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La Puglia è area esposta a rischio sismico? La risposta è sì

BARI — La Puglia è area esposta a rischio sismico? La risposta è sì. Ma fino a che punto? Qui gli interlo­cutori mostrano imbarazzo e fanno capire che è meglio soprassedere. Insomma, l’invito è a ripassare. Università di Bari, Dipartimento di Geologia e geofisica. Qualche stu­dente si aggira ancora nei corridoi a fine lezione, incrociamo l’uomo giusto al posto giusto: Salvatore De Lorenzo, ricercatore in geofisica ed autore di studi e pubblicazioni sul­la sismologia sperimentale. «Lo sa perché è difficile avere un’idea esat­ta di quali pericoli si corrono vera­mente nella nostra regione?» chie­de lui. Segue un attimo di silenzio. «Perché — riprende — qui manca­no gli strumenti per monitorare il territorio». Scusi, e perché tutti di­ciamo che il Gargano è a rischio si­smico? «Per quello che le dicevo: lì e solo lì esiste una piccola rete di sismografi, peraltro superati come concezione». Insomma, pare di capire che la Capitanata è più a rischio della Ter­ra di Bari e di quella d’Otranto solo perché è in quel luogo che sono concentrati gli unici 5 sismografi dell’Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia. «Le stazioni sismo­logiche pugliesi, sia per numero che per copertura di territorio — prosegue De Lorenzo — non ci con­sentono ad oggi di studiare in ma­niera quantitativa la sismicità di fondo, i piccoli terremoti che quoti­dianamente si verificano sotto i no­stri piedi e che oscillano da magni­tuto 1 a magnitudo 2. La Puglia è tutta zona sismica, eccome se lo è…». Secondo uno studio che ha poi dato luogo ad un progetto condivi­so con l’Università di Barcellona e l’Istituto Geodinamico di Atene, il territorio pugliese avrebbe bisogno per un monitoraggio puntuale di un sismografo ogni 5oo chilometri quadrati. Il progetto, che ha visto l’impegno dei professori Piero Delli­no, Luigi La Volpe, Mariano Loddo, Domenico Schiavone e Agata Sini­scalchi, riguarda lo sviluppo di un network di sensori sismici ed elet­trici che coprano l’intera regione. Una richiesta di finanziamenti è già stata avanzata all’Unione europea ed è intenzione degli studiosi rivol­gersi adesso anche alla Regione. «Occorrerebbe solo un milione di euro». Niente ma anche tanto.

corrieredelmezzogiorno.it

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Discussione

47 pensieri su “La Puglia è area esposta a rischio sismico? La risposta è sì

  1. E’ triste constatare quanto un ricercatore che viene definito “l’uomo giusto al posto giusto” dimostri tanta mancanza di conoscenza.
    L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha ben 14 stazioni sismiche in Puglia e nell’Università di Bari esiste un Osservatorio Sismologico che gestisce una rete di 6 stazioni.
    Che forse vorrà speculare sul terremoto lui … o chi stà dietro di lui?????

    Pubblicato da utente anonimo | aprile 11, 2009, 10:06 am
  2. E’ triste constatare quanto un ricercatore che viene definito “l’uomo giusto al posto giusto” dimostri tanta mancanza di conoscenza.
    L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha ben 14 stazioni sismiche in Puglia e nell’Università di Bari esiste un Osservatorio Sismologico che gestisce una rete di 6 stazioni.
    Che forse vorrà speculare sul terremoto lui … o chi stà dietro di lui?????

    Pubblicato da utente anonimo | aprile 11, 2009, 10:06 am
  3. Vorrei replicare all’utente anonimo che definisce triste la mia mancanza di conoscenza circa la rete sismica in Puglia.
    Per quel che riguarda la rete INGV, lo stato della rete INGV italiana è consultabile sul sito:
    http://kharita.rm.ingv.it/Gmaps/rsn/index.htm

    Si deduce l’esistenza di 5-6 stazioni, comprese due sul Gargano che probabilmente fanno riferimento all’osservatorio sismologico di Bari.
    Ora nell’articolo sul Corriere della Sera, nel quale non avevo alcuna intenzione di entrare in polemica con alcun ente (tra parentesi ho collaborazioni scientifiche in corso con eccellenti ricercatori dell’INGV), io ho citato 10 stazioni (5 dell’INGV e 5 dell’osservatorio sismologico), ossia tutte quelle stazioni le cui informazioni possono essere più o meno reperite in rete.
    Se poi l’INGV ha 14 stazioni in PUGLIA, ma ne indica solo 5 sul sito web, questo è un difetto di informazione dell’INGV e non del sottoscritto. Peraltro, avendo contatti con alcuni colleghi dell’INGV, mi risulta che è intenzione dell’INGV ampliare in un futuro prossimo la consistenza della rete sismica in Puglia.
    Fatta questa premessa vorrei far notare, all’ “utente anonimo” che mi accusa in pratica di sciacallaggio scientifico, che, se esistessero, come lui sostiene 14 +5 stazioni sismiche in Puglia, ciò sarebbe ancora più triste.

    Il problema vero è infatti la mancanza, nella letteratura scientifica internazionale, di studi sismologici finalizzati ad una conoscenza approfondita della sismicità pugliese.
    Ora è ben noto che per poter avere una idea della sismicità di una regione occorre effettuare tutta una serie di studi fisico-matematici finalizzati al raggiungimento almeno di 2 obiettivi fondamentali. Il primo è rappresentato dalla definizione delle caratteristiche di propagazione della crosta, ossia l’individuazione delle caratteristiche elastiche ed anelastiche del mezzo attraverso cui si propagano le onde irradiate dai terremoti. Mentre qualche studio, se pur di carattere locale (sul Gargano) è stato di recente effettuato, non mi risulta che esista un modello 3D di velocità delle onde di volume e dell’attenuazione in Puglia. Questo lacuna ci impedisce di determinare come viene attenuata con la distanza la radiazione sismica di un eventuale futuro terremoto (in Puglia o regioni adiacenti come guarda caso la Grecia, che dista pochi chilometri dalla Puglia). Il secondo obiettivo è l’individuazione delle strutture sismogenetiche, ossia di quelle faglie lungo le quali attualmente si verifica una sismicità di bassa energia (magnitudo inferiore a 1 o 2). Per poter individuare tali strutture sismogenetiche in Puglia occorre una rete sismica capillare in grado di consentire di localizzare i fuochi dei piccoli terremoti (magnitudo inferiore a 1-2) con sufficiente accuratezza.
    Può l’ UTENTE ANONIMO spiegarmi come mai, nonostante la presenza di 14+5 stazioni (a suo dire) in Puglia, tali strutture sismogenetiche non siano mai state oggetto di uno studio QUANTITATIVO sistematico?
    E ancora: esistono delle strutture sismogenetiche in Puglia?
    OPPURE: Come mai la Puglia, pur essendo vicinissima ad una regione ad altissimo rischio sismico, come la Grecia, non è considerata sismica?
    E se i tempi di ricorrenza dei terremoti in Puglia fossero di 300 anni, non avremmo ragione a preoccuparci visto che nel 1627 un terremoto sul Gargano causò 5000 morti (Patacca e Scandone, Journal of Seismology)?
    E’ per questa ragione che assieme a colleghi dell’istituto Geodinamico di Atene e dell’Università di Barcellona abbiamo sviluppato un progetto per la creazione di una rete sismica capillare in Puglia, come ho spiegato nell’articolo apparso sul Corriere della Sera.

    Al contrario, l’impressione che ho ricavato leggendo le accuse dell’”anonimo utente” è che forse vi è qualcuno a cui dà fastidio che dei liberi ricercatori di questo paese cerchino di far avanzare le conoscenze scientifiche sullo stato della sismicità in Puglia. Quello che al contrario io penso è che la ricerca è libera e verificabile,così come verificabile è il curriculum di ogni ricercatore che vuole fare ricerca libera in questo paese.

