Carnevale, la festa più colorata, divertente e allegra dell’anno. Ai tempi dei nostri avi questa era una delle feste più sentite a Monte Sant’Angelo, ed era ricchissima di tradizioni…. E ora?
Scritto Valentina Scirpoli & Anna Maria Sacco
Come narra Tancredi nel celebre libro Folclore Garganico, il carnevale era ricco di tradizioni popolari.
Uomini e donne, con maschere tipiche del posto: pacchiane (costume tradizionale delle contadine montanare), cafoni (costume tradizionale dei contadini montanari), ialantomene (satire dell’aristocrazia) e il Fracchaccone (un’originale interpretazione della maschera di Pulcinella),
festeggiavano con danze accompagnate dal suono dell’organetto e delle chitarre, con getti di confetti contenuti nelle federe dei cuscini, sfilando per i vicoli dell’attuale centro storico, “indossando” a mo’ di bracciale, al braccio sinistro, i puprete (dolce tipico paesano).
Verso la mezzanotte (del giorno di carnevale), al suono delle campane, si interrompevano i festeggiamenti, e si procedeva col funerale di un pupo, curato in tutti suoi particolari da Tumese lu lampiunere, che simboleggiava il carnevale che stava per morire.Il pupo, era seguito dal suono di bidoni percossi, da sonagli, e da cassette vuote di petrolio legate a qualche cane che correva maledettamente.
Ora, ci chiediamo: come mai tutte queste usanze divertenti e originali si sono perse?

Fino al 7 febbraio cliccando qui troverete i 3 riddim messi a disposizione da Teresa per tutti coloro che vorranno tentare una grande avventura!
Per questo progetto Teresa ha tratto ispirazione, come d’altronde il titolo stesso rivela, da una “modalità” della musica giamaicana nella quale la stessa “base” creata da un determinato artista per un proprio pezzo, è poi riutilizzata da altri cantanti e compositori che a loro volta ricreano una nuova melodia e un nuovo testo e dunque una canzone completamente diversa.
L’ambizione è quella di introdurre questa usanza nella musica popolare italiana e, in particolare, nella musica folk-d’autore, che è l’ambito in cui Teresa si muove.
Fare circolare la propria musica, metterla a disposizione di altri musicisti e stimolare la loro immaginazione, un vero progetto di creatività e produttività interattiva.
Tutti i gruppi, musicisti e autori, potranno provarsi a comporre e interpretare la propria canzone usando uno dei riddim che troverete qui. C’è una versione di 5 mega solo per l’ascolto, mentre quella da 50 mega, in alta definizione, potrete scaricarla e utilizzarla come base su cui incidere altri strumenti e la voce. La ritmica ovviamente rimarrà quella.
Una volta registrato dovrete spedire il cd audio a questi indirizzi entro il 15 febbraio:
CORE srl c/o Stefano Bornigia Via Francesco Denza, 27 – 00197 Roma
MEI – Concorso RIDDIM – Via Della Valle 71, 48018 Faenza (Ra)
Si prega di non mandare più gli mp3 tramite e-mail ma di spedire solo il cd contente la registrazione.
tra tutti i partecipanti 3 cantautori o gruppi saranno selezionati e potranno accedere all’ultima selezione per partecipare al progetto discografico chiamato appunto RIDDIM A SUD prodotto dalla CORE, l’etichetta di Teresa De Sio, la cui uscita è prevista per il mese di maggio e che vedrà impegnati nella stessa impresa alcuni tra i più noti e significativi artisti della scena folk rock italiana.
E’ nato da poco (la sua registrazione risale allo scorso settembre), ma farà tanta strada.
