"La Grande Implosione"


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(….) Le principali vittime del materialismo viestano sono state la bellezza ed il rispetto della natura diventata preda della cementificazione, l’amicizia disinteressata e gratuita, l’accoglienza generosa, la vita familiare basata sulla fedeltà, la solidarietà e soprattutto le giovani generazioni che sono state, di fatto, abolite, come riferisce delli Santi: “Noi non ce ne siamo accorti, ma nel 2008 a Vieste hanno abolito la gioventù. Esistono solo adulti in via di sviluppo o bambini in età avanzata; esistono soprattutto come singoli, al più come accoppiati o al massimo come membri di qualche branco. Non esistono invece come generazione, come soggetto pubblico o sociale”.
Alla fine della lettura del saggio di delli Santi si percepisce che la vera causa dell’implosione viestana è la sua tragica mancanza di cultura. Infatti, ad una rapida crescita economica non è seguita una conseguente crescita culturale, capace di ridefinire il rapporto di un popolo con la natura, tra le persone e con il mondo simbolico.
In conclusione, è fondamentale per Vieste (ed i suoi cittadini) avviare un nuovo progetto educativo, capace di riconoscere ed inserirsi in una tradizione, cioè in un continuo processo di trasmissione dei valori, non tanto per conservare e ibernare la memoria di un passato che non torna più, ma per rielaborare modelli di vita in accordo con le necessità del presente e del futuro, al fine di ottenere una rinnovata società civile. delli Santi ricorda, allora, che un territorio è forte se investe in formazione, se forma debitamente i propri giovani e prepara progetti culturali ed imprenditoriali capaci di utilizzare le risorse date; solo un territorio che inizi a muoversi in tal senso è un territorio che ha un futuro, perché alla base c’è un progetto, un progetto condiviso ed accettato, che può fare ben sperare per il domani.
In questo progetto educativo, senza l’ancoraggio che viene dalla coscienza e dalla ragione, l’assolutizzazione del particolare può portare l’uomo a qualsiasi aberrazione: dall’eresia della “purificazione” etnica o religiosa, all’eliminazione di ogni solidarietà e giustizia e alla perdita della stessa libertà. Infatti, come ricorda Montesquieu nei suoi “Pensieri”, “se scoprissi qualcosa di utile a me, ma dannoso alla mia famiglia, lo cancellerei dalle mie conoscenze. Se scoprissi qualcosa di utile alla mia famiglia, ma dannoso alla mia patria, lo eliminerei dal mia mente. Se scoprissi qualcosa di utile alla mia patria, ma dannoso all’Europa, o di utile per l’Europa, ma dannoso per il genere umano, considererei tutto questo come un vero crimine”.
In tale prospettiva di sempre nuova relazione da ripensare tra il locale ed il globale, tra Vieste e il mondo, non bisogna mai dimenticare che, come affermava Mons. Scalabrini: “il cammino delle idee è di una lentezza disperante, soprattutto quando urtano interessi e passioni, ma è continuo quando le idee proposte sono giuste e di vera utilità. Insistiamo, dunque, poiché ogni lentezza giunge alla meta, a condizione che la stanchezza non vinca chi se ne è fatto banditore”.
Buona lettura.
Lorenzo Prencipe, scalabriniano
Presidente Centro Studi Emigrazione, Roma
PESCHICI – “Kàlena chiama, Gargano risponde”. Nelle parole di Piero Giannini dell’associazione “Punto di stella” (a fare gli onori di casa insieme a Teresa Maria Rauzino del “Centro Studi Martella” ed Armando Quaglia di “Rimboschiamo Peschici”) il senso della massiccia partecipazione delle associazioni culturali ed ambientaliste riunite nell’Associazionismo Attivo del Gargano alla festa di S. Maria di Kàlena, presso l’antica abbazia di Peschici. Le numerose associazioni aderenti al movimento garganico hanno scelto infatti proprio Peschici quale sede del loro ottavo incontro, per testimoniare l’impegno unitario per una causa comune: salvare il complesso di Kàlena dal disfacimento e restituire questo prezioso bene di interesse storico-culturale alla fruizione collettiva con una serie di iniziative, fra le quali anche la raccolta di firme per la petizione cartacea (dopo quella on-line). La manifestazione pro-Kàlena è proseguita nella sala consiliare del comune di Peschici, con l’incontro dell’Associazionismo Attivo che ha individuato nella tutela dei beni culturali, la questione legalità e la tutela della salute pubblica contro gli interessi legati ai traffici di rifiuti pericolosi, i temi prioritari dell’azione del movimento garganico, sottolineati anche dai giovanissimi del gruppo: Domenico Sergio Antonacci, Giuseppe Bruno e Domenico Maria Mascolo. A Mascolo il compito di illustrare un documento d’intesa al movimento con l’intento di avviare un percorso di informazione e sensibilizzazione su “Gargano e legalità” per l’attivazione di una serie di iniziative strettamente legate al territorio, la prima delle quali in programmazione per il prossimo autunno. Ribadito l’impegno per Kàlena, il dibattito si