Storia di Astarte è un sogno bellissimo, l'ultimo di Andrea Pazienza. Un'opera incompiuta. È un sogno classico, di quelli che quando ti svegli ti senti al centro dell'universo, come se avessi fatto parte della storia e il tuo fosse stato un ruolo attivo. Quando mi sono arrivate le tavole, quando per la prima volta le ho avute tra le mani, confesso di esserne rimasto folgorato. I disegni sono meravigliosi, precisi anche quando appena tratteggiati. E il testo è epica. Andrea Pazienza riesce, attraverso un cane, a costruire una atmosfera di combattimento e scontro, dove ogni parte del conflitto diviene chiaramente una scelta tra bene e male. Tutto attraverso un cane.
Le sperimentazioni che aveva fatto negli anni precedenti, spingendosi da un estremo all'altro delle possibilità espressive del linguaggio a fumetti, hanno trovato in Storia di Astarteuna ricomposizione naturale e perfetta. Non ci sono sbavature, non c'è nulla di manieristico, non c'è l'errore in cui cadrà chi dopo di lui si cimenterà nel racconto classico, ossia la retorica da centurione che tutto deve dire con flemma e ieraticità. No, le sue tavole sono naturali, anche quando sono grumi d'inchiostro soltanto. E muscoli da cane combattente.
Io vengo dalla terra che pregiudicò ad Annibale la vittoria su Roma. Vengo dalla terra dove si fermò per i suoi dannati ozi. Dove, prima di intraprendere l'ultima fatale fatica, decise di riposarsi e far riposare il suo esercito. Annibale trascorse l'inverno a Capua e i suoi uomini, abituati alla fame da manipolo e alle condizioni più difficili,
furono facile preda del torpore della Campania felix. Vino, libagioni, bagordi, donne e bagni termali li fiaccarono nell'anima e nei corpi. Peccato davvero non aver potuto vedere come Pazienza avrebbe descritto la mia terra, come ne avrebbe disegnate le bellezze. Avrei voluto "sognarlo" quell'angolo di paradiso perduto, nell'inchiostro di Paz.
Storia di Astarte è un sogno dal quale ti svegli di soprassalto. Un sogno solenne dal risveglio brusco. Eppure, prima che l'eroina gli fermasse il cuore, Pazienza ha saputo darci un'opera avvincente e colma dell'epica propria delle storie che sembrano secondarie ma che la letteratura riesce a rendere fondamentali. Si percepisce quasi, in Paz, il piacere di lasciarsi andare a un finale diverso, di pensare a come sarebbe andata la storia se il generale nero Annibale avesse vinto. L'Africa era stata a un passo dallo schiacciare per sempre Roma e in Astarte, forse proprio nella sua incompiutezza, c'è la possibilità di una storia non realizzata.
Il fumetto viene come cantato a Pazienza dal cane di Annibale, che gli appare in sogno: "Li senti i campanelli, le risate, le urla, il bramito dei cammelli?", dice Astarte a Pazienza, "Spalanca gli occhi adesso, apri le nari… è Cartagine" e inizia a raccontargli le sue gesta. I primi anni di vita da cucciolo, l'addestramento alla guerra, poi gli scontri in battaglia e il legame unico e umanissimo tra lui e Annibale. Astarte è lì, al seguito dell'esercito cartaginese, dalla nascita in Spagna fino alla marcia in Italia, attraverso i Pirenei e sul Rodano. Ai piedi delle Alpi ci sarà il primo scontro coi Romani, e qui la storia si interrompe, perché a interrompersi è la vita di Pazienza.
Storia di Astarte ha come sfondo, dunque, la Seconda guerra punica, ma si apre con una citazione da Pascoli, "La grande proletaria si è mossa verso la quarta sponda", che celebra l'invasione italiana della Libia: "La grande proletaria ha trovato luogo per loro. […] Là i lavoratori non saranno rifiutati, come merce avariata, al primo approdo; e non saranno espulsi, come masnadieri, alla prima loro protesta; e non saranno, al primo fallo d'un di loro, braccheggiati inseguiti accoppati tutti, come bestie feroci. […] Vivranno liberi e sereni su quella terra che sarà una continuazione della terra nativa. Anche là è Roma".
Storia di Astarte, insieme a tutto il resto, sarà forse anche una critica appena accennata alla perenne ricerca di una "quarta sponda", che dalle guerre puniche attraverso la campagna di Libia, arriva a quella che ci è più familiare, che dà manodopera a basso costo, lager in cui stipare chi tenta di costruirsi una vita in Italia, discariche improvvisate in cui smaltire i rifiuti tossici di cui il Sud è ormai stracolmo.
Ma nonostante il tentativo di voler attribuire uno "scopo" al lavoro di Pazienza, Storia di Astarte rimane un'opera d'arte. Un connubio perfetto ed equilibrato tra parole e immagini a sancire la grandezza di un intellettuale del nostro tempo. E vale la pena ricordare quello che lui stesso ci ha confidato sul suo lavoro, con una frase densa di significati: "Il fumetto è evasione, è sempre evasione, deve essere evasione, del resto la parola evasione è una bellissima parola, evadere è sempre bello, la cosa più saggia da fare… Poi se c'è qualcos'altro ben venga".
