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cantori di carpino

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Chi suona e canta non muore mai

Salvati i brani della tradizione pugliese. Lunedì l´inaugurazione
ANTONELLA GAETA
GIOVEDÌ, 26 MARZO 2009 LA REPUBBLICA Bari

Andrea Sacco, anziano cantore di Carpino, ne aveva fatto una massima di vita: “Chi suona e canta non muore mai”. Ma il patrimonio sonoro della tradizione pugliese ha rischiato molte volte di morire, dissolto nell´indifferenza, ignorato dalla cattiva cultura. Intanto, studiosi indipendenti hanno continuato a registrare, catalogare, inventariare e, dunque, a preservare canti, nenie, serenate, tesori. Poi sono venuti gli anni della riscoperta e le piazze si sono riempite di quegli stessi suoni che adesso sappiamo riconoscere e (forse) amare. Il momento giusto, insomma, per un bell´Archivio sonoro della Puglia che lunedì sarà inaugurato alla Cittadella della cultura di Bari. Con una festa straordinaria che, tra Biblioteca nazionale e Archivio di stato, schiererà sessanta cantori della tradizione, da Grumo a Zollino, da San Giovanni Rotondo ad Altamura.
Grande risultato l´archivio che porta la firma di un caparbio e appassionato etnomusicologo, Vincenzo Santoro, dell´associazione Altrosud di Mimmo Ferraro con il sostegno del ministero per i Beni culturali e dell´assessorato alla Cultura della Regione. Tre le postazioni che, al momento, saranno allestite nella Biblioteca nazionale, terminali soltanto della ricerca. Perché l´ottimo sito http://www.archiviosonoro.org/puglia offre agili possibilità di consultazione da casa (la parte tecnica la cura il laboratorio Leav dell´Università di Milano). Basta inserire nel motore di ricerca il titolo di un pezzo, il nome di un´artista, di un ricercatore e si apre mezzo secolo di storia sotto gli occhi. Voci antiche si schiudono assicurando l´effetto viaggio nel tempo come accade con la festa di san Rocco in Salento raccolta da Diego Carpitella. Un affaccio su un mondo scomparso.
Sul sito si ha tutto a disposizione con assaggio di ascolto da 40 secondi. Per completarlo occorre raggiungere Bari. A disposizione, per il momento ci sono 1500 pezzi catalogati, ma quando l´archivio andrà a regime ce ne saranno 4000 e il successivo passo sarà quello di decentrarlo in sedi territoriali. E veniamo al patrimonio catalogato che va dalla primissima campagna mai effettuata nel 1950 dal tarantino Alfredo Majorano alle celeberrime campagne di ricerca di Alan Lomax e Carpitella nel 1954, passando per rarità come le registrazioni del ´64 di Leo Levi nella comunità neo-ebraica di Sannicandro Garganico e attraverso l´esplorazione del tarantismo lungo gli anni Sessanta di Annabella Rossi, fino alle più recenti rilevazioni sulla Murgia di Massimiliano Morabito, Annamaria Bagorda e Gianni Amati. Sette in tutto i fondi a disposizione. Quello dell´Accademia nazionale di Santa Cecilia con 467 documenti di Lomax-Carpitella e di Remigio De Cristofaro tra ´54 e´66. Il fondo De Carolis dedicato a Sannicandro Garganico e Carpino. Il fondo Leydi, uno dei più ricchi, depositato nel 2003 in Svizzera, con quarant´anni di rilevazioni dal ´64 al 2000 su tutto il territorio regionale. Il fondo Profazio che offre delle rarità su Matteo Salvatore che lo stesso Otello Profazio registrò nel corso di trasmissioni radiofoniche negli anni ´60. E, ancora, il fondo Rinaldi realizzato alla fine degli anni Settanta da Gianni Rinaldi e Paola Sobrero con un´inchiesta sulla memoria storica dei braccianti del Tavoliere. E, per finire, i più recenti, il fondo Morabito e l´Amati-Bagorda composto percorrendo dagli anni Novanta, Puglia centrale e Murgia. Tre le macro-aree di suddivisione: Capitanata, Puglia centrale e Murgia, Salento che consentono anche un passaggio attraverso il lavoro di ricerca di fondamentali studiosi come Ernesto De Martino, Giovanna Marini, Gianni Bosio, Brizio Montinaro, Salvatore Villani, Luigi Chiriatti, Ivan Della Mea, Clara Longhini.

