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Il sindaco Carmine D’Anelli di Rodi Garganico in merito alle polemiche degli ultimi giorni

“Come molte persone di Rodi, i miei genitori negli anni cinquanta sono emigrati in Lombardia per motivi di lavoro ed è per questo che oltre mezzo secolo fa Desio, cittadina della Lombardia, mi diede i natali. Ma la mia vera vita inizia nel mio quartiere “mez a chiaz” dove sono cresciuto vicino ai miei carissimi nonni Antonio e Assuntina al civico 17 di C.so Umberto. Come tutti i ragazzi della mia età correvo dietro a un pallone e Piazza Rovelli, con il dedalo dei suoi vicoli, era il mio regno indiscusso. Mi ricordo che l’angolo della piazza molto spesso era occupato da un palchetto costruito con ferri tubolari e lo stesso serviva ai politici locali per comiziare durante i periodi elettorali.

“Per noi ragazzi, quando la sera c’era un comizio, anche se non ci interessavano le sciorinate che venivano proclamate, comunque era una novità. Non c’erano i diversivi di oggi e quindi anche un comizio per noi diventava un evento, specialmente per stare un po’ più fuori di casa. Quante persone sono salite su quel trabaccolo, quante opere sono state promesse e mai realizzate in decine di campagne elettorali, ma quando si parlava di porto… eh, allora sì che partiva l’applauso. Sì, applausi che col passare degli anni si trasformarono in delusione, e amarezza; amarezza di tanti pescatori che hanno visto passare intere generazioni senza che nulla mai si realizzasse; amarezza di vecchi marinai che guardando l’orizzonte verso le Tremiti, con gli occhi umidi di ricordi e nostalgia, pensavano a un’opera che mai in vita avrebbero visto e, perché no, goduta.

“Intanto io crescevo e anche il paese cresceva. Cresceva sulla fontana con una serie di ecomostri indegni perfino della peggiore Siberia, chiaramente senza urbanizzazioni e un minimo di decoro urbano, compromettendo la più qualificata possibilità di creare una circonvallazione. Cresceva il quartiere S. Giacomo senza un minimo di criterio urbanistico, e chi se ne frega se scompare la macchia mediterranea dalla costa, tanto si fitteranno gli alloggi estivi e chi si è visto si è visto.

“Ma qualcuno non si è accorto (peggio per lui) che il paese per fortuna non è cresciuto solo di facili promesse e inganni perpetui. Il paese è cresciuto e sta crescendo giorno dopo giorno grazie al duro e costante lavoro di persone dedite all’impegno preso con chi gli ha dato fiducia. La fiducia è stata ripagata abbondantemente con tutto quello che è stato possibile realizzare in questi sette anni, a partire da quel fatidico 27 maggio 2002, quando i rodiani hanno deciso che con il loro voto avrebbero cancellato gli aspiranti stregoni (ma qualcuno non è ha donde). Mi dispiace che quel qualcuno (ma proprio qualcuno) vigliaccamente armi la voce di moraliste all’occorrenza, le quali evidentemente sono così ammaliate da sputare sciocchezze a ogni piè sospinto sulla validità di opere (vedi porto turistico) così importanti.

“Ma vi pare normale costruire un porto senza che la Pubblica Amministrazione sia munita dei permessi necessari? A ogni buon fine basta consultare il bollettino ufficiale della Regione Puglia n. 144 del 7.11.2006 – Determinazione del dirigente settore ecologia 20 settembre 2006 n. 423.

“Ah, dimenticavo… La società Pietro Cidonio S.p.A, per l’attracco al porto di Rodi, ai proprietari delle barche che fanno servizio per le isole Tremiti chiede il 5 percento del biglietto che ha un costo di 25 euro a persona in A/R, quindi € 1,25 a viaggiatore. A Voi le conclusioni.

“Ma questo è già il passato. Parliamo di oggi, parliamo del sogno di una vita: il Porto Turistico Maria SS. della Libera. Con questa grande opera abbiamo voluto ridare dignità ai nostri genitori, ai tanti vissuti di questo meraviglioso mare, ai pur pochi pescatori rimasti e ai nostri giovani, affinché siano forieri di un futuro migliore, scevro da malanimi ma uniti come una grande famiglia, quella della nostra vera, fiera e onesta gente di Rodi.”

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