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Berlusconi rinvia la sua visita a Peschici,ci sarà Bertolaso

Peschici – Ieri, a mezzogiorno, al sindaco di Peschici, Domenico Vecera, la telefonata della segreteria del Presidente del Consiglio, per dire che Silvio Berlusconi non potrà essere a Peschici, come in primo momento aveva annunciato, per sopraggiunti impegni istituzionali.
Il Presidente si è scusato, assicurando, però, che, comunque, non mancherà l’occasione per tener fede alla promessa fatta all’ìndomani del 24 luglio dello scorso anno. Dunque, niente Berlusconi, ma ci sarà certamente il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e responsabile della protezione civile, Guido Bertolaso. Confermato il programma della giornata, che prevede la riunione della giunta dell’amministr azione provinciale, alle 17,30, nell’aula consiliare del municipio di Peschici; alle 19,30, santa messa che si celebrerà nella piazzetta antistante la chiesa di sant’Antonio; al termine, la cerimonia di consegna delle targhe ricordo a quanti si adoperarono in occasione delle operazioni di soccorso ai turisti, i quali devono la loro salvezza all’intervento della marineria locale e delle forze dell’ordine. Tra i premiati, lo stesso Guido Bertolaso, vigili del fuoco, carabinieri, ma anche semplici cittadini. Al termine della cerimonia, l’attesissimo concerto di Renzo Arbore e dell’orchestra italiana, che si terrà al locale campo sportivo. Un grande show di canzoni napoletane, ma anche i grandi successi televisivi e quelle sonorità che lo stesso showman definisce “le canzoni della memoria”. ”Non è un caso che Renzo Arbore sia a Peschici nel giorno dell’anniversario degli incendi sul Gargano – ha detto Vincenzo De Nittis, consigliere comunale con delega allo spettacolo – e non è un caso che in concerto ci sia proprio lo showman foggiano. I suoi spettacoli sono un inno alla vita – ha concluso De Nittis – e sono in sintonia col messaggio che Peschici vuol dare: quello di una cittadina che ha dimenticato la tragedia e che vuole vivere, così come ha fatto dalle prime ore dopo gli incendi”. Insieme al rinvio della visita a data da destinarsi montava anche la delusione per un appuntamento mancato al quale Peschici si stava già preparando.

newsgargano.it

La Comunità e la Societa Civile nella tutela dei Diritti Culturali


Scarica Programma (pdf)

TAVOLA ROTONDA – 4 AGOSTO CARPINO
Il ruolo delle comunità e della società civile nella salvaguardia e nella valorizzazione sostenibile del patrimonio immateriale

Una giornata di riflessione sul patrimonio culturale immateriale, per un impegno concreto e quotidiano delle Comunità e della società civile nella tutela dei diritti culturali e nella protezione, trasmissione e valorizzazione sostenibile dei beni immateriali.
promossa da:
Associazione Culturale Carpino Folk Festival
Comitato nazionale per la promozione del patrimonio immateriale

MATTINA

Moderatore: Barbara Terenzi, Consigliere Scientifico della Fondazione Basso Sezione Internazionale, Coordinatore del Comitato per la Promozione e Protezione dei Diritti Umani

Relatori :

  • Rocco Manzo, Sindaco di Carpino
  • Michele Ortore, Presidente dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival
  • Stefania Massari, Soprintendente, Direttore dell’Istituto Centrale per la Demo-etno-antropologia, Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, Roma
  • Ruggero Martines, Soprintendente, Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia
  • Emilia De Simoni, Istituto Centrale per la Demo-etno-antropologia, Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, Roma
  • Tana de Zulueta, già Presidente della Commissione Cultura dell’Assemblea Parlamentare Euromediterranea, membro del Comitato per la Promozione e Protezione dei Diritti Umani
  • Patrizia Resta, Università di Foggia, Cattedra di Antropologia
  • Antonietta Caccia, Presidente dell’Associazione Circolo della Zampogna
  • Giuseppe Michele Gala, Presidente dell’Associazione Taranta, Membro del Comitato per la Valorizzazione delle Tradizioni, Direttore didattico dei Laboratori del Carpino Folk Festival
  • Giuseppe Torre, Coordinatore del Comitato per la Promozione del Patrimonio Immateriale

POMERIGGIO
• Come coinvolgere le comunità nel processo di salvaguardia e gestione attiva del patrimonio immateriale?
• Come valorizzare in modo sostenibile il patrimonio immateriale?
• Quali beni tutelare e come?

