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The Carpino Style a Palazzo Cini -Venezia- 31 marzo 2007 ore 17.30

Continua con "Hello, Mister Fogg!" l’esperimento della mostra permanente della Fondazione Giorgio Cini degli ascolti di musica rara e ‘ricercata’alle 17.30 di ogni sabato. Tali matinées sono organizzate quest’anno in una capricciosa successione di dislocazioni del punto di ascolto (da Berlino a Carpino, a New York, Rocky Mountains, da Parigi a Mahé, da Bologna a La Alberca, dal Dahomey a Montecatini ecc.) nel corso della quale si realizza il sogno del viaggio planetario del verneano Mister Fogg. Un viaggio tutto vissuto alla ricerca di monumenti, radici, fronde, oasi, arbusti, virgulti, talee, petali, archetipi, modelli, mostri, semi, grani, fragranze, umori della musica del mondo intero in un tempo storico tanto indefinito quanto reale.
Il 31 marzo 2007 fa tappa Carmelita Gadaleta in Folk Songs di Puglia e Lucania 1973, il secondo disco a parere dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, dopo Lo guarracino di Roberto De Simone e la  Nuova Compagnia di Canto Popolare, in ordine cronologico contenente documenti di riproposta dei Canti dei pastori di Carpino e del Gargano.
All’atto della presentazione discografica di questa raccolta, la Gadaleta si era così presentata, in prima persona:  «Non è importante quando ho cominciato a cantare o come. Mi sembra invece importante la scelta che feci e la dimensione in cui mi trovai decidendo di cantare canzoni popolari dei miei paesi.
Venivo dalle Puglie, lasciate otto anni prima, ma le scoprii da fuori, ….

Discussione

2 pensieri su “The Carpino Style a Palazzo Cini -Venezia- 31 marzo 2007 ore 17.30

  1. Venivo dalle Puglie, lasciate otto anni prima, ma le scoprii da fuori, quando già ne sentivo la distanza, e quando capitò di fare uno spettacolo di canzoni che descrivesse la condizione di sfruttato dell’uomo, io ebbi un quarto d’ora tutto mio in cui cantare le canzoni pugliesi, che erano quelle scritte o adattate da Matteo Salvatore. Con l’aiuto di Eugenio trovai un modo mio di cantarle, non con rassegnazione, come faceva Matteo, ma con rabbia.
    La svolta decisiva venne con la conoscenza di Diego Carpitella che mi consigliò di staccarmi da un certo repertorio per acco­starmi ad un altro, più autentico, e mi permise di attingere al suo rilevante materiale. Fu allora che nacque il desiderio di accostarmi in modo più vero e più profondo alla musica tradizionale.
    Curare timbro ed emissione non mi sembrò sufficiente, così feci anch’io ricerche, senza pretese, semplicemente parlando e discutendo direttamente con i contadini, accettando i loro inviti e venni a conoscere i loro problemi e scoprii che nelle loro canzoni c’era molto di più di quello che veniva detto.
    Al materiale messo a mia disposizione da Diego Carpitella ho aggiunto alcune canzoni da me raccolte, una di Cagnano che si chiama la bonasera e che dà il titolo al disco e l’altra, di Cerignola, stornelli cantati solitamente durante la raccolta delle olive, mestiere quasi completamente scomparso a livello bracciantile.
    Con Eugenio abbiamo deciso di contenere al massimo gli interventi della chitarra in modo da mantenere, anche negli accordi, molte volte disarmonici, una rigida osservanza dei moduli popolari.
    A volte, come in Maritenie e’ pastore, la chitarra deve assumersi il compito di sostituire il suono continuo della zampogna, altre volte, come le due ninna nanne e U tomu, la chitarra è stata esclusa, perchè nelle prime al massimo si concepisce l’accompagnamento ritmico di una sedia che dondola e nel secondo il fruscio del grano, visto che si tratta di richiami di donne durante la mietitura. In altri brani, come le tarantelle, abbiamo imposto un ritmo più vivace e colorito, e in tutti abbiamo rispet­tato al massimo i tempi e anche il modo di fare le pause degli esecutori tradizionali, interrompendo a metà la parola per ri­prenderla, smussata, nella battuta successiva.»

