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Grava di Zazzano: In 14 giorni trovati 4 cadaveri e 20 auto

SAN MARCO IN LAMIS. Le tappe della vicenda. 4 agosto 2009 Gli speleologi della ditta «Edilextreme» scendono nella grava di Zazzano per le operazioni di bonifica e per cominciare a rimuovere con la gru le carcasse delle auto. Sotto una «Fiat Punto» vedono resti umani, si fermano e avvertono i carabinieri. 10 agosto Recuperati i resti umani scoperti il 4 agosto: femori, parte di un piede e di una spalla, con brandelli di pantaloni di tuta e maglietta grigio-verde, le ossa sono legate con corda di nylon rossa, il che fa pensare ad un possibile incaprettamento (la vittima viene legata a piedi, polsi e collo in modo tale che muovendosi finisce per strangolarsi). Appartengono ad un uomo di circa trent’anni, morto tra il 2000 e il 2004.

11 agosto Nel rimuovere l’auto con le ossa all’interno, trovati resti umani meno completi di un secondo cadavere all’interno di una «Fiat 124», auto in circolazione negli anni Settanta.
17 agosto Tra le carcasse d’auto estratte quel giorno con la gru dalla grava, c’è anche la «Alfa 164» di Giuseppe Ventrella, apricenese classe ‘47, scomparso a 44 anni il 31 gennaio del ‘91 quando uscì di casa con l’auto e non fece più ritorno: nella macchina non vengono trovati resti umani.
20 agosto Nel procedere alla rimozione delle carcasse delle auto, gli speleologi trovano – a sei metri dal primo rinvenimento – un terzo cadavere sempre di sesso maschile. Lo scheletro è quasi completo, chiuso in un sacco di juta per il mangime e con le ossa legate con una corda di nylon rossa. Queste analogie fanno pensare che il primo e il terzo cadavere in ordine di rinvenimento appartengano a due uomini uccisi contestualmente dagli stessi killer.
21 agosto Nel concludere le operazioni di rimozione delle carcasse di auto, che formavano una piramide alta circa 20 metri, gli speleologi trovano una mandibola con un dente ed una vertebra.
24 agosto Iniziano le operazioni di filtraggio di 4 metri cubi di terriccio accumulatisi nella grotta: trovato uno scheletro pressochè completo – cui manca la mandibola rinvenuta tre giorni prima – con la testa avvolta in un sacco di plastica per il mangine. Nella zona occipitale destro del cranio ci sono due fori causati verosimilmente da colpi d’arma da fuoco.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

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