A seguire Presentazione dei risultati dei tre gruppi di lavoro. Conclusioni e agenda delle prossime azioni del movimento per la protezione e valorizzazione del patrimonio immateriale.

La partecipazione ai gruppi di lavoro è aperta a tutti, singoli ed associazioni, anche attraverso i Forum del “Comitato per la promozione del patrimonio immateriale”, “dell’Associazione Carpino Folk Festival” e della web community “Pizzicata”: www.intangibleheritagenetwork.netwww.carpinofolkfestival.comwww.pizzicata.it
Per la partecipare ai gruppi di lavoro o ai forum su Internet è necessario inviare un’email a: comitato@intangibleheritagenetwork.net oppure a info@carpinofolkfestival.com indicando: nome, cognome, recapito telefonico su telefono fisso, eventuale associazione culturale di appartenenza.

Ufficio Stampa : Associazione Culturale Carpino Folk Festival – Antonio Basile

FISSIAMO GLI ATTIMI CON UNA FOTO

A distanza di cinquanta giorni torniamo su un argomento a cuore in tutti coloro che amano il Gargano, in particolare per chi faccia delle proprie esperienze personali un trampolino di lancio informato allo sviluppo “intelligente” di questo territorio. E nella intelligenza di tale sviluppo inseriamo le iniziative promosse da associazioni e simili al cui fondamento hanno “l’amore” (nel senso più lato del termine) verso lo Sperone. Una di queste è il concorso fotografico bandito, appunto 50 giorni fa, dal Carpino Folk Festival. Oggi lo riprendiamo per ricordarlo a tutti inserendo subito i recapiti cui è possibile rivolgersi: Associazione Culturale Carpino Folk Festival – email: info@carpinofolkfestival.com (bando di concorso, materiale pubblicitario e modulo di partecipazione sono scaricabili dal sito ufficiale del CFF: http://www.carpinofolkfestival.com).
Il 28 maggio, comunicando la notizia del concorso, scrivemmo: “Il CFF aggiunge un’altra perla alle sue produzioni” in quanto riteniamo la fotografia una documentazione indiscutibile della evoluzione di un costume, un paesaggio, un ordine delle cose, un tempo o un momento storico e, per chi la conosca e sappia apprezzarla, irrinunciabile nella sua essenzialità. Ecco perché non ci si può esimere dal tornare a parlare di una iniziativa che il festival della musica popolare e delle sue contaminazioni organizza e bandisce, fra l’altro intitolandola a uno dei suoi più rappresentativi esponenti, quel Rocco Draicchio (nella foto) che ha operato il recupero del patrimonio musicale di Carpino e fondatore del gruppo degli “Al Darawish”, venuto a mancare troppo presto per un incidente stradale.
Il progetto ben rientra in quel patrimonio culturale “immateriale” da salvare, intendendo con tale locuzione – a seguire l’art. 2 della Convenzione Unesco per la sua salvaguardia – prassi rappresentazioni espressioni conoscenze abilità, come pure strumenti oggetti manufatti spazi culturali, che comunità, gruppi e in alcuni casi singoli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale. “Trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in funzione del loro ambiente, della loro interazione con la natura e la loro storia, e dà loro un senso di identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana”.
“Il Carpino Folk Festival e il Patrimonio Immateriale del Gargano – Premio Rocco Draicchio” è rivolto a fotografi professionisti e dilettanti di ogni provenienza in ossequio al tema del Concorso: “Attraverso la forza comunicativa della fotografia si vuole dare luce alla diversità delle bellezze storico-culturali e delle tradizioni del territorio garganico, dando particolare rilievo ai diversi aspetti e colori che caratterizzano il festival della musica popolare e delle sue contaminazioni, festival inteso quale principale attore dell’animazione culturale del Gargano, non solo, ma anno dopo anno strumento per promuovere e valorizzare tutte le risorse, dalle naturalistiche alle alimentari, dai beni intangibili al patrimonio storico e architettonico”.
E cosa c’è di più immateriale, a parte l’epidermico contatto cartaceo dell’istantanea, del volto di un cantore passato a esprimere la sua arte a ben più alti livelli e di chi ne perpetui classe stile vibrazioni repertori, o della sensuale anatomia di uno strumento che torna dal passato a inondare col suo suono “battente” una platea rievocando lo scroscio di una grondaia che esondi, oppure del movimento erotico di un passo di danza tarantata fissato nell’istante più fascinoso!
Per ammaliare gli amanti della fotografia, ma questo è a nostro avviso l’aspetto meno immanente, sono previsti anche premi: 500 euro al primo classificato e 300 al secondo. E per assegnare un crisma di autentica ufficialità, una giuria. E allora, cosa state aspettando?!?
Piero Giannini

E’ morto Vincenzo Rosano, cantastorie della terra di Lucania

Oggi, martedì 15 luglio i funerali a Montalbano Joico, il suo paese natio, al quale ha dedicato buona parte della sua vita e passione musicale e di raccoglitore di storia, costumi e cultura popolare.
 
