All’attenzione di Ciro Pignatelli, Commissario del Parco del Gargano
Gent.mo Commissario,
Da qualche decennio le associazioni "Centro Studi Martella" e Italia Nostra, insieme e studiosi, medievisti, storici dell’arte intellettuali e cittadini di tutto il mondo, si battono per far restaurare e restituire ad una pubblica fruizione l’antica abbazia di Kàlena (in agro di Peschici), risalente all’872 d.C, che con le sue due chiese rappresenta un gioiello di architettura medievale unico sul territorio pugliese.
L’abbazia, in mano a privati che l’hanno abbandonata da oltre due secoli a un destino di progressiva decadenza con l’uso improprio di azienda agricola, il 7 dicembre 2007 è stata vincolata "integralmente" dalla Direzione regionale dei beni culturali della Puglia, in quanto ritenuto un bene culturale di grande valenza storico – archeologico – architettonica.
Una richiesta in tal senso fu inviata delle due associazioni scriventi, coadiuvate del Centro di Studi normanno svevi, da vari enti provinciali e regionali, dal Parco Nazionale del Gargano, dall’Università di Foggia e dalla Diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo.
Sappiamo che sono arrivati in Soprintendenza regionale i primi finanziamenti del Ministero dei beni culturali, ma ci chiediamo, a questo punto, se l’intero complesso badiale, una volta restaurato, potrà avere una destinazione d’uso fruibile pienamente dalla Comunità.
Una comunità che tanto impegno e perseveranza ha speso, nel corso di questi anni, per il raggiungimento di tale finalità, con raccolta di firme, petizioni on line, convegni, articoli giornalistici, pubblicazioni e segnalazioni agli enti preposti, merita finalmente una risposta seria, e adeguata alle sue aspettative, sul futuro di Kàlena.
Confidiamo molto nel suo personale impegno, e dell’Ente da lei rappresentato, che nel 2003 pubblicò un libro/ denuncia del Centro Studi Martella dal titolo: "Salviamo Kàlena, un’agonia di pietra".
Un’agonia che vorremmo vedere bloccata, con la rinascita della nostra gloriosa abbazia, finora "scrigno chiuso" soggetto al degrado e all’abbandono.
Con osservanza.
Teresa Maria Rauzino
presidente del Centro Studi Martella di Peschici
Menuccia Fontana
presidente Italia Nostra Gargano
da GdM F. Mastropaolo
S’allunga l’elenco dei candidati del Gargano nord alla Provincia.
Il più nutrito sembra essere il gruppo di Peschici che a, quanto pare, sta facendo il pieno di candidature. Sul filo di lana, Giovanni Maggiano che, sebbene ricopra la carica di vice sindaco nella legislatura oramai agli sgoccioli, nelle ultime settimane in completa rotta di collisione con il sindaco, Francesco Tavaglione, tanto da rimettere il mandato. Maggiano quindi si presenta con la lista della Democrazia Cristiana di Giuseppe Pizza, espressione della DC di De Gasperi, Moro, e anfani, si colloca nel centro destra.
Per i socialisti, il candidato è Giampiero Protano.
Altro amministratore uscente, Fabrizio Losito, avrebbe trovato collocazione nella «Rosa bianca», il movimento di centro appena nato e fondato dall’ex sindacalista leader della Cisl Savino Pezzotta, e dai transfughi dell’Udc Mario Baccini e Bruno Tabacci.
Nicola Mitrione di Carpino è candidato alla provincia nella lista `Arcobaleno" che sostiene l’elezione alla presidenza dell’Ente di Paolo Campo, insieme a tutto il raggruppamento di centro sinistra e della sinistra radicale, essendo composto da Partito democratico, Cristiani uniti, Italia dei valori e Sdi. Sempre un garganico potrebbe essere candidato alla Provincia, con molta certezza, Roberto Budrago di Vico del Gargano per il Partito democratico.
Altre candidature riguardano il partito delle libertà: c’è quella di Giuseppe Di Pumpo di Cagnano Varano che, soltanto da pochi giorni, ha lasciato, insieme a tutto il gruppo sezionale, l’Udc, non condividendo la scelta di Pierdinando Casini. Ma potrebbe concretizzarsi anche quella di Giuseppe Simone di Carpino, per l’Udc. Sempre per il centro destra da sciogliere il nodo riguardante la candidatura del sindaco di Peschici, Francesco Tavaglione. Alla provincia si ripropone l’assessore provinciale al bilancio, Nicola Tavaglione, il quale, tra l’altro, è anche sindaco di Cagnano Varano.
