Il grande patriarca dei Cantori di Carpino, la voce del Gargano, un grande della musica popolare oggi ci lascia.
Un uomo assolutamente fuori dal comune. Cantautore famoso di Carpino, ha partecipato a tutte le raccolte effettuate sul Gargano e con la dolcezza della sua chitarra battente e la forza poetica delle sue parole ci ha tramandato i segreti della nostra terra, dall’amore per le donne alla fatica del campi. Un uomo che sfugge a ogni regola e a ogni legge, arguto e imprevedibile, geniale e sregolato come un vero artista e incantatore come ogni uomo destinato al successo.
A breve distanza dalla scomparsa di Matteo Salvatore, viene a mancare un’altro grande della terra delle memoria del Gargano.
L’ultimo discendente di una tradizione popolare, fatta di suoni, di sogni e di fatiche spesso indescrivibili.
Andrea Sacco è nato 95 anni fa a Carpino (FG), dove ha vissuto la sua vita, con l’eccezione della lunga parentesi della II guerra mondiale. Contadino, cantore e suonatore di talento assoluto, ha lasciato tracce molto influenti nella musica popolare. Decine sono le versioni della sua montanara più famosa, Accomë j’eia fa’ p’ama ’sta donnë, conosciuta impropriamente come Tarantella del Gargano.È stato il leader di tre diversi gruppi musicali di cantatori di Carpino che si sono succeduti nei decenni, suonando in tutto il territorio italiano i repertori di sonetti e tarantelle del suo paese.
Ciao zio andrea, come tu ci hai insegnato "chi suona e canta non muore mai".
L’Associazione Culturale Carpino Folk Festival nel salutarti è convinta che tu, la tua musica e le tue parole non morirete mai.
Si sono svolti i funerali di Andrea Sacco il più grande cantatore e sunatore di Carpino.
Tutto il Paese si è stretto intorno alla bara per dare l’ultimo saluto a zio Andrea. Tanti appassionati, artisti e musicisti nonchè esponenti politici, ma soprattutto tante persone semplici perchè Andrea Sacco non era altro che una grande persona semplice. Tanti i telegrammi pervenuti, moltissimi i messaggi di cordoglio sul nostro blog.
Ciao Andrea adesso ripotrai cantare la tua tarantella alla tua innamorata.
La prossima edizione del Carpino Folk Festival sarà tutto un omaggio alla tua musica e alle tue parole.
Ufficio stampa ass.cult. carpino folk festival – trattino
Scrivete nei commenti il vostro pensiero sul nostro artista scomparso.
Sono Raffaele Piemontese,
responsabile del portale ilGargano.info .
Da sempre seguo il Carpino Folk Festival sia in piazza che dal vostro sito e
in questa triste occasione ho ritenuto necessario pubblicare un articolo
sulla scomparsa del Grande Antonio Sacco utilizzando il vostro comunicato
stampa.
Condoglianze,
Raffaele Piemontese
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 11:34 amilGargano.info partecipa al dolore per la morte di Andrea Sacco, personaggio importantissimo per la diffusione non solo della musica popolare ma di tutta la cultura contadina del Gargano.
Ci auguriamo che l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival anche senza il Grande Cantautore e grazie al suo prezioso contributo, possa continuare l’opera di diffusione della cultura popolare garganica.
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 11:35 amZii ‘Ndrea pure si te ne si juto, certo nu te putimmo scurdà!
Tu ca nce miso ‘o core e ‘a vita pe nce ìmpara a cantà…
Si state ‘a luce e ll’aria, e pure a chill’auto munno ca puozzo sempe aunnà
Pasquale TERRACCIANO & NapoliExtraComunitaria
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 12:02 PMnon sono di carpino ma lo sono più di mia moglie che è carpinese
questa notizia mi rattrista ma le parole di zii’ndrea mi aiutano a
superare
questa triste giornata
salutando zii’ndrea lancio un messaggio all’associazione
il carpinofolkfestival suona e canta
ciao a tutti
enzo da sesto san giovanni
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 12:12 PMVi ringrazio per il comunicato, e mi unisco alla commozione per la
morte di questo impareggiabile artista. Vorrei condividere con voi la
speranza che quella musica e quelle parole non moriranno mai. Forse
sarà così, nel senso che non smetteranno mai di essere suonate e
cantate. Ma saremo in grado noi di cantarle e suonarle e danzarle
dentro, come parte di noi, della nostra cultura profonda, delle
nostre radici? Oppure dovremo sentirle come echi di altra musica e di
altra gente? O peggio ancora come folklore da offrire ai turisti di
passaggio assieme alla bruschetta ed al moscato?
Vorrei che Matteo Salvatore e Andrea Sacco non diventassero
monumenti: le anime dei musicisti continuano a cantare eternamente,
finché ci saranno orecchie e cuori ad ascoltarli.
Ma siete rimasti voi, solo voi, cari amici e compagni di Carpino…
Finché posso, io sto dalla vostra parte. Hasta siempre, zio Andrea.
Geppe Inserra
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 12:13 PMUn abbraccio di cuore a tutti voi,
con affetto e mestizia per la scomparsa
di una delle pietre splendenti della nostra terra.
Che la sua musica continui a segnare
la strada della nostra memoria comune,
Giuseppe De Trizio
cupacupa
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 12:14 PMHo letto la notizia su repubblica online…
Mi dispiace tanto..
angela di lella da parigi
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Pubblicato da utente anonimo | marzo 17, 2006, 1:03 PMVi preghiamo di esternare alla famiglia la nostra solidarietà e l’impegno a mantenere vive quelle tradizioni per la quali artisti come Andrea hanno dedicato la vita.
franco lucà
Folkclub
Centro Regionale Etnografico Linguistico di Torino
Maison Musique di Rivoli (TO)
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 1:10 PMRicordiamo con affetto, la sua presenza al concerto di qualche anno fa
per le Solenni Celebrazioni dei Santi Teodoro e Lorenzo, protettori
della città di Brindisi.
La musica popolare perde un altro grande suo cantore.
Sentite Condoglianze
Roberto Caroppo
Direttore artistico delle Solenni Celebrazioni dei Santi Teodoro e
Lorenzo, protettori della città di Brindisi
Roberto Caroppo
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 1:11 PMProfondamente commosso per la perdita del grande “Zi ‘ndrea”.
Ringrazio tutti gli amici di Carpino che per ben due volte mi hanno
dato la possibilità di dividere il palco del loro Festival con i Cantori,
veri maestri della tradizione pugliese.
Sono a vostra disposizione per qualsiasi iniziativa in memoria del Maestro.
Carlo Faiello
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 1:11 PME’ una grandissima perdita,ricordo quando nel lontano 1958,grazie a Lui,iniziò la mia conoscenza chitarristica. Le mie piu’ sentite condoglianze. Antonio RUSSI MILANO.
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 1:12 PMAprendiamo triste notizia perdita di un cantore di grande valore culturale.
Formuliano a tutti Voi, alla famiglia di Andrea Saccò da parte di 460 gruppi folklorici italiani e di tutti i dirigenti della Federazione Italiana Tradizioni Popolari sentite condoglianze .
