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I primi nomi del dopo Gatta al Parco, secondo l’Attacco

Si rincorrono i nomi del successore di Gatta alla poltrona più ambita del Gargano. In pole position Gianfranco Pazienza, Ciro Pignatelli, Antonio Trombetta, Franco Salcuni e Mimmo di Gioia. Naturalmente è solo politica e interessa anche la presidenza degli altri parchi del Bel Paese. Era inevitabile.

La lettera di sfiducia inviata dal ministro all’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio al presidente dell’ente Parco Giandiego Gatta, ha innescato il toto- presidente. Chi sarà nominato a sostituire l’attuale presidente? È l’interrogativo che tutti si pongono. Secondo glie sperti la sostituzione di Gatta avverrà in un turn-over generale dei diversi presidenti dei Parchi nazionali. L’ennesima operazione politica, insomma, che nel nostro territorio potrebbe aver bisogno di un periodo di commissariamento per far decantare tutti i guasti che sarebbero stati provocati dalle gestioni precedenti per poi provvedere alla nomina del nuovo presidente. Per il dopo Gatta è già pronta una lista di nomi. Tutti esponenti autorevoli del mondo ecologista e della sinistra ambientalista. In pole position ci sarebbe il nome di Gianfranco Pazienza, leader dei Verdi sul Gargano, già segretario del senatore Franco Carella ed ex-assessore al turismo del Comune di San Giovanni Rotondo, con un’esperienza di consigliere dell’Ente durante la presidenza di Matteo Fusilli. Candidatura di tutto rispetto anche per il curriculum, ma che viene smentita proprio da Pazienza. "La mia candidatura è assolutamente infondata- dichiara a l’Attacco -. Ho una visione differente del Parco fuori dalle logiche della politica. Credo, però, che il Parco non vada commissariato, ma rimesso in sesto per non perdere nuovamente le opportunità di rilancio utili al territorio e non alle lottizzazioni della politica", con­clude l’esponente verde. Al secondo posto compare un altro storico ambientalista garganico: Ciro Pignatelli. Segretario del parlamentare Edo Ronchi (padre della legge in materia di rifiuti), capo della segreteria del vice-ministro all’Ambiente Giancarlo Piatti, tra i fondatori e ideologi del Parco Nazionale del Gargano. Un nome che potrebbe rientrare benissimo negli equilibri tra i partiti, dopo essere passato dai Verdi alla Sinistra ecologista e dunque al partito democratico. Altra candidatura politica, potrebbe essere quella dell’ex sindaco di Lesina Antonio Trombetta. La sua lunga esperienza come consigliere dell’Ente Parco potrebbe essere una ottima carta vincente, se poi si va ad aggiungere che Trombetta è il referente provinciale dell’area ambientalista del Pd. Cade, invece, la candidatura dell’ex presidente del Parco, Matteo Fusilli. La nomina a presidente della Federazione Nazio­nale dei Parchi è, per il predecessore di Gatta, una situazione di assoluto vantaggio. Non gli con verrebbe affatto fare un passo indietro, al massimo potrebbe essere nominato commissario in attesa del nuovo presidente. Chi se la potrebbe giocare è Franco Salcuni coordinatore garganico e membro della direzione nazionale di Legambiente, tra i massimi accusatori di Gatta. Quattro nomi visti con favore dal ministro Pecoraro Scanio che potrebbe però lanciare un quinto nome: quello dell’animatore storico del mondo ambientalista foggiano, Mimmo Di Gioia. Leader storico e fondatore dei Vas (Verdi Ambiente e Società), sempre in prima fila nelle battaglie ecologiste Di Gioia non dispiacerebbe al presidente dei verdi. Dal canto suo, anche Mimmo di Gioia smentisce, affermando di "aver presentato, diverso tempo fa, la sua candidatura come esponente dei Vas". Ovviamente il centrodestra non sta a guardare e fa quadrato attorno al leader della destra sipontina Giandiego Gatta. "Ne sapremo di più subito dopo l’Epifania, anche perché la fretta è tanta, vista l’aria di maretta che si respira nel Governo Prodi – si legge in una nota di Andrea Piano esponente di An a San Giovanni Rotondo -. Lo stesso Ministro potrebbe ritornarsene presto a casa, prima di nominare un nuovo presidente. Non abbiamo nessuna difficoltà ad immaginare l’imbarazzo del ‘poveretto’ (il ministro Pecoraro Scanio, ndr), di avere sotto la sua gestione un Presidente del Parco del Gargano di Alleanza Nazionale, per di più stimato e riconosciuto per le sue capacità e per il lavoro svolto sul territorio; è davvero troppo! Se poi, lo stesso Pre­sidente ha denunciato le inadempienze del tuo ministero in occasione degli sciagurati incendi di quest’anno, allora la misura è colma. Non sappiamo se alla fine Pecoraro Scanio possa riuscire nel suo intento, tutto dipenderà da quanto tirerà ancora a campare il Governo Prodi", aggiunge Piano: "a noi rimane solo il dovere morale, ancor prima che politico, di difendere una persona coraggiosa e sinceramente amante del Gargano, come il Presidente Gatta, da accuse pretestuose e palesemente infondate".
l’Attacco

Discussione

14 pensieri su “I primi nomi del dopo Gatta al Parco, secondo l’Attacco

  1. Avatar di Sconosciuto

    FUSILLI, PIGNATELLI, SALCUNI, PAZIENZA O DI GIOIA? – IL CENTRO DESTRA DIFENDE GATTA, GLI AMBIENTALISTI LO ATTACCANO – NEI PROSSIMI GIORNI LA DECISIONE DEL MINISTRO, PRIMA DEL POSSIBILE “CONGELAMENTO” DEL GOVERNO PRODI – L’ATTUALE PRESIDENTE NE E’ SICURO: “RESTERO’ DOVE STO’!”

    MONTE SANT’ANGELO. Partito il toto-presidente al Parco Nazionale del Gargano, dopo la missiva pre-natalizia del Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) indirizzata al responsabile dell’area garganica, Giandiego Gatta (Alleanza Nazionale), avvocato e leader della destra manfredoniana. Nella missiva, a quanto pare, si attribuirebbero na serie di responsabilità all’attuale presidente rispetto ad alcuni inadempimenti nel campo dell’abusivismo, del controllo e delle politiche di governo dell’Ente di Via Sant’Antonio Abate, che ad oggi non ha ancora approvato il proprio Piano di Gestione. Per il dopo Gatta si fanno addirittura dei noi: Matteo Fusilli, già responsabile dell’area protetta e oggi presidente della Federazione Nazionale dei Parchi (è nativo di Monte Sant’Angelo); Gianfranco Pazienza, leader dei Verdi sul Gargano, già segretario del senatore Franco Carella ed ex-assessore al turismo del Comune di San Giovanni Rotondo; Ciro Pignatelli, ambientalista della prima ora e attuale capo della segreteria del vice-ministro all’Ambiente Giancarlo Piatti, tra i fondatori e ideologi del Parco Nazionale del Gargano (proviene da San Marco in Lamis, ma vive e lavora da anni fuori sede); Franco Salcuni, coordinatore garganico e membro della direzione nazionale di Legambiente, tra i massimi accusatori di Gatta. Uno dei quattro potrebbe sedere tra non molto sul massimo scranno dell’Ente Parco, dopo la dovuta “benedizione” dello stesso Pecoraro Scanio, che potrebbe tirar fuori anche un quinto asso nella manica, l’ambientalista foggiano Mimmo Di Gioia. Ne sapremo di più subito dopo l’Epifania, anche perché la fretta è tanta, vista l’aria di maretta che si respira nel Governo Prodi. Lo stesso Ministro potrebbe ritornarsene presto a casa, prima che ciò accada priorità assoluta ai Parchi, per un “ripulist” generalizzato che riporti serenità (e soprattutto gli uomini della sinistra) negli Enti “verdi”che contano. Questo, almeno, è quanto asserisce il Circolo di Alleanza Nazionale di San Giovanni Rotondo che in un comunicato a firma di Andrea Piano ricorda che “non abbiamo nessuna difficoltà ad immaginare l’imbarazzo del ‘poveretto’ (il Ministro Pecoraro Scanio – ndr); avere sotto la sua gestione un Presidente del Parco del Gargano di Alleanza Nazionale, per di più stimato e riconosciuto per le sue capacità e per il lavoro svolto sul territorio; è davvero troppo! Se poi, lo stesso Presidente, ha denunciato le inadempienze del tuo ministero in occasione degli sciagurati incendi di quest’anno, allora la misura è colma”. “Non sappiamo se alla fine Pecoraro Scanio possa riuscire nel suo intento, tutto dipenderà da quanto tirerà ancora a campare il Governo Prodi – aggiungono da AN – a noi rimane solo il dovere morale, ancor prima che politico, di difendere una persona coraggiosa e sinceramente amante del Gargano, come il Presidente Gatta, da accuse pretestuose e palesemente infondate”. Nei giorni scorsi, come si ricorderà, ci furono gli attacchi incrociati e i sostegni morali al Ministro da parte delle organizzazioni ambientaliste daune (Legambiente, Lipu, Csn e Wwf), a cui fecero eco-divergenza quelle di provenienza ideologica opposta (a cominciare da “Ambiente e/è Vita”, che difese a spada tratta l’operato di Gatta). Lo stesso presidentissimo e mammasantissima di Alleanza Nazionale in quel di Manfredonia puntò il dito contro gli ambientalisti, rei di voler “politicizzare” una battaglia altrimenti senza senso. E come lo ha fatto? Invitando a scendere in campo le fazioni opposte del centro-destra, con difese, non si sa fino a quanto di comodo, dei sindaci e degli amministratori pubblici della Casa delle Libertà. Se da una parte, quindi, si accusa gli ambientalisti di fare politica, dall’altra si ricorre alla politica per auto-tutelarsi. Ci troviamo di fronte al solito gatto che tenta di mordersi la coda? Si vedrà. Intanto Lipu e Wwf tornano a chiedere le dimissioni dello stesso Gatta. In una missiva le due organizzazioni ambientaliste appoggiano la decisione del Ministro parlando di motivazioni riconducibili ad alcune inadempienze di carattere gestionale, ad iniziare dalla mancata approvazione del Piano del Parco, il principale strumento di pianificazione previsto dalla Legge Quadro sui parchi. Sotto accusa nuovamente la lotta all’abusivismo, e soprattutto le mancate risposte da parte dell’ente in merito ad una indagine del Ministero del Tesoro. Secondo Lipu e Wwf la decisione del Ministero conferma quanto da tempo denunciano sull’inquietante dinamica che sta interessando l’area protetta. Dall’abusivismo edilizio, all’assenza di provvedimenti repressivi nonostante i finanziamenti ministeriali vecchi e nuovi per gli abbattimenti pronti da tempo per essere spesi: le numerose richieste dei comuni di riduzione del perimetro del Parco (di cui L’Attacco si è già più volte occupato); le proposte di Piani di recupero territoriale e varianti urbanistiche; la proliferazione di grandi interventi edilizi sulla costa; la preoccupante disponibilità dell’Ente verso la caccia senza alcun obiettivo sulle politiche di gestione venatoria. Ma il procedimento Ministeriale di destituzione del Presidente del Parco svela anche probabili irregolarità amministrative, contabili e finanziarie nella gestione dell’Ente rilevati dagli ispettori della Ragioneria Generale dello Stato. In questa situazione “imbarazzante”, le associazioni ambientaliste, con in testa Legambiente, sperano in un ragionevole ripensamento da parte di Gatta che dimettendosi eviti un dannoso conflitto istituzionale. Dimissioni che, per concludere, non ci saranno così come ha annunciato lo stesso esponente di Alleanza Nazionale, che si difenderà nelle sedi di controllo più opportune.