I Cantori Di Carpino su RAI 1 Effetto Sabato del 07 Marzo 2009

INAUGURAZIONE ARCHIVIO SONORO DELLA PUGLIA

Bari, 30 marzo ore 18, Cittadella della Cultura (Biblioteca Nazionale, Archivio di Stato), via Oreste Pietro 45

Dalle campagne di ricerca di Alan Lomax e Diego Carpitella nel 1954 alla documentazione di questue pasquali tuttora in uso alle porte di Bari, finalmente fruibili per studiosi ed appassionati

Un’impressionante quantità di documenti sonori di straordinario valore culturale tra i quali le raccolte dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, lo sterminato archivio di Roberto Leydi, depositato in Svizzera presso il Centro di Etnografia e Dialettologia di Bellinzona, i Fondi Giovanni Rinaldi e Otello Profazio e le recentissime rilevazioni di Giovanni Amati, Annamaria Bagorda e Massimiliano Morabito.

Intervengono: Silvia Godelli (assessore alla cultura Regione Puglia), Domenico Ferraro (presidente Altrosud), Vincenzo Santoro (coordinatore progetto), Maurizio Agamennone (consulente scientifico), Giovanni Rinaldi (direttore Casa Di Vittorio Cerignola) e Nicola Scaldaferri (responsabile LEAV-Università di Milano).
www.archiviosonoro.org/puglia

A seguire: "Chi suona e canta non muore mai"
rassegna di musiche tradizionali
a cura di Giovanni Amati e Annamaria Bagorda
Con il rimando a una celebre massima di Andrea Sacco, una rappresentazione dei generi e repertori tuttora in uso in Puglia, attraverso esecutori tradizionali presenti nelle raccolte dell’Archivio.

I Passiuna tu Christù la Passione delle comunità grecaniche – Zollino (LE)
Antimo Pellegrino è l’ultimo erede di una celebrata famiglia di cantatori della Passiuna tu Christù, lungo canto delle comunità grecaniche del Salento, eseguito e mimato da due cantatori che si alternano, accompagnati da una fisarmonica e un portatore di palma. Oggi, decaduta l’originaria funzione di canto di questua, la Passione di Cristo viene cantata la mattina della domenica delle Palme e la mattina del Sabato Santo, momenti molto attesi dalla comunità zollinese che in queste occasioni reinsalda i legami con la propria identità culturale.

Il Venerdì Santo dell’Alta Murgia – Grumo Appula (BA)
In alcune comunità dell’Alta Murgia è ancora il canto del Venerdì Santo eseguito a più voci da un folto gruppo di uomini tutti i venerdì di quaresima, fino al momento della processione dell’Addolorata. La carica emotiva, che conferisce al canto una forza espressiva di straordinaria intensità, e mestizia del periodo caricano l’aria una drammaticità quasi tangibile.

I fornai, tarantelle e canti di questua natalizia dell’Alta Murgia – Toritto (BA)
La notte dell’antivigilia di Natale, gruppi di suonatori e cantatori eseguono la questua con una lenta e cadenzata tarantella cantata, accompagnata in passato con la chitarra battente, oggi sostituita dalla fisarmonica e dalla chitarra francese. L’arrivo della squadra, viene annunciato dal grido, anticamente utilizzato dai garzoni dei forni pubblici, che riecheggia forte tra i vicoli del paese, in un atmosfera festosa che dura fino all’alba.

Lu Lazzarenu e le matinate, canti di questua pasquale del Salento jonico, Famiglia De Prezzo – Sannicola (LE)
Nei paesi dell’arco jonico e dell’entroterra basso-salentino la notte del sabato che precede la domenica delle Palme, gruppi di cantatori, accompagnandosi con l’organetto o con la fisarmonica, eseguono un lacerante canto di questua per poi ripetere il giro delle famiglie visitate la notte del Sabato Santo dopo la resurrezione di Cristo, per ringraziarli cantando matinate, con lo scopo di omaggiare anche la donna amata. I Fratelli De Prezzo sono tra i più stimati e tenaci depositari di questi canti appresi per tradizione familiare, detentori di una vocalità antica, nonostante la loro giovane età.