Dr. Lillo Alessandro
Presidente Nazionale della Federazione Italiana Tradizioni Popolari
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 1:13 PMMUSICA POPOLARE: MORTO ANDREA SACCO,PADRE CANTORI CARPINO
Andrea Sacco, 95 anni, considerato il padre dei “Cantori di Carpin”, il gruppo di musica popolare del Gargano e’ morto questa mattina nella sua abitazione del piccolo centro del foggiano. Sacco, conosciuto come “Zio Andrea” era da tutti considerato l’ultimo erede della tradizione musicale del Gargano ed e’ stato alla guida delle varie formazioni musicali dei “Cantori di Carpino” che si sono succeduti in questi anni. Solo circa un anno fa era scomparso anche l’altro grande protagonista della tradizione della musica popolare del Gargano, Matteo Salvatore.
da repubblica online
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 1:19 PMDopo aver invitato questa estate i Cantori al festival, la morte di Andrea Sacco ci rattrista ancora di più. La Carovana si unisce al cordoglio generale e, così come questo inverno abbiamo dedicato il festival Capodanze a Matteo Salvatore, questa prossima estate dedicheremo il festival Zingarìa ad Andrea Sacco cercando di fare il nostro meglio per farlo rivivere nei nostri cuori.
Francesco Marino e lo staff di Carovana Folkart
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 1:21 PMmi unisco al vostro dolore.la tarantella del gargano mi fa sentire bene ogni volta che l’ascolto…sento la terra del sud nelle vene,la libertà che si fa strada in me.. proprio l’altra sera leggevo un articolo su adrea sacco e pensavo di scendere quest’estate a carpino e magari conoscerlo..vuol dire che conoscerò la sua terra e la sua musica senza di lui.
Svampitella
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 2:13 PMVoglio fare le mie sentite condoglianze , a voi e alla sua famiglia. Mi mancherà la presenza dello Zio ANDREA.
gentileteo
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 2:29 PMnon solo il più grande cantautore del gargano, uno dei più grandi italiano. sognavo la sua serenata sotto il mio balcone. addio andrea
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Pubblicato da utente anonimo | marzo 17, 2006, 2:36 PMMuore Andrea Sacco, ultimo testimone della musica popolare garganica – Un volume ricorda la sua figura – 17/03/2006
Andrea Sacco Carpino. Se n’è andato Andrea Sacco, 95 anni, leader e fondatore dei Cantori di Carpino, uno degli ultimi eredi di una tradizione canoro-musicale ormai alla soglia dell’estinzione. Sacco è deceduto l’altro giorno. Viveva nella propria abitazione a Carpino, accudito da una delle figlie. Lo scorso ottobre la sua casa è stata sede di un mini-corso di musiche e danze della tradizione garganica. Una trentina di persone, provenienti dalle diverse latitudini italiane, ma anche dalla Spagna, dalla Francia, dalla Grecia e dalla Germania, hanno letteralmente invaso la dimora del “maestro” Sacco, salito agli onori della cronaca musicale di mezzo mondo grazie alla tarantella e ai sonetti carpinesi e montanari. Un volume di Enrico Noviello l’estate scorsa ha ripercorso le tappe principali della sua esistenza (Angelo Del Vecchio per Garganopress).
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 2:38 PMQuesta mattina, appena saputa la notizia, una parte di me, come credo una parte di tutti coloro che credono in quei valori che ci sono stati tramandati, non c’è più. Forti e consapevoli che zio Andrea Sacco ci ha dato tanto, ci rimane solo ed esclusivamente di continuare a lottare per difendere la Nostra Terra e le Nostre Origini. Nicola Mitrione
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Pubblicato da utente anonimo | marzo 17, 2006, 2:59 PMUn abbraccio da parte di tutta la blond records e di Enrico Capuano.
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 3:05 PMAl di là di ogni luogo comune in cui é molto rischioso ricadere quando si verificano certi eventi, in modo molto semplice e spontaneo sento il dovere di porgere il mio personale e ultimo saluto insieme a quello dei SOLISTI DI MONTEMARANO ad un grande uomo e ad un grande maestro: Sacco Andrea fondatore dei Cantori di Carpino. La grande famiglia della musica popolare perde oggettivamente una delle sue colonne più importanti. Grazie “Zio Andrea” la tua immortalità é nella musica che ci hai lasciato ……..la tua anima, il tuo spirito, danzeranno con me ogni qual volta ascolterò le magiche melodie della tarantella del gargano.
Con affetto Beniamino
Beniamino Palmieri (coideatore de “I solisti di MOntemarano)
Responsabile http://www.promontemarano.it
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Pubblicato da utente anonimo | marzo 17, 2006, 3:11 PMi zi, si muort c’ la ctarra mman. Ohi quanda belli sunat, ohi quanda belli cantat. Quanda uaglion e figliuol hai fatt’ nammurà. E cumm’er cundend d’ vre la terra toja, quand turnast dalla uerra.
E mo’ chi adda sunà chiù? Chi adda fa nammurà sti figliuol?
Va zi Andrea, piglit la ctarra e va a sunà cu l’amic’ toj. Va a sunà p’ lu Prufssor, fallu abballà nata vota. E ogni tant’ mena n’uocchj pur a sti uaglion.
L’avvocatista
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 3:28 PMcarissimi, è un grande dolore sapere che andrea sacco non è più con
noi… ma la sua importanza nella musica popolare sarà per sempre,
un abbraccio
marialaura giulietti
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 3:36 PMCarpinoFolkFestival2005: Enrico Noviello presenta il suo libro su Andrea Sacco. Si parla tanto di lui quella sera. Zi’ Andrea, Andrea Sacco, non si vede più ai concerti da qualche anno. Non sta bene. Chi non ha avuto la fortuna di sentirlo suonare, di stringergli la mano, di guardargli il fondo degli occhi, non l’avrà più.
Io sto là, nella piazzetta. Con molto anticipo. Mi avvicino a Enrico, dopo un poco mi ricordo, da qualche parte già l’ho visto, non è una frase finta tanto per fare conoscenza, l’ho visto già. Abbiamo ballato insieme, io e te, qua, mi dice lui, è passato tanto tempo…
Si conosce la Puglia. Il mare, l’olio buono e il pane, si conosce il barocco leccese, e, le pizziche salentine, o qualche cosa che a esse provano a somigliare, entrano ormai da anni nelle discoteche delle grandi città del Nord Italia.
Carpino non si conosce.
Da Carpino non si passa.
Carpino te la devi trovare sulla carta e ci devi andare apposta. Carpino ha una musica struggente, dolce e dolorosa insieme, a volte dura, che si suona e si canta, e si balla, e non prova a sedurti, ti risucchia dentro o ti tiene fuori. Carpino sta nel cuore del Gargano, a una novantina di chilometri da Foggia e a poche curve dal mare. Eppure è un luogo a se, è come un’isola, con la sua storia, le sue fragilità, la sua ricchezza, le sue ferite, e il tutto sembra essere comunque in un equilibrio proprio, interno, che pare bastare a se stesso.
Io ci ero andata apposta là, sette anni fa come ora, per sentire suonare i Cantori, sono pugliese, sono di Foggia, ma il sapore di un certo vivere è estraneo anche a me, e distante è il modo in cui quelle storie si snodano da generazioni.
Avevo conosciuto per caso, anni prima, le musiche tradizionali Pugliesi e del sud Italia, e più in particolare dei Cantori di Carpino. Da quel momento le andavo cercando.