    Salvatore de Lorenzo (in risposta all’utente anonimo)

    Pubblicato da utente anonimo | aprile 18, 2009, 2:50 pm
  4. Vorrei replicare all’utente anonimo che definisce triste la mia mancanza di conoscenza circa la rete sismica in Puglia.
    Per quel che riguarda la rete INGV, lo stato della rete INGV italiana è consultabile sul sito:
    http://kharita.rm.ingv.it/Gmaps/rsn/index.htm

    Si deduce l’esistenza di 5-6 stazioni, comprese due sul Gargano che probabilmente fanno riferimento all’osservatorio sismologico di Bari.
    Ora nell’articolo sul Corriere della Sera, nel quale non avevo alcuna intenzione di entrare in polemica con alcun ente (tra parentesi ho collaborazioni scientifiche in corso con eccellenti ricercatori dell’INGV), io ho citato 10 stazioni (5 dell’INGV e 5 dell’osservatorio sismologico), ossia tutte quelle stazioni le cui informazioni possono essere più o meno reperite in rete.
    Se poi l’INGV ha 14 stazioni in PUGLIA, ma ne indica solo 5 sul sito web, questo è un difetto di informazione dell’INGV e non del sottoscritto. Peraltro, avendo contatti con alcuni colleghi dell’INGV, mi risulta che è intenzione dell’INGV ampliare in un futuro prossimo la consistenza della rete sismica in Puglia.
    Fatta questa premessa vorrei far notare, all’ “utente anonimo” che mi accusa in pratica di sciacallaggio scientifico, che, se esistessero, come lui sostiene 14 +5 stazioni sismiche in Puglia, ciò sarebbe ancora più triste.

    Il problema vero è infatti la mancanza, nella letteratura scientifica internazionale, di studi sismologici finalizzati ad una conoscenza approfondita della sismicità pugliese.
    Ora è ben noto che per poter avere una idea della sismicità di una regione occorre effettuare tutta una serie di studi fisico-matematici finalizzati al raggiungimento almeno di 2 obiettivi fondamentali. Il primo è rappresentato dalla definizione delle caratteristiche di propagazione della crosta, ossia l’individuazione delle caratteristiche elastiche ed anelastiche del mezzo attraverso cui si propagano le onde irradiate dai terremoti. Mentre qualche studio, se pur di carattere locale (sul Gargano) è stato di recente effettuato, non mi risulta che esista un modello 3D di velocità delle onde di volume e dell’attenuazione in Puglia. Questo lacuna ci impedisce di determinare come viene attenuata con la distanza la radiazione sismica di un eventuale futuro terremoto (in Puglia o regioni adiacenti come guarda caso la Grecia, che dista pochi chilometri dalla Puglia). Il secondo obiettivo è l’individuazione delle strutture sismogenetiche, ossia di quelle faglie lungo le quali attualmente si verifica una sismicità di bassa energia (magnitudo inferiore a 1 o 2). Per poter individuare tali strutture sismogenetiche in Puglia occorre una rete sismica capillare in grado di consentire di localizzare i fuochi dei piccoli terremoti (magnitudo inferiore a 1-2) con sufficiente accuratezza.
    Può l’ UTENTE ANONIMO spiegarmi come mai, nonostante la presenza di 14+5 stazioni (a suo dire) in Puglia, tali strutture sismogenetiche non siano mai state oggetto di uno studio QUANTITATIVO sistematico?
    E ancora: esistono delle strutture sismogenetiche in Puglia?
    OPPURE: Come mai la Puglia, pur essendo vicinissima ad una regione ad altissimo rischio sismico, come la Grecia, non è considerata sismica?
    E se i tempi di ricorrenza dei terremoti in Puglia fossero di 300 anni, non avremmo ragione a preoccuparci visto che nel 1627 un terremoto sul Gargano causò 5000 morti (Patacca e Scandone, Journal of Seismology)?
    E’ per questa ragione che assieme a colleghi dell’istituto Geodinamico di Atene e dell’Università di Barcellona abbiamo sviluppato un progetto per la creazione di una rete sismica capillare in Puglia, come ho spiegato nell’articolo apparso sul Corriere della Sera.

    Al contrario, l’impressione che ho ricavato leggendo le accuse dell’”anonimo utente” è che forse vi è qualcuno a cui dà fastidio che dei liberi ricercatori di questo paese cerchino di far avanzare le conoscenze scientifiche sullo stato della sismicità in Puglia. Quello che al contrario io penso è che la ricerca è libera e verificabile,così come verificabile è il curriculum di ogni ricercatore che vuole fare ricerca libera in questo paese.

    Salvatore de Lorenzo (in risposta all’utente anonimo)

    Pubblicato da utente anonimo | aprile 18, 2009, 2:50 pm
  5. salve salvatore…ma il terremoto del 1627 nel gargano è lo stesso di l’aquila del 1627?

    Pubblicato da Crono88 | aprile 18, 2009, 4:18 pm
  6. ma il terremoto del 1627 è lo stesso che colpì l’aquila nel 1627?

    Pubblicato da Crono88 | aprile 18, 2009, 4:19 pm
  7. Penso proprio di sì!!!
    Una volta mi è passata tra le mano una fotocopia di un articolo di giornale che faceva un approfondimento storico. Pare che ci sia stata una inondazione delle coste del gargano che ha ridotto di molto (dalla ricostruzione grafica) la superficie emersa.
    Poi un altro input proviene dal Prof. DT del liceo che soleva raccontare il fatto che documenti storici di quell’anno riportano l’avvenimento della consacrazione di numerose chiese del gargano, ed è poco probabile che sia un caso che numerose chiese siano stata consacrate tutte nello stesso periodo: c’è stato qualche evento particolare che ha causato la necessità per molti paesi del gargano. Se riesco a recuperare l’articolo te lo passo. Comunque se non sbaglio era la gazzetta del mezzogiorno, quindi se esiste un archivio…
    a presto crono, un abbraccio forte
    rock

    Pubblicato da rockthewolf | aprile 18, 2009, 8:33 pm
  8. Penso proprio di sì!!!
    Una volta mi è passata tra le mano una fotocopia di un articolo di giornale che faceva un approfondimento storico. Pare che ci sia stata una inondazione delle coste del gargano che ha ridotto di molto (dalla ricostruzione grafica) la superficie emersa.
    Poi un altro input proviene dal Prof. DT del liceo che soleva raccontare il fatto che documenti storici di quell’anno riportano l’avvenimento della consacrazione di numerose chiese del gargano, ed è poco probabile che sia un caso che numerose chiese siano stata consacrate tutte nello stesso periodo: c’è stato qualche evento particolare che ha causato la necessità per molti paesi del gargano. Se riesco a recuperare l’articolo te lo passo. Comunque se non sbaglio era la gazzetta del mezzogiorno, quindi se esiste un archivio…
    a presto crono, un abbraccio forte
    rock

    Pubblicato da rockthewolf | aprile 18, 2009, 8:33 pm
  9. Ciao Rocco
    molto affascinante quello che dici, strano che non esistano tracce di quella catastrofe.
    Mi metto alla ricerca.

    Pubblicato da festival | aprile 18, 2009, 8:42 pm
  10. Ciao Rocco
    molto affascinante quello che dici, strano che non esistano tracce di quella catastrofe.
    Mi metto alla ricerca.

    Pubblicato da festival | aprile 18, 2009, 8:42 pm
  11. Punto di faglia tra Carpino e San Giovanni Rotondo


    Ho trovato questo articolo del nostro amico Jeremia molto informato su tutto quanto riguarda i terremoti e vedrete che sicuramente ci verrà a fare visita.

