Quando si parla di chitarra battente nel Gargano, il nome di Carpino viene quasi naturalmente alla mente. È qui che la tradizione dei cantori e delle serenate è stata maggiormente studiata, registrata e resa famosa. Ma gli archivi raccontano una storia più grande.
La chitarra battente è una tradizione del Gargano, non di un solo paese.
Per ricostruirla bisogna seguire un filo che attraversa almeno settant’anni di storia: dalle registrazioni di Alan Lomax e Diego Carpitella del 1954 alle campagne di Ernesto De Martino, Ettore De Carolis, Roberto Leydi e Salvatore Villani; dalle vecchie serenate alle esperienze contemporanee di recupero e trasmissione.
Il primo grande documento è quello del 1954. A Carpino viene registrato e fotografato Vincenzo Grossi, “lu Toms” o “Scarpunèttë”, voce e chitarra battente. Le stesse campagne documentano a Cagnano Varano Donato Liguori, con una chitarra francese “messa a battente”, e il cantatore Girolamo Volpe. Una distinzione importante: una chitarra francese utilizzata a battente non è necessariamente una chitarra battente tradizionale. La storia dello strumento sul Gargano è fatta anche di contaminazioni e adattamenti.
Carpino, Andrea Sacco e una trasmissione fatta di incontri
A Carpino la tradizione trova in Andrea Sacco uno dei suoi massimi depositari. Accanto a lui troviamo Antonio Piccininno, Antonio Maccarone e le generazioni successive di musicisti.
Le registrazioni del Fondo Leydi mostrano Sacco alla battente insieme a Piccininno, Gaetano Bernardo alla chitarra francese e Rocco Perfetto al tamburello. Nel 1988 Piccininno è a sua volta documentato mentre canta e si accompagna con la chitarra battente.
Ma la cosa più importante non è soltanto l’elenco dei musicisti. È il modo nel quale la tradizione veniva trasmessa.
Non esisteva necessariamente una scuola. Si imparava frequentando i più anziani, ascoltandoli, suonando insieme. Il barbiere Rocco Giannantonio, a Carpino, fu uno dei luoghi nei quali gli anziani cantori si incontravano e praticavano il repertorio. È attraverso quella frequentazione diretta che musicisti come Matteo Giannantonio, Roberto Menonna e i fratelli Giuseppe Pio e Marco Di Mauro entrarono in contatto con la tradizione.
Fra le generazioni successive troviamo Rocco Di Lorenzo, Gennaro Di Lella, Matteo Lombardi, Nicola Gentile e Antonio Rignanese, “lu Vicaiolo”, suonatore e costruttore oggi scomparso.
Cagnano Varano: Gennaro Liguori e una tradizione autonoma
A Cagnano Varano il nome fondamentale è quello di Gennaro Liguori, cantore e suonatore di chitarra battente, protagonista delle ricerche di Salvatore Villani.
Ma la sua non è una storia isolata. Le fotografie del 1954 riportano indietro nel tempo la presenza della pratica musicale locale, con Donato Liguori, Domenico Tenace(?); Girolamo Volpe e Antonio Gravina.
Cagnano possiede inoltre un proprio repertorio e una propria identità musicale: le canzunë e le forme della serenata non sono semplicemente una copia di Carpino.
È proprio questa pluralità che rende interessante il Gargano musicale.
A Cagnano Varano va ricordato anche Pasquale Giannetta, detto “Mbamba”, costruttore di chitarre battenti. Nel suo laboratorio furono realizzati strumenti ispirati alla tradizione carpinese.
San Giovanni Rotondo: una continuità straordinaria
A San Giovanni Rotondo la documentazione è particolarmente forte.
Domenico Rinaldi è registrato nel 1966 e nel 1968 come voce e chitarra battente. Le registrazioni comprendono strapulettë, cannëllesë, muntanarë e sunettë/leccëseddë, cioè forme legate alla serenata e alla tarantella locale.
La trasmissione non si interrompe con lui. Michele Rinaldi ha appreso la tecnica della battente e il repertorio direttamente da Domenico, contribuendo alla ripresa delle serenate dopo un periodo di abbandono.
Nella stessa area troviamo inoltre Antonio Pio Steduto, Arcangelo Marchesani, Pio Gravina e, nelle registrazioni successive, Piero Caputo.
È interessante anche il caso di Giuseppe Di Maggio, documentato con una chitarra francese adattata in stile battente: ancora una volta, una testimonianza preziosa della varietà degli strumenti, ma da non confondere con la battente tradizionale.
Ischitella: Rocco Castellucci
Anche Ischitella conserva una tradizione importante.
Tra i nomi storici spicca Rocco Castellucci documentato da Salvatore Villani.
Alla generazione più recente appartiene Luca D’Apolito e Angela Castelluccia che rappresenta una delle figure femminili della tradizione battentistica garganica insieme a Valentina Latiano e Emanuela Greco di San Giovanni Rotondo.