Mi sono tolta il cappotto e ho ballato a ridosso dei musicisti. Ballavano tutti, e i maschi, quelli giovani, quelli grossi, certi ballavano troppo forte, spingevano, saltavano, una cosa a metà tra la tarantella e il pogare da sotto palco. Ma lì non c’era un palco. I musicisti stavano a venti centimetri da noi.
Io non ho il passo aderente al suolo dei contadini, ma mi sento a disagio nella folla, coi volumi distorti.
Allora, nella piazza, solo vicina ai suonatori ero al sicuro.
Enrico Noviello, il suo nome l’ho saputo soltanto un mese fa, è lì. Pure lui stipato tra i suonatori anziani e i giovani entusiasti, senza età, senza mode, né contadino, né metropolitano. È lì, e sta dentro alla musica, un poco spaesato. Si capisce che non è di Carpino, ma non direi che è forestiero, balla con l’anima, non coi piedi, e ha una malinconia viva negli occhi che io, è passato tanto tempo, me la ricordo proprio bene. Gli chiedo da dove viene, o forse è lui che lo chiede a me per primo, e lui mi risponde da Roma, o da qualche parte d’Italia, ma, ci tiene a dirlo, è originario di queste parti.
La sera della presentazione del suo libro, sto seduta per conto per mio, guardo, guardo i gesti, i suoi, i suoi con gli altri. E mi è torna quella sensazione di sette anni fa, come se Enrico fosse senza tempo, senza età, senza una precisa e rigida collocazione, con una specie di trasparenza e di pulizia fuori moda, che oggi, tra i giovani, non la trovi spesso. Negli anziani, e nei bambini, è più facile.
Lo so, dovrei parlarvi del libro. Lo sto facendo.
Sto parlando di un uomo di 38 anni che ha saputo essere compagno di un altro uomo, di 94 anni, ora. Un vecchio, di paese, un contadino, un nonno, un malandro, un grande maestro, un musicista, un cantatore, un suonatore, il portatore di un pezzo di storia che non la trovi scritta da nessuna parte. Un compagno per lui. Più di tutto.
Il desiderio di conoscenza, il rigore della ricerca, la passione per la musica, non basta a farti fare questo. Ancor meno sarebbe bastata la smania di appropriarsi di brandelli di un patrimonio che, è vero, forse si perde, forse si è gia perso. O si perderà.
Si perde ogni volta che non c’è umiltà nell’ascolto, nello sguardo, nei gesti, ogni volta che suoniamo, danziamo, scriviamo, esistiamo perché qualcuno ci lodi, e ci guardi.
Enrico, nella piazza, non avresti detto subito è lui l’autore del libro, è lui che suona e canta nei Malicanti, è lui che ha passato giorni, mesi, anni con Andrea Sacco, a dividere il cibo e il sonno, mica tanto per dire, a nutrirsi delle sue musiche, delle sue storie. Non lo pensi perché c’ha i gesti semplici, di uno che sta a casa sua, e pure si muove con rispetto e garbo, e con un’onestà che fa soggezione per quanto è fuori moda.
Ho assistito a numerose presentazioni di libri: auto elogi più o meno articolati, più o meno credibili, più o meno sopportabili; il trionfo dell’io, magari pure meritato.
Enrico no. Enrico non dice una volta “io”. Enrico dice solo “zi’ Andrea”. E china un poco gli occhi mentre lo dice, abbassa il tono di voce già basso (quando parla, non quando canta) e con pudore racconta, sussurra, ricorda, e lo fa con generosità e senza prendersi nessun merito. Come a voler condividere questa fortuna grande che la vita gli ha regalato: fargli incontrare una persona speciale quale è Andrea Sacco.
Certo, il libro è di lui che parla. Parla della sua storia, della sua vita, della sua musica, di quanto Andrea Sacco ha rappresentato e rappresenta per la cultura, tutta, del nostro sud. Nostro, sì. Nostro, pure di voi che siete altrove. Nostro, perché questa pelle cotta di sole, questa fatica, questa audacia, questa ferità, questa verità, questa vergogna, questa fierezza vi riguarda in qualche modo, e riguarda i vostri avi.
Il libro parla di musica. È un documento raro, con tanto di registrazioni, di trascrizioni e traduzioni dei sonetti. Poi c’è l’intervista. Più che un’intervista pare di assistere a una chiacchiera intima tra due che si vogliono bene. Sono pagine preziose, e non solo per gli addetti ai lavori.
Ma la cosa che più mi ha coinvolto non è l’unicità delle informazioni che pure questo testo, è innegabile, contiene. È che dopo tanto succhiare da questo sud, dopo l’affanno di decine e decine di gruppi di musica popolare di ogni parte di Italia, e anche di fuori, per ri-creare versioni difficili della più pura e semplice canzone che Andrea Sacco scrive, suona e canta, quella che i più conoscono come Tarantella del Gargano; dopo che musicisti, antropologi, ricercatori più o meno affermati abbiano affondato le mani in questa carne viva, dolente, e non sempre con delicatezza; dopo che ci si sente, diciamolo, un po’ come dentro alla gabbia di uno zoo, chi passa, chi viene, chi va, chi offre e chi piglia, ché il sud da sverginare fa gola, fa troppo gola, e se è una giovinetta appena violata allora è ancora più irresistibile; dopo tutto questo, è bene, e mi fa bene, veder comparire una persona come Enrico Noviello.
Enrico si spoglia di quello che sa e possiede, persino della sua stessa storia e, senza cancellare alcuna memoria, come una carta assorbente, si impregna di una vita altra, da lui apparentemente molto distante. Certo lo è distante, per cultura, per generazione, per storia. Eppure a volte sono così dilanianti le lontananze che recepiamo dalle persone a noi più affini.
Io, dico la verità, a leggere di questo uomo anziano, così saggiamente e semplicemente raccontato dalle parole di un uomo giovane, quale è Enrico, non ci ho visto distanze, né separazioni. Ci ho trovato amore, e rispetto. Un amore pulito. Come dovrebbe essere. E anche il dare e il prendere, e apprendere e dare ancora, è pulito. Un cerchio, non una linea. Come dovrebbe essere.
La speranza è che sia ancora possibile un tipo di comunicazione così. Vero. Onesto. A prescindere dal contesto, e dal motivo. Una comunicazione fatta di cose piccole condivise, o grandi, e di tempo senza azioni, anche. Che sia possibile capirsi e amarsi, dare senza volere in cambio niente, e ricevere come si riceve un dono. Che sia vita, non letteratura.
Che sia questa la risposta, il modo, l’unico forse, per stare degnamente in questa vita, per crescere i nostri figli, per nutrire i nostri desideri esili.
Questo è il libro.
Zi’ Andrea, grazie.
Enrico, a te.
