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Sessant’anni fa Alan Lomax attraversò il promontorio registrando suoni e parole| Sotto gli ulivi e fra il grano arso la scoperta dei cantori di Carpino

Lomax e Carpitella furono i primi a rivalutare i canti della tradizione

La Gazzetta del Mezzogiorno del 12/01/2015

La Gazzetta del Mezzogiorno del 12.01.2015

Faceva caldo quando Alan Lomax e Diego Carpitella raggiunsero il Gargano per la loro ricerca. Quel Gargano, con cicale e caldo torrido dove suonare una chitarra battente o intonare una «strappuleta» era l’unico modo per dimenticare il peso della fatica nei campi. Era il 24 agosto del 1954 e, in pochi giorni, si sarebbero imbattuti in un feno­meno che di lì a poco avrebbe attratto ricercatori e musicisti di tutta Italia e non. Intuirono subito che a Carpino c’era qualcosa di unico. I suoi cantori riecheggiavano melodie particolari, sonetti e ballate che richiamavano bagagli culturali di un mondo che aveva conservato intatto la sua bellezza. A Carpino, Carpitella ci torna il 10 dicembre 1966 con Roberto Levdi. Sta allestendo uno spettacolo con cantori e suonatori tradizionali. Durante questa visita viene registrata la cosiddetta «Accomé j’èjafap’amà ‘sta donne», che tanto successo ha avuto presso i gruppi di riproposta, in realtà un sonetto nel­la forma di tarantella alla «muntànare». Dopo questa raccolta il gruppo dei Cantori di Carpino (Rocco Di Mauro, Andrea Sacco, Gaetano Basanisi, Giuseppe Conforte, Angela Gentile e Antonio Di Cosmo) viene invitato a Milano nel marzo del1967 a partecipare allo spettacolo «Sen­tite buona gente» presso il Teatro Lirico. Nasce allora il progetto che ha in questo gruppo il punto di riferi­mento di un movimento culturale che ha varcato i confini del Gar­gano e che ha coinvolto decine di artisti di fama internazionale.
[a.d.a.]

Il 2014 che è appena ter­minato segna il 60.mo anniversario di una ricerca sistematica sulle tradizioni popolari realizzata dallo statunitense Alan Lomax e dall’etnomusicologo calabrese Diego Carpitella. Lavorò com­missionato dalla Columbia World “Library and Primitive Music, che li porterà a registrare circa tremila docu­menti. La raccolta conservata presso gli Archivi di etnomusicologia di Roma comprende documenti sonori, con vari or­ganici vocali e strumenta­li, registrati in ogni ango­lo d’Italia, con particola­re attenzione alla Puglia, e al Gargano. “Alan Lo­max, antropologo statunitense questo impegno lo aveva assunto in pieno: a bordo di uno sgangherato furgone, con l’ausilio di un magnetofono «Magnerecord» e in compagnia di Carpitella. Un inquieto viaggiatore della cultura – come è stato definito – costretto a ripercorrere le strade d’Europa, suo esilio volontario per sfuggire alle liste di proscrizione del «maccartiste», ma anche per censire e raccogliere documenti sonori di tradizione orale da responsabile della se­zione musicale della Biblioteca del Congresso. In quella sua ricerca sul Gargano c’è di tut­to. Immagini sbiadite dal tempo, uomini e donne che sembrano usciti da un mondo lontano e accumunati da modi di vivere, costumi, abiti tradizionali; contadini, pastori, cavamonti, pescatori di tonno, tutti tenuti insieme dal filo conduttore di un unico disegno culturale. Quello legato alla tradizione e alla musica popolare, e nella fattispecie la “tarantella garganica”. Piccole enclavi di un patrimonio folkoristico di ineguagliabile bellezza. Note raccolte su una cinquantina di taccuini su cui si leggono i messaggi culturali di un mondo che da lì a poco sarebbe stato minacciato é di­menticato dal boom economico. È questo il valore aggiunto dei diari di Alan Lomax. Ap­punti di un viaggio senza soste, fagocitato dalle emozioni e del­la passione che solo un cultore – vero – della materia può avere. Alan Lomax ha lasciato un importante insegnamento di questa sua ricerca “on road” sul Gargano e cioè l’atteggiamento che ogni antropologo della musica dovrebbe tenere: riuscire a parlare con tutti tenendo fermo allo allo spirito di umiltà propria e di rispetto per l’altro. Lomax seppe farlo come pochi. Trattò alla pari le tabaccaie del Salento, i pastori e i caprai dell’ Aspromonte, registi cinematografici come De Sica e De Seta, produttori radiofonici come Nataletti, studiosi come De Martino” e Cinese e tanta altra gente incontrata. Viaggio che, cinque anni fa, la casa editrice il Saggiatore ha riproposto pubblicando il libro «L’anno più felice della vita. Un viaggio in Italia 1954-1955» che raccoglie i diari di quell’iter italicum insieme alle foto struggenti di un paese popolato da pescatori di tonni, montanari, raccoglitrici di tabacco, cavapietre e mondine prima dell’irruzione della modernità. Il tutto con la fazione di Martin Scorsese
[Antonio d’Amico]

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