Composizione seggi elettorali:
Seggio n. 1, Presidente, Elisabetta De Perna; scrutatori: Michele Acquaviva, Gabriella Vicedomini, Maria Francesca Antonacci, Caterina Draicchio.
Seggio n. 2 . Presidente, Cristina D’Andrea; scrutatori: Maria Vittoria Di Perna, Maria Giulia Antonacci, Agnese Basile, Fina Gulisano.
Seggio n. 3 – Presidente, Marinella Esposito; scrutatori: Angela Caputo, Maria Pizzarelli, Cosma Gioffreda, Sabrina Dattoli.
Seggio n. 4 – Presidente, Elina Di Fiore; scrutatori, Lucrezia D’Antuono, Donata Draicchio, Tommasa Draicchio, Antonietta Giangualano.
Seggio n. 5 – Presidente, Libera Maria Di Gregorio; scrutatori: Anna Maria Manobianco, Anna Giannantonio, Maria Pizzarelli, Raffaella Vaira.
Un appassionante viaggio in Italia, dal Piemonte alla Sicilia, alla ricerca di quanti hanno saputo salvare la tradizione, reinterpretarla e innovarla, mantenendo viva l’eredità dei padri. Da Amerigo Vigliermo e il Coro Bajolese del Canavese a Turi Grasso e l’Opera dei Pupi di Acireale, da Uccio Aloisi, il patriarca della pizzica salentina, al Gruppo Spontaneo di Magliano Alfieri, dai poeti-pastori dell’Alto Lazio ai Cantori di Carpino, un susseguirsi di dialoghi che costituiscono allo stesso tempo un racconto a più voci della straordinaria ricchezza di espressioni musicali e culturali che attraversano la provincia italiana. Promosso dal Comitato Festival delle Province, i "Testimoni della Cultura Popolare" è il premio che ogni anno viene conferito a uomini, gruppi ed esperienze che, come fragili ma tenaci "biblioteche viventi", sono impegnati nella valorizzazione di antichi saperi, forti di un rapporto profondo con i territori e le comunità di appartenenza e votati a tramandare alle generazioni successive il lascito del loro impegno. Con scritti di Gian Luigi Bravo e Carlo Petrini, presidente di Slow Food, i testi con traduzione dei brani musicali contenuti nell’allegato cd e un consistente apparato fotografico, la rappresentazione dinamica di un eccezionale mosaico di sonorità e culture, tra pizziche e stornelli, canti in ottava rima e cori polifonici.
Valter Giuliano Giornalista e storico dell’ambiente, tra i promotori del movimento ecomuseale in Italia, è Presidente del Comitato per il Festival delle Province nel cui ambito sono stati istituiti il "Premio per i Testimoni della Tradizione e Cultura Popolare" e le "Cattedre ambulanti della Tradizione e Cultura Popolare".
Ricordiamo che l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival è stata indicata dalla Provincia di Foggia quale sua rappresentante nel Comitato per il Festival delle Province.
Alla chiusura del termine per le presentazione delle liste i candidati sindaci a Carpino sono 4, di seguito candidati e liste:
Voltiamo Pagina: candidato sindaco: Santino Basanisi.
Candidati Consiglieri: Michele Caputo, Francesco Cannarozzi, Michele Ciuffreda, Michele Correli, Felice D’Aloia, Pasquale Pio D’Antuono, Giovanni Di Mauro, Mario Pio Di Perna, Giuseppe D’Orio, Nicola Facenna, Tabitha Gramazio, Rocco Carlo Manobianco, Giovanni Petracca, Nicola Maria Antonio Ricciardi, Roberta Rita Sepa, Domenico Trombetta.
Udeur Candidato Sindaco: Antonio Draicchio.
Candidati Consiglieri: Pasquale Basanisi, Michele Cerrone, Berardino Ciuffreda, Maria Pia D’Andrea, Maria Rosaria Di Cosmo, Carlo Pio Di Fiore, Pasquale Di Mauro, Michele Draicchio, Giuseppe Draicchio, Rocco Gramazio, Libera Lamola, Primiamo, Schiavone, Michele Antonio Tabacco, Antonio Tangredi, Pasquale Vicedomini.
Carpino Cresce: Candidato sindaco: Rocco Manzo.