Cantastorie, ricercatore e divulgatore di canti popolari, collezionista di oggetti della tradizione contadina, Vincenzo Rosano nasce a Montalbano Jonico, provincia di Matera, il 24 luglio 1936.
 
Figlio di contadini, vive con i genitori e 5 tra fratelli e sorelle, dormendo con loro in un letto unico in una sola stanza in cui erano ricoverati anche l’asino, la capra e il maiale. Abbandona la scuola subito dopo le elementari, come egli racconterà in uno dei suoi canti più belli, U Casiddon’, per contribuire a migliorare la difficile situazione economica familiare, aiutando il padre a pascolare i maiali e lavorando sodo come garzone in una macelleria. Fin da piccolo ha una grande passione per il canto e la musica. A 25 anni si sposa con Rosa D’Alessandro da cui avrà tre figli maschi. Ha vissuto la seconda guerra mondiale, esperienza di cui conserva tristi ricordi. Nel ’59, dopo il servizio militare, inseguendo la sua passione per la musica prende lezioni di canto dal maestro Antonio D’Aprile ed è voce solista nel complesso di "Lucio D’Amico e i suoi" e nei gruppi "Zitos", prima, e "Sir Arcibald Group", poi, di cui era anche manager.
 
In quegli stessi anni partecipa a numerose manifestazioni canore tra le quali il Buttafuori nel ’61 (secondo posto con la canzone "24 mila baci"), il Primo Festival dei complessi nel ’67, il Festival Interprovinciale nel ’68 (primo posto con la canzone "Un’ora sola ti vorrei"). Negli anni sessanta svolge molti lavori, prima come macellaio, poi come fruttivendolo e noleggiatore ed infine, il 2 dicembre 1971 diventa autista presso il Comune di Montalbano Jonico. Nasce proprio in questo periodo la passione per i canti popolari, così comincia a scrivere le bozze dei primi testi che avrebbero dato inizio, nel 1969 alla sua attività di cantastorie, ricercatore e divulgatore dei canti popolari. Nel 1991 entra per la prima volta in una sala di registrazione, la ZEUS di Napoli, incidendo la sua prima musicassetta, Nustalgie, contenete 10 canti tra cui "U casiddon’", che rimane a tutt’oggi uno dei suoi canti più conosciuti. Vengono affrontati in quest’opera temi importanti come la scuola, l’emigrazione, gli amori contrastati e il duro lavoro nei campi dei nostri avi. Nello stesso anno tiene un concerto pubblico in piazza davanti a migliaia di persone per presentare la sua prima opera, il cui successo lo spinge a pubblicare negli anni successivi altre raccolte dei suoi canti popolari: "Ritratto" nel 1992, "Ricuordi" nel 1994, "Li mangia mangia" nel 1995. Attraverso i canti di Vincenzo Rosano la comunità ritrova così l’orgoglio d’appartenenza e d’identità. Il cantautore si rende conto che il progresso va avanti e le musicassette non interessano più, e decide di utilizzare nuove forme di linguaggio musicale che comprendano anche il linguaggio audiovisivo. Nasce quindi l’idea di realizzare la prima videocassetta intitolata Ricordi, pubblicata nel 1996, contenete sei nuovi videoclip, che ripropongono usi e costumi della vita contadina ed ambientati nei suggestivi luoghi del borgo antico del paese nativo dell’artista "a Tèrraveccchja", la Terravecchia. I giovani possono finalmente osservare in video la tipica serenata carnascialesca accompagnata dalla musica monotona del cupa-cupa. Le scene della vita di un tempo sono interpretate da amici ed ammiratori del cantautore e dalla moglie, da sempre sua sostenitrice ed ammiratrice. A seguito del successo di questa prima videocassetta, le pubblicazioni si susseguono con cadenza quasi annuale.
 