    Il territorio pugliese risente, inoltre, degli effetti dei centri sismici del matese, del beneventano e dell’alta Irpinia, aree nelle quali si sono verificati alcuni dei maggiori terremoti della storia sismica italiana, e di quelli della regione ellenica e del Mar Egeo. Il terremoto più significativo per l’area garganica è certamente quello del 30 luglio 1627, per la ricca bibliografia e documentazione esistente. In occasione di questo terremoto furono pubblicati i primi esempi di carta macrosismica, con la rappresentazione degli effetti distinti in 4 gradi. Altri significativi terremoti della zona sono avvenuti nel 1646 (Intensità IX-X), nel 1223 (IX), nel 1414 (VIII-IX) e nel 1875 (VII-VIII). Più recentemente, due terremoti con caratteristiche di elevata intensità sono avvenuti il 30 Settembre 1995, con Magnitudo di 5.2 e il 29 Maggio 2006 con Magnitudo di 4,9.
    Non si può spiegare la sismicità del Gargano senza considerare alcuni cenni sulla geologia del territorio.
    La storia del Gargano inizia all’incirca 160 milioni di anni fa quando, nel periodo Giurassico, si depositarono le rocce più antiche che ancora oggi sono visibili in affioramento. A dire il vero, informazioni su rocce ancora più antiche di queste provengono dai pozzi esplorativi per la ricerca di idrocarburi (Agip, Conoco) effettuati negli ultimi decenni in varie parti del Gargano e da un piccolo affioramento, ormai famoso in tutto il mondo, visibile alla Punta delle Pietre Nere, nei pressi di Marina di Lesina. All’epoca, tutta l’area oggi occupata dall’Italia meridionale era un susseguirsi di aree di mare poco profondo, in cui si depositavano sabbie e fanghi carbonatici spesso bordati da scogliere coralline, chiamate dai geologi piattaforme carbonatiche; in alcune zone del Gargano la presenza di rocce che contengono al loro interno fossili di coralli indicano che questi sono vissuti in un clima tropicale e non sicuramente alle attuali latitudini cui si trova attualmente il nostro promontorio
    Tali condizioni climatiche e paleogeografiche persistono per tutto il periodo compreso tra il Giurassico e l’Eocene (da 160 milioni di anni fino a 40 milioni di anni) e solo in parte durante il Miocene (circa 15 milioni di anni). Per avere un’idea di come poteva essere l’area garganica insieme al resto dall’Italia meridionale durante quel periodo possiamo immaginarci ambienti con spiagge e isolotti, lagune, piane di marea, scogliere coralline e aree di mare profondo. Nel caso del Gargano, come per numerose catene montuose, il meccanismo responsabile del suo sollevamento va quindi ricercato nella dinamica interna del nostro pianeta (Tettonica delle Placche). Come tutti sanno, la Terra è suddivisa in numerose placche che interessano il suo involucro esterno (la Litosfera) Queste placche sono in continuo movimento tra di loro e lungo i loro bordi si osservano la maggior parte dei fenomeni catastrofici come i terremoti e le eruzioni vulcaniche. Semplificando notevolmente questo quadro globale, si può paragonare la superficie terrestre ad un enorme “autoscontro” planetario, in cui le catene montuose rappresentano il risultato o le “ammaccature” di queste collisioni. Le rocce, come le lamiere di un automobile, vengono ripiegate, contorte, deformate e anche lacerate. Queste collisioni, pero, non sono istantanee ma avvengono lentamente e possono durare milioni di anni. Per ritornare al Gargano, la collisione responsabile della formazione delle varie catene montuose italiane anche se con tempi differenti, è quella avvenuta tra la Placca Africana e la Placca Europea. Il primo sollevamento d’una certa entità del Gargano, dai dati recenti sembra essere iniziato nel Miocene (circa 5 milioni di anni fà) e proseguito con fasi alterne nel Pliocene, quando questa regione inizia ad assumere la morfologia attuale, contemporaneamente plasmata dall’azione degli agenti atmosferici e del fenomeno carsico.
    Le faglie così formatesi sono responsabili oltre che dei terremoti, anche in parte del sollevamento del promontorio. Infatti, ogni piccolo o grande terremoto si genera quando l’energia accumulata nelle rocce supera la loro resistenza e queste si “rompono”. La rottura, avviene attraverso la fratturazione delle rocce che si spostano tra di loro (faglie) e l’energia viene dissipata sotto forma di onde sismiche e calore. Le varie faglie riscontrabili nel Gargano possono essere raggruppate principalmente in tre sistemi principali:
    1) faglie ad orientamento NO-SE (appenniniche);
    2) faglie ad orientamento E-0 (garganiche);
    3) faglie ad orientamento NE-SO (antiappenniniche)
    Queste faglie si sono mosse in vario modo durante la loro esistenza, che per alcuni risale addirittura al Mesozoico sia lungo il piano orizzontale (faglie trascorrenti) che lungo il piano verticale (faglie dirette e inverse). Le faglie ad orientamento E-0 assumono notevole importanza nel contesto strutturale garganico, in quanto la maggiore rappresentante di questa categoria corrisponde alla ormai famosa “Faglia di Mattinata”, che divide praticamente in due il Gargano e sul suo allineamento o in prossimità di esso sono sorti numerosi comuni come San Marco in Lamis, S. Giovanni Rotondo, Monte S. Angelo e Mattinata. Questa faglia è conosciuta anche come: faglia di Valle Carbonara; faglia Sud-Garganica; Gargano Fault, allineamento S. Marco in Lamis-Monte S. Angelo; linea di Gondola in offshore. Esistono pareri contrastanti sul tipo e senso di movimento di questa faglia, per alcuni si tratterebbe di una trascorrente destra per altri di una trascorrente sinistra infine, è stata considerata come faglia inversa e dopo il terremoto del Molise come indirettamente responsabile dello stesso o quantomeno collegata ad esso. In ogni caso si tratta di una struttura complessa e che probabilmente ha agito ed agisce in diversi modi.

    Sisma del 1223

    Poche sono le notizie su questo terremoto Solo il Sarnelli ci riferisce che l’evento verificatosi in periodo di Quaresima portò distruzioni soprattutto a Siponto, Vico, Sfilza (foresta Umbra), Vieste e molte furono le abitazioni lesionate.

    Sisma del 30 Luglio 1627

    “Il terremoto… in Puglia… ruinò affatto le Terre, e Città intiere, con segni prodigiosi, e durò tre hore interpollatamente… In alcuni luoghi… si sentirono voci dolorose, che per il gran timore, e strepitio della gente, non si poté distintamente intendere le parole, in modo che pareva fosse giudizio universale, come fu per quelle povere anime, la quantità delle quali per hora non si può sapere». È la cronaca, in una relazione anonima dell’epoca, del terremoto che nel 1627 colpì il Gargano e la Capitanata.” A San Severo – racconta ancora l’ignoto cronista seicentesco – cascò tutta (la città) senza restare in piedi che una sola casa, nella quale vi era una grotta grande, cisterna e pozzo, con mortalità infinita di donne, figlioli, vecchi e altre persone civili, che a quell’ora si trovavano in casa”. Il sisma ha avuto un’intensità massima (complessiva di diverse scosse) dell’XI grado della scala MCS, ha provocato la morte di numerose migliaia di persone, ha causato fratture nel terreno, variazioni nel regime idrico delle acque sotterranee ed un forte maremoto lungo le coste della Puglia e del Molise. Le località più gravemente colpite furono Apricena, Lesina, San Paolo di Civitate, San Severo e Torremaggiore dove la maggior parte degli edifici crollarono. L’area danneggiata meno gravemente comprende le località costiere del Gargano, fino a Manfredonia a sud ed a Termoli, a nord. Il numero delle vittime complessive varia notevolmente da fonte a fonte, tuttavia, una cifra vicina a quella reale è possibile ottenerla dalla cronaca di Lucchino che riporta 4.500 vittime per Apricena, Lesina, San Paolo di Civitate, San Severo, Serracapriola, Torremaggiore. Considerando che Lucchino non riportò il numero delle vittime per tutte le località più fortemente colpite, se ne deduce che la cifra complessiva superò le 4.500 unità. Un’ondata di maremoto colpì il tratto di costa prospiciente il lago di Lesina, il litorale di Manfredonia e la foce del fiume Sangro. Il maremoto causò l’allagamento della pianura tra Silvi e Mutignano e l’inondazione delle campagne fino a Sannicandro Garganico;

    Sisma del 31 Maggio 1646

    In tale data il Gargano fu interessato da un altro violento terremoto il cui epicentro fu localizzato nel territorio di Vico del Gargano. Esso causò numerosi crolli di abitazioni e decine di morti. I danni più gravi si ebbero a Ischitella, Vico del Gargano e Vieste. In particolare a Vico furono distrutti il Convento dei Cappuccini, ricostruito in seguito; ad Ischitella rimasero in piedi non più di 20 case con 86 morti; Vico contò 40 morti, Rodi 4, numerosi furono i feriti e gli storpi; Vieste vide danneggiato il Castello e il palazzo del Castellano con 84 morti.

    Sisma del 29 Maggio 2006

    Più recentemente, il terremoto del 29 maggio 2006 ha attivato 159 stazioni della Rete Sismica Nazionale e della Rete MedNet dell’INGV, a distanze tra 5 km (Monte S. Angelo) e oltre 800 km (Bardonecchia). I quadrati verdi rappresentano i sismometri attivati e utilizzati per la localizzazione dell’evento sismico. Anche stazioni sismiche molto più lontane hanno registrato il terremoto (ad esempio in Turchia, Rep. Ceca, Israele, Portogallo) e sono state usate per il calcolo del meccanismo focale; il…

    Pubblicato da festival | aprile 18, 2009, 8:57 pm
  12. Punto di faglia tra Carpino e San Giovanni Rotondo


    Ho trovato questo articolo del nostro amico Jeremia molto informato su tutto quanto riguarda i terremoti e vedrete che sicuramente ci verrà a fare visita.

