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Antonio Basile (Ufficiale)

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“Un convegno per capire”. Sulle “navi a perdere” le associazioni garganiche interrogano le istituzioni

“Le navi affondate al largo del Gargano. Quali risposte istituzionali a tutela della salute pubblica?” è il tema dell’incontro che si terrà mercoledì 28 ottobre, alle ore 18,00 a San Nicandro Garganico, presso la sala convegni di Palazzo Fioritto.
Organizzato dal movimento delle associazioni garganiche (Centro Studi Martella, Rimboschiamo Peschici, Punto di Stella, Carpino Folk Festival, Argod, Anapie, Giacche Verdi, Circolo Giulio Ricci, Centro Studi Paglicci, Legambiente S.Nicandro, Legambiente S.Giovanni, Legambiente Manfredonia, Legambiente Festambiente sud, Arci Nuova Gestione Monte Sant’ Angelo, Arci San Marco in Lamis, Obiettivo Gargano, A.Ge. Vico del Gargano, Artrabuc, Uriatinon, Venti del Sud, Cambio Rotta), con il patrocinio del comune di San Nicandro Garganico, il convegno ha l’obiettivo di far luce sugli inquietanti interrogativi in tema di “navi a perdere” che si suppone siano state affondate al largo del Gargano.
Interrogativi da sempre sussurrati e che hanno preso consistenza in seguito ad un’inchiesta del giornalista Gianni Lannes pubblicata sul settimanale Left-Avvenimenti nel dicembre 2007, poi ripresi anche in un’interrogazione parlamentare, nella scorsa legislatura, dal senatore Francesco Ferrante.
Un tema scottante, potenzialmente allarmista, ma sul quale le associazioni garganiche ritengono necessario fare chiarezza, squarciando il velo di silenzio e di indifferenza che lo avvolge, in un confronto aperto tra società civile ed istituzioni per capire, ma anche per ottenere impegni e risposte.
Fra i relatori del convegno, oltre al sindaco del comune di San Nicandro Costantino Squeo, il giornalista Lannes (direttore di “Terranostra”) (che esibirà documenti, testimonianze, foto ed anche un filmato inedito) e i referenti delle istituzioni interpellate: l’assessore regionale alla cittadinanza attiva Guglielmo Minervini, rappresentanti del Ministero dell’Ambiente e del Parlamento.
Orientato al più ampio coinvolgimento della società civile in tutte le sue articolazioni, e al confronto con le istituzioni ad ogni livello, al convegno sono stati invitati membri del Parlamento italiano ed europeo, i vertici dell’amministrazione regionale e provinciale, il presidente del Parco Nazionale del Gargano, i sindaci dei comuni garganici, magistrati, rappresentanti del mondo della cultura e dell’informazione, forze dell’ordine, dirigenti, insegnanti e studenti delle classi finali degli istituti superiori dei vari comuni del Gargano, associazioni culturali ed ambientaliste.
Un confronto sulle “navi a perdere”, che parte da quelle “visibili” come la “Eden V” incagliata sulla costa lesinese da più di 20 anni o la “Panayiota” sull’isola di Pianosa, alle Tremiti, per estendersi a quelle che secondo l’inchiesta giornalistica sarebbero depositate sui fondali marini prospicienti la costa garganica, per poi procedere, qualora le tesi sostenute trovassero conferma, alla bonifica del tratto di mare compreso tra il Gargano, le Isole Tremiti, Pelagosa, assicurando il controllo continuo da parte delle autorità del tratto di mare interessato.

Associazionismo Attivo del Gargano

5° Meeting Folk Matteo Salvatore Memories

L’e. Laboratorio Pruc°nes Artist° Company “Ass. PEPPINO MUSSO” in collaborazione con il Comune di Apricena, la Provincia di Foggia, la Regione Puglia , l’Ass. Culturale Carpino Folk Festival e l’Ass. Suoni in Cava, organizza il 23 e 24 Ottobre 2009 il 5° Meeting Folk Matteo Salvatore Memories.