Parliamo di “punto di stella”, mensile garganico che da febbraio verrà distribuito anche a Carpino, come già accade nel resto del Gargano. E’ un mensile "che non fa il verso a nessuno, dà voce a tutti e non dimentica o sottovaluta i problemi della nostra società. Trova radici nel territorio garganico, da cui preleva la linfa migliore e non lancia messaggi di alcun genere. Solo informa, rende noto, comunica! Non si picca di essere culturale ma fa cultura (nel senso più lato del termine), non vuole essere demagogico eppure certe argomentazioni lo costringono, non è assolutamente qualunquista perché non riesce a ignorare l’aspetto politico del vivere associato. Ha un target che va dai 18 ai 70 anni (e oltre) e la sua fortuna sta nell’essere amato dai suoi lettori più di quanto forse meriti, e ricercato, atteso ad ogni uscita per il piacere di essere letto e criticato, di trovarvi stimoli e discuterli, di consigliarlo agli amici o gettarlo nel cassonetto della carta. Il suo atout più evidente? La mancanza di un prezzo. Il suo difetto peggiore? La presunzione di scavare nel cuore degli uomini". Direttore editoriale di “punto di stella” è il giornalista peschiciano Piero Giannini, collaboratore del quotidiano Puglia, garganico a tutti gli effetti ed autore, tra le altre sue opere, di “Homo Garganicus” (edizioni del Rosone), un libro che di Peschici, della Montagna del Sole e dei suoi variegati personaggi trae una descrizione che solo un innamorato vero del Gargano può dare. Caratteristiche essenziali che faranno di “punto di stella” un punto… di forza dell’editoria pugliese.
La versione digitale del mensile sarà consultabile dall’"angolo dell’edicola" del portale http://www.carpinofolkfestival.com dove è gia possibile trovare tutti gli arretrati.
Censiti negli Stati esteri quasi 60mila ex cittadini della provincia
da garganopress
Il foggiano al terzo posto per emigrazione all’estero. Gli emigrati dalla provincia mettono Foggia al terzo posto nella classifica della emigrazione dalla Puglia, quinta regione italiana per numero di emigrati. I dauni sono 59.936, sui 297.536 pugliesi nell’Anagrafe degli italiani residenti nei Paesi esteri.
In testa, col maggior numero di emigrati, la provincia Bari, con 97.158 iscritti alla associazione Aire, poi Lecce (87.199), Foggia appunto, Brindisi (29.887) e Taranto (23.356). È europea al 79 per cento la destinazione principale dei nostri emigrati, Germania soprattutto, Svizzera, Francia, Belgio. Nelle Americhe si conta il 18 per cento dei pugliesi, specie tra Argentina, Usa e Canada. Notevoli le presenze in Gran Bretagna, Brasile, Venezuela e Lussemburgo. Il continente australiano è undicesimo con 4.437 presenze, mentre il Sudafrica è il primo tra gli stati africani e asiatici con 1.437 presenze. Non si esaurisce tutto all’emigrazione europea e oltreoceano, naturalmente, ci sono le regioni italiane, meta dei viaggi della speranza 50 anni fa. Non si può dimenticare che il trasferimento di forza lavoro dal Mezzogiorno ha convertito in metropoli le città del Nord. Scene di ordinaria emigrazione dalla Puglia anni Sessanta verso le industrie settentrionali sono in un saggio che ricostruisce le trasformazioni degli spazi urbani in Italia, dal secondo dopoguerra. "Le città visibili" il Saggiatore, a cura di Robert Lumley e John Foot, 304 pag. 25 euro, analizza la metamorfosi dei centri industriali, spinti verso la dimensione di grandi metropoli moderne dai ripetuti flussi migratori, che hanno dato sviluppo ad un tessuto sociale variegato. Sotto indagine ambiti diversi, dalla immigrazione alla cultura giovanile fine anni Cinquanta, dalla architettura utopica del 1960 alla riconversione dei paesaggi da agricoli a postindustriali. Lumley e Foot insegnano storia e cultura italiana nello University College di Londra. Il volume raccoglie i saggi di numerosi ricercatori che orbitano in area accademica anglosassone. E tra le novità il Saggiatore, dedicate agli esempi di arredo urbano del tipico ambiente settentrionale, ecco un volume attento alla poesia dei giardini, veri paradisi verdi. Educativi, romanzeschi, perfino industriali: sono tra i tanti dei quali ha riguardo la storica dell’arte Annamaria Conforti Calcagni, "Bei sentieri, lente acque" 356 pag. 25 euro. È dedicato ai giardini che, in particolare nel Lombardo Veneto, tra fine 1700 e secondo 1800 abbellirono palazzi in città, ville e tenute borghesi, risultando la sintesi felice di tutte le arti e l’espressione di istanze filosofiche e ideologiche. Ha vinto il premio Grinzane Cavour giardini botanici.