Canti all’organetto e sul traino dalla Valle d’Itria, Famiglia Zizzi – Cisternino (BR)
Tre generazioni della famiglia Zizzi i talegrë , da sempre trainieri, allevatori, commercianti di cavalli suonatori e cantatori. Rappresentano un raro caso di continuità familiare, mai interrotta, sono infatti eredi ed eccezionali esecutori degli stili di canto e di ballo sull’organetto, e canti legati al loro mestiere, tuttora apprezzate e funzionali alla vita sociale delle comunità rurali nei momenti di convivialità.

Il Sabato Santo – canto di questua pasquale della Valle d’Itria, Coniugi Albanese – Cisternino (BR)
Nella Valle d’Itria dal pomeriggio del Sabato Santo alla mattina di Pasqua coppie di suonatori visitano le masserie e le case di campagna cantando un lungo canto di Passione e di questua e portando gli auguri di Pasqua accompagnandosi con l’organetto, ricevono in cambio dalle famiglie uova, dolci pasquali, salumi e vino. I coniugi Albanese sono due tra i migliori esponenti di questa tradizione ancora viva e radicata sul territorio.

Le serenate e le pizziche pizziche della Bassa Murgia – Suonatori, cantatori e ballatori- Ostuni (BR)
A Ostuni (BR) tutti i giovedì che vanno da Sant’Antonio Abate al carnevale, gruppi di amici, accompagnandosi con l’organetto e il tamburello dalla sera fino a notte inoltrata, portano serenate alle famiglie di parenti e amici che offrono ai suonatori da bere e da mangiare per poi ballare pizziche pizziche tra uomini dai forti tratti di allusione sessuale .

Zampogne e fischietto del Sub Appennino Dauno, Francesco Capobianco – Panni (FG)
A Panni (FG), paese del Sub Appennino Dauno, sopravvive l’uso di una particolare zampogna di canna, l’unica ancora in uso in tutta la regione, caratterizzata da un chanter con tre fori e un lungo bordone con una grande zucca essiccata all’ estremità, tenuto dal suonatore in posizione verticale. Venivano utilizzate a decine, fino a pochi decenni addietro, per annunciare in chiesa l’avvenuta nascita di Cristo, la mattina di Natale per una questua in paese e il giorno dell’Epifania per accompagnare la processione di Gesu bambino, saturando il paese di sonorità, acute e gravi, che si contrappongono offrendo quasi imponendolo, un impatto acustico estremamente intenso e penetrante. Francesco Capobianco è uno degli ultimi costruttori e suonatori di questo strumento arcaico e primordiale dal profondo valore rituale.

Canti sulla cupa cupa e tarantelle del carnevale dall’Alta Murgia – Altamura (BA)
Nell’Alta Murgia, area con forte vocazione pastorale, ai confini della Lucania, nel periodo di Carnevale veniva eseguita da gruppi mascherati una questua con il tamburo a frizione, la cupa cupë, strumento emblematico della tradizione musicale locale, che con il suo tipico suono grave accompagna canti a strofette e narrativi.
Il tamburello, ancora oggi ad Altamura (BA) strumento elettivo delle donne, accompagna insieme alla cupa cupa, lunghe tarantelle cantate, caratterizzate da un sostegno ritmico estremamente intenso.

Canti delle donne arbëreshe dall’Alto Salento Jonico – San Marzano di San Giuseppe (TA)
San Marzano di San Giuseppe, comunità arbëreshe dell’Alto Salento jonico, conserva tuttora un forte legame con la propria identità culturale. Il repertorio, profondamente legato al mondo femminile, è composto da canti sul lavoro, canti religiosi, ninne nanne, eseguiti a una o più voci.