Speriamo che tutte queste candidature servano a contare qualcosa
Il primo trombato, dopo la consegna delle liste per le politiche del 13 e 14 aprile, è il Gargano.
Tra sbarramenti e collocazioni in lista, infatti, il Gargano ha poche possibilità di essere rappresentato in Parlamento.
-Nel Partito Democratico sicura sarà l’elezione di Michele Bordo (quarto in lista di Manfredonia) alla Camera. In posizione border line Gaetano Prencipe (decimo in lista di Manfredonia) al Senato.
-Nel popolo delle libertà alla camera nessuno in posizione utile per l’elezione in caso di vittoria.
-Al senato, al tredicesimo posto figura il manfredoniano azzurro Stefano Pecorella.
-Nella sinistra arcobaleno, nessuna posizione utile per l’elezione per rappresentanti del Gargano.
-Nel Partito Socialista, idem nessuno del Gargano il lista.
-Nell’Italia dei Valori idem nessuno del Gargano il lista.
-Per La Destra idem nessuno del Gargano il lista
-Nell’Udc, Angelo Cera (San Marco in Lamis) figurerà al quarto posto dietro i capilista nazionali, con la speranza che il superamento dello sbarramento e le dimissioni dei primi due candidati lo portino a Roma.
La questione che poniamo è la seguente: date le liste bloccate e la mancanza del voto di preferenza è possibile che nessun rappresentante politico del Gargano sia meritevole di rappresentare il Gargano in Parlamento? Ma se cosi è, allora come mai i vertici dei partiti di livello regionale o nazionale non fanno piazza pulità e attuano il ricambio generazionale?
Non è possibile che non vi siano persone, giovani o meno, sul Gargano capaci di farsi carico degli interessi della nostra terra, non ci vogliamo credere.
Ci sentiamo continuamente dire e ridire che gli altri territori sono pronti per cogliere tutte le opportunità in campo, ma se i nostri rappresentanti neanche vengono posti in condizione di incidere sulle politiche nazionali e regionali sarà difficile che si riesca a colmare il gap (eventuale), anzi …
Riceviamo e pubblichiamo con molta gioia questa notizia
Carpino. Da qualche giorno è "on line" il sito internet "Dai un’alternativa al Gargano" (www.nicolamitrione.splinder.com). Si tratta di una singolare pubblicità elettorale per presentare la candidatura di Nicola Mitrione alla Provincia di Foggia.
Il nuovo modo di fare politica passa attraverso l’utilizzo intelligente dei più moderni mezzi di comunicazione.
La Sinistra L’Arcobaleno alle elezioni del 13-14 aprile 2008 sostiene Paolo Campo alla Presidenza della Provincia di Foggia, insieme all’alleanza elettorale composta da: Partito Democratico, Cristiano Uniti, Italia dei Valori e SDI.
“Ci deve essere un modo di uscire di qui, disse il giullare all’amico, c’è troppa confusione, non si capisce più niente, nessuno lungo la linea comprende il valore di tutto ciò.
Non c’è ragione di preoccuparsi, l’amico gentilmente parlò, molti qui tra noi pensano che la politica è solo una beffa, ma tu ed io queste cose le sappiamo e non è questo il nostro destino.
Lungo le torri di guardia i re e i principi stavano all’erta, i gatti selvaggi ringhiavano, un uomo si avvicinava, il vento cominciò a ululare“.
Tutti insieme per un’alternativa per il Gargano. Però iniziamo da subito.
Ce ne fossero di persone spinte dalla passione politica come te in ogni partito, non ci sarebbero tanti grilli per la testa. Tanti in boccalupo Nicola.