© 2010 by Roberto Saviano / Agenzia Santachiara Fonte Repubblica.it
Cari amici speleologi e non,
sabato 6 marzo alle 16,30 presso l'Auditorium di Palazzo Fioritto a San Nicandro Garganico, verrà presentato l'8° Corso di Speleologia della Scuola "Luigi Gualano" di San Marco in Lamis con il Gruppo Speleologico Montenero e con la collaborazione del Team Archeo-Speleologico ARGOD di San Nicandro Garganico. Sarà anche l'occasione per presentare la Scuola di San Marco in Lamis con la nuova intesazione dedicata all'amico "Luigi Gualano".
Interverranno i Presidenti dei gruppi coinvolti, i Direttori della Scuola e del Corso e il Coordinatore delle Scuole di Speleologia della Regione Puglia. Inoltre sarà presente l'Assessore al Turismo, Sport ed Associazionismo del omune di San Nicandro Garganico.
Sono invitati tutti i gruppi speleologici e la cittadinanza per avere la possibilità di scoprire un mondo tutto nuovo. Quindi vi aspettiamo a San Nicandro Garganico, Palazzo Fioritto nel Centro Storico alle 16,30, sabato 6 marzo. Dopo l'incontro inizierà il corso con le lezioni teoriche previste, dove si potrà anche assistere. Per chi fosse interessato c'è ancora qualche posto disponibile per iscriversi.
Cordiali saluti.
4 appuntamenti per il coordinamento dei circoli del Gargano non sono bastati per mandare il messaggio di una unica candidatura al consiglio regionale nelle liste del PD. Appuntamenti che hanno visto la partecipazione dei segretari di circolo o loro delegati (con qualche assenza o presenza discontinua), e di rappresentanti della federazione provinciale, e che sono stati dettati da una necessaria e urgente partecipazione garganica alla vita politica locale e regionale.
Il Gargano è una provincia spesso bistrattata elettoralmente, con rappresentanza politica discontinua o assente, causata dall’esiguità di un numero sufficientemente elevato di elettori, rispetto ad altre (121.000 su 620.000 in provincia di foggia).
Usurpata dai candidati dei partiti, che la usano come serbatoio elettorale recandosi nei singoli paesi dove promettere a te una cosa all’altro un’altra, in cambio della promessa: “se sarò eletto penserò anche a voi”. Qualche volta mantenute, ma che riguardano una discontinuità di interventi che non fanno bene al Gargano. Ma è questa la politica che il PD vuole perseguire? Quelle delle concessioni in cambio di voti?
Oggi con la crisi economica ancora davanti, e una crisi strutturale dell’apparato produttivo del Gargano (il turismo è tutt’altra cosa da quello che si vede oggi), nonché una più profonda crisi della classe dirigente (sia politica che produttiva, incapace di proporre e decidere), la via d’uscita è l’unità territoriale e la formazione di una identità garganica, che ci permetta di intervenire al più presto ed efficacemente. Ma come si può pensare che i problemi degli incendi boschivi, delle infrastrutture, della raccolta e smaltimento dei rifiuti, delle crisi ambientali e prospettive di sviluppo di energie alternative, del lavoro autonomo e dipendente (relegato alla sola esistenza di piccole e medie imprese), della sanità e della cultura (vedi auditorium di Carpino) possano essere risolte dai singoli comuni in modo slegato dal contesto garganico?
Oggi mi chiedevo cosa vengono a fare i turisti nel Gargano…e immaginavo: chi viene per il turismo religioso di Montesantangelo e San Giovanni Rotondo, può fermarsi a Rignano e Mattinata per l’enogastronomia….chi viene per il turismo naturalistico/sportivo a Vico del Gargano a Lesina e Cagnano Varano può andare a Peschici, a Rodi G.co e a Vieste per la costa….chi viene per il turismo culturale, come le abbazie sparse e i santuari di Montesantangelo e San Marco in Lamis o gli scavi archeologici di San Nicandro Garganico e Ischitella, può recarsi a Carpino per gli eventi folcloristici. Che questo discorso non sia né capito né affrontato dai nostri politici, e soprattutto da quelli di sinistra e del PD, dove milito, è allarmante e sconfortante. Ma lo vedete quanti giovani vanno via dalle nostre terre? Lo vedete lo svuotamento dei nostri paesi? E non si tratta più di quei giovani con i pacchi che si recano in città per un lavoro in fabbrica. A partire, o meglio a non tornare più, sono i nostri giovani più promettenti.
A soluzione di questo (visto che a livelli gerarchicamente più alti non si affronta), si è deciso di arrivare con i circoli garganici (o almeno con esponenti più illuminati dei circoli) ad un coordinamento dei circoli del Gargano, che hanno saputo cogliere il momento di urgenza e necessità ed hanno convinto la base a sostenerli in questa avventura.
Dopo vari tentativi questa è l’occasione giusta perché si possa parlare di un PROGETTO – GARGANO, che riguardi lo sviluppo, nel suo complesso, di un intero territorio. E il modo più diretto affinché questo avvenga è l’elezione di un solo candidato garganico al consiglio regionale con una forza di numeri e voti sufficientemente alta affinché ci sia un rapporto fidelizzato tra il progetto partorito dal coordinamento e il candidato. Non a caso parlo di candidato garganico, perché è il candidato di tutti i garganici, è colui che rappresenterà tutti noi, a prescindere che i suoi natali siano di un paese specifico. Ma è anche l’unica carta elettorale che il PD può giocarsi per fronteggiare l’avanzata elettorale della destra, con riferimento specifico al candidato Gatta, ex-presidente del parco nazionale del gargano.
Suo cavallo di battaglia sarà la non percepita politica di interventi nel Gargano, o se vogliamo gli scarsi interventi nel Gargano, della presente amministrazione regionale. Suo cavallo di battaglia sarà la sua posizione di presidente di un ente che si è occupato dei comuni garganici, assicurandoli di aver fatto molto per loro, quando sappiamo che sono stati interventi discontinui.