Serenate e tarantelle dal Gargano, Salvatore Russo e Pio Gravina – San Giovanni Rotondo (FG)
La tarantella è una delle forme più rappresentative della tradizione garganica, è eseguita in numerosi stili locali, durante le feste per accompagnare il ballo, nelle serenate prima e dopo i canti a distesa, vero fulcro dell’esecuzione.
Salvatore Russo, pastore ultraottantenne di San Giovanni Rotondo (FG) dotato di una vocalità antica ed estremamente vigorosa, è uno degli ultimi depositari degli stili di canto sulla chitarra battente, lo strumento più rappresentativo ed emblematico del promontorio, suonata da Pio Gravina, giovane compaesano che ha recuperato una tradizione di famiglia riappropriandosi della propria cultura musicale.

Canti sul lavoro dal Basso Salento – Casamassella (LE)
Autentici detentori e straordinari esecutori degli stili di canto polivocali, peculiari del Basso Salento eseguiti durante i lavori agricoli, che fino a un passato non tanto remoto, dominavano il paesaggio sonoro delle campagne e delle comunità rurali.

INGRESSO GRATUITO
info: organettara@hotmail.it – tel. 3894729396

In quasi un secolo Andrea Sacco ha narrato il sistema dei valori del mondo orale e contadino del Gargano

andrea-saccoNato nel 1911 a Carpino Andrea Sacco è stato il massimo interprete della tradizione musicale del Gargano sia come cantore e suonatore di chitarra battente che come depositario di un vastissimo repertorio di “sonetti”.
Oltre al suo “sonetto” più famoso, Accomë j’eia fa’ p’ama ’sta donnë, due espressioni circolano più di altre intorno a Zi ‘ndrea: "Chi suona e canta non muore mai" ed "Io sto qua. Quando volete venire io sto qua".
Oggi a tre anni dalla sua morte incominciamo a comprendere perchè esse continuano a rimanere nelle nostre menti.
Prima di tutto perchè Zi ‘ndrea non si riferiva a se stesso, alla sua persona quando ci diceva che non sarebbe mai morto. Infatti voleva dirci, con la semplicità e l’autenticità che lo contraddistingueva, che ciò che lui rappresentava, il suo canto e il suo suono e il suo repertorio di "sonetti" non sarebbero mai scomparsi.
Zi ‘ndrea per quasi un secolo di vità ha sentito come una missione narrare il mondo orale e contadino perchè sapeva che era l’unico modo che aveva per trasmetterci i valori di una civiltà che sarebbe di li a poco scomparsa.
Sapeva che era uno strumento di trasmissione e che doveva fare di tutto per trasmetterli ad altri più giovani di lui, cosi come era da sempre avvenuto.
Ma solo a conclusione del suo percorso di vita, Zi ‘ndrea aveva capito e svelato al suo nuovo amico, ‘nrico Noviello leader dei Malicanti che oggi lo commemora, che non vi era pericolo, che ciò che si ostinava a trasmettere non sarebbe scomparso con lui. Quello che lui aveva appreso da altri, altri li avevano appresi da lui e a loro volta li avrebbero trasmessi ad altri ancora e cosi per sempre.
Certo le modalità e le occasioni della trasmissione sarebbero cambiate e come sarebbe potuto essere diversamente? Anche lui li aveva appresi in modo diverso dai suoi precedenti. Ma non sarebbe certo cambiata la funzione che essi svolgevano, cioè veicolare simboli e valori.
Ma Zi ‘ndrea ci aveva anche voluto dire che per proseguire questa magia, questo eterno rito magico, chi desiderava essere un nuovo strumento di trasmissione aveva un modo efficacissimo per diventarlo: venire a Carpino a trovarlo.
No, non è sufficiente ascoltarlo, magari in un archivio sonoro. No, lo sa benissimo ‘nrico, occorre venire a Carpino sul Gargano. Occorre diventare un suo compagno. Solo a contatto con la comunità d’origine che li ricrea continuamente in funzione dell’ambiente, della loro interazione con la natura e la loro storia, i simboli e il sistema dei valori imbevuti e veicolati nei canti di Zi Andrea Sacco vi saranno svelati.
Andrea Sacco muore a Carpino all’età di 95 anni, il 17 marzo 2006.

Video dei Cantori di Carpino ad Effetto Sabato, su Rai Uno

Purtroppo non ci era stato segnalata la trasmissione quindi non ci siamo potuti attrezzare per la registrazione; Inoltre ho registrato con una fotocamera ed il video ne dimostra la bassa qualità video (manca il pezzo iniziale,circa 1 minuto):



Si trattava di un montaggio del Documentario coprodotto e cofinanziato dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival – Les Chanteurs de Carpino, regia di Thierry Gentet, 2007, 50 minuti prodotto in lingua francese, italiano, spagnolo e inglese.