Visto il successo di pubblico e di critica che hanno avuto le precedenti edizioni, riteniamo che, quest’appuntamento possa diventare un punto fisso nella vita e nella cultura della nostra cittadina.
A tal proposito, i nostri intenti, mirano ed allargare gli orizzonti della manifestazione integrando la rassegna musicale con incontri socio-culturali sui vari aspetti della musica popolare e su quella di MATTEO SALVATORE in particolare.

23 Ottobre 2009, ore 20.30: SUONI E CANTI GARGANICI e SALENTINI con l’esibizione de:
TARANTULA GARGANICA, Monte Sant’Angelo (Foggia)
Intervento de “I CANTORI DI CARPINO”;
UCCIO ALOISI GROUPPU, Salento;

24 Ottobre 2009, ore 20.30: SERENATA A MATTEO SALVATORE con l’esibizione de:
Introduzione de “I GIROLLER°”, Apricena (Foggia);
CALA LA SERA , San Giovanni Rotondo (Foggia);
ANANKE, Bergamo.-

Info e Contatti: Gianni – 3402668815, Vincenzo – 3493988247.

Il consorzio 5FSS chiede alla Regione Puglia il riconoscimento di un Sistema Turistico di Prodotto dello spettacolo dal vivo

FestambienteSud e Teatro Civile Festival, attrattori significativi per il turismo della città dell’Angelo

FestambienteSud, la festa nazionale di Legambiente per il Sud Italia, è utile al turismo locale di Monte Sant’Angelo. È quanto emerso con chiarezza durante il dibattito che sul tema Turismo hanno organizzato Legambiente, Arci e Obiettivo Gargano nell’ambito dei venerdì di "Focolare d’Autunno", il ciclo di appuntamenti davanti al focolare della sede del Laboratorio delle Idee e dei progetti in via Gambadoro, nel centro storico di Monte Sant’Angelo. Gli stessi operatori economici, per bocca di molti di loro, hanno esplicitamente riconosciuto la valenza di attrazione turistica che FestambienteSud e Teatro civile festival esercitano nel Luglio montanaro. Anche rappresentanti di istituzioni, come l’assessore provinciale Nicola Vascello e osservatori esterni, come Matteo Fusilli, hanno riconosciuto nelle nostre manifestazioni un tentativo riuscito di fare un turismo di qualità, che non subisce passivamente i flussi di turismo religioso, ma che si pone il problema di attrarre anche un pubblico diverso con strumenti differenti. Da più voci, durante il dibattito, è salito l’appello rivolto alla amministrazione comunale di investire di più sulle due manifestazioni e di utilizzare il modello Festambiente per animare turisticamente la città dell’Angelo, puntando su cultura, qualità e centro storico.

FestambienteSud è giunta alla quinta edizione (ormai sesta nel 2010) e il Teatro Civile Festival alla terza edizione (quarta nel 2010). In cinque anni le manifestazioni di Legambiente hanno attratto circa 250.000 presenze con 30 concerti, 48 rappresentazioni teatrali, laboratori, summer schools, dibattiti: centinaia di eventi che hanno visto protagonisti più di cinquecento tra artisti e conferenzieri.

«Siamo contenti che gli operatori e il territorio ci riconoscano i primi risultati di due menifestazioni nate per rivalutare il centro storico e per dimostrare che la cultura educa e attrae. La significatività turistica di manifestazioni quali FestambienteSud e Teatro civile festival si costruisce pian piano nel tempo e noi siamo ancora all’inizio. – dichiara Franco Salcuni, direttore della manifestazione e presidente di 5FSS, il consorzio dei festival della Capitanata – Quello della valenza turistica dei festival è un percorso di accreditamento che mira a costruire sempre più flussi di turismo residenziale accanto ai flussi di visitatori che provengono giornalmente da un bacino provinciale o interprovinciale. Per fare questo sono determinanti tre fattori:
1. l’autorevolezza della proposta artistica, che facilità molto anche nella comunicazione;
2. la creazione di un sistema di accoglienza che coinvolga entusiasticamente comunità, istituzioni locali e operatori turistici del territorio;
3. la capacità di costruire consapevolmente un’offerta turistica legata ai festival, utilizzando lo spettacolo dal vivo come attrattore, ma che si integri con una offerta più ampia di servizi.