    Fonte Garganopress.net

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    Pubblicato da festival | gennaio 4, 2008, 12:22 PM
  2. Avatar di Sconosciuto

    FUSILLI, PIGNATELLI, SALCUNI, PAZIENZA O DI GIOIA? – IL CENTRO DESTRA DIFENDE GATTA, GLI AMBIENTALISTI LO ATTACCANO – NEI PROSSIMI GIORNI LA DECISIONE DEL MINISTRO, PRIMA DEL POSSIBILE “CONGELAMENTO” DEL GOVERNO PRODI – L’ATTUALE PRESIDENTE NE E’ SICURO: “RESTERO’ DOVE STO’!”

    MONTE SANT’ANGELO. Partito il toto-presidente al Parco Nazionale del Gargano, dopo la missiva pre-natalizia del Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) indirizzata al responsabile dell’area garganica, Giandiego Gatta (Alleanza Nazionale), avvocato e leader della destra manfredoniana. Nella missiva, a quanto pare, si attribuirebbero na serie di responsabilità all’attuale presidente rispetto ad alcuni inadempimenti nel campo dell’abusivismo, del controllo e delle politiche di governo dell’Ente di Via Sant’Antonio Abate, che ad oggi non ha ancora approvato il proprio Piano di Gestione. Per il dopo Gatta si fanno addirittura dei noi: Matteo Fusilli, già responsabile dell’area protetta e oggi presidente della Federazione Nazionale dei Parchi (è nativo di Monte Sant’Angelo); Gianfranco Pazienza, leader dei Verdi sul Gargano, già segretario del senatore Franco Carella ed ex-assessore al turismo del Comune di San Giovanni Rotondo; Ciro Pignatelli, ambientalista della prima ora e attuale capo della segreteria del vice-ministro all’Ambiente Giancarlo Piatti, tra i fondatori e ideologi del Parco Nazionale del Gargano (proviene da San Marco in Lamis, ma vive e lavora da anni fuori sede); Franco Salcuni, coordinatore garganico e membro della direzione nazionale di Legambiente, tra i massimi accusatori di Gatta. Uno dei quattro potrebbe sedere tra non molto sul massimo scranno dell’Ente Parco, dopo la dovuta “benedizione” dello stesso Pecoraro Scanio, che potrebbe tirar fuori anche un quinto asso nella manica, l’ambientalista foggiano Mimmo Di Gioia. Ne sapremo di più subito dopo l’Epifania, anche perché la fretta è tanta, vista l’aria di maretta che si respira nel Governo Prodi. Lo stesso Ministro potrebbe ritornarsene presto a casa, prima che ciò accada priorità assoluta ai Parchi, per un “ripulist” generalizzato che riporti serenità (e soprattutto gli uomini della sinistra) negli Enti “verdi”che contano. Questo, almeno, è quanto asserisce il Circolo di Alleanza Nazionale di San Giovanni Rotondo che in un comunicato a firma di Andrea Piano ricorda che “non abbiamo nessuna difficoltà ad immaginare l’imbarazzo del ‘poveretto’ (il Ministro Pecoraro Scanio – ndr); avere sotto la sua gestione un Presidente del Parco del Gargano di Alleanza Nazionale, per di più stimato e riconosciuto per le sue capacità e per il lavoro svolto sul territorio; è davvero troppo! Se poi, lo stesso Presidente, ha denunciato le inadempienze del tuo ministero in occasione degli sciagurati incendi di quest’anno, allora la misura è colma”. “Non sappiamo se alla fine Pecoraro Scanio possa riuscire nel suo intento, tutto dipenderà da quanto tirerà ancora a campare il Governo Prodi – aggiungono da AN – a noi rimane solo il dovere morale, ancor prima che politico, di difendere una persona coraggiosa e sinceramente amante del Gargano, come il Presidente Gatta, da accuse pretestuose e palesemente infondate”. Nei giorni scorsi, come si ricorderà, ci furono gli attacchi incrociati e i sostegni morali al Ministro da parte delle organizzazioni ambientaliste daune (Legambiente, Lipu, Csn e Wwf), a cui fecero eco-divergenza quelle di provenienza ideologica opposta (a cominciare da “Ambiente e/è Vita”, che difese a spada tratta l’operato di Gatta). Lo stesso presidentissimo e mammasantissima di Alleanza Nazionale in quel di Manfredonia puntò il dito contro gli ambientalisti, rei di voler “politicizzare” una battaglia altrimenti senza senso. E come lo ha fatto? Invitando a scendere in campo le fazioni opposte del centro-destra, con difese, non si sa fino a quanto di comodo, dei sindaci e degli amministratori pubblici della Casa delle Libertà. Se da una parte, quindi, si accusa gli ambientalisti di fare politica, dall’altra si ricorre alla politica per auto-tutelarsi. Ci troviamo di fronte al solito gatto che tenta di mordersi la coda? Si vedrà. Intanto Lipu e Wwf tornano a chiedere le dimissioni dello stesso Gatta. In una missiva le due organizzazioni ambientaliste appoggiano la decisione del Ministro parlando di motivazioni riconducibili ad alcune inadempienze di carattere gestionale, ad iniziare dalla mancata approvazione del Piano del Parco, il principale strumento di pianificazione previsto dalla Legge Quadro sui parchi. Sotto accusa nuovamente la lotta all’abusivismo, e soprattutto le mancate risposte da parte dell’ente in merito ad una indagine del Ministero del Tesoro. Secondo Lipu e Wwf la decisione del Ministero conferma quanto da tempo denunciano sull’inquietante dinamica che sta interessando l’area protetta. Dall’abusivismo edilizio, all’assenza di provvedimenti repressivi nonostante i finanziamenti ministeriali vecchi e nuovi per gli abbattimenti pronti da tempo per essere spesi: le numerose richieste dei comuni di riduzione del perimetro del Parco (di cui L’Attacco si è già più volte occupato); le proposte di Piani di recupero territoriale e varianti urbanistiche; la proliferazione di grandi interventi edilizi sulla costa; la preoccupante disponibilità dell’Ente verso la caccia senza alcun obiettivo sulle politiche di gestione venatoria. Ma il procedimento Ministeriale di destituzione del Presidente del Parco svela anche probabili irregolarità amministrative, contabili e finanziarie nella gestione dell’Ente rilevati dagli ispettori della Ragioneria Generale dello Stato. In questa situazione “imbarazzante”, le associazioni ambientaliste, con in testa Legambiente, sperano in un ragionevole ripensamento da parte di Gatta che dimettendosi eviti un dannoso conflitto istituzionale. Dimissioni che, per concludere, non ci saranno così come ha annunciato lo stesso esponente di Alleanza Nazionale, che si difenderà nelle sedi di controllo più opportune.

    Fonte Garganopress.net

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    Pubblicato da festival | gennaio 4, 2008, 12:22 PM
  3. Avatar di Sconosciuto

    FUSILLI, PIGNATELLI, SALCUNI, PAZIENZA O DI GIOIA? – IL CENTRO DESTRA DIFENDE GATTA, GLI AMBIENTALISTI LO ATTACCANO – NEI PROSSIMI GIORNI LA DECISIONE DEL MINISTRO, PRIMA DEL POSSIBILE “CONGELAMENTO” DEL GOVERNO PRODI – L’ATTUALE PRESIDENTE NE E’ SICURO: “RESTERO’ DOVE STO’!”

    MONTE SANT’ANGELO. Partito il toto-presidente al Parco Nazionale del Gargano, dopo la missiva pre-natalizia del Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) indirizzata al responsabile dell’area garganica, Giandiego Gatta (Alleanza Nazionale), avvocato e leader della destra manfredoniana. Nella missiva, a quanto pare, si attribuirebbero na serie di responsabilità all’attuale presidente rispetto ad alcuni inadempimenti nel campo dell’abusivismo, del controllo e delle politiche di governo dell’Ente di Via Sant’Antonio Abate, che ad oggi non ha ancora approvato il proprio Piano di Gestione. Per il dopo Gatta si fanno addirittura dei noi: Matteo Fusilli, già responsabile dell’area protetta e oggi presidente della Federazione Nazionale dei Parchi (è nativo di Monte Sant’Angelo); Gianfranco Pazienza, leader dei Verdi sul Gargano, già segretario del senatore Franco Carella ed ex-assessore al turismo del Comune di San Giovanni Rotondo; Ciro Pignatelli, ambientalista della prima ora e attuale capo della segreteria del vice-ministro all’Ambiente Giancarlo Piatti, tra i fondatori e ideologi del Parco Nazionale del Gargano (proviene da San Marco in Lamis, ma vive e lavora da anni fuori sede); Franco Salcuni, coordinatore garganico e membro della direzione nazionale di Legambiente, tra i massimi accusatori di Gatta. Uno dei quattro potrebbe sedere tra non molto sul massimo scranno dell’Ente Parco, dopo la dovuta “benedizione” dello stesso Pecoraro Scanio, che potrebbe tirar fuori anche un quinto asso nella manica, l’ambientalista foggiano Mimmo Di Gioia. Ne sapremo di più subito dopo l’Epifania, anche perché la fretta è tanta, vista l’aria di maretta che si respira nel Governo Prodi. Lo stesso Ministro potrebbe ritornarsene presto a casa, prima che ciò accada priorità assoluta ai Parchi, per un “ripulist” generalizzato che riporti serenità (e soprattutto gli uomini della sinistra) negli Enti “verdi”che contano. Questo, almeno, è quanto asserisce il Circolo di Alleanza Nazionale di San Giovanni Rotondo che in un comunicato a firma di Andrea Piano ricorda che “non abbiamo nessuna difficoltà ad immaginare l’imbarazzo del ‘poveretto’ (il Ministro Pecoraro Scanio – ndr); avere sotto la sua gestione un Presidente del Parco del Gargano di Alleanza Nazionale, per di più stimato e riconosciuto per le sue capacità e per il lavoro svolto sul territorio; è davvero troppo! Se poi, lo stesso Presidente, ha denunciato le inadempienze del tuo ministero in occasione degli sciagurati incendi di quest’anno, allora la misura è colma”. “Non sappiamo se alla fine Pecoraro Scanio possa riuscire nel suo intento, tutto dipenderà da quanto tirerà ancora a campare il Governo Prodi – aggiungono da AN – a noi rimane solo il dovere morale, ancor prima che politico, di difendere una persona coraggiosa e sinceramente amante del Gargano, come il Presidente Gatta, da accuse pretestuose e palesemente infondate”. Nei giorni scorsi, come si ricorderà, ci furono gli attacchi incrociati e i sostegni morali al Ministro da parte delle organizzazioni ambientaliste daune (Legambiente, Lipu, Csn e Wwf), a cui fecero eco-divergenza quelle di provenienza ideologica opposta (a cominciare da “Ambiente e/è Vita”, che difese a spada tratta l’operato di Gatta). Lo stesso presidentissimo e mammasantissima di Alleanza Nazionale in quel di Manfredonia puntò il dito contro gli ambientalisti, rei di voler “politicizzare” una battaglia altrimenti senza senso. E come lo ha fatto? Invitando a scendere in campo le fazioni opposte del centro-destra, con difese, non si sa fino a quanto di comodo, dei sindaci e degli amministratori pubblici della Casa delle Libertà. Se da una parte, quindi, si accusa gli ambientalisti di fare politica, dall’altra si ricorre alla politica per auto-tutelarsi. Ci troviamo di fronte al solito gatto che tenta di mordersi la coda? Si vedrà. Intanto Lipu e Wwf tornano a chiedere le dimissioni dello stesso Gatta. In una missiva le due organizzazioni ambientaliste appoggiano la decisione del Ministro parlando di motivazioni riconducibili ad alcune inadempienze di carattere gestionale, ad iniziare dalla mancata approvazione del Piano del Parco, il principale strumento di pianificazione previsto dalla Legge Quadro sui parchi. Sotto accusa nuovamente la lotta all’abusivismo, e soprattutto le mancate risposte da parte dell’ente in merito ad una indagine del Ministero del Tesoro. Secondo Lipu e Wwf la decisione del Ministero conferma quanto da tempo denunciano sull’inquietante dinamica che sta interessando l’area protetta. Dall’abusivismo edilizio, all’assenza di provvedimenti repressivi nonostante i finanziamenti ministeriali vecchi e nuovi per gli abbattimenti pronti da tempo per essere spesi: le numerose richieste dei comuni di riduzione del perimetro del Parco (di cui L’Attacco si è già più volte occupato); le proposte di Piani di recupero territoriale e varianti urbanistiche; la proliferazione di grandi interventi edilizi sulla costa; la preoccupante disponibilità dell’Ente verso la caccia senza alcun obiettivo sulle politiche di gestione venatoria. Ma il procedimento Ministeriale di destituzione del Presidente del Parco svela anche probabili irregolarità amministrative, contabili e finanziarie nella gestione dell’Ente rilevati dagli ispettori della Ragioneria Generale dello Stato. In questa situazione “imbarazzante”, le associazioni ambientaliste, con in testa Legambiente, sperano in un ragionevole ripensamento da parte di Gatta che dimettendosi eviti un dannoso conflitto istituzionale. Dimissioni che, per concludere, non ci saranno così come ha annunciato lo stesso esponente di Alleanza Nazionale, che si difenderà nelle sedi di controllo più opportune.