Effetto Sabato e Rai Uno sui Cantori di Carpino

I Cantori di Carpino oggi alle ore 15,00 a Effetto Sabato il magazine di informazione e intrattenimento dedicato ai personaggi del nostro tempo.

Antonio Piccininno e il Carpino Folk Festival protagonisti in Germania su WDR3

La Musica del Gargano nelle Radio in Germania

Wolfgang Hamm e Cristiana Coletti ne discuteranno su WDR3 con i nuovi giovani protagonisti e l’ex pastore grigio Antonio Piccininno.
Vecchie canzoni salvate dall’oblio, la divulgazione, il fenomeno tarantella boom, la moda e il marketing turistico saranno esaminate in due puntate che partiranno da Ernesto de Martino, Alan Lomax e Diego Carpitella per giungere al "Carpino Folk Festival" e a "La Notte della Taranta".

La seconda puntata andrà in onda su WDR3 il 24 febbraio a partire dalle 23.05
L’ascolto in streaming è raggiungibile da qui:
http://www.wdr.de/wdrlive/radio.phtml?channel=wdr3
http://www.carpinofolkfestival.com
http://carpinofolkfestival.splinder.com

Di seguito la PLAYLIST della trasmissione:

(1) Luna Calante: Tarantella da’ fatica (2:40)
Luna Calante: Demo live (tr.4) (ohne nähere Angaben)
(2) Pizzica degli Ucci (La Notte della Taranta 2003) (3:01)
La Notte della Taranta – Live in Melpignano tr. 1, ponderosa CD 022
(3) Aremu rindineddha (La Notte della Taranta 2003) (1:48)
La Notte della Taranta – Live in Melpignano, tr. 6, ponderosa CD 022
(4) Orchestra Popolare La Notte della Taranta: Nu baciu ‘ncanna (4:00)
La Notte della Taranta 2006 (tr.10) Parco della Musica Records MPR 007 CD
(5) Malicanti: Pizzica di San Vitu (6:27)
La Pizzica Taranta in Puglia, tr.2 (ohne nähere Angaben)
(6) Malicanti: Pizzica di San Vitu (2:23)
Atmo Carpino Folk Festival, Aufnahme der Autoren
(7) Atmo und Musik vom Carpino Folk Festival (2:05)
Aufnahme der Autoren
(8) Antonio Piccininno: Accome j’eja fa’ p’ama ‘sta donne (2:00)
Centro Studi di tradizioni popolari del Gargano e della Capitanata, Buch/CD
(9) Antonio Piccininno: Eje camenate lu munne a palme a palme (1:23)
Aufnahme der Autoren
(10) Officina Zoé: Santu Paulu de le tarante (4:55)
Officina Zoé: Live in Japan, Label, tr. 8, Polosud PS 062
(10) Officina Zoé: Don Pizzica (6:39)
Officina Zoé: Live in Japan, tr. 12, Label Polosud PS 062
(11) Uaragniaun: Trinze Trinze (tr. 4) (3:10)
Uaragniaun: U diavule e l’acqua sante, dunya records 8021750812820
(12) Luna Calante: Pizzica minore (4:18)
Luna Calante: Demo live (tr.2) (ohne nähere Angaben)