Nel 1997 viene pubblicata la seconda videocassetta dal titolo Tradizioni, con videoclip ambientati in 14 comuni di cui 13 della Basilicata e uno della Calabria. Seguono Storie lontane (1998), Viaggio nel folklore (1999), Voglia di folk (2000), Mamma, tat’ e tatarann’ (2001), Munn’ e’ stat’ e munn’ adda ess’ (2003). La produzione artistica di Vinvezo Rosano comprende ad oggi 86 canti e 55 videoclip pubblicati in 10 audiocassette, 10 cd audio, 7 videocassette, 7 DVD video.
 
Esistono poi diversi altri testi scritti dal cantautore non ancora musicati e pubblicati. Nel 1988 fonda l’associazione culturale Gruppo di musica e arte, convinto di poter risvegliare la voglia di musica folk a Montalbano e nei dintorni.
 
Dal 1991 il cantastorie si dedica anche al collezionismo privato di oggetti della tradizione contadina, ricercando oggetti ed attrezzi agricoli attivamente per circa quindici anni su tutto il territorio lucano e nelle regioni limitrofe, con il solo obiettivo di conservare gli antichi oggetti della tradizione insieme al ricordo del tempo passato, per offrire all’intera collettività ed alle generazioni che seguiranno un patrimonio culturale unico.
 
Nel 1993 fonda, insieme al figlio Antonio, il gruppo Jonico folk, composto di 42 giovanissimi appassionati di musica popolare, provenienti da Montalbano Jonico, Scanzano Jonico e Policoro.
 
Nel 1998 decide di fondare insieme ai figli Giovanni ed Antonio la società cooperativa PiùMidia di cui è stato fino alla morte responsabile del settore ricerca e divulgazione di canti e tradizioni popolari della cultura contadina.
 
Ormai in pensione Vincenzo Rosano iha intensificato la sua opera di divulgazione della cultura tradizionale e dei canti popolari, recandosi nei 131 comuni della Basilicata e lasciando le sue pubblicazioni nelle scuole, nei comuni e nelle biblioteche. In seguito comprende l’importanza di arrivare direttamente alla gente per distribuire le sue opere e nel 1999 si iscrive nel registro degli "esercenti professioni e mestieri girovaghi o ambulanti" (al numero 23) del comune di Montalbano Jonico, per esercitare il mestiere di "Cantautore, Ricercatore e Divulgatore di canti popolari".
 
Sono migliaia i luoghi e le occasioni in cui Vincenzo Rosano presenta e distribuisce le sue opere: feste padronali, fiere, mercati, abitazioni, attività commerciali, comuni, spedizioni all’estero, ecc.
 
Il suo banchetto espositivo è corredato dalla televisione che trasmette continuamente i suoi videoclip, facendo giungere le sue note e la sua voce a decine di migliaia di persone che oramai lo riconoscono immediatamente e lo salutano con affetto e calore nelle feste padronali, nelle fiere, per la strada. E’ oramai evidente il successo decretato dal pubblico. Il 6 gennaio 2004 il circolo Culturale L’Arco gli assegna il riconoscimento de "l’arancio d’oro" per aver ricordato le note dei canti popolari di Montalbano montalbanesi sparsi in tutt’Italia e nel mondo.
 
Nel frattempo Vincenzo Rosano continua a dedicarsi al collezionismo e nel 2006, in circa sei mesi di estenuanti preparativi, allestisce a Montalbano Jonico, insieme al figlio Giovanni, una mostra etnografica di oggetti, canti e video della tradizione contadina intitolata "Mammә, Tatә e Tatarannә".
 
Nei 240 mq. della mostra vengono esposti 303 dei circa 600 oggetti della sua collezione privata suddivisi in 11 isole espositive che ripropongono in maniera scenografica: il contadino con la zappa, suo primario attrezzo di lavoro, e l’asino; il pagliaio, ricovero di campagna realizzato in legno e canne e gli attrezzi di lavoro; gli aratri e i finimenti per asini, muli e buoi; il processo di lavorazione della mietitura prima della meccanizzazione; la casa del contadino; il banchetto di promozione usato dal cantastorie per esporre le sue opere nelle feste patronali, nelle fiere, ecc.; uno spaccato del mondo della pastorizia; i giochi per ragazzi; la carretta dell’Ente Riforma Agricola usata dai coloni della riforma fondiaria; un grande traino equipaggiato di tutto punto per il trasporto dei prodotti della terra; degli oggetti fuori scena come mantelli, botti, ecc.
 