è sviluppato intorno alla proiezione di un accuratissimo video-documentario realizzato dal team archeo-speleologico Argod e commentato da Giovanni Barrella che ha rimarcato l’importanza storica e il ruolo di rilievo rivestito nelle varie epoche dall’abbazia di Kàlena (risalente all’872 d.C), evidenziandone le caratteristiche architettoniche e le numerose incisioni e fregi rinvenibili sui muri interni ed esterni. Desolante constatare la vulnerabilità dell’antico altare di pietra della chiesa nuova (dov’è stata “ospitata”, solo in occasione della ricorrenza di S. Maria, l’antica statuetta lignea del 1400 della madonnina di Kàlena) completamente esposto alle intemperie che, con l’approssimarsi della stagione invernale, provocheranno ulteriori danni all’interno, dopo il crollo della residua copertura del tetto dei mesi scorsi. Urgenti ed improcrastinabili gli interventi di messa in sicurezza, come aveva già intimato fin dal giugno scorso la Soprintendenza ai proprietari privati, cui è seguito anche il sollecito al Comune dalla direzione regionale del Ministero per i beni culturali. Intanto il sindaco Domenico Vecera, che ha portato il suo saluto alle associazioni garganiche riunite, ha assicurato l’impegno ad eseguire almeno i lavori per la copertura delle due chiese, mentre, al momento, lo scoglio da superare pare sia quello della consegna delle chiavi da parte degli eredi Martucci. Per il recupero, invece, ci vorrà ancora del tempo: occorrono risorse difficili da reperire e per questo motivo anche la strada dell’esproprio non pare trovare tutti d’accordo in amministrazione. Coda polemica al termine dell’incontro, sulle colpe per il degrado di Kàlena, con l’intervento dell’ex sindaco Franco Tavaglione che ha chiamato tutti ad assumersi le proprie responsabilità, accusando l’ex arcivescovo D’Ambrosio, il Centro Studi Martella e il comitato pro Kàlena di aver impedito la firma di una convenzione con i Martucci nel 2005 con conseguente perdita di un finanziamento di 300.000 euro, così come la mancanza di accordo nel 2007 non consentì, a suo dire, di accedere ad un ulteriore finanziamento di 500.000 euro assegnati dall’ex ministro Francesco Rutelli alla Soprintendenza regionale, per Kàlena. Ma le contestazioni a quella convenzione (che doveva avere la durata di soli 5 anni) a quanto pare furono motivate da condizioni eccessivamente sbilanciate a favore dei privati, per le quali a fronte di un recupero con denaro pubblico non ne garantivano una completa fruibilità. Ora su Kàlena insiste un’altra convenzione tra il Comune e i proprietari, firmata l’anno scorso e della durata di 40 anni, che prevede la gestione delle due chiese all’ente e dell’abbazia e pertinenze ai privati. L’accordo c’è, dunque, ma mancano i finanziamenti. Ulteriori polemiche fra Tanaglione e il Centro Studi Martella sulla “questione esproprio” che l’ex sindaco asserisce di aver avviato, mentre una nota dettagliata del 2007 del Ministero (in risposta all’interrogazione dell’on. Di Gioia) in possesso dell’associazione chiarisce che “nessuna specifica attività volta all’espropriazione dell’Abbazia di Calena da parte del comune di Peschici risulta agli atti d’ufficio”. Sulla messa in sicurezza, intanto, resta l’urgenza di provvedere in fretta ed è questo che chiedono i garganici. Ora sono in tanti, infatti, a reggere i riflettori puntati su Kàlena e probabilmente non sarà più possibile nicchiare sulla questione. L’Associazionismo Attivo non intende abbassare la guardia: “Kàlena sarà il simbolo di tutte le nostre battaglie per i beni culturali del Gargano” il messaggio di Michele Eugenio Di Carlo nel sottolineare l’impegno per la salvaguardia e la valorizzazione dei tanti monumenti, chiese rurali, santuari del promontorio preda dell’incuria e dell’indifferenza, cui è seguita la proposta, avanzata da Armando Quaglia alle associazioni del movimento di predisporre schede tecniche dei beni culturali in decadenza in ogni località del promontorio garganico. Impegno ribadito anche dai giovanissimi dell’Associazionismo Attivo, come Domenico Sergio Antonacci: “Kàlena è il nostro primo obiettivo. La chiesa di Sant’Anna di Carpino, quella di S. Barbara di Rodi, Grotta Paglicci di Rignano sono solo alcuni degli esempi più emblematici dei tanti nostri monumenti in disfacimento. Noi daremo voce a quella parte del Gargano da sempre dimenticato, che ha interesse per la propria storia”.
di Anna Lucia Sticozzi
tratto da "La Gazzetta del Mezzogiorno" – ed. "La Gazzetta di Capitanata" del 12-09-09
Al largo delle nostre coste sono segnalati depositi di armi chimiche residuate dagli ultimi conflitti bellici
Alla fine della II Guerra Mondiale la parte più a sud del Mar Adriatico rappresentava la principale “dumping area in the basin for chemical weapons ”. La maggior parte del materiale bellico scaricato in mare proveniva dai depositi di armi convenzionali e chimiche che i tedeschi prima e gli Alleati dopo avevano installato nei pressi di Foggia e Bari.
