L’unica etichetta di popular music attiva a Cremona, “città della musica”, dopo l’ottimo ritorno sulle scene discografiche dello storico gruppo I Giorni Cantati di Calvatone, documenta l’esperienza di una giovane band originaria del Salento, terra salita in anni recenti alla ribalta delle cronache del folk (e non solo).
I Khaossia, sestetto che tradisce sin dal nome la sua vocazione ‘world’, prende spunto dal fenomeno dell’emigrazione per collegare idealmente l’esperienza di alcuni dei suoi musicisti, trapiantati a Cremona per frequentare la facoltà di Musicologia, a quella di Ignatius Jerusalem, maestro di Cappella del Settecento che dalla nativa Lecce emigrò per affermarsi in Messico come compositore di musica sacra.
Luca Ferrari
Neanche un anno dopo "Blu", Lino Straulino torna tra noi con un’altra piccola perla. "La bella che dormiva" è una raccolta di ballate popolari del nord Italia e in particolare del Nord-Est, cantate in italiano. "E’ un’operazione decisamente demodé – scrive Ignazio Macchiarella nelle note introduttive dell’album – poco attraenti musicalmente (melodie assia semplici, continuamente ripetute) e con i testi sempre quelli su donnelombarde, cecilie e pescatori". Qual è allora il motivo di questo interesse continuo? Il fatto che la ballata è l’emblema del raccontar cantando è il primo passaggio obbligato di chi pensa di aver qualcosa da dire (come dimostrano le ballate politiche o di protesta). Il valore, conclude Macchiarella, sta nell’esecutore. Non son d’accordo quasi in niente col Macchiarella, se non in punto: il valore sta nell’esecutore. E Lino Straulino è un grande performer.
L’Ass. Culturale Carpino Folk Festival con la presente ringrazia il Presidente del Gal Gargano, Nicola Abatantuono, per l’attestazione di stima manifestata nei nostri confronti e si augura, e ne è certa, che saprà distinguere i giornalisti dai giornalai. Infatti l’Ass. ha manifestato amarezza per non aver visto finanziato un proprio progetto a cui tiene in modo particolare, ma nel nostro comunicato stampa (di cui è possibile leggere a questo indirizzo: http://carpinofolkfestival.splinder.com) non vi era da parte nostra nessuna vena polemica.Ufficio Stampa
Associazione Culturale
Carpino Folk Festival
CARPINO (FG). Il Presidente del Gal Gargano, Nicola Abatantuono, interviene sulla polemica innescata dall’Associazione “Carpino Folk Festival” a proposito di un mancato finanziamento a favore della rassegna musicale che si svolge nella prima decade di agosto nel centro garganico. “Il Gal non ha mai boicottato il Carpino Folk Festival – ha precisato il presidente -, tant’è che abbiamo deciso di coinvolgere l’associazione nell’imminente gemellaggio con il Libano”. L’associazione Carpino Folk Festival ha recentemente partecipato ad un bando sulla promozione del territorio. La domanda è stata ammessa, ma non è stata finanziata per mancanza di fondi. “Il Gal – aggiunge Abatantuono – non elargisce contributi, ma è uno strumento che utilizza i finanziamenti comunitari per la promozione e lo sviluppo del nostro territorio, e nella valutazione dei bandi si avvale di una commissione di esperti che analizza le domande e stila una graduatoria ben precisa. Quindi non si può assolutamente affermare che il Gal Gargano ha boicottato il Carpino Folk Festival solo perché l’associazione non è entrata in graduatoria. A testimonianza che siamo vicini agli amici di Carpino, abbiamo coinvolto l’associazione nell’ambito dell’Asse 2 del Leader Plus (progetto di cooperazione traslnazionale che vede il Gal Gargano partner del Libano) che prevede l’abbinamento del Carpino Folk Festival con le attività culturali che si svolgono nella città di Byblos”. da garganopress
A quattro anni di distanza dall’omonimo album di debutto, ecco un nuovo disco di cover riarrangiate da una banda di ottoni e percussioni formata da musicisti giovanissimi, una trentina di elementi messi insieme dal maestro Luciano Russo, con la collaborazione e benevola protezione di Daniele Sepe. Questa volta non poteva mancare la magistrale versione della Tarantella del Gargano.
Una banda etno-metropolitana itinerante con un repertorio tra i più vari, divertenti e improbabili, che spazia da Nino Rota a Bob Marley, da Viviani a Prince passando per Jannacci e J. Brown; ed è proprio grazie a questa grande varietà che il nuovo disco la cattura fin dal primo ascolto, un risultato nient’affatto scontato per una banda di ottoni.
La Contrabbanda, nata d’impulso, durante un sogno su un tavolino di piazza Bellini, in un freddo febbraio del 2000, riunisce 26 ragazzi educati alla musica da Luciano stesso in una piscina senz’acqua.
L’ensemble napoletano è composto da non professionisti che suonano però sul serio, studiando e provando ore ed ore mossi da una sola pulsione – l’amore per la musica – ed un unico sogno comune quello di creare una grande banda metropolitana di strada.