Nei giorni scorsi è avvenuta l’inaugurazione della
MOSTRA FOTOGRAFICA E PITTORICA
ULIVI DI PUGLIA, AMBASCIATORI TRA I POPOLI
ROMA 21-27 GENNAIO 2008
SPAZIO ETOILE
SCUDERIE RUSPOLI E RUCELLAI
La Puglia ospita oltre 50 milioni di alberi di ulivo, la metà dei quali secolari. Sono invece circa 4 milioni gli alberi che superano i tre secoli di vita. Alcuni di questi, in base a studi storici e a complesse tecniche scientifiche, sembrano databili a circa 2500-3000 anni di vita. Non vetusti alberi isolati, ma estese piantate, ancora oggi produttive, che rappresentano uno dei paesaggi rurali più antichi del Mediterraneo.
Riporto qui di seguito alcune riflessioni elaborate dalla dott.ssa Danielle Mazzonis Sottosegretario al MiBAC in occasione della mostra:
Non voglio rubare tempo agli interventi che seguiranno (Nichi Vendola, Sergio Rubini, Felice Laudadio), ma ci tengo a sottolineare il valore e il senso di questa mostra fotografica, perché contribuisce a sensibilizzare su un tema di grande importanza: la tutela del nostro patrimonio dell’ambiente e delle nostre piante secolari. Voglio limitarmi a sottolineare tre punti che qualificano gli ulivi come patrimonio culturale oltre che ambientale:
1) gli ulivi rappresentano un elemento imprescindibile delle nostre tradizioni enogastronomiche: la cucina mediterranea ha tra i suoi principali ingredienti e tra i suoi sapori più intensi l’olio ricavato da queste antiche e preziosissime piante. Gli ulivi, i frantoi e gli strumenti utilizzati nella raccolta e spremitura delle olive e nella conservazione dell’olio, raccontano anche la storia del lavoro, gli usi e le tradizioni del nostro patrimonio demoetnoantropologico.
2) gli ulivi non sono importanti solo per i frutti e i prodotti che da loro si ricavano ma anche perché costituiscono, con la loro storia plurisecolare, una stratificazione eccezionale del tempo: non meno di uno scavo archeologico condotto secondo i principi rigorosi della stratigrafia scientifica, gli ulivi raccontano le trasformazioni del clima, del territorio e della salute delle piante.
3) gli ulivi sono infine anche belli in sé, con quel contrasto tra la pelle rugosa e attorcigliata dei tronchi e l’affusolata e aerodinamica forma delle piccole foglie argentate: sono come il simbolo del faticoso rapporto tra l’antico e il moderno, del dialogo tra un vecchio e un fanciullo. Sono tra le sculture più belle prodotte dalla natura, sono un lavoro di finissimo artigianato spontaneo che attraverso tempi lunghissimi ha plasmato infinite “variazioni sul tema”.
Voglio infine concludere con un augurio: che questa mostra sugli ulivi, pianta che da sempre simboleggia la pace, sia anche di buon auspicio per una risoluzione dei conflitti internazionali e delle tensioni che segnano molti dei rapporti tra i paesi e i popoli del pianeta.
di Leonarda Crisetti
Recensione all’opera di Francesco Bocale
“Carissima Dina,
dopo due anni di attesa, finalmente è uscita la mia raccolta di racconti cagnanesi, che presenta una minima parte di ‘paràule’, fatti, personaggi e luoghi della nostra tradizione”.
Con le parole dell’autore mi piace aprire questo spazio e offrire al lettore alcuni elementi di conoscenza e qualche spunto di riflessione sulla persona e sull’opera di Francesco Bocale, nonché sul/i contesto/i di vita, senza i quali non sarebbe possibile spiegare/comprendere/intendere/ conferire senso alla sua ricerca.
Francesco Bocale, che si è dato anche il nome di Apulo (perché pugliese) Cannesi (perché nasce in una delle più antiche e significative vie di Cagnano Varano (FG), nell’anno 1954, oggi vive a Turate, provincia di Como, dove problemi di salute stanno mettendo a dura prova il suo coraggio e la sua voglia di vivere.