    Il territorio pugliese risente, inoltre, degli effetti dei centri sismici del matese, del beneventano e dell’alta Irpinia, aree nelle quali si sono verificati alcuni dei maggiori terremoti della storia sismica italiana, e di quelli della regione ellenica e del Mar Egeo. Il terremoto più significativo per l’area garganica è certamente quello del 30 luglio 1627, per la ricca bibliografia e documentazione esistente. In occasione di questo terremoto furono pubblicati i primi esempi di carta macrosismica, con la rappresentazione degli effetti distinti in 4 gradi. Altri significativi terremoti della zona sono avvenuti nel 1646 (Intensità IX-X), nel 1223 (IX), nel 1414 (VIII-IX) e nel 1875 (VII-VIII). Più recentemente, due terremoti con caratteristiche di elevata intensità sono avvenuti il 30 Settembre 1995, con Magnitudo di 5.2 e il 29 Maggio 2006 con Magnitudo di 4,9.
    Non si può spiegare la sismicità del Gargano senza considerare alcuni cenni sulla geologia del territorio.
    La storia del Gargano inizia all’incirca 160 milioni di anni fa quando, nel periodo Giurassico, si depositarono le rocce più antiche che ancora oggi sono visibili in affioramento. A dire il vero, informazioni su rocce ancora più antiche di queste provengono dai pozzi esplorativi per la ricerca di idrocarburi (Agip, Conoco) effettuati negli ultimi decenni in varie parti del Gargano e da un piccolo affioramento, ormai famoso in tutto il mondo, visibile alla Punta delle Pietre Nere, nei pressi di Marina di Lesina. All’epoca, tutta l’area oggi occupata dall’Italia meridionale era un susseguirsi di aree di mare poco profondo, in cui si depositavano sabbie e fanghi carbonatici spesso bordati da scogliere coralline, chiamate dai geologi piattaforme carbonatiche; in alcune zone del Gargano la presenza di rocce che contengono al loro interno fossili di coralli indicano che questi sono vissuti in un clima tropicale e non sicuramente alle attuali latitudini cui si trova attualmente il nostro promontorio
    Tali condizioni climatiche e paleogeografiche persistono per tutto il periodo compreso tra il Giurassico e l’Eocene (da 160 milioni di anni fino a 40 milioni di anni) e solo in parte durante il Miocene (circa 15 milioni di anni). Per avere un’idea di come poteva essere l’area garganica insieme al resto dall’Italia meridionale durante quel periodo possiamo immaginarci ambienti con spiagge e isolotti, lagune, piane di marea, scogliere coralline e aree di mare profondo. Nel caso del Gargano, come per numerose catene montuose, il meccanismo responsabile del suo sollevamento va quindi ricercato nella dinamica interna del nostro pianeta (Tettonica delle Placche). Come tutti sanno, la Terra è suddivisa in numerose placche che interessano il suo involucro esterno (la Litosfera) Queste placche sono in continuo movimento tra di loro e lungo i loro bordi si osservano la maggior parte dei fenomeni catastrofici come i terremoti e le eruzioni vulcaniche. Semplificando notevolmente questo quadro globale, si può paragonare la superficie terrestre ad un enorme “autoscontro” planetario, in cui le catene montuose rappresentano il risultato o le “ammaccature” di queste collisioni. Le rocce, come le lamiere di un automobile, vengono ripiegate, contorte, deformate e anche lacerate. Queste collisioni, pero, non sono istantanee ma avvengono lentamente e possono durare milioni di anni. Per ritornare al Gargano, la collisione responsabile della formazione delle varie catene montuose italiane anche se con tempi differenti, è quella avvenuta tra la Placca Africana e la Placca Europea. Il primo sollevamento d’una certa entità del Gargano, dai dati recenti sembra essere iniziato nel Miocene (circa 5 milioni di anni fà) e proseguito con fasi alterne nel Pliocene, quando questa regione inizia ad assumere la morfologia attuale, contemporaneamente plasmata dall’azione degli agenti atmosferici e del fenomeno carsico.
    Le faglie così formatesi sono responsabili oltre che dei terremoti, anche in parte del sollevamento del promontorio. Infatti, ogni piccolo o grande terremoto si genera quando l’energia accumulata nelle rocce supera la loro resistenza e queste si “rompono”. La rottura, avviene attraverso la fratturazione delle rocce che si spostano tra di loro (faglie) e l’energia viene dissipata sotto forma di onde sismiche e calore. Le varie faglie riscontrabili nel Gargano possono essere raggruppate principalmente in tre sistemi principali:
    1) faglie ad orientamento NO-SE (appenniniche);
    2) faglie ad orientamento E-0 (garganiche);
    3) faglie ad orientamento NE-SO (antiappenniniche)
    Queste faglie si sono mosse in vario modo durante la loro esistenza, che per alcuni risale addirittura al Mesozoico sia lungo il piano orizzontale (faglie trascorrenti) che lungo il piano verticale (faglie dirette e inverse). Le faglie ad orientamento E-0 assumono notevole importanza nel contesto strutturale garganico, in quanto la maggiore rappresentante di questa categoria corrisponde alla ormai famosa “Faglia di Mattinata”, che divide praticamente in due il Gargano e sul suo allineamento o in prossimità di esso sono sorti numerosi comuni come San Marco in Lamis, S. Giovanni Rotondo, Monte S. Angelo e Mattinata. Questa faglia è conosciuta anche come: faglia di Valle Carbonara; faglia Sud-Garganica; Gargano Fault, allineamento S. Marco in Lamis-Monte S. Angelo; linea di Gondola in offshore. Esistono pareri contrastanti sul tipo e senso di movimento di questa faglia, per alcuni si tratterebbe di una trascorrente destra per altri di una trascorrente sinistra infine, è stata considerata come faglia inversa e dopo il terremoto del Molise come indirettamente responsabile dello stesso o quantomeno collegata ad esso. In ogni caso si tratta di una struttura complessa e che probabilmente ha agito ed agisce in diversi modi.

    Sisma del 1223

    Poche sono le notizie su questo terremoto Solo il Sarnelli ci riferisce che l’evento verificatosi in periodo di Quaresima portò distruzioni soprattutto a Siponto, Vico, Sfilza (foresta Umbra), Vieste e molte furono le abitazioni lesionate.

    Sisma del 30 Luglio 1627

    “Il terremoto… in Puglia… ruinò affatto le Terre, e Città intiere, con segni prodigiosi, e durò tre hore interpollatamente… In alcuni luoghi… si sentirono voci dolorose, che per il gran timore, e strepitio della gente, non si poté distintamente intendere le parole, in modo che pareva fosse giudizio universale, come fu per quelle povere anime, la quantità delle quali per hora non si può sapere». È la cronaca, in una relazione anonima dell’epoca, del terremoto che nel 1627 colpì il Gargano e la Capitanata.” A San Severo – racconta ancora l’ignoto cronista seicentesco – cascò tutta (la città) senza restare in piedi che una sola casa, nella quale vi era una grotta grande, cisterna e pozzo, con mortalità infinita di donne, figlioli, vecchi e altre persone civili, che a quell’ora si trovavano in casa”. Il sisma ha avuto un’intensità massima (complessiva di diverse scosse) dell’XI grado della scala MCS, ha provocato la morte di numerose migliaia di persone, ha causato fratture nel terreno, variazioni nel regime idrico delle acque sotterranee ed un forte maremoto lungo le coste della Puglia e del Molise. Le località più gravemente colpite furono Apricena, Lesina, San Paolo di Civitate, San Severo e Torremaggiore dove la maggior parte degli edifici crollarono. L’area danneggiata meno gravemente comprende le località costiere del Gargano, fino a Manfredonia a sud ed a Termoli, a nord. Il numero delle vittime complessive varia notevolmente da fonte a fonte, tuttavia, una cifra vicina a quella reale è possibile ottenerla dalla cronaca di Lucchino che riporta 4.500 vittime per Apricena, Lesina, San Paolo di Civitate, San Severo, Serracapriola, Torremaggiore. Considerando che Lucchino non riportò il numero delle vittime per tutte le località più fortemente colpite, se ne deduce che la cifra complessiva superò le 4.500 unità. Un’ondata di maremoto colpì il tratto di costa prospiciente il lago di Lesina, il litorale di Manfredonia e la foce del fiume Sangro. Il maremoto causò l’allagamento della pianura tra Silvi e Mutignano e l’inondazione delle campagne fino a Sannicandro Garganico;

    Sisma del 31 Maggio 1646

    In tale data il Gargano fu interessato da un altro violento terremoto il cui epicentro fu localizzato nel territorio di Vico del Gargano. Esso causò numerosi crolli di abitazioni e decine di morti. I danni più gravi si ebbero a Ischitella, Vico del Gargano e Vieste. In particolare a Vico furono distrutti il Convento dei Cappuccini, ricostruito in seguito; ad Ischitella rimasero in piedi non più di 20 case con 86 morti; Vico contò 40 morti, Rodi 4, numerosi furono i feriti e gli storpi; Vieste vide danneggiato il Castello e il palazzo del Castellano con 84 morti.