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    Pubblicato da festival | gennaio 4, 2008, 12:22 PM
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    FUSILLI, PIGNATELLI, SALCUNI, PAZIENZA O DI GIOIA? – IL CENTRO DESTRA DIFENDE GATTA, GLI AMBIENTALISTI LO ATTACCANO – NEI PROSSIMI GIORNI LA DECISIONE DEL MINISTRO, PRIMA DEL POSSIBILE “CONGELAMENTO” DEL GOVERNO PRODI – L’ATTUALE PRESIDENTE NE E’ SICURO: “RESTERO’ DOVE STO’!”

    MONTE SANT’ANGELO. Partito il toto-presidente al Parco Nazionale del Gargano, dopo la missiva pre-natalizia del Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) indirizzata al responsabile dell’area garganica, Giandiego Gatta (Alleanza Nazionale), avvocato e leader della destra manfredoniana. Nella missiva, a quanto pare, si attribuirebbero na serie di responsabilità all’attuale presidente rispetto ad alcuni inadempimenti nel campo dell’abusivismo, del controllo e delle politiche di governo dell’Ente di Via Sant’Antonio Abate, che ad oggi non ha ancora approvato il proprio Piano di Gestione. Per il dopo Gatta si fanno addirittura dei noi: Matteo Fusilli, già responsabile dell’area protetta e oggi presidente della Federazione Nazionale dei Parchi (è nativo di Monte Sant’Angelo); Gianfranco Pazienza, leader dei Verdi sul Gargano, già segretario del senatore Franco Carella ed ex-assessore al turismo del Comune di San Giovanni Rotondo; Ciro Pignatelli, ambientalista della prima ora e attuale capo della segreteria del vice-ministro all’Ambiente Giancarlo Piatti, tra i fondatori e ideologi del Parco Nazionale del Gargano (proviene da San Marco in Lamis, ma vive e lavora da anni fuori sede); Franco Salcuni, coordinatore garganico e membro della direzione nazionale di Legambiente, tra i massimi accusatori di Gatta. Uno dei quattro potrebbe sedere tra non molto sul massimo scranno dell’Ente Parco, dopo la dovuta “benedizione” dello stesso Pecoraro Scanio, che potrebbe tirar fuori anche un quinto asso nella manica, l’ambientalista foggiano Mimmo Di Gioia. Ne sapremo di più subito dopo l’Epifania, anche perché la fretta è tanta, vista l’aria di maretta che si respira nel Governo Prodi. Lo stesso Ministro potrebbe ritornarsene presto a casa, prima che ciò accada priorità assoluta ai Parchi, per un “ripulist” generalizzato che riporti serenità (e soprattutto gli uomini della sinistra) negli Enti “verdi”che contano. Questo, almeno, è quanto asserisce il Circolo di Alleanza Nazionale di San Giovanni Rotondo che in un comunicato a firma di Andrea Piano ricorda che “non abbiamo nessuna difficoltà ad immaginare l’imbarazzo del ‘poveretto’ (il Ministro Pecoraro Scanio – ndr); avere sotto la sua gestione un Presidente del Parco del Gargano di Alleanza Nazionale, per di più stimato e riconosciuto per le sue capacità e per il lavoro svolto sul territorio; è davvero troppo! Se poi, lo stesso Presidente, ha denunciato le inadempienze del tuo ministero in occasione degli sciagurati incendi di quest’anno, allora la misura è colma”. “Non sappiamo se alla fine Pecoraro Scanio possa riuscire nel suo intento, tutto dipenderà da quanto tirerà ancora a campare il Governo Prodi – aggiungono da AN – a noi rimane solo il dovere morale, ancor prima che politico, di difendere una persona coraggiosa e sinceramente amante del Gargano, come il Presidente Gatta, da accuse pretestuose e palesemente infondate”. Nei giorni scorsi, come si ricorderà, ci furono gli attacchi incrociati e i sostegni morali al Ministro da parte delle organizzazioni ambientaliste daune (Legambiente, Lipu, Csn e Wwf), a cui fecero eco-divergenza quelle di provenienza ideologica opposta (a cominciare da “Ambiente e/è Vita”, che difese a spada tratta l’operato di Gatta). Lo stesso presidentissimo e mammasantissima di Alleanza Nazionale in quel di Manfredonia puntò il dito contro gli ambientalisti, rei di voler “politicizzare” una battaglia altrimenti senza senso. E come lo ha fatto? Invitando a scendere in campo le fazioni opposte del centro-destra, con difese, non si sa fino a quanto di comodo, dei sindaci e degli amministratori pubblici della Casa delle Libertà. Se da una parte, quindi, si accusa gli ambientalisti di fare politica, dall’altra si ricorre alla politica per auto-tutelarsi. Ci troviamo di fronte al solito gatto che tenta di mordersi la coda? Si vedrà. Intanto Lipu e Wwf tornano a chiedere le dimissioni dello stesso Gatta. In una missiva le due organizzazioni ambientaliste appoggiano la decisione del Ministro parlando di motivazioni riconducibili ad alcune inadempienze di carattere gestionale, ad iniziare dalla mancata approvazione del Piano del Parco, il principale strumento di pianificazione previsto dalla Legge Quadro sui parchi. Sotto accusa nuovamente la lotta all’abusivismo, e soprattutto le mancate risposte da parte dell’ente in merito ad una indagine del Ministero del Tesoro. Secondo Lipu e Wwf la decisione del Ministero conferma quanto da tempo denunciano sull’inquietante dinamica che sta interessando l’area protetta. Dall’abusivismo edilizio, all’assenza di provvedimenti repressivi nonostante i finanziamenti ministeriali vecchi e nuovi per gli abbattimenti pronti da tempo per essere spesi: le numerose richieste dei comuni di riduzione del perimetro del Parco (di cui L’Attacco si è già più volte occupato); le proposte di Piani di recupero territoriale e varianti urbanistiche; la proliferazione di grandi interventi edilizi sulla costa; la preoccupante disponibilità dell’Ente verso la caccia senza alcun obiettivo sulle politiche di gestione venatoria. Ma il procedimento Ministeriale di destituzione del Presidente del Parco svela anche probabili irregolarità amministrative, contabili e finanziarie nella gestione dell’Ente rilevati dagli ispettori della Ragioneria Generale dello Stato. In questa situazione “imbarazzante”, le associazioni ambientaliste, con in testa Legambiente, sperano in un ragionevole ripensamento da parte di Gatta che dimettendosi eviti un dannoso conflitto istituzionale. Dimissioni che, per concludere, non ci saranno così come ha annunciato lo stesso esponente di Alleanza Nazionale, che si difenderà nelle sedi di controllo più opportune.

    Fonte Garganopress.net

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    Pubblicato da festival | gennaio 4, 2008, 12:22 PM
  5. Avatar di Sconosciuto

    FUSILLI, PIGNATELLI, SALCUNI, PAZIENZA O DI GIOIA? – IL CENTRO DESTRA DIFENDE GATTA, GLI AMBIENTALISTI LO ATTACCANO – NEI PROSSIMI GIORNI LA DECISIONE DEL MINISTRO, PRIMA DEL POSSIBILE “CONGELAMENTO” DEL GOVERNO PRODI – L’ATTUALE PRESIDENTE NE E’ SICURO: “RESTERO’ DOVE STO’!”