CARPINO IERI IL COMPLEANNO DI ANTONIO, UNO DEI CANTORI

Quelle 93 candeline sulla torta di Piccininno

Enza Moscaritolo  dalla Gazzetta del Mezzogiorno

Mette tenerezza Antonio Piccininno, questo vecchietto fragile e ossuto, ma sempre sorridente, gli occhi scavati e l’imman – cabile coppola calcata bene in testa. Ieri, uno dei componenti dei Cantori di  (insieme allo scomparso Andrea Sacco e ad Antonio Maccarone) ha festeggiato il traguardo dei novantatre anni, conservando ancora intatta la freschezza di un adolescente innamorato della vita, la schiettezza e la frugalità della sua terra e della sua storia. La fama e le tournée in giro per il mondo non lo hanno cambiato, anzi. Incanta i suoi interlocutori con le sue storie primordiali narrate in dialetto, alternato ad un po’ di italiano: ad animarlo è sempre quell’incontenibile voglia di raccontare e di raccontarsi, sul palco e fuori dal palco, senza quelle noiose pretese didascaliche e moraleggianti di chi è avanti negli anni e pretende di insegnare ai più giovani, chiosando con un semplice «Ai miei tempi si faceva così», di trasferire un bagaglio di informazioni ricco di aneddoti, di deliziose schermaglie d’amore e tecniche di corteggiamento della civiltà contadina. Ed è proprio per questo che i giovani e i ragazzi di questa generazione, che probabilmente non sanno nemmeno collocare storicamente gli eventi e le vicissitudini amorose cui Piccininno allude, lo seguono con calore e coinvolgimento. Un compleanno circondato dalle attenzioni della sua famiglia e della sua gente, della sua  che grazie a questi personaggi, già scivolati nella leggenda, è diventata sinonimo di musica popolare in Puglia e nel mondo.

Nel pomeriggio di oggi dall’Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia:
Auguri affettuosissimi ad Antonio Piccininno anche da parte mia!
02/19/2009 04:13 PM
Silvia Godelli
Cogliamo l’occasione di ringraziare quanti ci hanno riempiti di messaggi d’auguri per il nostro pastorello.

IL SUO 93ESIMO COMPLEANNO. AUGURI!