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 3:57 PMAbbiamo appreso notizia da vs comunicato
e approfittiamo di queste pagine per unirci al dolore per la scomparsa di Andrea Sacco che ci fece avvicinare,incuriosire ed amare quei suoni..
viamedina
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Pubblicato da utente anonimo | marzo 17, 2006, 4:43 PMIl Sindaco di Carpino Mario Trombetta
Considerato che è venuto improvvisamente a mancare il “Cantore di Carpino” e dei carpinesi, Andrea Sacco;
Evidenziato che l’intera citta, colpita da questa scomparsa partecipa al dolore dei familiari e di tutto il mondo della musica popolare italiana;
Tenuto conto che l’Amministrazione, raccogliendo la spontanea partecipazione dei cittadini, degli amministratori e degli esponenti delle diverse forze politiche, intende manifestare in modo tangibile e solenne il dolore della citta per questa grave perdita che l’ha profondamente colpita;
Sentita la Giunta Comunale di Carpino;
ORDINA
La proclamazione del lutto cittadino per sabato 18 marzo 2006, giorno nel quale si svolgeranno i funerali, in segno di cordoglio per la scomparsa e per ricordarne l’amore per la musica e per le tradizioni della nostra terra profusi con instancabile impegno personale;
L’esposizione delle bandiere (nazionale e comunale) a mezz’asta o abbrunate sugli edifici comunali e degli enti pubblici e privati, nonche edifici scolastici di ogni ordine e grado;
INVITA
Tutti i cittadini e le Organizzazioni sociali, culturali e produttive della citta ad esprimere, in forme decise autonomamente, il dolore dei Carpinesi e l’abbraccio dell’intera citta per i familiari.
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 5:33 PMHo apppena appreso la triste notizia..della partenza del caro Andrea.
Sono triste e addolorato anche perché da sempre ogni qualvolta una persona conosciuta ci lascia è come perdere qualcosa di vivo che c’è in me.
Maurizio Sciarra
Ricordiamo che Maurizio Sciarra ha diretto la regia del film “Chi ruba donne” (2001) su Andrea Sacco e i Cantori di Carpino.
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 5:50 PMun altro pezzo di storia della chitarra battente se ne và…muore il suo corpo ma la sua anima,il suono della sua chitarra battente,la sua voce,andrea sacco che ci ha fatto venire mille volte la pelle d’oca….rimane! vive nei nostri pensieri.grazie maestro
angelo gaccione
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Pubblicato da utente anonimo | marzo 17, 2006, 6:02 PMDialogo in morte di Andrea Sacco.
– Perché quell’aria di cane bastonato?
– È il tempo, è il tempo, questo, delle assenze.
– In fondo manco lo conoscevi.
– Vanno via, questi vecchi, e a noi che resta?
– L’avessi conosciuto…
– Resta il rumore della mancanza di suono.
– … potrei anche capirti…
– Resta l’afasia della parola mai più detta.
– … ma l’hai visto mezza volta e dormiva.
– Resta l’assenza di “quella” voce.
– Ora mi sembra che stai esagerando.
– Resta la mancanza di “quelle” mani su “quella” chitarra.
– Smettila!
– Resta il fatto che Andrea Sacco non c’è più.
Roberto Raheli
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 6:14 PMzi andrea è morto….ma non la sua tradizione…la nostra tradizione…le pietre non moriranno mai…cambiano aspetto ma alla fine rimangono per sempre….andrea sacco non è pèiù tra noi ma la sua musica, la sua voce, i suoi sonetti, la sua arte saranno sempre nei nostri cuori …. walter e fabio bagnato
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Pubblicato da utente anonimo | marzo 17, 2006, 6:21 PMMi ricorderò sempre della grande vitalità che trasmetteva quando lo si incontrava,con lo sguardo sempre attento a capire con chi stava parlando…ma a chi si fign tu..a chi appartin..
Sto pensando alle serenate sotto i balconi…forse l’avrà fatta anche a mia madre…
Ciao zi Dre’
Le codoglianze mie,di Beatrice e di Tommaso alla sua famiglia MICHELE RUSSI da Milano
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Pubblicato da utente anonimo | marzo 17, 2006, 6:36 PMVi sono vicina e sono sicura come Voi che continueremo a Vederlo attraverso
la Sua musica.———-:Cordiali Saluti Zaira Moen
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 6:40 PMUn saluto riconoscente al grande Andrea e a tutti voi.
Roberto Tombesi e Calicanto
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Pubblicato da festival | marzo 17, 2006, 6:41 PMPovero cuore mio ferito ferito,
e tutto di sangue lo vedo insanguinato,
lo vedo insanguinato …
perche’ Andrea Sacco se ne e’ andato…
…ma io lo so pure dove e’ andato…
…
“Mo, San Pié’, si permettite,
nuje v’avimm”a salutá…”
“Site pazze! Che dicite?
Nun vulite restá ccá?!
“Nuje simmo ‘e nu paese bello e caro
ca tutto tène e nun se fa lassá”
Che Andrea come quei “duje viecchie prufessure ‘e cuncertino” continui a vivere tra ‘sti DUJE PARAVISE
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Pubblicato da utente anonimo | marzo 17, 2006, 6:49 PMgrazie a te sono riuscito a far innamorare… Ciao Andrè!
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Pubblicato da utente anonimo | marzo 17, 2006, 7:14 PMSiamo tutti dispiaciuti profondamnete x questa xdita enorme…zio andrea ci mankerai!!!
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Pubblicato da utente anonimo | marzo 17, 2006, 8:37 PM…..Dopo tutto questo nnon resta che dire CIAO ZI’ ANDRE’.
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Pubblicato da utente anonimo | marzo 17, 2006, 11:49 PMPiglia u’ libro e va alla scola, impara a leggere e scrivere e tanto t’impari a fare l’amore…
grazie..anche se non ti ho mai conosciuto…un abbraccio!
FIGLIADELURE
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Pubblicato da festival | marzo 18, 2006, 6:09 am“ C’è una voce che rischia di perdersi, una voce che non parla solo di musica, ma anche di un sud antico e difficile, povero ed emarginato, ma non per questo privo di forza e di libertà, mai povero di spirito, di gusto picaresco della vita, di passione. Andrea Sacco è diventato noto da quando, nel corro degli anni sessanta, alcuni studiosi della musica popolare scoprirono il suo talento e la sua storia, lo tirarono fuori da un destino di marginalità e silenzio, e lo proposero all’attenzione di un pubblico vasto. Ma il nostro mondo ha continuato ad andare per il suo verso, quello della commercializzazione di tutto, del consumo facile ed immediato, della sostanziale disintegrazione di altre forme di vita, di altri modi di vivere e cantare. […]
[…[ In una società contadina il musicista non è il divo dei nostri giorni, una di quelle figura inseguite dai codazzi isterici dei fans, un uomo, almeno nella maggioranza dei casi, legato alla gigantesca macchina dello spettacolo e dell’intrattenimento. In una società contadina il musicista è un uomo posseduto da un demone, che lo spinge verso un’attività insieme richiesta ed emarginata, ammirata e sospettata. L’artista è tenuto a distanza, anche se prima o poi, di lui tutti hanno bisogno, perché la musica fa irruzione nelle nostre vite soprattutto per aiutarle a comunicare, a celebrare passaggi, i momenti in cui le parole da sole non bastano e bisogna far partire le corde e i tamburi. Per “portare la serenata” alla propria donna è necessaria la mediazione del musicista, ma proprio questo ne fa un uomo dotato di un potere di fascinazione che potrebbe usare ai propri fini, uno sciamano necessario in tutte le feste comandate, una figura indispensabile, ma inquietante. […]
[…] E quel mondo è duro e difficile, specialmente per chi come Andrea Sacco non crede in un’altra vita, e non ha trovato tracce di una potenza benefica nel momento del dolore e del pericolo. Per fuggire dalle paure e dai lupi mannari servono molto più i vecchi amuleti e la magia che non Cristo e la Madonna. Dietro la facciata della fede ufficiale, emerge una religiosità ancora più antica, quella contadina, con le sue potenze malefiche e con armi di difesa, uguali e simmetriche, sud e magia per combattere contro il rischio della fine del mondo. […]
FRANCO CASSANO
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Pubblicato da festival | marzo 18, 2006, 6:12 amIl canto di Andrea Sacco ha funzionato per anni all’interno di un gruppo sociale e culturale ristretto, nei confini di Carpino.