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E’ on line numero di marzo 2008
direttore editoriale PIERO GIANNINI
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Una progettualità nuova utilizzando i fondi europei "Mettere a sistema" beni e servizi di vario genere per un turismo di qualità. L’Ue, individuando nella valorizzazione del patrimonio culturale un obiettivo strategico per la costruzione dell’identità comunitaria, ha dichiarato il turismo culturale terreno di consolidamento della fiducia sociale in grado di aumentare la conoscenza reciproca e contrastare i fondamentalismi. Nella new-economy la fruizione di risorse culturali si presta, più dei beni e servizi prodotti industrialmente, a essere trasformata in “esperienza vissuta”. Da noi prevale un modello di turismo che abbina relax e cultura. |
Forti attrattori sono la balneazione marina estiva e l’ampio bacino dell’entroterra con la tipica gastronomia e la possibilità di shopping dei prodotti artigianali locali.
Negli ultimi anni abbiamo assistito al tentativo di ricostruzione di una identità garganica e al parziale superamento della marginalità di aree interne a favore di un’ottica di integrazione territoriale, con la parallela crescita di eventi che rendono allettante spostarsi dalle coste all’interno. Il caso più illustre è il Carpino Folk Festival, esempio di valorizzazione della cultura immateriale garganica.
Una progettualità nuova può trovare stimolo utilizzando fondi europei per la cooperazione (i prodotti tipici troverebbero certificazioni di qualità e reti di vendita migliori) e sovvenzioni alle aree rurali con nuove infrastrutturazioni del territorio (sentieri panoramici, ciclovie, ippovie) e creazione di mappe che traccino le cosiddette “strade” (dei sapori, dell’olio, del vino), e diano visibilità alle Vie storiche (Francigena, Langobardorum, del Romanico), ma anche con l’implementazione segnaletica degli itinerari mi-nori nel sistema territoriale. Per dare visibilità a beni dotati di valenza culturale e testimoniale (vedi Grottone di Manaccora) è u t i l e c h i e d e r n e i l riconoscimento a Fai e Unesco per porli all’attenzione nazionale e internazionale, e perseguire una migliore gestione della presenza nei siti Enit (Ente Turismo).
La possibilità di far “provare” al visitatore una immersione integrale di attiva partecipazione culturale comporta una capacità organizzativa “evoluta” di marketing territoriale capace di mettere a sistema beni e servizi di diverso genere e competenze.
Grazie direttore finalmente le nostre urla escono fuori dal deserto
E’ uscito l’ultimo InformaCarpino
Era il mese di agosto del 2004, quando uscì per la prima volta in Carpino un giornalino che parlasse del nostro paese. InformaCarpino nacque dal bisogno di conoscere, di informare, di accogliere sollecitazioni e proporre interventi che riguardassero la realtà a noi più vicina, in tutte le sue manifestazioni: dall’aspetto sociale, al culturale, dal politico a quello economico ed amministrativo.
Nasceva dall’esigenza avvertita da moltissimi di seguire, costantemente, le vicende del nostro paese al di là delle sterili e confuse chiacchiere degli uomini di piazza, dei soliti stretti giri, che facevano scempio della verità. In questi anni, tutto quello che è stato scritto e documentato è stato fatto con la più totale imparzialità: certamente ci siamo creati diversi nemici per il semplice fatto che abbiamo messo a disposizione di tutti notizie sulle quali prima vi era il riserbo e venivano gestite dai soliti noti a proprio piacimento. Devo ringraziare tutte le persone che sono state vicine al nostro giornalino perché hanno avuto coraggio a continuare tra tante difficoltà.
A distanza di tanto tempo, è necessario un periodo di meditazione, non solo per valutare l’aspetto economico negativo per stampare il giornalino, ma anche per l’aspetto collaborativo che vi è stato solo in parte.
Le istituzioni e non solo loro, hanno fatto orecchie da mercante, tante altre persone, che potevano dare il loro contributo, sono stati condizionate perché scrivere qualcosa su qualcuno, avrebbe significato per la nostra realtà, non parlarsi più, non salutarsi più, il tutto esteso anche in ambito famigliare. Una mentalità gretta e subdola che difficilmente verrà sconfitta se non si ha il coraggio delle proprie azioni. Questo è successo in questi anni. La gente aspettava l’uscita di informaCarpino, anche parlandone male,( i nostri amici !!!) ma l’aspettava per vedere cosa ci stava scritto, per apprendere delle notizie dalle nostre rubriche, per leggere il mercatino, per sapere cosa succedeva a Palazzo di Città con la trasparente rubrica "allu scupert".