    Sisma del 29 Maggio 2006

    Più recentemente, il terremoto del 29 maggio 2006 ha attivato 159 stazioni della Rete Sismica Nazionale e della Rete MedNet dell’INGV, a distanze tra 5 km (Monte S. Angelo) e oltre 800 km (Bardonecchia). I quadrati verdi rappresentano i sismometri attivati e utilizzati per la localizzazione dell’evento sismico. Anche stazioni sismiche molto più lontane hanno registrato il terremoto (ad esempio in Turchia, Rep. Ceca, Israele, Portogallo) e sono state usate per il calcolo del meccanismo focale; il…

    Pubblicato da festival | aprile 18, 2009, 8:57 pm
  13. sembra più la cava quella foto..sicuri che sia un punto di faglia??troppo grande poi…comunque è strano che non si trovino documenti certi sul terremoto del 1627 nel gargano..sul fatto delle chiese è vero invece…so che quella di s nicola di mira a carpino e quella di s maria di cagnano furono consacrate nello stesso anno…se non erro il vescovo le consacrò negli stessi giorni proprio…e quella di s cirillo di carpino fu sottoposta ad un completo rifacimento (ne è stata costruita una su una preesistente dal 1300 circa)

    Pubblicato da Crono88 | aprile 19, 2009, 12:32 pm
  14. se il maremoto fece inondare le terre fino a sannicandro sicuramente colpì altri comuni della costa garganica ma anche nell’entroterra (come carpino).però è veramente strano che si trova poca documentazione a riguardo..

    Pubblicato da Crono88 | aprile 19, 2009, 12:33 pm
  15. Terremoto del 1627

    La quiete di quell’afoso pomeriggio del 30 luglio 1627, rotta discretamente dai colpi intervallati di qualche artigiano già all’opera, fu improvvisamente scossa da una prima terribile mossa tellurica, mentre verso nord-ovest, sulla direttrice per S.Severo, il sole pareva avvolto in densi vapori. Erano le ore 16: la rovina più completa si ebbe negli abitati di S.Severo, Torremaggiore, Serracapriola, Lesina e Sannicandro, mentre molto patirono quelli di Ascoli Satriano, Bovino e Orta. Foggia fu salva per miracolo.

    Altri moti seguirono violenti nei giorni 8, 9 e 24 agosto. L’ultimo seguì il 6 di settembre. Le vittime furono 4000.

    La grave tragedia tramandata ai posteri è tutta condensata in poche frasi, tanto chiare nel loro funesto significato quanto generiche in relazione alla conseguente situazione urbanistica. D’altronde, è impensabile esigere da quei tempi una documentazione completa sui danni derivati agli abitanti, tale comunque da consentire almeno l’individuazione parziale di nuovi assetti urbani. Qualunque siano stati gli effetti su Foggia, è certo che la città proprio dal sceolo XVII vide alcuni suoi quartieri gradualmente modificarsi nel loro schema, che andranno sempre più perdendo le loro caratteristiche geometriche, per assumere quello vario denso e tortuoso tipico del medio evo.

    (fonte: Foggia – Città, territorio e genti – Vincenzo Salvato)

    Ulteriore curiosità legata a quel terremoto:

    Foggia annovera tra i suoi santi patroni i santi martiri Abdon e Sennen, vissuti nel III secolo e la cui ricorrenza cade proprio il 30 luglio, giorno del terribile terremoto. Poiché la città di Foggia fu risparmiata dal devastante evento, i foggiani si legarono a questi due santi responsabili, secondo la popolazione, del miracolo di quel giorno.

    Pubblicato da festival | aprile 19, 2009, 1:25 pm
  16. Terremoto del 1627

    La quiete di quell’afoso pomeriggio del 30 luglio 1627, rotta discretamente dai colpi intervallati di qualche artigiano già all’opera, fu improvvisamente scossa da una prima terribile mossa tellurica, mentre verso nord-ovest, sulla direttrice per S.Severo, il sole pareva avvolto in densi vapori. Erano le ore 16: la rovina più completa si ebbe negli abitati di S.Severo, Torremaggiore, Serracapriola, Lesina e Sannicandro, mentre molto patirono quelli di Ascoli Satriano, Bovino e Orta. Foggia fu salva per miracolo.

    Altri moti seguirono violenti nei giorni 8, 9 e 24 agosto. L’ultimo seguì il 6 di settembre. Le vittime furono 4000.

    La grave tragedia tramandata ai posteri è tutta condensata in poche frasi, tanto chiare nel loro funesto significato quanto generiche in relazione alla conseguente situazione urbanistica. D’altronde, è impensabile esigere da quei tempi una documentazione completa sui danni derivati agli abitanti, tale comunque da consentire almeno l’individuazione parziale di nuovi assetti urbani. Qualunque siano stati gli effetti su Foggia, è certo che la città proprio dal sceolo XVII vide alcuni suoi quartieri gradualmente modificarsi nel loro schema, che andranno sempre più perdendo le loro caratteristiche geometriche, per assumere quello vario denso e tortuoso tipico del medio evo.

    (fonte: Foggia – Città, territorio e genti – Vincenzo Salvato)

    Ulteriore curiosità legata a quel terremoto:

    Foggia annovera tra i suoi santi patroni i santi martiri Abdon e Sennen, vissuti nel III secolo e la cui ricorrenza cade proprio il 30 luglio, giorno del terribile terremoto. Poiché la città di Foggia fu risparmiata dal devastante evento, i foggiani si legarono a questi due santi responsabili, secondo la popolazione, del miracolo di quel giorno.

    Pubblicato da festival | aprile 19, 2009, 1:25 pm
  17. Questo documento vi consiglio di gustarverlo. Sempre che vi piacino i documenti d’epoca.


    http://gndt.ingv.it/Pubblicazioni/Lsu_96/vol_2/pug_n.pdf

    Pubblicato da festival | aprile 19, 2009, 1:32 pm
  18. Questo documento vi consiglio di gustarverlo. Sempre che vi piacino i documenti d’epoca.


    http://gndt.ingv.it/Pubblicazioni/Lsu_96/vol_2/pug_n.pdf

    Pubblicato da festival | aprile 19, 2009, 1:32 pm
  19. UN LAVORO DI ROBERTO PASQUANDREA
    QUANDO IL TERREMOTO DEL 1627 RASE AL SUOLO LE NOSTRE CITTA’

    Il terremoto del 30 luglio 1627 rappresenta un evento cruciale, una tragedia che ha spezzato la Storia in due parti, prima e dopo il sisma che ha raso al suolo intere città, provocando tantissimi morti. Chiese, monumenti, palazzi: tutto ricomincia da zero, eccezion fatta per le poche costruzioni scampate al disastro.

    E’ un evento che appartiene al mondo degli incubi, specie se si pensa che da allora la terra ha tremato numerose altre volte, com’è tristemente noto, senza per fortuna raggiungere quel picco di intensità.

    Considerata questa funzione di spartiacque, gli storici hanno sempre ricercato dei documenti relativi al periodo immediatamente precedente e di poco successivo, definendo e integrando le notizie tramandateci da Antonio Lucchino nella sua classica opera, Del terremoto che addì 30 luglio 1627 ruinò la città di Sansevero e terre convicine.

    Il terremoto ha spazzato via moltissimi sanseveresi, abbattendo chiese e palazzi, ma non ha risparmiato i comuni vicini, colpendo con eguale furia. Un’indagine sul campo, utilizzando i documenti esistenti, è stata di recente condotta da Roberto Pasquandrea, che ha dato alle stampe il libro Jus Prohibendi, un lavoro edito ad Apricena, a cura della locale sezione dell’Archeoclub.

    Pasquandrea, nelle vesti di direttore dell’Archivio Storico Diocesano, si è subito reso conto dell’importanza di alcuni documenti che riguardano la comunità di Apricena, che nel sisma del 1627 ebbe circa 900 morti.
    Nell’Archivio Storico di San Severo, infatti, sono conservati numerosi volumi, in parte appena restaurati a cura della sede tranese dell’Archivio di Stato di Bari, contenenti moltissimi atti pubblici rogati, tra fine Cinquecento e Seicento, dal notaio Orazio de Magris.