Negli anni Novanta, dopo aver offerto un interessante contributo alla raccolta di poesie dell’associazione culturale “L’Alternativa”, dà alla stampa “Infanzia, giorno beato”, un’opera in prosa in cui canta nostalgico l’amore per il suo tetto natio. Nel 2001 pubblica “Misura dei miei passi”, poesie autobiografiche, incentrato sulla donna e sul desiderio di dar pace alle pulsioni della vita, nel 2005 “Quando il silenzio si fa poesia”, rime che vedono l’autore impegnato nella ricerca di quel senso che è possibile rinvenire solo in Dio, una raccolta agevolata dal ‘dolce sostare’ nel silenzio della contemplazione dei monasteri benedettini della Brianza e, soprattutto, dalla capacità di porsi nella posizione di ascolto, di veicolare il silenzio attraverso versi ben curati.
L’ultima pubblicazione di Francesco Bocale, quella su cui incentrerò la mia analisi e riflessione, datata 2007, porta il titolo “Quando la cipolla fece piangere il padrone”, ed è edita dalla Tip. Zaffaroni Mozzate (Co).
L’incipit della raccolta è costituito da “una paràula corta corta”, tratta dalla memoria cagnanese. Paràula, una parola che l’autore traduce con fiaba, ma che – a ben guardare – di questa tipologia testuale non contiene diversi elementi. La fiaba – come ciascuno sa – è un racconto destinato soprattutto ai fanciulli, costituito di narrazioni meravigliose e fantastiche, in cui intervengono personaggi con poteri fuori dal comune. Paraula e fiaba condividono, però, la caratteristica di entrare immediatamente in-situazione, accendendo l’interesse di chi ascolta.
“Stocca maccarune e ména mmocca”
costituisce, infatti, il seguito e, al contempo, il finale del nostro brevissimo racconto, che produce come effetto immediato la risata.
Il succitato, come gli altri testi presenti nella raccolta di Francesco Bocale, mi offrono ulteriori spunti di riflessione, inducendomi a pensare che probabilmente meglio sarebbe parlare di aneddoti, fatti particolari, curiosi, poco noti della storia/cultura cagnanese, che – a ben guardare travalicano i confini del paese-, di motti, detti brevi, arguti a volte anche pungenti riconducibili a persone o esperienze umane, che intendono trasmettere qualche insegnamento (morale che se da un lato accomuna la paràula alla favola, dall’altro si distingue avendo come protagonisti gli animali), di racconti, vale a dire della narrazione di qualcosa realmente accaduta o immaginaria.
Sicuramente la raccolta contiene tutte queste tipologie narrative o, come dice l’autore, ‘paràule’, fatti, personaggi e luoghi della nostra tradizione”.
E veniamo al secondo spunto di riflessione, quello che mi conduce al contesto, alla tradizione, ai valori, a quella cornice in grado di dare senso e di orientare in qualche mondo i bambine e le bambine, i giovani e le giovani, le mamme e i papà, i nonni e le nonne, facendoli acquisire una precisa identità.
Un’identità personale che è esito di molteplici interazioni, spesso il riflesso di quella sociale o come afferma Calvino: “una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, d’immaginazioni”.
Identità personale frutto di una produzione culturale, dunque, esito di una rete di relazioni, di un continuo fluire. Identità che si costruisce nella partecipazione alle attività di una comunità, alle sue conoscenze, attraverso i discorsi e le storie veicolate dalla tradizione.
I racconti raccolti da Bocale sono, sotto questo profilo, il racconto della realizzazione del Sé dei nostri nonni, un Sé costruito nel contesto, attraverso le relazioni sociali, a partire dalla “cerchia delle persone che ognuno di noi ama o su cui può contare”.
Quando il bambino chiedeva al nonno, alla nonna, alla zia o alla mamma: -M’à dice ‘na paràula? , lo invitava, dunque, a favoleggiare e, al contempo, cominciava ad entrare nella pelle della sua comunità, rivestendosi degli abiti della propria cultura.