Ogni isola-scena è ricostruita seguendo la traccia dei versi di un canto e le immagini del relativo videoclip e reca in alto delle didascalie-messaggio tratte dagli stessi versi, scritte in vernacolo e trasposte in italiano ed inglese. Ogni scena è poi corredata di legenda esplicativa degli oggetti presenti e del loro uso (con nomi degli oggetti in vernacolo, italiano ed inglese e spiegazioni in italiano ed inglese).
 
Nella mostra sono state riservate due aree alla "mediateca della memoria" per la proiezione pre e post visita di videoclip e per la consultazione di documentazione multimediale interattiva su personal computer finalizzata all’approfondimento individuale delle tematiche emerse nel corso della visita.
 
Il 13 luglio 2006, nel corso dell’inaugurazione della mostra, si tiene l’incontro-dibattico "Il patrimonio della cultura tradizionale come risorsa per lo sviluppo di una comunità" in cui sono intervenuti il docente universitario di storia delle trazioni popolari Prof. Ferdinando Mirizzi, il regista Luigi Di Gianni, il critico professoressa Maria Paola Sgro, rappresentanze politiche locali e regionali, ecc.
 
Hanno potuto visitare la mostra i cittadini e le scolaresche di Montalbano Jonico e turisti.
 
L’originalità dell’attività del ricercatore, cantastorie e collezionista Vincenzo Rosano è riconducibile da un lato alle sue numerose raccolte audio e video e dall’altra ad una cospicua collezione di circa 600 oggetti della tradizione contadina raccolti e custodita con cura in circa quindici anni.
 
Le "storie cantate" dall’autore, in vernacolo, richiamano le sonorità dei canti della tradizione popolare, mentre nei filmati, ambientati nei paesi lucani, sono riproposti usi, costumi e tradizioni del mondo contadino, della pastorizia, dell’artigianato e della gastronomia locale, sono rivissute scene toccanti d’emigrazione d’altri tempi e della vita quotidiana, momenti di lavoro nei campi, storie d’amore appassionate e tragiche.
 
A parere del critico Prof.ssa Paola Sgro, "… non è soltanto la nostalgia che sollecita Vincenzo Rosano a fermare la sua attenzione su alcuni aspetti del tempo passato e a delinearne caratteristiche essenziali, contorni e risvolti. Il sentimento nostalgico attraversa indubbiamente musiche, note, e versi, ma quasi in maniera inconsapevole. I caratteristici toni della "storia cantata" e la indiscussa padronanza nell’uso del vernacolo sono, del resto, elementi tangibili e segni manifesti del desiderio di un ritorno a situazioni già trascorse che si vorrebbero rivivere. Ma non è sicuramente la nostalgia la molla da cui scaturiscono le emozioni di questo straordinario cantastorie che è Vincenzo Rosano. Motivazioni e percezioni emotive affondano infatti le radici in un mondo di cui Rosano sente consapevolmente – e direi quasi orgogliosamente – di far parte e questo suo "sentire" lo rende fiero come chi sa di possedere gli strumenti per riscoprire quei tesori che, accidenti, uomini e cose, in balia del tempo, hanno sconsideratamente sepolto. Tesori, quali il complesso dei valori che il tempo con il suo scorrere veloce, investendo uomini e cose, ha alterato, e che gli uomini purtroppo si sono lasciati sfuggire di mano." A nome dell’intera comunità montalbanese il sindaco Leonardo Giordano ha espresso la gratitudine a Vincenzo per avere voluto e saputo recuperare angoli della cultura popolare e delle tradizioni montalbanesi che rischiavano di perdersi per sempre.
 
Unico rammarico il primo cittadino di Montalbano Jonico è quella di non essere riusciti a realizzare in tempo il museo contadino, al quale tanto ci teneva Vincenzo Rosano. "Lo faremo – ha detto – e lo dedicheremo a lui. Almeno questo glielo dobbiamo".
 
GIUSEPPE ROTUNNO

Il Cantore Piccininno e le sue Serenate

"Quando vedo una bella donna mi viene subito di dedicarle una serenata. I giovani d’oggi non hanno idea di cosa possa significare una dichiarazione d’amore in sonetti". Ha 92 anni ed è riconosciuto in tutto il mondo come l’ultimo cantore di Carpino dopo la scomparsa nel 2006 di Andrea Sacco (all’età di 94 anni), il custode di una storia popolare che non perde occasione per ricordare i tempi della sua gioventù e fare paragoni con quella odierna.