Il canto di Andrea Sacco nasce prima della televisione e prima ancora della radio, in un mondo povero e contadino, dove le arti visive sono povere, e tutta l’energia ludica e creativa della comunità si concentra nella voce di chi racconta e soprattutto di chi canta.
Il mistero della necessità e della forza del canto, che alcune persone riconoscono nella voce di Andrea Sacco, viene anche da lì, dall’essere stato un tempo l’energia di un intero paese che ruba al tempo totalizzante del lavoro qualche istante per il tempo della festa.
Per anni, credo, Andrea Sacco ha suonato e cantato in contesti di festa e non di spettacolo: nella festa non ci sono spettatori, cioè fruitori o consumatori di prodotti artistici. Nella comunità dei carpinesi che suonano e ballano a carnevale, o nelle serenate, ci sono sempre partecipanti, a diverso titolo e grado, che partecipano all’attività musicale su un piano gerarchico comune a quello del cantore: i repertori appartengono al “noi”, non al “lui”, e anzi spesso gli ascoltatori svolgono una vera e propria funzione di controllo sul cantore: conoscono i canti e i cantori, quindi ne riconoscono gli errori e premiano con le emozioni che nascono la qualità delle esecuzioni.
Nell’atto della musica e del racconto, la tradizione cristiana valorizza decisamente la parola, mentre la tradizione africana sembra dare preminenza agli aspetti ritmici e alla forma della voce. Carpino, meridione contadino che intreccia paganesimo e cristianità, sembra essere un territorio di confine tra questi due mondi. […]
ENRICO NOVIELLO
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Pubblicato da festival | marzo 18, 2006, 6:14 amUn abbraccio a voi tutti e a Zii’ndrea.
Vivrà sempre attraverso le sue poesie in musica e la sua dolcezza…
Guido Sodo e Cantodiscanto
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Pubblicato da festival | marzo 18, 2006, 6:28 amMuore Andrea Sacco, ultimo testimone della musica popolare garganica – Un volume ricorda la sua figura
di Angelo Del Vecchio
Carpino. Se n’è andato Andrea Sacco, 95 anni, leader e fondatore dei Cantori di Carpino, uno degli ultimi eredi di una tradizione canoro-musicale ormai alla soglia dell’estinzione. Sacco è deceduto l’altro giorno. Viveva nella propria abitazione a Carpino, accudito da una delle figlie. Lo scorso ottobre la sua casa è stata sede di un mini-corso di musiche e danze della tradizione garganica. Una trentina di persone, provenienti dalle diverse latitudini italiane, ma anche dalla Spagna, dalla Francia, dalla Grecia e dalla Germania, hanno letteralmente invaso la dimora del “maestro” Sacco, salito agli onori della cronaca musicale di mezzo mondo grazie alla tarantella e ai sonetti carpinesi e montanari. Ad organizzare l’incontro è stato l’etnomusicologo Salvatore Villani, collaboratore del Dams di Bologna e tra i fondatori del Carpino Folk Festival. Villani ha chiesto ai partecipanti allo stage di musiche, danze, canti e strumenti musicali del mediterraneo, svoltosi nella settimana a Rignano Garganico, il più piccolo comune della Montagna del Sole, di apprendere direttamente dai portatori della tradizione. Sacco, ancora reduce dai postumi di una brutta caduta e da una cecità quasi assoluta, ha voluto far conoscere i suoi segreti canoro-musicali, fatti di sogni, ma anche di rancori per serenate andate bene e per quelle andate male. Con la sua chitarra battente, costruita nel 1924 dal carpinese Francesco Paolo Cozzola (padre di Rocco, il più anziano liutaio ancora in vita sul Gargano), ha improvvisato una serie di strofe, cantate a fil di voce sulle sonorità delle cinque corde. Subito dopo è stata la volta della figlia Michelina, che vive con lui e lo assiste da diversi anni, che ha insegnato agli allievi di Villani, a ritmo di tarantella, i passi tipici delle danze carpinesi e garganiche. La scorsa estate era stato dato alle stampe anche un volume sulla sua figura di maestro e testimone diretto della tradizione. Quasi un secolo di vita, passato a suonare e a cantare, è stato raccolto e riproposto da un giovane scrittore originario di Manfredonia, Enrico Noviello, che da un paio di anni si stava occupando intensamente di Sacco. Il libro, come spiega lo stesso autore, oltre che presentare un ritratto del musicista, si sofferma particolarmente sul sistema di valori e sulle esperienze umane che hanno segnato la vita di Andrea. Per questo, in una piccola operazione di storia orale, fa emergere lo spaccato di un mondo orale e contadino che sta scomparendo e dal quale tutti noi in qualche misura proveniamo. Il volume, dal titolo “Andrea Sacco suona e balla – Storie di un suonatore e cantatore di Carpino”, edito dalla casa editrice salentina Aramirè, contiene anche due cd, con interviste e brani musicali. L’introduzione è affidata all’etnomusicologo Villani, ricercatore e fraterno amico di Sacco, mentre la prefazione è stata curata da Franco Cassano. Sacco era nato 95 anni fa a Carpino, dove era vissuto per tutta la vita, con l’eccezione della lunga parentesi della II guerra mondiale. Contadino, cantore e suonatore di talento assoluto, ha lasciato tracce molto influenti nella musica popolare, contandosi decine di versioni ispirate alla sua montanara più famosa, “Accomë j’eia fa’ p’amà ‘sta donnë ”, conosciuta impropriamente con il titolo “Tarantella del Gargano” (è un falso storico). E’ stato il leader di tre diversi gruppi musicali di cantatori di Carpino che si sono succeduti nei decenni, suonando in tutto il territorio italiano i repertori di sonetti e tarantelle del suo paese. Nella parte iniziale troviamo alcune riflessioni che introducono lo scenario musicale e culturale in cui prende vita l’esperienza umana e musicale del cantore carpine: “il canto di Sacco nasce prima della televisione e prima ancora della radio – spiega Noviello – in un mondo povero e contadino, dove le arti visive sono povere, e tutta l’energia ludica e creativa della comunità si concentra nella voce di chi racconta e soprattutto di chi canta”.
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Pubblicato da festival | marzo 18, 2006, 6:31 amI suonatori e cantatori di Carpino
I cantatori più validi sono coloro che, oltre a conoscere molti canti popolari, di questo vasto repertorio sanno rielaborare i versi tradizionali, variandoli e mischiandoli durante l’esecuzione. (Roberto de Simone)
di TERESA MARIA RAUZINO
Nel lontano 1954 Alan Lomax e Diego Carpitella, nel loro “tour” alla ricerca delle radici della musica popolare, scoprirono il “filone” più puro” e prezioso a Carpino, un piccolo paese dell’entroterra garganico quasi decimato dall’emigrazione.