Proprio su questa strada stanno andando i sei festival del consorzio 5FSS che, coinvolgendo altri operatori dello spettacolo, consorzi e operatori del turismo, istituzioni come Provincia di Foggia e Camera di Commercio, hanno inteso richiedere alla Regione Puglia il riconoscimento del "Sistema Turistico di Prodotto della Cultura e dello Spettacolo dal vivo". La testimonianza che i festival vogliono sempre più consapevolmente affrontare il rapporto che intercorre tra gli eventi culturali e di spettacolo e il loro impatto sull’economia turistica. Siamo convinti che la Regione Puglia coglierà il bisogno e la voglia di crescere in questa direzione».

http://www.fivefestival.it

Pianosa…riserva marina “protetta”

La nave batteva bandiera cipriota. La Panayiota, secondo Lannes, venne volontariamente affondata in questo paradiso terrestre l’11 marzo 1986. Il mercantile custodiva nella stiva circa 695 tonnellate di residui chimici.Nelle foto si possono vedere i fusti abbandonati lungo la costa della piccola isola,riserva marina delle isole Tremiti, zona «A» di protezione integrale dove non è possibile alcuna attività umana, la navigazione, la pesca e neppure l’accesso, per garantire un’area di ripopolamento ittico, che ormai è diventata una vera e propria discarica a cielo aperto, dove è possibile scaricare di tutto e di più..

 

Da Facebook,profilo di Teresa Maria Rauzino

Intervista a Nicola Vascello,assessore provinciale al turismo

Sonore transumanze 2009

‘Un’iniziativa che va ad inserirsi in una più ampia strategia di riscoperta e valorizzazione del nostro patrimonio tratturale e della cultura della transumanza a fini turistici, oltre che culturali, che ci porterà a presentare la candidatura a patrimonio dell’Unesco nel 2013 di questa grande ricchezza del territorio di Capitanata’.
E’ il commento dell’assessore al Turismo della Provincia di Foggia Nicola Vascello durante la presentazione del progetto ‘Sonore Transumanze 2009-Incontri a Sud’, avvenuta questa mattina nella Sala Giunta di Palazzo Dogana.
Alla conferenza stampa hanno inoltre partecipato Michele Pesante, direttore del Parco Regionale Tratturi; Germano Benincaso, assessore alla Cultura del Comune di Lucera; Mara De Mutiis in rappresentanza dell’associazione ‘Nonsolojazz’ di Foggia e Matteo Caldarella del Centro Studi Naturalistici Onlus.
L’evento è stato organizzato dall’assessorato alla Cultura e al Mediterraneo della Regione Puglia; dal Parco Tratturi della Regione Puglia; dall’assessorato al Turismo della Provincia di Foggia; dall’assessorato al Turismo del Comune di Manfredonia; dall’Azienda di Promozione Turistica della provincia di Foggia; dall’assessorato alla Cultura del Comune di Lucera.
Tre gli appuntamenti in programma: sabato 24 ottobre alle ore 22:00 presso il Centro Grafico Francescano di Foggia in via San Giuliano spazio alla musica con Francesco Bearzatti e il ‘Tinissima Quartet’ composto da Bearzatti al sax tenore e clarinetto; Giovanni Falzone alla tromba; Danilo Gallo al basso acustico e contrabbasso; Zeno De Rossi alla batteria ed Antonio Vanni che si occuperà delle proiezioni del ‘Tina Modotti video project’, un tributo alla fotografa Tina Modotti, operaia, attrice e fotogtrafa nel Messico degli anni Venti, allieva e compagna del celebre fotografo Edward Weston. Nella sua lunga carriera ha fotografato tutti i volti più celebri della rivoluzione messicana, ‘una transumante che ben si accosta a quello che vuole essere il nostro progetto dedicato alla cultura della transumanza’, come l’ha definita Mara De Mutiis.
A Manfredonia, domenica 8 novembre alle ore 12:30 ‘Terrevive ensamble-teatro multimediale’ in ‘Oltre la terra, tratturi e tratturelli dalla montagna al mare’ con Mara De Mutiis e Antonio Ricci alla voce, Gianni Iorio al bandoneon, Antonio Tosques alla chitarra, Torindo Colangione al basso, Felice Mezzina al sax con la regia video di Enrico Colecchia e le fotografie scenografiche di Matteo Caldarella.
Infine a Lucera, sempre domenica 8 novembre alle 21:30, Daniele Bonaventura si esibirà con il suo bandoneon in ‘Transumaza’ presso il Teatro Garibaldi. L’intera iniziativa ‘Sonore transumanze 2009’ sarà arricchita da una mostra fotografica itinerante, presente in tutti gli appuntamenti, di Marco D’Antonio.