La cosa più esaltante è stato il rapporto che in questi anni vi è stato con i carpinesi residenti all’estero ed in altre regioni italiane: è stato il cordone ombelicale che ha tenuto uniti la nostra realtà con la loro, quante emozioni trasmesse con le foto del paese con le notizie su caio o sempronio. Non abbiamo avuto preferenze su nessuno, anche se su fatti un po’ delicati, sarebbe stato più opportuno tacere per non crearci rogne. Ma c’eravamo promessi di fare informazione, senza se e senza ma, non schierandoci, mai, dico mai, con nessuno: solo con la verità e la trasparenza. Chiunque ha potuto esporre democraticamente e liberamente il proprio pensiero, di qualsiasi fede politica ed estrazione sociale e culturale: a queste persone libere va il mio più sentito ringraziamento per aver collaborato a tenere in vita informaCarpino. Oggi serve una pausa di riflessione, serve un confronto tra le persone che vogliono mettersi in gioco per continuare in questa avventura, difficile, criticata, onerosa e con dispendio di tempo ed energie.
Non so cosa accadrà, certamente è stata (tra tante difficoltà) una bella ed entusiasmante esperienza. Chi vorrà continuare a parlare con me per esporre qualsiasi cosa, potrà farlo chiamandomi sul cellulare: 333.4267454. Non so se sarà un arrivederci oppure un addio.
Grazie di cuore a tutti quelli (e sono tanti) che ci sono stati vicino. Santino Basanisi
Ciao
Antonio sono Roberto. Non potevo non notare e apprezzare il tuo appello per
votare e far votare per Eugenio Bennato e quindi anche per me e la nostra
esibizione al festival di Sanremo. Ti scrivo per ringraziarti e per dirti che
nonostante il nostro decimo posto siamo orgogliosi di aver speso molte parole
per la tutela del nostro patrimonio in ogni circostanza che ci si presentava.
Per me in particolare è un onore portare avanti la voce e i suoni di Carpino e di una terra che
tante emozioni mi ha regalato e mi sta regalando. Emozioni indescrivibili se
penso che dal nulla e anche grazie a Eugenio sono arrivato sul palco
dell’Ariston cantando nel dialetto che mi appartiene. Ti mando tanti saluti, a
presto Roberto Mennona.
Questo gli era dovuto e non siamo contenti di averlo sostenuto con i nostri
mezzi.
Roberto tuttavia vorrei sinceramente augurarti di ritornare su quel palco ma
suonando questa volta la tua battente nello stile del nostro grande cantore
Andrea Sacco. Non ti nascondo il mio personale rammarico per aver fatto ballare
e poi fattoti baciare dalla Guaccero (che invidia, ahi,
guardate qua) per aver suonanto il
tamburello a pizzica piuttosto che a tarantella di Carpino. Non che non sia
meritevole la pizzica, anzi…ma perchè ritengo questo un segnale di debolezza
del nostro lavoro. Significa che non ancora siamo riusciti a rendere altrettando
meritevole suonare a tarantella i nostri canti.
Questo ovviamente ci spingerà a fare di più e meglio anche grazie al tuo aiuto.
Roberto Mennona, ha imparato alla maniera tradizionale a suonare la chitarra
battente di Carpino affiancando il più grande suonatore e
cantatore del Gargano, Andrea Sacco di cui è meritevolmente considerato l’erede.
Nei concerti con Eugenio Bennato e nei corsi che dirige al Carpino Folk Festival
il suo compito è quello di trasmettere le tecniche e gli stili esecutivi della
chitarra battente per l’accompagnamento dei canti e delle tarantelle del
Gargano.
E’ la Legge regionale 26 febbraio 2008 n.2 "Riconoscimento delle masserie didattiche", con cui la Regione istituisce un circuito di fruizione per le aziende agroalimentari e agroturistiche pugliesi che svolgono attività produttiva tradizionale e, inoltre, si impegnano in iniziative di divulgazione didattico-formative.
Negli undici articoli in cui si articola la legge regionale sono definite la figura dell’operatore dell’attività didattica e le modalità da seguire, da parte delle aziende interessate, per la presentazione dell’istanza di riconoscimento, istruttoria ed iscrizione all’Albo regionale delle masserie didattiche. La Legge regionale n,2/2008 è pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione n..34 suppl. 1 del 29 febbraio 2008
MONTE SANT’ANGELO. Artigianato musicale, orti periurbani e memoria orale. A Monte Sant’Angelo si aprono tre cantieri di lavoro. Per una volta non si tratta di cantieri edili. Ma di tre laboratori di soft economy e di recupero culturale e sociale. Legambiente, Arci e Diario Montanaro mettono al centro dell’attenzione tre progetti concreti da avviare subito.