E la risposta del Gargano qual’è? Un solo candidato garganico, appoggiato da tutti noi, con alle spalle un progetto di garganicità che ad oggi non si è mai visto o sognato.
Il coordinamento ha indicato nella candidatura di Mangiacotti, il suo candidato garganico, per una scelta di strategia elettorale più improntata sulla difensiva, ossia sul bacino elettorale di riferimento. Un candidato che farà campagna elettorale nel e per il Gargano, affiancato da un comitato elettorale composto dai rappresentanti e segretari dei circoli garganici.
Ma allora perché la scelta della federazione provinciale di mettere due candidature garganiche? Perché sminuire il lavoro del coordinamento pronunciandosi su una candidatura espressa da San Giovanni ed un’altra rappresentativa del Gargano nord? Perché farlo senza interpellare il coordinamento e chiedere quale strada un territorio voglia seguire…e quindi rispettarlo? E perché il secondo candidato per il Gargano nord, Aldo Ragni, avendo partecipato alle riunioni del coordinamento, condividendo la strada da questo scelta, segnalandone l’urgenza e la ineccepibilità, abbia accettato tale candidatura, considerando il fatto che dopo aver fatto il suo nome come potenziale candidato garganico, si sia rifiutato dichiarandosi fuori dai giochi?
Quali che siano le motivazioni, il risultato è inequivocabile: aver indebolito il neonato coordinamento, che oggi con un unico candidato avrebbe potuto gia affrontare a testa alta la campagna elettorale imminente, e che invece di discutere e contarsi su chi ci sta o meno, starebbe già lavorando al progetto – gargano.
Aver indebolito la federazione provinciale. Un PD – Gargano forte, comporta un PD – Provinciale forte e radicato nel territorio; un PD – Gargano debole significa correnti all’interno della federazione provinciale forti e un PD – Provincia debole.
Di rischiare di perdere la sfida elettorale, non consentendo a nessuno dei candidati garganici di essere eletto, afflitti dall’esiguità dei suoi elettori, dalla concorrenzialità esterna di partiti a noi avversi e amici, e interna dai candidati che guardano al Gargano come loro bacino elettorale.
Di mancare alla realizzazione di quel progetto Gargano, che è l’unica strada percorribile per il Partito Democratico e per il nostro territorio!!
Chiedo, da militante, da colui che crede in un progetto, che mette la faccia davanti ai propri compaesani che si affidano a lui, a tutti i candidati, di fare un passo indietro, e di sottoporsi al volere dei circoli garganici. Chiedo ai candidati di ritirare la propria candidatura a favore di un’unica candidatura garganica. Chiedo troppo?!
La Puglia è sbarcata alla Bit di Milano. E negli stand della regione Puglia viene presentato uno degli obiettivi che sta più a cuore a Michele Pesante dell’ufficio dei tratturi della regione Puglia: il ripristino di Foggia, come capitale della transumanza di tutti quei tratturi e quelle mulattiere che legano il capoluogo di provincia all’Abruzzo, al Molise ed al resto della regione. Ovvero riportare in auge la centralità che Foggia acquisisce a partire dal 1447, quando da Alfonso D Aragona viene insignita del titolo di Capitale doganale della transumanza delle pecore per il regno borbonico ovvero per le regioni di Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata e Puglia. Nel 1886 un editto di Giuseppe Napoleone abolì il trasferimento degli ovini dalle regioni al Tavoliere d Italia in quanto questo viaggio era dannoso al territorio della Daunia e convogliava i guadagni altissimi solo nelle tasche dei pastori abruzzesi.
Furono gruppi illuministi ad accorgersi ed a sollevare la questione al Re venuto dalla Francia lamentando che il tavoliere delle Puglie era alla mercé di questi. “Prima di essere un lavoro questo mio occuparmi dei tratturi è un piacere – le parole di Pesante – Durante la settimana svolgo il mio lavoro occupando il mio ruolo di direttore dell’ufficio ma è nel fine settimana che svolgo la fase, che più mi entusiasma e che più mi piace porto il lavoro a casa, come si suol dire, e percorro personalmente le mulattiere ed i tratturi. Questo progetto, non sarebbe mai una realtà se non li percorressi tutti”. Il numero di questi è incalcolabile; centinaia, si snodano a raggiera dal centro di Foggia; “La legge regionale 29 del 2003 che richiama l’attenzione sui tratturi, li vuole riqualificati, promossi, e proposti. Sono una variante al solito turismo balneare -continua- In Alto Adige, io ci sono stato molte volte, puntano molto sul trekking, ed hanno, bellezze paesaggistiche, e soprattutto storiche molto minori”. In sostanza, attraverso il tratturo si propone la scoperta lenta di un territorio; “Pensiamo alla potenzialità di un percorso che collega Campo Reale (Avellino), a Vieste sottolinea con voce entusista – Al percorso che mostra le mille facce della Puglia: il Tavoliere con le sue distese di seminativo, le ombrose foreste del Promontorio, l’odore resinoso dei pini d’aleppo della costa; il tutto costellato di Masserie, cutini, chiese, grotte, insediamenti rupestri, paesi incantati”
E un bel modo per conoscere a fondo questo territorio; percorrere, come pecore mulattiere, che da Pescasseroli portano a Lucera, e che a loro volta si snodano in direzione di San Giovanni Rotondo, e che scendono verso Manfredonia. Un percorso a tutto tondo fatto di fede, e natura.