ANTONIO PICCININNO: LA SUA EREDITA’, CONSIDERAZIONI A MARGINE

di Amedeo Trezza

Oggi è il novantatreesimo compleanno di Antonio Piccininno, auguri! La straordinaria occasione di avere tra di noi uno degli ultimi cantatori di tradizione del sud Italia non può che indurci a riflettere, ancora una volta, sul ruolo della testimonianza e sulle prospettive della musica popolare.
Questo appuntamento di compleanno è così per me diventata l’occasione per fare un punto della situazione in itinere sullo stato dell’arte nel dibattito in proposito. E così, come esattamente un anno fa richiamavo la necessità di non smettere mai d’apprendere dagli antichi cantatori e suonatori non tanto le etichette d’un mondo che non c’è più ma lo spirito di quel mondo, spirito che sotto forme diverse può restare identico nella sostanza, sia pur non nella forma, così quest’anno vorrei soffermarmi su di un altro aspetto del dibattito fra tradizione e innovazione.
Negli ultimi anni mi sembra di aver assistito a Carpino (ma comunque e per fortuna molto meno che altrove) ad una progressiva spettacolarizzazione della tarantella di Carpino e del Gargano, laddove il palcoscenico si mostrava come ribalta di una rappresentazione – a carattere ludico – quasi imprescindibile per la realizzazione delle performances artistiche. Questa forma di resa spettacolarizzante se per un verso ha il merito di ripresentare e preservare una porzione di memoria culturale dall’oblio, dall’altra ha portato ad una defunzionalizzazione dei canti carpinesi che appaiono ai più oggi come canti ludici fini a loro stessi. Non è superfluo invece ricordare che il vero contesto di realizzazione di tali pratiche sonore e canore era ben più complesso e mostrava risvolti socio-antropologici che possiamo per brevità qui individuare nella pratica di senso complessa incarnata dalla serenata d’amore ad personam (fatta non solo di sonetti e strofette ma anche – e soprattutto – dalla Canzone).
Tuttavia lo spirito dei tempi ci offre questo potente sistema di comunicazione che è la rappresentazione scenica che individua un recitante (un performante) e un pubblico che partecipa in quanto assiste, fruisce e semmai valuta la performance. È lo schema della comunicazione teatrale-televisiva che pervade anche ritmi, culture e contesti che per estrazione e vocazione erano a quel sistema (moderno consumistico) alternativi, estranei e critici. Tuttavia quello schema comunicativo prevale. Ma per fortuna non del tutto. E un notevole esempio ce lo dà proprio Antonio Piccininno il quale sa certo ben comportarsi da attore sul palcoscenico ma allo stesso tempo quando scende di lì non dismette il suo abito ma al contrario lo continua (e forse anche meglio) a vestire tra la gente, nei suoi posti abituali della piazza, nel paese, a casa sua. Il suo continuare a cantare, a darsi alla gente e agli amici a prescindere da quale spazio sociale del paese occupi in un dato momento il suo corpo la dice lunga sulla autenticità di un uomo che non ‘fa’ il cantatore ma lo è. Il suo valorizzare lo spazio urbano di Carpino al di là e al di fuori del palco e dei palchi ci suggerisce forse un modo per suggerire a noi stessi e al mondo un modo diverso e forse un po’ più motivato e organico di proporre e veicolare forme e sostanze di un patrimonio artistico di musica popolare come quello di Carpino e del Gargano.
Sarebbe bello ad esempio veder dedicata una serata allo spontaneismo in piazza e in strada nel paese, a gruppi volontari di cantatori e suonatori ‘sciolti’ catalizzare a turni non prestabiliti l’attenzione dei passanti che non saranno più classificabili come turisti-fruitori di un bene di consumo, bensì viaggiatori e produttori essi stessi di un bene immateriale.
È secondo questa logica che sarebbe veicolabile un sistema di valori basato non più sull’etica del consumo, cioè sul  prodotto offerto da consumare ad opera di chi è stato già previsto come consumatore dall’organizzazione del Festival, bensì su quello della produzione partecipata incrociata di chi viene e di chi resta, associando a forme di spettacolarizzazione significativi momenti di co-produzione spontanea, che di certo non dispiacerebbero agli anziani cantatori e suonatori di Carpino. Una dimensione partecipativa che forse risolverebbe anche le beghe di gelosie e di visibilità tra di loro poiché a tenere il banco non sarebbe più il monopolio di un palco ma ciascuno si sceglierebbe il suo palco e la sua referenza.
In questo senso sarebbe auspicabile, a mio avviso, far vedere – o far intra-vedere – tra le maglie del tempo dello spettacolo un altro tempo, quello della condivisione dall’interno e partecipata, come quella che ci suggerisce involontariamente Antonio Piccininno nella sua tensivizzazione dello spazio della piazza, dentro e fuori la piazza. Quando Antonio tante volte dice a me come ad altri, negli spazi del gazebo coperto della pro-loco, “aspettami qui, ora devo andare a cantare sul palco, poi quando finisco ritorno e riprendiamo a parlare e a cantare e suonare, non ti muovere” pare voler suggerire proprio questo.
Così, forse, si potrebbe ricominciare a rintracciare e praticare quelle precondizioni spontaneistiche che nella notte dei tempi hanno generato le più variegate e affascinanti forme di musica popolare.

Premio Speciale ‘la Zampogna 2009’ ad Antonio Piccininno

Si rinnova a gennaio 2009 l’appuntamento con uno dei festival più importanti in  Italia nel panorama della musica popolare e world:
La Zampogna – Festival di Musica e Cultura Tradizionale.
L’appuntamento, giunto alla XVI edizione, coinvolge un numero sempre maggiore di studiosi, musicisti, liutai e pubblico, dimostrando quanto sia forte e in costante crescita, l’attenzione verso questo importante strumento della tradizione popolare italiana.
Fitto è il programma delle attività che interessa diversi comuni dell’area del Sud Pontino (Maranola, Itri, Monte San Biagio e Lenola) dal 16 al 18 gennaio 2009.
Tra gli ospiti e gli appuntamenti principali sono da segnalare la partecipazione straordinaria della Famiglia Boniface, storica famiglia di musicisti tradizionali valdostani, il focus sulle zampogne del versante appenninico, il concerto “Suoni sulle strade dei Briganti”, uno spettacolo originale commissionato e prodotto dal festival, e  il Premio Speciale “la Zampogna 2009” ad Antonio Piccininno, l’importante voce dei Cantori di Carpino. 
Una vera e propria no-stop di tre giorni che vedrà avvicendarsi numerosi musicisti, giovani e anziani, italiani e stranieri, che animeranno i concerti, i seminari e gli incontri.
Ma il Festival è anche l’occasione per avere un contatto diretto con alcuni tra i costruttori di strumenti musicali tradizionali più importanti della penisola. Una mostra-mercato di liuteria tradizionale sarà tra gli appuntamenti più rilevanti della rassegna, un’occasione unica in cui poter acquistare strumenti musicali, oggettistica tradizionale, attrezzi di uso contadino e pastorale.
Il Festival “La Zampogna” rientra nelle iniziative di Re. Fo. La. – Rete del Folklore del Lazio ed è partner italiano dell’EFWMF – European Forum of World Music Festivals (network europeo dei 40 festival di musica folk più importanti).