Il primo riguarda la creazione di un "laboratorio dell’artigianato musicale" che faccia piccola formazione non formale sulla costruzione degli strumenti musicali della tradizione della Capitanata e, al contempo, attivi iniziative concrete per la promozione del lavoro di quelli artigiani della provincia di Foggia che costruiscono chitarre battenti, tamburelli e piccoli strumenti in legno.
Il secondo, "fuori le mura", è un progetto che prevede la mappatura degli orti periurbani di Monte Sant’Angelo e successivamente, sotto la guida operativa dell’Arci nuova gestione di Monte Sant’Angelo, il recupero alla coltivazione di quelli incolti per produrre i prodotti tipici dell’agricoltura montana delle nostre zone.
Il terzo progetto ha valenza culturale e sociale ed è intitolato "il fuoco della memoria". Si tratta di un ciclo di eventi da realizzare nei quartieri di Monte Sant’Angelo per dare protagonismo a tutti coloro, anziani e non, che hanno da raccontare un pezzo di memoria passata. Una maniera per non perdere la memoria e per mettere le nuove generazioni di cittadini in contatto diretto, senza discutibili operazioni di mediazione, con la tradizione orale della nostra terra.
Questo ed altro è emerso nel corso di una due giorni di attività organizzata dalle associazioni che hanno siglato il "Patto per il rilancio di Monte Sant’Angelo a partire dalla sua Salvaguardia", con un convegno, intitolato IDEEsperienze per il centro storico di Monte Sant’Angelo verso l’Unesco in cui s’è discusso di come Monte Sant’Angelo possa cogliere l’obiettivo di entrare nel patrimonio mondiale dell’umanità; e con il primo appuntamento del "Fuoco della Memoria". I due eventi si sono tenuti nel centro storico della città dell’Angelo ed hanno visto la partecipazione di Franco Salcuni della direzione nazionale di Legambiente, Angela Bisceglia dell’Arci Nuova Gestione di Monte Sant’Angelo, Matteo Totaro de "il Diario Montanaro", Andrea Ciliberti, sindaco di Monte Sant’Angelo, Nicola Vascello, commissario dellAPT di Foggia, Franco Parisi, Vice Presidente della Provincia di Foggia, Ciro Pignatelli, commissario del Parco Nazionale del Gargano, Mario Simonelli, Sindaco di Orsara di Puglia, Luciano Castelluccia e Michele Ortore, del Carpino Folk Festival, Domenico Palena, Vito Tomaiuolo, Francesco Notarangelo, Giuseppe Guerra e tanti altri.
Da Ondaradio rimbalza una buona notizia per il nostro Gargano ve la riporto, mi metto alla ricerca e subito trovo conferme : Interviste a Anna Falchi e Lino Banfi.
Resto in attesa dei vostri commenti
Ciak, si gira: dal 30 marzo al 6 aprile a Peschici Si gireranno le riprese del film "Un’estate al mare" dei fratelli Vanzina. Molto ricco il cast: da Lino Banfi a Gigi. Proiettti, per continuare con Enrico Brignani. Enzo Salvi, Biagio Izzo, Anna Falchi. Victoria Sylversted, Nancy Brilli, Aida Yespica.
Come dire, il meglio della commedia italiana. Nel centro garganico, l’episodio vedrà impegnato il "nonno" più amato dagli italiani: quel simpaticone che si chiama Lino Banfi; insieme all’attore pugliese ci sarà Victoria Sylversted. Il film, ad episodi, tutti dal sapore di…sale, filone tanto caro ai fratelli Vanzina,toccherà tantissime altre località balneari: da Nord al Sud, passando per il Centro.