I testi raccolti da Bocale, da lui abilmente ricostruiti, sotto qualche aspetto re-inventati, per incuriosire i fanciulli, sono, tuttavia, diretti anche agli adulti, che, scherzando sui motti e sui modi di dire rimasti proverbiali, hanno modo di riflettere tuttora sui costumi consegnati dalla tradizione, per valutare e assumere decisioni future.
Il popolo cagnanese, e in genere della civiltà contadina, non può non essere riconoscente all’Autore per aver consegnato alla memoria scritta tutto quanto era destinato ad essere perduto.
Francesco consegna alla memoria dei giovani lo scenario di un mondo che quasi non è più, costituito da diversi punti di debolezza: lo sfruttamento connesso alla stratificazione e alle disuguaglianze, come si evince dalla lettura de “La cipolla del padrone”, i rapporti conflittuali braciali-padrone che sembrano regalare a questi ultimi il sogno di un futuro migliore (Lu Tapparone), la soggezione degli umili, “ … i mietitori mangiavano a testa bassa”, anche quando, a fine lavoro, erano invitati a condividere la mensa del padrone (Le uova di donna Antonietta).
Rapporti asimmetrici presenti anche all’interno della famiglia, tra marito e moglie, fratelli e sorelle, assegnando ai maschi il ruolo del comando e alle femmine quello di eseguire, senza replicare.
Asimmetria prodotta da un’educazione di genere volta a mettere in luce l’uomo e ad oscurare la donna, facendola apparire poco intelligente (Lu guadagne di Maria Frignitte), ignorante, come si può inferire dai testi “Lu principe cancellare” e “Vardenucce”, una donna costretta a vivere reclusa nel suo “regno” costituito sovente dal monolocale della sua abitazione, come risulta dalla lettura de Lu zurre, a prendere marito per necessità.
La memoria ci consegna una società che conferisce poco spazio anche ai minori. Un’infanzia senza diritti: bambini costretti a subire la violenza dei padri, gettati precocemente nel mondo del lavoro, a farsi la guerra perché spinti dai morsi della fame (Mio padre è morto in fretta).
La raccolta di Francesco consegna ai giovani un mondo contrassegnato dall’analfabetismo e dall’ignoranza (Cara mamma, ji stanghe a paPise), nonché dalla corruzione: “la sarda” di Donna Filomena.
In quel mondo fatto di precarietà, i poveri dovevano pur sopravvivere, ed eccoli, furtivi, a fare incetta dei fichi di Mastro Diego, un calzolaio buono, che quando giungeva al suo frutteto non riusciva a riempire nu panare di fichi, dal momento se li erano già colti (Lu ciucce de Mast’Addéca).
Racconti che aprono a volte con una connotazione spaziale, altre temporale, altre ancora con l’aggiunta di una caratteristica valoriale, volta a sottolineare la voglia di miracolo della povera gente, come accade in “L’asino che ride”: “Quando c’era più religione e gli uomini vivevano nel santo timore di Dio, in cima al campanile della Chiesa madre … .”
Aneddoti che stigmatizzano alcuni comportamenti, ad esempio la consuetudine preminentemente maschile di affogare nel vino le amarezze dello sfruttamento nel lavoro e magari della scarsa integrazione sociale, dato che la cultura, la politica e l’economia erano una questione da “galantuomini”, (Ce lu frèchene lu vine a Ccagnane! )
Anche la Chiesa faceva la sua parte, continuando a chiedere antichi privilegi (Ma quiddu jè grane de chiane!), pretendendo il dono dei poveri, così sottolineando la subordinazione di questi ai preti, ostentando una comunicazione incoerente, giacché bisogna fare come il prete dice e non vedere quello che fa, come risulta da “Li palummiccchie de li prèvete”, quando in tempo di Quaresima invitando il popolo al digiuno: “Con il volto acceso dall’ira, il sacerdote grido:- Quello che ho detto vale per il popolo non per me! E ora preparami i colombi!”.