    Questi documenti permettono di verificare le conseguenze prodotte dal sisma, con la scomparsa repentina di intere famiglie e la loro sostituzione con gente venuta dal Gargano e dal Subappenino Dauno. La mannaia si abbatté, come appena detto, anche su Apricena, che con i suoi 900 morti fu ridotta ad un cumulo di rovine.

    In tale frangente fu importante il ruolo del feudatario Filippo Brancia e di suo figlio Scipione, che aiutarono nella ricostruzione. Furono rimosse le macerie, furono rifatte le strade, furono concessi benefici, tra cui l’esenzione dalle tasse per dieci anni. In cambio di questo aiuto, in parte anche interessato, i Brancia chiedono un diritto di proibizione, ossia lo “jus prohibendi” richiamato nel titolo.

    Gli abitanti dell’attuale Apricena, allora chiamata Casalmaggiore, si impegnano a usare solo il mulino, il forno e la panetteria di proprietà dei Brancia, in monopolio assoluto. Un obbligo notevole, vista l’importanza del pane nell’alimentazione dell’epoca, che però doveva essere direttamente proporzionale all’aiuto concesso e alle ulteriori promesse fatte dai Brancia.

    L’accordo, non senza difficoltà, viene legalizzato il 2 aprile 1629, alla presenza di don Scipione Brancia e dei rappresentanti della comunità di Apricena-Casalmaggiore, che avevano in precedenza discusso sull’opportunità di concedere lo jus.

    La storia che abbiamo riassunto viene ricostruita da Pasquandrea, utilizzando i tre documenti che vengono presentati al notaio de Magris, allegati al rogito.

    Alla fine, viene fuori uno spaccato di vita seicentesca ricco di spunti storici e di molteplici motivi d’interesse. Un lavoro che aiuta a far luce su questa catastrofe non ancora metabolizzata della nostra storia moderna.

    Pubblicato da festival | aprile 19, 2009, 1:34 pm
  20. UN LAVORO DI ROBERTO PASQUANDREA
    QUANDO IL TERREMOTO DEL 1627 RASE AL SUOLO LE NOSTRE CITTA’

    Il terremoto del 30 luglio 1627 rappresenta un evento cruciale, una tragedia che ha spezzato la Storia in due parti, prima e dopo il sisma che ha raso al suolo intere città, provocando tantissimi morti. Chiese, monumenti, palazzi: tutto ricomincia da zero, eccezion fatta per le poche costruzioni scampate al disastro.

    E’ un evento che appartiene al mondo degli incubi, specie se si pensa che da allora la terra ha tremato numerose altre volte, com’è tristemente noto, senza per fortuna raggiungere quel picco di intensità.

    Considerata questa funzione di spartiacque, gli storici hanno sempre ricercato dei documenti relativi al periodo immediatamente precedente e di poco successivo, definendo e integrando le notizie tramandateci da Antonio Lucchino nella sua classica opera, Del terremoto che addì 30 luglio 1627 ruinò la città di Sansevero e terre convicine.

    Il terremoto ha spazzato via moltissimi sanseveresi, abbattendo chiese e palazzi, ma non ha risparmiato i comuni vicini, colpendo con eguale furia. Un’indagine sul campo, utilizzando i documenti esistenti, è stata di recente condotta da Roberto Pasquandrea, che ha dato alle stampe il libro Jus Prohibendi, un lavoro edito ad Apricena, a cura della locale sezione dell’Archeoclub.

    Pasquandrea, nelle vesti di direttore dell’Archivio Storico Diocesano, si è subito reso conto dell’importanza di alcuni documenti che riguardano la comunità di Apricena, che nel sisma del 1627 ebbe circa 900 morti.
    Nell’Archivio Storico di San Severo, infatti, sono conservati numerosi volumi, in parte appena restaurati a cura della sede tranese dell’Archivio di Stato di Bari, contenenti moltissimi atti pubblici rogati, tra fine Cinquecento e Seicento, dal notaio Orazio de Magris.

    Questi documenti permettono di verificare le conseguenze prodotte dal sisma, con la scomparsa repentina di intere famiglie e la loro sostituzione con gente venuta dal Gargano e dal Subappenino Dauno. La mannaia si abbatté, come appena detto, anche su Apricena, che con i suoi 900 morti fu ridotta ad un cumulo di rovine.

    In tale frangente fu importante il ruolo del feudatario Filippo Brancia e di suo figlio Scipione, che aiutarono nella ricostruzione. Furono rimosse le macerie, furono rifatte le strade, furono concessi benefici, tra cui l’esenzione dalle tasse per dieci anni. In cambio di questo aiuto, in parte anche interessato, i Brancia chiedono un diritto di proibizione, ossia lo “jus prohibendi” richiamato nel titolo.

    Gli abitanti dell’attuale Apricena, allora chiamata Casalmaggiore, si impegnano a usare solo il mulino, il forno e la panetteria di proprietà dei Brancia, in monopolio assoluto. Un obbligo notevole, vista l’importanza del pane nell’alimentazione dell’epoca, che però doveva essere direttamente proporzionale all’aiuto concesso e alle ulteriori promesse fatte dai Brancia.

    L’accordo, non senza difficoltà, viene legalizzato il 2 aprile 1629, alla presenza di don Scipione Brancia e dei rappresentanti della comunità di Apricena-Casalmaggiore, che avevano in precedenza discusso sull’opportunità di concedere lo jus.

    La storia che abbiamo riassunto viene ricostruita da Pasquandrea, utilizzando i tre documenti che vengono presentati al notaio de Magris, allegati al rogito.

    Alla fine, viene fuori uno spaccato di vita seicentesca ricco di spunti storici e di molteplici motivi d’interesse. Un lavoro che aiuta a far luce su questa catastrofe non ancora metabolizzata della nostra storia moderna.

    Pubblicato da festival | aprile 19, 2009, 1:34 pm
  21. Lo tsunami garganico del 1627.
    Si tratta di uno dei maggiori tsunami che hanno interessato le coste italiane dell’Adriatico meridionale e si verificò il 30 luglio 1627 interessando il promontorio del Gargano.
    Lo tsunami fu innescato da un terremoto (undicesimo grado della scala Mercalli) con epicentro a nord-est di San Severo (5.000 furono complessivamente le vittime imputabili direttamente al sisma) e colpì la zona costiera tra Fortore e San Nicandro, nei pressi del Lago di Lesina nel Gargano Settentrionale.
    La zona, dopo un primo ritiro delle acque, venne completamente sommersa dal mare. Il fronte d’acqua associato allo tsunami deve essere stato veramente impressionante: cronache dell’epoca riferiscono che la città costiera di Termoli “precipitò” nel mare; sicuramente si tratta di un’iperbole letteraria, ma rende molto bene la drammaticità dei fatti.
    Anche altre città furono interessate dall’evento. A Manfredonia, città costiera uscita praticamente indenne dagli effetti del terremoto, si registrò un runup dell’ordine di 2-3 metri.
    Un’importante considerazione (E. Guidoboni e S: Tinti – A review of the historical 1627 tsunami in the Southern Adriatic, Tsunami Hazards vol.6 n.1, 11; 1988) riguarda l’estrema pericolosità dell’evento se dovesse ripetersi ai giorni nostri.
    La zona interessata, infatti, praticamente disabitata all’epoca dell’evento, è oggi sede di un forte insediamento abitativo e numerose strutture turistiche sono sorte a ridosso della costa.
    Terribile sarebbe il pedaggio da pagare sia in perdite di vite umane sia in danni economici al patrimonio per la distruzione generalizzata che deriverebbe dal verificarsi di un terremoto/tsunami analogo a quello del 1627.