Candidati Consiglieri: Francesco Paolo Colrone, Giuseppe Gentile, Antonio Giangualano, Rocco Ruo Nicola Maria Trombetta, Antonio Basanisi, Michele Basanisi, Michele Antonio Calvano, Caterina Carisdeo, Michele Di Mauro, Rocco Pio Giambattista, Alberto Maccarone, Mario Felice Ortore, Antonio Sacco, Rocco Vivoli, Domenico Zurlo.
Uniti per Carpino Candidato sindaco: Giuseppe Simone.
Candidati Consiglieri: Matteo Basile, Francesco Coccia, Rocco Di Brina, Giovanni Di Mauro, Michele Di Viesti, Giovanni Finizio, Leonardo Gentile, Domenico Manzo, Nicola Palmieri, Nicola Biagio Pedronzi, Michele Pizzarelli, Pasquale Sacco, Matteo Silvestri, Marco Trombetta, Antonio Zurlo, Michele Zurlo.
Il Gargano, i Monti Dauni e la città di Foggia salgono alla ribalta nazionale sull’australiana Lonely Planet, la prima guida turistica al mondo, stampata in cinque lingue, e progettata per le vacanze "fai da te", che tanto piacciono ai turisti stranieri. In questi giorni, infatti, il commissario dell’Apt di Foggia, Nicola Vascello, insieme ai dipendenti dell’Azienda di Promozione Turistica, hanno accompagnato una giornalista australiana tra le bellezze della Capitanata. Tra qualche mese, infatti, Lonely Planet pubblicherà per la prima volta una guida di Puglia e Basilicata. "Ogni volta che Lonely Planet ha pubblicato una guida – hanno detto i redattori australiani – l’incremento di presenze nella zona descritta è stato vertiginoso. In provincia di Foggia siamo rimasti affascinati dalla bellezza della natura, specie della Foresta Umbra e dalla cordialità della gente. Un posto dove tornare e certamente da far conoscere ai turisti di tutte le nazionalità".
La scelta dei candidati, che rappresenteranno i Rutelliani alle prossime elezioni comunali di Carpino, ha "scomodato", addirittura, i vertici provinciali del partito, per cercare di porre fine ad una serie di veti incrociati abbattutisi sul nominativo dell’ex assessore della Comunità Montana, Michele Tabacco.
I diellini, come noto, hanno aderito, insieme ai diessini, fuoriusciti ds e diversi indipendenti, al cartello di partiti che sosterranno la candidatura a Sindaco dell’avv. Giuseppe Simone, in forza all’Udc. Quest’ultimo, pupillo del Consigliere Regionale Angelo CERA, per non meglio precisate ragioni, ha fatto proprio, il fermo diniego, opposto da diversi suoi candidati e sostenitori, alla candidatura, in quota margherita, del TABACCO, Pronta e repentina la reazione dei vertici provinciali del partito diellino che, in una nota indirizzata al candidato sindaco, hanno indicato l’ex assessore Tabacco tra i nominativi da inserire nella sua lista aggiungendo che, in caso contrario, salterebbe ogni ipotesi di alleanza. Staremo a vedere! La redazione di Ondaradio
«Sono una persona onesta che ascolta la gente» da OndaRadio
ELEZIONI AMMINISTRATIVE | Centro destra, centro sinistra e civica
Intervista a Giovanna Marini.
La folksinger e ricercatrice romana parla di musica e devozione popolare
da il Corriere del Mezzogiorno del 6 aprile 2007
La musica popolare religiosa è tutt’altro che estinta. Giovanna Marini, ricercatrice, docente e interprete del folk italiano, neè sicura. "So che alcuni – dice al Corriere del Mezzogiorno – vorrebbero che io pronunciassi frasi del tipo: Eh no, sta morendo tutto …. Ma non è vero per niente. Il canto popolare, anche quello devozionale, non sta morendo affatto". In questi giorni la Marini, insieme ai suoi allievi della scuola popolare di musica del Testaccio a Roma, è tornata sul Gargano, per ascoltare e studiare i canti della Passione, come fece già nove anni fa. Ieri era a Vico, paese dove è tuttora viva una originalissima tradizione di cori che dà il meglio di sé nella giornata del venerdì santo; e ha presentato un cd che di questi cori raccoglie una selezione.