A peggiorare la situazione, con la fine della II Guerra Mondiale, sui fondali del Mare Adriatico al largo della Puglia venivano abbandonati gli ordigni recuperati dalle navi affondate nei porti e nelle baie pugliesi, oltre bombe inesplose della Luftwaffe. Da molte interviste con i pescatori locali (pugliesi, ma anche maltesi, albanesi e croati), risulta evidente l’esistenza di “dumping sites non offi cially reported”. La Convenzione internazionale che disciplinava gli armamenti durante la II Guerra Mondiale era il Protocollo di Ginevra del 1925, proibiva «l’uso in guerra di gas asfi ssianti, tossici o simili, nonché di tutti i liquidi, materiali o procedimenti analoghi». Il Protocollo di Ginevra non vietava la produzione e l’immagazzinamento di armi chimiche e non escludeva l’uso dei gas asfissianti come rappresaglia ad un’eventuale attacco militare con l’uso di armi chimiche. Ciò spiega la presenza sul territorio pugliese, durante la II Guerra Mondiale, di un loro vastissimo arsenale. La Convenzione sulla loro proibizione firmata a Parigi il 13 gennaio 1993 stabilisce che tutti gli Stati Membri devono procedere alla distruzione di tutte le armi chimiche nei territori sotto la loro giurisdizione; devono, inoltre, provvedere alle rimozione delle armi lasciate sul territorio di altri Stati.
Queste disposizioni non si applicano «a discrezione dello Stato Parte, alle armi chimiche sotterrate nel suo territorio anteriormente al 1 gennaio 1977 e che rimangono sotterrate, o che sono state scaricate in mare anteriormente al 1 gennaio 1985». Dalla lettura della Convenzione di Parigi, si evince che il recupero delle armi chimiche rilasciate in mare è di assoluta responsabilità dello Stato che effettua il recupero, senza distinzione tra acque territoriali o internazionali. La Convenzione di Parigi non affronta l’impatto sull’ambiente delle sostanze chimiche rilasciate dagli ordigni inesplosi. Gli esperti affermano tuttavia l’assoluta necessità di localizzare i luoghi dove si trovano le armi chimiche, di approntare studi ecologici per valutarne l’impatto sull’ambiente e di raccogliere informazioni sullo stato di corrosione delle munizioni. Al largo del Gargano è stata segnalata, dagli operatori dell’Istituto Centrale per la Ricerca Scientifi ca e Tecnologica Applicata al mare, un’area contenente armi convenzionali e chimiche alla profondità di 230 metri, su un’area estesa approssimativamente 2 x 5 miglia nautiche. Sempre al largo del Gargano è stata segnalata, dagli operatori dell’Istituto Centrale per la Ricerca Scientifi ca e Tecnologica applicata al mare, e confermata grazie alle interviste con i pescatori, la presenza di armi chimiche con iprite a profondità variabile tra i 200 e i 400 metri, su una estensione di circa 14 x 29 miglia nautiche, distante dalla costa di Vieste approssimativamente 30 miglia nautiche.
Un’altra area di forma circolare di fronte al Gargano, è segnata sulle carte nautiche come “unexploded ordnance dumping area”: profondità 50 metri, distanza dal centro dell’area alla costa di Vieste approssimativamente 5,5 miglia nautiche, raggio dell’area 1,4 miglia nautiche. Per quanto riguarda gli effetti sull’ambiente marino delle sostanze chimiche contenute nei residuati bellici, grazie al progetto A.C.A.B. (Armi chimiche e affondate e Benthos) realizzato dall’I.C.R.A.M. (Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare) e al progetto R.E.D.C.O.D. (Research on environmental damage caused by chemical ordnance dumped at sea), nato dalla collaborazione tra l’Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e tecnologica Applicata al Mare, il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare, il Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Siena, l’Istituto di Biomedicina e di Immunologia Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche e il Centro Tecnico Logistico Interforce NBC, pubblicato nell’ottobre del 2006, la comunità scientifica dispone di dati attendibili che preoccupano gli studiosi.
Da un punto di vista generale, gli alti livelli di arsenico rintracciati negli organismi marini pongono dei serissimi interrogativi sulla salute umana. Gli studiosi non escludono che le cause dell’elevata presenza di arsenico riscontrate nelle aree di studio sia dovuto esclusivamente agli ordigni inesplosi adagiati sui fondali marini. Non sono state rilevate tracce di iprite negli organismi marini, e questo è dovuto probabilmente al rapido passaggio nella circolazione sanguigna.
Vinicio Capossela, Enzo Avitabile, Radicanto, Ginevra Di Marco, Luca De NuzzoDopo la prima fase di votazione, il Club Tenco può annunciare i finalisti delle Targhe Tenco 2009, i cui vincitori saranno premiati nel corso della 34a edizione del Premio Tenco, la “Rassegna della canzone d’autore”, in programma dal 12 al 14 novembre al Teatro Ariston di Sanremo.
Il voto della giuria di giornalisti avviene in due fasi. Nella prima vengono selezionati i finalisti; nella seconda, che si svolgerà nei prossimi giorni, il vincitore di ogni sezione.
Ecco i candidati per questa edizione (elencati in ordine alfabetico per artista):
Sezione 1 – Album dell’anno (di cantautore non esordiente):
Vinicio Capossela “Da solo”, Dente “L’amore non è bello”, Ivano Fossati “Musica moderna”, Max Manfredi “Luna persa”, Bobo Rondelli “Per amor del cielo”.