Ischitella è inoltre documentata dalle campagne Carpitella-De Martino del 1958, che registrano forme vocali e strumentali della tradizione locale accompagnate dalla battente.
Monte Sant’Angelo: dalla battente al grande paesaggio musicale
A Monte Sant’Angelo la battente vive all’interno di un ambiente musicale particolarmente ricco.
Fra i nomi ricordiamo Michele Stuppiello, Michele Prencipe, Nicola Sansone e Matteo Ortuso.
Sansone è una figura particolarmente significativa: musicista, ricercatore e interprete, ha attraversato diversi contesti della musica tradizionale garganica. Nel tempo ha lavorato con voce, flauti, chitarra francese e battente.
E c’è anche Peppe Totaro, che appartiene a pieno titolo alla storia contemporanea della chitarra battente garganica.
Vico del Gargano: una battente ancora senza nome
Uno dei capitoli più affascinanti è quello di Vico del Gargano.
Nel 1958 Carpitella e De Martino registrano un canto a distesa eseguito nelle serenate, accompagnato da chitarra battente e chitarra francese. L’esecutore della battente è rimasto anonimo.
È una testimonianza fondamentale: significa che la battente era inserita nella pratica musicale vichese e non rappresentava una presenza occasionale.
Il problema è che il nome del suonatore non ci è ancora arrivato.
Vico conserva quindi una delle grandi domande aperte della ricerca: chi erano quegli uomini che nel 1958 suonavano la battente nelle serenate?
La risposta potrebbe ancora trovarsi nelle fotografie di famiglia, nei racconti degli anziani o nelle collezioni private.
E Vico è legata anche alla storia della liuteria: nel 2009 Antonio Rignanese era indicato come costruttore di Vico del Gargano, mentre altri costruttori del Gargano figuravano nella stessa rete artigianale.
Lesina: la battente dei pescatori del lago
Anche Lesina entra nella storia.
Antonio Beltramelli, nel suo reportage sul Gargano, raccontava delle guardie del lago che cantavano accompagnandosi con la chitarra battente. È una testimonianza preziosa perché colloca lo strumento dentro la vita quotidiana delle comunità del lago, ben oltre il circuito delle serenate carpinesi.
A Lesina sono attivi Francesco e Gino Maselli ed è documentata anche la costruzione artigianale di strumenti di modello carpinese da parte di Pierino Di Mauro.
Peschici e Vieste: la tradizione che torna a vivere
Le campagne storiche documentano a Peschici repertori di canto e tarantella. Ma la presenza della musica tradizionale non è soltanto una memoria del passato.
Il fenomeno più evidente oggi è quello di Vieste.
Qui la tradizione della viestsana e della tarantella garganica sta vivendo un vero processo di riscoperta e di trasmissione attraverso corsi, laboratori e attività rivolte anche ai più giovani, comprendendo la chitarra battente.
È un fenomeno significativo: mentre in alcuni paesi la tradizione rischia di sopravvivere soltanto negli archivi, a Vieste si stanno creando nuovi luoghi di trasmissione.
I costruttori: senza di loro la battente non esisterebbe
La storia dello strumento non può essere separata da quella dei suoi artigiani.
Tra i nomi più importanti troviamo Rocco Cozzola, figlio di Francesco Paolo Cozzola, detto Fascianèddë, che avrebbe appreso a costruire gli strumenti da Domenico D’Addetta, detto Spulepettone; Pierino Di Mauro, Luigi Mangano, Giuseppe Draicchio, Matteo Silvestri, Antonio Rignanese, Gabriele Orlando ed Enzo Valente.
Nel Gargano esistono inoltre modelli costruttivi differenti, fra i quali il modello carpinese e il modello Borraccino, segno di una cultura organologica tutt’altro che uniforme e che merita una ricerca a parte.
Una storia ancora aperta
E’ quella degli anonimi delle registrazioni storiche: uomini dei quali conosciamo la voce, ma non il nome.
È forse questa la parte più importante della ricerca.
Perché la chitarra battente del Gargano non è soltanto uno strumento musicale. È una rete di relazioni, una memoria familiare, una pratica sociale, una forma di canto e di incontro.
È passata dalle serenate alle registrazioni degli etnomusicologi, dalle botteghe dei barbieri alle piazze dei festival, dai vecchi maestri ai ragazzi che oggi imparano a suonarla.
Carpino ne è diventato il simbolo più conosciuto, ma il suono della battente appartiene a un Gargano molto più grande.
E questa storia non è ancora finita.
Se qualcuno possiede una fotografia, una registrazione, un vecchio strumento o semplicemente il ricordo di un suonatore che qui non compare, lo condivida.
Perché in una tradizione orale ogni nome recuperato è una persona restituita alla memoria.
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