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Cosa resterà del 2008? L’esibizione di Vinicio Capossela al Carpino Folk Festival

Anno bisesto, anno funesto. Mica tanto, a giudicare dal bilancio che la nostra redazione ha tracciato passando in rassegna le copertine dell’annata che si avvia verso la scritta “The End”. Per questo motivo, abbiamo isolato alcuni eventi che resteranno impressi nella memoria di tutti come la spettacolare notte bianca dedicata al teatro che ha animato Foggia per alcune ore, o la vittoria della prima foggiana che abbia messo piede sull’Isola dei Famosi ovvero Vladimir Luxuria; il ritorno sul Gargano – reso possibile grazie a una serie di manifestazioni culturali – di un genio Paz che si chiamava Andrea Pazienza, il successo dei Damadelizia che hanno sbaragliato una concorrenza agguerrita in un tempio della musica come il Piper di Roma; ma questo è stato anche l’anno di Facebook, che ha cambiato – non per sempre, state tranquilli – il nostro modo di comunicare e di quella serata più simile a un’esperienza emozionale che a un concerto che è stata l’esibizione di Vinicio Capossela. Chi l’ha detto che un anno bisesto è per forza un anno funesto?

La band foggiana dell’anno
La copertina del 21 marzo celebrava il loro quarto posto a Sanremo Rock, qualche mese dopo aver sbaragliato la concorrenza di centinaia di band al concorso Un Giorno Insieme dedicato al monumento Augusto Daolio. Ma Fabio Consale, Davide Checchia, Ettore Figliola, Giuseppe Pizzuto e Donato Fiorella si sono spinti ben oltre. I DamaDelizia, lo scorso novembre, hanno lasciato senza fiato il paroliere Mogol, la bacchetta Sandro Comini e il prof Luca Pitteri all’ultima edizione del Tour Music Fest, trampolino di lancio per chi vive con e per la musica, salendo sul podio più alto. Il Piper di Roma che vibrava al ritmo del rock melodico del singolo Ti rincontrerò, Red Ronnie che li accoglie nel salotto buono del leggendario Roxy Bar per poi rincontrarli a Bologna, soltanto qualche giorno fa, sul palco del Motor Show. Tutto in pochi mesi, tutto in un 2008 da ricordare. Ai cinque ragazzi che hanno amplificato in giro per l’Italia il sound made in Puglia va la palma di band foggiana dell’anno.

Le estati di Andrea
caloroso nei confronti dell’artista eternamente giovane che ha risposto al tributo garganico con i suoi toni più confidenziali, le sue opere “estive”. Disegni, viste, bozzetti, fumetti, video e fotografie. C’è molto materiale inedito ma si percepisce un legame profondo di Paz con il Gargano e un talento unico che sta per sbocciare. Pazienza disegna il viaggio per raggiungere San Menaio da San Benedetto del Tronto, un’odissea d’auto sulla statale 16 con tanto di rimproveri dei genitori ai due figli impazienti sui sedili di dietro. Poi, le strisce di una battuta di caccia, grottesca nella ricerca della povera allodola, meravigliosa per la natura s-fumata di Monte Pucci. Andrea diceva di poter disegnare di tutto; poi, con una provocazione, disse che sarebbe morto un certo giorno. Ma così non fu. A Napoli, ancora per sabbie, è possibile ritrovare il disegnatore in mostra a Castel Sant’Elmo (sede di Comicon) fino al 13 gennaio.

Mister Talento suona sempre due volte
Ci sono due cose che non si possono nascondere: una gravidanza e il talento. Chiediamo scusa all’autore di questa frase se non ricordiamo il suo nome ma, in compenso, abbiamo una certezza: queste parole sono perfette per descrivere la superiorità espressiva, l’energia e – appunto – il talento che fanno di Massimo Ranieri un artista eccezionale nel panorama italiano. Voce potente, presenza scenica, versatilità infinita. Canta, balla, dialoga con gli spettatori e fa addirittura gli addominali sul palco: Ranieri, in concerto, fa tutto questo e anche di più, stregando il pubblico foggiano a tal punto da rendere necessaria una replica del suo spettacolo intitolato Canto perché non so nuotare… da quarant’anni. Dopo il successo del 7 luglio, arriva il trionfo definitivo del 20 agosto: il Teatro Mediterraneo straripa ammiratori di ogni età: ad applaudire l’eterno scugnizzo ci sono i suoi coetanei, che lo ricordano urlare nel microfono Rose rosse per te o Se bruciasse la città, ma i più appassionati nell’intonare Perdere l’amore sono i più giovani, che lo hanno scoperto attraverso la vittoria al Festival di Sanremo del 1988.