Sezione 2 – Album in dialetto (di cantautore):
Enzo Avitabile “Napoletana”, Luca De Nuzzo “Jomene jomene”, Vittorio De Scalzi “Mandilli”, Radicanto “Il mondo alla rovescia”, Loris Vescovo “Borderline”.
Sezione 3 – Opera prima (di cantautore):
Franco Boggero “Lo so che non c’entra niente”, Roberta Carrieri “Dico a tutti così”, Elisir “Pere e cioccolato”, Gina Trio “Segreto”, Humus “Popular greggio”, Alessandro Mannarino “Al bar della rabbia”.
Sezione 4 – Interprete di canzoni non proprie:
Gerardo Balestrieri “Un turco napoletano a Venezia”, Franco Battiato “Fleurs 2”, Luca Carboni “Musiche ribelli”, Ginevra Di Marco “Donna Ginevra”, Morgan “Italian Songbook vol.1”.
La sezione “Opera prima” comprende sei album in conseguenza di un ex aequo, contro i consueti cinque delle altre.
La giuria (che, composta da circa 160 giornalisti, è di gran lunga la più ampia e rappresentativa in Italia in campo musicale) procederà ora al secondo voto su queste rose di album. Nelle prossime settimane saranno anche comunicati il cast completo della manifestazione ed i Premi Tenco, assegnati, a differenza delle Targhe, direttamente dal Club Tenco alla carriera di cantautori e operatori culturali segnatamente internazionali.
Lo scorso anno le Targhe Tenco erano andate a Baustelle (“Album dell’anno” con “Amen”), Davide Van De Sfroos (“Album in dialetto” con “Pica!”), Eugenio Finardi (miglior interprete con “Il cantante al microfono. Eugenio Finardi interpreta Vladimir Vysotzky” realizzato con Sentieri Selvaggi e Carlo Boccadoro) e Le Luci della Centrale Elettrica (migliore opera prima con “Canzoni da spiaggia deturpata”).
Maggiori informazioni sulla manifestazione e l’elenco dei giornalisti chiamati a votare si possono trovare all’indirizzo: www.clubtenco.it
di Mario Guglielmi
Cronaca di un incontro: l’ottavo dell’Associazionismo Attivo del Gargano, tenuto a Peschici in occasione della tradizionale festa della Madonna di Calena. Piccolo salto di qualità e maggiore coesione
E’ cominciata a suon di banda nella piana di Peschici la festa della Madonna delle Grazie di Càlena dell’8 settembre scorso (foto del titolo, il cortile dell’Abazia; ndr). E a suon di banda, mutuandone il coreografico “saltello”, si sono riunite le associazioni garganiche per l’8° incontro dell’Associazionismo Attivo del Gargano (AAG) organizzato da tre associazioni locali: Centro Studi "Martella", "Rimboschiamo Peschici" e "Punto di Stella". “Saltello” che si voleva e si auspicava, per questo ulteriore appuntamento, come propiziatorio di un “salto” di impegno. Tanti i sodalizi convenuti e gli interventi di spessore, a cominciare dalla bella presenza del sostituto (nero) del parroco della Chiesa Madre che ha ringraziato la Madonna, dopo la breve processione sviluppatasi sulla strada adiacente l’Abbazia e terminata alla chiesetta dell’ex cenobio benedettino – ormai priva del tetto, crollato a giugno – e salutato i presenti, fedeli, curiosi e autorità pubbliche.
Tra i fedeli – ben più numerosi delle passate edizioni – la presenza delle donne peschiciane, custodi del culto della Madonna rimasto invariato, che con le loro litanie hanno scandito i passi della processione. Assenti, purtroppo, la colonna sonora che un tempo accompagnava la festa, fatta di bambini con le loro “roc’lë” (leggi al link http://www.puntodistella.it/news.asp?id=2763) e gli uomini dl paese, probabilmente impegnati nelle quotidianità estive dei tempi moderni o distratti dalla voluta “ignoranza” di tradizioni secolari.
Dopo la breve funzione le associazioni che hanno risposto all’appello, capeggiate dalla presidente del peschiciano Centro Studi “Martella”, Teresa Maria Rauzino (foto 1 sotto), entrambi strenui difensori di una struttura abbandonata al degrado, hanno subito richiamato l’attenzione sulla cruda realtà dello stato in cui versano le due chiese, rievocando l’importanza storica e culturale legata al culto e alla festa, ormai ricordata solo da sparuti libri e articoli di giornali locali. Forse per la voce persuasiva della presidente – o merito della Madonna… – o ancora per la bella giornata, i fedeli, come di fronte ai saldi estivi, si sono disposti in fila a ritirare i volantini pubblicitari e firmare la petizione “Salviamo Kàlena”.
Quindi, alle 19.30, tutti nella Sala Consiliare del Comune di Peschici per l’inizio dei lavori dell’AAG. Si è partiti con la proiezione del video-documentario su Càlena realizzato dal team archeospeleologico sannicandrese “Argod”, in occasione di una sua precedente visita all’Abazia, e illustrato dal presidente Giovanni Barrella (foto 2), “ispezione” cui è legata la scoperta della terza triplice cinta sacra, “segno lapideo” al quale si attribuisce simbolicamente una estrema sacralità esoterica a testimonianza dei frequenti pellegrinaggi europei di cui era oggetto il luogo.