“Inoltre — ha continuato – è un bellissimo modo per unire realtà differenti dove il senso di appartenenza ad un territorio è quasi inesistente”. Creare una sorta di autostrada per bipedi, che ha il suo fulcro in capitanata e che taglia trasversalmente e longitudinalmente tutto il territorio”
Allo stand, è presente anche il direttore di Trekking,. Italo Clementi, che non nasconde il fascino che ha provato per la Puglia. “La Puglia è una regione da Trekkin è ben conformata, ha
tutte le potenzialità per attrarre una fetta di turismo che cresce sempre più in Italia. L’unico ostacolo è la non consapevolezza dei suoi abitanti, che ignorano, nonostante tutto, quello che possiedono e che ogni giorno calpestano sotto i piedi. Il Viaggio degli amanti di questa “disciplina , se così la vogliamo definire sono poi coloro che vivono a pieno il territorio che vanno a visitare. Coloro che pretendono qualità, ma che anche sono disposti a spendere, un turismo di qualità, a cui si dovrebbe aspirare.”
Lungo questi tratturi però questo tipo di turista vuole delle certezze, dei punti in cui sa di trovare ristoro, o rifugio, o ancora ospitalità; ed è questo l’aspetto piu importante. “più che insegne e depliant, importanti comunque, non fraintendermi, c’è bisogno di una rete di piccole comodità – conclude Michele Pesante.
Domenico Ottaviano j. – L’Attacco
fonte: argoiani.blogspot.com
Da giovedì 18 febbraio il Sistema Puglia dell’agroalimentare al centro delle iniziative promosse dalla Regione. La Regione Puglia punta sulla Borsa internazionale del turismo (Bit), in programma dal 18 al 21 febbraio a Milano, per rilanciare il made in Puglia sui mercati nazionale e internazionale. Tutte le azioni programmate si svolgeranno nello stand istituzionale (padiglione 5): uno spazio espositivo di oltre 600 mq quale centro propulsore per esaltare le eccellenze pugliesi e sostenere gli operatori nel contatto diretto con i buyer tramite incontri “Business to Busines”.
In linea con le politiche regionali attuate dalla Giunta regionale, particolare attenzione sarà riservata ai temi del turismo rurale enogastronomico, un settore in ascesa che nel 2009 ha collocato la Puglia tra le regioni emergenti, nonostante la crisi economica congiunturale faccia ancora sentire il suo peso sul sistema produttivo nazionale. Secondo un’indagine di mercato condotta dall’Osservatorio di AgrieTour (Salone internazionale dell’agriturismo) nel 2009 la Puglia è risultata ai primi posti della top ten del turismo rurale, con i territori dell’enogastronomia tra le principali mete scelte dagli agrituristi, un target giovane, amante della buona cucina, che ama esplorare il territorio, stare a contatto con la natura e scoprire le antiche tradizioni.
I prodotti della cucina tradizionale pugliese, con i suoi usi e costumi, saranno al centro dei “Laboratori del gusto” e dei “Cooking show” organizzati dal Movimento turismo del vino Puglia in un apposita “Area cooking” opportunamente attrezzata per accogliere i visitatori che, assistiti e guidati da noti chef, vorranno cimentarsi di persona nella preparazione di specialità tipiche pugliesi. Per la sezione “Cooking show” ogni giorno saranno realizzati tre appuntamenti dedicati alle specialità di tre diverse aree territoriali (Terre di Federico, Valle d’Itria e Salento), con simulazioni effettuate tramite l’utilizzo di microfoni e cuffie per favorire l’ascolto e la presentazione dei vini autoctoni il cui abbinamento ai piatti sarà raccontato con il supporto visivo delle bellezze paesaggistiche dei territori a vocazione vitivinicola. Un format rivolto in particolare a stampa ed opinion leader, che sarà aperto anche agli operatori e al pubblico che potrà accedere in fiera nelle giornate di sabato e domenica. L’area sarà attiva fin dall’apertura della Bit, giovedì 18.
Tre le iniziative,l’incontro di giovedi 18 sul “Turismo Friendly” ,nel quale Vladimir Luxuria parlerà dell’innata vocazione della Puglia all’accoglienza e all’ospitalità.
I giorni clou della manifestazione saranno venerdì e sabato.
Venerdì 19: il tradizionale incontro con la stampa insieme al presidente della Regione (ore 12 nella sala Scorpio del Centro congressi Stella Polare), moderato dal giornalista Tg1 Attilio Romita, con la partecipazione del regista Ferzan Ozpetek e del portavoce di Tripadvisor Italia Carlo Brufani e segnalare ancora l’appuntamento di venerdì 19 con le APT provinciali su “Città aperte” e quello di sabato 20 sui “Principi attivi” con i giovani operatori del progetto.
Sabato 20: due gli appuntamenti per presentare ai media nazionali e internazionali le iniziative volte a sostenere il turismo enogastronomico pugliese e la filiera dell’agroalimentare. Il primo alle ore 11 : “Puglia, turismo di gusto”, ovvero i sentieri dell’enogastronomia di qualità e della naturalità”, con Edoardo Raspelli, critico gastronomico e conduttore di Mela Verde e Massimiliano Ossini conduttore di Linea Verde; il secondo alle ore 15 : “La Puglia, la scuola della terra” servirà ad illustrare il progetto sulle Masserie didattiche (istituite con legge regionale nel 2008), uno strumento moderno per la diffusione e promozione della qualità dei prodotti tipici e, soprattutto delle aziende agroalimentari e agrituristiche che svolgono attività didattico-formativa sul mondo rurale. Nel corso dell’incontro moderato da Michele Peragine (Tg3) al quale parteciperanno Fede e Tinto, conduttori di Decanter (Rai Radio2), sarà reso noto il calendario 2010 dei più importanti eventi enogastronomici pugliesi.