I fratelli Vanzina hanno scelto Peschici perchè sono innamorati di questa parte del Gargano. Ma personalmente credo che le cose stiano cambiando e uno degli obiettivi del CFF, l‘aumento dello sviluppo e della diffusione della creatività, si sta concretizzando. Diversi sono gli indicatori in tal senso, crediamoci di più tutti tanto a pensare positivo non ci costa nulla
ANNA FALCHI
"Perfetto da drive-in Che risate con Greggio"
Una «violinista molto romantica», sullo sfondo dell’isola d’Ischia, faccia a faccia con un partner che promette più risate che languidi sospiri. Lei è Anna Falchi, lui è Ezio Greggio, insieme sono protagonisti di uno dei dieci episodi (durata media 10-15 minuti l’uno) di Un’estate al mare, il nuovo film di Carlo Vanzina dedicato alla stagione principe della commedia all’italiana.
Il riferimento cinematografico dovrebbe essere a metà strada tra i Nuovi mostri, firmato nel ‘77 da Ettore Scola, Dino Risi e Mario Monicelli, e Casotto di Sergio Citti, girato, nello stesso anno, dentro lo sgangherato spogliatoio di una spiaggia romana molto popolare. Il tutto naturalmente condito in salsa vanziniana, nel segno di Sapore di mare, titolo cult della ditta, ambientato a Forte dei Marmi nell’arco di un’estate Anni Sessanta rimasta scolpita nel ricordo dei protagonisti che la rievocano.
Alla base di Un’estate al mare c’è una scommessa produttiva che potrebbe rivoluzionare il panorama cinematografico dei mesi più caldi. L’idea è provare a lanciare nell’epoca delle sale chiuse per ferie, quando solo pochi kolossal americani possono permettersi di sfidare le leggi del botteghino, un titolo italiano che punta ai grandi incassi. Come se, dopo i collaudatissimi cinepanettoni, si tentasse la strada dei cinegelati. E che bello sarebbe, aggiunge la Falchi, se la pellicola venisse proiettata in «quei drive-in che non esistono più, dove si vedevano i film godendosi il fresco».
Per lei Sapore di mare è un titolo «indimenticabile, quando l’ho visto la prima volta ero piccolissima, mi ha lasciato la voglia di quel tipo di storie, leggere, tranquille». E un ricordo importante è legato anche a Casotto: «Altro film mitico, che ha aperto la strada a tantissimi attori poi diventati di successo. Sergio Citti è stato un grandissimo, gli sono stata vicina, ci tengo a ricordarlo». Eppure per l’attrice la parola estate è sinonimo di sacrificio: «Purtroppo da otto anni a questa parte soffro di un’allergia che m’impedisce di prendere il sole, così ho finito per non amare molto un periodo dell’anno in cui devo sempre stare attenta a proteggermi». Quindi niente «voglia di remare per vedere gli ombrelloni-oni-oni» come cantava Giuni Russo. Resta la consolazione della tintarella di luna: «Faccio un sacco di bagni al tramonto, sono molto belli anche quelli».
LINO BANFI
"Io, quello che fa i soldi. E nessuno sa come"
In Puglia li chiamano «ciaonè», sono quei «personaggi di cui nessuno conosce la vera vita, arricchiti non si sa come, che all’improvviso si fanno rivedere in giro e non si riesce a capire come abbiano fatto i soldi, se quella che esibiscono al fianco è davvero la loro moglie…, la gente non chiede niente apertamente, per non metterli in imbarazzo, però se ne parla, si fanno congetture». Nel film di Carlo Vanzina Un’estate al mare Lino Banfi è uno di loro, protagonista di un episodio pieno di sorprese, ambientato nel Gargano.
Come è nata l’idea del personaggio?
«Una volta ho parlato dei “ciaonè” con i fratelli Vanzina, così chiacchierando, loro ci hanno pensato ed ecco che è venuto fuori il mio ruolo. C’è un detto, sempre in Puglia, usato per questo genere di persone, tradotto suona più o meno “non si fila e non si tesse, ma da dove escono ‘sti gomitoli?”. I gomitoli sono i soldi arrotolati nelle tasche. Insomma, nella mia storia, a un certo punto, si scopriranno degli altarini, si inizierà a capire da dove vengono i gomitoli…».
È la prima volta che gira con i Vanzina?
«Sì, avevo sempre desiderato farlo, ma era mancata l’occasione. Ho lavorato invece con Steno, il padre di Carlo e Enrico, facevo il salumiere gay in Dio li fa e poi li accoppia, un personaggio molto divertente».