In una società in cui non era contemplato il diritto di parola, pena la perdita del posto di lavoro, il compito della protesta era assegnato agli animali. È, dunque, “Lu ciucce de Martien”, che, “rivestito ancora di sella, prese a correre verso l’uscita del podere, diretto al paese”, inveì contro il suo padrone che “si accingeva a fissargli l’aratro”. È evidente, nel testo, l’analogia somaro-bracciale, soprattutto nel momento della negoziazione. Michele, il padrone, fece, infatti, finalmente un patto con l’asino: ogni mattina, prima di legarlo all’aratro, “gli avrebbe dato una sacchetta di paglia e orzo”.
Non mancano le imprecazioni contro la politica fiscale dello Stato (Eh, governo ladro!), i rapporti a volte litigiosi tra i vicini (Gli occhiali di Peppina), il tentativo di esorcizzare la paura della morte, sdrammatizzando (Chi mangerà il maiale?).
Raccolta che, in definitiva, traccia la storia della vita materiale e culturale del Mezzogiorno, dei mestieri, dei cibi, dell’abbigliamento, dei modi e luoghi dell’abitare. Racconti coloriti con le espressioni tipiche del luogo, analogie e personificazioni (“… il tascapane emanava un forte odore di pane e cipolla”, “la fame correva sui denti e per la gola come una morsa e sapeva piegare ogni tentennamento del naso e del palato.”
Raccolta, a mio avviso, interessante anche perché si presta ad una lettura dei cambiamenti, passando da costumi legati più tipicamente alla civiltà contadina a comportanti nuovi, segnati dall’ingresso nell’industrializzazione. Si pensi a “Gli americani e i fichidindia”, dove i cittadini d’oltre oceano sono dipinti con una coloritura etnocentrica, dato che ogni cultura vissuta è un po’ narcisistica, oppure a “Lu guadagne di Maria Frignitte”, che indugia in una donna che non ha saputo cogliere un’occasione per arricchirsi; vicende legate al secondo conflitto mondiale, sino a giungere agli anni del boom economico, annunciati a Cagnano dall’arrivo del circo ( Lu ciucce de Pagnotta).
Francesco consegna alla memoria dei giovani lo scenario di un mondo contrassegnato da diverse ombre, come ho accennato, uno quadro che dovrebbe far riflettere e spingere le nuove generazioni ad apprezzare i segni del progresso e a difendere i diritti conquistati dai padri, pena l’involuzione.

Si riuniranno a Vico del Gargano, mercoledì 13 febbraio alle ore 16.00, i Comuni pugliesi del Club Borghi più Belli d’Italia. Nella sala consiliare siederanno i Sindaci di: Alberona, Bovino, Cisternino, Locorotondo, Otranto, Pietra Montecorvino, Roseto Valfortore, Specchia, Vico del Gargano, convocati per il coordinamento.
Seguirà il convegno:” I Borghi più Belli d’Italia. Nuove prospettive per un turismo di qualità”.:
Intervengono:
Massimo OSTILLIO; Assessore Regionale al Turismo
Giuseppe M. de LEONARDIS; Assessore provinciale al Turismo
Fiorello PRIMI; Presidente Nazionale “Club Borghi più Belli d’Italia”
Umberto FORTE; Direttore Nazionale “Club Borghi più Belli d’Italia”
Michele LAMACCHIA; Presidente A.N.C.I regionale
Nicola VASCELLO; Commissario straordinario A.P.T. Foggia
Luigi DAMIANI; Sindaco di Vico del Gargano
Matteo CANNAROZZI de GRAZIA; Consigliere delegato al Turismo.
Modera:
Ernesto TARDIO; Giornalista.
Il club de “I Borghi più Belli d’Italia” è nato nel marzo del 2001 per iniziativa della Consulta del Turismo dell’A.N.C.I. (Associazione Nazionale Comuni Italiani) Lo scopo del club è quello di valorizzare il grande patrimonio di Storia, Arte, Cultura, Ambiente e Tradizioni dei comuni.
In Italia, i comuni facente parte del club, sono 160. In Puglia sono 9.
Ciao a tutti e tante grazie per i tanti messaggi di auguri che mi avete inviato, con ogni mezzo.
Mi presento:
Giulia Basile, nata il 23 gennaio 2008.