Chi non conosce Antonio Piccininno, classe 1916, potrebbe anche non sapere cosa vuol dire cantore di Carpino. E’ il canto popolare garganico più famosa ed incontaminato, originale ed inimitabile, fatto dalla improvvisazione e dall’amore dei suoi interpreti verso quello che è a tutti gli effetti un modo di comunicare, di raccontare, la terra rocciosa, fino ad un tempo impenetrabile, del Gargano. Antonio Piccininno è interprete della musica popolare, suonatore di nacchere, ma anche cabarettista e show man. Un trascinatore, capace di condurre lo spettatore fino al gran finale senza poter distogliere l’attenzione anche per un solo istante. E si, perchè dentro quella filastrocca c’è la vita quotidiana di quel popolo, le sue abitudini, usi e costumi che si possono rivedere solo in quei momenti, in cui dal 2 al 9 agosto, si dà vita al Carpino Folk Festival, una incredibile kermesse di interpreti, sostenitori o successori di quel filone così amato da personaggi come quel giovane ricercatore americano, Alan Lomax, che, accompagnato da Diego Carpitella, nel 1954 fece un viaggio alla scoperta dell’Italia sonora ponendo il primo mattone per la salvaguardia dei cantori di Carpino e della tarantella del Gargano. In pochi anni questo genere musicale riesce a scalare le vette più impenetrabili del panorama musicale italiano finendo anche al teatro lirico di Milano nel 1967. Da quel momento in poi sono stati tanti gli appassionati di quest’arte di raccontare la vita a non poter fare a meno di vivere il trasporto di quelle sonorità. Da Giovanna Marini a Francesco Nasuti, Teresa De Sio, Carlo d’Angiò, Robert Fix, Pino Gala, Salvatore Villani, Ettore de Carolis, Eugenio Bennato, Carlo d’Angiò e tanti altri ancora. Ma perchè queste sonorità sono diventate così famose in tutto il mondo e di un fascino straordinario. la spiegazione la si può trovare nella "serenata di Carpino", una composizione vocale-strumentale, a struttura semplice e carattere popolare, che secondo un’antica usanza veniva eseguita di sera o di notte sotto le finestre della propria bella per corteggiarla e per manifestarle i propri sentimenti o per rendere pubblico un rapporto di fidanzamento, che in una comunità maschile come quella carpinese dei decenni scorsi aveva anche l’ulteriore funzione di consentire il controllo sociale del rapporto da parte della comunità. "Ci sono stati tanti episodi in cui a Carpino nel dedicare una sereneta alla propria fidanzata (a volte non sapeva di esserlo già) -racconta Antonio Maccarone, il cantore di soli 88anni- si è corso il rischio di finire sotto le mazzate di padri poco sensibili e disponibili". A Carpino la composizione della serenata comprendeva oltre quattro sonetti che talvolta andavano anche oltre i dieci. Il tipico organico strumentale era costituito da chitarra battente, chitarra francese, castagnole e tamburello. Nello specifico il repertorio era frequentemente iniziato dal sunettë con cui si chiedeva licënzë a cantare e finiva con il sunettë della bonasërë.
Pochi sanno che la parte centrale della serenata di Carpino è costituita dalla Canzonë che nulla ha in comune con lo stile vocale e musicale dei sunettë, ossia con la mundanara, la rodianella e la vestesana. La Canzonë infatti è costituita da un brano lirico come testo e di stile vocale modale, con sillabe che corrispondono anche a parecchie note cantate, molto ornato, ritmicamente molto libero e con una emissione vocale spesso forzata e tesa nel registro dell’acuto. La sua esecuzione veniva musicata dalla sola chitarra battente che nell’occasione non viene battuta ma pizzicata. Ecco la struttura minima della serenata dei Carpinesi. "Sunettë della licënzë; Primë arruvatë e ti cerchë licënzë; se a qustu lochë ce pozze cantà; ji cë so’ vënutë pë la cunfidënzë; non la ‘ntënnitë na mala crijanzë;l’acquë corrë addovë c’è l’appënnenzë; ‘stu ninnë venë addò che tenë li spëranzë ". Ed ancora: "La Canzonë; Di primë amorë ti venë a salutà; di novë ammantë bellë stativ’ a sintirë; së c’ha lu piacerë ti vole sentirë; dalli nu ventë che po’ ‘ddà jì a navëgà; questa barchettë dall’portë avev’ascì; quannë p’nnantë a vui ven’a passà; falli nu segnë d’amorë mittëtë a rirë ".

