Ma un pezzo di Foggia c’è nel suo prossimo film «I galantuomini», che ha fra i protagonisti Fabrizio Gifuni, l’attore di origine lucerina, figlio di Gaetano Gifuni, l’ex segretario generale della presidenza della Repubblica. E non è escluso che fra gli allievi della Scuola di cinema che ha incontrato ieri, qualcuno non finisca a lavorare con lui. «E’ accaduto spesso – dice il regista salentino – proprio nelle lezioni e nei seminari tenuti per l’Università di Lecce, per il Comune di Taranto e per altre istituzioni pugliesi, ho trovato attori e collaboratori peri miei film. Mi piace incontrare i giovani, sentire cosa pensano dei miei filmi».
Ospite della Bottega dell’Attore di Pino Bruno, che organizza le Lezioni di cinema e la proiezione dei film (appunto «Sangue vivo» a Laltrocinema), Winspeare è un habitué di Foggia, anche se gli impegni gli impediranno di tornare sul Gargano che ama molto.
Quarantuno anni, un cognome e una famiglia che rappresentano vari Paesi del mondo, Winspeare è forse il più pugliese fra i registi…non pugliesi «In questa regione ho trascorso infanzia e adolescenza – racconta – ed è normale per me raccontarla nei miei film».
Ma la Puglia, non solo quella di Winspeare, nel cinema (e anche nelle fiction) c’è sempre più spesso: cos’è che piace? «I paesaggi, la luce, che al cinema sono molto importanti – è la risposta – ho raccontato con il mio lavoro tutte e cinque le province pugliesi e ho verificato, come altri miei colleghi, che l’interesse verso la Puglia è andato crescendo, da terra semi-sconosciuta e vergine qual era per il grande pubblico».
E per la provincia di Foggia, per il Gargano in particolare, il regista de «Il miracolo» non risparmia superlativi e si dice affascinato anche da alcuni interpreti-simbolo del nostro folk: «Conosco i Cantori di Carpino e Matteo Salvatore – rivela – la vita di Matteo poi è quanto mai interessante, un vero romanzo». Tanto da farne un film? «No, non per adesso, ma poi, boh, chi lo sa?». a. lang
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