Ora =12:19
kg =3,170
m=0,50
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L’Assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, sulla base dell’istruttoria espletata dall’Ufficio Credito Agrario e Avversità atmosferiche, confermata dal dirigente dello stesso Ufficio e dal Dirigente del Settore Agricoltura, riferisce quanto segue:
Il Decreto Legislativo n.102 del 29/03/2004, ha stabilito la nuova disciplina del Fondo di Solidarietà Nazionale abrogando la legge 185 del 14/02/1992.
L’art. 6 del citato decreto fissa le procedure per l’emanazione del decreto di declaratoria della eccezionalità di eventi avversi al fine del riconoscimento, agli aventi diritto, dei diversi tipi di provvidenze previsti dal decreto stesso. In particolare stabilisce che a conclusione degli accertamenti dei danni e della delimitazione delle aree interessate dall’evento avverso, la Giunta regionale deliberi la proposta di declaratoria entro il termine di 60 giorni dalla cessazione dello stesso evento (con eventuale proroga di 30 giorni). Con lo stesso provvedimento devono indicarsi le provvidenze da concedere, comprese fra quelle previste dall’art. 5 dello stesso Decreto Legislativo.
Nei giorni 21 e 22 ottobre 2007 nella Provincia di Foggia, a causa delle piogge alluvionali, si sono verificati gravi danni alle produzioni agricole, alle strutture aziendali e interaziendali negli agri dei Comuni di Carpino e Ischitella.
L’Ufficio Provinciale dell’Alimentazione di Foggia, effettuati i necessari sopralluoghi per rilevare il tipo, la natura e l’entità del danno, ha accertato che sussistono le condizioni per formulare la proposta al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali per l’emanazione del decreto di declaratoria dell’eccezionalità dell’evento avverso, come riportato nella relazione acquisita agli atti dell’Assessorato alle Risorse Agroalimentari in data 10/01/2008 prot. n. 28/468, di cui si allega copia conforme, parte integrante del presente provvedimento.
Infatti, rapportando il valore del danno della produzione agricola inficiata dalle piogge persistenti al valore della produzione lorda vendibile ordinaria si ottiene un’entità del danno superiore al limite previsto dalla normativa vigente (20% nelle zone svantaggiate e 30% nelle zone non svantaggiate) che consente di dar corso alla richiesta di declaratoria.
Inoltre, in detta relazione, sono riportate le previsioni della spesa occorrente per la concessione delle provvidenze previste dall’articolo 5, comma 2 lett. a, b, c e d e commi 3 e 6 del Decreto Legislativo n. 102/04.
Per quanto sopra detto, è necessario ed urgente accogliere la proposta da trasmettere al suddetto Ministero per richiedere l’emanazione del decreto di declaratoria, dalla cui data di pubblicazione, scatta il termine di 45 giorni per la presentazione delle domande di concessione delle provvidenze da parte dei conduttori delle aziende agricole che hanno subito danni di entità non inferiore al 20% del valore della produzione lorda vendibile nelle zone svantaggiate e del 30% nelle zone non svantaggiate.
DELIBERA
di prendere atto di quanto riportato nelle premesse; di approvare l’esito degli accertamenti effettuati dall’Ufficio Provinciale dell’Alimentazione di Foggia successivamente al verificarsi delle piogge alluvionali nei giorni 21 e 22 ottobre 2007, come si evince dagli allegati, parte integrante del presente provvedimento, con i quali vengono delimitati i territori danneggiati dall’evento avverso in questione che ha determinato gravi danni alle produzioni agricole, alle strutture aziendali e interaziendali negli agri dei Comuni di Carpino e di Ischitella; di incaricare l’Ufficio Credito Agrario ed Avversità Atmosferiche dell’Assessorato alle Risorse Agroalimentari di trasmettere la proposta al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, per consentire l’emanazione del decreto di declaratoria dell’eccezionalità dell’evento avverso (giusto quanto prescritto dall’art. 6 del Decreto Legislativo n. 102/04) e per concorrere al riparto delle disponibilità finanziarie recate dal Fondo di Solidarietà Nazionale per la concessione delle provvidenze alle aziende agricole che hanno subito danni di entità non inferiore al 20% nelle zone svantaggiate e del 30% nelle zone non svantaggiate del valore della produzione lorda vendibile, esclusa quella zootecnica. di pubblicare il presente provvedimento sul BURP, ai sensi della lettera a) dell’art. 6, della L.R. n. 13 del 12/4/1993.