Cagnano Living Festival: ecco i nomi dei protagonisti

CAGNANO VARANO, 15 luglio 2008. Undici band e solisti emergenti provenienti da tutta Italia: ecco i protagonisti della seconda edizione del Cagnano Living Festival, che si svolgerà giovedì 14 agosto a Cagnano Varano.

L’evento, organizzato dai giovani redattori di “Schiamazzi”,  giornale locale, ha come obiettivo quello di valorizzare i nuovi talenti e di creare un evento per i giovani.

A contendersi il primo premio saranno undici gruppi provenienti da tutta Italia. Primi saranno i Minimo Indispensabile ,band di Predappio (Forlì) che suonerà brani di pop acustico. A seguire il gruppo locale dei Confusamente Stabile, un gruppo rock proveniente da Lesina e il napoletano Erminio Ciccone, che, da solista, eseguirà pezzi di pop italiano e di blues. Suonano industrial-metal, invece, i cagnanesi Black Illusion che proprio l’anno scorso hanno debuttato alla prima edizione del Living Festival, seguiti da Joe Pansa da Mola di Bari, accompagnato da Marco Ape, che presenterà alcuni pezzi funky. Poi si esibiranno Zino e Lebuonemaniere, con pezzi pop-rock provenienti da Mattinata e San Giovanni Rotondo seguiti dai Them Philosophy, band di Roma tipicamente metal con un vasto curriculum musicale. Debuttano, invece, al CLF 2008 i Work in progress, gruppo di Cagnano Varano dalle sonorità rock a cui susseguiranno i Fuorigrotta di Lucera di stampo rock-pop. A concludere la competizione il gruppo trash-metal dei Mystery , provenienti da Ischitella e il gruppo “meticcio” di Ischitella, Cagnano Varano e Vico del Gargano dei Silver Bloom, già presenti alla prima edizione del Cagnano Living Festival, che suonerà hard rock e heavy metal.
Ogni gruppo presenterà un inedito e altri due brani (a scelta tra cover e inediti) e verrà giudicato da una giuria competente nel settore che decreterà il vincitore. Per la seconda edizione il festival si sposta in piazza Aldo Moro (di fronte al municipio) e verrà trasmesso interamente su Onda Radio. Lo spettacolo inizierà alle 21,30. Per maggiori informazioni sull’evento e per leggere le biografie degli artisti visitare il sito ufficiale della manifestazione: http://www.cagnanolivingfestival.com.

A 92 anni Piccininno partecipa al Festival di Carpino

E’ considerato l’ultimo cantore di Carpino dopo la scomparsa nel 2006 di Andrea Sacco (all’età di 94 anni) e custode di una storia popolare: Antonio Piccininno, 92 anni, parteciperà al ‘Carpino Folk Festival’, in programma dal 2 al 9 agosto. Per Piccininno è l’occasione per ricordare i tempi della sua gioventù e fare paragoni con quella odierna. ‘Cantore di Carpino’ vuole dire – ricorda una nota – rappresentante del canto popolare più famoso ed incontaminato del Gargano. ‘Quando vedo una bella donna – è solito dire Piccininno – mi viene subito di dedicarle una serenata. I giovani d’oggi non hanno idea di cosa possa significare una dichiarazione d’amore in sonetti’. Piccininno è interprete della musica popolare, suonatore di nacchere, ma anche cabarettista e show man capace di condurre lo spettatore fino al gran finale dela sua esibizione. Il ‘Carpino Folk Festival’ è una kermesse di interpreti e sostenitori di quel filone amato da personaggi come il ricercatore americano Alan Lomax che, accompagnato da Diego Carpitella, nel 1954 fece un viaggio alla scoperta dell’Italia sonora ponendo il primo mattone per la salvaguardia dei cantori di Carpino e della tarantella del Gargano.
Ma perchè qualcuno aveva dei dubbi?

Ma che cazz je’? Chi deve fare faccia!!!

ImageIschitella La voragine che s’è aperta a seguito del nubifragio di qualche settima fa sulla provinciale all’uscita della strada a scorrimento veloce del Gargano (direzione Ischitella) sta creando non pochi problemi ad alcuni insediamenti turistici che, in pratica, sono stati tagliati fuori, se non percorrendo strade alternative che, però, non sono indicate da apposita segnaletica.