C’è un film che per lei è particolarmente legato alla stagione estiva?
«Sì, Il commissario Lo Gatto di Dino Risi, tanti chili e tanti anni fa. Abbiamo girato tutto a Favignana, con l’orario che in gergo cinematografico si chiama “francese”. Alle quattro del pomeriggio Risi interrompeva la lavorazione e ci diceva “adesso tutti a prendere il sole”. Ricordo le mangiate, tonnellate di pesce».
E per Lino Banfi l’estate che cos’è?
«È quando mi vado a chiudere nella casa di Morlupo, vicino Roma, e lì facciamo base con tutta la famiglia, vengono i miei figli, Rosanna e Walter, i miei nipoti. In Puglia ci sono un sacco di posti di mare bellissimi, ma da quando vivo nella capitale, ormai una cinquantina d’anni, preferisco starmene lì, dove nessuno mi vede fare il bagno… Non so nuotare, me ne sto in piscina e sono libero di praticare il mio stile, a metà tra il merluzzo e la rana».
Il film di Carlo Vanzina arriva dopo il successo dell’«Allenatore nel pallone», vuol dire che d’ora in poi dedicherà più tempo al cinema che alla tv?
«Sono contento di essere tornato al grande schermo, l’Allenatore è stato un test che ha dato risultato positivo, si vede che la gente mi aspettava, io invece non sapevo più se, avendo fatto tanta televisione, avrei funzionato di nuovo anche al cinema. Comunque a maggio sarà impegnato di nuovo con la fiction, vado in Argentina, a Buenos Aires, per girare Scusate il disturbo, due puntate per Raiuno ispirate alle storie di anziani maltrattati negli ospizi. La regia è di Luca Manfredi».
Grossi consensi per il cantante napoletano preso a simbolo con la sua chitarra battente dal Carpino Folk Festival per lanciare l’appello per la tutela del Patrimonio Immateriale del Gargano.
Mario Luzzatto Fegiz nelle sue pagelle sul «Corriere della Sera» ha elargito 7 e mezzo con la seguente motivazione
«Brano che illumina un nobile folk italiano […] Tappeto musicale esotico, stupenda fonè, orgoglio meridionale».
Erano 17 anni che Eugenio Bennato mancava dal Festival di Sanremo. Ritorna per questa cinquattottesima edizione con un brano di forte impatto, un motivo di grande melodia popolare, un racconto fatto diesperienze di vita che risce a contagiare anima e corpo. Scritto con lo stile inconfondibile che contraddistingue da sempre Eugenio, grande interprete e innovatore.
Questa canzone sarà il singolo apripista del nuovo progetto discografico che prende il titolo dalla canzone sanremese "GRANDE SUD", un album che conterrà inediti e brani del repertorio dell’artista"
L’album "GRANDE SUD" e’ infatti uscito in questi giorni prodotto da Italiapromotions e distribuito da Edel.
Eugenio Bennato ha studiato Fisica presso l’Università degli Studi di Napoli "Federico II" senza tuttavia portare a termine il corso di Laurea[2]. Dopo la parentesi con la Nuova Compagnia di Canto Popolare si iscrive all’Università di Carpino (FG) per un lungo apprendistato al seguito di Andrea Sacco e la sua magica chitarra battente, di seguito nel 1976 costituisce il suo nuovo gruppo, Musicanova, e pubblica Garofano d’ammore il suo primo LP, Philips-Phonogram, in cui con un ispirato Carlo d’Angiò omaggia la musica di Carpino (FG)
Grandi consensi ha ottenuto per l’esibizione con Pietra Montecorvino, e per l’inedita performance del dopo festival di una inconsueta O mia bella madunina con accompagnamento di tamorre e chitarra battente, strumenti della tradizione popolare musicale del Sud Italia.
Nell’esibizione sanremese Eugenio ha schierato una formazione multietnica :
Mohammed Ezzaime El Alaoui, dal Marocco Zaina Chabane dal Mozambico ed Esha Mbotizafi dall’isola del Madagascar. A completare la band due calabresi Francesco Loccisano e Stefano Simonetta e due pugliesi Roberto Menonna erede dello stile di suono della battente del Cantore carpinese Andrea Sacco e la ballerina Sonia Totaro. Erasmo Petringa ha diretto l’Orchestra.