Al termine del video il presidente della locale Associazione “Punto di Stella”, Piero Giannini, moderatore della serata, ha letto un comunicato di solidarietà alla manifestazione inviato dall’Associazione salentina “Torre di Belloluogo” e un messaggio di partecipazione dell’Arcivescovo mons. Domenico D’Ambrosio (ex guida della diocesi garganica, di recente trasferito a Lecce). Quindi ha invitato il sindaco di Peschici, Domenico Vecera (foto 3), a portare alle Associazioni presenti il suo saluto, che si è ampliato con l’elencazione dei passi fatti dall’Amministrazione comunale per salvare l’Abazia dal degrado, le difficoltà legate alla proprietà privata del complesso e la conferma che l’impegno del Comune non verrà a mancare fino al recupero definitivo di Càlena.
La serata è proseguita, secondo ordine del giorno, col 21enne carpinese Domenico Sergio Antonacci (foto 4) che ha elencato lo stato di degrado di molte chiese, monumenti e torri che impreziosiscono da secoli il paesaggio garganico e ne caratterizzano il naturale aspetto offrendo un’immagine di unicità e fierezza di un popolo spesso, e a torto, ritenuto “selvatico” eppure portatore di una autoctona cultura legata a terra e boschi – ma sempre proiettata verso il mare – la quale sembra non meritare riconoscimenti istituzionali.
Il secondo punto, suggerito dal 17enne rodiano Giuseppe Bruno (foto 5), si è incentrato sui Sistemi Turistici Locali (STL), di cui ha meticolosamente denunciato una totale mancanza di programmazione turistica legata all’assenza di professionalità di operatori e amministratori pubblici, colpevoli di un turismo approssimativo, poco rispettoso delle regole (abusivismo edilizio), del lavoro, della salute (inquinamento), dell’ambiente (incendi boschivi) e della legalità. A quest’ultimo punto si è collegato l’intervento di un altro giovane, Domenico Maria Mascolo (foto 3, in maglia arancio) di San Nicandro, che ha presentato un documento da sottoporre alla firma di tutte le Associazioni col quale si annuncia l’intenzione dell’AAG di portare avanti la bandiera della legalità – tanto da implementarne la cultura soprattutto fra i giovanissimi – poiché in sua assenza un futuro dell’associazionismo e lo stesso sviluppo del territorio sono impensabili.
Non sono mancati gli interventi. Di seguito le sintesi.
Franco Salcuni (Legambiente, Monte) = L’immagine del Gargano deve discostarsi da quella della illegalità, non nascondendo o tacendo quanto avviene in nome della tutela dell’immagine turistica, tuttavia facendo attenzione a non dare credito alle mistificazioni.
Michele Eugenio Di Carlo (Vieste) = Necessità di andare avanti e pretendere chiarimenti dovuti dalle istituzioni ed enti preposti, affinché sia tutelata la salute dei garganici.
Gaetano Berthoud (Io Sono Garganico, Vico) = Necessario il coinvolgimento dei giovanissimi garganici che si facciano fautori di un’opera di sensibilizzazione sia dell’opinione pubblica sia delle istituzioni a livello regionale e nazionale, offrendo sostegno alle autorità locali (sindaci ed esponenti politici).
Menuccia Fontana (Italia Nostra; foto 6) = Entusiasta di vedere giovani così preparati sui problemi del territorio e felice della loro voglia di mettersi in gioco.
Lazzaro Santoro (Vieste) = Dopo aver elencato gli aspetti scientifico-tecnici a sostegno del documento “Gargano & Legalità”, ha messo in risalto come oggi il turismo nel Gargano occupi il 90 percento della popolazione, direttamente e indirettamente solo per una marginalità dei profitti, mentre questi sono gestiti quasi esclusivamente da poche famiglie.
Giovanni Barella (Argod) = Salutando le associazioni, ha sottolineato quali compiti aspettano l’AAG e come si è gia maturi e pronti a metterli in cantiere tutti insieme.
Anche la polemica, nata sulle sorti di Càlena, ha fatto la sua comparsa tra le Associazioni e l’ex sindaco di Peschici, Franco Tavaglione, cui il moderatore dell’incontro ha rivolto l’invito a mostrare e pubblicare su “Punto di Stella” i documenti che attestino quanto è stato fatto per Càlena nella sua decennale amministrazione e quanto le è stato negato.
Concludendo, il salto di qualità è stato fatto, gli organizzatori si sono reputati unanimemente soddisfatti dell’incontro, che non si è limitato a un rendez-vous informale tra amici, ma ha predisposto l’AAG ad agire e mettere in cantiere progetti, ora decisi tutti insieme, ora proposti da singoli, che nell’associazionismo possono trovare la sede più consona, naturale e ideale. Come accade di solito, si poteva osare di più e quanto rimasto nell’aria dovrà trovare soluzione nei prossimi incontri. Tuttavia, da oggi, l’AAG si pone quale fautore di un cambiamento culturale affrontando soluzioni legate al territorio e influendo sulla vita sociale del Gargano.