Fonte: Regione Puglia da argoiani.blogspot.com
In questa campagna elettorale, un impegno concreto per il Gargano: l’Auditorium della musica popolare. Arte e cultura per voltare pagina.
Noi vi proponiamo un progetto che ci permetterebbe di cambiare pagina.
In un economia malata, è giusto sostenere un economia sana, capace di investire,
come scelta strategica, in cultura e nelle giovani generazioni valorizzando le peculiarità del territorio.
In questi giorni si parla tanto di numeri, di liste e di candidati. Noi vi proponiamo un progetto che ci permetterebbe di cambiare pagina.
Un progetto per valorizzare le risorse socio-economiche, ambientali e storico-culturali di un’area geografica che vanta una varietà di giacimenti materiali ed immateriali di particolare pregio e rilevanza nazionali ed internazionali.
Sul Gargano accade che non si sappia dove ambientare festival e concerti, a causa della mancanza di grandi spazi che possano ospitare band e pubblico.
Un Auditorium per celebrare Andrea Sacco e la Musica Popolare del Gargano che può e deve diventare il cuore della cultura, luogo di attrattive e polo di attenzione regionale e nazionale.
Un progetto che nasce nel 2006 come idea. Rientra nelle missione dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival due anni dopo. Ma solo nel settembre del 2009 diventa di dominio pubblico allorquando stringono i tempi per la pianificazione strategica di Area Vasta “Capitanata2020”.
Il 17 marzo 2006 è una data importante e indimenticabile per il Carpino Folk Festival e per il territorio di Capitanata, muore Andrea Sacco l’interprete di canti tradizionali più famoso del Gargano. Fra un mese esatto la 4° commemorazione.
Fin da subito l’associazione si muove per fargli dedicare una via, una piazza o un edificio pubblico. Ma Andrea Sacco attraverso i suoi canti e la sua mundanara era riuscito non solo a trasferire in modo chiaro e nitido l’essenza di ciò che siamo, simili ma unici, ma anche a raccontare il nostro orizzonte arcaico. Un orizzonte non dimenticato, ma ancora presente nei nostri cuori e nel nostro codice culturale identitario. Come tramandare alle nuove generazioni quello che Andrea Sacco rappresenta? Vari sono i progetti pianificati, tra essi un Auditorium che fosse identificativo della suo/nostro essere garganici.
Siamo ai giorni nostri e si passa da un progetto ideale a qualcosa di più realistico e più vicino alle esigenze del territorio della Capitanata.
Si discute di una struttura multifunzionale che agisca sia come sofisticato strumento di forte attrazione turistica sia come strumento di normalità urbanistica, ossia un impianto che dia anche all’area territoriale vasta del Gargano la possibilità di realizzare ogni tipo di evento, da quelli artistici e culturali (concerti, spettacoli, mostre artistiche, proiezioni) a quelli economici (fiere, esposizioni) e politici (congressi, dibattiti, comizi) che sia anche una piazza dove ci sta gente che lavora, ma allo stesso tempo anche un luogo piacevole per fare soste perchè ci sono negozi, bookshop, bar e ristoranti.
Una struttura d’eccellenza, insomma, che consenta il suo utilizzo per ogni aspetto della vita sociale delle nostre terre per creare un argine al degrado sociale e all’imbarbarimento, ma allo stesso tempo capace di sviluppare nuove attività in grado di attrarre flussi consistenti e sostenibili di visitatori, nonché qualificare, diversificare e ampliare la filiera turistica, di supportare lo sviluppo economico, l’accrescimento dell’identità culturale e sociale e di migliorare qualitativamente il sistema insediativo e infrastrutturale del Gargano, della provincia di Foggia e quindi della Puglia.
Lo ribadiamo: non una colata di cementro, ma un complesso multifunzionale architettonico, testimonianza dei nostri tempi, progettato da un grande architetto, nell’area definita dal Piano Paesaggistico Regionale una sorta di anfiteatro naturale del promontorio, che faccia dal punto di vista artistico da contraltare all’opera di Renzo Piano a San Giovanni R. per Padre Pio, abbiamo parlato di Fuksas e di Richard Meier.
Un esempio è possibile visualizzarlo a questo indirizzo:

Ma l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival non è ancora soddisfatta. Per un Auditorium come delineato non ci debbono essere dubbi, deve essere un esigenza veramente sentita dalle genti del territorio, di qui la necessità di chiederne la sottoscrizione di un appello rivolto a tutte le istituzioni attraverso il portale http://www.carpinofolkfestival.com
Le sottoscrizione fioccano subito dopo pochi giorni dall’avvio. Artisti, giornalisti, scrittori, registi, politici, albergatori, associazioni culturali, simpatizzanti del festival ma anche tanta gente comune, per lo più giovanissimi rispondono positivamente:
Il regista Ferruccio Castronuovo scrive “Sono pienamente d’accordo con la vostra iniziativa per la costruzione di un auditorium a Carpino. Mi sono sempre battuto per la rivalutazione della musica e della cultura popolare come valore universale della comunicazione tra le genti. Carpino oggi ha saputo recuperare un importante ruolo nel gestire e continuare una tradizione che si è imposta anche e soprattutto all’attenzione dei giovani. Quindi ben venga l’auditorium e che sia utilizzabile sia per le grandi manifestazioni estive che per altre situazioni durante tutto il resto dell’anno che verrebbero sicuramente programmate in uno spazio così importante.”
