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I Radiodervish presentano il loro nuovo album: L’immagine di te

E’ stato lungo il cammino che ha portato al nuovo album di inediti dei Radiodervish, L’immagine di te, preceduto dal singolo omonimo che ronza nell’aria da qualche settimana.
Un lavoro che arriva sei anni dopo Centro del Mundo, ancora oggi un gioiello del pop italiano più obliquo e meno massificato, e a tre da In search of Simurgh , che era invece un concept che prendeva le mosse da un poema mistico-filosofico della cultura persiana del ‘300.
Nel mezzo, l’omaggio a Domenico Modugno della particolare Amara terra mia, una lunga attività live, praticamente senza interruzioni, e la definizione di un ensemble praticamente stabile intorno alla voce di Nabil ed alle chitarre di Michele Lobaccaro, con Alessandro Pipino alle tastiere, Anila Bodini agli archi e Antonio Marra tra batteria e percussioni varie.
«Volevamo recuperare – dice Michele – un linguaggio musicalmente pop che fosse immediatamente comunicativo, cercavamo leggerezza senza perdere in complessità. Alessandro Pipino si è aggiunto naturalmente a noi due nel processo creativo, mentre alla fine, col materiale già registrato e arrangiato, è emersa la necessità di trovare linguaggi forse non esattamente nelle nostre corde. Così è venuto naturale rivolgerci a produttori d’eccezione come Franco Battiato e Pino Pinaxa Pischetola». Già il titolo sembra contenere la suggestione dell’album, il tema attorno al quale ruota «L’immagine di te».
«E’ vero, quell’immagine ha un senso allargato, sottintende anche al nostro cambio di immagine da duo a gruppo assestato.
Ed è vero che ci piace giocare intorno ad un vecchio detto arabo che dice più o meno che la verità è uno specchio caduto e frantumato. Ognuno crede che il frammento che ha raccolto rimandi l’immagine della verità ed invece la verità è solo l’insieme di tutti quei pezzi sparsi. E il tema del doppio è sempre affascinante». E musicalmente, da dove siete partiti, per approdare dove? «Volevamo uscire dallo stereotipo che ci relegava un po’ nelle categorie esotiche, etniche. Pensiamo semplicemente ad una musica contemporanea per una società che cambia, sempre più aperta al mondo, al nuovo, al diverso da sè. Un primo passo per la nuova musica italiana».
Caparezza, Alessia Tondo. due collaborazioni che segnano l’album.
«Quello con Caparezza – spiega Nabil – non è stato un incontro immediato, anche se ne parlavamo da tempo. Poi invece, quando Michele ha preso a muoversi nel suo mondo all’interno del mondo Radiodervish, tutto è fluito naturale. E Babel è già passata per esempio nella selezione radio di Alessio Bertallot, che è sempre attentissimo al nuovo. Quanto ad Alessia, benché giovanissima, (ha solo 16 anni) ha un talento che è impossibile non notare. La traduzione in griko di Yara è venuta da Gianni De Santis e siamo molti soddisfatti del risultato» .
Ma com’è la vita da italiano (Nabil ha ottenuto la cittadinanza da poche settimane)?
«Lo shock più grande è stato veder strappato sotto i miei occhi il permesso di soggiorno, che per 25 anni è stato il mio unico strumento di salvezza, come per tutti gli immigrati – conclude Nabil – Non ho ancora ben messo a fuoco il mio status, so solo che è la prima volta che io, palestinese nato profugo in Libano, ho un’identità precisa: cittadino italiano ed europeo.
Non è facile, per chi nasce in un paese radicato e libero, capire cosa significhi, ma io lo so bene e non potrò mai dimenticarlo».

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