    MONTE SANT’ANGELO. Partito il toto-presidente al Parco Nazionale del Gargano, dopo la missiva pre-natalizia del Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) indirizzata al responsabile dell’area garganica, Giandiego Gatta (Alleanza Nazionale), avvocato e leader della destra manfredoniana. Nella missiva, a quanto pare, si attribuirebbero na serie di responsabilità all’attuale presidente rispetto ad alcuni inadempimenti nel campo dell’abusivismo, del controllo e delle politiche di governo dell’Ente di Via Sant’Antonio Abate, che ad oggi non ha ancora approvato il proprio Piano di Gestione. Per il dopo Gatta si fanno addirittura dei noi: Matteo Fusilli, già responsabile dell’area protetta e oggi presidente della Federazione Nazionale dei Parchi (è nativo di Monte Sant’Angelo); Gianfranco Pazienza, leader dei Verdi sul Gargano, già segretario del senatore Franco Carella ed ex-assessore al turismo del Comune di San Giovanni Rotondo; Ciro Pignatelli, ambientalista della prima ora e attuale capo della segreteria del vice-ministro all’Ambiente Giancarlo Piatti, tra i fondatori e ideologi del Parco Nazionale del Gargano (proviene da San Marco in Lamis, ma vive e lavora da anni fuori sede); Franco Salcuni, coordinatore garganico e membro della direzione nazionale di Legambiente, tra i massimi accusatori di Gatta. Uno dei quattro potrebbe sedere tra non molto sul massimo scranno dell’Ente Parco, dopo la dovuta “benedizione” dello stesso Pecoraro Scanio, che potrebbe tirar fuori anche un quinto asso nella manica, l’ambientalista foggiano Mimmo Di Gioia. Ne sapremo di più subito dopo l’Epifania, anche perché la fretta è tanta, vista l’aria di maretta che si respira nel Governo Prodi. Lo stesso Ministro potrebbe ritornarsene presto a casa, prima che ciò accada priorità assoluta ai Parchi, per un “ripulist” generalizzato che riporti serenità (e soprattutto gli uomini della sinistra) negli Enti “verdi”che contano. Questo, almeno, è quanto asserisce il Circolo di Alleanza Nazionale di San Giovanni Rotondo che in un comunicato a firma di Andrea Piano ricorda che “non abbiamo nessuna difficoltà ad immaginare l’imbarazzo del ‘poveretto’ (il Ministro Pecoraro Scanio – ndr); avere sotto la sua gestione un Presidente del Parco del Gargano di Alleanza Nazionale, per di più stimato e riconosciuto per le sue capacità e per il lavoro svolto sul territorio; è davvero troppo! Se poi, lo stesso Presidente, ha denunciato le inadempienze del tuo ministero in occasione degli sciagurati incendi di quest’anno, allora la misura è colma”. “Non sappiamo se alla fine Pecoraro Scanio possa riuscire nel suo intento, tutto dipenderà da quanto tirerà ancora a campare il Governo Prodi – aggiungono da AN – a noi rimane solo il dovere morale, ancor prima che politico, di difendere una persona coraggiosa e sinceramente amante del Gargano, come il Presidente Gatta, da accuse pretestuose e palesemente infondate”. Nei giorni scorsi, come si ricorderà, ci furono gli attacchi incrociati e i sostegni morali al Ministro da parte delle organizzazioni ambientaliste daune (Legambiente, Lipu, Csn e Wwf), a cui fecero eco-divergenza quelle di provenienza ideologica opposta (a cominciare da “Ambiente e/è Vita”, che difese a spada tratta l’operato di Gatta). Lo stesso presidentissimo e mammasantissima di Alleanza Nazionale in quel di Manfredonia puntò il dito contro gli ambientalisti, rei di voler “politicizzare” una battaglia altrimenti senza senso. E come lo ha fatto? Invitando a scendere in campo le fazioni opposte del centro-destra, con difese, non si sa fino a quanto di comodo, dei sindaci e degli amministratori pubblici della Casa delle Libertà. Se da una parte, quindi, si accusa gli ambientalisti di fare politica, dall’altra si ricorre alla politica per auto-tutelarsi. Ci troviamo di fronte al solito gatto che tenta di mordersi la coda? Si vedrà. Intanto Lipu e Wwf tornano a chiedere le dimissioni dello stesso Gatta. In una missiva le due organizzazioni ambientaliste appoggiano la decisione del Ministro parlando di motivazioni riconducibili ad alcune inadempienze di carattere gestionale, ad iniziare dalla mancata approvazione del Piano del Parco, il principale strumento di pianificazione previsto dalla Legge Quadro sui parchi. Sotto accusa nuovamente la lotta all’abusivismo, e soprattutto le mancate risposte da parte dell’ente in merito ad una indagine del Ministero del Tesoro. Secondo Lipu e Wwf la decisione del Ministero conferma quanto da tempo denunciano sull’inquietante dinamica che sta interessando l’area protetta. Dall’abusivismo edilizio, all’assenza di provvedimenti repressivi nonostante i finanziamenti ministeriali vecchi e nuovi per gli abbattimenti pronti da tempo per essere spesi: le numerose richieste dei comuni di riduzione del perimetro del Parco (di cui L’Attacco si è già più volte occupato); le proposte di Piani di recupero territoriale e varianti urbanistiche; la proliferazione di grandi interventi edilizi sulla costa; la preoccupante disponibilità dell’Ente verso la caccia senza alcun obiettivo sulle politiche di gestione venatoria. Ma il procedimento Ministeriale di destituzione del Presidente del Parco svela anche probabili irregolarità amministrative, contabili e finanziarie nella gestione dell’Ente rilevati dagli ispettori della Ragioneria Generale dello Stato. In questa situazione “imbarazzante”, le associazioni ambientaliste, con in testa Legambiente, sperano in un ragionevole ripensamento da parte di Gatta che dimettendosi eviti un dannoso conflitto istituzionale. Dimissioni che, per concludere, non ci saranno così come ha annunciato lo stesso esponente di Alleanza Nazionale, che si difenderà nelle sedi di controllo più opportune.

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    Pubblicato da festival | gennaio 4, 2008, 12:22 PM
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    FUSILLI, PIGNATELLI, SALCUNI, PAZIENZA O DI GIOIA? – IL CENTRO DESTRA DIFENDE GATTA, GLI AMBIENTALISTI LO ATTACCANO – NEI PROSSIMI GIORNI LA DECISIONE DEL MINISTRO, PRIMA DEL POSSIBILE “CONGELAMENTO” DEL GOVERNO PRODI – L’ATTUALE PRESIDENTE NE E’ SICURO: “RESTERO’ DOVE STO’!”

    MONTE SANT’ANGELO. Partito il toto-presidente al Parco Nazionale del Gargano, dopo la missiva pre-natalizia del Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) indirizzata al responsabile dell’area garganica, Giandiego Gatta (Alleanza Nazionale), avvocato e leader della destra manfredoniana. Nella missiva, a quanto pare, si attribuirebbero na serie di responsabilità all’attuale presidente rispetto ad alcuni inadempimenti nel campo dell’abusivismo, del controllo e delle politiche di governo dell’Ente di Via Sant’Antonio Abate, che ad oggi non ha ancora approvato il proprio Piano di Gestione. Per il dopo Gatta si fanno addirittura dei noi: Matteo Fusilli, già responsabile dell’area protetta e oggi presidente della Federazione Nazionale dei Parchi (è nativo di Monte Sant’Angelo); Gianfranco Pazienza, leader dei Verdi sul Gargano, già segretario del senatore Franco Carella ed ex-assessore al turismo del Comune di San Giovanni Rotondo; Ciro Pignatelli, ambientalista della prima ora e attuale capo della segreteria del vice-ministro all’Ambiente Giancarlo Piatti, tra i fondatori e ideologi del Parco Nazionale del Gargano (proviene da San Marco in Lamis, ma vive e lavora da anni fuori sede); Franco Salcuni, coordinatore garganico e membro della direzione nazionale di Legambiente, tra i massimi accusatori di Gatta. Uno dei quattro potrebbe sedere tra non molto sul massimo scranno dell’Ente Parco, dopo la dovuta “benedizione” dello stesso Pecoraro Scanio, che potrebbe tirar fuori anche un quinto asso nella manica, l’ambientalista foggiano Mimmo Di Gioia. Ne sapremo di più subito dopo l’Epifania, anche perché la fretta è tanta, vista l’aria di maretta che si respira nel Governo Prodi. Lo stesso Ministro potrebbe ritornarsene presto a casa, prima che ciò accada priorità assoluta ai Parchi, per un “ripulist” generalizzato che riporti serenità (e soprattutto gli uomini della sinistra) negli Enti “verdi”che contano. Questo, almeno, è quanto asserisce il Circolo di Alleanza Nazionale di San Giovanni Rotondo che in un comunicato a firma di Andrea Piano ricorda che “non abbiamo nessuna difficoltà ad immaginare l’imbarazzo del ‘poveretto’ (il Ministro Pecoraro Scanio – ndr); avere sotto la sua gestione un Presidente del Parco del Gargano di Alleanza Nazionale, per di più stimato e riconosciuto per le sue capacità e per il lavoro svolto sul territorio; è davvero troppo! Se poi, lo stesso Presidente, ha denunciato le inadempienze del tuo ministero in occasione degli sciagurati incendi di quest’anno, allora la misura è colma”. “Non sappiamo se alla fine Pecoraro Scanio possa riuscire nel suo intento, tutto dipenderà da quanto tirerà ancora a campare il Governo Prodi – aggiungono da AN – a noi rimane solo il dovere morale, ancor prima che politico, di difendere una persona coraggiosa e sinceramente amante del Gargano, come il Presidente Gatta, da accuse pretestuose e palesemente infondate”. Nei giorni scorsi, come si ricorderà, ci furono gli attacchi incrociati e i sostegni morali al Ministro da parte delle organizzazioni ambientaliste daune (Legambiente, Lipu, Csn e Wwf), a cui fecero eco-divergenza quelle di provenienza ideologica opposta (a cominciare da “Ambiente e/è Vita”, che difese a spada tratta l’operato di Gatta). Lo stesso presidentissimo e mammasantissima di Alleanza Nazionale in quel di Manfredonia puntò il dito contro gli ambientalisti, rei di voler “politicizzare” una battaglia altrimenti senza senso. E come lo ha fatto? Invitando a scendere in campo le fazioni opposte del centro-destra, con difese, non si sa fino a quanto di comodo, dei sindaci e degli amministratori pubblici della Casa delle Libertà. Se da una parte, quindi, si accusa gli ambientalisti di fare politica, dall’altra si ricorre alla politica per auto-tutelarsi. Ci troviamo di fronte al solito gatto che tenta di mordersi la coda? Si vedrà. Intanto Lipu e Wwf tornano a chiedere le dimissioni dello stesso Gatta. In una missiva le due organizzazioni ambientaliste appoggiano la decisione del Ministro parlando di motivazioni riconducibili ad alcune inadempienze di carattere gestionale, ad iniziare dalla mancata approvazione del Piano del Parco, il principale strumento di pianificazione previsto dalla Legge Quadro sui parchi. Sotto accusa nuovamente la lotta all’abusivismo, e soprattutto le mancate risposte da parte dell’ente in merito ad una indagine del Ministero del Tesoro. Secondo Lipu e Wwf la decisione del Ministero conferma quanto da tempo denunciano sull’inquietante dinamica che sta interessando l’area protetta. Dall’abusivismo edilizio, all’assenza di provvedimenti repressivi nonostante i finanziamenti ministeriali vecchi e nuovi per gli abbattimenti pronti da tempo per essere spesi: le numerose richieste dei comuni di riduzione del perimetro del Parco (di cui L’Attacco si è già più volte occupato); le proposte di Piani di recupero territoriale e varianti urbanistiche; la proliferazione di grandi interventi edilizi sulla costa; la preoccupante disponibilità dell’Ente verso la caccia senza alcun obiettivo sulle politiche di gestione venatoria. Ma il procedimento Ministeriale di destituzione del Presidente del Parco svela anche probabili irregolarità amministrative, contabili e finanziarie nella gestione dell’Ente rilevati dagli ispettori della Ragioneria Generale dello Stato. In questa situazione “imbarazzante”, le associazioni ambientaliste, con in testa Legambiente, sperano in un ragionevole ripensamento da parte di Gatta che dimettendosi eviti un dannoso conflitto istituzionale. Dimissioni che, per concludere, non ci saranno così come ha annunciato lo stesso esponente di Alleanza Nazionale, che si difenderà nelle sedi di controllo più opportune.