Meridione e briganti: ma che si insegna a scuola?

di MARISA INGROSSO
Dalla Gazzetta del Mezzogiorno
Il Napoletano è come «un vaioloso nel letto», una «cancrena». Il Mezzogiorno è «affamato», «arretrato», «è Africa!». Il Nord è «sviluppato», «industrializzato» e «liberale ». Nord e Sud «due civiltà differenti». Infine, il brigantaggio: «bande composte da contadini insorti e autentici briganti» che «colpivano con incendi, furti e omicidi tutto ciò che rappresentava lo Stato italiano». Praticamente, terrorismo eversivo.
Eccoli, in breve i concetti che i giovani italiani imparano a scuola (la scuola pubblica!). Le frasi si trovano sui libri di testo di Storia usati, negli ultimi anni, in 3ª media e al 4° anno delle medie superiori. Senza alcuna pretesa di esaustività, la «Gazzetta», si è messa ad esamine questi testi, a campione. L’esito è preoccupante.

ALLE MEDIE – Prendiamo l’edizione 2004 del testo numero 3, edito da Atlas, e intitolato «Storia ed educazione alla cittadinanza – Da Napoleone ai nostri giorni». È un testo adottato alle scuole medie. A pagina 97 c’è il paragrafo «La questione meridionale e il problema del brigantaggio». Gli autori (Zaninelli, Bonelli e Riccabone) affermano subito che «il Mezzogiorno era entrato a far parte del nuovo Stato unitario in condizioni di svantaggio». Non spiegano di che «svantaggio» trattasi però lo lasciano capire: i braccianti non possedevano terre mentre «vasti possedimenti restavano incolti per il disinteresse del proprietario » (latifondisti pigri?). Correttamente enumerano i motivi di scontento delle popolazioni meridionali nei confronti dei Piemontesi: le tasse esose, il loro servizio di leva obbligatoria e le promesse mancate (la, mai attuata, riforma agraria). Questa «sfiducia nell’autorità», secondo gli autori «portò alla nascita di organizzazioni illegali e di bande di briganti». Per batterli, «lo Stato fu impegnato in una vera e propria guerra nella quale furono utilizzati oltre 160.000 soldati». In quella pagina c’è soltanto una immagine. È una stampa a colori. Una grossa didascalia che dice: «I briganti praticavano da sempre il sequestro di persone per ottenere riscatti in denaro». Il capitolo si chiude senza mai accennare al ruolo dei grandi alleati di quelle «organizzazioni illegali» e «bande di briganti», cioè i Borbone e la Chiesa.
Chi ha studiato su quel libro, quindi, può ben ignorare i motivi e gli ideali, che pure mossero migliaia di uomini e donne. Per quei ragazzini (che oggi hanno tra i 17 e i 18 anni) il brigante sarà qualcosa che sta a metà tra un morto di fame e un criminale.