Zampogna è Cultura !
Un patrimonio di saperi e memorie da conoscere e da salvaguardare
Un mondo musicale vivace e in continua evoluzione
Anziani musicisti, nuove sonorità

XXXVI Convegno Nazionale di Semiotica: Carpino in scena

Il 30 novembre scorso a San Marino la Tarantella di Carpino è andata di scena. L’occasione è stata il XXXVI Convegno Nazionale di Semiotica dal titolo ‘Parole nell’aria. Sincretismo fra musica e altri linguaggi’. Il Convegno dell’AISS (Associazione Italiana di Studi Semiotici) quest’anno è stato dedicato al tema della musica come sistema semiotico visto in relazione dinamica (appunto ‘sincretica’) con possibili altri linguaggi. Tre sezioni hanno articolato gli interventi dei più importanti docenti e studiosi di semiotica italiani (tra cui Umberto Eco) e dei più attivi giovani ricercatori: la prima, dedicata al rapporto tra musica e linguaggio verbale; la seconda, dedicata al rapporto tra la musica ed il complesso tema della narrazione; il terzo, infine, dedicato al sincretismo tra la musica ed altri linguaggi ‘non convenzionali’.
È proprio all’interno della terza sezione intitolata ‘Musica e performance’ che Amedeo Trezza, insieme ad Antonio Basile già Ufficio Stampa del Carpino Folk Festival e referente campano dell’AISS, ha posto all’attenzione della semiotica italiana la performance musico-gestuale di un particolare segmento della Tarantella di Carpino.
 Amedeo Trezza, Dottore di Ricerca in Teoria delle Lingue e del Linguaggio, collaboratore alla cattedra di Semiotica presso l’Università di Napoli L’Orientale e docente a contratto in Semiotica del testo architettonico e paesaggistico presso l’Università di Napoli Federico II, ha proposto un’inedita lettura del fenomeno della Serenata ad personam della tradizione musicale e canora di Carpino.
Consapevole della complessità e della straordinarietà dell’evento-serenata che fino a pochi decenni fa ha caratterizzato la musica popolare di Carpino e del Gargano, ma altrettanto consapevole dell’oblio di questo fenomeno dalle performances realizzative troppo complesse a favore invece di una reiterata riproposizione, negli anni, di frammenti ormai defunzionalizzati e praticati solo a scopo ludico (sonetti e strofette ‘liberi’), Amedeo Trezza ha voluto proporre una prima e del tutto iniziale lettura inedita in campo semiotico della serenata carpinese, di fatto intravedendo un ricco filone d’indagine interdisciplinare tutto da seguire.
"Mentre in Salento tale espressione sonora e canora ha assunto nel tempo sempre più un carattere religioso e catartico (laddove alle prese con la pizzica salentina si è in presenza di una vera e propria attività iatromusicale) e nelle altre regioni d’Italia ha assunto perlopiù un carattere ludico di festa e di intrattenimento, nel Gargano (e con punte di ormai ineguagliabile raffinatezza ed eccellenza musicale e poetica a Carpino – per cui, d’ora in poi, parleremo solo di ‘tarantella di Carpino’) questa forma musico-canora ha fatto suo in maniera prevalente, anche se non assoluto, il tema dell’amore tra l’uomo e la donna".

Qui l’abstract dell’intervento così come è possibile reperirlo anche sul sito dell’AISS (www.associazionesemiotica.it).

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La prosperità e il futuro di una comunità dipendono anche dalla funzione decisiva della Cultura. E’ per questo motivo che chiediamo a tutti coloro l’abbiano a cuore di sottoscrivere il nostro messaggio indirizzato al Presidente della Regione Puglia per un Auditorium/Infrastruttura centro culturale del Gargano. Firma la lettera

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