Quando Vinicio cantava alla luna
Le mani di piazza del Popolo che battevano il tempo, il battito cardiaco del Gargano. Era un anonimo martedì 5 agosto, a Carpino. Vinicio Capossela e la sua musica, colonna sonora di una terra e delle sue diapositive. Oltre due ore di spettacolo, oltre diecimila spettatori in delirio. Il senso della tredicesima edizione del Carpino Folk Festival era tutto in quel blues intersecato al “folk della montagna”, incontro-scontro tra galassie ritmiche e pianeti armonici. L’omaggio ai due giganti di quella montagna, lo spaccone Matteo Salvatore e l’eterno ragazzo Andrea Pazienza, si trasforma in uno degli eventi musicali più attesi e affollati dell’estate senza nuvole. L’astuto illusionista si nasconde dietro la t-shirt “io sono garganico” e mischia le sue carte con il piglio della vecchia volpe, tanto da trasformare terzine e antiche tarante in veri e propri blues arcani. Qualcuno gradisce in ammirato silenzio, qualcun altro si aspetta che da un momento all’altro salga sul palco il Vinicio di sempre, mentre la luna ascolta dall’alto quel lieve, regolare battito.

La vittoria della prima naufraga foggiana
È andata oltre le polemiche, i pregiudizi, le contestazioni, il politicamente corretto, il trash, dimostrando e confermando, così, di essere la vincitrice assoluta del reality show l’Isola dei Famosi.
È la foggiana Vladimir Luxuria, che Viveur aveva incontrato prima della sua partenza per l’Honduras tra cosce, zanzare e speranze.
Luxuria, ex parlamentare di Rifondazione Comunista, ha vinto la sesta edizione della trasmissione condotta da Simona Ventura.
Ancora una volta, Vladimir ha dimostrato di avere ragione, confermando la sua capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo senza curarsi delle critiche di chi voleva frenare il suo percorso. Dopo le sue battaglie per i diritti civili, la sua esperienza politica, le feste al Muccassassina, il teatro, la sua biografia, il Gay Pride, tornerà a far parlare di se con l’uscita di una raccolta di fiabe transgender per bambini, per promuovere i valori della tolleranza e della diversità, ma anche della tolleranza delle diversità.

Adda passà a nuttata
Quinta sconfitta in trasferta e rossoneri fuori dalla provvisoria e sempre incerta griglia play-off. Salgado si rompe, dopo neanche dieci minuti. Un Foggia anemico, quello che crea soltanto briciole nonostante un Crotone mediocre. Tante incertezze sull’imme-diato futuro. Del Core è al suo secondo, patetico addio ai colori rossoneri, Rinaldi che scappa dopo l’insanabile e Novelli che, malgrado i mugugni degli scettici, “si mangia pure il panettone” dopo l’insperabile grano cotto. Panettone che è andato di traverso al tifoso foggiano, costretto a sbadigliare davanti al televisore perché la curva ospiti dello Scida aveva i cancelli chiusi. La sosta natalizia arriva probabilmente nel momento giusto, servirà a placare la tensione che si respira nei pressi di via Gioberti, a ricaricare le pile o almeno questo si spera. E a tracciare un bilancio sull’anno che è passato.
Partiamo dagli spunti positivi. Innanzitutto il ruolino interno: il Foggia nel corso dell’anno solare non ha mai perso, almeno per ciò che riguarda le gare di campionato di C1 (che tra un solstizio e l’altro è stato ribattezzato Prima Divisione), tra le gradinate sempre più ristrette e tristemente squadrate dello Zaccheria. Merito della rincorsa dell’allora rinato Foggia di Galderisi e di un inizio di stagione in corso quasi impeccabile (almeno sul piano dei risultati) davanti al pubblico amico. Tre in tutto gli allenatori che hanno scaldato una delle panchine più bollenti del campionato. Lo spaccone Campilongo, che a fine gennaio scorso ha fatto le valigie assieme all’allora ds Di Bari e capitan Cardinale. Il successore Nanu Galderisi, arrivato come anonimo traghettatore e salutato a giugno come l’eroe della rimonta e del miracolo umano. E Raffaele Novelli, il primo allenatore nella storia dell’U.S. Foggia contestato ancora prima di accomodarsi ai piedi della tribuna.
È stato l’anno dei ritorni e degli addii. Il ritorno di Salgado, meno esplosivo e più operaio rispetto a quello ammirato due stagioni fa. Quello di Zanetti, unica vera certezza davanti a Bremec, e il gradito déjà-vu di capitan Pecchia, innamorato di questa piazza ma più stanco e meno incisivo dopo la parentesi di Frosinone. L’addio che più di tutti brucia è quello di Galderisi, che ha salutato Foggia la tra le lacrime dopo la resa di Cremona, abbagliato dal fuoco di paglia appiccato dai Soglia. Ad attenderlo il super-Pescara partito per stravincere il campionato, e che dopo soltanto quattro mesi, indebitato fino al collo, rischia la scomparsa dalla geografia del calcio italiano. Infine i play-off, i maledetti play-off, illusione di una B che sembra irraggiungibile. Il muro rossonero a Verona, a Cittadella, a Novara e a Cremona, in quel grigio 25 maggio. Ruggiva, sventolava, sperava e imprecava, sino all’inesorabile fischio finale, sino all’ennesima resa dell’ultimo, sfortunato decennio di calcio foggiano. Adda passà a nuttata…