Marisa Travascio
“Egregio Presidente Vendola, questo progetto ambizioso ma concreto oltre che mirare a contenere, divulgare e valorizzare una parte considerevole della ricchezza e della potenzialità culturali di una Regione ovunque nel mondo apprezzata potrà, a mio avviso, rappresentare una sorta di sfida anche per le Amministrazioni locali che, riconoscendone l’alto valore intrinseco, mi auguro vorranno appoggiarlo sul nascere e soprattutto mai smettere di aiutarlo a crescere. Con viva cordialità ”
Domenico Prencipe per “ildiarioMontanaro”
Spett.le Presidente Vendola, il Gargano è una terra magica, una terra ricca di storia e di cultura. Il Gargano è una terra dove vive gente consapevole, orgogliosa della propria terra e delle proprie tradizioni. L’auditorium della Musica Popolare del Gargano, proposto dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, è un’opportunità di sviluppo per la nostra terra, un luogo dove poter celebrare degnamente la nostra storia e la nostra tradizione.
La Puglia non è solo Salento, la Puglia per crescere ha bisogno del Gargano, e laddove ci siano proposte concrete come questa, bisogna battersi affinché si realizzino.
Sono sicuro che Lei sarà al nostro fianco in questo ambizioso progetto.
L’Associazione Culturale “Punto di Stella”, nella persona del suo presidente Piero Giannini, non può esimersi dal prendere in considerazione simile iniziativa. Soffrendo sulla propria pelle la totale assenza nell’ambito del proprio territorio di un contenitore culturale che ne accolga le progettualità, non può che augurarsi che il progetto della consorella CarpinoFolkFestival veda la luce radiosa che si merita per rilanciare una volta per tutte (e da oggi bando alle chiacchiere!) una terra bisognosa di considerazione e rispetto. Anzi, avanza l’ipotesi, neanche tanto peregrina, di una sorta di “patto di sangue” fra i vari sodalizi che operano sul territorio garganico per portare avanti istanze intelligenti e foriere di benefici per la collettività, facendo proprio il dumasiano motto “tutti x uno, uno x tutti”!
Scrive Gaetano Berthoud presidente dell’associazione “Io sono garganico”: “Un forte invito a tutti a partecipare a questa importante sottoscrizione. Il Gargano merita infrastrutture di un certo livello, l’impegno di tutti voi a contribuire a questa causa permetterà una forte riflessione, non solo da parte della politica regionale, ma un invito ai politici locali ad ascoltare di più noi liberi cittadini e associazioni. Un auditorium nel Gargano potrà portare sviluppo economico e culturale, potrebbe diventare un riferimento sociale per chiunque crede che non ci sia un punto di partenza per le nostre idee e iniziative culturali.”
Antonio V Gelormini
A titolo personale, a nome di SVEGLIARSinCOLLINA ed anche del Distretto Culturale DAUNIA VETUS sostengo l’iniziativa-appello del Carpino Folk Festival per la valorizzazione dell’intero patrimonio identitario della Puglia e della Capitanata in particolare. A partire dalla miniera “musica popolare” e dell’Auditorium del Gargano. Passando dal recupero di una tradizione culturale raffinata come quella degli scriptoria benedettini, a partire dal restauro dell’Abbazia di Kàlena. E non tralasciando la salvaguardia di beni architettonici come il Rosone della Cattedrale di Troia e l’immensa tradizione gastronomica, legata a prodotti tipici locali, a rischio estinzione e dalle proprietà organolettiche uniche e irripetibili. Mettiamoci in rete e facciamo turismo lungo questi itinerari di qualità e di sensibilità culturale.
Gli fa eco Teresa Maria Rauzino.
A nome mio personale e come presidente del Centro Studi Martella di Peschici, condivido l’appello del Carpino Folk Festival al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, affinché nell’approvazione del “Piano strategico di Area Vasta. Capitanata 2020” dia priorità al finanziamento di progetti culturali di alta levatura come l’Auditorium del Gargano, per valorizzare quello scrigno prezioso che è il patrimonio di musica popolare di Carpino.
Auspichiamo che, tra i progetti presentati, sia finanziato anche il restauro dell’Abbazia di Kàlena, in agro di Peschici (FG) un altro sicuro punto di forza della Regione Puglia, attrattivo fin dai primi anni del Novecento del turismo culturale e non del Promontorio. Basta con le porte chiuse e con la dispersione inconsulta dei nostri tesori!
Antonello Paliotti
Spett.le Presidente con la presente sono a dichiarare la mia convinzione che un Auditorium della Musica Popolare sul Gargano come quello proposto dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival sarebbe non solo opportuno ma auspicabile, quindi le chiedo di far valere il ruolo di Presidente della Regione Puglia affinche’ anche il territorio del Gargano nel prossimo periodo di pianificazione strategica dei Fondi europei possa essere all’insegna dell’intelligenza, del sapere e della Cultura.
Mario Pierrotti
direttore organizzativo Cerchio di Gesso c/o Oda Teatro
Gentile Presidente ogni uomo segna il proprio cammino con delle orme pi? o meno profonde che possono cambiare e migliorare la strada per altri. L’auditorium per la musica popolare a Carpino sarebbe un’ulteriore importante segno del cambiamento che la sua amministrazione sta dando alle politiche culturali della nostra regione.
come tanti confido in lei per la realizzazione di tale progetto.