Altri autori (Brusa, Guarracino, De Bernardi) altro libro di testo per la 3ª media («Il nuovo racconto delle grandi trasformazioni – Dall’Europa delle nazioni alla società globale»), altro editore (Edizioni scolastiche Bruno Mondadori). Questo libro veniva usato quattro anni fa. Ai briganti dedica mezzo paragrafo, che inizia così: «Dall’estate del 1861, e in maniera sempre più intensa, nei due anni successivi, nelle regioni meridionali (ma non in Sicilia) comparvero bande composte da contadini insorti e autentici briganti». Il brigantaggio non c’era in Sicilia dopo il 1861? Può darsi. Ma i Carabinieri la pensano diversamente. Loro, in Sicilia, hanno arrestato briganti almeno fino al 1874. Proprio sul sito ufficiale dell’Arma (www.car abinieri.it), c’è una pagina de «L’Illustrazione Universale » datata 15 novembre 1874, in cui si riporta dell’arresto, avvenuto l’11 ottobre di quello stesso anno, di «Anzalone Cataldo e Salvo Andrea, noti capi briganti». Ma continuiamo a leggere il libro di Storia. Le «bande» di «contadini e autentici briganti» in questo caso sono state «appoggiate» da «ufficiali del vecchio esercito borbonico », ma soltanto «in principio» e, comunque, la loro attività era questa: colpire «con incendi, furti e omicidi tutto ciò che rappresentava lo Stato italiano e chiunque si schierasse dalla parte delle autorità pubbl iche». In questo caso, secondo gli autori, per la repressione del brigantaggio «furono impiegati 120.000 uomini», e non 160.000. Ciò detto, bisogna segnalare una nota di merito: a corredo di questo testo di Storia c’è anche, allegato, un libro per gli esercizi (firmato da Bresil, Pedron, Pontalti, Tamburiello). Quì c’è un intero capitolo, denominato «Storie di briganti», che è ricco di informazioni, documenti e grandi e belle immagini di briganti e brigantesse. Le indicazioni su «come utilizzare l’iconog rafia sul brigantaggio» spiegano che ci sono un sacco di foto di quelle persone perché i briganti «si facevano fotografare o venivano fotografati loro malgrado, anche dopo la fucilazione».

AL LICEO – Cinque anni fa, nei licei c’era la 2ª edizione del volume 2 de «La storia – Dalla metà del Seicento alla fine dell’Ot – tocento» (Zanichelli editore). Porta la firma illustre di Aurelio Lepre. Il professore (ordinario di Storia contemporanea all’Uni – versità degli Studi di Napoli Federico II), ha scritto libri bellissimi sul Mezzogiorno e il suo equilibrio e la sua competenza si ritrovano in questo testo per le scuole anche quando tratta il fenomeno del brigantaggio. Ciò che lascia perplessi è il discorso Nord-Sud. Il capitolo «La costruzione dello Stato e della nazione» si apre con una sequela di insulti razzisti pronunciati da settentrionali o da meridionali che vivevano al Nord già da molto tempo. Il primo cui Lepre dà la parola è Massimo d’Azeglio. Il piemontese, che fu politico e letterato, è famoso per la sua: «Abbiamo fatto l’Italia, ora si tratta di fare gli italiani». Invece la frase che tocca in sorte ai liceali del 2005 è: «La fusione coi Napoletani mi fa paura. È come mettersi a letto con un vaiuoloso ».
Cui Lepre fa seguire l’esternazione del romagnolo Luigi Carlo Farini (luogotenente di Cavour nel Mezzogiorno) che dei meridionali dice: «Che barbarie! Altro che Italia! Questa è Africa!».
Poi Lepre raccoglie il pensiero dello scrittore Giuseppe Bandi secondo cui i siciliani erano dei «beduini» e la loro lingua era «africanissima». E, infine, l’autore lascia passare il parallelismo tra il Napoletano e una «cancrena», sotenuta sia da Farini, sia dal siciliano Giuseppe La Farina.

Lepre non ha ritenuto utile mettere a «contrappeso» alcuna presa di posizione filo-meridionale. Anzi, spiega che a fondamento di giudizi così drastici i settentrionali avevano una «preoccupazione di carattere politico» e «c’era anche la convinzione che fino a quel momento non era esistita una sola civiltà italiana, ma due civiltà differenti per tradizioni, costumi e indole della popolazione». Sì, «indole», così scrive Lepre. E i meridionali «sudisti» dell’epoca cosa pensavano del Nord? E dell’«indole» dei Piemontesi? Chi ha studiato su quel testo, purtroppo, lo ignora. Quei ragazzini (e il pensiero va soprattutto ai meridionali) che hanno studiato e mandato a memoria quelle frasi oggi hanno tra i 21 e i 22 anni.