Il GAL Gargano ha pubblicato le graduatorie dei beneficiari ammessi a finanziamento nell’ambito delle Misure del Piano di Sviluppo Locale. Non c’è il progetto dell’Ass. Culturale Carpino Folk Festival.
Il nostro progetto prevedeva di realizzare nell’ambito della XII edizione del Carpino Folk Festival un omaggio alla Tarantella del Gargano di modo da costringere tutti a rifare i conti con la tradizione di Carpino e dei comuni del Gargano, confrontandola con le tradizioni di altre aree geografiche dell’Italia. L’omaggio si doveva concretizzare nella realizzazione di una serata magica, in cui partendo dalle Terre del Gargano si voleva ripercorrere modi e forme espressive del patrimonio etnomusicale di gran parte dell’Italia che, nella pur grande varietà di espressioni regionali, sono comuni alla storia e alla cultura delle tradizioni popolari.
La serata magica, denominata “La Notte di chi Ruba Donne”, è quella in cui a Carpino si gira (va) per il paese a “fare innamorare le donne alla finestra", la notte dei sonetti fatti a serenate.
È questa la sezione del Carpino FOlk Festival in cui si intende dare ampio spazio alla musica popolare amata dagli studiosi, quella degli autentici interpreti, che in gergo sono definiti, “i cantori” o i “cantatori”. È in questa sezione che si possono realizzare le migliori condizioni per mettere a loro agio gli anziano cantori non abituati alla carnalità del grande pubblico che tuttavia con essi vuole ad ogni costo interloquire.
Niente da fare, il contributo richiesto al Gal Gargano per coprire i costi di questa notte magica non è arrivato – altri sono i progetti considerati prioritari dalla commissione di esperti chiamati a giudicare.
Ma tranquilizziamo tutti, l’Ass. Culturale Carpino Folk Festival pur fortemente amareggiata non demorde "La Notte di chi Ruba Donne" si farà lo stesso, non si può negare a Carpino, ai suoi Cantori e ai loro appassionati questa festa davvero unica, di grande richiamo turistico e di forte coinvolgimento dei cittadini, occasione di scoperta del paese e dei suoi tesori, ma anche occasione di incontro con la cultura popolare di diverse località italiane. La scorsa edizione de La Notte di chi ruba donne ha registrato un’eccezionale successo di pubblico, portando migliaia di visitatori nel nostro paese testimone della maggior parte delle raccolte etnomusicologiche di maggiore rilievo operate sul Gargano, dando vita ad un’esperienza collettiva unica, che ha messo in risalto tutta la vitalità artistica e culturale della musica popolare di questo territorio.
Dite la vostra nella Comunità del Carpino Folk Festival
Foto di Angelo Tundis
Ufficio Stampa Associazione Culturale Carpino Folk Festival

Sotto la direzione di Massimo Lonardi Conserto Vago propone una scelta di diciotto ‘villanelle’ dall’ampio repertorio risalente alla prima metà del Cinquecento. L’iniziativa, prodotta dalla rivista di musica classica Amadeus (edizione speciale allegata al n. 12/2006 in edicola proprio in questi giorni), presenta una registrazione inedita dell’ottobre 2005 suonata dal gruppo con “l’utilizzo di strumenti antichi suonati secondo la prassi esecutiva dell’epoca” (Lonardi), frutto di una approfondita ricerca “delle fonti musicali, letterarie e iconografiche originali”. Affidate alla voce soprano di Renata Fusco, già nel gruppo di Roberto de Simone, alcune delle villanelle (“Che sia maledetta l’acqua sta matina”, “Madonna tu mi fai lo scorrucciato”, “O vecchia tu che guardi le stelle”…) impongono fatalmente un raffronto con le conosciute versioni rese celebri dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare negli anni settanta (*) e dallo stesso de Simone in questi ultimi anni: e se nella rielaborazione ‘folk’ del grande ricercatore napoletano era risultata assolutamente preponderante l’espressività ‘fisica’ nell’interpretazione, qui è l’esecuzione controllata a caratterizzare i brani, la ricerca di un equilibrio prima formale.
Il 24 dicembre concerto dei Larg@Criminale.
Il gruppo "L@RGO CRIMINALE" nasce dall’attenzione che i ragazzi hanno nei confronti della MUSICA popolare. Il gruppo è composto da giovani che frequentano il conservatorio e da altri che, amando la musica, hanno trovato con essa il mezzo per riunirsi in una zona del centro storico, largo calvario, nei pressi cui è situato vico criminale, da cui il nome della banda. Attenzione e amore per il proprio territorio hanno guidato le scelte musicali di questi giovani. IL Live set che il gruppo propone è un vero e proprio "funerale" (alla musica) fatto di pianti e disperazione, pompe funebri e crisantemi, ma che in un lasso di tempo è pronto a diventare esattamente il contrario, una festa fatta di colori, di luci, di musica e balli. Ad uno ad uno gli strumenti escono dalla "bara", le note prendono forma il ritmo diventa sempre più frenetico ed energico un segno chiaro che la musica popolare deve continuare a "vivere" con tutte le sue nuove e future CONTAMINAZIONI.