Il ricco repertorio di sonetti fu portato alla ribalta nazionale da Roberto Leydi che nel 1967 preparò con Carpitella uno spettacolo per il Teatro Lirico di Milano dal titolo Sentite buona gente.
In quell’occasione, i suonatori ed i cantatori di Carpino, davanti a duemila spettatori abituati a tutt’altro genere musicale, offrirono una esecuzione viva, autentica, e particolarmente trascinante.
Autentici aedi del Gargano, essi riuscirono a “cucire” con maestria un canto all’altro, senza fratture stilistiche e formali, in un unicum ininterrotto ed armonioso, mai uguale, che si delineava di volta in volta, con naturalezza. Rivelarono una professionalità innata: senza alcuna platealità, senza alcuna concessione alle “regole” dello spettacolo.
Leydi, come i numerosi ricercatori che si recarono a Carpino, registrò nel 1966 il repertorio dei Cantori e pubblicò in un disco due brani tra cui Garoffl d’ammore, oggi nota a tutti come la Tarantella del Gargano. Un “pezzo” che divenne un vero successo, riproposto per ben 11 volte da artisti vari, tra cui Eugenio Bennato.
Da allora i Cantori sono divenuti una fonte inesauribile per gli interpreti di musica popolare, con un piccolo neo: nessuno dichiarava, fino a qualche anno fa, che il copyrait delle loro canzoni spettava non ad un’indistinta tradizione popolare, ma ai “cantatori e suonatori” di Carpino: Andrea Sacco, Antonio Piccininno ed Antonio Maccarone.
E’ merito delle puntuali ricerche di Salvatore Villani e degli appassionati cultori di musica popolare che hanno fondato ed animato l’associazione culturale “Carpino Folk festival” (ricordiamo il compianto Rocco Draicchio), se oggi la tradizione musicale del piccolo centro, che si stava spezzettando in mille rivoli indistinti, è stata collocata nel suo contesto originale: lo spazio umano, culturale e musicale del promontorio del Gargano.
Oggi i Cantori sono diventati un vero e proprio mito per i cultori di musica etnica.
Ed il Gargano, nonostante il progresso omologante introdotto dal turismo fin dagli anni sessanta, si sta rivelando un “luogo della memoria” ricco di echi suggestivi e di suoni tarantati, che si pensava fossero ormai spenti, dimenticati.
In questo senso un ampio materiale documentario è stato recentemente pubblicato da Remigio de Cristofaro Ischitella. I canti del popolo, da Nasuti I canti del ricordo, da Angela Campanile (del Centro Studi Giuseppe Martella) in Peschici nei ricordi. Merito indubbio del De Cristofaro è di essere stato uno dei primi “ricercatori” ad avere registrato già nel 1955 la musica popolare di molti centri garganici, i cui nastri sono oggi conservati presso l’Accademia nazionale di Santa Cecilia di Roma. Sarebbe interessante estendere oggi la ricerca in tutta l’area allora indagata per verificare in che modo, dopo cinquant’anni di trasformazioni socio-economiche e culturali questa tradizione persista, si sia modificata o “contaminata” nell’inevitabile evoluzione.
Con Leydi siamo comunque lieti che “quelle voci, quelle chitarre battenti, quel canto ricco di arcaica potenza panica” siano, grazie ai ricercatori che li hanno riportati alla luce, ancora vitali. Ci auguriamo che ritornino ad echeggiare nei vicoli dei borghi antichi non solo di Carpino, ma di tutti i piccoli e grandi paesi del Gargano.
I sonetti e la taranta
Il repertorio dei Cantori consiste, oltre che nei “sonetti”, componimenti lirico- monostrofici a carattere amoroso per serenate, in “sonetti” di sdegno e di “stramurte” con evidenti traslati erotico-allusivi. Caratteristica la “ripresa”: ha l’effetto di concatenare i diversi testi in ininterrotte sequenze, dando loro una certa uniformità. Il testo può essere integrato da gruppi sillabici o brevi frasi stereotipe, asemantiche, con funzione ritmica.
Nei “sonetti” il testo, solitamente attinto dal patrimonio poetico della comunità, è funzionale al messaggio erotico che si vuole trasmettere al destinatario. Particolari sonorità sono ritmate dal “cantatore”, la cui voce “di testa” con picchi acuti, accompagnata dalla mitica “chitarra battente”, oltre che dalla “francese”, dalle “castagnole” e dalla “tamorra”, emerge anche a distanza.
La persistenza della “battente” anche in periodi di guerra o autarchici, in cui non era possibile reperire dai liutai le corde necessarie, è testimoniata dagli anziani che ricordano come i contadini che amavano suonare questo strumento, quando le corde si rompevano, “strecciavano” i fili d’acciaio del freno delle biciclette e ne ricavavano delle nuove, che poi accordavano a seconda dello stile personale. Il piano superiore della chitarra veniva ornato, oltre che dalle inconfondibili “rose” in corrispondenza dei fori della cassa armonica, da disegni e foto di procaci bellezze “al bagno”.
Tra la fine dell’Ottocento ed i primi decenni del Novecento, le popolazioni del Gargano, in occasione del Carnevale, durante i pellegrinaggi, ma soprattutto durante i lavori campestri o nelle feste religiose o parentali, voltavano i sonetti in “tarantelle”. Questa usanza persiste oggi solo a Carpino, Ischitella e San Giovanni Rotondo, dove si balla sporadicamente durante le feste di matrimonio.
Un tempo il ballo aveva finalità iatro-musicali legate al “tarantismo”, come testimonia Michele Vocino, ne Lo Sperone del Gargano del 1914. Ogni morso del ragno, la venefica tarantola, “provocava una festa”. Con la “regia” di un capo-attarantato s’addobbava una camera in nero, o in verde o in rosso. Il morsicato ballava con due ragazze a suon di tamburello e della chitarra battente, tra due specchi. Agli invitati, di solito parenti e vicini di casa, si offrivano ciambelle e vino.
Il Vocino attribuisce la scomparsa di questa suggestiva festa alla scomparsa della “tarantola”: “Ormai l’arte del capo-attarantato è morta, perché le tarantole sono morte e non ne sono più nate”.
Oggi l’unica “taranta” del Gargano che allude al morso del velenoso scorpione è la seguente: “Lassàteli abballà chisti zitelle/, che tènene la taranta sotte li pede/Madonne come ce menene, /come nu sacche de patene” (Lasciateli ballare questi zitelli,/ che hanno la tarantola sotto i piedi. /Madonna come si lanciano, /come un sacco di patate!). Naturalmente, è cantata dai Cantori di Carpino.
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Pubblicato da festival | marzo 18, 2006, 6:32 amEro stato a trovarlo l’ultima volta a dicembre scorso, si stava consumando
lentamente, mi riconosceva appena col suo sguardo perso nel vuoto tra le
ombre che ormai gli restavano della vita reale e circostante. Quando la
candela giunge alla fine, tutti sanno che sta per spegnersi, ma quando
l’ultimo barlume cessa il buio è sempre oscuro e serve a poco essere
preparati. Nonostante tutto zi’ Andrea s’era messo a cantare, bisbigliando
appena parole quasi incomprensibili in quel bel mattino di sole.