I PROFESSORI – Tutti i concetti fin qui riportati, se non mediati da docenti avveduti, equilibrati e molto ben preparati, possono convincere i giovani meridionali dell’esistenza di una storica inferiorità? Viceversa, possono alimentare un senso di storica superiorità nei piccoli settentrionali? La risposta sta a ciascuno. Ma magari, quest’anno, facciamo in modo di leggerlo il libro di testo di Storia dei nostri ragazzi.

La verità dopo 150 anni come per i pellerossa

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno
Il brigantaggio meridionale e la Guerra di secessione americana hanno un mucchio di punti in comune. Non soltanto perché si svolsero praticamente in contemporanea ma anche perché si trattò di due guerre fratricide. Secondo molti storici i paragoni, però, finiscono qui perché – a loro dire – in Italia non fu guerra civile. Secondo loro, chi combattè l’esercito dei Savoia non era mosso da «ideali patriottici». Su questo forse bisognerebbe ragionare più a fondo. Ma, volendo soprassedere, c’è un’altra guerra, pure coeva, che può essere di insegnamento per come è stata prima dimenticata e poi – finalmente – portata alla luce.

Stiamo parlando della «conquista del West». Pensiamo allora alle frotte di bambini che, per generazioni, hanno giocato a indiani e cow-boy. L’indice teso e il pollice alzato: «Pam! Pam!». Le regole, per lustri e lustri, sono state semplici: l’uomo bianco, il cow-boy, era il «buono»; il cattivo pellerossa finiva per terra. Fino a un pugno di anni fa a ripeterlo erano i nonni, ma anche il cinema (basta guardare i vecchi film con John Wayne), ed era scritto pure nei libri di scuola. È stato così per circa un sec olo.

Uno dei più efferati massacri di indiani d’America risale proprio all’epoca del Brigantaggio, al 1864. Quell’anno, a Sand Creek, 133 Cheyenne e Arapaho furono barbaramente uccisi, i loro cadaveri mutilati (105 erano donne o bambini). A Sand Creek avrebbe dovuto morire il mito del cow-boy buono e dell’indiano cattivo. Non fu così. Nel corso dei decenni, storici, politici, giudici, artisti, si sono adoperati per fornire un’altra versione della guerra tra americani bianchi e americani pellerossa. Ma sono rimasti inascoltati dalle folle. Insomma, le menti migliori sapevano come erano andate le cose, ma per la gente comune non è facile gettare alle ortiche 100 anni di falsità. Ci vuole la chiave giusta, perché la «mappa mentale» collettiva non ama i dubbi. Preferisce fare «Pam! Pam!» e credere che l’uomo bianco è il «buono». Punto.

Poi, nel 1970, sono arrivati il film Soldato blu, diretto da Ralph Nelson e Il piccolo grande uomo, diretto da Arthur Penn e con uno strepitoso Dustin Hoffman. Nel 1981, la sensibilità magnifica di Fabrizio De Andrè regalò agli italiani la canzone Fiume Sand Creek. E, a corona, nel 1990, arrivò Balla coi lupi. I film e le canzoni arrivarono alla gente. Erano la «chiave giusta». Il loro messaggio era potente: gli indiani non sono i cattivi, i bianchi non sono i buoni, tutto è dannatamente più complicato. Sottotitolo: «Vi hanno presi in giro per cent’anni».

In un baleno, è cambiata la mappa mentale dell’opinione pubblica del globo, anche quella degli italiani. Qual è il senso? L’America ha dimostrato a se stessa (e al resto del mondo) di aver capito l’importanza della Storia, quella autentica, con le sue crudeltà. Gli americani si sono riappropriati del loro stesso passato. In conseguenza di ciò il Paese non si è spaccato, anzi. La verità è stata un balsamo. I bianchi sono guariti dal cancro dell’arroganza da «civilizzatori » e agli indiani e alle loro tradizioni e sapienze fu restituita dignità. Tutta la dolorosa epopea della conquista del West, oggi, fa parte integrante del patrimonio storico-culturale del popolo americano.