    Pubblicato da festival | aprile 19, 2009, 1:40 pm
  22. Lo tsunami garganico del 1627.
    Si tratta di uno dei maggiori tsunami che hanno interessato le coste italiane dell’Adriatico meridionale e si verificò il 30 luglio 1627 interessando il promontorio del Gargano.
    Lo tsunami fu innescato da un terremoto (undicesimo grado della scala Mercalli) con epicentro a nord-est di San Severo (5.000 furono complessivamente le vittime imputabili direttamente al sisma) e colpì la zona costiera tra Fortore e San Nicandro, nei pressi del Lago di Lesina nel Gargano Settentrionale.
    La zona, dopo un primo ritiro delle acque, venne completamente sommersa dal mare. Il fronte d’acqua associato allo tsunami deve essere stato veramente impressionante: cronache dell’epoca riferiscono che la città costiera di Termoli “precipitò” nel mare; sicuramente si tratta di un’iperbole letteraria, ma rende molto bene la drammaticità dei fatti.
    Anche altre città furono interessate dall’evento. A Manfredonia, città costiera uscita praticamente indenne dagli effetti del terremoto, si registrò un runup dell’ordine di 2-3 metri.
    Un’importante considerazione (E. Guidoboni e S: Tinti – A review of the historical 1627 tsunami in the Southern Adriatic, Tsunami Hazards vol.6 n.1, 11; 1988) riguarda l’estrema pericolosità dell’evento se dovesse ripetersi ai giorni nostri.
    La zona interessata, infatti, praticamente disabitata all’epoca dell’evento, è oggi sede di un forte insediamento abitativo e numerose strutture turistiche sono sorte a ridosso della costa.
    Terribile sarebbe il pedaggio da pagare sia in perdite di vite umane sia in danni economici al patrimonio per la distruzione generalizzata che deriverebbe dal verificarsi di un terremoto/tsunami analogo a quello del 1627.

    Pubblicato da festival | aprile 19, 2009, 1:40 pm
  23. antò che t vonn ambenn … ahah..crono

    Pubblicato da utente anonimo | aprile 20, 2009, 5:06 pm
  24. IL TERREMOTO DEL 1646
    Il 31 maggio dell’anno 1646, due ore prima dell’alba, Vieste fu scossa da un fragoroso boato e da un terribile sussulto, che fece crollare di colpo centinaia di case. La popolazione terrorizzata si riversò nelle vie polverose e ingombre di macerie e cercò scampo fuori delle mura.
    Crollarono anche tutte quelle case che erano fra il Castello e la Cattedrale. Della Cattedrale caddero il campanile, la facciata centrale, la volta centrale, la cappella ove è riposta la statua di S. Maria di Merino, protettrice della Città, e quella del Battistero.
    Anche l’Episcopio, il Convento di S. Francesco, la Chiesa di S. Simeone – detta comunemente di San Pietro – con l’Ospedale, il Convento e la Chiesa di S. Marco dei PP. Celestini, la Torre di S. Croce sopra il porto e centinaia di altre case furono ridotte a macerie o riportarono danni gravissimi. Il terremoto fece tremare tutto il Gargano e arrecò ingenti danni e morte. Fu uno dei più disastrosi del tempo, impressionò tutta l’Italia. L’epicentro era proprio nelle vicinanze di Vieste.Il Convento dei Cappuccini però rimase in gran parte miracolosamente illeso ed accolse le tante famiglie che avevano perso persone, case e cose.

    Pubblicato da festival | aprile 20, 2009, 8:11 pm
  25. IL TERREMOTO DEL 1646
    Il 31 maggio dell’anno 1646, due ore prima dell’alba, Vieste fu scossa da un fragoroso boato e da un terribile sussulto, che fece crollare di colpo centinaia di case. La popolazione terrorizzata si riversò nelle vie polverose e ingombre di macerie e cercò scampo fuori delle mura.
    Crollarono anche tutte quelle case che erano fra il Castello e la Cattedrale. Della Cattedrale caddero il campanile, la facciata centrale, la volta centrale, la cappella ove è riposta la statua di S. Maria di Merino, protettrice della Città, e quella del Battistero.
    Anche l’Episcopio, il Convento di S. Francesco, la Chiesa di S. Simeone – detta comunemente di San Pietro – con l’Ospedale, il Convento e la Chiesa di S. Marco dei PP. Celestini, la Torre di S. Croce sopra il porto e centinaia di altre case furono ridotte a macerie o riportarono danni gravissimi. Il terremoto fece tremare tutto il Gargano e arrecò ingenti danni e morte. Fu uno dei più disastrosi del tempo, impressionò tutta l’Italia. L’epicentro era proprio nelle vicinanze di Vieste.Il Convento dei Cappuccini però rimase in gran parte miracolosamente illeso ed accolse le tante famiglie che avevano perso persone, case e cose.

    Pubblicato da festival | aprile 20, 2009, 8:11 pm
  26. Domando, alla luce del grado di pericolosità sismica in cui sono inseriti i comuni del gargano, quanti di essi hanno un piano comunale di Prot. Civile? gli edifici strategici (quelli che non dovrebbero crollare) sono individuati e controllati?
    Capisco che ormai la fase preventiva non è più possibile farla ma per un eventuale emergenza come siamo organizzati? se siamo organizzati!
    Prove di evacuazione alle scuole sono state mai effettuate? esiste un Piano Provinciale di P.C.?
    sono tutte domande che dovreste porvi e nel caso negativo sollecitare gli Uff. competenti ad adempiere.

    Pubblicato da LinoSavio | aprile 21, 2009, 8:25 am
  27. Domando, alla luce del grado di pericolosità sismica in cui sono inseriti i comuni del gargano, quanti di essi hanno un piano comunale di Prot. Civile? gli edifici strategici (quelli che non dovrebbero crollare) sono individuati e controllati?
    Capisco che ormai la fase preventiva non è più possibile farla ma per un eventuale emergenza come siamo organizzati? se siamo organizzati!
    Prove di evacuazione alle scuole sono state mai effettuate? esiste un Piano Provinciale di P.C.?
    sono tutte domande che dovreste porvi e nel caso negativo sollecitare gli Uff. competenti ad adempiere.

    Pubblicato da LinoSavio | aprile 21, 2009, 8:25 am
  28. … e magari unire l’utile al diletevole attrezzando con i finanziamenti ad hoc stanziati un area per ospitare l’eventuale campo degli sfollati che prima che ciò accadi, e speriamo che non accada mai, venga utilizzato per altre situazioni, ad es. per l’accoglienza per il festival e per ottenere la bandiera arancione ???

    Magari anche solo per far atterrare un elicottero di soccorso per qualche sfigato in preda ad un attacco di cuore o altre sfighe simili???

    Pubblicato da festival | aprile 21, 2009, 10:03 am
  29. … e magari unire l’utile al diletevole attrezzando con i finanziamenti ad hoc stanziati un area per ospitare l’eventuale campo degli sfollati che prima che ciò accadi, e speriamo che non accada mai, venga utilizzato per altre situazioni, ad es. per l’accoglienza per il festival e per ottenere la bandiera arancione ???

    Magari anche solo per far atterrare un elicottero di soccorso per qualche sfigato in preda ad un attacco di cuore o altre sfighe simili???

    Pubblicato da festival | aprile 21, 2009, 10:03 am
  30. Ora che alcuni giorni sono passati…
    articolo a cura di Michele Eugenio Di Carlo

    Ora che alcuni giorni sono passati dal devastante terremoto dell’Abruzzo, ora che anche i funerali delle sette vittime garganiche si sono svolti, ora che la forte emozione e il grande senso di tristezza per l’accaduto lasciano il tempo per una discussione che può essere serena e razionale, ora che i riflettori si stanno spegnendo lasciando ognuno solo con il proprio dolore, credo sia giunto anche il momento di rompere il silenzio, di esprimere il proprio pensiero e di dire, con tutta franchezza, che non se ne può più di queste autorità che scendono e salgono in continuazione, percorrendo in lungo e in largo le zone terremotate, mettendo in evidenza, tra gente sconsolata e colpita, se stessi e le proprie lacrime da coccodrillo, spinti e veicolati da un’informazione spesso a senso unico.

    Ma non erano state quelle stesse autorità, quelle stesse istituzioni, gli ideatori del “piano casa”?

    E non prevedeva questo “piano casa” procedure semplificate per le costruzioni in zone sismiche, fra cui “l’abolizione di ogni autorizzazione preventiva”, sostituita dal “controllo successivo alla costruzione, anche con metodi a campione”, come ha scritto Salvatore Settis su La Repubblica di qualche giorno fa?

    Quel piano casa non avrebbe forse consentito la legalizzazione di nuovi abusi e reati, non avrebbe promosso l’istigazione a un nuovo modo di delinquere, non sarebbe stato un regalo ai soliti osceni palazzinari che offendono il territorio italiano da decenni, non avrebbe fatto comodo a comuni corrotti e inadempienti, a costruttori senza fede e senza onore, a finti politici in affari e in carriera perenne?