"Noi – prosegue – ascoltiamo questi brani solo nella settimana pasquale; questo è vero. Ma ciò avviene perchè sono brani legati ad una particolare funzione, dalla quale non si possono separare. Sono autentici riti che vengono celebrati, quindi non li si può staccare da quel contesto. Il Miserere di Vico, per esempio, non si può certo cantare a natale, o in qualsiasi altro momento. Lo si canta il venerdì di Pasqua, e basta. Ma proprio perchè li si può trovare solo in un determinato giorno dell’anno, questi canti sono preziosi. E vengono custoditi magnificamente dalle confraternite, proprio come oggetti di museo. Però nello stesso tempo tutto il canto popolare, anche quuello che non è "oggetto di museo", viene cantato".
E quali canti, invece, si sono perduti?
"Per esempio i canti della raccolta delle olive. Un pò perchè la raccolta è meccanizzata, un pò perchè si fa più in fretta. Ma chissà, forse quelli delle olive qualcuno li canta ancora. Quelli dei taglialegna, invece no. Non si può cantare mentre si usa la sega elettrica. Ecco, questo genere di canti forse è andato un pò perduto. Ma il canto in sè, il riunirsi in osteria o altrove a cantare, è tenuto vivo dappertutto. Certo, se nelle famiglie la gente si riunisse ogni tanto e cantasse invece di stare sempre a guardare la tv sarebbe meglio".
Che origine hanno, secondo lei, questi canti religiosi del Gargano?
"Quelli di Carpino, Vico e Ischitella credo che facciano parte di una vena musicale italiana che parte dall’Abruzzo, dal Molise e poi tocca Benevento, Foggia e va giù verso il Salento; ma si allarga anche sul Gargano. Sono, e parlo di quelli pugliesi in genere, canti magnifici, melodie molto belle, larghe, con intervalli lunghi. Si sente anche l’influenza della Magna Grecia. In Grecia la scala musicale era rovesciata, partiva dall’alto per arrivare verso in basso, E così avviene in Puglia: la voce si leva di più. Una tecnica, a dir la verità diffusa più nel Salento".
Lei di canti garganici ne ha raccolti molti?
"Ho raccolto molte cantilene sui santi. Un genere al quale si dedicano spesso le donne. Sono pezzi un pò più privati, più nascosti ; come le ninne nanne".
Invece i canti sacri, come quelli di Pasqua, sono eseguiti più da uomini che da donne. Come mai?
"E’ un pò strano: il canto devozionale dovrebbe essere femminile, perchè la devozione fa parte dell’anima, quindi della femmina. In realtà sul Gargano, ma anche altrove, come in Sicilia e Sardegna, questi canti sono affidati agli uomini. A Carpino e Vico ciò si deve al fatto che le custodi di tali tradizioni, come detto, sono le confraternite; e le confraternite sono maschili. Ultimamente alcune si sono allargate alle donne, perchè con l’emigrazione gli uomini sono venuti a mancare. Ma la confraternità in genere tende a escludere le donne. Perchè in origine è un’associazione di mutuo soccorso; ed erano gli uomini che si aiutavano fra loro".
E non ci sono eccezioni?
"Si, certo. Per esempio a Ischitella c’è un gruppo famoso, quello delle Cantatrici. Si sono impossessate della materia religiosa che di solito compete agli uomini. Ecco: lì le donne hanno preso il sopravvento.
Solo sui canti sacri?
"Anche su altri. Quelli che derivano dall’emigrazione. Come la storia di Adelina, che è diffusa un pò dappertutto, non solo sul Gargano. E’ la storia di un uomo sposato che emigra in America e si fa un altra famiglia. La moglie lo insegue e lo uccide. Questa tradizione da cantastorie, donne come nel caso di Ischitella o uomini altrove, è ancora presente in certi luoghi del Gargano. Deriva anche dal servizio militare; il giovane garganico andava al nord, e poi tornava portando con sé i canti del nord; che a quel punto diventavano canti del sud. E poi ci sono anche canti di origine latina, diffusi in versione romanza, che vengono a volte leggermente trasformati dal dialetto. E’ un modo di cantare diverso da quello più diffuso nel Salento, che ha la scala alta alla greca. E poi, ancora, si trova il canto di origine arberesch, quello degli albanesi immigrati; ed è molto più ritrmico".
Torniamo ai canti devozionali del Gargano. Sono facili da eseguire?