Le fughe di Salvatores
La Puglia la conosceva già bene, soprattutto la provincia di Foggia: qui aveva trovato delle distese di grano, dei paesaggi in cui il tempo sembra sospeso che si sono rivelati lo sfondo perfetto per i suoi film. Per potenziare la suspence di Io non ho paura, aveva portato le sue macchine da presa e i suoi attori proprio al confine tra la Daunia e la Basilicata.
A novembre, però, Gabriele Salvatores ha fatto tappa proprio nel capoluogo, per parlare di cinema agli studenti dell’Ateneo foggiano e agli allievi di Pugliaexperience, il progetto formativo pensato dalla Regione Puglia per i giovani talenti cinematografici di cui il regista napoletano è testimonial.
Inevitabili, quasi richiesti a furor di popolo, i riferimenti a Mediterraneo, il film che nel 1992 gli fece stringere tra le mani quel damerino dorato tanto ambito da chi lavora nel mondo della celluloide e che di nome fa Oscar.

Tutti pazzi per Facebook
Fra i vari tormentoni del 2008, oltre a Obama, la crisi finanziaria e il collo del piede della Celentano, come non ricordare quello che è diventato un vero e proprio fenomeno di costume, al pari del Caffè Borghetti allo stadio? Facebook, il social network partito in sordina nel 2004 ha avuto un sorprendente incremento di iscrizioni negli ultimi sei mesi, sbaragliando autorevoli avversari come Myspace. Ciò che lo differenzia dagli altri social network, la sua carta vincente, è la relativa semplicità di iscrizione e uso, e la reale identità dell’iscritto, con nome e cognome, in contrapposizione ad altri spazi virtuali in cui ci si crea una vita fittizia per evadere dalla realtà quotidiana. In base a questo principio è possibile rincontrare persone perse di vista, ex compagni di scuola o il fidanzatino olandese mai dimenticato. Ma anche qui è possibile imbattersi in personaggi insoliti, come Lazzaro di Betania, Buly il Cane e Hans Fidanken, a dimostrazione che Facebook è davvero alla portata di tutti, anche dei redivivi e degli animali.

La notte più lunga
Puglia Night Parade ha vestito di bianco la notte foggiana del 5 dicembre. Il contenitore di spettacoli, partorito dall’assessorato al turismo della Regione Puglia e dal consorzio Teatro pubblico pugliese, ha ammaliato quanti hanno ceduto al fascino degli spettacoli in strada. Una kermesse che per Alberobello, Andria, Bari, Barletta, Brindisi, Foggia (naturalmente), Lecce e Taranto è stato vettore pubblicitario privilegiato per il turismo volto, contemporaneamente, a scuotere dal torpore pre-invernale i numerosi pugliesi scesi in piazza in una sorta di rito catartico collettivo. Una comunione che, piaccia o meno, ha avuto il merito di trasformare Foggia – pure se soltanto per una notte – in un morbido e fecondissimo ventre animato di spettacoli di arte visiva (Les Farfadais hanno lasciato a bocca aperta e naso in su pure i più scettici), teatro e musica. Poco importa che l’esibizione di Pelù (che tutti si attendevano nelle vesti di mattatore de El Diablo) fosse sottotono e totalmente spaiata con l’Orchestra Popolare Italiana di Ambrogio Sparagna o che i biglietti gratuiti per Covatta fossero finiti giorni prima dell’esibizione (cui facevano eco numerose file vuote); quello che conta, davvero, è che Puglia Night Parade è stato un assaggio goloso e indimenticabile dell’immagine positiva, glamour e amichevole che Foggia possiede e di cui, troppo spesso, perde coscienza. L’esaltazione di sensi voluta dalla Regione Puglia, è innegabile, c’è stata. Bravi! Bis?
da Viveur.it

Discussione

Un pensiero su “Cosa resterà del 2008? L’esibizione di Vinicio Capossela al Carpino Folk Festival

  1. Avatar di Sconosciuto

    concordo…gran bell’anno!
    evviva carpino tra l’altro..

    laura marinaccio

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    Pubblicato da utente anonimo | dicembre 29, 2008, 6:47 PM

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