Luigi Bevilacqua
Seguo il Carpino Folk Festival da sempre, chiunque vi abbia partecipato può testimoniare il valore culturale e terapeutico di questo genere musicale. Numerose sono le difficoltà per seguire il Festival, poichè la piazza, bellissima, non è però sufficiente a contenere le migliaia di visitatori che sono costretti a lunghe file per parcheggiare e sfiancanti e frenetiche, seppur amichevoli, competizioni per accaparrarsi un posto utile per seguire i concerti.
Capisce da sè che un Auditorium in un territorio che possiede un patrimonio musicale di tale importanza, ormai riconosciuta a livello nazionale e internazionale, e che coinvolge oltre a Carpino, quasi tutti i paesi del promontorio, serebbe ciò che di più opportuno possa realizzarsi sul Gargano.
Spero vivamente che possa prendere in seria considerazione il progetto, che garantirebbe continuità in una tradizione musicale millenaria che solo di recente è stata giustamente valutata.
Concludiamo questa rassegna con Michela Mezzanotte
Nuovo simbolo della Musica, della Cultura, dell’Arte, ma soprattutto dell’Architettura la quale si presenta al nostro paese, quasi come un tema a se stante, un popolo conservatore, un mentalità non sempre aperta alle nuove tecnologie e le nuove proposte che appaiono per l’occhio italiano troppo azzardate. Fondere vecchio con il nuovo, con l’avanzato, guardare avanti e non rivolgersi sempre al passato. L’Italia è un paese che vanta ancora la sua storia antica, e tutti ne siamo fieri; ma dov’è il nuovo? Noi popolo di costruttori di inventori di grandi architetti siamo tra gli ultimi della classifica europea. Un Auditorium che sia il grido delle nuove generazioni, il simbolo della Novità.
Non lasciamo che il tempo continui a correre, lasciamo una traccia del suo passaggio.
Associazione Culturale Carpino Folk Festival
Ufficio Stampa: Antonio Basile
Email: info@carpinofolkfestival.com
Su FB:
http://www.facebook.com/CFFestival
Sul Web:
http://www.carpinofolkfestival.com
Materiale per la stampa
MONTE SANT’ANGELO – La comunità montana del Gargano è stata soppressa. Nell’ultima riunione del consiglio regionale approvato, infatti, il provvedimento che pone fine ai sei enti montani pugliesi: Gargano, Monti Dauni meridionali e settentrionali, per certi versi, annunciata e, quindi, si attendeva soltanto che ci fosse il sigillo della ufficialità.Nei giorni scorsi c’era stato il via libera da parte della seconda commissione regionale, presieduta da Michele Ventricelli.
NIENTE SOLDI -Le motivazioni le ha ribadite l’assessore regionale alla trasparenza e cittadinanza attiva, affari generali, Giuglielmo Minervini, per il quale "Si è aggravata la condizione di precarietà delle comunità montane perché con l’ultima finanziaria del governo nazionale sono stati revocati tutti i finanziamenti. Con queste norme riprendiamo il percorso di scioglimento delle Comunità montane con l’obiettivo di trasferire le funzioni a Province o alle Unioni dei Comuni. Concretamente proponiamo la copertura finanziaria solo per l’anno 2010, ponendo una toppa al problema provocato dal governo nazionale".
L’ASSESSORE -L’assessore Minervini si era, gia in precedenza, detto che con la soppressione delle comunità montane non si impoverisce il territorio della tutela di beni paesaggistici ma se ne riappropriano i Comuni o le Province. La riorganizzazione degli enti dovrà mettere in moto un processo virtuoso che porterà i comuni contigui o che si estendono nell’area della comunità montana a aggregarsi nell’Unione di Comuni, associazioni con organismi più snelli e meno onerosi per le finanze pubbliche, che di fatto eserciteranno le stesse funzioni delle precedenti comunità, senza costi aggiuntivi’ .
UNIONE COMUNE -In caso di mancata costituzione di forme associative nella gestione subentreranno le Province territorialmente competenti. Ora si avvieranno le procedure per lo scioglimento, un percorso già visto due anni fa: la giunta regionale, entro 20 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, nominerà un commissario .
REAZIONI -Sulla soppressione dell’ente montano non furono versate lacrime due anni fa, ma neppure oggi c’è qualcuno che si stracci lenvesti.Qualche rimpianto potrebbe averlo il presidente in pectore dell’ente montano, Matteo Cannarozzi De Grazia, ex sindaco di Vico del Gargano e oggi consigliere comunale, sul nome del quale c’era un largo consenso, tant’è che veniva data per certa la sua elezione a presidente della Comunità montana. Niente di tutto questo."Nessun rimpianto, certamente il fatto che la mia candidatura era vista di buon grado non poteva che farmi piacere, quanto poi alla soppressione dell’ente montano devo ritenere che per il Gargano sia, indiscutibilmente, un impoverimento, ma ciò non significa che non ci siano altre strade da percorrere perchè il nostro territorio possa recuperare il tempo perduto e sopperire alle risorse finanziare che sono venute meno. E’ pur vero che lo stato di conflittualità creatosi era una condizione che non poteva non determinare le premesse perchè in tanti auspicassero il suo scioglimento. Fortunatamente – aggiunge Cannarozzi – sempre che si creino le condizioni perchè si guardi al nostro territorio come "Città Gargano", che vorrebbe dire lavorare, tutti insieme, per elaborare un progetto unico partendo da ciò che ci unisce e limando le differenze, è possibile recuperare quanto abbiamo perduto con la soppressione dell’ente montano.E le sedi per confrontarci e misurare la reale capacità di cambiamento sono tante: dall’Ato ai piani di zona, dal distretto sanitario ai trasporti. Diversamente, continueremo a piangerci addosso e a segnare il passo".