    A questa nota, Roberto Leydi, direttore della collana discografica dell’Albatros aggiungeva:
    «Il materiale che compone il repertorio di Carmelita Gadaleta è testimonianza di un’area geografica e culturale abbastanza omogenea e di grande interesse: la Puglia settentrionale e la Lucania orientale. I documenti si accentrano prevalentemente in due zone di quest’area: il Gargano (Cagnano Varano, Carpino, Sannicandro) e il Materese (Pisticci e Ferrandina). Completano il disco esempi di Cerignola e di Locorotondo. Nel quadro del revival italiano l’impegno di Carmelita Gadaleta si colloca nel filo di quel “ricalco” che costituisce il momento più valido del movimento revivalistico, cioè nell’ambito di un impegno di fedeltà ai modi della tradizione, pur con l’intervento critico di una sensibilità contemporanea e di una necessità di nuova comunicazione.
    Il momento del “ricalco” non ha avuto, finora, una consistenza organica nel vasto e confuso quadro del “revival” italiano, ma certo può contare su alcuni interpreti che sono visti come la fase “sperimentale” del movimento, sganciati dalle seduzioni commerciali e dalle tentazioni canzonettistiche o divistiche. A questo gruppo di cantanti (e strumentisti) si aggiunge ora Carmelita Gadaleta, affrontando un repertorio che finora era stato in gran parte estraneo al “revival”, se si tolgono le interpretazioni, spesso molto intense e toccanti, ma anche molto personalizzate, di Matteo Salvatore. Abbiamo creduto opportuno, nelle note di presentazione dei vari brani, segnalare per ciascuno la diretta derivazione da una registrazione originale, citando anche quando queste registrazioni sono disponibili in disco. Così ciascuno potrà, volendolo, mettere a confronto quanto Carmelita Gadaleta ha ricavato dall’esecuzione originale, come l’ha saputa rendere e in quale modo si è realizzato il suo intervento, emotivo o critico che sia.»

    I Brani del Concerto
    1. La bonasera di Cagnano Varano
    2. Fronni d’alia di Pisticci
    3. Stornelli di Cerignola
    4. Alla carpinese di Carpino
    5. Ninna di Pisticci
    6. O re o re, tarantella di Sannicandro
    7. Le funtenelle di Sannicandro
    8. U tomu di Locorotondo
    9. Romanza di Sannicandro
    10. Mariteme è pastore di Ferrandina
    11. Ninna di Cerignola
    12. Strelli strelli di Sannicandro
    13. Saluti a li mura di Cagnano Varano

    Riportiamo i testi dei brani proposti cosi come trascritti dalla stessa Carmelita Gadaleta

    LA BONASERA Sonetti 1973
    ‘Na’ uagliona ci ha compiatire
    si t’ammi disturbate dallu sonne lu zi’ nun ci vuleva da vinai
    j’ e’ stat’ l’ amori chi ci l’ha fatti fa’
    chi nun capisci l’ amor’ non capisci nent’ so quilli chi pparten’a la ‘gnuranza chi non capisci l’amor’ abbastanza
    pricio’ ti ve saluta pe lu canti
    ti preghi d’accitta’ ‘sta bonasera di bonasera ti ne lasci a mille
    tenti alla mamma toia e tenti a tili.
    Cantine li galli e li sparpagline l’iscell’
    canta la gallina cu’ li penni a viulin’ la gallina nera che ti dici bonasera bonasera ti lasci prim’a te poi a li vicini vicini e vicinant’ bonasera a tutti quanti chiaiunque parla e dice bonasera a tutti l’amici chiaiunque parl’e sente bonasera a tutta la gente bonasera padrone di casa j’e’ arrivat’ la bocche riso
    l’uocchie tui ‘mpise vonne sempe pazzia’ ‘bbascia la marina dda’ ci steve tu biondina di ser’ e di mattina lui ti vene a visita’ jive fresche fini nun’ci puteva sazia’ durmi cuntenta, durmi ninnella mia durmi bella mia durmi cuntenta chi a’ vo bene a tte, chi a’ vo bene a tte sta vigilante
    voi siete figlie a Dio onnipotente siete nipote a lu Spirito Santi,
    e di bellezze ci n’aviti na fonte
    pe’ quanta frundi cot’ la lu vent’ da me no l’adda ‘ve’ nu tradiment’ comm’ha tradut’ Giuda a lu Padretern, tosi’ tradisc’ a voi pover’ amand’ pover’ amand’ e lla’ bonasera ch’ e’ fatt’ nott’ e nuje c’ jamma ritira’ .

    FRONNI D’ALIA
    Frammento di una canzone narrativa. Da una registrazione di Diego Carpitella ed Ernesto De Martino, effettuata a Pisticci (Matera) nel 1952 (CNSMP, raccolta n. 18).
    Fronni d’alia attaccati li tricci ca lu tuo padri t’adda marita ‘Ah papa, papi, hai me maritare dimmi tu ci mi vuoi da’ ‘A Conte Maggio t’haia pigghia’ ‘La prima vota l’ agghie a ‘ iabba’ .

    STORNELLI per la raccolta delle olive 1973
    Che so beli’ i rose
    e cchiu’ beli’ sond’ e vase du nammurat’ Aggie pers’a voce aggie perso bene e chi m’ha amat’
    E ‘ ne vurptjell
    t’ n”aj e fatt’ magna’ chine e pepe Anill anjiell
    e tu t’hai ‘ mparat’ l’ art’ du crapariell che va vennenn’ o latt’ chi dong ae malat Sint’ me belle
    ancora m’avisse abbanduna’ Ije nun t’abbandon’
    anommen’ si v’ nnaria o re ‘ m’ person,

    ALLA CARPINESE
    Canto dei pastori di Carpino, nel Gargano. Da una registrazione effettuata, nel 1954, a Carpino, da Alan Lomax e Diego Carpitella (CNSMP, Raccolta n. 24B).
    Pigliatella la palella e ve’ pe’ foto va’ alla casa di lu’nnammurate
    pijate du’ore de passa joco
    si mama si n’addonde di chieste joco dille ca so’ state faielle de foco
    vule, die a lae, chelle che vo la femmena fa.
    Luce lu sole quanne e’ buone tiempo luce lu pettu tuo donna galante ‘
    in pettu li tieni dui pugnoli d’argentu chi li tocchi, belli ci fa santu ti le tocchi ije ca so l’amante im’ paradise ci ne iamme certamente.