Non solo non più raggiungibili camping e altri insediamenti, ma anche località come Carpino. Una voragine profonda oltre venti metri apertasi, come ricordavamo, a causa di precipitazioni di inaudita violenza; ma potrebbe essere stata soltanto la classica goccia (si fa per dire) dopo tanti altri fenomeni atmosferici che, nell’inverno scorso, hanno interessato il Gargano Nord, e fatto registrare ancora smottamenti e crolli di tratti stradali. Molti disagi per gli automobilisti, ma soprattutto per quelle strutture turistiche che, a stagione estiva ormai inoltrata, sono decisamente in difficoltà; inoltre, non pochi neppure per gli stessi abitanti di Ischitella e i turisti che, per l’assenza di una segnaletica che indichi percorsi alternativi, fanno non poca fatica a capire quale strada percorrere per raggiungere gli insediamenti turistici e anche Ischitella. Indice puntato nei confronti dell’Amministrazione provinciale che avrebbe cancellato dall’agenda delle priorità, il Gargano. Accuse che abbiamo raccolto da alcuni cittadini di Ischitella, oltre naturalmente dagli stessi titolari delle strutture turistiche, giustamente esasperati per i danni che stanno subendo, nel silenzio più assoluto da parte delle Autorità di riferimento. I titolari degli esercizi commerciali hanno scritto una nota ai presidenti di regione e provincia, nonchè al sindaco di Ischitella, facendo rilevare i gravissimi danni economici e di immagine alle strutture turistiche, che – sottolineano – per questo sono costrette a rimanere chiuse, pur sopportando spese di gestione vista la stagione estiva già iniziata. In caso di mancati interventi, si dicono pronti a intraprendere tutte le iniziative idonee per recuperare i mancati guadagni economici. Che ci sia malcontento da parte dei cittadini di Ischitella è, alla luce dei fatti, più che giustificato, visto che non ci sono stati interventi significativi per evitare che si arrivasse all’esasperazione. Infatti, basta spostarsi di pochi chilometri per rendersi conto dello stato di degrado in cui versa la provinciale “52” che collega Ischitella e Rodi Garganico. Strada molto frequentata in quanto è una valida alternativa, a chi deve spostarsi tre le due località; non solo, conveniente anche per gli automobilisti che devono raggiungere Vico del Gargano o viceversa. Immagini di uno squallore unico per via delle sterpaglie che hanno invaso le cunette, che, di fatto, danno l’idea di un giardino incolto.Difficoltà per gli automobilisti, ma non da meno è per il pericolo che rappresentano per quanto riguarda il rischio di incendi. Insomma un inconveniente da eliminare.
Da newsgargano.it – Francesco Mastropaolo

E’ on line il puntodistella di luglio

Scarica il Mensile in PDF

Il Gargano Nuovo di Luglio gratis on line

E’ on line "IL GARGANO NUOVO" LUGLIO 2008

Scarica clikkando sull’immagine –Buona lettura!

Un ponte per collegare le Tremiti tra loro

Isole Tremiti – In Abruzzo si parla del ponte sulle isole Tremiti. Il principale quotidiano regionale dell’Abruzzo dedica un ampio articolo a questo progetto ideato dall’ingegnere edile sipontino Michelangelo De Meo. Image 

Il progetto prevede un ponte in legno a collegare le tre isole che compongono le Tremiti. Un’idea che, a quanto pare, incuriosisce, tanto che anche un sito internet di Termoli qualche mese fa aveva proposto un sondaggio on line sull’opportunità o meno di realizzare questo ponte. Un progetto «sui generis», quello di De Meo, che prevede un ponte che colleghi san Domino al Cretaccio (l’isolotto più piccolo) e poi un altro che colleghi questo a san Nicola. L’ingegnere dice di aver fatto ricerche e di aver scoperto un carteggio inedito che attesta la presenza di un antico ponte che già collegava le isole tra loro. I politici e le amministrazioni, per ora, non rispondono, non condividono nè rifiutano. Le osservazioni riguardano la constatazione che le Tremiti sono un parco naturale e in quanto riserva marina protetta, dagli equilibri paesaggistici e ambientali estremamente precari, sottoposto a comprensibili vincoli di ogni tipo a salvaguardia del delicato l’ambiente marino, costiero, ecologico, faunistico, ecc. Inoltre un altro ostacolo alla realizzazione di questa idea, dicono alle Tremiti, – l’alto costo che prevede la sua cantierizzazione. L’ingegnere sipontino però non demorde: De Meo fa sapere che università e docenti si stanno interessando a suo progetto. «Attendo sviluppi», dice, che dovrebbero arrivare entro settembre.

newsgargano.it

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