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    MONTE SANT’ANGELO. Partito il toto-presidente al Parco Nazionale del Gargano, dopo la missiva pre-natalizia del Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) indirizzata al responsabile dell’area garganica, Giandiego Gatta (Alleanza Nazionale), avvocato e leader della destra manfredoniana. Nella missiva, a quanto pare, si attribuirebbero na serie di responsabilità all’attuale presidente rispetto ad alcuni inadempimenti nel campo dell’abusivismo, del controllo e delle politiche di governo dell’Ente di Via Sant’Antonio Abate, che ad oggi non ha ancora approvato il proprio Piano di Gestione. Per il dopo Gatta si fanno addirittura dei noi: Matteo Fusilli, già responsabile dell’area protetta e oggi presidente della Federazione Nazionale dei Parchi (è nativo di Monte Sant’Angelo); Gianfranco Pazienza, leader dei Verdi sul Gargano, già segretario del senatore Franco Carella ed ex-assessore al turismo del Comune di San Giovanni Rotondo; Ciro Pignatelli, ambientalista della prima ora e attuale capo della segreteria del vice-ministro all’Ambiente Giancarlo Piatti, tra i fondatori e ideologi del Parco Nazionale del Gargano (proviene da San Marco in Lamis, ma vive e lavora da anni fuori sede); Franco Salcuni, coordinatore garganico e membro della direzione nazionale di Legambiente, tra i massimi accusatori di Gatta. Uno dei quattro potrebbe sedere tra non molto sul massimo scranno dell’Ente Parco, dopo la dovuta “benedizione” dello stesso Pecoraro Scanio, che potrebbe tirar fuori anche un quinto asso nella manica, l’ambientalista foggiano Mimmo Di Gioia. Ne sapremo di più subito dopo l’Epifania, anche perché la fretta è tanta, vista l’aria di maretta che si respira nel Governo Prodi. Lo stesso Ministro potrebbe ritornarsene presto a casa, prima che ciò accada priorità assoluta ai Parchi, per un “ripulist” generalizzato che riporti serenità (e soprattutto gli uomini della sinistra) negli Enti “verdi”che contano. Questo, almeno, è quanto asserisce il Circolo di Alleanza Nazionale di San Giovanni Rotondo che in un comunicato a firma di Andrea Piano ricorda che “non abbiamo nessuna difficoltà ad immaginare l’imbarazzo del ‘poveretto’ (il Ministro Pecoraro Scanio – ndr); avere sotto la sua gestione un Presidente del Parco del Gargano di Alleanza Nazionale, per di più stimato e riconosciuto per le sue capacità e per il lavoro svolto sul territorio; è davvero troppo! Se poi, lo stesso Presidente, ha denunciato le inadempienze del tuo ministero in occasione degli sciagurati incendi di quest’anno, allora la misura è colma”. “Non sappiamo se alla fine Pecoraro Scanio possa riuscire nel suo intento, tutto dipenderà da quanto tirerà ancora a campare il Governo Prodi – aggiungono da AN – a noi rimane solo il dovere morale, ancor prima che politico, di difendere una persona coraggiosa e sinceramente amante del Gargano, come il Presidente Gatta, da accuse pretestuose e palesemente infondate”. Nei giorni scorsi, come si ricorderà, ci furono gli attacchi incrociati e i sostegni morali al Ministro da parte delle organizzazioni ambientaliste daune (Legambiente, Lipu, Csn e Wwf), a cui fecero eco-divergenza quelle di provenienza ideologica opposta (a cominciare da “Ambiente e/è Vita”, che difese a spada tratta l’operato di Gatta). Lo stesso presidentissimo e mammasantissima di Alleanza Nazionale in quel di Manfredonia puntò il dito contro gli ambientalisti, rei di voler “politicizzare” una battaglia altrimenti senza senso. E come lo ha fatto? Invitando a scendere in campo le fazioni opposte del centro-destra, con difese, non si sa fino a quanto di comodo, dei sindaci e degli amministratori pubblici della Casa delle Libertà. Se da una parte, quindi, si accusa gli ambientalisti di fare politica, dall’altra si ricorre alla politica per auto-tutelarsi. Ci troviamo di fronte al solito gatto che tenta di mordersi la coda? Si vedrà. Intanto Lipu e Wwf tornano a chiedere le dimissioni dello stesso Gatta. In una missiva le due organizzazioni ambientaliste appoggiano la decisione del Ministro parlando di motivazioni riconducibili ad alcune inadempienze di carattere gestionale, ad iniziare dalla mancata approvazione del Piano del Parco, il principale strumento di pianificazione previsto dalla Legge Quadro sui parchi. Sotto accusa nuovamente la lotta all’abusivismo, e soprattutto le mancate risposte da parte dell’ente in merito ad una indagine del Ministero del Tesoro. Secondo Lipu e Wwf la decisione del Ministero conferma quanto da tempo denunciano sull’inquietante dinamica che sta interessando l’area protetta. Dall’abusivismo edilizio, all’assenza di provvedimenti repressivi nonostante i finanziamenti ministeriali vecchi e nuovi per gli abbattimenti pronti da tempo per essere spesi: le numerose richieste dei comuni di riduzione del perimetro del Parco (di cui L’Attacco si è già più volte occupato); le proposte di Piani di recupero territoriale e varianti urbanistiche; la proliferazione di grandi interventi edilizi sulla costa; la preoccupante disponibilità dell’Ente verso la caccia senza alcun obiettivo sulle politiche di gestione venatoria. Ma il procedimento Ministeriale di destituzione del Presidente del Parco svela anche probabili irregolarità amministrative, contabili e finanziarie nella gestione dell’Ente rilevati dagli ispettori della Ragioneria Generale dello Stato. In questa situazione “imbarazzante”, le associazioni ambientaliste, con in testa Legambiente, sperano in un ragionevole ripensamento da parte di Gatta che dimettendosi eviti un dannoso conflitto istituzionale. Dimissioni che, per concludere, non ci saranno così come ha annunciato lo stesso esponente di Alleanza Nazionale, che si difenderà nelle sedi di controllo più opportune.

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    MONTE SANT’ANGELO. Partito il toto-presidente al Parco Nazionale del Gargano, dopo la missiva pre-natalizia del Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) indirizzata al responsabile dell’area garganica, Giandiego Gatta (Alleanza Nazionale), avvocato e leader della destra manfredoniana. Nella missiva, a quanto pare, si attribuirebbero na serie di responsabilità all’attuale presidente rispetto ad alcuni inadempimenti nel campo dell’abusivismo, del controllo e delle politiche di governo dell’Ente di Via Sant’Antonio Abate, che ad oggi non ha ancora approvato il proprio Piano di Gestione. Per il dopo Gatta si fanno addirittura dei noi: Matteo Fusilli, già responsabile dell’area protetta e oggi presidente della Federazione Nazionale dei Parchi (è nativo di Monte Sant’Angelo); Gianfranco Pazienza, leader dei Verdi sul Gargano, già segretario del senatore Franco Carella ed ex-assessore al turismo del Comune di San Giovanni Rotondo; Ciro Pignatelli, ambientalista della prima ora e attuale capo della segreteria del vice-ministro all’Ambiente Giancarlo Piatti, tra i fondatori e ideologi del Parco Nazionale del Gargano (proviene da San Marco in Lamis, ma vive e lavora da anni fuori sede); Franco Salcuni, coordinatore garganico e membro della direzione nazionale di Legambiente, tra i massimi accusatori di Gatta. Uno dei quattro potrebbe sedere tra non molto sul massimo scranno dell’Ente Parco, dopo la dovuta “benedizione” dello stesso Pecoraro Scanio, che potrebbe tirar fuori anche un quinto asso nella manica, l’ambientalista foggiano Mimmo Di Gioia. Ne sapremo di più subito dopo l’Epifania, anche perché la fretta è tanta, vista l’aria di maretta che si respira nel Governo Prodi. Lo stesso Ministro potrebbe ritornarsene presto a casa, prima che ciò accada priorità assoluta ai Parchi, per un “ripulist” generalizzato che riporti serenità (e soprattutto gli uomini della sinistra) negli Enti “verdi”che contano. Questo, almeno, è quanto asserisce il Circolo di Alleanza Nazionale di San Giovanni Rotondo che in un comunicato a firma di Andrea Piano ricorda che “non abbiamo nessuna difficoltà ad immaginare l’imbarazzo del ‘poveretto’ (il Ministro Pecoraro Scanio – ndr); avere sotto la sua gestione un Presidente del Parco del Gargano di Alleanza Nazionale, per di più stimato e riconosciuto per le sue capacità e per il lavoro svolto sul territorio; è davvero troppo! Se poi, lo stesso Presidente, ha denunciato le inadempienze del tuo ministero in occasione degli sciagurati incendi di quest’anno, allora la misura è colma”. “Non sappiamo se alla fine Pecoraro Scanio possa riuscire nel suo intento, tutto dipenderà da quanto tirerà ancora a campare il Governo Prodi – aggiungono da AN – a noi rimane solo il dovere morale, ancor prima che politico, di difendere una persona coraggiosa e sinceramente amante del Gargano, come il Presidente Gatta, da accuse pretestuose e palesemente infondate”. Nei giorni scorsi, come si ricorderà, ci furono gli attacchi incrociati e i sostegni morali al Ministro da parte delle organizzazioni ambientaliste daune (Legambiente, Lipu, Csn e Wwf), a cui fecero eco-divergenza quelle di provenienza ideologica opposta (a cominciare da “Ambiente e/è Vita”, che difese a spada tratta l’operato di Gatta). Lo stesso presidentissimo e mammasantissima di Alleanza Nazionale in quel di Manfredonia puntò il dito contro gli ambientalisti, rei di voler “politicizzare” una battaglia altrimenti senza senso. E come lo ha fatto? Invitando a scendere in campo le fazioni opposte del centro-destra, con difese, non si sa fino a quanto di comodo, dei sindaci e degli amministratori pubblici della Casa delle Libertà. Se da una parte, quindi, si accusa gli ambientalisti di fare politica, dall’altra si ricorre alla politica per auto-tutelarsi. Ci troviamo di fronte al solito gatto che tenta di mordersi la coda? Si vedrà. Intanto Lipu e Wwf tornano a chiedere le dimissioni dello stesso Gatta. In una missiva le due organizzazioni ambientaliste appoggiano la decisione del Ministro parlando di motivazioni riconducibili ad alcune inadempienze di carattere gestionale, ad iniziare dalla mancata approvazione del Piano del Parco, il principale strumento di pianificazione previsto dalla Legge Quadro sui parchi. Sotto accusa nuovamente la lotta all’abusivismo, e soprattutto le mancate risposte da parte dell’ente in merito ad una indagine del Ministero del Tesoro. Secondo Lipu e Wwf la decisione del Ministero conferma quanto da tempo denunciano sull’inquietante dinamica che sta interessando l’area protetta. Dall’abusivismo edilizio, all’assenza di provvedimenti repressivi nonostante i finanziamenti ministeriali vecchi e nuovi per gli abbattimenti pronti da tempo per essere spesi: le numerose richieste dei comuni di riduzione del perimetro del Parco (di cui L’Attacco si è già più volte occupato); le proposte di Piani di recupero territoriale e varianti urbanistiche; la proliferazione di grandi interventi edilizi sulla costa; la preoccupante disponibilità dell’Ente verso la caccia senza alcun obiettivo sulle politiche di gestione venatoria. Ma il procedimento Ministeriale di destituzione del Presidente del Parco svela anche probabili irregolarità amministrative, contabili e finanziarie nella gestione dell’Ente rilevati dagli ispettori della Ragioneria Generale dello Stato. In questa situazione “imbarazzante”, le associazioni ambientaliste, con in testa Legambiente, sperano in un ragionevole ripensamento da parte di Gatta che dimettendosi eviti un dannoso conflitto istituzionale. Dimissioni che, per concludere, non ci saranno così come ha annunciato lo stesso esponente di Alleanza Nazionale, che si difenderà nelle sedi di controllo più opportune.