    NINNA
    Da una registrazione effettuata a Pisticci (Matera), nel 1952, da Diego Carpitella ed Ernesto De Martino
    Hoi ninna nanna!
    che cos’ e’ la ninna
    e jie’ lu ripuoso, o figghie
    e de suonno, ninna; e dormi, ninni oh beni di la mamma ninna ‘ddurmete ninne mie, e lu cuscine la mamma te l’ha chine di seta damaschine e dormi ninna.

    U TOMU (Il covone)
    Canto di lavoro (nell’originale a domanda e risposta) per la mietitura. Da una registrazione effettuata da Alan Lomax e Diego Carpitella nel 1954, a Locorotondo (Bari).
    – ‘ Stu campe ce sta’ nunzi
    ce passa riete
    – Hoi tomu cu passa’riete – ‘Stu campe ce sta’nanzi – Tome belle
    – Cu passe riete – E brave
    – E ci l’ha seminate e cu se lu miete
    – E commu’ na tomma tomma e’ amato tomma.­
    Grida a botta e risposta tra donne durante la mietitura e dove il covone assume il doppio senso di innamorato, e soddisfatto uno, ce n’e’ già un altro che aspetta.

    ROMANZA
    Da una registrazione effettuata, nel 1954, da Alan Lomax e Diego Carpitella a Sannicandro (Gargano).
    Nicuola guardiano fuore steva sempre mattina e sera addiavulate nu juorno camminando era di maggio e Innanzi la truvo’ tanne l’amai.’Ch’a lu core non ‘rriverai
    io porta tra li rrose la tua effige pur’ ca ti cunzigni la concime e mi cu’ la raffin’ de 1′ inganne.

    MARITEME E’ PASTORE (Mio marito è pastore)
    Canzone di satira della condizione del pastore che ha dimenticato, vivendo in solitudine, come si fa l’amore. Da una registrazione effettuata a Ferrandina (Matera) da Diego Carpitella ed Ernesto De Martino, nel 1952
    Mariteme e’ pastore e se ne vene
    a ogni quindicina vene da fora se mette a nu cantone di lu foto ‘Vieni, marite mie, venite a cucca’ chi agghie mise le bianche linzola’
    ‘Mugghiera mea, cuccati sola
    chi jie me mette accanto a li muntona’
    ‘Maria quant’e’ crape lu pastore
    ca crede cchiu’ a li muntona non l’amore’

    NINNA 1973
    Jeninn’ a li’ la ninna ninna nanne
    jie la puccenenna mee

    Pubblicato da festival | marzo 8, 2007, 9:35 am
  2. NINNA 1973
    Jeninn’ a li’ la ninna ninna nanne
    jie la puccenenna mee
    e la puccenenna mee e vo fe la nanna;
    quandi so’ belli l’occhi e li capielli la canna d’oro ellu
    la canna d’oro ellu ogendi lu petto oohh

    jie ninna dilla ninna ninna vole li campanella di li campanella di San Nicola

    San Nicola mee e vint’la pigghia
    jie fammille bene tu
    ie fammille bene tu pe l’fa dummille.

    STRELLI STRELLI (Sciacqua sciacqua)
    Stornelli, raccolti a Sannicandro (Gargano) da Alan Lomax e Diego Carpitella, nel 1954
    Strelli, sto mucquatore a quattr’pi,
    strelli, strelli, ‘stomucquatore a quattr’ pizz ‘sto mucquatore arrucamat’; so quinn’ce mesi che stoo dda
    Hiore, hiore, quantanella dove si trove
    hiore, hiore, quantanella dove si trov’? Si trove co’soldato quantanella e soldato vene, vene, vid’che aria ca tene vene, vene, vid’che aria ca tene
    nu tomme de camicie e tutti li posti anna’mmeta’, hiore, hiore, quantanella dove si trove;
    Quand’me nzore ji
    ch’ bella festa c’ aj e a fa
    e quanne me’nzore ji che bella festa c’ajea a fa, nu collo de camicie e tutti li polsi aie ammeta’

    SALUTI LI MURA (Saluto i muri) 1973
    Passa lu traturi
    e prima d’arruari salut’ li mura saluta li pedimenti di ‘sta cas’je po saluta te
    Cara zitelli e svegliete risvegliet’
    ccha nun cchiu’ durmiri lu troppo durmiri dopp’ ti fa danni
    ,nei dormi quanni va d’amarti
    U lett i viole v’ha da fari
    lu matarazz e li ‘scini di seta li lenzuola sonni arricamati
    La ‘mbuttitella j’e’ di vasilicol’
    ha v’ nut’ lu zit’ toie
    isse l’ha truat’ chi l’ha bene accumpagnatu.

    Pubblicato da festival | marzo 8, 2007, 9:35 am

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