//
you're reading...
Tutti i post

Winspeare: Matteo Salvatore la sua vita e’ gia’ come un film

Dopo documentari e film sulla pizzica (fra cui «Sangue vivo» che l’ha portato al successo), Edoardo Winspeare non ha proprio voglia di girare un altro lavoro con la musica etnica, sanguigna, come potrebbe essere anche la tarantella.
Ma un pezzo di Foggia c’è nel suo prossimo film «I galantuomini», che ha fra i protagonisti Fabrizio Gifuni, l’attore di origine lucerina, figlio di Gaetano Gifuni, l’ex segretario generale della presidenza della Repubblica. E non è escluso che fra gli allievi della Scuola di cinema che ha incontrato ieri, qualcuno non finisca a lavorare con lui. «E’ accaduto spesso – dice il regista salentino – proprio nelle lezioni e nei seminari tenuti per l’Università di Lecce, per il Comune di Taranto e per altre istituzioni pugliesi, ho trovato attori e collaboratori peri miei film. Mi piace incontrare i giovani, sentire cosa pensano dei miei filmi».
Ospite della Bottega dell’Attore di Pino Bruno, che organizza le Lezioni di cinema e la proiezione dei film (appunto «Sangue vivo» a Laltrocinema), Winspeare è un habitué di Foggia, anche se gli impegni gli impediranno di tornare sul Gargano che ama molto.
Quarantuno anni, un cognome e una famiglia che rappresentano vari Paesi del mondo, Winspeare è forse il più pugliese fra i registi…non pugliesi «In questa regione ho trascorso infanzia e adolescenza – racconta – ed è normale per me raccontarla nei miei film».
Ma la Puglia, non solo quella di Winspeare, nel cinema (e anche nelle fiction) c’è sempre più spesso: cos’è che piace? «I paesaggi, la luce, che al cinema sono molto importanti – è la risposta – ho raccontato con il mio lavoro tutte e cinque le province pugliesi e ho verificato, come altri miei colleghi, che l’interesse verso la Puglia è andato crescendo, da terra semi-sconosciuta e vergine qual era per il grande pubblico».
E per la provincia di Foggia, per il Gargano in particolare, il regista de «Il miracolo» non risparmia superlativi e si dice affascinato anche da alcuni interpreti-simbolo del nostro folk: «Conosco i Cantori di Carpino e Matteo Salvatore – rivela – la vita di Matteo poi è quanto mai interessante, un vero romanzo». Tanto da farne un film? «No, non per adesso, ma poi, boh, chi lo sa?». a. lang

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Archivi