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    MONTE SANT’ANGELO. Partito il toto-presidente al Parco Nazionale del Gargano, dopo la missiva pre-natalizia del Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) indirizzata al responsabile dell’area garganica, Giandiego Gatta (Alleanza Nazionale), avvocato e leader della destra manfredoniana. Nella missiva, a quanto pare, si attribuirebbero na serie di responsabilità all’attuale presidente rispetto ad alcuni inadempimenti nel campo dell’abusivismo, del controllo e delle politiche di governo dell’Ente di Via Sant’Antonio Abate, che ad oggi non ha ancora approvato il proprio Piano di Gestione. Per il dopo Gatta si fanno addirittura dei noi: Matteo Fusilli, già responsabile dell’area protetta e oggi presidente della Federazione Nazionale dei Parchi (è nativo di Monte Sant’Angelo); Gianfranco Pazienza, leader dei Verdi sul Gargano, già segretario del senatore Franco Carella ed ex-assessore al turismo del Comune di San Giovanni Rotondo; Ciro Pignatelli, ambientalista della prima ora e attuale capo della segreteria del vice-ministro all’Ambiente Giancarlo Piatti, tra i fondatori e ideologi del Parco Nazionale del Gargano (proviene da San Marco in Lamis, ma vive e lavora da anni fuori sede); Franco Salcuni, coordinatore garganico e membro della direzione nazionale di Legambiente, tra i massimi accusatori di Gatta. Uno dei quattro potrebbe sedere tra non molto sul massimo scranno dell’Ente Parco, dopo la dovuta “benedizione” dello stesso Pecoraro Scanio, che potrebbe tirar fuori anche un quinto asso nella manica, l’ambientalista foggiano Mimmo Di Gioia. Ne sapremo di più subito dopo l’Epifania, anche perché la fretta è tanta, vista l’aria di maretta che si respira nel Governo Prodi. Lo stesso Ministro potrebbe ritornarsene presto a casa, prima che ciò accada priorità assoluta ai Parchi, per un “ripulist” generalizzato che riporti serenità (e soprattutto gli uomini della sinistra) negli Enti “verdi”che contano. Questo, almeno, è quanto asserisce il Circolo di Alleanza Nazionale di San Giovanni Rotondo che in un comunicato a firma di Andrea Piano ricorda che “non abbiamo nessuna difficoltà ad immaginare l’imbarazzo del ‘poveretto’ (il Ministro Pecoraro Scanio – ndr); avere sotto la sua gestione un Presidente del Parco del Gargano di Alleanza Nazionale, per di più stimato e riconosciuto per le sue capacità e per il lavoro svolto sul territorio; è davvero troppo! Se poi, lo stesso Presidente, ha denunciato le inadempienze del tuo ministero in occasione degli sciagurati incendi di quest’anno, allora la misura è colma”. “Non sappiamo se alla fine Pecoraro Scanio possa riuscire nel suo intento, tutto dipenderà da quanto tirerà ancora a campare il Governo Prodi – aggiungono da AN – a noi rimane solo il dovere morale, ancor prima che politico, di difendere una persona coraggiosa e sinceramente amante del Gargano, come il Presidente Gatta, da accuse pretestuose e palesemente infondate”. Nei giorni scorsi, come si ricorderà, ci furono gli attacchi incrociati e i sostegni morali al Ministro da parte delle organizzazioni ambientaliste daune (Legambiente, Lipu, Csn e Wwf), a cui fecero eco-divergenza quelle di provenienza ideologica opposta (a cominciare da “Ambiente e/è Vita”, che difese a spada tratta l’operato di Gatta). Lo stesso presidentissimo e mammasantissima di Alleanza Nazionale in quel di Manfredonia puntò il dito contro gli ambientalisti, rei di voler “politicizzare” una battaglia altrimenti senza senso. E come lo ha fatto? Invitando a scendere in campo le fazioni opposte del centro-destra, con difese, non si sa fino a quanto di comodo, dei sindaci e degli amministratori pubblici della Casa delle Libertà. Se da una parte, quindi, si accusa gli ambientalisti di fare politica, dall’altra si ricorre alla politica per auto-tutelarsi. Ci troviamo di fronte al solito gatto che tenta di mordersi la coda? Si vedrà. Intanto Lipu e Wwf tornano a chiedere le dimissioni dello stesso Gatta. In una missiva le due organizzazioni ambientaliste appoggiano la decisione del Ministro parlando di motivazioni riconducibili ad alcune inadempienze di carattere gestionale, ad iniziare dalla mancata approvazione del Piano del Parco, il principale strumento di pianificazione previsto dalla Legge Quadro sui parchi. Sotto accusa nuovamente la lotta all’abusivismo, e soprattutto le mancate risposte da parte dell’ente in merito ad una indagine del Ministero del Tesoro. Secondo Lipu e Wwf la decisione del Ministero conferma quanto da tempo denunciano sull’inquietante dinamica che sta interessando l’area protetta. Dall’abusivismo edilizio, all’assenza di provvedimenti repressivi nonostante i finanziamenti ministeriali vecchi e nuovi per gli abbattimenti pronti da tempo per essere spesi: le numerose richieste dei comuni di riduzione del perimetro del Parco (di cui L’Attacco si è già più volte occupato); le proposte di Piani di recupero territoriale e varianti urbanistiche; la proliferazione di grandi interventi edilizi sulla costa; la preoccupante disponibilità dell’Ente verso la caccia senza alcun obiettivo sulle politiche di gestione venatoria. Ma il procedimento Ministeriale di destituzione del Presidente del Parco svela anche probabili irregolarità amministrative, contabili e finanziarie nella gestione dell’Ente rilevati dagli ispettori della Ragioneria Generale dello Stato. In questa situazione “imbarazzante”, le associazioni ambientaliste, con in testa Legambiente, sperano in un ragionevole ripensamento da parte di Gatta che dimettendosi eviti un dannoso conflitto istituzionale. Dimissioni che, per concludere, non ci saranno così come ha annunciato lo stesso esponente di Alleanza Nazionale, che si difenderà nelle sedi di controllo più opportune.

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    MONTE SANT’ANGELO. Partito il toto-presidente al Parco Nazionale del Gargano, dopo la missiva pre-natalizia del Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) indirizzata al responsabile dell’area garganica, Giandiego Gatta (Alleanza Nazionale), avvocato e leader della destra manfredoniana. Nella missiva, a quanto pare, si attribuirebbero na serie di responsabilità all’attuale presidente rispetto ad alcuni inadempimenti nel campo dell’abusivismo, del controllo e delle politiche di governo dell’Ente di Via Sant’Antonio Abate, che ad oggi non ha ancora approvato il proprio Piano di Gestione. Per il dopo Gatta si fanno addirittura dei noi: Matteo Fusilli, già responsabile dell’area protetta e oggi presidente della Federazione Nazionale dei Parchi (è nativo di Monte Sant’Angelo); Gianfranco Pazienza, leader dei Verdi sul Gargano, già segretario del senatore Franco Carella ed ex-assessore al turismo del Comune di San Giovanni Rotondo; Ciro Pignatelli, ambientalista della prima ora e attuale capo della segreteria del vice-ministro all’Ambiente Giancarlo Piatti, tra i fondatori e ideologi del Parco Nazionale del Gargano (proviene da San Marco in Lamis, ma vive e lavora da anni fuori sede); Franco Salcuni, coordinatore garganico e membro della direzione nazionale di Legambiente, tra i massimi accusatori di Gatta. Uno dei quattro potrebbe sedere tra non molto sul massimo scranno dell’Ente Parco, dopo la dovuta “benedizione” dello stesso Pecoraro Scanio, che potrebbe tirar fuori anche un quinto asso nella manica, l’ambientalista foggiano Mimmo Di Gioia. Ne sapremo di più subito dopo l’Epifania, anche perché la fretta è tanta, vista l’aria di maretta che si respira nel Governo Prodi. Lo stesso Ministro potrebbe ritornarsene presto a casa, prima che ciò accada priorità assoluta ai Parchi, per un “ripulist” generalizzato che riporti serenità (e soprattutto gli uomini della sinistra) negli Enti “verdi”che contano. Questo, almeno, è quanto asserisce il Circolo di Alleanza Nazionale di San Giovanni Rotondo che in un comunicato a firma di Andrea Piano ricorda che “non abbiamo nessuna difficoltà ad immaginare l’imbarazzo del ‘poveretto’ (il Ministro Pecoraro Scanio – ndr); avere sotto la sua gestione un Presidente del Parco del Gargano di Alleanza Nazionale, per di più stimato e riconosciuto per le sue capacità e per il lavoro svolto sul territorio; è davvero troppo! Se poi, lo stesso Presidente, ha denunciato le inadempienze del tuo ministero in occasione degli sciagurati incendi di quest’anno, allora la misura è colma”. “Non sappiamo se alla fine Pecoraro Scanio possa riuscire nel suo intento, tutto dipenderà da quanto tirerà ancora a campare il Governo Prodi – aggiungono da AN – a noi rimane solo il dovere morale, ancor prima che politico, di difendere una persona coraggiosa e sinceramente amante del Gargano, come il Presidente Gatta, da accuse pretestuose e palesemente infondate”. Nei giorni scorsi, come si ricorderà, ci furono gli attacchi incrociati e i sostegni morali al Ministro da parte delle organizzazioni ambientaliste daune (Legambiente, Lipu, Csn e Wwf), a cui fecero eco-divergenza quelle di provenienza ideologica opposta (a cominciare da “Ambiente e/è Vita”, che difese a spada tratta l’operato di Gatta). Lo stesso presidentissimo e mammasantissima di Alleanza Nazionale in quel di Manfredonia puntò il dito contro gli ambientalisti, rei di voler “politicizzare” una battaglia altrimenti senza senso. E come lo ha fatto? Invitando a scendere in campo le fazioni opposte del centro-destra, con difese, non si sa fino a quanto di comodo, dei sindaci e degli amministratori pubblici della Casa delle Libertà. Se da una parte, quindi, si accusa gli ambientalisti di fare politica, dall’altra si ricorre alla politica per auto-tutelarsi. Ci troviamo di fronte al solito gatto che tenta di mordersi la coda? Si vedrà. Intanto Lipu e Wwf tornano a chiedere le dimissioni dello stesso Gatta. In una missiva le due organizzazioni ambientaliste appoggiano la decisione del Ministro parlando di motivazioni riconducibili ad alcune inadempienze di carattere gestionale, ad iniziare dalla mancata approvazione del Piano del Parco, il principale strumento di pianificazione previsto dalla Legge Quadro sui parchi. Sotto accusa nuovamente la lotta all’abusivismo, e soprattutto le mancate risposte da parte dell’ente in merito ad una indagine del Ministero del Tesoro. Secondo Lipu e Wwf la decisione del Ministero conferma quanto da tempo denunciano sull’inquietante dinamica che sta interessando l’area protetta. Dall’abusivismo edilizio, all’assenza di provvedimenti repressivi nonostante i finanziamenti ministeriali vecchi e nuovi per gli abbattimenti pronti da tempo per essere spesi: le numerose richieste dei comuni di riduzione del perimetro del Parco (di cui L’Attacco si è già più volte occupato); le proposte di Piani di recupero territoriale e varianti urbanistiche; la proliferazione di grandi interventi edilizi sulla costa; la preoccupante disponibilità dell’Ente verso la caccia senza alcun obiettivo sulle politiche di gestione venatoria. Ma il procedimento Ministeriale di destituzione del Presidente del Parco svela anche probabili irregolarità amministrative, contabili e finanziarie nella gestione dell’Ente rilevati dagli ispettori della Ragioneria Generale dello Stato. In questa situazione “imbarazzante”, le associazioni ambientaliste, con in testa Legambiente, sperano in un ragionevole ripensamento da parte di Gatta che dimettendosi eviti un dannoso conflitto istituzionale. Dimissioni che, per concludere, non ci saranno così come ha annunciato lo stesso esponente di Alleanza Nazionale, che si difenderà nelle sedi di controllo più opportune.

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    FUSILLI, PIGNATELLI, SALCUNI, PAZIENZA O DI GIOIA? – IL CENTRO DESTRA DIFENDE GATTA, GLI AMBIENTALISTI LO ATTACCANO – NEI PROSSIMI GIORNI LA DECISIONE DEL MINISTRO, PRIMA DEL POSSIBILE “CONGELAMENTO” DEL GOVERNO PRODI – L’ATTUALE PRESIDENTE NE E’ SICURO: “RESTERO’ DOVE STO’!”

