So che alcuni – dice al Corriere del Mezzogiorno – vorrebbero che io pronunciassi frasi del tipo: Eh no, sta morendo tutto …. Ma non è vero per niente. Il canto popolare, anche quello devozionale, non sta morendo affatto". In questi giorni la Marini, insieme ai suoi allievi della scuola popolare di musica del Testaccio a Roma, è tornata sul Gargano, per ascoltare e studiare i canti della Passione, come fece già nove anni fa. Ieri era a Vico, paese dove è tuttora viva una originalissima tradizione di cori che dà il meglio di sé nella giornata del venerdì santo; e ha presentato un cd che di questi cori raccoglie una selezione.
"Noi – prosegue – ascoltiamo questi brani solo nella settimana pasquale; questo è vero. Ma ciò avviene perchè sono brani legati ad una particolare funzione, dalla quale non si possono separare. Sono autentici riti che vengono celebrati, quindi non li si può staccare da quel contesto. Il Miserere di Vico, per esempio, non si può certo cantare a natale, o in qualsiasi altro momento. Lo si canta il venerdì di Pasqua, e basta. Ma proprio perchè li si può trovare solo in un determinato giorno dell’anno, questi canti sono preziosi. E vengono custoditi magnificamente dalle confraternite, proprio come oggetti di museo. Però nello stesso tempo tutto il canto popolare, anche quuello che non è "oggetto di museo", viene cantato".
E quali canti, invece, si sono perduti?
"Per esempio i canti della raccolta delle olive. Un pò perchè la raccolta è meccanizzata, un pò perchè si fa più in fretta. Ma chissà, forse quelli delle olive qualcuno li canta ancora. Quelli dei taglialegna, invece no. Non si può cantare mentre si usa la sega elettrica. Ecco, questo genere di canti forse è andato un pò perduto. Ma il canto in sè, il riunirsi in osteria o altrove a cantare, è tenuto vivo dappertutto. Certo, se nelle famiglie la gente si riunisse ogni tanto e cantasse invece di stare sempre a guardare la tv sarebbe meglio".
Che origine hanno, secondo lei, questi canti religiosi del Gargano?
"Quelli di Carpino, Vico e Ischitella credo che facciano parte di una vena musicale italiana che parte dall’Abruzzo, dal Molise e poi tocca Benevento, Foggia e va giù verso il Salento; ma si allarga anche sul Gargano. Sono, e parlo di quelli pugliesi in genere, canti magnifici, melodie molto belle, larghe, con intervalli lunghi. Si sente anche l’influenza della Magna Grecia. In Grecia la scala musicale era rovesciata, partiva dall’alto per arrivare verso in basso, E così avviene in Puglia: la voce si leva di più. Una tecnica, a dir la verità diffusa più nel Salento".
Lei di canti garganici ne ha raccolti molti?
"Ho raccolto molte cantilene sui santi. Un genere al quale si dedicano spesso le donne. Sono pezzi un pò più privati, più nascosti ; come le ninne nanne".
Invece i canti sacri, come quelli di Pasqua, sono eseguiti più da uomini che da donne. Come mai?
"E’ un pò strano: il canto devozionale dovrebbe essere femminile, perchè la devozione fa parte dell’anima, quindi della femmina. In realtà sul Gargano, ma anche altrove, come in Sicilia e Sardegna, questi canti sono affidati agli uomini. A Carpino e Vico ciò si deve al fatto che le custodi di tali tradizioni, come detto, sono le confraternite; e le confraternite sono maschili. Ultimamente alcune si sono allargate alle donne, perchè con l’emigrazione gli uomini sono venuti a mancare. Ma la confraternità in genere tende a escludere le donne. Perchè in origine è un’associazione di mutuo soccorso; ed erano gli uomini che si aiutavano fra loro".
E non ci sono eccezioni?
"Si, certo. Per esempio a Ischitella c’è un gruppo famoso, quello delle Cantatrici. Si sono impossessate della materia religiosa che di solito compete agli uomini. Ecco: lì le donne hanno preso il sopravvento.
Solo sui canti sacri?
"Anche su altri. Quelli che derivano dall’emigrazione. Come la storia di Adelina, che è diffusa un pò dappertutto, non solo sul Gargano. E’ la storia di un uomo sposato che emigra in America e si fa un altra famiglia. La moglie lo insegue e lo uccide. Questa tradizione da cantastorie, donne come nel caso di Ischitella o uomini altrove, è ancora presente in certi luoghi del Gargano. Deriva anche dal servizio militare; il giovane garganico andava al nord, e poi tornava portando con sé i canti del nord; che a quel punto diventavano canti del sud. E poi ci sono anche canti di origine latina, diffusi in versione romanza, che vengono a volte leggermente trasformati dal dialetto. E’ un modo di cantare diverso da quello più diffuso nel Salento, che ha la scala alta alla greca. E poi, ancora, si trova il canto di origine arberesch, quello degli albanesi immigrati; ed è molto più ritrmico".
Torniamo ai canti devozionali del Gargano. Sono facili da eseguire?
"Volendo farli bene, riescono proprio difficili. Quando li studiamo, con i miei ragazzi, diciamo ogni volta: sembrava tanto facile, e invece guarda quanto tempo ci stiamo perdendo".
Cos’hanno di tanto difficile?
"Bisogna cercare di non disperderne l’autenticità. Questo è un tipo di canto molto fiorito. Se si toglie l’infiorettamento lo si priva dell’essenza. Il cantore è il padrone del pezzo. Il testo in genere resta fisso; la musica non sempre. Il cantore, anche nei canti devozionali, fa sentire la sua arte con quelle che in accademia chiamiamo microvarianti. Piccoli cambiamenti espressivi che fanno maturare l’opera, la rendono diversa, e rendono preferibile un cantore ad un altro. Quando raccogliamo questo materiale, e lo depositiamo alla SIAE, siamo costretti a dichiarare: ‘anonimo’. Bisognerebbe invece scriverne il nome, far proteggere dalla SIAE questi cantori. Anche se non sono musicisti".

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