Armando Quaglia da puntodistella.it
Fervono i preparativi per l’imminente prima edizione della "Borsa Turismo del Gargano" (BTG), iniziativa che porterà sulla Montagna del Sole un folto gruppo di tour operator internazionali e buyers, interessati a scoprire le bellezze paesaggistiche e le risorse turistiche di cui è ricco il nostro territorio. Dal prossimo 14 settembre, e per tre giorni, gli imprenditori turistici del Gargano avranno modo di confrontarsi con tour operator provenienti da diverse parti d’Europa, interessati a cogliere le opportunità di sviluppo che il territorio è in grado di offrire. Dal turismo balneare all’enogastronomia, dai tour storico-culturali al turismo benessere e offerte ad hoc per i vari segmenti: sono queste le risposte alle esigenze dei propri clienti che i tour operator internazionali cercheranno di trovare tra le città, le strutture turistiche e i paesaggi del Gargano.
Molti dei buyers coinvolti includono già la Puglia all’interno della propria offerta, alcuni specificatamente il Gargano, ma comunque tutti interessati ad arricchire la propria offerta includendo strutture turistiche e città garganiche. I consorzi turistici che, in collaborazione con il consorzio "Gargano Mare" di Vieste e l’ausilio della "Mgf Comunicazione e Immagine" di Lucera, hanno dato vita ad un mirato programma, centrato sul momento commerciale che si svilupperà nel corso di un apposito workshop con un confronto diretto fra domanda ed offerta. Prevista, inoltre, una serie di escursioni sul territorio.
Le aziende che partecipano al BTG sono strutture alberghiere, residence, villaggi, agriturismi, bed and breakfast, campeggi così da offrire un’ampia selezione dell’offerta turistica garganica. Ai buyers stranieri saranno proposte degustazioni di prodotti tipici locali, per favorire anche la promozione delle aziende agroalimentari del territorio, in un’ottica sempre più orientata a sottolineare il connubio tra cibo e turismo.
Non mancheranno, ovviamente, i momenti istituzionali, con la presenza dei rappresentati degli Enti locali, provinciali e regionali, per un momento di riflessione e di programmazione riguardo al "brand Gargano" che può aprirsi a nuovi mercati proprio con la "Borsa del Turismo del Gargano" che ambisce a divenire un appuntamento fisso sul territorio.

LE CIFRE DELLA 14.a EDIZIONE DEL CARPINO FOLK FESTIVAL
Superati i 50.000 spettatori in Piazza del Popolo e i 270.000 su Telenorba.
Meno finanziamenti meno spettacoli, ma il Carpino Folk Festival 09 regge alla crisi, confermandosi come appuntamento fisso per tutti i buongustai che amano anche la musica di tradizione.
Tutte le serate sono state apprezzatissime dal pubblico e, per i concerti, la Piazza del Popolo di Carpino è sempre risultata affollata, totalizzando precisamente 53.700 spettatori. Segno che i record del 2008 sono raggiungibili e superabili.
Se la riduzione importante dei finanziamenti ha comportato una riduzione drastica delle giornate dei concerti da 5 a 3, non è avvenuta una corrispondente riduzione delle presenze, anzi percentualmente gli spettatori sono aumentati. Sintomo che dà ragione alle scelte operate dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival sugli artisti coinvolti e la qualità dei progetti proposti, nonché le importanti collaborazioni avviate col Conservatorio Statale di Musica “UMBERTO GIORDANO” dI Foggia e Rodi Garganico, col Coro Polifonico “STEFANO MANDUZIO” di San Nicandro Garganico, con l’Archivio Sonoro della Puglia e con la Fondazione De Andrè.
Al successo in Piazza si è aggiunto quello della diretta televisiva di Telenorba.
Secondo l’auditel, i contatti diversi ottenuti dal Carpino Folk Festival sulla tv Telenorba dalle 21,15 di sabato 8 agosto alle 2 di domenica 9 sono stati oltre 270.000.
Molti i giornalisti e i fotografi accreditati.
Boom di visite anche per il portale online del Carpino Folk Festival che dalla sua nascita ha cosi quasi raggiunto i 2 milioni di visitatori, con contatti da tutto il mondo.
Questa edizione è stata anche l’occasione per sondare questa numerosa tribù eterogenea che segue il festival.
Somministrato nelle serate del 6, 7 e 8 agosto il questionario di gradimento ci dice che i frequentatori del festival sono per il 55% uomini e 45% donne. Per il 36% di età fino ai 24 anni, il 22% tra i 24-34 anni e un altro 36% fra i 35-53 anni.
Il 54% è diplomato e il 46% ha una laurea. Il 38% è un lavoratore dipendente, il 33% è uno studente e il 16% un libero professionista.
La loro provenienza è per il 48% all’interno del raggio dei 100km da Carpino, poi vi è un altro 15% sopra i 100km ma comunque pugliese, oltre il 35% non è pugliese e proviene dalle altre regioni italiane e il 2% proviene dall’estero.
Il 60% viene sul Gargano per il Carpino Folk Festival e il 40% è già sul posto per le sue vacanze.
Per il 98% il giudizio sul festival è almeno positivo.
La gratuità è la forza principale solo per l’11%; mentre il 33% considera importantissimo il ruolo del festival nella valorizzazione dei beni culturali immateriali; il 29,5% invece tiene in considerazione la funzione di promozione del territorio e un altro 12% prende in considerazione il divertimento.