"E’ tanto tempo che non recantavo" è la seconda raccolta della collana "I Suoni del Lazio" nata dalla collaborazione fra la Regione Lazio-Assessorato Cultura, Spettacolo e Sport, la Discoteca di Stato e Finisterre (FTCD35). Contiene 35 canti e musiche tradizionali raccolte da Ettore De Carolis e ha come protagonisti alcune famiglie "storiche" di suonatori e cantori della provincia di Roma (citiamo ad esempio i Cecchetti di Marcellina, i Marsella di Velletri, i Passacantilli di Vicovaro ed altri ancora).
Questo album intende mettere in primo piano contadini e pastori, soliti accompagnare con il canto il proprio lavoro. Si pensi, ad esempio, al duro impegno della mietitura, che sembrava meno faticoso se accompagnato da canti che ne assecondavano il ritmo ("E mètete mètitori", "A la mètitora"…); oppure alle lunghe giornate trascorse dal pastore lontano da casa con la sola compagnia del suo gregge ("Gliu pecoraru revòta revòta"…); o ancora ai momenti di serenità trascorsi in compagnia, dove si dava corpo a sentimenti di ironia, di gioia o anche di nostalgia.
L’ascolto evidenzia il ruolo importante rivestito dalla zampogna; essa, ormai scomparsa dopo essere stata lo strumento musicale più importante di quella civiltà, accompagna molte delle tracce contenute nella raccolta ("Serenata a la zampogna", "Saltarello zampognaro", "E quanto soni bene", "Fiorin Fiorello", "A la pastora, a Fiano…..e a Jenne"), una delle quali consiste addirittura in una descrizione delle parti costitutive di questo strumento ("La zampogna di Passacantilli").
Scopo della raccolta non è solo quello di riflettere sul valore di una tradizione che sembra sul punto di scomparire, ma anche di salvaguardare e promuovere modi di espressione (ad es. il canto tradizionale accompagnato da uno strumento tipico come la zampogna) che possono ancora suscitare interesse nelle nuove generazioni, ovvero richiamare alla memoria sonorità relative ad attività lavorative ormai desuete ( "Nomi di bovi", "A la carrara", "E tutte le barrozze", "E so’ camminato", "Cavallaro in azione").
Anche grazie alla lettura delle schede informative curate da Ettore De Carolis che completano la raccolta, emerge infatti che gli interpreti, pur avendo abbandonato il mondo contadino per diverse esperienze lavorative, hanno tenuto a conservare la tradizione del canto, che considerano non solo un intrattenimento o un diletto ma una naturale inclinazione.
Si segnala, infine, dal punto di vista metrico, la presenza di due tracce in Ottava rima ("Contrasto tra nullafacente e lavoratore" e "Poeti in Ottava rima di Artena", quest’ultimo come video allegato), che testimonia la persistenza di una tradizione letteraria anche nel canto popolare.
Carpino vivrà dunque, di nuovo, questa festa davvero unica, di grande richiamo turistico e di forte coinvolgimento dei cittadini, occasione di scoperta del paese e dei suoi tesori, ma anche occasione di incontro con la cultura popolare delle diverse località italiane.
"Da 11 anni – Luciano Castelluccia, direttore artistico – siamo impegnati a organizzare “Il festival della musica popolare e delle sue contaminazioni”, un festival che ha promosso nel mondo e non soltanto in Italia l’immagine del Gargano e delle sue “belle anime” e che ha nel contempo svolto una efficace azione di marketing, ma anche e soprattutto una sperimentazione di stili musicali, ritmici, culturali risultati essere di grande interesse per gli artisti e gli studiosi del settore. Oggi, però, l’Associazione è convinta che ci può essere e ci deve essere anche un altro modo per espletare la sua missione. E questo è l’altro versante sul quale intende concentrare l’attenzione. L’altro versante è quello della ricerca sul campo, che oggi, a differenza di decenni fa, si può fare e fare bene perché si hanno a disposizione tutta una serie di tecnologie che consentono di salvare quello che rimane del timbro, del ritmo, della fonicità dei nostri cantori.
Negli ultimi tre, quattro anni molti di questi custodi della musica e della cultura popolare sono già deceduti. Siamo oramai in una fase estrema: o questa fonicità che ancora rimane nel canto popolare riusciamo a salvaguardarla, a recuperarla attraverso le tecnologie, il “salvataggio tecnologico” oppure man mano queste persone anziane passeranno a miglior vita perderemo il testimone più importante, al quale fare riferimento per salvaguardare appunto questo patrimonio di cultura popolare e di musica popolare".
"Due grandi progetti – Mattia Sacco, presidente dell’associazione -, che speriamo ricevano subito l’approvazione, non solo della Regione Puglia, ma anche di tutte le altre amministrazioni locali, per poter pienamente realizzare quanto ci proponiamo di fare: da una parte la valorizzazione del patrimonio culturale delle nostre terre attraverso la XIIª edizione del Carpino Folk Festival e dall’altra la salvaguardia di questo immenso patrimonio attraverso la ricerca sul campo, la trasmissione alle nuove generazioni e la riproposizione di un repertorio contadino sempre più defunzionalizzato e a rischio di estinzione".