Sotto la presidenza di Bill Clinton, il Congresso degli Stati Uniti ha presentato le scuse ufficiali agli indiani per l’eccidio di Sand Creek. Per reciproca memoria, sul luogo della strage è stato eretto un monumento. In Italia, ogni benedetto libro di Storia adottato dalle scuole, racconta in modo critico la «Storia del West». I nostri ragazzi studiano cosa accadde nel 1864 dall’altra parte dell’Oceano. Conoscono i Sioux e il Generale Custer. Ma, spesso, non sanno cosa è successo quell’anno nel loro Paese, magari proprio nella loro città. Alle volte non trovano una parola, manco una, sulla guerra fratricida che si combattè nel Mezzogiorno. Non sanno «chi» erano i briganti, oppure sanno che erano unamanica di criminali depravati. Ai giovani meridionali stiamo insegnando che i loro avi erano i «cattivi», pur sapendo che tutto è dannatamente più complicato. (Mrs. Ing.)

Parte finalmente il Sistema Turistico Gargano/ Aderiscono 22 comuni, 5 Enti e due Consorzi

Ventidue comuni, quattro enti sovracomunali e due consorzi d’imprese, hanno deciso di mettersi insieme e costituire il Sistema turistico territoriale del Gargano.
Sono state depositate  presso l’assessorato regionale al Turismo, le dichiarazioni di adesione, così come previsto dal regolamento regionale e che costituiscono la fase propedeutica al riconoscimento che dovrà avvenire da parte della Regione Puglia.
I comuni sottoscrittori della manifestazione d’interesse al riconoscimento del Sistema turistico Gargano, sono Apricena, Cagnano Varano, Carpino, Ischitella, Isole Tremiti, Lesina, Manfredonia, Mattinata, Monte Sant’Angelo, Peschici, Rignano Garganico, Rodi Garganico, San Giovanni Rotondo, Sannicandro Garganico, Serracapriola, Vico del Gargano e, naturalmente, Vieste.
A questi si sono aggiunti i comuni del Nord Tavoliere, quali San Severo, Chieuti, San Paolo Civitate, Torremaggiore, Poggio Imperiale.
Invece, per quanto riguarda gli enti sovra comunali aderenti, hanno sottoscritto il documento la Provincia, tramite l’assessorato al Turismo, la Camera di Commercio, l’Ente parco nazionale del Gargano, il Gal Gargano.
Mentre, i due consorzi che raggruppano gli operatori turistici che hanno manifestato il loro interesse all’adesione, sono il “Gargano Mare” di Vieste e il “Cotug” di Rodi Garganico.

Ischitella nella rubrica “Si viaggiare” del Tg2

Terremoto sul Gargano, l’epicentro tra Carpino e Monte Sant’Angelo

Un terremoto di magnitudo (Ml) 2.8 è avvenuto alle ore 15:17:16 italiane del giorno 16/Ott/2009.
Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel distretto sismico "Promontorio_del_Gargano".
La profondità del sisma è di 30.4 km; i  comuni più vicini all’epicentro (entro i 10km) sono Carpino e Monte Sant’Angelo.

Qui tutti i dettagli

Dati evento


 
Event-ID 2209283170
Magnitudo(Ml) 2.8
Data-Ora 16/10/2009 alle 15:17:16 (italiane)
16/10/2009 alle 13:17:16 (UTC)
Coordinate 41.767°N, 15.893°E
Profondità 30.4 km
Distretto sismico Promontorio_del_Gargano
 
Comuni entro i 10Km

CARPINO (FG)
MONTE SANT’ANGELO (FG)

Comuni tra 10 e 20km

CAGNANO VARANO (FG)
ISCHITELLA (FG)
MANFREDONIA (FG)
MATTINATA (FG)
RODI GARGANICO (FG)
SAN GIOVANNI ROTONDO (FG)
VICO DEL GARGANO (FG)

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