Mi sembra strano pensare che non ci sia più, la sua lunga vita ci aveva
quasi abituati all’immortalità, ad un pensiero costante che zi’ Andrea era
come le case e gli ulivi di Carpino, immobile, sempre presente, sempre in
attesa.
Come ricercatore ho conosciuto migliaia di anziani, e ciascuno lasciava
tracce della propria vita, tracce effimere come i canti, i suoni e i balli,
tracce che la tecnologia ha permesso di strappare all’ingiuria del Tempo che
tutto consuma, tracce che non riescono però a sostituire la presenza
diretta, l’afflato umano singolare che ciascuno riesce a trasmettere.
Non posso fare a meno di ripercorrere i tanti ricordi che la figura di
Andrea mi richiamano.
L’8 giugno del 1980 è stato una delle mie più belle giornate di ricercatore.
Dopo aver registrato meravigliosi canti di carattere sociale a Minervino
Murge, di pomeriggio partivo da Canosa per andare nella mitica Carpino. Già
allora Carpino rappresentava per ogni etnomusicologo una specie di Mecca,
una terra i cui suoni facevano immaginare quel paese in una specie di
deserto orientale. Immancabile fu come primo incontro la ricerca di quel
postino cantatore, che altri etnomusicologi avevano già conosciuto. Andrea
Sacco si presentava da subito come un tipo fiero, spigoloso, diffidente. Non
voleva cantare perché era rimasto deluso dalla visita dell’anno prima di
Eugenio Bennato, che era sparito senza mandargli nemmeno una cartolina.
Raduna comunque la squadra di cantatori e a casa di Piccininno comincia ad
accordare la sua battente tapezzata di foto di belle ragazze prese dai
ritagli di giornali. Iniziano a cantare e la magia si ricrea. La sua voce
allora era robusta, acuta e imponente.
A fine agosto dello stesso anno scopro anche le sue grandi abilità di
ballerino: sulla piazza del mercato il suo stile emergeva preciso, netto e
orgoglioso com’era il suo carattere; più che competere con gli altri uomini
si imponeva per la bella postura alta, considerata a Carpino signorile e
raffinata.
Andrea era un grande rifinitore, le sue esecuzioni lasciavano trasparire
tutta la meticolosità tecnica acquisita dagli anziani ed egli stesso era
pienamente cosciente del ruolo e della responsabilità di un cantatore
interprete della sua gente. In quegli anni vi erano ancora tanti capaci di
belle interpretazioni “alla carpinese”, ma Andrea aveva in più la
consapevolezza, i suoi canti erano eseguiti con la convinzione di essere
“esemplari”.
Nel marzo del 1982 la moglie per gelosia non gli permise di venire in
Francia a suonare in una serie di concerti con altri suonatori del sud,
Andrea ci resto male e senza di lui nessun’altro del gruppo volle venire.
Riuscii invece ad averli a Firenze nello stesso anno in un concerto
organizzato alla FLOG solo per loro; era affollato di giovani e questo lo
esaltò molto.
La notorietà esterna lo gratificava molto ma non lo lasciava trasparire, la
sua indole sospettosa lo rendeva cauto. Di famiglia di cantatori (anche suo
fratello era bravo suonatore), Andrea si è portato nella sua tomba molti più
canti di quanti abbia permesso di registrarne. Egli stesso componeva
canzoni e fra i detentori di quell’arte del canto a Carpino era usanza
mantenere un certo riserbo, perché alcune canzoni si dovevano cantare solo
in determinate occasioni per dare sfoggio della propria abilità esecutiva o
compositiva.
Negli ultimi tempi si raccontava molto e godeva nell’autocelebrarsi, egli
era riuscito ad essere “qualcuno” a differenza di molti suoi paesani rimasti
nell’anonimato. Non ha mai voluto vincolarsi con contratti scritti a nessun
gruppo, era spirito indipendente, sanguigno e “capa tosta”. Ma ammetteva che
la sua chitarra è stata una compagna fedele e le era molto attaccato.
Cantare è stato il “gusto” della sua vita.
Ora che non c’è più, bisognerà avvertire la sua presenza raccogliendo tutto
ciò che vi è su di lui: registrazioni audio, immagini filmate, canti, balli
e interviste, affinché ne resti un ampio esempio della sua personalità e
del suo ruolo di “maestro” della tradizione.
Da tempo vado dicendo agli amici del Carpinoi Folk Festival dell’urgenza di
un Centro di Documentazione Etnomusicale a Carpino, spero che l’imponente
figura musicale di Andrea diai la spinta definitiva per un Archivio
promotore permanente di iniziative editoriali e culturali.
Ma per il momento ci resta questo pesante senso di mancanza. Dopo tanto
canto un triste silenzio.
Stattë bunë, zi’ Andrea – Pino Gala
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Pubblicato da festival | marzo 18, 2006, 7:36 amIl Centro Studi Martella di Peschici è vicino alla comunità di Carpino che ha perduto il suo più grande “cantatore”. Andrea Sacco, con la tua voce e la tua chiatarra battente, hai ridato ai garganici l’orgoglio di essere nati in una terra generosa, prodiga di frutti per chi li sa cogliere e valorizzare.
Da lassù, continua a guardarci e a darci la forza di non mollare, di restare qui, nella terra che tanto hai amato!
Ciao, zio Andrea.
Teresa Maria Rauzino
presidente del Centro Studi Martella
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Pubblicato da utente anonimo | marzo 18, 2006, 7:50 amUccio Bandello, Luigi Stifani, Matteo Salvatore, Vincenzo Vita, e ora Andrea Sacco. Il grande tesoro della cultura orale della Puglia se ne va, e per ognuno di loro, è come se bruciasse una grande biblioteca fatta di suoni, ritmi, canti, poesie, saperi antichi. Un grande patrimonio che si disperde definitivamente, fra i tentativi disperati di pochi che cercano di conservarne almeno dei minuscoli frammenti, perché chi viene dopo possa sapere.
Per chi ha avuto il privilegio di conoscere queste persone, rimarranno dei ricordi meravigliosi, un grande insegnamento morale, un modo di amare la musica assoluto e senza tempo.
Io in un agosto di qualche anno fa invitai Andrea Sacco ad un festival in Salento. Eravamo in un posto bellissimo, a Santa Marina di Stigliano, in mezzo a un mare di ultivi, davanti a una chesetta bianca di calce. Quella sera c’era tantissima gente, forse 10.000 persone, in gran parte venute lì inseguendo il consumo superficiale della pizzica. A un certo punto salì sul palco lui, un vecchietto di novant’anni, con la sua chitarra. Disse. “Buonasera. Io mi chiamo Andrea Sacco e tengo novant’anni. Con la mia musica ho girato il mondo, e mò vi canto una bella canzone”. E cominciò a suonare e a cantare. Subito nel grande spiazzo in mezzo agli ulivi – dove con il gruppo precedente tutti avevano ballato forsennatamente – scese un silenzio rispettoso e complice; la sua presenza, la sua semplicità, avevano questa forza. Fu un momento straordinario, indimenticabile.
Grazie per tutti questi bei regali, Zi Andrea. Oggi per te sono listate a lutto le bandiere di tutti coloro che amano la musica.