    Se non ci fosse stato il terremoto quel piano sarebbe passato come lo strumento “salva crisi” e sarebbe stato difficile, e controproducente politicamente, opporvisi a causa della sua valenza infinitamente e apertamente populista.
    Una crisi, non dimentichiamolo, frutto di uno sviluppo e di una crescita non più sostenibili, che hanno ingigantito le disuguaglianze e prodotto infinite catastrofi ambientali con ripercussioni enormi sulla salute pubblica a livello mondiale.

    Dov’erano tutte queste autorità, nazionali, regionali e locali, quando nelle tante zone sismiche si costruivano palazzi con la sabbia di mare, con meno ferro del consentito, senza rispettare le norme antisismiche, oppure in aree geologicamente instabili e in zone protette da vincoli ambientali, storici e culturali?

    E tanto per non andare lontani, ma per parlare di cose tangibili e concrete, mi chiedo dove siano e cosa stiano facendo le autorità e le istituzioni a cui nel marzo del 2003 segnalammo che, in località “Pantanello” del Comune di Vieste, decine di abitazioni avevano le fondamenta immerse nella falda acquifera con gli scantinati perennemente allagati dall’innalzamento della falda durante il periodo invernale.

    Quando verranno eseguite le opere di bonifica idraulica da noi richieste, giustamente finanziate e di cui non si parla più?
    Quali controlli e quali verifiche sulla staticità delle costruzioni sono stati avviati?
    Chi, e quando, ha eseguito il controllo sui materiali da costruzione degli edifici interessati?

    Ora che alcuni giorni sono passati dalla tragedia che ha colpito i nostri amici dell’Abruzzo, sarebbe finalmente il caso di rimediare alle tante omissioni del passato, controllando, prevedendo e prevenendo.

    Pubblicato da festival | aprile 21, 2009, 10:37 am
  31. Ora che alcuni giorni sono passati…
    articolo a cura di Michele Eugenio Di Carlo

    Ora che alcuni giorni sono passati dal devastante terremoto dell’Abruzzo, ora che anche i funerali delle sette vittime garganiche si sono svolti, ora che la forte emozione e il grande senso di tristezza per l’accaduto lasciano il tempo per una discussione che può essere serena e razionale, ora che i riflettori si stanno spegnendo lasciando ognuno solo con il proprio dolore, credo sia giunto anche il momento di rompere il silenzio, di esprimere il proprio pensiero e di dire, con tutta franchezza, che non se ne può più di queste autorità che scendono e salgono in continuazione, percorrendo in lungo e in largo le zone terremotate, mettendo in evidenza, tra gente sconsolata e colpita, se stessi e le proprie lacrime da coccodrillo, spinti e veicolati da un’informazione spesso a senso unico.

    Ma non erano state quelle stesse autorità, quelle stesse istituzioni, gli ideatori del “piano casa”?

    E non prevedeva questo “piano casa” procedure semplificate per le costruzioni in zone sismiche, fra cui “l’abolizione di ogni autorizzazione preventiva”, sostituita dal “controllo successivo alla costruzione, anche con metodi a campione”, come ha scritto Salvatore Settis su La Repubblica di qualche giorno fa?

    Quel piano casa non avrebbe forse consentito la legalizzazione di nuovi abusi e reati, non avrebbe promosso l’istigazione a un nuovo modo di delinquere, non sarebbe stato un regalo ai soliti osceni palazzinari che offendono il territorio italiano da decenni, non avrebbe fatto comodo a comuni corrotti e inadempienti, a costruttori senza fede e senza onore, a finti politici in affari e in carriera perenne?

    Se non ci fosse stato il terremoto quel piano sarebbe passato come lo strumento “salva crisi” e sarebbe stato difficile, e controproducente politicamente, opporvisi a causa della sua valenza infinitamente e apertamente populista.
    Una crisi, non dimentichiamolo, frutto di uno sviluppo e di una crescita non più sostenibili, che hanno ingigantito le disuguaglianze e prodotto infinite catastrofi ambientali con ripercussioni enormi sulla salute pubblica a livello mondiale.

    Dov’erano tutte queste autorità, nazionali, regionali e locali, quando nelle tante zone sismiche si costruivano palazzi con la sabbia di mare, con meno ferro del consentito, senza rispettare le norme antisismiche, oppure in aree geologicamente instabili e in zone protette da vincoli ambientali, storici e culturali?

    E tanto per non andare lontani, ma per parlare di cose tangibili e concrete, mi chiedo dove siano e cosa stiano facendo le autorità e le istituzioni a cui nel marzo del 2003 segnalammo che, in località “Pantanello” del Comune di Vieste, decine di abitazioni avevano le fondamenta immerse nella falda acquifera con gli scantinati perennemente allagati dall’innalzamento della falda durante il periodo invernale.

    Quando verranno eseguite le opere di bonifica idraulica da noi richieste, giustamente finanziate e di cui non si parla più?
    Quali controlli e quali verifiche sulla staticità delle costruzioni sono stati avviati?
    Chi, e quando, ha eseguito il controllo sui materiali da costruzione degli edifici interessati?

    Ora che alcuni giorni sono passati dalla tragedia che ha colpito i nostri amici dell’Abruzzo, sarebbe finalmente il caso di rimediare alle tante omissioni del passato, controllando, prevedendo e prevenendo.

    Pubblicato da festival | aprile 21, 2009, 10:37 am
  32. Antonio lì volevo arrivare! pensare a delle aree polivalenti da usare (speriamo mai) anche per situazioni di emergenza, altro che bandiera arancione bandiera nera

    Pubblicato da LinoSavio | aprile 21, 2009, 12:09 pm
  33. il campo di calcio si presterebbe molto bene

    Pubblicato da Crono88 | aprile 21, 2009, 5:15 pm
  34. nella mia citta brindisi si dice che sia stata sommersa dal maremoto per 7 volte ma non trovo niente a proposito

    Pubblicato da utente anonimo | aprile 29, 2009, 7:57 am
  35. il rischio sismico nella zona del gargano e tavoliere è molto elevato e nessun politico se ne rende conto, le reti di sismografi sono vecchie
    bisognerebbe investire in maniera cospiqua per la ricerca e per l’acquisto di nuove apparecchiature, chi vive in queste zone non può essere tranquillo. Cosa si aspetta? il governo pensa a cambiare l’ordinamento giudiziario e fare leggi a proprio vantaggio ed alle cose serie non ci pensa cioè il lavoro e la sicurezza di noi cittadini contro eventi inaspettati tipo terremoti e catastrofi naturali. io sono di Foggia

    Pubblicato da utente anonimo | gennaio 26, 2010, 4:45 pm
  36. il rischio sismico nella zona del gargano e tavoliere è molto elevato e nessun politico se ne rende conto, le reti di sismografi sono vecchie
    bisognerebbe investire in maniera cospiqua per la ricerca e per l’acquisto di nuove apparecchiature, chi vive in queste zone non può essere tranquillo. Cosa si aspetta? il governo pensa a cambiare l’ordinamento giudiziario e fare leggi a proprio vantaggio ed alle cose serie non ci pensa cioè il lavoro e la sicurezza di noi cittadini contro eventi inaspettati tipo terremoti e catastrofi naturali. io sono di Foggia

    Pubblicato da utente anonimo | gennaio 26, 2010, 4:45 pm
  37. ….chi saprebbe dirmi che grado di pericolosità è riscontrabile nella provincia di lecce?…Grazie in anticipo per la risposta

    Pubblicato da utente anonimo | marzo 8, 2010, 4:00 pm
  38. il salento è a basso rischio terremoto ma può essere interessato da forti terremoti in grecia

    Pubblicato da utente anonimo | marzo 12, 2010, 11:19 am
  39. il salento è a basso rischio terremoto ma può essere interessato da forti terremoti in grecia

    Pubblicato da utente anonimo | marzo 12, 2010, 11:19 am
  40. e taranto invece??

    Pubblicato da utente anonimo | marzo 18, 2011, 2:18 pm
  41. taranto anche non è ad alto rischio ma comunque può risentire dei terremoti lungo l'appennino lucano e sulle murge

    Pubblicato da Crono88 | maggio 31, 2011, 12:15 pm
  42. taranto anche non è ad alto rischio ma comunque può risentire dei terremoti lungo l'appennino lucano e sulle murge

    Pubblicato da Crono88 | maggio 31, 2011, 12:15 pm
  43. e Manfredonia?

    Pubblicato da utente anonimo | novembre 3, 2011, 7:21 pm
  44. e Manfredonia?

    Pubblicato da utente anonimo | novembre 3, 2011, 7:21 pm
  45. Pubblicato da Anonimo | novembre 30, 2011, 6:33 pm

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