Come punto di debolezza viene vista la mancanza di parcheggi per il 33%, l’eccessivo affollamento per il 17,5% e la carenza dei trasporti per il 14%. Solo il 6,35% considera un problema l’ordine pubblico. Oltre il 22% vede altri punti deboli, tra cui il 3% il basso livello qualitativo dell’evento (molto denunciato il problema della mancanza di strutture di accoglienza gratuite o a basso costo).
L’88% percento considera il Carpino Folk Festival un forte stimolo a conoscere altri luoghi/beni/eventi del territorio. Per il 98% si tratta di un evento efficace per la promozione turistica del Gargano/Puglia ed il 93% ritiene che contribuisca fortemente nel creare un immagine positiva del territorio.
Il 60% ha rinunciato a fare altro per esservi presente ed il 76% dichiara di aver già partecipato ad altre edizioni del festival confermando la riuscita della fidelizzazione operata in questi anni.
Per il 41% il motivo per cui vengono al Carpino Folk Festival è la voglia di esserci, per il 36% per gli spettacoli proposti, per il 14% la curiosità e per il 9% per essere un occasione di socializzazione.
Venendo ai dati economici il 31,2% dichiara di aver pernottato in una delle strutture del Gargano. Il 29% per almeno due giorni, mentre oltre il 70% per oltre tre giorni confermando che si viene per il festival e non per il singolo spettacolo.
Ma il dato sorprendente è che il 44,44% dichiara di rimanere anche dopo il festival e il 22% di aver pernottato anche prima del festival spendendo in media per l’alloggio 21,70 €uro e altri 32,94 €uro per altre spese, quindi 54,64 €uro al giorno (ben oltre quanto stimato per il 2008 nel rapporto su "L’impatto economico del Carpino Folk Festival" – Pubblicazione Carpino Folk Festival, Luglio 2009).
Con tutti questi dati resta il tema, più volte posto dal Carpino Folk Festival, di uno spazio adeguato, un Auditorium anche per il Gargano.
Grande successo, infine, ha avuto la campagna "Vivi la Strada" per l’educazione e la sicurezza stradale promossa dall’Amministrazione Provinciale – Assessorato ai Trasporti – di Foggia condotta nell’ambito della nostra manifestazione ed in collaborazione col Consorzio 5FSS. L’opera di sensibilizzazione realizzata dall’Associazione "Vivi la Strada" e i controlli preventivi coll’etilometro hanno ridotto sensibilmente le infrazioni al codice della strada risultanti di fatto quasi irrilevanti rispetto alle migliaia di ospiti della manifestazione.
Dalle cifre alle note
La quattordicesima edizione del festival della musica popolare e delle sue contaminazione, promosso dall’Assessorato al Mediterraneo e dell’Assessorato al Turismo della Regione Puglia, dalla Provincia di Foggia, dal Comune di Carpino, dal Parco Nazionale del Gargano, è stato organizzato secondo gli standard di eccellenza che hanno caratterizzato le ultime edizioni nell’ambito del Five Festival Sud System dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival in collaborazione con l’Azienda di Promozione Turistica di Foggia e la Fondazione Banca del Monte Domenico Siniscalco Ceci di Foggia e col sostegno della Birra Dreher.
L’entusiasmante avvio della manifestazione è avvenuto a Largo San Nicola con la proiezione del video/documento "Sentite buona gente", con la presentazione del libro "Il ritorno della taranta" di Vincenzo Santoro e il concerto acustico di Gianni Amati e Annamaria Bagorda. Ancora sempre a Largo San Nicola la tradizionale Notte di Chi Ruba Donne e i Concerti della Tradizione dei Rareca Antica – Canzoniere vesuviano, dei Petriò mmia – Canti e saltarelli marchigiani e dei Cantori di Carpino con Antonio Piccininno e le Serenate e le tarantelle alla carpinese. Rammarico resta per il meeting organizzato per i suonatori di chitarra battente. Purtroppo la pioggia ha interrotto la serata prima ancora di iniziare sulla proiezione del video di Andrea Sacco a cura di Giuseppe Michele Gala.
Numeroso il pubblico in Piazza del Popolo per i concerti: Terre Tumare” di Anna Cinzia Villani, Massimiliano Morabito, Davide Conte e Mauro Semeraro; “Canti di miniera, d’amore, vino e anarchia” di Simone Cristicchi e Il Coro dei minatori di Santa Fiora; Progetto Speciale Carpino Folk Festival 2009 di Guglielmo Pagnozzi & Voodoo Sound Club con il Collettivo Musicale Carpinese e il l’ospite speciale Teo Ciavarella.
Apprezzatissimi dal pubblico, novità di questa edizione del Carpino Folk Festival, gli omaggi del Carpino Folk Festival. David Riondino ha riproposto La Buona Novella di Fabrizio De’André che ha visto la straordinaria partecipazione, per complessivi 60 elementi sul palco, della Banda del Conservatorio Statale di Musica “Umberto Giordano” di Rodi Garganico e del Coro Polifonico Stefano Manduzio di Sannicandro Garganico. Quindi Rita Botto ha reso degnamente omaggio alla Sicilia di Rosa Balistreri e al nostro pugliese Domenico Modugno e Rosapaeda ha dedicato il suo concerto a Miriam Makeba e a Roberto Murolo ricevendo numerosi scrosci di applausi.