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Pubblicato da utente anonimo | marzo 18, 2006, 8:05 amVincenzo Santoro
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Pubblicato da utente anonimo | marzo 18, 2006, 8:06 amL’immagine di zì’ Andrea che mi ritorna è il piglio con cui cominciava a
guardare intorno a sé quando un altro cantore stava “sforando” rispetto alla
durata del canto degli altri, il periodo della sua mano destra, la splendida
battente “hard”, l’onda del pubblico sotto il palco, l’orologio della piazza
come se fosse fermo.
Condoglianze.
Angelo Pantaleo
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Pubblicato da festival | marzo 18, 2006, 10:07 amMorto Sacco – «Menestrello» del Gargano
Maurizio Sciarra fu ispirato anche da lui per il film che il regista dedicò alla vita dei mitici Cantori-Cantatori di Carpino, di cui Andrea Sacco era la memoria storica. Eugenio Bennato fu letteralmente rapito dall’incontro con lui e con i suoi complici-preservatori di cultura garganica. E prima era stato l’etnomusicologo Roberto Leydi a percorrere, attraverso la voce ruvida di nenie e tarantelle, i sentieri impervi disegnati da Sacco sulle linee del pentagramma, da abile a autodidatta strimpellatore di chitarra battente.
Secondo un destino che sembra accomunare i grandi, anche Andrea Sacco e i Cantori sono stati nella maturità, ma il successo non li ha mai allontanati dal loro Gargano. Nonostante l’età ragguardevole, Bennato prima e Teresa De Sio poi, sono riusciti a portarli in tournée anche internazionali, dove la semplicità con cui Sacco, Piccininno e Maccarone si proponevano, è rimasta la stessa di quando si esibiscono a casa loro. E questo è stato e rimane il loro tratto distintivo: esprimersi per quello che si è, fare le cose, anche le più sofisticate, con mezzi poveri.
Come spiegare altrimenti l’ultima scelta musicale compiuta dai Cantori, il nuovo Cd che raccoglie la produzione recente, inciso sul Gargano? Viene spontaneo pensare a un quasi coetaneo dei Cantori, che ci ha lasciato ad agosto, anche lui grande anima del folk: Matteo Salvatore. Con loro, Salvatore aveva condiviso l’esperienza del musical folk di Teresa De Sio e come loro continuava a cantare la semplicità della vita, affidando la pubblicità dei suoi dischi a cartoline fatte alla buona, con l’immancabile foto sorridente vergata dall’autografo. Matteo, Andrea, testimoni di una storia minore che viveva in loro e che adesso rischia di diventare più povera, di disgregarsi come quei pezzi di passato che non finiscono nei libri.
Forse, nell’epoca di internet, scrivere per ricordare diventerà una cosa desueta, ma se qualcuno conosce un altro modo per impedire che la memoria scompaia, lo suggerisca. Oppure faccia in modo che Matteo Salvatore e Andrea Sacco, anche lì dove sono ora, continuino a ricordare per noi le tradizioni che non abbiamo vissuto, ma che grazie a loro ameremo per sempre.
Anna Langone – gazzetta del mezzogiorno
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Pubblicato da festival | marzo 18, 2006, 10:53 amAddio alla voce arcaica del Gargano
«Chi suona e canta non muore mai», amava ripetere «Zi’ Andrea», il patriarca della musica popolare garganica Andrea Sacco, scomparso l’altra sera a Carpino all’età di 95 anni. Il «cantore» Sacco è riuscito ad incantare il pubblico e a influenzare tantissimi musicisti, semplicemente con l’unicità della voce accompagnata dalla dolcezza della sua chitarra battente. Noto per essere uno degli ultimi tre anziani «Cantori di Carpino» con Antonio Piccininno (90 anni) ed Antonio Maccarone (86 anni), Sacco aveva registrato con loro l’album Tarantella del Gargano, promosso da Eugenio Bennato. Una vera formazione aperta ai giovani, nel segno della continuità della tradizione carpinese si costituisce ufficialmente solo nel 1996 con i «Cantori di Carpino» per iniziativa del musicista Nicola Gentile. «La Montanara – spiega Gentile – è il manifesto di Zi’ Andrea. Qualche settimana fa abbiamo registrato a casa sua il brano Ditt’ è avvsate (Viestesana) che fa parte del nuovo disco, Tarantella alla carpinese, storie, stili alla carpinese. Michele Ortone, direttore del Carpino Folk Festival ha annunciato che l’undicesima edizione del festival sarà dedicata a lui: «Il grande maestro non c’è più e siamo tutti addolorati per il vuoto che ha lasciato». La vocalità e il modo di suonare la chitarra battente di Andrea Sacco sono stati al centro di studi etnomusicologici. I primi, nel 1966, ad interessarsi a Sacco sono stati Roberto Leydi e Diego Carpitella, una ricerca poi sfociata nella pubblicazione di un suo brano nel disco Folklore Musicale Italiano, vol. 3 e con lo spettacolo di musica popolare (Sentite buona gente) in scena al Teatro Piccolo di Milano. Ma la grandezza del cantore carpinese sembra attrarre anche i maestri moderni della musica popolare italiana. Anche se non citata tra le note di copertina, la sua montanara Accomë j’eia fà p’ama ‘sta donnë fu inserita con nuovi arrangiamenti come Tarantella del Gargano nell’album Lo Guarracino (1972) dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare. Ricorda Roberto De Simone: «L’ultima volta che ci siamo incontrati, Sacco mi parlava di voler rivitalizzare il folk. Ma, come sappiamo bene, è difficile utilizzare lo stesso linguaggio, la tonalità e lo stile di canto dell’antica tradizione. I maestri sono scomparsi senza aver potuto lasciarne l’essenza. Ci sono molti che propongono la musica popolare, ma manca la necessità di farlo. Si tratta di ripetitori non di creatori. Sacco, invece, era l’ultimo testimone della nobilissima tradizione del Gargano». L’attenzione verso l’artista di Carpino fu dimostrata, negli anni Settanta, anche dal gruppo Musicanova. «Un uomo di grande personalità – dice Eugenio Bennato – che all’essenza poetica affiancava un’autorità da leader manifestata non solo agli amici musicisti, ma anche sul palco davanti a un numeroso pubblico di giovani. Credo che Sacco, a pieno titolo, debba essere inserito nelle enciclopedie di musica come depositario di una cultura che accosterei ai grandi dello swing e del jazz americano. Sacco rappresentava l’equilibrio perfetto tra l’irruenza di una voce, che raggiungeva toni altissimi, e la freschezza non di un artista di clamore, ma quasi da sacerdote di quel rito collettivo che si chiama musica popolare. Andrea Sacco e Matteo Salvatore, anche lui scomparso da poco, sono i miei grandi maestri». L’ultima registrazione filmata di Andrea Sacco risale al 2001, nel documentario realizzato dal barese Maurizio Sciarra sui Cantori di Carpino, intitolato Chi ruba donne. Sciarra ricorda commosso la sua partecipazione: «Abbiamo iniziato le riprese con Sacco davanti alla tomba della moglie Carmela e lui ci indicò, più in basso, la lapide già predisposta per la sua ultima dimora. Aveva anche un grande senso di humor, che lo rendeva distaccato ironicamente dalla sua notorietà». Nicola Morisco – gazzetta del mezzogiorno
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Pubblicato da festival | marzo 18, 2006, 10:53 am