"Volendo farli bene, riescono proprio difficili. Quando li studiamo, con i miei ragazzi, diciamo ogni volta: sembrava tanto facile, e invece guarda quanto tempo ci stiamo perdendo".
Cos’hanno di tanto difficile?
"Bisogna cercare di non disperderne l’autenticità. Questo è un tipo di canto molto fiorito. Se si toglie l’infiorettamento lo si priva dell’essenza. Il cantore è il padrone del pezzo. Il testo in genere resta fisso; la musica non sempre. Il cantore, anche nei canti devozionali, fa sentire la sua arte con quelle che in accademia chiamiamo microvarianti. Piccoli cambiamenti espressivi che fanno maturare l’opera, la rendono diversa, e rendono preferibile un cantore ad un altro. Quando raccogliamo questo materiale, e lo depositiamo alla SIAE, siamo costretti a dichiarare: ‘anonimo’. Bisognerebbe invece scriverne il nome, far proteggere dalla SIAE questi cantori. Anche se non sono musicisti".
“Consolidare il percorso virtuoso realizzato in questi anni dalla Provincia di Foggia in materia di politiche culturali”. Con queste parole, Rino Manduzio, anticipa le scelte strategiche che caratterizzeranno il suo ruolo di delegato alla Cultura della Provincia di Foggia.
Rino Manduzio è nato e risiede a San Nicandro Garganico e svolge la professione di docente universitario, è giornalista pubblicista, autore di saggi, opere teatrali e musicali.
“La Provincia di Foggia, in questi anni, ha puntato con convinzione sulla valorizzazione delle risorse del territorio. Una scelta che si è articolata in una serie di investimenti strategici per potenziare strutture importanti come il Teatro del Fuoco, l’Oda Teatro, la Galleria di arte moderna, i musei, la Biblioteca provinciale facendone dei punti di riferimento nel panorama culturale provinciale e regionale. Al tempo stesso la Provincia si è impegnata a consolidare e sviluppare eventi culturali importanti come il Festival del Cinema Indipendente, il progetto di lirica sperimentale, la settimana della cultura, gli eventi estivi, le mostre e le iniziative della Biblioteca Provinciale e a garantire rappresentanza e coinvolgimento di tutti gli enti locali del territorio”, afferma Manduzio che precisa come “queste scelte vadano potenziate e consolidate nella certezza di poter contare sull’apporto di alta qualità e professionalità da sempre garantito dal personale e dai dirigenti della Provincia di Foggia”. Nel ringraziare il presidente della Provincia di Foggia, Carmine Stallone “per l’importante incarico istituzionale che mi ha chiamato a ricoprire”, Manduzio si è detto certo che “lavorando in maniera sinergica con gli enti locali, le istituzioni culturali, le scuole, l’Università, saremo faremo in modo che la cultura sia sempre di più un volano di sviluppo e di emancipazione per la Capitanata”.
Carpino Folk Festival dal 03 – 11 Agosto 2007
Stabilite dal direttivo dell’Ass. Cult. Carpino Folk Festival le date della XII edizione.
Ritorna dunque quella festa davvero unica, di grande richiamo turistico e di forte coinvolgimento dei cittadini, occasione di scoperta del gargano e dei suoi tesori, ma anche occasione di incontro con la cultura popolare di diverse località italiane.
Sarà ancora una volta il mix tra riti sacri e profani a condurre gli spettatori/partecipanti alla scoperta di un mondo antico, sconosciuto e incomprensibile, ma proprio per questo carico di un fascino inesauribile.
Ecco l’articolazione della manifestazione:
Suoni di Passi
Laboratori Didattici, Danza, Chitarra Battente e Percussioni
Carpino Cinema
Presentazioni di Film e Corti
Carpino Letterario
Presentazioni Letterarie
Festa Festa
Concerti nelle strade e nei vicoli
La Notte di Chi Ruba Donne
Concerti della tradizione
Carpino Folk Festival 2007
Concerti in Piazza del Popolo
La serietà dei corsi e dei seminari, l’ospitalità e l’allegria di un’intera cittadina che trasforma il proprio paese in una schietta e laboriosa factory di musica popolare, la festa, la cultura, l’orgoglio per quest’unicità e la piacevole scoperta di un Sud che valorizza le proprie tradizioni senza cadere in scontati cliché, saranno alla fine gli ingredienti giusti del successo della prossima edizione del Carpino Folk Festival.