    MONTE SANT’ANGELO. Partito il toto-presidente al Parco Nazionale del Gargano, dopo la missiva pre-natalizia del Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) indirizzata al responsabile dell’area garganica, Giandiego Gatta (Alleanza Nazionale), avvocato e leader della destra manfredoniana. Nella missiva, a quanto pare, si attribuirebbero na serie di responsabilità all’attuale presidente rispetto ad alcuni inadempimenti nel campo dell’abusivismo, del controllo e delle politiche di governo dell’Ente di Via Sant’Antonio Abate, che ad oggi non ha ancora approvato il proprio Piano di Gestione. Per il dopo Gatta si fanno addirittura dei noi: Matteo Fusilli, già responsabile dell’area protetta e oggi presidente della Federazione Nazionale dei Parchi (è nativo di Monte Sant’Angelo); Gianfranco Pazienza, leader dei Verdi sul Gargano, già segretario del senatore Franco Carella ed ex-assessore al turismo del Comune di San Giovanni Rotondo; Ciro Pignatelli, ambientalista della prima ora e attuale capo della segreteria del vice-ministro all’Ambiente Giancarlo Piatti, tra i fondatori e ideologi del Parco Nazionale del Gargano (proviene da San Marco in Lamis, ma vive e lavora da anni fuori sede); Franco Salcuni, coordinatore garganico e membro della direzione nazionale di Legambiente, tra i massimi accusatori di Gatta. Uno dei quattro potrebbe sedere tra non molto sul massimo scranno dell’Ente Parco, dopo la dovuta “benedizione” dello stesso Pecoraro Scanio, che potrebbe tirar fuori anche un quinto asso nella manica, l’ambientalista foggiano Mimmo Di Gioia. Ne sapremo di più subito dopo l’Epifania, anche perché la fretta è tanta, vista l’aria di maretta che si respira nel Governo Prodi. Lo stesso Ministro potrebbe ritornarsene presto a casa, prima che ciò accada priorità assoluta ai Parchi, per un “ripulist” generalizzato che riporti serenità (e soprattutto gli uomini della sinistra) negli Enti “verdi”che contano. Questo, almeno, è quanto asserisce il Circolo di Alleanza Nazionale di San Giovanni Rotondo che in un comunicato a firma di Andrea Piano ricorda che “non abbiamo nessuna difficoltà ad immaginare l’imbarazzo del ‘poveretto’ (il Ministro Pecoraro Scanio – ndr); avere sotto la sua gestione un Presidente del Parco del Gargano di Alleanza Nazionale, per di più stimato e riconosciuto per le sue capacità e per il lavoro svolto sul territorio; è davvero troppo! Se poi, lo stesso Presidente, ha denunciato le inadempienze del tuo ministero in occasione degli sciagurati incendi di quest’anno, allora la misura è colma”. “Non sappiamo se alla fine Pecoraro Scanio possa riuscire nel suo intento, tutto dipenderà da quanto tirerà ancora a campare il Governo Prodi – aggiungono da AN – a noi rimane solo il dovere morale, ancor prima che politico, di difendere una persona coraggiosa e sinceramente amante del Gargano, come il Presidente Gatta, da accuse pretestuose e palesemente infondate”. Nei giorni scorsi, come si ricorderà, ci furono gli attacchi incrociati e i sostegni morali al Ministro da parte delle organizzazioni ambientaliste daune (Legambiente, Lipu, Csn e Wwf), a cui fecero eco-divergenza quelle di provenienza ideologica opposta (a cominciare da “Ambiente e/è Vita”, che difese a spada tratta l’operato di Gatta). Lo stesso presidentissimo e mammasantissima di Alleanza Nazionale in quel di Manfredonia puntò il dito contro gli ambientalisti, rei di voler “politicizzare” una battaglia altrimenti senza senso. E come lo ha fatto? Invitando a scendere in campo le fazioni opposte del centro-destra, con difese, non si sa fino a quanto di comodo, dei sindaci e degli amministratori pubblici della Casa delle Libertà. Se da una parte, quindi, si accusa gli ambientalisti di fare politica, dall’altra si ricorre alla politica per auto-tutelarsi. Ci troviamo di fronte al solito gatto che tenta di mordersi la coda? Si vedrà. Intanto Lipu e Wwf tornano a chiedere le dimissioni dello stesso Gatta. In una missiva le due organizzazioni ambientaliste appoggiano la decisione del Ministro parlando di motivazioni riconducibili ad alcune inadempienze di carattere gestionale, ad iniziare dalla mancata approvazione del Piano del Parco, il principale strumento di pianificazione previsto dalla Legge Quadro sui parchi. Sotto accusa nuovamente la lotta all’abusivismo, e soprattutto le mancate risposte da parte dell’ente in merito ad una indagine del Ministero del Tesoro. Secondo Lipu e Wwf la decisione del Ministero conferma quanto da tempo denunciano sull’inquietante dinamica che sta interessando l’area protetta. Dall’abusivismo edilizio, all’assenza di provvedimenti repressivi nonostante i finanziamenti ministeriali vecchi e nuovi per gli abbattimenti pronti da tempo per essere spesi: le numerose richieste dei comuni di riduzione del perimetro del Parco (di cui L’Attacco si è già più volte occupato); le proposte di Piani di recupero territoriale e varianti urbanistiche; la proliferazione di grandi interventi edilizi sulla costa; la preoccupante disponibilità dell’Ente verso la caccia senza alcun obiettivo sulle politiche di gestione venatoria. Ma il procedimento Ministeriale di destituzione del Presidente del Parco svela anche probabili irregolarità amministrative, contabili e finanziarie nella gestione dell’Ente rilevati dagli ispettori della Ragioneria Generale dello Stato. In questa situazione “imbarazzante”, le associazioni ambientaliste, con in testa Legambiente, sperano in un ragionevole ripensamento da parte di Gatta che dimettendosi eviti un dannoso conflitto istituzionale. Dimissioni che, per concludere, non ci saranno così come ha annunciato lo stesso esponente di Alleanza Nazionale, che si difenderà nelle sedi di controllo più opportune.

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    FUSILLI, PIGNATELLI, SALCUNI, PAZIENZA O DI GIOIA? – IL CENTRO DESTRA DIFENDE GATTA, GLI AMBIENTALISTI LO ATTACCANO – NEI PROSSIMI GIORNI LA DECISIONE DEL MINISTRO, PRIMA DEL POSSIBILE “CONGELAMENTO” DEL GOVERNO PRODI – L’ATTUALE PRESIDENTE NE E’ SICURO: “RESTERO’ DOVE STO’!”

    MONTE SANT’ANGELO. Partito il toto-presidente al Parco Nazionale del Gargano, dopo la missiva pre-natalizia del Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) indirizzata al responsabile dell’area garganica, Giandiego Gatta (Alleanza Nazionale), avvocato e leader della destra manfredoniana. Nella missiva, a quanto pare, si attribuirebbero na serie di responsabilità all’attuale presidente rispetto ad alcuni inadempimenti nel campo dell’abusivismo, del controllo e delle politiche di governo dell’Ente di Via Sant’Antonio Abate, che ad oggi non ha ancora approvato il proprio Piano di Gestione. Per il dopo Gatta si fanno addirittura dei noi: Matteo Fusilli, già responsabile dell’area protetta e oggi presidente della Federazione Nazionale dei Parchi (è nativo di Monte Sant’Angelo); Gianfranco Pazienza, leader dei Verdi sul Gargano, già segretario del senatore Franco Carella ed ex-assessore al turismo del Comune di San Giovanni Rotondo; Ciro Pignatelli, ambientalista della prima ora e attuale capo della segreteria del vice-ministro all’Ambiente Giancarlo Piatti, tra i fondatori e ideologi del Parco Nazionale del Gargano (proviene da San Marco in Lamis, ma vive e lavora da anni fuori sede); Franco Salcuni, coordinatore garganico e membro della direzione nazionale di Legambiente, tra i massimi accusatori di Gatta. Uno dei quattro potrebbe sedere tra non molto sul massimo scranno dell’Ente Parco, dopo la dovuta “benedizione” dello stesso Pecoraro Scanio, che potrebbe tirar fuori anche un quinto asso nella manica, l’ambientalista foggiano Mimmo Di Gioia. Ne sapremo di più subito dopo l’Epifania, anche perché la fretta è tanta, vista l’aria di maretta che si respira nel Governo Prodi. Lo stesso Ministro potrebbe ritornarsene presto a casa, prima che ciò accada priorità assoluta ai Parchi, per un “ripulist” generalizzato che riporti serenità (e soprattutto gli uomini della sinistra) negli Enti “verdi”che contano. Questo, almeno, è quanto asserisce il Circolo di Alleanza Nazionale di San Giovanni Rotondo che in un comunicato a firma di Andrea Piano ricorda che “non abbiamo nessuna difficoltà ad immaginare l’imbarazzo del ‘poveretto’ (il Ministro Pecoraro Scanio – ndr); avere sotto la sua gestione un Presidente del Parco del Gargano di Alleanza Nazionale, per di più stimato e riconosciuto per le sue capacità e per il lavoro svolto sul territorio; è davvero troppo! Se poi, lo stesso Presidente, ha denunciato le inadempienze del tuo ministero in occasione degli sciagurati incendi di quest’anno, allora la misura è colma”. “Non sappiamo se alla fine Pecoraro Scanio possa riuscire nel suo intento, tutto dipenderà da quanto tirerà ancora a campare il Governo Prodi – aggiungono da AN – a noi rimane solo il dovere morale, ancor prima che politico, di difendere una persona coraggiosa e sinceramente amante del Gargano, come il Presidente Gatta, da accuse pretestuose e palesemente infondate”. Nei giorni scorsi, come si ricorderà, ci furono gli attacchi incrociati e i sostegni morali al Ministro da parte delle organizzazioni ambientaliste daune (Legambiente, Lipu, Csn e Wwf), a cui fecero eco-divergenza quelle di provenienza ideologica opposta (a cominciare da “Ambiente e/è Vita”, che difese a spada tratta l’operato di Gatta). Lo stesso presidentissimo e mammasantissima di Alleanza Nazionale in quel di Manfredonia puntò il dito contro gli ambientalisti, rei di voler “politicizzare” una battaglia altrimenti senza senso. E come lo ha fatto? Invitando a scendere in campo le fazioni opposte del centro-destra, con difese, non si sa fino a quanto di comodo, dei sindaci e degli amministratori pubblici della Casa delle Libertà. Se da una parte, quindi, si accusa gli ambientalisti di fare politica, dall’altra si ricorre alla politica per auto-tutelarsi. Ci troviamo di fronte al solito gatto che tenta di mordersi la coda? Si vedrà. Intanto Lipu e Wwf tornano a chiedere le dimissioni dello stesso Gatta. In una missiva le due organizzazioni ambientaliste appoggiano la decisione del Ministro parlando di motivazioni riconducibili ad alcune inadempienze di carattere gestionale, ad iniziare dalla mancata approvazione del Piano del Parco, il principale strumento di pianificazione previsto dalla Legge Quadro sui parchi. Sotto accusa nuovamente la lotta all’abusivismo, e soprattutto le mancate risposte da parte dell’ente in merito ad una indagine del Ministero del Tesoro. Secondo Lipu e Wwf la decisione del Ministero conferma quanto da tempo denunciano sull’inquietante dinamica che sta interessando l’area protetta. Dall’abusivismo edilizio, all’assenza di provvedimenti repressivi nonostante i finanziamenti ministeriali vecchi e nuovi per gli abbattimenti pronti da tempo per essere spesi: le numerose richieste dei comuni di riduzione del perimetro del Parco (di cui L’Attacco si è già più volte occupato); le proposte di Piani di recupero territoriale e varianti urbanistiche; la proliferazione di grandi interventi edilizi sulla costa; la preoccupante disponibilità dell’Ente verso la caccia senza alcun obiettivo sulle politiche di gestione venatoria. Ma il procedimento Ministeriale di destituzione del Presidente del Parco svela anche probabili irregolarità amministrative, contabili e finanziarie nella gestione dell’Ente rilevati dagli ispettori della Ragioneria Generale dello Stato. In questa situazione “imbarazzante”, le associazioni ambientaliste, con in testa Legambiente, sperano in un ragionevole ripensamento da parte di Gatta che dimettendosi eviti un dannoso conflitto istituzionale. Dimissioni che, per concludere, non ci saranno così come ha annunciato lo stesso esponente di Alleanza Nazionale, che si difenderà nelle sedi di controllo più opportune.