ildiariomontanaro.it
Avvelenati da una sostanza tossica; uccisi da un virus sconosciuto o, molto probabilmente, vittime di un modello comportamentale e sociale di gruppo che gli studiosi non conoscono. Sono queste le ipotesi su cui si concentrano le analisi dei ricercatori per scoprire le cause che hanno spinto i 7 capodogli allo spiaggiamento.la più credibile resta quella del comportamento sociale interno al gruppo. Lo stesso modello che avrebbero adottato gli oltre 100 cetacei spiaggiati , lo scorso 23 gennaio, in australia. Sul caso restano tanti misteri ma , dalle prime analisi, arrivano anche dati certi. E’ stata esclusa l’ipotesi di una malattia contagiosa, come anche quella di un soffocamento causato dall’aver ingerito buste di plastica. Uno proveniva dal mar Ligure l’altro dal mar Egeo. Questo lascia supporre che fosse un gruppo formatosi da poco e che , da poco, aveva iniziato a migrare.
ondaradio.ingo
Lettera aperta inviata a Provincia, Parco e a tutti i sindaci del promontorio. La Eden V e la Panayiota, tuttora arenate a Lesina e Pianosa. Con una lettera aperta inviata ai sindaci di tutti i comuni garganici, al presidente della provincia di Foggia e al presidente del Parco Nazionale del Gargano, il Comitato per la tutela del mare del Gargano, chiede a gran voce l’intervento delle istituzioni sulla questione navi dei veleni, “affinché venga istituito un tavolo di confronto sulla tematica con la Regione Puglia e vengano messe in atto, in maniera concertata e concordata, gli impegni presi, a nome della Regione, dall’Assessore Guglielmo Minervini” che riguardano principalmente: la rimozione delle navi Eden V e Panayiota, tuttora arenate a Lesina e a Pianosa; lo stanziamento di fondi ai fini di un’indagine epimediologica sullo stato di salute delle popolazioni locali e la convocazione di una conferenza di servizi della Regione Puglia con le istituzioni locali, al fine di affrontare e risolvere le delicate questioni riguardanti il mare del Gargano, compresa l’eventuale bonifica. Impegni, questi, presi dall’assessore regionale a margine del convegno “Le navi affondate al largo del Gargano. Quali risposte istituzionali a tutela della salute dei garganici?”, svoltosi a San Nicandro il 28 ottobre scorso al quale gli stessi rappresentanti delle istituzioni destinatari della lettera aperta (fatta eccezione per l’assessore regionale, il sindaco di San Nicandro Costantino Squeo e il sindaco di San Marco Michelangelo Lombardi) , seppur invitati, non hanno partecipato. Un silenzio assordante circonda da sempre queste tematiche che pur dovrebbero assumere un ruolo centrale e prioritario nell’agenda politica degli amministratori, soprattutto locali. Tematiche sicuramente scomode, di difficile soluzione, ma che proprio per questo motivo necessitano di sinergie tra gli enti territoriali, a difesa della legalità e della salute pubblica. Il convengo di ottobre aveva preso spunto da un’inchiesta giornalistica di Gianni Lannes su container e navi affondate al largo del Gargano delle quali proprio la Panayiota e la Eden V, arenatesi con modalità e circostanze sospette, rappresentano una testimonianza visibile a tutti, incarnando, anzi, con la loro desolante presenza da più di venti anni sulle spiagge di luoghi anche rilevanti dal punto di vista turistico, una sorta di “monumenti” all’indifferenza delle istituzioni. Ed infatti, proprio l’assenza e il silenzio delle istituzioni (sindaci dei vari comuni, presidenti di parco e provincia, ministero) ha preoccupato i numerosissimi cittadini di ogni paese garganico intervenuti in quella sede, spingendo i rappresentanti di alcune fra le associazioni organizzatrici del convegno a dar poi vita al comitato per la tutela del mare, proprio per assumere un ruolo di stimolo e propositivo sui temi della salvaguardia del territorio e dell’ambiente marino e costiero. “L’ assenza e il silenzio delle istituzioni invitate a dare risposte concrete riguardo a tematiche rilevanti e relative alla salute pubblica, alla tutela ambientale, alle possibilità di sviluppo sostenibile del territorio garganico, fatta eccezione per l’assessore regionale Guglielmo Minervini che ha accettato il confronto, del sindaco di San Marco in Lamis presente in sala e del sindaco di San Nicandro Garganico che ha ospitato l’incontro – prosegue la lettera del comitato alle istituzioni – ha suscitato il malcontento e la preoccupazione del folto pubblico presente e dei numerosissimi rappresentanti della cittadinanza attiva, della cultura, della società civile accorsi al convegno. Qualche giorno dopo l’incontro, l’inchiesta del giornalista RAI, Angelo Saso (trasmessa da Rainews 24) ha aggravato le preoccupazioni di un Gargano il cui futuro viene vissuto con ansia, incertezza e precarietà, a dimostrazione che gli aspetti critici di un territorio devono essere affrontati con tempestività e risolutezza dalle classi politiche e istituzionali, che necessariamente devono, su questioni di rilevanza pubblica, dimostrarsi all’altezza degli alti e nobili compiti ai quali sono preposte”.
Anna Lucia Sticozzi
La Gazzetta del Mezzogiorno" 13 febbraio 2010