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La chitarra battente, una gioia solo per chi l’intende

Su la terrazza della cascina in Val delle Rose. Il plenilunio è sereno, tutta una dolcezza argentea si distende intomo Alcuni contadini, chiamati dal mio ospite, sono giunti per farci assistere ad un ballo tipico del paese: il  pizzèca pizzèca. In una panca, messa in disparte appositamente, prende posto l’orchestra. Sono tre individui, tre istrumenti: una chitarra battente, che il Signore conservi sempre laggiù per gioia di chi s’intende; un tamburello e la cupa-cupa, strumento primitivo composto da una pignatta chiusa all’imboccatura da una pelle fortemente tesa. Detta pelle è attraversata, al centro, da un bastoncello. Il suonatore, dopo essersi spalmato le mani di saliva, le fa scorrere lungo il bastoncello e produce un’ armonia che, udita da lontano, potrebbe essere anche gradevole .
Il ballo comincia. Viene intonata una canzone d’amore dalle cadenze malinconiche. Fino ad ora l’orchestra accompagna in sordina; la cupa-cupa pare un armonioso muggito. L’uomo balla di fianco e in tale posizione compie vari giri intorno alla ballerina, la quale pare perplessa e non sa se sostare o fuggire. Fra il pollice e l’indice di ambo le mani tiene sollevato, con un gesto di grazia, il grembiule. E’ un gesto di disimpegno. La scena di seduzione mi rammenta per associazione di idee i miei studi di ornitologia: molti volatili tentano condurre l’amata al loro desiderio precisamente così, girandole intorno. La scena cambia di aspetto all’improvviso; la ballerina si decide; leva un braccio in molle curva sul capo, appunta l’altro sul fianco e con un guizzo si allontana facendo schioccare le dita. Comincia l’inseguimento. L’ uomo tiene il capo arrovesciato all’indietro e manda un suono speciale, un «ha-ha» prolungato, rincorrendo la compagna che con agili scatti e balzi e guizzi gli sfugge continuamente. Poi si calmano e ricominciano. Così per lungo tempo, sotto le cadenze melanconiche della canzone d’amore e i mugolii della cupa-cupa.
E’ una dolcissima serenità che innamora; l’antica anima della terra vive in quest’ora e in questa scena.

Antonio Beltramelli, Il Gargano

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