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    MONTE SANT’ANGELO. Partito il toto-presidente al Parco Nazionale del Gargano, dopo la missiva pre-natalizia del Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) indirizzata al responsabile dell’area garganica, Giandiego Gatta (Alleanza Nazionale), avvocato e leader della destra manfredoniana. Nella missiva, a quanto pare, si attribuirebbero na serie di responsabilità all’attuale presidente rispetto ad alcuni inadempimenti nel campo dell’abusivismo, del controllo e delle politiche di governo dell’Ente di Via Sant’Antonio Abate, che ad oggi non ha ancora approvato il proprio Piano di Gestione. Per il dopo Gatta si fanno addirittura dei noi: Matteo Fusilli, già responsabile dell’area protetta e oggi presidente della Federazione Nazionale dei Parchi (è nativo di Monte Sant’Angelo); Gianfranco Pazienza, leader dei Verdi sul Gargano, già segretario del senatore Franco Carella ed ex-assessore al turismo del Comune di San Giovanni Rotondo; Ciro Pignatelli, ambientalista della prima ora e attuale capo della segreteria del vice-ministro all’Ambiente Giancarlo Piatti, tra i fondatori e ideologi del Parco Nazionale del Gargano (proviene da San Marco in Lamis, ma vive e lavora da anni fuori sede); Franco Salcuni, coordinatore garganico e membro della direzione nazionale di Legambiente, tra i massimi accusatori di Gatta. Uno dei quattro potrebbe sedere tra non molto sul massimo scranno dell’Ente Parco, dopo la dovuta “benedizione” dello stesso Pecoraro Scanio, che potrebbe tirar fuori anche un quinto asso nella manica, l’ambientalista foggiano Mimmo Di Gioia. Ne sapremo di più subito dopo l’Epifania, anche perché la fretta è tanta, vista l’aria di maretta che si respira nel Governo Prodi. Lo stesso Ministro potrebbe ritornarsene presto a casa, prima che ciò accada priorità assoluta ai Parchi, per un “ripulist” generalizzato che riporti serenità (e soprattutto gli uomini della sinistra) negli Enti “verdi”che contano. Questo, almeno, è quanto asserisce il Circolo di Alleanza Nazionale di San Giovanni Rotondo che in un comunicato a firma di Andrea Piano ricorda che “non abbiamo nessuna difficoltà ad immaginare l’imbarazzo del ‘poveretto’ (il Ministro Pecoraro Scanio – ndr); avere sotto la sua gestione un Presidente del Parco del Gargano di Alleanza Nazionale, per di più stimato e riconosciuto per le sue capacità e per il lavoro svolto sul territorio; è davvero troppo! Se poi, lo stesso Presidente, ha denunciato le inadempienze del tuo ministero in occasione degli sciagurati incendi di quest’anno, allora la misura è colma”. “Non sappiamo se alla fine Pecoraro Scanio possa riuscire nel suo intento, tutto dipenderà da quanto tirerà ancora a campare il Governo Prodi – aggiungono da AN – a noi rimane solo il dovere morale, ancor prima che politico, di difendere una persona coraggiosa e sinceramente amante del Gargano, come il Presidente Gatta, da accuse pretestuose e palesemente infondate”. Nei giorni scorsi, come si ricorderà, ci furono gli attacchi incrociati e i sostegni morali al Ministro da parte delle organizzazioni ambientaliste daune (Legambiente, Lipu, Csn e Wwf), a cui fecero eco-divergenza quelle di provenienza ideologica opposta (a cominciare da “Ambiente e/è Vita”, che difese a spada tratta l’operato di Gatta). Lo stesso presidentissimo e mammasantissima di Alleanza Nazionale in quel di Manfredonia puntò il dito contro gli ambientalisti, rei di voler “politicizzare” una battaglia altrimenti senza senso. E come lo ha fatto? Invitando a scendere in campo le fazioni opposte del centro-destra, con difese, non si sa fino a quanto di comodo, dei sindaci e degli amministratori pubblici della Casa delle Libertà. Se da una parte, quindi, si accusa gli ambientalisti di fare politica, dall’altra si ricorre alla politica per auto-tutelarsi. Ci troviamo di fronte al solito gatto che tenta di mordersi la coda? Si vedrà. Intanto Lipu e Wwf tornano a chiedere le dimissioni dello stesso Gatta. In una missiva le due organizzazioni ambientaliste appoggiano la decisione del Ministro parlando di motivazioni riconducibili ad alcune inadempienze di carattere gestionale, ad iniziare dalla mancata approvazione del Piano del Parco, il principale strumento di pianificazione previsto dalla Legge Quadro sui parchi. Sotto accusa nuovamente la lotta all’abusivismo, e soprattutto le mancate risposte da parte dell’ente in merito ad una indagine del Ministero del Tesoro. Secondo Lipu e Wwf la decisione del Ministero conferma quanto da tempo denunciano sull’inquietante dinamica che sta interessando l’area protetta. Dall’abusivismo edilizio, all’assenza di provvedimenti repressivi nonostante i finanziamenti ministeriali vecchi e nuovi per gli abbattimenti pronti da tempo per essere spesi: le numerose richieste dei comuni di riduzione del perimetro del Parco (di cui L’Attacco si è già più volte occupato); le proposte di Piani di recupero territoriale e varianti urbanistiche; la proliferazione di grandi interventi edilizi sulla costa; la preoccupante disponibilità dell’Ente verso la caccia senza alcun obiettivo sulle politiche di gestione venatoria. Ma il procedimento Ministeriale di destituzione del Presidente del Parco svela anche probabili irregolarità amministrative, contabili e finanziarie nella gestione dell’Ente rilevati dagli ispettori della Ragioneria Generale dello Stato. In questa situazione “imbarazzante”, le associazioni ambientaliste, con in testa Legambiente, sperano in un ragionevole ripensamento da parte di Gatta che dimettendosi eviti un dannoso conflitto istituzionale. Dimissioni che, per concludere, non ci saranno così come ha annunciato lo stesso esponente di Alleanza Nazionale, che si difenderà nelle sedi di controllo più opportune.

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    MONTE SANT’ANGELO. Partito il toto-presidente al Parco Nazionale del Gargano, dopo la missiva pre-natalizia del Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) indirizzata al responsabile dell’area garganica, Giandiego Gatta (Alleanza Nazionale), avvocato e leader della destra manfredoniana. Nella missiva, a quanto pare, si attribuirebbero na serie di responsabilità all’attuale presidente rispetto ad alcuni inadempimenti nel campo dell’abusivismo, del controllo e delle politiche di governo dell’Ente di Via Sant’Antonio Abate, che ad oggi non ha ancora approvato il proprio Piano di Gestione. Per il dopo Gatta si fanno addirittura dei noi: Matteo Fusilli, già responsabile dell’area protetta e oggi presidente della Federazione Nazionale dei Parchi (è nativo di Monte Sant’Angelo); Gianfranco Pazienza, leader dei Verdi sul Gargano, già segretario del senatore Franco Carella ed ex-assessore al turismo del Comune di San Giovanni Rotondo; Ciro Pignatelli, ambientalista della prima ora e attuale capo della segreteria del vice-ministro all’Ambiente Giancarlo Piatti, tra i fondatori e ideologi del Parco Nazionale del Gargano (proviene da San Marco in Lamis, ma vive e lavora da anni fuori sede); Franco Salcuni, coordinatore garganico e membro della direzione nazionale di Legambiente, tra i massimi accusatori di Gatta. Uno dei quattro potrebbe sedere tra non molto sul massimo scranno dell’Ente Parco, dopo la dovuta “benedizione” dello stesso Pecoraro Scanio, che potrebbe tirar fuori anche un quinto asso nella manica, l’ambientalista foggiano Mimmo Di Gioia. Ne sapremo di più subito dopo l’Epifania, anche perché la fretta è tanta, vista l’aria di maretta che si respira nel Governo Prodi. Lo stesso Ministro potrebbe ritornarsene presto a casa, prima che ciò accada priorità assoluta ai Parchi, per un “ripulist” generalizzato che riporti serenità (e soprattutto gli uomini della sinistra) negli Enti “verdi”che contano. Questo, almeno, è quanto asserisce il Circolo di Alleanza Nazionale di San Giovanni Rotondo che in un comunicato a firma di Andrea Piano ricorda che “non abbiamo nessuna difficoltà ad immaginare l’imbarazzo del ‘poveretto’ (il Ministro Pecoraro Scanio – ndr); avere sotto la sua gestione un Presidente del Parco del Gargano di Alleanza Nazionale, per di più stimato e riconosciuto per le sue capacità e per il lavoro svolto sul territorio; è davvero troppo! Se poi, lo stesso Presidente, ha denunciato le inadempienze del tuo ministero in occasione degli sciagurati incendi di quest’anno, allora la misura è colma”. “Non sappiamo se alla fine Pecoraro Scanio possa riuscire nel suo intento, tutto dipenderà da quanto tirerà ancora a campare il Governo Prodi – aggiungono da AN – a noi rimane solo il dovere morale, ancor prima che politico, di difendere una persona coraggiosa e sinceramente amante del Gargano, come il Presidente Gatta, da accuse pretestuose e palesemente infondate”. Nei giorni scorsi, come si ricorderà, ci furono gli attacchi incrociati e i sostegni morali al Ministro da parte delle organizzazioni ambientaliste daune (Legambiente, Lipu, Csn e Wwf), a cui fecero eco-divergenza quelle di provenienza ideologica opposta (a cominciare da “Ambiente e/è Vita”, che difese a spada tratta l’operato di Gatta). Lo stesso presidentissimo e mammasantissima di Alleanza Nazionale in quel di Manfredonia puntò il dito contro gli ambientalisti, rei di voler “politicizzare” una battaglia altrimenti senza senso. E come lo ha fatto? Invitando a scendere in campo le fazioni opposte del centro-destra, con difese, non si sa fino a quanto di comodo, dei sindaci e degli amministratori pubblici della Casa delle Libertà. Se da una parte, quindi, si accusa gli ambientalisti di fare politica, dall’altra si ricorre alla politica per auto-tutelarsi. Ci troviamo di fronte al solito gatto che tenta di mordersi la coda? Si vedrà. Intanto Lipu e Wwf tornano a chiedere le dimissioni dello stesso Gatta. In una missiva le due organizzazioni ambientaliste appoggiano la decisione del Ministro parlando di motivazioni riconducibili ad alcune inadempienze di carattere gestionale, ad iniziare dalla mancata approvazione del Piano del Parco, il principale strumento di pianificazione previsto dalla Legge Quadro sui parchi. Sotto accusa nuovamente la lotta all’abusivismo, e soprattutto le mancate risposte da parte dell’ente in merito ad una indagine del Ministero del Tesoro. Secondo Lipu e Wwf la decisione del Ministero conferma quanto da tempo denunciano sull’inquietante dinamica che sta interessando l’area protetta. Dall’abusivismo edilizio, all’assenza di provvedimenti repressivi nonostante i finanziamenti ministeriali vecchi e nuovi per gli abbattimenti pronti da tempo per essere spesi: le numerose richieste dei comuni di riduzione del perimetro del Parco (di cui L’Attacco si è già più volte occupato); le proposte di Piani di recupero territoriale e varianti urbanistiche; la proliferazione di grandi interventi edilizi sulla costa; la preoccupante disponibilità dell’Ente verso la caccia senza alcun obiettivo sulle politiche di gestione venatoria. Ma il procedimento Ministeriale di destituzione del Presidente del Parco svela anche probabili irregolarità amministrative, contabili e finanziarie nella gestione dell’Ente rilevati dagli ispettori della Ragioneria Generale dello Stato. In questa situazione “imbarazzante”, le associazioni ambientaliste, con in testa Legambiente, sperano in un ragionevole ripensamento da parte di Gatta che dimettendosi eviti un dannoso conflitto istituzionale. Dimissioni che, per concludere, non ci saranno così come ha annunciato lo stesso esponente di Alleanza Nazionale, che si difenderà nelle sedi di controllo più opportune.

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