IL SEGRETARIO DELLA GIUNTA
Dr. Romano Donno
IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA
On. Nichi Vendola
FF.SS! Sì, proprio così, e non è il film targato anni ’80 (sottotitolo, “Cioè che mi hai portato a fare sopra Posillipo se non mi vuoi più bene”) di Renzo Arbore, ma l’acronimo di “Five Festival Sud System”, ovvero la summa di cinque festival che daranno il nome al cartellone estivo dauno.
Nato da un’idea della Provincia di Foggia, è stato presentato in una conferenza stampa riscuotendo il favore dei gruppi coinvolti. Questi i magnifici cinque: “Suoni in Cava” (Apricena), “FestaAmbienteSud (Montesantangelo), “Orsaramusica” (Orsara di Puglia), “Carpino Folk Festival” (Carpino, il paese degli uomini con la cappa) e “Apuliae” (Festival d’arte itinerante).
Cinque strutture che ormai da anni, e ogni anno, sprigionano l’autentico potere di richiamare d’estate sul Gargano e nella Capitanata tutta gli aficionados di certa musica etnica, popolare, folklorica, senza dimenticare i fans del jazz ma anche gli appassionati di teatro, cinema ed enogastronomia. Si vuole così unificare le cinque manifestazioni e farne un unico grandioso evento al centro di un solo appuntamento, fissato tra luglio e agosto, con la partecipazione prevista di 250 artisti ed esecutori. Ma Provincia e Comuni interessati hanno fatto le cose in grande: il programma del “Five Festival” sarà presentato alla prossima Bit milanese trasformandolo in un fattore trainante di promozione turistica.
da Quotidiano di Puglia
Il Sindaco Zuccarino illustra il percorso che porterà alla nona edizione dell’evento
Prime indiscrezioni di “Suoni in Cava”. Il Sindaco VITO ZUCCARINO illustra il percorso che porterà alla nona edizione della manifestazione.
“Quest’anno – commenta il primo cittadino di Apricena – saremo “costretti” ad anticipare la programmazione di “Suoni in Cava” per poter efficacemente aderire all’importante iniziativa della APT (Agenzia di Promozione Turistica) e della Provincia di Foggia mirante a realizzare una rete dei cinque più importanti eventi con lo scopo di proporsi alla Bit di Milano. Tentativo questo già cercato negli anni passati ma che con il coinvolgimento di questi enti sopracomunali potrà finalmente realizzarsi e creare quelle sinergie che proprio dal mondo della cultura e dell’arte possono diventare esempio per tutti gli altri settori di intervento economico-sociale”.
“Suoni in Cava” è ormai un evento particolare e affascinante dell’estate apricenese e dell’intera Capitanata. Dal 2000 la manifestazione musicale è diventata un appuntamento fisso che attrae l’attenzione di tanti musicofili e turisti provenienti, soprattutto, dai centri del Gargano e dalle province limitrofe. Un successo consolidato di edizione in edizione tanto che la kermesse è stata inserita tra i cinque Festival più importanti della Provincia di Foggia. “Five Festival Sud System”: è la rete che crea una sinergia integrata tra “Suoni in Cava”, “Carpino Folk Festival”, “FestaAmbienteSud””, Festival d’Arte itinerante “Apuliae” e “Orsaramusica”. FFSS si svolgerà tra luglio e agosto e vedrà coinvolti oltre 250 artisti. Un forte e variegato veicolo di promozione turistica che vede i Comuni interessati già in movimento per stilare il programma.
L’edizione 2008 di “Suoni in Cava” sarà la numero nove. “Il Comune di Apricena – prosegue ZUCCARINO – è direttamente impegnato nella programmazione della prossima edizione di “Suoni in Cava” per la quale si è prospettato e si tenterà di realizzare un coinvolgimento dell’Enel per la realizzazione dell’impianto di illuminazione della cava che possa massimizzare la suggestività del luogo autentica particolarità di questa manifestazione”.