Infine “standing ovation” per le note poetiche di Giovanni Mauriello, l’inimitabile Teresa de Sio e l’esibizione dei Cantori di Carpino che hanno spento le luci su questa edizione del Festival.
Arrivederci al Carpino Folk Festival n.15 sul Gargano nella prima decade di agosto 2010.
Saverio Serlenga (ondaradio.info)
Le origini di San Marco in Lamis sono tuttora incerte. A differenza di altri centri garganici, per qualche oscuro motivo, i dubbi sulla sua nascita e sulla sua evoluzione rendono difficoltoso il lavoro dello storico che deve assemblare i pochi pezzi di storia finora accertati.
Una tra le leggende locali narra di alcuni pastori nomadi i quali con i loro porci vagavano alla ricerca di un posto sicuro che potesse difender loro dalle bestie selvatiche e che potesse dar loro ottima ospitalità. Costoro, in seguito, data la posizione strategica e l’abbondanza di acqua iniziarono a costruire il primo centro storico su delle palafitte, l’attuale “Padula”. Tra le tante leggende, questa è la più in voga e forse in parte vera dato che è dimostrato che nella valle dello starale vi era un alveo e che alcune case del centro storico hanno antiche fondamenta in legno, anche la chiesa della Collegiata è stata fondata su pali di legno. Altre leggende narrano di alcuni fuggitivi che trovarono rifugio nella nostra valle e che fondarono il primo insediamento. Non è dato sapere chi fossero questi fuggitivi. Il Fraccacreta riporta che i cittadini della antica Arpi fuggendo dalla città in procinto di essere distrutta si fossero rifugiati sui monti dando vita a San Marco In Lamis e Rignano Garganico. Vi è anche qualcuno che ipotizza la versione di Saraceni fuggitivi che dalle coste si spinsero nell’entroterra per scampare alla morte. Se è vero che nelle leggende vi è sempre qualcosa di vero bisognerebbe verificare per mezzo di validi documenti storici ognuna di queste. Impresa ardua tuttora intentata. Purtroppo, da un punto di vista meticolosamente storico, quanto viene riportato è molto discutibile. Si suole scrivere che le origini della città di San Marco In Lamis risalgono all’incirca all’anno mille e che la sua storia è legata strettamente a quella del convento di San Matteo. Le basi di tale teoria derivano dallo scritto del notaio Giuliani “Storia statistica e vicende della città di San Marco In Lamis”, che storico non poteva definirsi. Inoltre ciò è confermato dall’insigne preside Pasquale Soccio, il quale nonostante le sue indiscutibili qualità poetiche e letterarie, si basava su fondamenti preconcetti privi di ogni riscontro storico. La verità è che nessuno nel corso della nostra storia ha mai osato andare oltre, forse per malavoglia o forse per evitare lo scontro con i pochi detentori della cultura locale, arroccati sulle loro posizioni e pronti ad attaccare coloro i quali mettono in discussione il loro operato. In effetti gli archivi comunali non sono mai stati spulciati e valorizzati come in altre parti, ma nel corso degli anni spesso si è verificato un vero e proprio stupro, con la sottrazione di importanti documenti dal valore storico inestimabile da parte di privati cittadini che hanno preferito farne dei cimeli invece di mettere il tutto a disposizione della collettività. Quanto detto finora, ha portato alla irreversibile validazione storica di quella che potrebbe essere una storia molto diversa da quella propinataci fino ad oggi. In questi giorni ho avuto la conferma che quanto mi accingo a riportare non è solo una mia folle teoria ma una semplice deduzione scaturita da riflessioni e contraddizioni palesi che nel corso della mia breve esistenza mi hanno sempre accompagnato. Potrei iniziare con una domanda che si pongono spesso anche i bambini delle scuole elementari: “Perché il nostro paese si chiama San Marco In Lamis e perché il gonfalone è simile quello della Serenissima Repubblica di Venezia, ovvero il leone di San Marco?”Qualcuno vi ha mai dato una risposta concreta? Credo di no, neanche a me l’hanno mai data. […]
di Ludovico Centola (http://www.sanmarcoinlamis.eu)
3 milioni di euro. A tanto ammonta l’importo di finanziamento che la Giunta Regionale pugliese ha stanziato, con specifica delibera, nel bando predisposto dall’Assessorato al Lavoro a sostegno dell’occupazione e in favore delle imprese che operano in Puglia e che assumono giovani disoccupati e inoccupati.
L’obiettivo è di contribuire a ridurre le condizioni di svantaggio nell’accesso al lavoro che contraddistinguono le regioni meridionali e con esse il fenomeno della precarietà.
Per questo la Regione stanzia con il bando incentivi finalizzati all’assunzione a tempo indeterminato in favore delle imprese che hanno assunto dal 1 gennaio al 31 dicembre 2009 con contratti a tempo indeterminato non inferiori a 30 ore settimanali.
Il contributo della Regione non potrà superare i 12.000 euro a nuovo assunto. Le domande potranno essere presentate dal giorno della pubblicazione del bando sul BURP fino all’esaurimento delle risorse finanziarie.